GLI INTERVENTI SUL BULLISMO
INTRODUZIONE
Il bullismo sia nella forma tradizionale che in quella elettronica costituisce una
violazione dei diritti umani fondamentali, come quello di essere rispettati e di crescere
liberi e sicuri, ed è responsabilità morale degli adulti accusare che questi diritti siano
garantiti
principio stabilito nel 2007 in un documento denominato DICHIARAZIONE DI
KANDERSTEG: 5 sezioni che devono essere intraprese:
1 Contrastare i fenomeni di bullismo, in tutti i luoghi in cui il bambino e gli
adolescenti vivono, giocano e studiano
2 Attivare azioni di prevenzione: promuovendo relazioni positive tra compagni,
con l’obiettivo di ridurre i fattori di rischio e di potenziare i fattori di protezione
3 Formare tutti gli adulti che sono a contatto con i bambini e con i giovani per
metterli in grado di promuovere relazioni sani e di pervenire il bullismo
4 Attivare politiche sociali e programmi di prevenzione basati sulla ricerca
scientifica
5 Effettuare azioni di monitoraggio e di valutazione in itinere dei percorsi di
intervento per verificare i benefici dei diversi programmi e per tutelare i diritti
dei bambini e degli adolescenti
Bullismo: problema di salute pubblica a livello internazionale
CHE COS’È IL BULLISMO?
LE CARATTERISTICHE DEL BULLISMO
Almeno una parte dei ragazzi autori di prepotenze NON mostrano quelle difficoltà
socio-cognitive e di autoregolazione del comportamento che spesso
caratterizzano gli individui aggressivi.
Al contrario, essi possono presentare buoni livelli di competenza sociale e
rivestono una posizione centrale nel gruppo, soprattutto in termini di
popolarità percepita dimostrano una buona capacità di comprendere le
dinamiche sociali interne al gruppo dei pari e utilizzano il comportamento prepotente
come strumento per acquisire potere tra i compagni e aumentare il proprio status
sociale.
Il bullismo è un fenomeno sociale
Organizzazione mondiale della sanità: WORLD REPORT ON VIOLENCE AND HEALTH : si
raccomanda un approccio a 4 STEP PER LA PREVENZIONE E IL CONTRASTO
DELLA VIOLENZA :
1. Comprendere tutti gli aspetti del problema attraverso la sistematica raccolta di
informazioni sull’incidenza e la natura dei comportamenti violenti
2. Studiare le cause della violenza, i fattori di rischio per il coinvolgimento nel
problema e i fattori che potrebbero essere modificati mediante un intervento
3. Esplorare i modi per prevenire la violenza progettando, implementando,
monitorando e valutando gli interventi
4. Implementare gli interventi in differenti ambienti, determinando il rapporto
costi/benefici e diffondendo le informazioni relative a essi
Per applicare queste 4 raccomandazioni alla prevenzione del bullismo: sono
necessarie due condizioni:
LA PRIMA riguarda la necessità di utilizzare un approccio al fenomeno che sia
basato su conoscenze precise provenienti sia dalla ricerca scientifica sia dall’analisi
della situazione specifica di una determinata scuola: guida per le azioni da
intraprendere
SECONDA riguarda l’individuazione di strategie per trasformare le conoscenze
LA
di base in una politica anti bullismo, in azioni concrete di prevenzione e contrasto del
problema e, in ultimo, in una cultura e in un clima positivo
LA DEFINIZIONE DI BULLISMO
Il BULLISMO è una forma di comportamento aggressivo, tipico delle relazioni tra
coetanei, caratterizzato da comportamenti violenti, pervasivi e con conseguenze
durature un abuso sistematico di potere evidenziando la stretta relazione
esistente tra bullismo e ricerca di potere e dominanza sociale.
IL BULLISMO: qualsiasi comportamento aggressivo indesiderato, messo in atto da
una singola persona o da un gruppo di individui (che non sono fratelli o partner
sperimentali), caratterizzato da uno squilibrio di potere reale o percepito e che si
ripete più volte nel tempo o ha un’elevata probabilità di essere ripetuto.
IL BULLISMO può provocare conseguenze negative per la vittima in ambito fisico,
psicologico, sociale e scolastico.
Il bullismo può essere distinto da altre forme di comportamento aggressivo sulla base
di tre dimensioni fondamentali:
- LA PRIMA È L’INTENZIONALITÀ CHE GUIDA I COMPORTAMENTI DEL
BULLO. Alla base delle prepotenze vi è: il desiderio di controllare gli altri,
di provocare un danno fisico o psicologico alla vittima e, in ultima istanza
di acquisire una posizione dominante del gruppo.
