Capitolo 7
I COMPOSTI DEL SODIO
CLORURO DI SODIO NaCl
Il "sale" cristallizza nel sistema cubico ed è trasparente alla
luce e alle radiazioni infrarosse; la densità è 2,16, fonde a 800°C.
La sua solubilità in acqua è pressoché costante con la temperatura:
37 g in 100 g H O. Il sale si trova in natura allo stato di soluzione
2
nell’acqua di mare e di alcune sorgenti ed allo stato solido quale
salgemma.
Il contenuto di cloruro salino dell'acqua del mare varia poco
nei grandi oceani, dove si mantiene attorno al 3%, mentre presenta
notevoli variazioni nei bacini minori. Il contenuto di sale è solo
dello 0,7% nel Mar Baltico, mentre raggiunge il 3,3% nel
Mediterraneo ed il 3,5% nel Mar Rosso. Nel mari interni senza affluenti importanti il contenuto in
sali può salire a valori assai elevati, cosi il Mar Morto accanto a grandi quantità di altri sali contiene
circa il 20% di cloruro sodico.
La preparazione del sale a partire dall'acqua di mare viene fatta nelle saline sfruttando l'energia
solare per l'evaporazione dell'acqua. Il sale che si ottiene per evaporazione contiene molte
impurezze e si presta soprattutto all'uso alimentare.
Per gli usi industriali è bene partire da salgemma che è molto più puro. In Italia abbiamo
miniere in Toscana a Saline diVolterra e Ponteginori, in Sicilia a Petralia. Oltre che nelle miniere il
salgemma può essere estratto da giacimenti sotterranei (300 m) mediante un sistema di trivelle e
pozzi simili a quelli usati per l'estrazione dello zolfo in America (Frash).
Quando il pozzo è aperto si innestano in esso due tubi coassiali lungo uno dei quali si fa
scendere al fondo del giacimento dell'acqua pura che scioglie il sale mentre la salamoia formata,
mediante aria in
pressione viene portata
in superficie attraverso
il secondo tubo. La
salamoia proveniente
dai pozzi è satura o
quasi, l'impurezza
principale è solfato di
calcio. Per la
preparazione di sale a
elevato grado di
purezza, il ferro,
calcio, magnesio e le
altre impurità vengono
eliminate mediante
aggiunta di soda
caustica e
decantazione della
salamoia in larghi
bacini.
133
SODA CAUSTICA
Verso la metà del XIX secolo iniziò la produzione degli alcali caustici che trovarono
impiego nell'industria saponiera. Il primo impianto di produzione della soda caustica fu quello di
Glasgow del 1844 e più tardi le produzioni si estesero anche in Germania.
La fine del 1800 vide l'introduzione dell'elettrochimica che trasformò la produzione degli
alcali. Lo sviluppo industriale dell'elettrolisi fu imposto dallo sviluppo dell'industria dei coloranti
sintetici che con la sintesi dell'indaco dalla naftalina richiedeva una grande quantità di acido
monocloroacetico. La sintesi del monocloroacetico esigeva a sua volta grandi quantità di cloro puro
che l'industria del tempo, nata per il problema di inquinamento creato dal processo Leblanc, non
sapeva soddisfare.
Il cloro prodotto dalla reazione tra acido cloridrico e perossido di manganese o dalla
reazione dell'acido con aria in presenza di catalizzatori non aveva né le caratteristiche di purezza
(Weldon) né quelle di economicità (Deacon).
I primi tentativi industriali della decomposizione dei cloruri alcalini mediante elettrolisi
fallirono e si dovette attendere il 1890 quando, a Francoforte, la Chemishe Fabrik-Griesheim
realizzò il primo impianto di 300 Kw.
Nel 1905 in Italia fu fondata la Società elettrica ed elettrochimica del Caffaro che
nell'impianto di Brescia iniziò a produrre per via elettrolitica soda caustica e cloro e, nel 1912,
anche la soda anidra. L'elettrolisi aveva iniziato il suo cammino di perfezionamento.
