LE CORBUSIER (1887-1965)
Nato con il nome di Charles Edouard Jeanneret, l’architetto franco-svizzero è considerato
l’emblema e l’uomo cardine del movimento moderno, viene definito eroe. Nella sua carriera
cercò di teorizzare i principi base dell’architettura moderna al fine di dargli maggiore visibilità.
Ideatore del famoso Modulor nel 1946; Le Corbusier va inquadrato nel suo periodo storico,
quello tra le due guerre mondiali. La sua formazione non è stata creata a livello accademico bensì
grazie ai suoi numerosi viaggi dove impara la tecnica del calcestruzzo e capisce le potenzialità
del cemento armato (soggiorno a Parigi 1908-1909), e successivamente, in un tirocinio tenuto in
Germania nel 1910 si inizia ad interessare al connubio fra produzione artistica ed industriale.
Dopo un periodo nella scuola d’arte della città natale, Chaoux de fons, nella quale studia le
tecniche per diventare incisore di orologi. Nel 1917 Parigi diventa il suo luogo di elezione dove
nel 1920 idea lo pseudonimo di Le Corbusier, usato nelle pubblicazioni con il pittore autore
dell’Esprit Nouveau. Dopo la frequentazione di rinomati architetti inizia la sua sperimentazione
nel campo del calcestruzzo; dopo una prima proposta di ossatura portante prefabbricata per il
cls armato, nel 1914, avvia le prime sperimentazioni nel periodo del primo dopoguerra. Oggi
sembra scontato, ma per l’epoca fu innovativo, la divisione tra ossatura portante e il getto vero e
proprio. Il c.a. è costruito con una struttura indipendente dalla conformazione dell’edificio, in
quanto i tramezzi possono essere posizionati ovunque; i pilastri invece vengono arretrati rispetto
al perimetro, questo crea una nuova tipologia di facciata, la facciata non più portante e quindi
definita “libera”. Il pittore cubista Amede Osanfant lo avvicina alle tendenze dell’arte cubista
che, come tutta l’arte moderna, ha un processo di sviluppo molto più veloce rispetto a quello
architettonico, Le Corbusier prende questa considerazione come spunto per poi cercare di
trasferirla all’architettura. Dopo la mostra dell’International style, Le Corbusier, abbandona le
forme puriste che hanno caratterizzato la sua produzione fino a quel momento, per approcciarsi
ad uno stile più “spontaneo”. La visione dell’arte greca antica lo porterà ad una concezione di
casa come “macchina per l’abitare”, in quanto, come un tempio antico, la casa deve
rappresentare un ingranaggio perfetto e ben strutturato in ogni minima parte. Il libro del 1923
“Verso l’architettura”, esprime l’idea che si era sviluppata in Le Corbusier che la produzione
industriale architettonica era in grado di valorizzare i valori di funzionalità e semplificazione a
discapito degli ornamenti e delle decorazioni superflue (tema appoggiato da Adolf Loos):
Volume: Utilizzo di figure semplici (coni, cubi, piramidi) che comportano difficoltà di utilizzo,
ma se ben utilizzate e esaltate dalla luce portano alla soddisfazione dello spirito.
Superfice: Deve assecondare il volume senza ornamenti e segni superflui che distraggono
dalla composizione pura del volume stesso.
Pianta: È una costruzione intellettuale che deve trasmettere un ordine.
Nella visione umana Le Corbusier si distacca da quella di Wright, che vede l’uomo come un essere
con la sua autonoma personalità, per approcciare una visione standardizzata dell’essere umano, da
qui l’ideologia di una produzione di case in serie. I 4 modi di comporre per Le Corbusier sono:
Paratassi additiva/Ipotassi (Volumi affiancati e reiterati) : Maison La Roche
Volumi puri (Unico volume ben definito) : Villa Stein
Sintassi per elementi (Contrapposizione di elementi piani orizzontali a elementi verticali
lineari Pilastri-Solai) : Villa Baiezau- Villa Cithroan (Weissenhof)
Sintassi per elementi e parti (Unione di elementi piani a elementi lineari senza una
particolare giacitura) : Villa Savoye
I cinque punti dell’Architettura (1930):
1) I Pilotis: sostituiscono struttura in muratura portante, aiutano a ridurre l’impatto -invasivo- che
quest’ultima ha sull’intera struttura, e al tempo stesso una serie di pilotis possono sollevare il piano
terra creando così una zona in continuità con la natura e migliorando la salubrità dell’abitazione
stessa (eliminazione del seminterrato, zona generalmente umida e buia);
2) La pianta libera: piante dei vari livelli indipendenti fra di loro, con l’eliminazione dei muri portanti
non vi è l’obbligo di continuità fra un piano ed un altro;
3) Tetto a terrazza (a giardino): solaio in cemento armato, il verde e la terra trattengono l’acqua
piovana e attraverso dei filtri riducono anche l’escursione termica, utile al raddoppio del verde;
4) Facciata libera
5) Finestre a nastro: utili per la luce (inondare l’interno di luce);
Tra il 1944 e il 45’ che Le Corbusier elabora la teoria dei 3 insediamenti umani: consiste
nell’ennesimo tentativo di stabilire i canoni di una città ideale, resa necessaria in gran parte dallo
stato della maggior parte delle città europee del dopoguerra. Le Corbusier immagina così una
rigida divisione per funzioni:
Una città agricola
Una città industriale ad andamento lineare
Una città degli scambi con forma radiocentrica
1)Maison Dom-ino, 1914.