Il bullismo è una forma di aggressione proattiva: costituito da azioni
aggressive non provocate (e quindi non reattive, ma dirette a ottenere uno
scopo, un obiettivo di tipo strumentale personale.
- La SECONDA CARATTERISTICA che definisce il bullismo è la SUA
PERSISTENZA NEL TEMPO: vale a dire il reiterarsi degli episodi di prepotenza
(o l’alta probabilità di una loro reiterazione). LA NATURA RIPETITIVA DEL
FENOMENO.
Uno degli elementi su cui si costruisce il clima di paura in cui le vittime di
prevaricazioni quotidianamente vive, giacché parte della sofferenza del bambino
vittimizzato deriva proprio dall’aspettarsi che le prepotenze nei suoi confronti si
ripeteranno.
- INFINE NELLA DEFINIZIONE DEL BULLISMO È LA DIMENSIONE DEL
POTERE SOCIALE: i comportamenti di prepotenza sono caratterizzati da uno
squilibrio di potere e di forza tra il bullo e la vittima per la cui la vittima delle
prepotenze subisce la situazione e non riesce a difendersi. Questo maggior
potere del bullo può avere diverse origini:
a. Maggiore forza fisica
b. Abilità socio-cognitive superiori rispetto a quelle della vittima o altre
condizioni sociali favorevoli
BULLI agiscono pubblicamente comportamenti aggressivi allo scopo di
I
conquistare una posizione di dominanza tra coetanei: per aumentare la probabilità di
successo: scelgono come proprie vittime i compagni più deboli fisicamente o
psicologicamente. L’ESISTENZA DI QUESTA ASIMMETRIA DI POTERE TRA
BULLO E VITTIMA è essenziale al fine di identificare correttamente quali situazioni
rientrano nel fenomeno del bullismo, esclusi gli episodi di conflitto e di lotta in cui i
partecipanti godono della stessa forza e sono quindi ugualmente in grado di reagire e
difendersi.
LE DIVERSE FORME DI BULLISMO
I comportamenti aggressivi che rientrano nella definizione di bullismo: distinguere tra:
- DIRETTI: il bullo può infatti aggredire la vittima in maniera aperta e manifesta
(attacco, diretto) interagendo con lei faccia a faccia, ad esempio picchiandola,
insultandola o minacciandola. Queste tipologie di prepotenze: fine ultimo:
quello di sminuire e spaventare la vittima, riducendo conseguentemente la
sua capacità di interagire con gli altri. Le prepotenze dirette di tipo verbale
sono quelle percentualmente più frequenti tra gli alunni della scuola
primaria e della scuola secondaria di primo grado, mentre quelle di
tipo fisico tendono a diminuire con l’età.
- INDIRETTI: i bulli possono scegliere di non affrontare apertamente la vittima,
cercando invece di procurare un danno in modo indiretto. La tipologia più
tipica di prepotenza indiretta: prepotenza sociale: mediante la quale il
bullo manipola le relazioni all’interno del gruppo, convincendo, ad esempio altri
compagni ad aggredire o isolare un coetaneo, distruggendo i suoi rapporti di
amicizia, fino a renderlo poco accettato, emarginato o apertamente rifiutato.
Questi comportamenti rappresentano un mezzo per il bullo per riaffermare il suo
potere sia sulla vittima sia su coloro che stanno ai suoi ordini.
CYBERBULLISMO
IL CYBERBULLISMO O BULLISMO ELETTRONICO consiste nell’suo di internet o del
telefono cellulare per commettere prepotenze ai danni dei coetanei.
Le modalità:
- l’uso di messaggi ingiuriosi inviati attraverso il telefono cellulare
- la realizzazione e diffusione di fotografie e video a danno delle vittime
attraverso cellulari e internet
- l’invio di email o instant messagging minatori oppure offensivi
- la prevaricazione attuata nella chat room attraverso offese, calunnie o
isolamento della conversazione
- happy slapping: in cui la vittima viene colpita da un compagno, videoripresa da
un altro, dopo di che il filmato viene fatto circolare tramite telefonini o in rete
crescente successo dei social network: si assiste anche alla creazione di gruppi
mirati a prevaricare i compagni
Uno dei motivi della diffusione: possibilità per il bullo di rimanere anonimo,
che gli consente così di essere più ingiurioso e offensivo e gli garantisce al contempo
una minore probabilità di essere scoperto e punito rispetto alle forme più tradizionali
del bullismo.
