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I quattro tessuti che formano gli apparati

Appunti completi sui tessuti : muscolare, nervoso, epiteliale e connettivo basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Di Pietro dell’università degli Studi Gabriele D'Annunzio - Unich, facoltà di Medicina e Chirurgia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Istologia docente Prof. R. Di Pietro

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TESSUTO MUSCOLARE

Il tessuto muscolare è un tessuto di derivazione mesodermica, costituito da fibrocellule (cellule

allungate) altamente specializzate e in grado di contrarsi, trasformando energia chimica in energia

meccanica per il movimento e calore per il mantenimento di una temperatura corporea.

Le proprietà funzionali delle cellule muscolari sono:

• Contrattilità: questa proprietà risiede in alcune proteine “contrattili” del citoscheletro, cioè

l’actina e la miosina. L’interazione delle due proteine garantisce piccoli movimenti e

cambiamenti di forma che si verificano durante la vita della cellula. L’elevata quantità ed

organizzazione di queste proteine consentono il movimento di segmenti corporei o

dell’intero corpo. Le cellule muscolari sono capaci di contrarsi quando vengono stimolate da

un impulso elettrico.

• Eccitabilità: è la capacità di reagire a degli stimoli.

• Estensibilità ed Elasticità: è la capacità che ha la cellula muscolare di allungarsi quando

viene tirata, per poi ritornare elasticamente alla forma e alla lunghezza iniziali una volta

cessata la sollecitazione.

Il tessuto muscolare è parte integrante di organi chiamati muscoli, che costituiscono buona parte

della massa corporea. E’ costituito da:

➢ fibre muscolari (cellule allungate): cellule altamente specializzate in grado di contrarsi

(contrattilità)

Si conoscono tre tipologie di tessuto muscolare:

1. striato scheletrico: fibre striate, multinucleate, controllo volontario (neuroni motori SNC)

2. striato cardiaco: fibre striate, biforcate, mononucleate, controllo involontario (SNA)

3. liscio o viscerale: fibre non striate, fusiformi, mononucleate, controllo involontario (SNA) e

ormonale

SNC → Sistema Nervoso Centrale

SNA → Sistema Nervoso Autonomo

• Muscolo scheletrico → in tutti i muscoli che muovono o stabilizzano lo scheletro

• Muscolo cardiaco → nel cuore

• Muscolo liscio → nelle parete dei vasi sanguigni e degli organi respiratori

Tutte e tre le tipologie muscolari hanno in comune la capacità di allungarsi, di contrarsi, di essere

eccitate da uno stimolo e di ritornare alla loro forma e dimensioni preesistenti alla sollecitazione.

Tessuto muscolare striato scheletrico

E’ il tessuto prevalente all’interno dei muscoli scheletrici, organi così definiti perché prendono

attacco, con i loro tendini di origine o inserzione, sulle ossa dello scheletro, con cui formano

l’apparato locomotore.

• I muscolo volontari (controllati dal SNC) sono circa 600;

• rappresentano ben il 35-45% del peso corporeo;

• ogni singola unità motoria (cioè il singolo neurone motore e l’insieme delle fibre da esso

innervate) può comprendere da 5 a 2000 fibre muscolari.

Il muscolo scheletrico svolge le seguenti funzioni:

 movimenti volontari delle diverse parti dello scheletro;

 mantenimento della postura;

 contenimento e protezione degli organi interni (es. la parete addominale anteriore che

contiene e protegge le viscere);

 controllo degli orifizi;

 mantenimento della temperatura corporea.

Il tessuto muscolare striato scheletrico è costituito da fibre muscolari scheletriche:

• è una cellula di notevoli dimensioni di forma cilindrica, lunga parecchi cm e con un

diametro tra 10-100 μm

• è un sincizio polinucleato (massa citoplasmatica dotata di numerosi nuclei che deriva dalla

fusione, durante lo sviluppo, di cellule progenitrici mononucleate)

Ogni muscolo presenta degli involucri connettivali:

• l’epimisio avvolge l’intero muscolo (funzione di contenimento e protezione)

• il perimisio avvolge un fascio di fibre all’interno del muscolo

• l’endomisio avvolge le singolo fibre muscolari

Le fibre collagene dei diversi involucri connettivali si fondono le une nelle altre e all’estremità del

muscolo formano il tendine.