Il nome del progetto è dato da domus-innovation ed è associato al gioco del domino di aggregare
queste cellule base in diverse combinazioni possibili per creare aggregazioni urbane. Progetto
elaborato per favorire la ricostruzione edilizia nel periodo successivo alla prima guerra mondiale,
si introduce un’idea di struttura a telaio con l’introduzione del cemento armato in modo da
ricostruire più velocemente le città. La struttura è data da 3 solai sostenuti da 6 esilissimi pilastri
arretrati rispetto le linee di facciata e discendenti in maniera netta in modo da lasciare libera
‘l’impaginazione’ della facciata.
2)Maison La Roche-Jennaret, Parigi 1923-1925.
Maison La Roche costituisce un progetto architettonico singolare; l’originalità è dovuta all’abilità di
riunire nella medesima struttura la galleria di quadri del collezionista Raoul Albert La Roche e i suoi
appartamenti. Questa esigenza ispira Le Corbusier che collegherà gli spazi in una sequenza tale da
permettere l’esplorazione graduale dell’edificio. La casa vera e propria si sviluppa sulla parte
destra, mentre a sinistra ci sono gli spazi per lo studio e l’esposizione. L’atrio a doppia altezza funge
da elemento di cerniera tra i due ambiti e su esso si affacciano le rampe delle due scale
contrapposte (una per blocco). Un ponte di collegamento al primo piano copre la soglia d’ingresso
e permette una doppia visuale (sull’esterno e sull’interno). Anche internamente le grandi superfici
bianche risultano bucate. Il padiglione ha altezza pari a quella del 1° e 2° livello assieme con le
grandi finestre a nastro lungo la parete curva in alto sotto di esse si sviluppa una rampa stretta ma
che conferisce dinamicità all’ambiente. È qui che inizia a sviluppare l’idea di ‘Promenade
d’Architecture’ (passeggiata architettonica), questa è data dal collegamento fra piano terra e primo
piano aiutata dall’ampio spazio centrale e dai dislivelli e dalle ampie vetrate, per poi proseguire nel
primo piano in cui segno di questa ‘proseguimento’ è dato dalla rampa che collega la galleria alla
biblioteca, che dà senso di continuità fra gli spazi.
3) Villa Stein-De Monzie 1926-1928
Si può considerare come l’evoluzione dello schema tipo della Maison Dom-ino, ed infatti si può
indicare come un volume puro a pianta rettangolare (20x13), al cui interno vi sono due spazi privati
distinti (due abitazioni) e uno spazio in condivisione. All’interno è presente una stratificazione dei
piani con vari dislivelli. Dall’esterno invece il fronte d’ingresso è più chiuso rispetto a quello
opposto, che è invece più aperto. La facciata sul lato urbano è regolata dalla proporzione della
sezione aurea nei suoi vari elementi, ad essa vengono poi giustapposti elementi come i due balconi
e la pensilina sull’ingresso. Questa vista in sezione ricalca il profilo di un’ala di un aereo. Il tema
dominante è il ritmo, dato dal rettangolo aureo e dalla ripetizione alternate di campate grandi e
piccole, quelle grandi il doppio di quelle piccole 5m e 2.5m.
Anche in questa abitazione il piano terra ospita servizi e il primo livello il soggiorno, sala di lettura
e terrazza. 4) Maison Citrhoan, inizio progetto 1920.
