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Gruppi e la psicologia collettiva

Introduzione ai fenomeni psicologici di grandi gruppi

La psicologia collettiva si occupa dei fenomeni psicologici relativi ai grandi gruppi.

Videolezione 1: Folla

La folla è un insieme numericamente importante di individui presenti, in un determinato momento, nello stesso luogo; la massa invece è la maggioranza della popolazione considerata come un insieme omogeneo, prescindibile dalle sue differenze interne (pur presenti). Il fattore cruciale non è tanto la co-presenza, ma la sensazione di condividere una stessa appartenenza, momentanea o duratura. Vi sono connessioni profonde tra massa e folla, modalità in cui le masse si sono espresse (la folla sembra essere la concretizzazione della presenza delle masse sulla scena della storia, Gemerek).

Lo studio dei comportamenti collettivi

Lo studio dei comportamenti collettivi nasce alla fine del XIX secolo con la pubblicazione dei volumi di Scipio Sighele (La folla delinquente, 1891) e di Gustave Le Bon (1895), tra i quali vi fu una questione di supposta pirateria culturale. L'interesse per la psicologia collettiva delle folle nasce dai fermenti socioculturali dell'epoca quali l'industrializzazione, l'inurbamento, le condizioni di miseria di gran parte della popolazione, il verificarsi di rivolte popolari; insieme lavorarono le ricerche della psichiatria su ipnosi, suggestione e dissociazione della personalità (Charcot e poi Freud).

Le teorie di Gustave Le Bon

Le Bon formula la legge dell'unità mentale delle folle, per cui un individuo nella folla subisce una radicale trasformazione, perde l'autocontrollo e lascia affiorare aspetti primitivi e irrazionali per cui compie atti che altrimenti non compirebbe. Nell'aggregato di una folla non vi è affatto somma o media degli elementi, ma una combinazione e creazione di elementi nuovi che non hanno nulla a che fare con le qualità preesistenti degli individui. Per Le Bon la folla ha un'anima collettiva che gli individui acquisiscono per il solo fatto di appartenervi; nella folla le persone diventano tutte uguali attraverso un contagio reciproco per cui vi è annullamento della personalità cosciente ed emergere dell'inconscio. Accanto al contagio agisce la suggestione che fa accettare acriticamente agli individui degli imperativi a loro indirizzati, come in uno stato di ipnosi. Le folle sono intellettualmente inferiori rispetto agli individui che le compongono, ma possono essere sentimentalmente migliori (ma anche peggiori); garantiscono l'impunità e comportano la perdita di inibizione e lo sviluppo di comportamenti distruttivi, inoltre la folla non è influenzabile da ragionamenti: l'apparenza ha sempre avuto un ruolo più importante della realtà.

La visione di Le Bon è conservatrice, antimodernista ed ha riscosso successo tenendo conto di una distorsione di tipo politico (pregiudizio verso le folle) e una di tipo interpretativo (atti delle folle visti dall'esterno, senza analizzarne le ragioni).

Le teorie di Gabriel Tarde e Sigmund Freud

Gabriel Tarde, magistrato, respinge la definizione di folla di Le Bon (che arrivava a definire tali anche le giurie popolari), è convinto che nella folla si conservano le differenze individuali, la comunione di idee e passioni lascia libero gioco alle differenze personali. Non esiste il contagio, ma solo l'imitazione, un'influenza che si realizza in uno scambio reciproco e continuo.

Sigmund Freud rispolvera negli anni '20 le idee di Le Bon utilizzandone la nozione di psicologia collettiva: sostiene che nella folla diminuiscono la razionalità e il senso di responsabilità e compaiono un sentimento di potenza e una omogeneizzazione di comportamenti. In disaccordo con Le Bon dice che nella situazione collettiva non vi sono pulsioni diverse da quelle preesistenti nell'individuo, inoltre l'aggregazione si fonda su legami affettivi tra gli individui e sul rapporto tra questi e il capo (come modello dell'Io).

Deindividuazione e Zimbardo

Zimbardo (1969) parla di anonimato, responsabilità diffusa e ampiezza del gruppo come costrutti teorici che producono deindividuazione, sfociante poi in comportamento regressivo, irrazionale, impulsivo; secondo Diener pone però un accento eccessivo sulle conseguenze negative dell'appartenenza di gruppo. Le circostanze che producono deindividuazione possono portare anche a comportamenti prosociali (esperimenti di Johnson e Downing secondo la metodica di Zimbardo di scosse elettriche in finti compiti di apprendimento con soggetti resi anonimi, ma connotati normativamente come aderenti al KKK o infermieri). Per Diener nella folla non c'è perdita di autoconsapevolezza, il comportamento è meno regolato internamente da valori e abitudini, è più contestualizzato (le persone sono meno attente alle norme personali e più ai segnali contestuali). Essere nella folla produce perdita di identità e di conseguenza perdita di autocontrollo, ma porta ad acquisire una nuova identità (sociale) in quanto membri di un gruppo.

