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Glossatori

Appunti di Elementi di storia del diritto medievale e moderno sui glossatori basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Rondini dell’università degli Studi di Milano Bicocca - Unimib, facoltà di Giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Elementi di storia del diritto medievale e moderno docente Prof. P. Rondini

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Per ultimo non possiamo non considerare il discepolo Giovanni Bassiano; cremonese di origini fu un giurista particolarmente

sensibile alle realtà nuove del suo tempo, che spesso risultavano estranee alla disciplina del Corpus Iuris; egli valorizzò quelle che

lui definiva “le consuetudini dei moderni” riferendosi all’autonomia dei comuni cittadini e alle consuetudini locali, a scapito del diritto

positivo.

Contemporanei di Bulgaro, nei decenni finale del secolo XII, furono Pillio da Medicina e il Piacentino.

Il primo, fu autore di diverse opere processuali e didattiche tra cui una importante raccolta di questioni, Questiones

• Sabbatinae , ed una prima analisi dottrinale delle consuetudini feudali; a tal proposito sviluppa la teoria del “dominio

diviso” del feudo lombardo: distinzione tra dominium diretto (ovvero il diritto del soggetto che aveva la titolarità astratta del

bene – il proprietario ­) e dominium utile (ovvero il diritto del soggetto (vassallo) che godeva del bene senza essere il

proprietario). Nel 1182 fondò lo studio di Modena, dove si trasferì con un gruppo di scolari da Bologna. Opera

fondamentale fu il Libellus disputatorius, che mirava a formare i giuristi in modo nuovo e che li abituasse al dibattito sui

principi e sulla tecnica dell’argomentazione. Nello specifico espone il suo metodo brocardico: utilizza brocardi (massime

giuridiche) tratti dalla compilazione giustinianea e corredate da argomentazioni giuridiche (argomenta o generalia) sia a

favore sia contro i principi espressi nell’opera giustinianea. Da questo dibattito veniva poi espressa la solutio della

controversia.

Il Piacentino fu un celebre professore sia a Bologna che a Montpellier, dove soggiornò dal 1162 al 1164; redige una

• Summa Codicis ed una Summa Institutionum.

La nuova scienza giuridica si era diffusa precocemente nella Francia Meridionale. Sin dal 1127 è testimoniata la presenza di

giuristi formati sul modello bolognese.

Contemporaneamente a Bologna affluivano studenti non solo dall’Italia del Nord , ma anche dal sud Italia, dalla Germania,

dalla Francia , dalla Spagna, etc.

A partire dai primi decenni del Duecento nascono, sullo stesso modello della scuola di Bologna, altri centri di studio

universitari: a Padova nel 1222, a Napoli nel 1224, etc.

La quarta generazione di Glossatori ha come esponente di maggiore spicco il glossatore Azzone, allievo di Giovanni Bassiano

e a sua volta maestro di Odofredo.

AZZONE visse tra la fine del XII secolo e l’inizio del XII secolo.

E’ conosciuto soprattutto per la sua instancabile attività didattica; insegnò a Bologna per diversi anni; pare che in diverse

occasioni dovette spostare le sue lezioni in piazza poiché l’aula non bastava a contenere gli alunni.

L’opera principale di Azzone è la Summa Codicis, opera che rappresenta la più esaustiva sintesi del diritto civile e che restò

insuperata nel suo genere per completezza e per chiarezza. La Summa sintetizzava l’intero Corpus Iuris, seguendo lo schema

del Codice giustinianeo; ad esempio nel titolo dedicato alla compravendita venivano riportate le regole fondamentali in materia

contenute nel Corpus Iuris giustinianeo.

La Summa Codicis di Azzone venne costantemente consultata per cinque secoli.

Abbiamo già detto che già i Glossatori della prima generazione corredavano i propri manoscritti di testi romani con capillari

apparati di glosse, che arrivavano a coprire l’intero volume. Il lavoro dei maestri precedenti veniva utilizzato dai maestri

successivi attraverso l’integrazione e la modifica delle glosse stesse.

Con il tempo i manoscritti si riempirono di strati successivi di glosse ( una singola pagina poteva contenerne anche cento) e ci

fu presto l’esigenza di predisporre apparati più leggibili.

4 ACCURSIO (1180 – 1262) ;

A questo si dedicò il professore bolognese egli dedicò decenni di lavoro alla composizione di un

gigantesco apparato di glosse (quasi centomila) alla compilazione giustinianea. Riuscì ad incorporare nella sua opera, la

Magna Glossa, le interpretazioni di ben 4 generazioni di Glossatori, raccogliendo così il meglio della grande esperienza

scientifica della scuola, da Irnerio al suo maestro Azzone.