Proprio l’anonimato che protegge il bullo rende queste forme di prepotenze
potenzialmente ancora più pericolose di quella tradizionale in quanto, non
essendo spesso possibile risalire all’identità o al numero di persone che stanno dietro
questi messaggi, la paura provocata nella vittima è ancora maggiore.
Di conseguenza anche il livello di ansia esperito da chi subisce e il suo
desiderio di evitare la scuola e le interazioni con i coetanei possono essere
particolarmente pervasivi.
In ultimo l’utilizzo di mezzi elettronici: consentendo al bullo di allargare
all’infinito il suo pubblico di spettatori.
GLI STUDI SUL CYBERBULLISMO: dibattito cyberbullismo: necessità o meno della
ripetitività dell’azione prevaricatoria per poter parlare di bullismo elettronico. Diversi
autori si stanno occupando di definire sottocategorie di cyberbullismo che potrebbero
avere differenti correlati psicologici: 4 tipologie di comportamento prepotente
online:
1. scritto verbale, comprendente l’invio di messaggi offensivi o postare commenti
denigratori su internet
2. visuale, attraverso la condivisione di foto o video imbarazzanti per la vittima
3. impersonificazione, ossia l’uso non autorizzato delle credenziali della vittima per
compiere azioni a suo danno
4. esclusione o estromissione da gruppi online
LE DIFFERENZE DI GENERE NEL BULLISMO
Bullismo: anni 70’: concentrati sulla componente maschile del fenomeno, ritenendolo
caratteristico delle relazioni tra compagni maschi.
Idea nasceva: identificazione più o meno integrale del bullismo con l’aggressività
ostile di tipo fisico, che sappiamo essere attuata soprattutto dai maschi.
Successivamente, individuare stili aggressivi diversi che caratterizzano il
bullismo maschile e quello femminile. I risultati: diversi studi: ragazze sono
meno ostili o meno portate a entrare in conflitto rispetto ai coetanei maschi ma,
quando vogliono aggredire, utilizzando mezzi alternativi all’aggressione fisica per
ottenere risultati analoghi.
per i RAGAZZI, le relazioni interpersonali rappresentano spesso un modo per
ottenere potere sociale all’interno di un gruppo
le RAGAZZE tendono a interpretare tali relazioni come un modo per avvicinarsi e
per entrare in intimità con gli altri. Le ragazze attribuiscono più importanza alla
formazione di legami emozionali con le persone e, di conseguenza tendono a costruire
un numero inferiore di relazioni, caratterizzate da una maggiore forza emotiva e
profondità, rispetto a quelle comunemente instaurate dai maschi. Questa
caratteristica delle relazioni amicali tra ragazze è una delle possibili spiegazioni del
perché il bullismo femminile assuma prevalentemente le forme del bullismo
relazionale.
Per proseguire obiettivi di dominanza sociale all’interno del gruppo attraverso la
vittimizzazione di un compagno, i bulli tendono a scegliere le strategie che più di tutte
ricalcano le priorità e gli scopi che sono valorizzati dal gruppo e che sono diversi a
seconda del genere di appartenenza dei membri del gruppo stesso.
Le prepotenze tra ragazze:
- raramente finalizzate a dimostrare la propria superiorità fisica
- più facilmente saranno mirate a rompere i legami sociali e di amicizia delle
vittime, dimostrando in questo modo la propria capacità di controllare le
relazioni tra compagne e la propria leadership all’interno del gruppo
Questa distinzione tra aggressività maschile e femminile: non deve essere
interpretata in modo troppo rigido, soprattutto in considerazione del fatto che molto
spesso lo stesso comportamento aggressivo persegue contemporaneamente differenti
obiettivi.
I CORRELATI INDIVIDUALI: COGNIZIONE SOCIALE, EMOZIONI E MORALITÀ
DUE MODELLI DI SPIEGAZIONE, che sembrano in contrasto e che riducono la messa in
atto di azioni prevaricanti
- a disfunzioni specifiche di alcuni processi cognitivi: MODELLO
DELL’ELABORAZIONE DELL’INFORMAZIONE SOCIALE
- al possesso di sofisticate capacità di comprensione delle relazioni sociali: MODELLO
DELL’ABILE MANIPOLATORE
MODELLO DELL’ELABORAZIONE SOCIALE
Secondo il primo modello, gli individui aggressivi, sia reattivi sia proattivi (come i
bulli), mostrerebbero difficoltà specifiche nell’elaborazione online
dell’informazione sociale, che viene descritta come un processo circolare a 6
stadi.