Capitolo 1: I gruppi nella prospettiva della psicologia sociale

La psicologia sociale cerca di rinvenire nell'individuo studiato isolatamente le influenze delle sua appartenenze sociali e ricerca l'aspetto soggettivo di quanto accade nella realtà oggettiva (aggiunge un supplemento d'anima ai fenomeni sociali). L'approccio può essere individualistico, per cui l'agente si comporta in gruppo come farebbe in diade o da sola, con processi non sostanzialmente diversi; oppure collettivistico, per cui il comportamento è influenzato da processi sociali peculiari e da rappresentazioni cognitive che emergono solo in gruppo.

Per Tajfel vi è un pregiudizio epistemologico per cui l'individuo è un essere razionale, con capacità di indagine, comprensione, ricerca di adattamento, mentre nella vita collettiva si adotta un modello prerazionale guidato da istinti radicati nel patrimonio filogenetico (uomo – massa, anonimo, suggestionabile, privo di volontà). In realtà l'intero agire umano è predisposto geneticamente al rapporto con gli altri, il processo sociale è il prodotto unico e originale dell'interdipendenza funzionale di individui e gruppi.

Lo studio dei gruppi

Lo studio dei gruppi si basa sia su ricerche sperimentali, di limitata validità ecologica, su gruppi di laboratorio senza passato né futuro, che su studi di campo, centrati su gruppi reali, con propri ruoli, status, regole, valori, scopi, storia, rappresentazioni condivise. Sono importanti le inchieste (preliminari alla sperimentazione vera e propria), gli studi osservazionali, i quasi-esperimenti (sperimentazioni in contesti reali).

Definizioni di gruppo secondo McGrath

  • A. artificiali: classificazione in base a caratteristiche comuni (sesso, età, reddito), senza bisogno di relazione come nei gruppi statistici.
  • A. non organizzate (aggregati): insiemi di individui presenti nello stesso luogo nello stesso momento senza altri legami.
  • Unità sociali con modelli di relazione: insiemi di individui che condividono un set di valori, costumi, abitudini come le culture o le subculture.
  • Unità sociali strutturate: con un forte carattere di interdipendenza e di relazioni strutturate (società, famiglia, comunità).
  • Unità sociali intenzionalmente progettate: come organizzazioni o gruppi di lavoro (scopi comuni, ruoli differenziati).
  • Unità sociali meno intenzionalmente progettate: come associazioni volontarie o gruppi di amici.

Queste aggregazioni non sono mutuamente esclusive, ognuno partecipa a più di una di esse e differiscono su due ampie dimensioni: le relazioni tra i membri (grado e intenzionalità di sviluppo) e grandezza dell'aggregato per cui i gruppi sarebbero aggregazioni con reciproca consapevolezza e interazione di dimensioni relativamente piccole e organizzazione strutturata.

Tipologie di gruppi

  • Gruppi estesi: grandi collettività organizzate, quali ordini religiosi o professionali, movimenti politici.
  • Gruppi ristretti: numero limitato di membri che si conoscono e si influenzano reciprocamente (di solito, ma non sempre in maniera continuativa) come classi scolastiche, famiglie, gruppi amicali.
  • Gruppi faccia a faccia: gruppi ristretti in cui tutti sono in interazione diretta e frequente, con diversi livelli di strutturazione e ufficialità (lavoro).
  • Gruppi primari: insiemi di persone che interagiscono direttamente, legate da vincoli affettivi, con forte senso di appartenenza e lealtà al gruppo.
  • Gruppi secondari: insiemi di persone che hanno scopi da raggiungere e ruoli differenziati in funzione di questi, relazioni formali impersonali basate su fini pratici (organizzazioni sociali o lavorative).
  • Gruppi formali: si formano sotto un'egida istituzionale che ne detta degli obiettivi ben definiti nel quadro di attività specifiche (associazioni sportive, culturali, politiche).
  • Gruppi informali: aggregazioni spontanee naturali senza scopi specifici, ma con intense relazioni tra i membri (gruppo di pari adolescenziale).
  • Gruppi naturali: contrapposti a gruppi sperimentali, esistono indipendentemente dai propositi e dall'attività della ricerca.
  • Gruppi inventati: sono gruppi creati esclusivamente per essere usati come mezzi in situazioni sperimentali.
  • Quasi-gruppi: sono creati per scopi di ricerca, ma non possono comunicare all'interno quindi non interagiscono direttamente.
  • Gruppi di riferimento: quelli in cui l'individuo si identifica (anche se non vi appartiene davvero) o cui aspira di appartenere, sono fonti di atteggiamenti e portatori di valori; seguono l'evoluzione del sistema del sé individuale nelle sua componente identificativa.