L’idrato sodico si presenta allo stato solido, bianco, fonde a 318°C. Va conservato con cura
generalmente l’idrato solido commerciale contiene il 95% di
data la sua elevatissima igroscopicità;
soda. L’idrossido di sodio è tra i composti chimici più prodotti al mondo, la
produzione annuale supera le 30 milioni di tonnellate, adoperate nell’industria
del rayon, dei prodotti chimici, della petrolchimica, della carta, saponi e tessili.
La diffusione dei detergenti sintetici ha provocato, nel settore, una forte
contrazione del consumo per la produzione di saponi. La maggior parte viene
preparato per elettrolisi di soluzioni acquose di cloruro di sodio, minori
quantità si ottengono dalla reazione, detta di “caustificazione” , tra carbonato
di sodio e idrossido di calcio.
Caustificazione
Questo fu il primo metodo con cui venne preparata la soda caustica e tuttora viene talvolta
usato, anche se fornisce quantità di NaOH incomparabilmente minori rispetto ai metodi
elettrochimici.
Si sfrutta la reazione tra l’idrossido di calcio (calce spenta) e il carbonato di sodio (soda
Solvay): CO (aq) + Ca(OH) (aq) = 2NaOH(aq) + CaCO (s)
Na
2 3 2 3
L’idrossido di sodio ottenuto è poco concentrato (8-10%) e impuro.
Questa reazione, che avviene a 85°C, è spostata verso i prodotti a causa della scarsa
solubilità del carbonato di calcio. La sua difficoltà, comunque, consiste nel fatto che oltre al
carbonato, anche l’idrossido di calcio è poco solubile.
La sua costante è data da:
[ ] [ ] [ ] [ ]
2 2 2
+ − − − K
OH
Na OH OH c
il rendimento della conversione è dato da:
= = = =
K [ ] [ ]
η
[ ]
2 = = −
c CO OH
+ = CO
Na CO 3 3
3 134
se ne deduce che la conversione è tanto maggiore
100 quanto più diluita è la soluzione che si ottiene. Poiché
η però una soluzione alimentazione diluita richiede una
98 maggiore quantità di calore per la concentrazione,
all'atto pratico si opera in modo da avere una soluzione
96 al 10% di NaOH. La concentrazione delle soluzioni di
Na CO è tenuta intorno al 20% in modo da avere un
2 3
94 grado di causticizzazione dell'85%. La fig.1 riporta il
rendimento in funzione della concentrazione di
92 Na CO .
2 3
90 Fig.1
88 Lo schema del processo è indicato nella figura
2. Nei causticizzatori si carica in modo continuo la
86 soluzione di Na CO al 20% e la calce viva in modo da
2 3
sfruttare anche il calore di idratazione e tenere la
84 temperatura a 85°C. La massa è tenuta in agitazione per
1 ora e dopo viene scaricata nei sedimentatori che in
82 genere sono a più piani e sono due o tre in serie (tipo
0 5 10 15 20 Dorr). La soluzione chiara che trabocca dal primo
alimentazione % Na CO
2 3 decantatore (al 10%) viene inviata agli evaporatori per
la concentrazione. Mentre i fanghi vengono inviati agli altri decantatori in modo da recuperare il
CaCO e riottenere la calce. La concentrazione della soluzione di soda caustica viene fatta in
3
evaporatori a multiplo effetto. Di solito la soda caustica si vende commercialmente come soluzione
al 50%. E’ però possibile
concentrarla ulteriormente
al 70% con un altro
evaporatore, lavorando
sotto vuoto. Un problema
connesso con la. produzione
di soda caustica è quello dei
materiali da usare. Le
superfici a contatto con i
liquidi caustici sono
rivestite di nichel, poiché il
ferro viene corroso dalla
soda concentrata che dà
luogo alla formazione di
ferrito sodico: Fig.2
FeO + 3H
2Fe + 6NaOH = 2Na
3 3 2
nelle soluzioni alcaline al 70% il ferro viene attaccato.
