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CAPITOLO 1. IL TERRORE

Nella guerra tradizionale il terrore è confinato

nelle "battaglie" e i due contendenti si sforzano

di imporre terrore all'altro finché non si perviene

alla "decisione" (Clausewitz), in cui terrore prevale

uno dei due.

Ma le minacce e l'uso del terrore possono tra-

licare i confini della battaglia; per far sì che il

nemico intimidito cessi di combattere

=>

LA DIPLOMAZIA DELLA VIOLENZA [SCHELLING]: non colpi-

le forze dell'avversario ma le sue capacità

oscure ordinarie, sicurezze e benessere i suoi

cittadini. Il potere di procurare sofferenze è

tanto più efficace quanto tenuto in mente

([SCHELLING]) poiché ciò che colpisce è la MINACCIA.

Ben prima che dai terroristi il terrore è stato

teorizzato e praticato dagli stati contro soggetti

non statuali, come nelle guerre coloniali.

Con marcia verso il mare del gen. Sherman in

Georgia; usato anche fra stati, poi culminazione

nella 2a GM con sgancio dell'atomica su Giappone.

Con la fuoriuscita del terrore dal campo

CAPITOLO 1. IL TERRORE

Nella guerra tradizionale il terrore è confinato nelle "battaglie": i due contendenti si sparano e impone terrore all'altro finché non si perviene alla "decisione" (Clausewitz) in cui terrore prevale uno dei due. Ma le minacce e l'uso del terrore possono tra licare i confini delle battaglie per ferire che il nemico intimitido cessi di combattere =>

DIPLOMAZIA DELLAVIOLENZA (Schelling): non colp le forze dell'avversario ma le sue capacità sacincurare ordine, sicurezza e ben essere dei suoi cittadini. Il potere di procurare offensione è tanto più efficace quanto è temuto in menza (Schelling) poiché ciò che colpisce è le minacce

Ben prima che dai terroristi il terrore è stato teorizzato e praticato dagli stati contro soggeti nomi statusi: come nelle guerre coloniali Con marvie verso il mani del gen Sherman in Georgia atto anche fra stati, pio culminazione nelle 2 GH con squacio dell'atomico sul bisyo

Con le fuierungato del terrore del campo

battaglie anche soggetti non-statali. Iniziano ed

usa il. Prima gli anarchici-rivoluzionari, poi i

nazionalisti, ed infine un po' tutti.

LEGITTIMAZIONE DEL TERRORE

  1. EFFICIENZA: adeptenza allo scopo, strumento,

come tutti gli altri.

  1. VIRTÙ: mezzo di affermazione del Sommo

Bene da perseguire ad ogni costo.

  1. SUPREMA EMERGENZA [WALZER]: in casi estremi

si possono sospendere codici legali-morali della

guerra. Due criteri: imminenza del pericolo e

certezza della minaccia. Quando la vittoria di un

parte mette in pericolo la sopravvivenza

dell'altra o sarebbe disastro per l'umanità.

=> Concetto NON CHIARO, NAZI-LIKE REGIMES (?)

Chi decide?

«MORAL BOMBING» e POTERE AEREO

Subito dopo IGM: » Sviluppo teorie su imporanza

dell'aviasione. Principale interprete = gen. Guilo

Douhet. Con bombardamento si doveva si può spezzare

resistenza morale dei popoli e pone fine

alla guerra. => non implica aumento di statura

ma puro calcolo strumentale.

TERRORISMO COME TECNICA: caratteristiche

1) IMPERSONALITÀ/ASTRATTEZZA: scelta dell'oggetto delle sue ostilità politica → struttura triangolare

2) RISONANZA: ampio effetto con minimo dispendio economico dello sforzo, compreso sproporzione tra deboli e forti

3) INDISCRIMINATEZZA: non ha obiettivi precisi, perché nessuno è preso di mira, nessuno è al sicuro

4) DISPONIBILITÀ: non è limitato né a un particolare attore né a un determinato scopo.