Sia il perimisio che l’endomisio sono costituiti da tessuto connettivo lasso e sono ricchi di fibre

nervose motorie e sensitive, vasi sanguigni che riforniscono continuamente il muscolo di ossigeno e

glucosio, necessari per la contrazione muscolare.

Ogni fibra è costituita da una membrana cellulare o sarcolemma, che delimita il citoplasma, detto

sarcoplasma, al cui interno sono presenti organuli citoplasmatici (reticolo sarcoplasmatico,

mitocondri) e miofibrille.

La fibra muscolare scheletrica è polinucleata (sincizio), in quanto si forma a seguito della fusione

di diverse cellule progenitrici, dette mioblasti, derivanti dal mesoderma embrionale. Un fascio

muscolare è l’insieme di tante fibre muscolari, che a loro volta sono costituite dall’associazione di

numerosissime miofibrille.

Ciascuna fibra muscolare presenta, luno l’asse longitudinale maggiore, un’alternanza di bande

trasversali chiare e scure. Tale bandeggiatura rappresenta centinaia di miofibrille.

Le miofibrille sono delle strutture cilindriche longitudinali e parallele che si estendono per tutta la

fibra ed organizzate in fasci di miofilamenti spessi e sottili.

Le miofibrille presentano una banda A (anisotropa), che appare scura al microscopio, che presenta

una porzione centrale più chiara, detta banda H, attraversata, a sua volta, da una linea M più scura.

Alternata alla banda A è presente una banda I (isotropa), che appare chiara al microscopio, che

viene divisa in due da una linea scura, detta linea Z.

Il segmento compreso tra due linee Z costituisce il sarcomero, che rappresenta l’unità funzionale e

strutturale della miofibrilla.

A livello molecolare le miofibrille contengono delle proteine contrattili: actina e miosina.

L’actina è il principale costituente del miofilamento sottile. Esso è paragonabile ad una collana di

perle in cui ogni perlina è un monomero di G-actina (actina globulare) che si unisce ad altri

monomeri per formare 2 filamenti di F-actina (actina filamentosa), avvolti ad elica l’uno su l’altro.

Nei solchi dell’elica di actina si trova una proteina con funzioni regolatorie, la tropomiosina, una

proteina filamentosa che nel muscolo a riposo copre i siti attivi presenti sui monomeri di actina,

impedendo così l’interazione actina – miosina. Ad ogni molecola di tropomiosina si lega un’altra

proteina con funzioni regolatorie, la troponina, costituita da 3 subunità globulari: la subunità I (lega

l’actina e inibisce l’attività dell’ATPasica acto-miosinica), la subunità C (lega il calcio e innesca la

contrazione muscolare) e la subunità T (si lega alla tropomiosina).

La miosina, invece, è il principale costituente del miofilamento spesso. Ogni molecola di miosina

ha una coda lineare formata da 2 catene polipeptidiche pesanti avvolte a doppia elica che si

prolungano all’interno di 2 teste globulari in grado di legare l’actina.

Altre proteine che mantengono la struttura sono:

• la titina e la nebulina, che costituiscono il 15% delle proteine totali del muscolo striato e

che cooperano nell’impedire l’eccessiva distensione del sarcomero.

La contrazione muscolare è dovuta allo scorrimento dei miofilamenti sottili sui miofilamenti

spessi verso il centro del sarcomero.

• Il comando motorio che porterà alla contrazione muscolare è un segnale elettrico (impulso

nervoso) che viene generato da un motoneurone del sistema nervoso centrale;

• l’impulso nervoso perviene a livello della placca motrice e si propaga all’interno della fibra

muscolare grazie al sistema tubulare membranoso;

• il potenziale d’azione e la conseguente depolarizzazione del sarcolemma determinano la

++

liberazione di ioni Ca dalle cisterne del reticolo sarcoplasmatico;

• Questi ioni, interagendo con il sistema di regolazione troponina – tropomiosina, provocano

la liberazione dei siti attivi sulle molecole di actina e la conseguente formazione di ponti

actomiosinici;

• Una volta esaurito lo stimolo che ha dato origine alla contrazione, il rilasciamento muscolare

avviene mediante un processo attivo ATP-dipendente, che ha lo scopo di riportare gli ioni

++

Ca all’interno del reticolo sarcoplasmatico (ripristinando l’effetto inibitorio del sistema

troponina – tropomiosina) e di favorire il distacco dei ponti acto – miosinici.

