Capitolo 1: nozioni di base sugli effetti di rete
1.1 I beni d’informazione:
Il bene informazione è un “bene esperienza”, ossia un bene il cui valore può essere
giudicato solo attraverso il consumo, per poter funzionare nel mercato c’è bisogno di
creare credibilità da parte dei consumatori nei confronti del bene. Uno dei problemi che si
riscontrano in questo tipo di beni è quello di dover mettere a disposizione dei consumatori
l’informazione, perché senza che essa sia conosciuta non esiste nessun mercato, ma allo
stesso tempo far pagare un giusto prezzo per l’entrata a conoscenza delle notizie. un altro
problema come afferma H.Simon è che “la ricchezza di informazioni crea la povertà di
attenzione”, perché più una persona viene a conoscenza di un alto numero di
informazione e meno attenzione per la singola notizia avrà.
2.1 Definizione delle esternalità di rete:
In economia con il termine esternalità si intende “Le situazioni in cui i consumi di un
individuo influenzano direttamente l’utilità di un altro individuo” (H.Varian, 2007, pg.626). le
esternalità di rete sono un particolare tipo di esternalità, nelle quali l’utilità che un
consumatore trae dal consumo di un bene o servizio dipende (in modo positivo o negativo)
dal consumo di altri individui sullo stesso bene, di conseguenza il consumo da parte di una
1
persona influenza l’utilità di qualcun altro . L’esempio più classico per spiegare l’esternalità
di rete è quello del cellulare, più persone possiedono un cellulare più prezioso diventa
questo prodotto per altri utenti. Quando l’utilità che un consumatore trae da un determinato
bene o servizio aumenta all’aumentare del numero di consumatori dello stesso bene ci
troviamo di fronte ad un’esternalità di rete positiva; nel caso in cui l’utilità del bene o
servizio acquistato diminuisce all’aumentare delle persone che utilizzano lo stesso ne
abbiamo una negativa. Esistono esternalità di rete anche interne al mercato, un
produttore non apprezza il fatto che un’impresa concorrente fornisca contenuti simili ai
suoi, all’infuori che non esista uno scambio di profitti tra essi.
3.1 Fonti degli Effetti di Rete:
La teoria degli effetti di rete è stata avanzata tra il 1985 e il 1995 da Michael L. Katz, Carl
Shapiro, Joseph Farrel e Garth Sloner. Robert Metcalfe (inventore di Enternet) ha
enunciato una delle leggi più importanti sugli effetti di rete:
1 Varian, H. (2007), <<Microeconomia>>, Cafoscarina, Venezia, Cap. 35 (Tecnologie
dell’informazione), par. 4, pag. 626.
se una rete è formata da n individui e se il valore che ciascuno di essi assegna alla rete è
proporzionale al numero degli utenti “il numero massimo di connessioni possibili è: n(n-1)
2
= n2-n” , questa legge spiega molti degli effetti di rete dell’informazione.
Metcalfe dimostra che:
υ1 υ2 υn
se = h(n-1), = n(n-1), …, = h(n-1)
υ υ1 υ2 υn
segue che = + +…+ = hn (n-1) = h(n2- n)
4.1 Effetti di Rete Diretti e Indiretti:
Il valore di un bene o servizio può essere suddiviso in due diversi tipi: il valore autarchico
che è il valore generato dal prodotto indipendentemente dagli altri utenti e il valore di
sincronizzazione, che è il valore che si aggiunge a quello del prodotto derivante dalla
possibilità di interagire con altri utenti. Quest’ultimo è il valore che sta alla base degli
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effettidi rete.
Ci sono due tipi di effetti di rete: gli effetti di rete diretti ed indiretti, i primi sono quelli
generati da un effetto fisico diretto da agenti che consumano il medesimo prodotto (ad
esempio cellulare), mentre per i secondi il valore del prodotto per un individuo è collegato
all’aumento di un bene complementare, ad esempio se nel mercato sono presenti in
grande quantità ad un prezzo ragionevole le cartucce, il numero di utenti che
acquisteranno le stampanti aumenterà.
