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I maestri del Movimento Moderno: Mies Van der Rohe, Gropius, Le Corbusier

Con le trasformazioni sociali e politiche che avvengono a cavallo tra i due secoli si verifica la nascita di una nuova architettura; nascono riviste specializzate, congressi internazionali e mostre in grado di affascinare anche un grande pubblico. Così l'architettura si interroga su temi che coinvolgono sempre di più i cittadini, la classe politica e i sindacati. Tutto ciò si verifica anche grazie a determinate condizioni economico-sociali che fanno sì che gli architetti e gli ingegneri debbano affrontare una serie di problemi complessi della nuova società: salubrità delle città industriali, luoghi per la produzione industriale, edifici per le nuove istituzioni politiche, infrastrutture per i nuovi trasporti, servizi pubblici per la cura, per lo sport e lo spettacolo di massa fino alla necessità di abitazioni popolari a basso costo.

A concretizzare queste necessità appieno in architettura sono personaggi che si destreggiano tra Ecole de Beaux Art e scuole politecniche europee che studiano tra ambienti artistici legati alle avanguardie, grandi studi e sono sensibili alla nuova cultura e ai nuovi problemi sociali. Per parlare di questi protagonisti, anche se molto diversi tra di loro, la critica utilizzerà diverse parole come “Moderno” o “Modernità”, da cui deriva la definizione di “Movimento Moderno” (data da Nikolaus Pevsner) ma è anche diffuso parlare di “Razionalismo”, “Funzionalismo”, “Astrattismo”, “Macchinismo” o “Neue Sachlichkeit” (Nuova oggettività) o International Style.

Con Movimento Moderno si identifica una specifica convergenza tra innovazione scientifica e tecnologica, sviluppo produttivo, progresso sociale e nuova estetica che si concretizza nel primo '900 in vere e proprie opere e teorizzazioni che cambieranno radicalmente il pensare all'architettura fino ad oggi. Al centro della proposta della modernità, sintesi di tutte le innovazioni estetico-tecnologiche dell'Eclettismo, dell'Art Nouveau e delle avanguardie, si trovano temi come la casa di massa, la qualità della città, il rapporto architettura-macchina, le infrastrutture, i servizi, con proposte che in contesti molto diversi affermano caratteri di internazionalità dell'architettura.

Come tutti i movimenti, quello Moderno ha i suoi eroi – Le Corbusier, Van der Rohe e Gropius - che si accomunano per stessa appartenenza generazionale, simile formazione nella ricerca artistica delle avanguardie europee, visione progressista delle trasformazioni sociali, profonda conoscenza dei processi di aggiornamento produttivo e tecnologico e la loro capacità di usare i nascenti mass media per diffondere le proprie idee unite alla forza delle loro opere.

Ludwig Mies van der Rohe (1886-1969)

Mies Van der Rohe (1886-1969) nasce ad Aachen, città in cui a soli 13 anni inizia a lavorare dal padre con i materiali da costruzione. Successivamente approfondisce gli studi in una scuola di arti applicate e nel 1905 si trasferisce a Berlino per lavorare nello studio di Bruno Paul, fondatore del Deutsche Werkbund. Sempre a Berlino tre anni dopo entra a lavorare nello studio di Behrens come Gropius e Le Corbusier dove ha modo di conoscere l'opera neoclassica di Schinkel e si afferma grazie alla creazione della Corporate Image di un'industria di materiali elettrici (AEG).

Successivamente Mies si trasferisce in Olanda dove ha modo di lavorare al progetto per Casa Kröller e di conoscere le opere di Berlage, a cui si ispira nei suoi primi progetti facendo soprattutto riferimento alla borsa di Amsterdam strutturata come un palazzo medievale con copertura in ferro e vetro e strutture a vista in ferro. Dopo la guerra, durante la quale diventa ufficiale, Van der Rohe è impegnato nel rinnovamento della Germania della Repubblica di Weimar ed entra a far parte del Novembergruppe, gruppo estremista che propone l'idea dell'artista attivo politicamente.

Durante questo periodo Mies Van der Rohe propone due progetti per grattacieli in vetro con struttura metallica ispirato dalle idee della Catena di vetro di Bruno Taut e dalla Glaasarchitektur di Paul Scheerbart, entrambi legati all'espressionismo tedesco (Berlino 1921-22): il primo edificio è caratterizzato da forme spezzate derivanti dal lotto triangolare e il secondo da forme concave e convesse articolate intorno alle colonne circolari delle scale. Già in questi primi progetti è evidente la volontà di evidenziare la distinzione tra le parti portanti e quelle portate.

Nel 1922 progetta il palazzo per uffici in cemento armato in cui Mies verifica in modo più preciso gli aspetti strutturali proponendo forti sbalzi delle solette, rinforzate dal risvolto in facciata e, soprattutto, approfondisce il tema della razionale organizzazione dei luoghi di lavoro, idea da considerare alla base di un'architettura moderna così come afferma in un articolo del 1923 pubblicato dalla rivista da lui diretta G.

Per l'uso di diversi materiali nello stesso edificio interessante è il progetto per una villa in mattoni del 1923 come quello per una villa in cemento armato del '24: in entrambi i progetti c'è una forte ricerca di forme essenziali esplicitate da piante ridotte a poche rette tra loro perpendicolari simili ai quadri di Mondrian e ai progetti del De Stijl. Stesso richiamo lo si ritrova nel Monumento a Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg (Berlino, 1925, distrutta da Hitler) in cui la pesantezza dei mattoni diventa contrappunto alle geometrie, agli aggetti e alle rientranze tipiche della ricerca neoplastica.