I muscoli del corpo hanno una costituzione in termini di fibre non casuale, ma dettata

dall’evoluzione filogenetica. Si distinguono tre tipologie di fibre muscolari scheletriche:

1. Fibre rosse (tipo I): di diametro non molto elevato, sono attivate da scariche lente; si

contraggono lentamente ma sono resistenti all’affaticamento (tibiale anteriore, soleo).

2. Fibre bianche (tipo II b): di diametro maggiore, sono attivate da scariche veloci; ad un’

elevata velocità di reazione si contraggono velocemente, ma sono soggette ad affaticamento

per la produzione di acido lattico (glicolisi anaerobica). Sono adatte a compiere scatti brevi e

attività intense ma di breve durata (es. tricipite brachiale, romboide).

3. Fibre intermedie (tipo II a): presentano dimensioni e caratteri intermedi tra le fibre

bianche e quelle rosse. Riescono ad adattarsi agli stimoli allenanti, acquisendo

caratteristiche simili a quelle delle fibre lente o veloci in base al tipo di allenamento cui sono

sottoposte.

Più fibre muscolari con simili caratteristiche morfo-funzionali sono innervate da un singolo

motoneurone. Il complesso costituito:

• motoneurone α

• fibra efferente

• fibre muscolari innervate

costituisce la più semplice unità funzionale del muscolo, chiamata unità motoria.

La struttura che mette in rapporto la fibra nervosa con la fibra muscolare scheletrica viene detta

giunzione o sinapsi neuromuscolare o placca motrice e rappresenta un particolare tipo di sinapsi

chimica tra cellule appartenenti a due tessuti diversi.

Il terminale sinaptico è rappresentato dal bottone sinaptico con cui termina l’assone del

motoneurone dopo aver perso il suo involucro mielinico. Il terminale postsinaptico è rappresentato

dal sarcolemma della fibra muscolare scheletrica, che appare leggermente infossato a formare la

cosiddetta fessura sinaptica primaria.

Dal bottone sinaptico escono delle vescicole sinaptiche che stimolano il muscolo.

Il meccanismo di contrazione e rilasciamento in breve:

• dalla placca motrice → stimolo nervoso → ioni calcio in ingresso;

• cambio di conformazione actina → legame con la miosina;

• scissione ATP → oscillazione della miosina → trascinamento actina;

• scomparsa degli emidischi I e della banda H;

• in presenza di nuovo ATP → distacco della miosina (rigor mortis).

Tessuto muscolare liscio

Le caratteristiche principali:

• cellule fusiformi (μm) che possono aumentare di volume (in gravidanza) per poi tornare alle

loro dimensioni originarie;

• le cellule presentano un solo nucleo e sono prive di striature trasversali (le proteine

contrattili non sono allineate come nella fibra muscolare scheletrica e striata);

• sono presenti “nexus” o giunzioni serrate;

• possono formare strati e tonache muscolari;

• è controllato dalla volontà.

Se analizziamo l’aspetto morfologico al microscopio elettronico a trasmissione del tessuto

muscolare liscio notiamo:

• corpi densi (actina e miosina non organizzate) citoplasmatici anche sotto la membrana

plasmatica;

• filamenti di actina e miosina non organizzati in sarcomero.

Funzionamento della miosina nella contrazione del muscolo liscio:

TESSUTO EPITELIALE

Caratteristiche generali del tessuto epiteliale:

è costituito da cellule piccole di forma poliedrica a stretto contatto tra loro;

• scarso materiale extracellulare;

• le cellule formano delle lamine o degli ammassi solidi (da cui derivano le ghiandole

• esocrine ed endocrine) con specifiche capacità: protezione, impedimento di perdita d’acqua,

escrezione, assorbimento e diffusione di sostanze;

può produrre secrezioni specializzate formando le ghiandole;

• ha sempre una superficie libera esposta verso l’ambiente esterno o verso una cavità o un

• condotto;

poggia su una membrana basale;

La scarsità di matrice extracellulare comporta la mancanza di una proprio vascolarizzazione,

infatti l’apporto di ossigeno e nutrienti avviene attraverso diffusione dai capillari del connettivo

adiacente mediante una membrana basale. Sono invece presenti le terminazioni nervose.