In una rete telefonica locale [descritta al par. 5.1, vedi figura 1], in cui sono presenti n
componenti, per cui abbiamo n(n-1) beni potenziali, la comparsa di un cliente aggiuntivo (n
+ 1th) produce esternalità di rete a tutti i consumatori della rete. Se invece andiamo ad
analizzare una rete di tipo unidirezionale [descritta al par. 5.1], possiamo affermare che
l’esternalità può essere solo indiretta; quando compaiono m varietà di componenti A e n
varietà di componenti B come in figura 5 (tutti i prodotti A sono compatibili con tutti i tipi B),
ci sono mn potenziali beni compositi. Un cliente in più produce esternalità indirette verso
altri clienti, aumentando la domanda di componenti dei tipi A e B, quindi aumentando il
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potenziale numero di varietà di ciascun componente disponibile sul mercato. “Ci sono due
modi in cui nascono le esternalità: in primo luogo, sorgono nell’atto dello scambio dei beni.
In secondo luogo, possono spuntare esternalità nella gamma di servizi correlati
verticalmente che compongono una transazione finanziaria (i servizi di un broker)
“Economides, N. “The economics of Network.” International journal of industrial
Organization 16, no. 4, 1996.
5.1 Classificazione dei Network:
2 Wikipedia, Network effect.
3 Leibowitz, S. – Margolis, S. “Network Effects and Externalities. “The New Palgraves Dictionary
of Economics and the Law. New York, NY: Macmillan, 1998.
4 Economides, N. “The economics of Network.” International journal of industrial Organization
16, no.4 (1996) pag.679.
I Network sono costituiti da nodi connessi tra di loro attraverso collegamenti, i quali
trasmettono flussi di energie o informazioni. Abbiamo due tipi di connessione: la rete one-
way (unidirezionale) permette solo la trasmissione da A a B ma non quella da B a A e
solitamente è controllata da un’impresa monopolista, come il servizio di erogazione
dell’energia che a causa degli alti costi fissi di solito è gestita da un'unica impresa; la rete
two-way (bidirezionale) cioè che permette la trasmissione di informazioni sia da A a B che
da B a A, qui solitamente troviamo più imprese connesse tra loro, come ad esempio
nell’ambito della telefonia, se un utente volesse abbonarsi ad un gestore telefonico è
necessario che le diverse compagnie trovino un accordo tra di loro per poter permettere lo
5
scambio di telefonate in entrambe le direzioni (es. ferrovie, strade e telecomunicazioni).
Il primo tipo di rete che andiamo ad analizzare è quello della semplice rete a stella (A
simple star network): 6
Figura 1: A simple star network.
La figura sopra riportata rappresenta una semplice rete telefonica esplicata da
Economides nel 1996. Lo schema è quello di una stella, all’estremità dei raggi sono
posizionati i diversi accessi alla rete. In questo caso ci troviamo di fronte al tipo più
semplice di rete. La S (switch central) ovvero l’unità centrale di scambio mette in
comunicazione i diversi nodi A, B, C, D, E, F, G. Il collegamento degli utenti all’unità
centrali è ad esempio ASB quando abbiamo un tipo di rete unidirezionale cioè ci troviamo
ad avere solo questo tipo di trasmissione e non è possibile il collegamento BSA. Ogni
utente è in grado di comunicare con un altro utente della rete. Prendendo l’esempio di una
rete telefonica, per poter spiegare il tipo di rete bidirezionale, quando possiamo effettuare
5 Laura Baraldi, Esternalità di Rete: una rassegna, Università Degli Studi di Napoli, 2004.
6 Economides, N. “The economics of Network.” International journal of industrial Organization
16, no.4 (1996) fig.2.pag. 675.
la chiamata sia da A a E che da E a A e dobbiamo passare dalla nostra unità centrale “S”;
di conseguenza avremo una rete che sarà AS + ES e ES + AS che sono complementi, i
quali si riassumeranno semplicemente in ASE e ESA. I beni composti da ASE e da ESA
sono differenti ma simili perché sono percorsi in tutte e due le direzioni e quindi abbiamo
una rete two-way.