La Maison Citrohan è un'abitazione creata da Le Corbusier che intendeva produrre alloggi da
costruire in serie come l'automobile. Si tratta di uno dei temi fondamentali di interesse di Le
Corbusier nell'industrializzazione e nella creazione di nuove forme abitative, dalle quali ci si
aspettava una casa logica ed economica per tutti. La quinta versione del 1927 è la più raffinata di
tutta le serie. L'abitazione presenta un piano terra di ingresso, un primo piano nel quale si trovano
la cucina e la zona giorno e un secondo piano in cui vi sarà la doppia altezza del piano inferiore e
ci sarà uno studio ed una camera da letto. All’ultimo piano ci sarà un solarium. Il tetto è piano. La
Maison Citrohan presenta inoltre i cinque punti dell’architettura: i pilotis, il tetto-giardino, la pianta
libera, la finestra a nastro e la facciata libera.
5) Ville Savoye-Poissy (1928-1930).
La residenza si colloca su una collina panoramica non lontana da Parigi e l’unica relazione col
contesto è il sollevamento dal terreno, in modo che la natura possa agire inosservata al di sotto
della struttura. Casa a tutto tondo, senza una gerarchia, tutti i fronti sono uguali. Orizzontalmente
può essere diviso in tre parti: base quasi vuota fatta da pilotis, secondo strato caratterizzato da un
unico volume che racchiude lo spazio abitativo, all’ultimo piano è presente il tetto giardino che è
uno spazio per la cura dello spirito e osservare la natura, ma esso ha un carattere plastico, con
volumi curvilinei. Il volume del secondo strato è in contrapposizione con il tetto giardino e il pilastro,
quasi a sottolineare l’indipendenza di ogni strato che sembra separato. L’unica cosa che unisce gli
elementi sono la rampa vista come una passeggiata spaziale, questo avviene in modo continuo dal
terreno fino al tetto giardino. La rampa è collocata al centro con una propria maglia di pilastri. Nella
maglia dei pilastri del piano terra seguono un passo regolare con una campata di 4.75 metri. La
struttura della casa non è arretrata su tutti i lati, in modo di consentire la facciata libera con le
finestre a nastro. Su due lati troviamo i pilastri ‘disegnare’ dei tagli verticali sugli infissi, a differenza
delle altre due facciate che presentano delle finestre continue. La presenza delle travi è
completamente assente nelle facciate a sbalzo, in modo tale da rendere libero lo spigolo ed esaltare
la forma pura. Quindi per togliere la trave ha usato una trave estradossata, cioè sostiene la casa
dall’intradosso. Quindi le travi sono poste sopra il solaio, quindi si sposta sul prospetto. I nodi di
collegamento verticale sono la scala e la rampa. La scala viene vista come un nastro che si avvolge
su sé stesso, invece la rampa fa vedere la percezione dello spazio più lento rispetto alla scala. La
rampa è il luogo del vuoto della continuità dinamica dello spazio con un carattere esterno e con
una luminosità eccezionale che illumina tutto il percorso (fino ad arrivare al solaio di copertura). La
parte in planimetria a forma circolare serve per dare lo spazio di manovra alle macchine per
raggiungere la rimessa. Il distributivo superiore in alto a sinistra è articolata la zona giorno e in
basso a destra la parte della zona notte.
6) Villa Baizeau a Cartagine, 1928.
Le Corbusier è combattuto tra la forma astratta e la presenza costante di elementi curvilinee che si
collegano alla forma astratta. Questa villa rappresenta il terzo modo di comporre. C’è una forte
integrazione tra spazi esterni ed interni. Facciata con pareti bianche e una forma volumetrica
astratta. Il tetto viene sollevato. La struttura è mista. La presenza di terrazze. Superfici molto
materiche, quindi Le Corbusier ha lasciato l’astrazione ed è andato sui passi della forma materica
e plastica. 7) Villa Scwhob 1916 La Chaux de Fonds
Le Corbusier pone delle facciate con terrazzi e alla francese, ma in cemento armato: ottiene così lo
scheletro di cemento armato in poche settimane e lo riempie di deliziosi mattoncini a vista. Le
Corbusier giustappone poi un volume cubico tagliente, che conquista lo spazio con estensioni
curvilinee dalla forma absidale e semicilindrica. Fulcro distributivo della residenza è il salotto a
doppia altezza, che si apre verso l'esterno con una grande parete vetrata rivolta verso il giardino:
attorno a questo grande vuoto si dispongono infine le altre stanze, con la cucina confinata lungo la
parete verso la strada e i servizi compressi tra le scale e gli altri ambienti abitativi
8) Casa al Weissenhof 1926-27 Stoccarda
Il Weissenhof rappresenta la realizzazione avvenuta a Stoccarda nel 1927 del quartiere-modello
che tutt’oggi rappresenta l’idea del movimento moderno in architettura. Vennere realizzati 21
edifici, il direttore del progetto Van der Rohe scelse gli architetti e li indirizzò attraverso alcune
regole comuni: edifici a forma parallelepipeda con tetto piano e pitturati con un colore chiaro,
tant’è che furono realizzati tutti con pittura bianca tranne due, da qui il nome Weissenhof. I due
edifici realizzati da Le Corbusier sono i rappresentanti dei principi di modernità: una ha una
struttura in cemento armato, caratterizzata da grandi superfici vetrate sul prospetto principale che
all’interno illuminano uno spazio a doppia altezza con la zona notte che si apre sullo spazio del
soggiorno, la seconda ha una struttura in acciaio, come la prima è sollevata su pilotis ed è
caratterizzata da stretti corridoi che svolgono una funzione di percorrenza e connessione tra i vari
spazi, inoltre gli arredi (letti a scomparsa) consentono di lasciare liberi gli spazi, all’ultimo piano
lo studio e la libreria si aprono sul tetto giardino.