Il tessuto epiteliale è capace di rigenerarsi e rinnovarsi continuamente e per tanto viene definito

come un tessuto ad elevato turnover, capace di rinnovarsi per tutto il corso della vita.

Le principali funzioni dei tessuti epiteliali si possono così riassumere:

protezione dei tessuti sottostanti (epidermide);

• scambio e trasporto di sostanze (epitelio intestinale);

• produzione di secrezioni specializzate (ghiandole);

• captazione di stimoli (epiteli sensoriali).

Le cellule epiteliali presentano specializzazioni per svolgere diverse funzioni:

una superficie libera non attaccata a nessuna cellula ma a contatto con l’esterno o con la

• cavità di un organo;

una superficie laterale a contatto con altre cellule epiteliali;

• una superficie basale adesa o rivolta verso la membrana.

Le specializzazioni della superficie libera sono rappresentate da ciglia, microvilli e stereociglia:

Le ciglia sono sottili estroflessioni citoplasmatiche coperte da membrana e dotate di mobilità che

ricoprono tratti delle vie aeree. Aiutano all’espulsione delle particelle solide penetrate con l’aria

inspirata.

I microvilli sono estroflessioni digitiformi del citoplasma. Sono presenti sulla superficie di cellule

assorbenti (epitelio intestinale) o secernenti (tubuli renali).

Le stereociglia sono dei lunghi microvilli localizzati sulla superficie delle cellule dell’epididimo e

del dotto deferente.

A livello sia della superficie laterale che della superficie basale delle cellule epiteliale sono

presenti numerose giunzioni cellulari, che costituiscono dei sistemi di connessione intercellulare.

Sulla superficie laterale si trovano tre tipi di giunzioni, il complesso giunzionale:

1. giunzioni strette o occludenti → impediscono la diffusione di sostanze extracellulari;

2. giunzioni ancoranti (desmosomi) → favoriscono l’adesione meccanica alle cellule vicine;

3. giunzioni serrate o comunicanti → comunicazione tra cellule adiacenti.

A livello della superficie basale le uniche giunzioni presenti sono gli emidesmosomi, che

garantiscono l’adesione delle cellule epiteliali alla membrana basale.

La membrana basale è una struttura altamente specializzata secreta dalle cellule epiteliali e

connettivali e costituita da tre strati:

1. lamina lucida, a contatto con le cellule epiteliali attraverso proteine transmembrana;

2. lamina densa, formata da molecole della matrice extracellulare;

3. lamina reticolare, che si connette con la matrice del connettivo.

EPITELI DI RIVESTIMENTO

Il tessuto epiteliale comprende tre sottotipi funzionali:

1. gli epiteli di rivestimento, costituiti da lamine cellulari che rivestono la superficie esterna

dell’organismo e/o le cavità interne degli organi;

2. gli epiteli ghiandolari, costituiti da elemento secernenti;

3. gli epiteli sensoriali, specializzati nella captazione di vari stimoli.

Agli epiteli di rivestimento spettano le funzioni di protezione, scambio e trasporto di sostanze. La

classificazione degli epiteli di rivestimento viene fatta in base a due criteri:

a) il numero degli strati di cellule che compongono l’epitelio considerato:

Si parla di epiteli semplici o monostratificati quando sono composti da un unico strato, di

conseguenza sono molto sottili e delicati e sono coinvolti nel trasporto di materiali. Poggiano

unicamente sulla membrana basale.

Si parla di epiteli composti o pluristratificati quando sono composti da due o più strati, di

conseguenza sono più spessi e hanno il ruolo di protezione e resistenza alle abrasioni.

b) la morfologia cellulare:

Gli epiteli vengono detti pavimentosi o squamosi quando sono costituiti da molecole appiattite,

cubici o isoprismatici quando le cellule sono tutte simili tra loro, cilindrici o colonnari quando le

cellule presentano come parametro prevalente l’altezza.

