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Periodizzazione Italia contemporanea

Risorgimento e unificazione (1848-1861/1870)

  • Italia liberale (1861-1922)
  • Marcia su Roma
  • Fascismo (1922-1943)
  • Sbarco degli alleati in Sicilia
  • Repubblica (1948)
  • 1o gennaio, nuova costituzione

“E in terzo luogo vorrei sottolineare l'eccezionale levatura dei protagonisti del Risorgimento, degli ispiratori e degli attori del moto unitario. Una formidabile galleria di ingegni e di personalità - quelle femminili fino a ieri non abbastanza studiate e ricordate – di uomini di pensiero e d'azione. A cominciare, s'intende, dai maggiori: si pensi, non solo a quale impronta fissata nella storia, ma a quale lascito cui attingere ancora con rinnovato fervore di studi e generale interesse, rappresentino il mito mondiale, senza eguali - che non era artificiosa leggenda - di Giuseppe Garibaldi, e le diverse, egualmente grandi eredità di Cavour, di Mazzini e di Cattaneo. Quei maggiori, lo sappiamo, tra loro dissentirono e si combatterono: ma ciascuno di essi sapeva quanto l'apporto degli altri concorresse al raggiungimento dell'obbiettivo considerato comune, anche se ciò non valse a cancellare contrasti di fondo e poi tenaci risentimenti. Ho detto dei principali protagonisti, ma molti altri nomi - del campo moderato, dell'area cattolico-liberale, e del campo democratico - potrebbero essere richiamati a testimonianza di una straordinaria fioritura di personalità di spicco nell'azione politica, nella società civile, nell'amministrazione pubblica.

Questi fortificanti motivi di orgoglio italiano trovano d'altronde riscontro nei riconoscimenti che vennero in quello stesso periodo e successivamente, dall'esterno del nostro paese, da esponenti della politica e della cultura storica d'altre nazioni; riconoscimenti della portata europea della nascita dell'Italia unita, dell'impatto che essa ebbe su altre vicende di nazionalità in movimento nell'Europa degli ultimi decenni dell'Ottocento e oltre.”

Discorso alla Camera e Senato del Presidente della Repubblica Napolitano nell’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Come si sviluppa il nuovo stato dell’Italia?

Italia liberale (1861-1922): siamo in una fase in cui non ci sono ancora partiti politici, i rappresentanti siedono alla destra o alla sinistra degli emicicli in virtù di appartenenze politico-culturali: la destra indicava una posizione relativamente più conservatrice e i parlamentari seduti alla sinistra avevano una tradizione più progressista; i parlamentari però erano di una sostanziale omogeneità sociale perché comunque i votanti erano una piccola percentuale. La divisione era più convenzionale che altro.

  • 1861-1876 Destra storica
  • 1876-1887 Sinistra storica
  • 1887-1896 Età crispina (inizia la questione coloniale italiana)
  • 1903-1914 Età giolittiana (Giolitti fu più volte presidente del consiglio)

Destra storica

Cavour morì pochi mesi dopo l’unificazione (Cavour, Ricasoli, Minghetti, La Marmora…) La destra (e anche la sinistra e l’epoca di Crispi) era una classe dirigente che aveva fatto il Risorgimento, erano stati i giovani del '48, eletti poi fra i primi parlamenti, la generazione del Risorgimento (Giolitti sarà il primo personaggio a non aver partecipato direttamente all'Unificazione per ragioni anagrafiche).

La classe dirigente della destra storica fu il costruttore dello stato: una volta unificata l’Italia il primo parlamento avvia un processo di unificazioni fisica, costituzionale; l’Italia era stata divisa per secoli in tanti piccoli stati diversi e quindi l’opera, che fu enorme, fu quella di unificare fisicamente il paese, dal punto di vista legislativo, amministrativo, monetario e tariffario.

L’idea che soggiaceva alle idee della destra era quella di completare l’unificazione nazionale ovvero di annettere il Veneto e Roma (la capitale all’inizio fu Torino ma si dava per scontato che sarebbe diventata Roma).

Per quanto riguarda l’unificazione fisica venne costruita una grande rete infrastrutturale di ferrovie che durò molti decenni; l’unificazione monetaria doganale e fiscale fu avviata con un’opera di legislazione che portò, il 2 agosto 1862, alla nascita della lira italiana (prima era stata estesa al regno la lira piemontese).

Dal punto di vista legislativo, l’Italia era uno Stato derivato e quindi la legislazione piemontese (codice civile e Statuto Albertino) venne estesa al resto della penisola; Unificazione amministrativa: La prima legge amministrativa italiana fu nel 1865 in cui lo stato venne diviso in province (unità amministrative) al capo del quale sta il prefetto (tra i loro incarichi c’era quello di mantenere l’ordine) modello prefettizio, su stampo di quello francese, fortemente accentrato.

Ci fu un lungo dibattito sul fatto che lo stato potesse scegliere un modello americano/tedesco federato, oppure francese ma alla fine vinse il modello francese perché riproporre delle divisioni regionali che ricalcassero i vecchi stati preunitari avrebbe ribadito il fatto che, in molti stati d’Italia, il processo risorgimentale non era stato sostenuto o approvato (per esempio nel mezzogiorno), il timore era quello di cedere troppe autonomie a delle regioni che non volevano l’unificazione.