  • a) provocare la guerra (Sarajevo 1914)
  • b) terminare le guerre (Palestina 1930)
  • c) limitare le guerre (Libano 1970)
  • d) prevenire le guerre (G.B. 1914)

"LA PAROLA TERRORE NELLA STORIA:

E' usato già nell'antichità nel campo religioso e psicologico. Per Hobbes è strumento coercitivo nelle mani del sovrano. Per Montesquieu è sinonimo di dispotismo. Nel 1793-94 con Robespierre assume connotazione positiva come mezzo di trasformazione sociale. In questo periodo nascono sue derive (terremoto, terrorismo etc.) Con contro-rivoluzione torna ad essere termine negativo, sinonimo di crisi, insurrezione di illegalità, lotta al potere costituito.

TERRORISMO

È un termine moderno che si afferma fra nel XVIII-XX secolo come eccezione alla "normale" pratica delle violenza scontro fra eserciti nel recinto della battaglia. → 2 ECCEZIONI / TRASGRESSIONI:

  1. violenza traslato combattenti per rivolgere alle popolazioni ed il territorio
  2. smistamento del monopolio statale sulla violenza a forse gruppi diversi

Secondo eccezione è importante: rapporto fra   e norma, e concettualità sul monopolio della violenza a forse degli stati. È qua che risieda il significato della parola terrorismo.

  • chiunque usa metodi terroristici è un terrorista (no distinzione con guerriglia),
  • dal momento in cui una parte è definita terrorista l'altro ha spazio di muoversi "più LEGITTIMAMENTE" per ricorso ai atti estremi da terrore (non vero)
  • stessi atti sono terroristici se compiuti da un soggetto statuale oppure no

La maucura di una definizione condiviso di terrorismo implica che il monopolio statuale sulla violenza bene perso         (non esiste occasione ma non ci accordo).

CAPITOLO 2: FRENI COMMENZATI

La guerra ed i modi in cui i combattuti sono espressione delle società interna ed internazionale della sua epoca → violenza senza limiti della "guerra civile europea" e espressione di una frattura ideologica e culturale.

CONDIZIONI CHE LIMITANO VIOLENZA 1. IL POTERE

Dobbiamo analizzare come evolve la guerra → prendiamo in considerazione [ARON] → rapporto di belle forze: sempre meno frequenti ma sempre più micidiali, sempre problematico, sempre complicato sviluppo rapido di comunicazioni, semplifica e pone attori pressoché identici omegenee ed interscienze rende la riconoscibilità della guerra tra Stati.

  • Riconoscibilità = limitazione
  • FRENO ORIGINARIO → SOGLIA DI ACCESSO ALLA VIOLENZA → avere, abile organizzazione. Sotto certo grado di parere non si può scendere.
  • La g. è limitata in questo non tutti i gruppi devono essere sufficenti da sé o ottenere buone possibilità di farlo.

Freni Clausewitziani

La guerra assoluta, ovvero il lato di forza mirato a sottomettere l’avversario alla nostra volontà, è un concetto astratto che raramente si realizza. Le guerre reali, e più che diplomatiche rafforzate, sovversione, ecc. Quindi, sono le «parti non conclutrici» che impliciscono le «scarica elettrica»? Clause chiama «accidia magis», e, limiti imposti da fattori meteorologici, tecnologia, geografia, etc.

  1. La guerra è limitata se e in quanto le capacità dei due contendenti sono limitate.

Il «cubico magico» impone limiti: possibilità e tempo non dati dalla tecnologia belliche. Ma Clause sa che guerra è subordinata alla politica ed ai suoi dibattiti.

  1. La guerra è limitata se e in quanto gli obiettivi dei contendenti sono limitati.

I freni politici richiedono due condizioni aggiunte. Visto che le masse, espressione del cieco istinto, siano isolate ed indifferenti alla guerra; che entrambe le parti abbiano obiettivi limitati e svolgono le giuste scale del proprio posto in base all’importanza. Dato che guerra non è scaturita tra difesa attiva e masse inette, dobbiamo considerarla come un lavoro reciproco.

4 - La guerra è limitata se e in quanto la capacità e le volontà di ciascuno dei contendenti sono controbilanciate o trattenute dalle capacità e dalla volontà dell'altro.

Finché non abbiamo vinto dobbiamo tenere di essere abbattuti. -> CAUTELA nelle azioni. Inoltre, lo scontro tra due volontà impedisce risoluzione in unico atto, quindi permette sospensione nella quale lo scopo politico rifiore o finisce le parti, lo dilema del conflitto molteplice e mezz.; per risoluzione l'equilibrio perduto. Infine lo sminuire delle forze offerte fa mantenerne un certo limite il quale potrebbe rivelare instruso. Non sempre vincitore può abbattere avversario. Più grosso si raggiunge il punto culminante della storia, oltre il quale c'è "furore nocivo".