La corretta descrizione di un epitelio di rivestimento prende la valutazione di entrambi i criteri:

Gli epiteli pavimentosi semplici sono formati da un singolo strato di cellule appiattite che

• hanno la funzione di scambio di sostanze (glomerulo renale).

Gli epiteli pavimentosi stratificati sono gli epiteli più robusti ed esposti a sollecitazioni

• meccaniche forti. Essi possono anche essere: cheratinizzati e non cheratinizzati:

L’epitelio pavimentoso stratificato cheratinizzato costituisce l’epidermide ed è

◦ caratterizzato dalla presenza di cellule prive di nucleo e di organelli.

L’epitelio pavimentoso stratificato non cheratinizzato è composto da più strati di

◦ cellule che presentano il nucleo, perché il processo di cheratinizzazione non è completo

(mucose).

Gli epiteli cubici e cilindrici semplici sono costituiti da un singolo strato di cellule cubiche

• o cilindriche, sono sottili e fragili e sono ottimi per l’assorbimento e per la secrezione.

L’epitelio cubico stratificato possiede solo un paio di strati cellulari e riveste i dotti di

• alcune ghiandole esocrine (ghiandole sudoripare).

L’epitelio cilindrico o colonnare stratificato è composto da più strati di cellule, di cui

• quelle più superficiali sono di forma cilindrica.

Nell’epitelio polimorfo il numero degli strati variano al variare del “grado di riempimento”

• dell’organo di appartenenza.

Nell’epitelio pseudostratificato si osservano più file di nuclei a diversa altezza, come se ci

• fossero cellule disposte su più strati, ma in realtà tutte le cellule sono a contatto con la

membrana basale e i nuclei sembrano sfalsati perché le cellule hanno altezze diverse.

EPITELI GHIANDOLARI

L’attività secernente del nostro organismo è affidata agli epiteli ghiandolari, che si organizzano in

organi secernenti, detti ghiandole.

La secrezione è un processo che comporta la sintesi, l’elaborazione, l’accumulo e l’esocitosi di un

prodotto (fluido acquoso) in grado di svolgere una funzione biologica.

Si tratta di un processo attivo che richiede consumo di energia sotto forma di ATP.

In base alle caratteristiche morfo-funzionali e alla destinazione del loro secreto, le ghiandole

vengono classificate in esocrine ed endocrine.

Le ghiandole esocrine agiscono localmente. Sono provviste di dotti escretori e le

• secrezioni sono riversato all’esterno dell’organismo o all’interno di un organo cavo

(lume).

Le ghiandole endocrine sono prive di dotti escretori e le secrezioni (ormoni) vengono

• riversate nel liquido interstiziale e quindi nel flusso sanguigno, da dove raggiungerà

l’organo bersaglio.

Ogni ghiandola prende origine da un epitelio di rivestimento. Una proliferazione cellulare dà

origine ad un agglomerato di cellule, detto zaffo epiteliale, che si approfonda nel connettivo

sottostante:

Nel caso delle ghiandole esocrine, lo zaffo non perde la connessione con l’epitelio di origine; tale

connessione si trasformerà nel dotto escretore, mentre le cellule che si sono spinte più in

profondità si differenzieranno negli elementi secernenti dell’adenomero (rivestito da epitelio

ghiandolare).

Nelle ghiandole endocrine, la connessione zaffo – epitelio viene persa, per cui l’agglomerato

cellulare, contenente la parte secernente, viene diffusamente vascolarizzato per convogliare il

secreto nel circolo sanguigno.

Le grosse ghiandole multicellulari sono ricoperte da una capsula connettivale da cui si dipartono

dei sepimenti che suddividono l’organo in tani lobi. Le unità secretorie e i dotti costituiscono il

parenchima ghiandolare. Il supporto meccanico e trofico, invece, è rappresentato dallo stroma.