Lewin (1948) il gruppo è una totalità dinamica le cui proprietà strutturali sono diverse dalle proprietà delle sue sottoparti. È una concezione gestaltica diversa da quella sommativa e da quella ispirata alla mente di gruppo e si adatta a piccoli e grandi gruppi. La totalità dinamica è caratterizzata dalla stretta interdipendenza delle sue parti, le sue proprietà sono i rapporti tra le parti e non le parti o gli elementi stessi. L'interdipendenza può essere di destino (elemento macroscopico di unificazione che trasforma in gruppo qualsiasi aggregato casuale di individui accomunati da circostanze ambientali, Es. sindrome di Stoccolma) oppure di compito (il legame è determinato dallo scopo in modo tale che le azioni individuali siano interdipendenti sia positivamente nella collaborazione che negativamente nella competizione).

Sherif (1967) ha una concezione architetturale di gruppo considerandolo come una struttura i cui membri sono legati da rapporti di status e ruolo da cui nascono norme e valori comuni. Condizione essenziale per la formazione di un gruppo è l'interazione nel corso del tempo di individui con motivazioni, interessi, problemi comuni. Le attività dei vari membri si differenziano e si specializzano restando coordinate generando ruoli con status e potere diverso, nonché da diverso livello di efficacia delle proprie iniziative. Proprietà minime di gruppo sono quindi: la struttura e la organizzazione dei ruoli differenziata per funzioni e potere, la regolazione del comportamento in base a norme e valori condivisi. Il gruppo di Sherif non è un sistema chiuso, anche se è piccolo ed ha anche struttura longitudinale nel tempo che lo differenzia da semplici unioni.

Tajfel (1981) dà una definizione sociopsicologica del gruppo basandosi su un processo di autocategorizzazione invece che su elementi estrinseci: ciò che costituisce un gruppo (o una nazione) è che l'individuo si senta parte di esso su tre livelli: cognitivo (conoscenza di appartenere a un gruppo), valutativo (connotazione positiva o negativa del gruppo), emozionale (affettività del rapporto di appartenenza legata a sentimenti ed emozioni). Il paradigma dei gruppi minimali mostra che è sufficiente imporre una categorizzazione sociale qualsiasi, anche ininfluente, per portare a comportamenti discriminatori e a differenziazioni valutative nei confronti del supposto outgroup. La definizione di autocategorizzazione non è solo soggettiva, ma deve essere resa sociale con l'osservabilità esterna del consenso a proposito dell'appartenenza di gruppo.

Entitatività (Campbell) è un concetto che si riferisce al grado con cui un aggregato sociale è percepito dagli osservatori come avente la natura di un'entità dotata di esistenza reale: i principi gestaltici di somiglianza, prossimità, destino comune e organizzazione fanno percepire un aggregato come un'entità.

Capitolo 2: Entrare nei gruppi

La vita sociale è caratterizzata dalla realtà del cambiamento con gli elementi di discontinuità e di imprevedibilità che porta con sé ogni situazione nuova; per sopravvivere la società deve mantenere coesione interna e continuità temporale dei gruppi a fronte del mutamento degli individui e dell'ambiente esterno. L'entrata in un gruppo è un'esperienza che costella l'intera esistenza umana, di solito avviene tramite dei riti di passaggio, meccanismi cerimoniali che guidano, controllano e regolamentano i cambiamenti di ogni tipo degli individui senza scosse violente per la società né bruschi arresti nella vita individuale.

Entrare in un gruppo può essere un'esperienza facile o meno, secondo il tipo di gruppo cui si accede, le caratteristiche dell'individuo e quelle del contesto sociale che determinano quanto questo passaggio sia obbligatorio o volontario, evitabile o no.