Venne terminata probabilmente nel 1228; designata con il nome di Glossa ordinaria per la sua completezza e chiarezza, è da

considerarsi fondamento del diritto comune europeo.

L'opera ebbe enorme autorità (già in vita dell'autore) e fu stampata in tutte le edizioni del Corpus iuris civilis nel periodo 1468­

1520 e in quasi tutte ancora fino al 1627; sino alla fine del Settecento ogni giurista che in Europa ricorreva al Corpus Iuris nel

proprio lavoro di avvocato, consulente e giudice, lo fece con l’ausilio costante dell’apparato accursiano.

Con essa si concluse l'attività originale della scuola dei glossatori, che infatti decadde, facendo luogo alla scuola degli

accursiani o postaccursiani.

IL METODO DIDATTICO E I GENERI LETTERARI

Per comprendere a pieno il significato dell’attività dei Glossatori, dobbiamo partire dal ruolo fondamentale che riveste per loro il

testo della legge scritta; il Corpus Iuris Civilis è per i giuristi bolognesi diritto vigente: non solo ogni sua parte è valida ed

applicabile, ma per ogni caso, ipotetico o reale che sia, si trova una possibile soluzione al suo interno. Compito dell’interprete è

quello di chiarirne la portata mediante gli strumenti concettuali che sono propri del giurista. Possiamo dire che i principi

riprodotti o ricavati dai testi giustinianei rappresentavano il campo del vero, non soggetto a discussione, del quale non era

lecito dubitare: ogni principio era in vero e autorevole.

Da ciò possiamo capire due cose:

1. Credenza che il Corpus Iuris Civilis non contenga massime contrastanti;

2. L’eventuale contraddizione è solo apparente e può essere eliminata con il ragionamento.

Nel campo della verità non esiste spazio per la contraddizione. I testi sono perfetti. Si tratta di un atto di fede tipicamente

medioevale che può trovare un possibile termine di confronto con l’atteggiamento tenuto dai Padri e dai Dottori della Chiesa

tardo­antica e medioevale nei confronti della Bibbia.

Compito primo dell’interprete è quello di mettere in luce l’ordine intrinseco delle leggi (ordo legum), di ricostruire l’armonia dei

testi giustinianei, partendo dal dato incontestabile della loro razionalità e verità assoluta.

Come si svolge l’attività dei giuristi bolognesi?

Chiariscono a sé stessi il testo, spiegano poi ai propri alunni il frutto del loro lavoro. Ed è cosi che nascono l’ATTIVITA’ DI

INDAGINE SCIENTIFICA, l’ATTIVITA’ DIDATTICA e l’ATTIVITA’ LETTERARIA dei Glossatori.

Questa stretta connessione tra insegnamento e scienza giuridica si delinea chiaramente se consideriamo le DIVERSE FAS

I in cui si articolava la lezione dei maestri glossatori. Tali fasi vennero illustrate da Giovanni Bassiano alla fine del XII

secolo e dal canonista Enrico da Susa.

Il metodo era difatti identico e per la cattedra di diritto civile e per la cattedra di diritto canonico.

Di seguito le diverse fasi della lezione:

LETTURA DEL TESTO E POSIZIONE DEL CASUS LEGIS

I. Il professore leggeva agli studenti il passo della compilazione giustinianea il termine “lectio”, lezione deriva appunto

da questa operazione derivante dall’esame del testo;

5 Si procedeva poi all’enunciazione sotto forma di esempio concreto del principio giuridico affermato nella norma

(casus).

EXPOSITIO LITERAE

II. Si procede all’esegesi del testo, ovvero alla spiegazione delle singole parole e delle singole proposizioni.

INDIVIDUAZIONE DI PASSI PARALLELI E CONTRARI

III. Spesso un medesimo istituto era disciplinato in passi sia del Digesto, sia del Codice, sia delle Istituzioni, sia delle

Novelle. Molto spesso le regole di diritto dei passi paralleli erano discordanti rispetto alla norma contenuta nel passo

in esame.

Da qui nacque l’esigenza di risolvere il contrasto tra le fonti (cd. SOLUTIO CONTRARIORUM) attraverso il ricorso alla

logica giuridica; un’importanza cruciale rivestì lo strumento della DISTINCTIO, che consentiva di avvalorare entrambi

i precetti in conflitto mediante il riferimento degli stessi ad ambiti di applicazione differenti. Si tratta quindi del

procedimento logico volto alla risoluzione di passi contrastanti (es. il passo A si applica al caso 1, il passo B riguarda

sempre quell’istituto ma si applica al caso 2 – ciò risponde a un tipo di interpretazione restrittiva che caratterizza il

metodo di studio scientifico).