Le ghiandole endocrine

Le cellule endocrine:

secernere messaggeri chimici

• possono essere raggruppate in un organo specializzato: ghiandola endocrina

• possono riunirsi in aggregati nel contesto di un altro organo: ghiandole interstiziali

• possono essere distribuite come cellule sparse negli epiteli degli organi cavi (intestino e vie

• respiratorie): sistema neuroendocrino diffuso

Il ghiandolare endocrino:

ha perso la connessione con la superficie d’origine e di conseguenza non ha dotti escretori

• il prodotto di secrezione viene rilasciato direttamente nel circolo sanguigno (ormone)

• sono ricche di capillari che raccolgono le secrezioni

La struttura istologica:

La struttura di base è cordonale (il cordone è facilmente drenabile da entrambi i lati)

ghiandole a cordoni e nidi: conservano l’ormone e lo rilasciano al momento dello stimolo

• (la maggioranza). (comprendono anche le ghiandole interstiziali)

ghiandole follicolari: il cordone si richiude su se stesso a fini di contenimento (tiroide e

• ovaio)

Le ghiandole endocrine sono:

ipofisi (neuroipofisi e adenoipofisi)

• surrene

• tiroide e paratiroide

• epifisi

• pancreas (isole di Langherans)

• ovaio (cellule follicolari)

• testicoli (cellule interstiziali del Leydig)

• funzioni simil-endocrine: rene (renina) e fegato

Il fegato : cellule epiteliali a stretto contatto (epatociti)

il fegato distrugge le sostanze tossiche

• unità funzionale del fegato → lobulo epatico

• sistema triadiportale → arteriola (porta il nutrimento) – venula (raccoglie le secrezioni) –

• dotto biliare

la bile, dopo essere immagazzinata nella cistifellea, va nel duodeno

Il rene :

unità funzionale del rene → nefrone

• il rene è diviso in corticale (esterno) e midollare (interno)

• nella parte midollare → piramide renale → calice minore e calice maggiore (pelvi)

• secrezione endocrine ed esocrine, produce la renina che controlla la pressione arteriosa

• il tubulo renale è contorto per assorbire l’acqua, rallentando così il passaggio del filtrato

Le diverse segnalazioni del ghiandolare endocrino:

segnalazione autocrina → messaggero chimico – recettori

• segnalazione paracrina → messaggio chimico

• segnalazione sinaptica → cellula nervosa – messaggero chimico – cellula bersaglio

• segnalazione endocrina → membrana basale – messaggero chimico – capillare

L’unica ghiandola che contiene il pre-ormone, che oltre a produrre lo conserva è la tiroide

(ghiandola a follicolo) Le ghiandole esocrine

Nelle ghiandole esocrine tutte le cellule sono al tempo stesso cellule secernenti e di rivestimento.

Adenomero → porzione secernente

• dotto escretore → il secreto raggiunge il lume

Il parenchima → adenomero + dotti escretori

Lo stroma → lo scheletro della ghiandola

La classificazione delle ghiandole esocrine:

numero di cellule → unicellulari e pluricellulari

• forma dell’adenomero → tubulari, acinose e alveolari

• tipo di dotti → semplici, ramificate e composte

• modalità di secrezione → merocrine, apocrine ed olocrine

• ghiandole a secrezione merocrina (secreti idrofili) → sierose, mucose e miste

Le cellule esocrine del pancreas → extramurali

TESSUTO MUSCOLARE CARDIACO

Il tessuto muscolare cardiaco è un tipo di muscolo striato involontario localizzato

esclusivamente nella parete del cuore, ove costituisce il miocardio.

Il miocardio è responsabile della contrazione ritmica del cuore ed è interposto tra endocardio ed

epicardio.

Il tessuto muscolare cardiaco è formato da cellule o fibre muscolari cardiache, chiamati

cardiociti, connessi tra di loro da giunzioni dette dischi intercalari a formare un sincizio di tipo

funzionale.

Attraverso la contrazione coordinata e sequenziale di atri e ventricoli (sistole), il cuore pompa il

sangue all’interno della piccola o grande circolazione.

I cardiociti sono cellule di forma allungata che, a differenza delle fibre muscolari scheletriche, sono

mononucleate e non formano sincizi di tipo morfologico. Tuttavia, più cardiociti sono uniti

attraverso dischi intercalari a formare un sincizio funzionale elettrico: il miocardio.

