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Grammatica essenziale - Latino

Appunti di latino di base sulla grammatica essenziale di latino basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Accame dell’università degli Studi Ca' Foscari Venezia - Unive, facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea magistrale in filologia e letteratura italiana. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Latino di base docente Prof. M. Accame

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Es. quaestio = questio; Vettius = Vettius; mixtio =

mixtio; totius = totius; Critias = Critias.

P+h, t+h, c+h. Es. f, t, c velare

phi() philosophia = p-hilosop- Es. philosophia = filosófia.

theta() hia

chi() qu cuu

quu Es. equus = equs Es. equus = écuus

A. 3. L’ ALFABETO LATINO E QUELLO GRECO

L’alfabeto latino deriva da quello greco della città campana di Cuma attraverso la mediazione

etrusca; esso subì molte trasformazioni per adattarsi alle esigenze della lingua latina: per esempio

(phi), (theta), (chi),

furono soppressi i segni per suoni inesistenti in latino. Quando, però, per

l’incremento dei contatti con il mondo greco e, conseguentemente, per l’acquisizione di nuovi

termini che contenevano questi suoni, fu necessario rappresentarne il suono, si ricorse ad un

(due lettere che valgono come un unico fonema), formato da p / t / c seguite dalla h, che

digramma

fino ad allora era usata solo in inizio di parola e ancora fino all’età arcaica era pronunciata con



aspirazione: così il suono della labiale aspirata greca fu rappresentato nella grafia latina con la

e 

sequenza ph; la dentale aspirata la velare aspirata furono trascritte rispettivamente th e ch.

Analogamente furono eliminate all’inizio la ipsilon e la zeta; quando fu necessario reintrodurre

anche queste lettere, esse furono collocate alla fine della serie alfabetica.

La terza lettera dell’alfabeto greco, la gamma (Γ = g velare) diede origine alla C ed era pronunciata

per influsso dell’etrusco come velare sia sorda (k) sia sonora (g), mentre nella grafia si manteneva

l’unico segno c. Nella seconda metà del III sec. a.C. per distinguere la pronuncia sonora fu

introdotto nella scrittura (non epigrafica) il segno G, chiaramente derivato dalla C con l’aggiunta di

un apice.

A. 4 C

ENNI ALLE ORIGINI STORICHE DEL LATINO

Il latino è una lingua del ceppo di cui fanno parte diversi gruppi linguistici e lingue

indoeuropeo,

singole, localizzabili dall’Europa all’Asia centrale: celtico, germanico, baltico, italico, slavo, greco,

1 , tocario (nel Turkestan cinese). Secondo

illirico, albanese, armeno, ittita, persiano, sanscrito

l’ipotesi attualmente più accreditata, intorno al III millennio a.C. diversi popoli convissero per un

certo tempo in territori limitrofi nelle pianure asiatiche fino agli Urali condividendo in parte modi di

vita ed elementi linguistici. Quando questi popoli migrarono a poco a poco e in ondate distinte (dal

II millennio a.C. al I d.C.) in altri territori, mantennero nella loro lingua alcuni elementi lessicali e

strutture morfosintattiche comuni: sulla base di queste analogie, dalla fine del ‘700 in poi è stata

formulata l’ipotesi di una parentela linguistica. Diamo qui un esempio di natura lessicale:

Significato Indoeuropeo Greco Sanscrito Latino Inglese Tedesco

2

*patér patēr pitar pater father Vater

padre *treyes treis trayah tres three drei

tre *medhyos mesos madhyah medius middle Mitte

medio

In Italia, oltre al latino, erano parlate anche altre lingue indoeuropee, come l’osco-umbro. La lingua

di Roma interagì con esse, con il greco delle colonie e con l’etrusco, che non era una lingua

indoeuropea.

1 È l’antica lingua indiana in cui sono scritti i testi sacri della religione indù (Veda, Upanisad).

2 Le forme con l’asterisco sono quelle indoeuropee ricostruite teoricamente sulla base delle leggi fonetiche: non si tratta

quindi di parole effettivamente pronunciate.

B. L’ ACCENTO

B. 1. S

ILLABE BREVI E SILLABE LUNGHE

In latino, come in altre lingue indoeuropee, esistono vocali percepite come brevi (ˇ) e lunghe (¯). La

distinzione brevi-lunghe era fondamentale in latino, dove l’opposizione tra le due quantità

modificava il significato di una parola: es. venit “viene” – venit “venne”; sedes “tu siedi” – sedes “la

sedia, la sede”. I parlanti non avevano naturalmente coscienza della durata precisa delle sillabe, ma

percepivano solamente l’opposizione tra le due quantità.

In latino, per accentare correttamente, è necessario conoscere la che è

quantità della sillaba,

costituita dalla quantità della vocale e della o delle consonanti che la seguono.

Questo fatto è significativo perché costituisce una notevole differenza con la lingua greca, dove,

invece, ai fini dell’accento conta la quantità della vocale e non della sillaba.

Si parla inoltre di

 una sillaba che termina in vocale, come a, ma, stra e ia (nel dittongo ia,

sillabe aperte:

detto “ascendente”, i funge da semiconsonante e a da vera e propria vocale)

 una sillaba che termina in consonate, come al, mal, stral e ai (nel dittongo

sillabe chiuse:

ai, detto “discendente”, a funge da vera e propria vocale e i, semivocale, “chiude” la

sillaba)

In generale vale in latino la seguente regola:

- è breve la sillaba aperta con vocale breve

- sono lunghe tutte le altre sillabe

- aperta con vocale lunga o dittongo

- chiusa con vocale breve

- chiusa con vocale lunga o dittongo.