135
Metodi elettrochimici (industria cloro-soda)
Questi sono i metodi preferiti per la produzione di NaOH poiché sono anche gli unici metodi
), un composto che negli ultimi 50 anni è stato
economici che permettono la sintesi di cloro (Cl 2
sempre più utilizzato, nei campi più svariati, dall’industria chimica (p.e. nella sintesi di materie
plastiche, PVC). A temperatura ambiente il cloro è un gas giallo-verde, che pesa 2,5 volte più
dell’aria e che, a 1 atm, condensa a - 34 °C. A temperatura ambiente liquefa a 3,5 atm. È solubile in
acqua e nei solventi clorurati. La solubilità in acqua si riduce con la temperatura ed è praticamente
nulla a 100 °C. Il cloro è un gas molto reattivo che trova largo impiego nella potabilizzazione
dell'acqua, nella clorurazione di minerali e delle sostanze organiche. Viene trasportato liquido in
serbatoi di Fe. Si trova in commercio in bombole e, quando è secco e freddo, non attacca il ferro.
Generalità
Sciogliendo in acqua un composto ionico, una parte delle molecole si dissocia in ioni. Così, in una soluzione
acquosa di cloruro di sodio si stabilisce l’equilibrio: + -
+ Cl
NaCl Na
→
Anche l’acqua pura è parzialmente ionizzata: + -
2 H O = H O + OH
2 3
La frazione relativa della sostanza che si ionizza secondo gli equilibri sopraindicati dipende dalla natura del materiale e
dalla sua concentrazione nella soluzione: un elettrolita forte si dissocia in ioni in modo praticamente completo, in
soluzione diluita. Al contrario, un elettrolita debole, come ad es. l’acqua, resta prevalentemente in forma di molecole
indissociate.
Se si immerge un metallo in acqua, si manifesta una tendenza dei suoi ioni a passare in soluzione, lasciando gli
elettroni di valenza nel metallo, il quale assumerà una carica negativa. Questa tendenza è definita come la pressione di
del metallo. Tuttavia, se lo stesso metallo è immerso in una soluzione contenente i suoi ioni, si
dissoluzione elettrolitica
manifesta anche una tendenza di questi ioni a depositarsi sul metallo, conferendogli una carica positiva. Questa seconda
tendenza è definita come la della soluzione. Così, allorché si immerge un metallo in una soluzione,
pressione osmotica
si genera una forza elettromotrice la cui grandezza e la cui direzione dipendono dalla differenza tra la pressione di
dissoluzione del metallo e la pressione osmotica dei suoi ioni presenti in soluzione.
La differenza di potenziale che si stabilisce tra un metallo (elettrodo) e la soluzione contenente i suoi ioni è
nota come il Questo potenziale può essere determinato misurando la differenza di
potenziale dell’elettrodo singolo.
potenziale tra l’elettrodo ed un secondo elettrodo, immerso nella stessa soluzione, del quale sia noto il potenziale
elettrodico singolo. L’insieme dei due elettrodi e della soluzione prende il nome di e ciascuna delle
cella elettrolitica
due metà della cella si indica come semi-cella. Gli elettrodi standard normalmente usati per misurare il potenziale di un
secondo elettrodo sono l’elettrodo a calomelano (mercurio con cloruro mercuroso, in contatto con una soluzione di
cloruro di potassio) e l’elettrodo ad idrogeno (idrogeno gassoso in contatto con una soluzione 1N di ioni idrogeno). I
potenziali standard dei diversi materiali possono essere elencati in ordine crescente a formare la scala dei potenziali
elettrochimici degli elementi.