Vi sono tre tipi di dispositivi di giunzione:

i desmosomi, dando attacco ai filamenti intermedi del citoscheletro, forniscono un

• ancoraggio meccanico tra cardiociti; ++

le fasce aderenti garantiscono l’adesione tra cardiociti mediante glicoproteine Ca

• dipendenti;

le giunzioni gap connettono cardiociti adiacenti favorendo il passaggio rapido di piccole

• molecole e ioni che permettono l’accoppiamento elettrico.

Il sarcoplasma dei cardiociti presente una striatura trasversale dovuta alla presenza di miofibrille

e sarcomeri.

Esistono dei cardiociti specializzati nell’autoeccitabilità e nella conducibilità dell’impulso elettrico

che fanno parte del cosiddetto miocardio di conduzione e che hanno il compito di generare

autonomamente l’impulso elettrico e di propagarlo.

L’insieme delle strutture deputate alla generazione dell’impulso elettrico prende il nome di sistema

di conduzione del cuore ed è formato da:

nodo senoatriale : è localizzato nell’atrio destro in prossimità dell’orifizio di sbocca della

• vena cava superiore e rappresenta il pacemaker, in grado di generare in maniera ritmica dei

potenziali d’azione

nodo atrioventricolare : qui l’impulso subisce un leggero ritardo in modo da concedere ai

• ventricoli il tempo sufficiente per il riempimento completo delle cavità

fascio atrioventricolare di His : si divide in due tronchi, la branca destra e la branca

• sinistra, che decorrono sotto l’endocardio. La branca sinistra si estende rapidamente

formando dei fascicoli che si dispongono sulla superficie settale del ventricolo sinistro; la

branca destra si prolunga per un tratto maggiore e attraversa la porzione distale del

ventricolo destro con un fascio moderatore

fibre di Purkinje : entrambe le due branche del fascio comune si suddividono a formare

• questa rete subendocardica

Diversamente dai muscoli scheletrici, il miocardio è in grado di contrarsi autonomamente e

spontaneamente, senza l’intervento del sistema nervoso. L’intervento del sistema nervoso

periferico, il sistema nervoso autonomo, è limitato alla regolazione del ritmo cardiaco.

Gli impulsi nervosi condotti dal sistema simpatico, a partenza dal centro cardio-acceleratore posto

nella parte alta del midollo spinale (bulbo), tendono ad aumentare la frequenza cardiaca. Al

contrario, gli stimoli provenienti dal sistema parasimpatico, generati dal centro cardio-inibitore

posto nel bulbo, opera in senso contrario, quindi abbassa la frequenza cardiaca.

Il prevalere dell’uno sull’altro provoca l’accelerazione (tachicardia) del ritmo cardiaco e il suo

rallentamento (bradicardia). IL SISTEMA NERVOSO

Le principali caratteristiche sono → eccitabilità e conduttività

fornisce sensazioni sull’ambiente interno ed esterno

• integra le informazioni sensoriali

• coordina le attività volontarie ed involontarie

• è sede della cognizione, delle emozioni, della memoria, ecc …

I neuroni si relazionano tra loro e con i tessuti

L’impulso nervoso deve avere una certa soglia per potere essere trasmesso e diffondersi

Suddivisione anatomica:

Sistema nervoso centrale (SNC)

• encefalo (racchiuso nella cavità cranica)

◦ midollo spinale (racchiuso nel canale vertebrale)

Sistema nervoso periferica (SNP)

• nervi (tessuto nervoso al di fuori del SNC)

◦ gangli nervosi (fungono da ripetitori dell’impulso nervoso)

Sviluppo del sistema nervoso:

si sviluppa dall’ectoderma

• stadio di placca

◦ stadio di doccia

◦ stadio di tubo neurale

Il tessuto nervoso:

concentrato per il 98% nel SNC

• contiene due tipi di cellule → neuroni e neuroglia (grande supporto al neurone)

• è provvisto di vascolarizzazione


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DETTAGLI
Esame: Istologia
Corso di laurea: Corso di laurea in tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Monster90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Di Pietro Roberta.

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