C’era una debole legittimazione dello Stato (contro l’Italia ci sono i nobili dei Sud, il Papa…). Napoleone I, del resto, aveva fatto la stessa cosa per cercare di difendere/proteggere la rivoluzione dalla guerra civile di che era contro l’impero francese; la scuola venne disciplinata e tra gli anni della destra e sinistra vennero resi obbligatori i primi due anni delle elementari processo di alfabetizzazione e costruzione di una nuova cittadinanza italiana. Al momento dell’unificazione oltre l’80% degli italiani era analfabeta (meno nel nord e di più nelle isole);

La costruzione di un grande esercito fu un altro grande passo con l’introduzione della leva obbligatoria di massa maschile (introdotta per la prima volta nella Francia rivoluzionaria), l’idea del cittadino che difende la nazione e combatte per essa. (nessuno degli stati liberali riconosce la cittadinanza femminile);

Limitata rappresentanza: al momento dell’unificazione votava il 2% della popolazione e l’8% della popolazione maschile, era per reddito;

Il completamento dell’unità territoriale fu nel 1866 il Veneto venne annesso grazie alla guerra franco-prussiana durante la quale i leader del governo approfittano della debolezza dell’Austria per completare l’unificazione della parte settentrionale del paese; rimaneva aperta la questione romana dove era rimasta un guarnigione simbolica francese (lo stato, in realtà, poteva entrare in qualsiasi momento ma non ci si voleva inimicare la Francia). Le cose cambiarono quando cadde Napoleone III nella battaglia di Sedan e finirono le condizioni politiche di protezione del papa; I bersaglieri, con un gesto significativo, entrarono a Roma e con un plebiscito la popolazione decise di far parte del Regno d’Italia (20 settembre 1870); (plebiscito 2 ottobre 1870);

La nazione non risolse però i grossi problemi che da subito ci furono tra il nuovo Stato italiano e la Chiesa; nello stesso maggio del 1871 venne emessa la legge delle Guarentige (delle garanzie): il papa poteva restare a Roma con son delle prerogative di sovranità: poteva continuare ad essere il capo di un piccolissimo stato, la Città del Vaticano, alla quale venivano riconosciute delle garanzie: la facoltà di avere un proprio corpo di polizia (guardie svizzere), l’immunità diplomatica e l’esercizio autonomo della diplomazia (i nunzi).

Il problema fu che, fin da subito, il Papa non riconobbe politicamente la legittimità del nuovo Stato. Per Cavour la chiesa era un’associazione, lui era un uomo profondamente laico come la grande parte della destra storica (anche fortemente anticlericale perché il Papa era un grande avversario del Risorgimento).

Nel 1874 il Papa emanò una bolla papale, il “non expedit” in cui invitava i cattolici a non partecipare alla vita politica del nuovo Stato (molto tardivamente nasceranno dei partiti che rappresentavano direttamente i cattolici, lo stato è laico). L’espropriazione delle proprietà ecclesiastiche continuarono, così come era avvenuto in Francia: l’idea era quella di creare una nuova borghesia agraria nei territori che possedeva la chiesa; questo processo riuscì più al nord mentre al sud i territori vennero comprati dai latifondisti.

Il papa ebbe inoltre una certa chiusura conservatrice nei confronti dei tempi nuovi e con il “de Rerum Novarum” la chiesa si dichiarò preoccupata della modernità, assunse un atteggiamento conservatore anche se in quest’enciclica c’era già un inizio di quella che sarà, nel novecento, la dottrina sociale della chiesa.

In generale c’è una difficoltà di legittimazione, c’è una debolezza intrinseca che caratterizzerà poi anche il fascismo, una sensazione di fragilità di fondo. Non c’è un’Assemblea Costituente, come è stato detto, l’unificazione fu il risultato dell’annessione di territori successiva a una guerra fra stati, lo Statuto Albertino restò in vigore fino al 1945 (durante il fascismo solo formalmente).

C’era anche un problema di legittimazione sociale: l’Italia era arretrata, non c’era una classe borghese rivoluzionaria (in realtà nemmeno in Francia perché la borghesia fu creata dalla rivoluzione e dall’epoca napoleonica), serviva un patto politico sociale fra la borghesia industriale e commerciale del nord e l’aristocrazia dei proprietari terrieri del sud.

Una delle grandi questioni politiche, culturali e identitarie del nuovo stato fu quella del Mezzogiorno (attraverso la questione meridionale studiamo la natura dello stato italiano, la sua fragilità): il meridionalismo è stata una grande tradizione raffinata intellettuale della storia italiana, è stata rifinita in diversi modi ed è stata una riflessione importante per l’impegno civile della costruzione nazionale. (Gramsci, Gobetti e altri grandi intellettuali saranno dei meridionalisti e diranno che la questione del mezzogiorno è una questione nazionale importante).