ENUCLEAZI0NE DI PRINCIPI GENERALI (NOTABILIA, BROCARDA)

IV. Il maestro provvedeva a mettere in evidenza proposizioni di portata generale che fossero risultate idonee ad essere

presentate come argomentazioni di diritto in una causa. Egli provvedeva inoltre a fornirne una sintetica spiegazione

sottolineandone le diverse possibilità applicative.

NOTABILIA si trattava di principi via via stabiliti da giuristi romani o dagli imperatori nel risolvere casi concreti. Es. Nota che è punito di più chi

compie un reato nascosto che palesemente; nota che la voce di uno solo testimone equivale alla voce di nessun testimone

BROCARDA particolare categoria di principi generali ; si intende una coppia di principi generali contrapposti.

Mentre i primi venivano annotati dai giuristi in margine alle leggi romani, i brocarda erano posti in contrapposizione dialettica con un eventuale

principio contrario. Erano altresì utilizzabili per argomentare la propria tesi davanti ai giudici.

POSIZIONE E SOLUZIONE DI QUAESTIONES EX FACTO

V. Ricordiamo che si indica con il termine quaestio iuris un eventuale dubbio sulla disciplina giuridica di un fatto. A

seconda dei casi, il fatto può essere già previsto dal diritto romano o canonico (quaestio legitima) oppure no (quaestio

ex facto).

Nel nostro caso l’ultima fase della lezione ruotava attorno alla quaestio de facto, ovvero una questione legata al

contenuto normativo del frammento ma non direttamente risolta con una semplice analisi del testo: in altre parole il

6 frammento in esame veniva preso come spunto per proporre questioni ipotetiche o concrete riguardanti fattispecie

alle quali il testo non dava direttamente risposta.

Se ad esempio un frammento del Digesto prevedeva l’autonoma capacità contrattuale del figlio a prescindere da un

intervento del padre , una possibile quaestio poteva riguardare l’applicabilità di tale norma anche alla figlia oppure

l’estensione della stessa alla capacità di adire il giudice per ottenere l’adempimento del contratto.

La soluzione del problema richiedeva e il riferimento ad altre fonti disciplinanti il medesimo istituto e l’utilizzo di

strumenti di interpretazione delle norme, in primis dell’analogia; essa comportava la possibile scelta tra due tesi

contrastanti.

Riassumendo dunque il maestro formulava la quaestio a lezione, ne illustrava due o più soluzioni alternative e

indicava alla fine quella esatta, la SOLUTIO.

Dalla fine del XII sec. in poi nacque la prassi di affidare agli alunni stessi l’esame di questioni proposte dal maestro e

suscettibili di soluzioni contrapposte. Gli studenti, che venivano divisi in due gruppi, procedevano così all’esposizione

e al dibattito delle proprie tesi dinnanzi al maestro, il quale alla fine approvava una delle soluzioni esaminate o ne

individuava una terza ex novo. Queste lezioni si svolgevamo solitamente al pomeriggio o di sabato (quaestiones

sabbatinae).

Da tutto ciò possiamo dedurre quanto il metodo didattico fosse avanzato, anche se confrontato con la moderna didattica

universitaria: le lezioni esegetiche educavano alla conoscenza e all’interpretazione dei testi giuridici, mentre le questioni e le

conseguenti esercitazioni presentavano una stretta correlazione con la pratica del diritto, ricalcando forme e modi propri della

controversia giudiziaria.

Le stesse opere dei Glossatori sono quasi sempre riconducibili all’attività intellettuale compiuta in ambito universitario. Il legame tra

il metodo didattico e le opere letterarie dei Glossatori è dunque assai stretto.

La correlazione tra didattica e scienza del diritto è rilevante per due ragioni:

Viene in rilievo il carattere specifico dell’istruzione universitaria consistente nella stretto collegamento tra insegnamento e

1) ricerca; aspetto rimasto immutato dal XII sec ad oggi;

le teorizzazioni, le categorie sistematiche, le regole introdotte dalla nuova scienza giuridica si sono affermate in quanto

2) funzionali alle esigenze della realtà quotidiana; strumenti presto utilizzati nei processi e connessi con l’esigenza di

formazione intellettuale tipica della scuola universitaria.

IL METODO SCIENTIFICO

Quali erano gli strumenti di lavoro utilizzati dai Glossatori nello studio delle fonti e nell’impostazione delle questioni giuridiche?

I glossatori non lavoravano sui testi romanistici solo per entusiasmo e desiderio di comprendere; essi avevano una mente preposta

al ragionamento in quanto avevano assimilato lo studio delle arti liberali, quali la retorica e la dialettica, la cui fonte principale era

costituita dalla Logica di Aristotele.

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AUTORE

Grimy85

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Grimy85 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di storia del diritto medievale e moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Rondini Paolo.

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