Mircea Eliade conferisce all'iniziazione valori di entrata nella comunità umana e in quella dei valori spirituali. Nelle società tradizionali vedeva una simbologia ricorrente di morte e di nuova vita tripartita in:

  • Riti puberali, passaggio dall'infanzia al mondo adulto con presa di responsabilità sociali e risultato di integrazione sociale. Spesso richiedeva prove psicologiche e fisiche tali da incutere paura o dolore fino a lasciare segni corporei come escissioni o scarificazioni e trasmetteva la triplice rivelazione della sessualità (da infantile naturale ad adulta ritualizzata e regolata dal contesto sociale), della morte e del sacro.
  • Riti d'ingresso a società segrete, ordini religiosi e militari, non obbligatori, ma liberamente scelti, non legati ad una particolare età e spesso presentati come vocazione.
  • Riti per una chiamata mistica particolare: lo sciamano e il medicine-man. Lo sciamano è una guida di anime in contatto con gli spiriti tramite stati di trance e di estasi che esercita i suoi poteri per il gruppo e sotto il suo controllo.

Le società moderne hanno dimenticato l'importanza collettiva dei riti di iniziazione, ne conservano la memoria le religioni con l'iniziazione polifasica del cristianesimo (battesimo, confermazione, eucaristia) e l'Islam con la circoncisione come rito misto sociale. Molti rituali riaffermano relazioni sociali tipiche del gruppo di provenienza, radicano l'individuo nel suo ambiente fisico e sociale dandogli identità personale e senso di appartenenza collettiva. Sono vere e proprie transizioni sociali come pubertà, matrimonio, riproduzione, entrata e uscita dal lavoro, lutto.

I rituali hanno una funzione simbolica: per l'individuo in termini di identità (cambiamento di identità sociale, nuova appartenenza), di lealtà e di apprendistato (l'individuo deve essere socializzato per quel gruppo e dimostrarvisi fedele); per il gruppo col rafforzamento dei confini seguente all'accettazione da parte del nuovo membro del sistema di valori condivisi. Nel rito collettivo è simbolicamente agito il costo delle entrate nei gruppi, per l'individuo e per il gruppo che deve essere garantito della lealtà del nuovo membro, potenziale elemento d'instabilità.

Persistono iniziazioni negative, con fenomeni d'esitamento e fuga anche nelle moderne società pluraliste. Si è cercato di indagarne meccanismi e finalità con l'esperimento di Aronson e Mills (1959) sull'effetto dell'iniziazione severa sulla preferenza per un gruppo. Ipotesi di partenza (fondata sulla teoria della dissonanza cognitiva di Festinger) era che persone iniziate negativamente a un gruppo poi esperito come poco attraente potevano ridurre la dissonanza con due meccanismi: autoconvincimento che l'iniziazione non è stata troppo spiacevole o percezione di maggior attrattiva verso il gruppo. Campione 63 universitarie invitate a un gruppo già formato di discussione sulla psicologia del sesso in sostituzione di una persona ritiratasi. Il gruppo richiede di parlare di sesso in piena libertà, ma non in contatto visivo, però viene richiesta un'iniziazione così differenziata: severa (lettura ad alta voce di parole oscene e descrizioni di attività sessuali), moderata (lettura di parole non oscene collegate al sesso), nulla (nessun argomento). Dopo il test d'imbarazzo viene messa in contatto fittizio la candidata con il gruppo che parla di sessualità animale in maniera banale e soporifera e le viene chiesto di valutare su scale bipolari sia la discussione che i partecipanti: le iniziate severe li valutavano in modo molto più favorevole. Iniziazioni severe hanno la funzione di suscitare nel neofita un impegno maggiore verso il gruppo, rendendolo disponibile ad accettare le pratiche di socializzazione e ad accettarne regole e dinamiche, e di scoraggiare i meno motivati.

Il caso più frequente e precoce di entrata in nuovi gruppi è quella del passaggio ad ordini di scolarità diversi: il bambino deve cambiare gruppo, regole, relazioni sociali, viene a trovarsi privo dei benefici della situazione precedente e anzi costretto a ricominciare in inferiorità. La primissima esperienza di socializzazione secondaria che avviene nella scuola materna prevede un periodo di osservazione a distanza dei bambini tra di loro, di durata variabile individualmente, uno di gioco in parallelo, senza interazione, ed uno finale di gioco interattivo e di instaurazione di rapporti interpersonali. Il gruppo richiede un'immersione cauta del nuovo venuto, un periodo probatorio in cui vi...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Gruppi e influenze sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Palmonari Augusto.
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