Fu una causa/conseguenza di alcuni limiti della costruzione nazionale: il problema di fondo è che, in vari momenti storici, la scelta conservatrice governativa fu quella di preservare gli assetti economici e sociali preesistenti come garanzia di consenso. Si decise di non fare grandi riforme agrarie ma piuttosto si scese ad accordi con i nobili del sud, non si scardinarono gli assetti precedenti e non si venne a costruire una borghesia imprenditoriale moderna meridionale. (la riforma agraria la farà DeGasperi nel 1950). In questa questione si possono osservare alcuni limiti della questione nazionale.

Allo stesso tempo lo stato italiano fu quello più consapevole delle questione del dualismo e si impegnò a fondo nel cercare di colmare questo divario; è sempre stato consapevole di questo fatto. Questa questione comincia con una sorta di guerra civile/rivolta premoderna: il brigantaggio. Fu un periodo di rivolte che durarono circa 4 anni (1861-1865) alimentata dai Borbone, ai quali si aggregarono esponenti di una condizione sociale variegata.

Fu ferocemente e violentemente repressa dall’esercito italiano (120000 uomini vennero mandati per sedare il brigantaggio): lo stato italiano si presentò con la forza ai meridionali che percepirono l’annessione al nuovo stato come il passare da un signore all’altro, percezione di estraneità al progetto di modernizzazione risorgimentale di unità. Il divario economico fra nord e sud non è una specificità italiana (l’Inghilterra ha un divario fra est e ovest…) però la differenza con gli altri Stati è che nord e sud non sono mai stati complementari (i commerci erano più con l’estero che fra gli stati italiani pre-unitari) un po’ più di complementarietà strutturale si avrà negli anni del miracolo economico italiano, 1950 ca, con la migrazione dal sud al nord.

La differenza fra nord e sud determinò poi anche la grande ondata di migrazioni verso l’America di manodopera. La grande migrazione meridionale iniziò negli anni '80 dell’Ottocento (la prima ondata migratoria era stata di inglesi, irlandesi, tedeschi), con anche migranti dell’Europa dell’est (Europa zarista) e dalla Spagna, con i nuovi piroscafi a vapore.

La Mafia, secondo molti storici, nacque anche per la scelta di preservare alcuni assetti economici/politici dopo l’unità, situazione che si ripeterà con la repubblica dopo le grandi guerre. La mafia è una forma di assetto culturale che si rifinisce con il procedere della modernizzazione e convive con le strutture dello stato.

Sinistra storica (1876-1887)

Avviata la prima fase di costruzione della nazione sotto la destra storica, la sinistra avviò una fase di riforme. La sinistra salì al potere in virtù di un “ribaltone parlamentare”: il governo di destra propose la nazionalizzazione delle ferrovie nel 1876 (prima erano private) ma la destra toscana votò contro (ribaltone) il governo venne messo in minoranza e cadde. Il re incaricò Agostino Depretis di formare un nuovo governo che ottiene l’appoggio della destra toscana; ci fu però una crisi parlamentare in seguito alla quale il re decise di sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni in cui vinse la sinistra (ottennero la maggioranza i deputati che avevano idee più progressiste). (1882)

Il nuovo governo guidato da Depretis inaugurò la pratica del trasformismo (che viene visto negativamente), ovvero la ricerca di maggioranze parlamentari variabili su determinate istanze governative, c’è la ricerca di una grande centro e contemporaneamente l’esclusione della parti più estremiste, l’allargamento del consenso parlamentare all’interno dello stesso sistema (modello molto perseguito dalla Francia della Terza Repubblica).

Si cerca di ottenere grandi maggioranze piuttosto che avere una dialettica governo-opposizione. (nella lingua italiana divenne sinonimo di immobilismo, di paura di gestire uno stato in cui i meccanismi del consenso sono più difficili, clientelismo, debolezza). La pratica del trasformismo però riuscì a dare una larga base parlamentare per realizzare alcune grandi riforme fra cui:

  • La legge elettorale del’1882 che abbassò il reddito a 19 lire annue 25% dei maschi adulti poté votare;
  • Prime 2 classi delle elementari obbligatorie (processo iniziato dalla destra storica) legge Coppino;
  • Una prima legislazione sul lavoro, riconoscimento della società di mutuo soccorso, legato anche all’emergere di un movimento socialista.

La Belle Époque (anni '80 dell’800-1o guerra mondiale)

Periodo di massima espansione della società europea che si resse sulla costruzione di grandi reti infrastrutturali, che poi favorirono la Seconda Rivoluzione industriale (siderurgia, meccanica, chimica) e la prima globalizzazione (è un po’ quello che sta succedendo adesso in Asia con la Cina).

Fu in qualche modo l’epoca del trionfo degli stati nazionali rispetto a un declino relativo degli imperi ottomani.

  • Inghilterra vittoriana
  • Francia della III Repubblica
  • Germania imperiale
  • Usa potenza mondiale
  • Italia liberale

Sul piano della struttura delle società europee è una fase caratterizzata da diverse rivoluzioni: demografica, legata a un maggiore benessere, non c’era più un equilibro maltusiano, ma aumentò la natalità, si abbassarono i tassi di mortalità.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilia.ferraroti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Curli Barbara.
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