Siccome per accentare correttamente una parola latina è necessario conoscere la quantità della

penultima sillaba, è bene imparare le regole per dividere correttamente in sillabe un termine latino.

In generale si ricordi che tali regole sono analoghe a quelle dell’italiano; qui di seguito le ribadiamo

mettendo in rilievo quelle che divergono dalla prassi corrente nella nostra lingua:

1) il numero delle sillabe è uguale a quello delle sue vocali o dittonghi. Il latino non ha dittonghi

discendenti, ma solo ascendenti; quelli che in italiano sono dittonghi discendenti in latino sono iati.

a-mi-ca; poe-na; vic-to-ri-a (e non vic-to-ria, con dittongo ascendente)

2) quando una consonante si trova fra due vocali fa sillaba con quella seguente:

ve-ri-tas; co-mis; de-cus

3) in un gruppo di due consonanti la prima va con la vocale che precede, la seconda con quella che

segue; a differenza dell’italiano, questa regola vale anche nel caso della s seguita da consonante (“s

impura”):

con-fi-do; ter-mi-nus; Ger-ma-ni-a; ma-gis-ter (in italiano invece ma-e-stro)

4) quando la prima consonante è una muta (p, b, t, d, c, k, g) e la seconda una liquida (l, r) la prima

3

consonante si unisce con quella seguente (muta :

cum liquida)

a-tra; pa-trem

5) il digramma qu- e il digramma gu, se preceduto da nasale e seguito da vocale, fanno sillaba con

la vocale seguente:

a-qua; san-guis

6) La i- iniziale di parola seguita da vocale e la i intervocalica, essendo sentite in latino come

consonanti, fanno anch’esse sillaba con la vocale seguente:

Ia-nus; ma-ius

La natura consonantica di questa i è resa evidente dalla trasformazione in g in italiano:

Giano; maggio

3 Questa regola può avere eccezioni in poesia.

7) una consonante doppia si scinde tra due sillabe:

x = cs: ec-si-tus (exitus); ec-si-gu-i-tas (exiguitas)

8) in un gruppo di tre consonanti l’ultima va con la sillaba seguente, salvo che ci si trovi in presenza

del gruppo muta cum liquida; in questo caso il gruppo muta cum liquida non si separa mai. Anche

in questo caso la s impura si comporta diversamente dall’italiano:

decs-te-ra; ma-gis-tra

9) h non conta per la divisione in sillabe:

A-ha-la; con-cha

10) I prefissi possono costituire sillabe autonome, anche contro la regola generale:

in-vi-sus; con-clu-sus; dis-i-ci-o (sillabazione etimologica) o di-si-ci-o (sillabazione

regolare)

2. L’

B. ACCENTO

In generale si può dire che l’accento latino obbedisca a quattro leggi fondamentali:

1) l’accento non può ritrarsi oltre la terz’ultima sillaba.

Trisillabismo:

2) in latino la sillaba finale è sempre atona, eccettuati, ovviamente, i monosillabi.

Baritonèsi:

Esistono poche parole tronche (non monosillabiche), nelle quali si è verificata la caduta della vocale

finale (apócope): la penultima sillaba lunga, regolarmente accentata, si è trovata con l’apocope ad

essere l’ultima ed ha mantenuto il suo accento.

Queste eccezioni, come gli avverbi di tempo o di luogo illùc (< illuce), posthàc (< posthace), istùc

(< istuce) o come il sostantivo Arpinàs (< Arpinatis), verranno segnalate caso per caso.

Da queste prime due leggi consegue che

- in latino possono essere accentate solo la e la sillaba.

penultima terzultima

mà-ter, lù-pus, ràna, bò-vem, cùr-re, tì-me, làu-do.

- tutte le parole bisillabiche sono piane:

3) le parole con tre o più sillabe regolano il loro accento sulla quantità della

Penultima sillaba:

penultima sillaba:

se la penultima è lunga, l’accento cade su di essa (timère, ridère, senàtus, venìre) e dunque la parola

è piana;

se invece la penultima sillaba è breve, l’accento cade sulla sillaba precedente e la parola è

sdrucciola (cònsulem, Vercingétorix, légere, ìnritus, Péricles).

4) le parole enclitiche, particelle monosillabiche prive di accento, come -que, -ve, -met, si

Ènclisi:

“appoggiano” alla parola precedente come suffissi e determinano la caduta dell’accento sulla sillaba

immediatamente precedente, anche se breve: multá-que egó-met solés-ne ecc.

Col tempo, in alcuni casi che saranno segnalati caso per caso, non fu più percepita la presenza

dell’enclitica e la parola venne pronunciata come se fosse un’unità e non il frutto della fusione di

due termini: conseguentemente la sua pronuncia si uniformò alle leggi generali dell’accento sopra

esposte. Questo fenomeno si chiama epéctasi.

Es.

Totidem; utinam invece di totí-dem e utí-nam

Consigli pratici per accentare correttamente

A volte nell’accentare correttamente le parole puoi avere qualche dubbio, anche perché sono molto

frequenti i casi dei “falsi amici” tra latino e italiano, ovvero di parole che suonano simili nelle due

lingue, ma la cui accentazione è diversa. In questo caso un aiuto utile può essere costituito dal

vocabolario, dove sono segnate le quantità utili per l’accentazione. Prima di ricorrervi, però, ricorda

alcune norme molto pratiche che ti elenchiamo qui di seguito:

1) devi controllare attentamente solo le sillabe aperte; su dittonghi e sillabe chiuse non puoi avere

dubbi perché sono sempre lunghi;


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in filologia e letteratura italiana
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DavideLettere di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Latino di base e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Accame Maria.

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