Gli individui aggressivi reattivi presenterebbe deficit e bias soprattutto
o nelle fasi iniziali di tale processo (stadi 1/ stadi 2) che riguardano la
codifica e l’interpretazione degli stimoli sociali: queste difficoltà portano
l’individuo a commettere errori nell’interpretazione delle situazioni di
interazione, attribuendo, ad esempio, ostilità a un’intenzione anche laddove tale
percezione non è giustificata dai dati concreti , soprattutto nei casi in cui uno
stimolo ambiguo è rivolto direttamente al soggetto. La percezione di tali
provocazioni porterebbe a esperire vissuti di rabbia che stanno alla base della
reazione aggressiva.
Gli individui caratterizzati soprattutto dalla aggressività proattiva, non sembrano
o esserci particolarità nella codifica e nell’interpretazione degli stimoli sociali, ma
piuttosto degli stadi successivi. Riguarda la scelta degli obiettivi (stadio 3),
essi mostrano una preferenza per la scelta di obiettivi strumentali,
volti al raggiungimento di vantaggi personali, rispetto a obiettivi mirati
a preservare le relazioni interpersonali. La predilezione per il
soddisfacimento di obiettivi vantaggiosi per sé porta facilmente
all’adozione di comportamenti aggressivi proattivi. Tali strategie
comportamentali vengono anche giudicate in modo più positivo dai bambini
aggressivi proattivi quando si chiede loro di valutare e scegliere una risposta
comportamentale, in quanto strumenti socialmente efficaci e in cui si sentono
capaci.
MODELLO DELL’ABILE MANIPOLATORE
I sostenitori del secondo modello ritengono, invece, che molti bulli, in particolare
- I bulli ringleaders: ossia quegli studenti che si propongono come leader dei
potenziali gruppo di prevaricatori: possono essere considerati abili manipolatori
delle relazioni sociali anziché individui socialmente incompetenti
il loro competente prepotente non sarebbe quindi il risultato di una scarsa
competenza socio-cognitiva, ma una scelta scorretta dal punto di vista sociale, che
mira tuttavia a raggiungere obiettivi socialmente accettabili, quali la leadership
all’interno del gruppo.
A sostegno di questo modello, buona abilità dei bulli in alcuni aspetti
dell’elaborazione dell’informazione sociale ad esempio nei compiti della teoria
della mente.
Inoltre il ricorso da parte dei bulli a forme più complesse di prepotenze, quali
quelle relazionali in cui vengono manipolate le relazioni sociali all’interno del gruppo,
risulta positivamente correlato con l’intelligenza sociale: cioè la conoscenza
delle regole di interazione sociale e la capacità di usare tali relazioni a proprio
vantaggio.
Secondo questo modello: i bulli sarebbero in grado di codificare e interpretare in
modo accurato il mondo sociale circostante, ma userebbero questa loro abilità per
anticipare pensieri e comportamenti dei compagni in modo da manipolare
efficacemente i processi di gruppo sottostanti le dinamiche di bullismo e ottenere
vantaggi personali.
Cognizione fredda: svincolata dalla dimensione emotivo empatica, e basata invece
su una forma di pensiero di tipo machiavellico, che porta da una parte a considerare le
altre persone manipolabili, e dall’altra a valutare le norme morali come variabili.
COMPETENZA EMOTIVA
LA RESPONSIVITÀ EMPATICA, ossia la capacità di assumere il punto di vista altrui e
di esperire in modo vicario le emozioni degli altri, è risultata carente nei ragazzi che
agiscono prepotenze.
Questo risultato è particolarmente importante se si pensa alla funzione inibitoria
dell’empatia rispetto al comportamento aggressivo. Tale funzione viene esercitata
mediante due differenti meccanismi:
1. Cognitivo: il primo riguarda la capacità dell’individuo di assumere la
prospettiva dell’altro. Possedere questa capacità porta più facilmente a
comprendere e accettare il punto di vista altrui, anche se diverso dal proprio,
rendendo in questo modo meno probabile l’insorgenza di un conflitto
interpersonale e quindi l’adozione di un comportamento aggressivo.
2. Affettivo: il secondo meccanismo di moderazione alla base dell’empatia
riguarda la componente più propriamente affettiva, attraverso la quale un
individuo può sperimentare in prima persona il dolore e la sofferenza provocati
alla vittima da un comportamento aggressivo. Trovarsi faccia a faccia con la
sofferenza dell’altro porta un osservatore sufficientemente empatico a provare
angoscia, sentimento che dovrebbe essere particolarmente forte se lo
spettatore è anche stato la causa di tale sofferenza. Questa esperienza vicaria
quindi dovrebbe spingere l’aggressore a inibire il proprio comportamento
negativo, così da ridurre la sofferenza della vittima e, al contempo, evitar
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