9) Maison Curutchet1954 La Plata
Pedro Curutchet, un chirurgo argentino noto per le sue tecniche mediche innovative, contattò Le
Corbusier, che non aveva mai incontrato personalmente, per chiedergli di disegnare una casa,
per lui e la sua famiglia, a La Plata, una città a pochi chilometri a sud di Buenos Aires. Con sua
grande sorpresa, Le Corbusier accettò l’incarico. Per lo sviluppo del progetto, Le Corbusier si
accordò per un compenso pari al 10% del costo di costruzione dell’edificio, escludendo la
direzione lavori. La relazione tra cliente e architetto non poteva essere diretta, sia per la distanza
tra Parigi e La Plata, sia perché Le Corbusier, non essendo un architetto laureato, non era
autorizzato a dirigere ufficialmente lavori in Argentina. Le Corbusier suggerì quindi a Curutchet
quattro architetti argentini come possibili supervisori della realizzazione, tra i quali alla fine il
cliente scelse Amancio Williams, un architetto trentacinquenne di Buenos Aires.
Il sito scelto era un piccolo lotto trapezoidale, largo 10 metri e profondo circa 20, affacciato su una
strada che tagliava trasversalmente uno dei blocchi rettangolari su cui è basata la maglia
urbanistica di La Plata. Il programma degli spazi comprendeva un piccolo studio medico, la
residenza privata della famiglia Curutchet, con tre camere da letto, l’alloggio per la domestica e il
garage. Osservando i disegni si nota come Le Corbusier risolva in modo magistrale il problema
delle ridotte dimensioni del lotto, creando due volumi indipendenti, che “levitano” sorretti da 16
pilotis in calcestruzzo. Il volume su strada accoglie lo studio medico di Curutchet mentre quello
sul retro è dedicato alla residenza che si sviluppa su due piani. Il piano terra ospita l’ingresso, il
garage e il piccolo appartamento della domestica. Il livello d’ingresso e lo studio medico sono
collegati da una lunga rampa che fiancheggia un piccolo cortile dominato da un albero solitario,
mentre la residenza è accessibile attraverso una scala indipendente. La terrazza coperta, collocata
sopra il volume dello studio, espande lo spazio residenziale verso l’esterno ed è protetta, anche
percettivamente, dalla strada da un profondo sistema frangisole.
Possiamo affermare che anche attraverso il progetto della casa Curutchet, Le Corbusier esprima
in modo esemplare i “cinque punti per una nuova architettura” che aveva stabilito quasi trent’anni
prima:
1) L’edificio viene “sollevato” su sottili colonne a sezione circolare che lasciano il piano terra
sostanzialmente libero e permeabile alla luce e all’aria;
2) La presenza di una terrazza/giardino
3) La struttura puntuale, invece che a muri portanti, permette di avere una pianta libera, ovvero
permette soluzioni spaziali differenti ai vari piani.
4) Finestre a nastro orizzontali riempiono di luce naturale lo spazio interno.
5) La facciata, priva di funzioni strutturali, è aperta e a composizione libera.
Va aggiunto che Le Corbusier ‘regolò’ le dimensioni della casa sulla base del Modulor, il suo
sistema di proporzioni antropometrico. Questo causò alcuni problemi burocratici, dato che la
scala dimensionale utilizzata non rispettava in pieno le normative di igiene locali, ma che
furono alla fine superati. 10)Villa Shodhan 1955 Ahmedabad
L’edificio è uno degli ultimi lavori dell’architetto e porta a sintesi le idee di un’intera carriera;
infatti, caratteristica del proget
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