Ma quali fattori permettono la limitazione, poi le fuoriuscite della violenza? [GILPIN]

FATTORI AMBIENTALI: contesto tecnologico, militare, economico.

Mutamenti tecnologici, sia militari che civili, possono evadere i limiti delle violenze. E.g. comunicazioni, trasporti, gittate, evasione, la px di colpire ovunque e sempre oblige le parti ad un guerra costante per infliggere + perdere perni all'altro. Infine,

L'osservamento delle soglie d'accesso

B) FATTORI INTERNI: "format militare", [FINER]

ovvero fattori alla base delle FA: demografia,

economia, mobilitazione politica etc. per Mucc

la guerra è politica => nelle fasi di politicizzazione

ne delle masse aumenta ostilità e tendenza

bellica nonché mobilitazione

C) FATTORI POLITICI INTERNAZIONALI: distribuzione

di potenza fra contendenti è determinante.

Sbilanciato tecnico-militare o economico può

eliminare reciprocità: le guerre diviene caccia

Perdita di cautela. Guerra senza [ ... ]

senza limiti.

CAPITOLO 3: FRENI GROZIANI

CONDIZIONI CHE LIMITANO VIOLENZA 2: LE ISTITUZIONI

Finché i nemici sono consapevoli delle loro tradizioni

cultura e valori comuni: la guerra assomiglia ad

un gioco con regole comuni, combattuto con lealtà

agonistico. Si definisce SOCIETÀ INTERNAZIONALE questi insieme di valori, regole

ed interessi comuni agli stati e agli altri soggetti

internazionali. È concetto più desuso da SI.

Il sistema c'è lino quando almeno 2 soggetti hanno

contatti stabili fra loro tali da influenzarsi a vicenda.

Non basta essere parti del sistema per esserlo anche

delle società (es. Perse nelle Grecia antica, Saddam oggi).

Le relazioni all'interno del sistema e delle società

influenzano la guerra, sia chi può avere una forma

giuridica solo con società se questi pratici delle

forme può essere responsabile di smarrimento società.

FORMA DELLA GUERRA:

  1. A) JUS AD BELLUM: diritto a fare la guerra.

    Solo gruppo limitato di soggetti lo possiede.

    DISCRIMINAZIONE: Necessità di atto comunicativo:

    giustificare la guerra. Chi non si riconosce

    dichiarazione non ne ha bisogno. Risultato della guerra non

    deve pregiudicare la pace successiva.

  2. B) JUS IN BELLO: regole e norme all'interno della

    guerra. Possono essere sia positive che negative e

    quest'ultime sono più consistenti. Dove, quando, contro

    chi, quali armi, fino a che punto è lecito/

    monitor lecito combattere. Più di tutti il principio di:

    IMMUNITÀ DEGLI INERMI.

  3. C) BELLUM: tempi, luoghi in cui c'è la guerra

    rispetto e dove non c'è. Definire la guerra

    fra stati delle violenze all'interno dei singoli

le parti devono concordare nella pratica o meno della guerra. Guerra come regime "di esecuzione come stato" => cerimoniale (dichiarazione di guerra, firme delle pace etc.) => procura certezza e riserve uno spazio per i terzi, neutrali.

Ma come si crea e come si mantiene una società internazionale?

Quando si istituiscono relazioni stabili: si creano abitudini, aspettative => ho intenzioni di proseguirle – nel futuro devo rispettare regole della guerra.

  1. Interesse delle parti e consenso società internazionale. Chi viola regole si espone di danno reputazione e alla reazione di tutti gli altri attori. Quest'azione deve avere la forza di punirlo.
  2. Equa distribuzione del potere: né troppo concentrato (comporterebbero impunito) né troppo poco (in altri – troppo alto e difficile sovranismo).
  3. Omogeneità istituzionale, sociale e culturale: le società decidono alle guerre contenitive e anche i soggetti omogenei fra loro per cultura, ideologie, etc. – IUSTUS HOSTIS; reciproco riconoscimento come pari e legittima esistenza.
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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Barbara Pisciotta.
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