La concretizzazione vera e propria delle sue idee all'avanguardia trovano vera e propria realizzazione quando viene eletto presidente del Deutsche Werkbund e ottiene l'incarico di direttore dell'Esposizione del Weissenhof Siedlungen di Stoccarda (1927). L'obiettivo dell'esposizione era la creazione di un vero e proprio quartiere residenziale intorno però all'estetica, all'urbanistica e alla tecnica moderna per la costruzione di case a basso costo. Mies disegna la disposizione dell'insediamento su una collina posta ai margini della città e a partire da due assi viari principali, uno a monte e uno a valle che seguono le curve di livello, si articolano i collegamenti secondari alle cellule abitative realizzate dai più importanti architetti europei (Gropius, Mart Stam, J.J.P. Hous, Le Corbusier, Scharoun, ecc) come prototipi da utilizzare per i nuovi quartieri di edilizia popolare.

Mies per il quartiere Weissenhof progetta un edificio abitativo in linea su tre livelli: un blocco parallelepipedo con copertura piana praticabile, affacciato verso sud, in cui la struttura portante in acciaio permette di rendere libere le piante di tutti gli alloggi, di diverse metrature e variamente organizzabili con pareti mobili, distribuiti due a due da quattro scale. Le facciate seguono semplici schemi formali ripetuti: grandi finestre in lunghezza e balconcini sul fronte sud, mentre sul lato nord tagli verticali dei corpi scala e affaccio delle zone di servizio. Con questo quartiere si afferma una delle teorie più importanti della modernità che è l'Existenz Minimum, cioè quantificare gli spazi in base all'essenziale per sopravvivere, che però venne criticato per un approccio freddo dell'architettura nei confronti della vita e nell'esagerata monotonia e spersonalizzazione.

Hitler cercò di demolire il quartiere in quanto non rappresentava lo stile tedesco originale ma non ci riuscì; il quartiere venne poi bombardato durante la II guerra mondiale e in parte restaurato negli anni '80 con la tecnica del cappotto, cioè una ristrutturazione che però prevede anche la risistemazione degli apparati tecnologici non funzionanti.

Dopo il successo dell'esposizione di Stoccarda, Mies viene chiamato a progettare il Padiglione della Germania per l'expo del 1929 a Barcellona. Egli costruisce un piccolo edificio a scopo rappresentativo pensato come manifesto delle proposte estetiche della modernità: su un basamento in travertino (17 x 53 m), dove sono scavate due ampie vasche d'acqua rettangolari (una delle due, posta in una corte racchiusa, è decorata dalla venere, o danzatrice secondo Frampton, di Goerge Kolbe), otto pilastrini in acciaio a struttura crociforme rivestiti in acciaio inox reggono una soletta in cemento armato. Alcuni setti non portanti in onice dorato, marmo verde e nero determinano le chiusure parziali dei fronti, alternate ad ampie vetrate a tutta altezza. All'interno una doppia parete in vetro smerigliato contiene i servizi e gli apparati di illuminazione. Nella pianta l'edificio risulta una composizione di rette e rettangoli che ripercorrono le proporzioni geometriche della ricerca neoplastica olandese, ma la scelta di ricchi materiali e gli arredi appositamente disegnati, come la sedia Barcellona, creano ambienti di signorile eleganza e essenzialità. Il padiglione venne ricostruito nel 1986 per le celebrazioni colombiane di Barcellona.

Villa Tugendhat (Brno, 1930): la casa è destinata a un ricco imprenditore che non definì il budget per la sua villa. La casa è posta su un pendio affacciato verso la città e si accede ad essa attraverso una strada che porta a un fronte basso che ospita la casa del custode, la zona notte e una pensilina da cui si scende nella zona giorno affacciata verso il giardino (disposizione anti-tradizionale). La struttura anche in questo caso è in metallo con pilastri cruciformi, come a Barcellona, parzialmente a vista e rivestiti in acciaio inox. Il grande ambiente al piano terra (25x25 m, cioè 375 m2) è suddiviso da un setto in onice in zona studio e zona giorno e un separé semicircolare in legno d'ebano delimita la zona pranzo. Tutto lo spazio del soggiorno è collegato al giardino a est tramite una serra d'inverno e verso sud tramite una grande vetrata a scomparsa nel pavimento (costi di manutenzione altissimi). Dopo aver rischiato l'abbandono sotto l'unione sovietica, negli anni '80 venne recuperato tutto, compresi gli arredi originali, così diventando anche esempio di restauro del moderno, problematico in questi casi in cui l'architetto tendeva a studiare più il valore estetico-tecnologico dell'edificio che quello d'uso → si sono dovuti fare interventi per mettere a posto ciò che non funzionava bene.

Durante gli anni '30 continua a progettare molto oltre all'attività di teorico e diventa dal 1930-33 direttore della Bauhaus di Berlino. Nonostante il tentativo di resistenza al regime di Hitler, Mies abbandona nel '38 la Germania per trasferirsi negli USA. In America diventa docente e progettista dell'Illinois Institute of Technology di Chicago in cui studia accuratamente un piano urbanistico per l'ampliamento dell'ateneo basato su una griglia che permetta di mantenere la maglia stradale preesistente e coordinare tutti gli interventi durante la progressiva realizzazione degli edifici. I volumi essenziali sono risolti con una struttura portante principale in acciaio, rivestita in cemento per resistere agli incendi; la gran parte dei tamponamenti è in mattoni per ragioni economiche ma evidenzia le soluzioni tecnologiche e la cura dei dettagli evidenziando alcune parti portanti e portate e accostando tra loro vari materiali.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gian.luca.mazza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino o del prof Montanari Guido.
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