Il di una sostanza in soluzione è definito come la minima forza elettromotrice
potenziale di decomposizione
esterna che deve essere applicata ai due elettrodi di una cella per provocare un flusso di corrente continuo attraverso la
soluzione. Se gli elettrodi non sono polarizzati e se il solvente non oppone una resistenza significativa al passaggio della
corrente, il potenziale di decomposizione è solo leggermente più grande della somma dei potenziali elettrolitici dei due
elettrodi (catodo ed anodo). La grandezza del potenziale di decomposizione dipende dalla temperatura e dalla
concentrazione, oltre che dalla natura del solvente e del soluto.
Il potenziale di decomposizione di un elettrolita varia anche con la natura degli elettrodi che compongono la
cella. Per esempio, è richiesta una maggior quantità di energia per far sviluppare idrogeno su un elettrodo di grafite di
quella che serve per farlo sviluppare su un elettrodo di platino. Queste differenze sono dovute ai fenomeni di
polarizzazione sulla superficie degli elettrodi. La differenza tra il potenziale effettivamente richiesto per provocare il
flusso di corrente e quello di equilibrio definito sopra è nota come la del particolare elettrodo. La
sovratensione
sovratensione è di grande importanza pratica perché il costo legato al consumo di energia elettrica di un processo
elettrolitico aumenta in proporzione ad essa.
La sovratensione dipende da un gran numero di fattori. Ad esempio la sovratensione per la scarica di idrogeno
su diversi metalli: 1) diminuisce al crescere della temperatura; 2) diminuisce al crescere della pressione; 3) aumenta al
crescere della densità di corrente (per cui occorre bilanciare in modo ottimale la spesa energetica e la capacità
136
dell’impianto); 4) aumenta col tempo e raggiunge il valore massimo stazionario dopo tempi relativamente lunghi; 5)
può essere limitata sovrapponendo una corrente alternata alla corrente continua.
Benché siano stati misurati i potenziali elettrochimici standard e le sovratensioni di molti ioni, essi sono in
genere tabulati con riferimento a concentrazioni 1M degli ioni stessi. Nella pratica, però, il voltaggio richiesto per far
depositare una certa sostanza su un elettrodo dipende fortemente dalla concentrazione attuale degli ioni in soluzione. Il
potenziale effettivamente richiesto per far depositare una sostanza, in determinate condizioni di concentrazione, di
densità di corrente, di temperatura, ecc., è detto Se la concentrazione degli ioni è bassa, il
potenziale di deposizione.
potenziale di deposizione sarà sensibilmente maggiore del potenziale elettrolitico standard; viceversa, se la
concentrazione della soluzione è elevata, il potenziale di deposizione potrà essere anche minore del potenziale
elettrochimico standard. Se in una soluzione sono presenti diversi ioni, si depositerà quello che, nelle particolari
condizioni esistenti, ha il potenziale di deposizione minore, anche se il suo potenziale elettrochimico standard non è
quello più basso.
Fig. 3 - Tipi di celle elettrolitiche
Celle elettrolitiche.
Tradizionalmente, le maggiori
quantità di cloro e di soda caustica sono
state prodotte in celle a diaframma, seguite
dalle celle a mercurio e, più recentemente,
da quelle a membrana. (Fig. 3) Tuttavia,
per i vantaggi dal punto di vista della
protezione ambientale e dell’economia di
produzione (questi ultimi, legati in buona
parte ai minori costi di purificazione e
concentrazione della soluzione di soda
prodotta), le celle a membrana sono oggi
quelle più usate e rappresentano la grande
maggioranza delle celle di nuova
costruzione. Nella Fig. 4 sono riportate le
quote di produzione mondiale di cloro con
le tre tecnologie negli ultimi decenni. 137
Fig. 4
Evoluzione delle percentuali di Cloro prodotto con le diverse tecnologie Tuttavia, la ripartizione
è valida esclusivamente come
100 media a livello mondiale. Le
%
90 situazioni dei vari paesi
1980
80 possono differire anche molto
1990
70 sensibilmente. Ad esempio, nel
2000 1989, negli U.S.A. erano censiti
60 19 impianti a diaframma, 16 a
50 mercurio e 4
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