Analizziamo adesso un tipo di collegamento più complesso, nel quale vengono meno
alcune complementarità tra componenti: 7
Figura 2: semplice rete locale e a lunga distanza.
La figura sopra rappresentata ci spiega come funziona una rete locale a lunga distanza.
Per comprendere al meglio il funzionamento di questo tipo di rete, possiamo immaginare
la comunicazione che avviene tra macchinette del bancomat (ATM). La transazione di ritiro
del denaro dalla banca B1 attraverso la macchinetta A1 funziona secondo i passaggi che
sto per enunciare: A1S S B1. Sarebbe possibile anche la connessione di tipo A1S A2 e
A B A
B1S B2 ma non c’è richiesta. Questo tipo di collegamento della rete formalmente
B
possiamo dire che appartiene ad una comunicazione di tipo bidirezionale.
Una coppia di industrie collegate verticalmente possiamo dire ufficialmente che aderisce
alla rete unidirezionale (Fig.3).
7 Economides, N. “The economics of Network.” International journal of industrial Organization
16, no.4 (1996) fig.3.pag. 676. 8
Figura 3: coppia di mercati collegati verticalmente.
La figura soprastante raffigura due industrie con merci complementari A e B. I beni prodotti
dalle imprese appartenenti alla rete e quelli generati dalle imprese integrate verticalmente
sono compatibili tra loro, grazie alle specifiche proprietà che li rendono complementari.
Alcuni prodotti non riescono ad essere compatibili senza stabilire degli standard tecnici
che permettono la complementarietà dei prodotti. Gli standard vengono stabiliti tramite una
convenzione: ad esempio un produttore di software e uno di hardware necessitano di
stabilire degli standard tecnici sulla dimensione e la compatibilità di attacchi, altrimenti non
riuscirebbero a vendere un prodotto senza l’altro perché dovrebbero aumentare i prezzi
dei prodotti singoli e rischierebbero di non avere sul mercato un prodotto complementare
compatibile.
6.1 Il Feedback Positivo:
l’economia dell’informazione è dominata da economie di rete nonché dalle economie di
scala della letteratura classica dell’economia. nei tratti autostradali i collegamenti tra i nodi
sono connessioni fisiche, invece nelle reti virtuali come nell’economia dell’informazione
queste connessioni sono invisibili. Sia nelle reti virtuali che reali [cap. 1 par. 2.1] il valore
che ogni utente assegna al connettersi alla rete dipende dal numero di persone che si
connettono alla stessa. Un utente, infatti, preferirà essere connesso ad una rete ampia
piuttosto che a un di piccole dimensioni.
Le tecnologie sono caratterizzate da un primo lungo periodo in cui la diffusione è lenta e
un secondo periodo in cui c’è una crescita esplosiva. Il feedback positivo rende più forti i
più forti e più deboli i più deboli. I mercati dominati da feedback negativo spinge tutti in una
situazione mediana nella quale tutti sono soddisfatti perché l’attore più forte diviene più
debole e il più debole più forte.
I sistemi caratterizzati da feedback positivi segue un andamento in tre fasi come ci
descrivono Shapiro, Charl e Hal Varian nel libro “Network and Positive Feedback”:
1. Andamento piatto durante il lancio del sistema
8 Economides, N. “The economics of Network.” International journal of industrial Organization
16, no.4 (1996) fig.4.pag. 677.
2. Crescita sostenuta durante il periodo in cui il sistema si afferma a seguito del
feedback positivo
3. Periodo di crescita rallentata una volta che il mercato è saturo
Per descrivere meglio i punti sopra elencati possiamo osservare la figura sottostante.
Questo processo ha una forma ad S e ne deriva una curva chiamata curva logistica, in
economia questo processo è tipico delle macchine per i fax, nello sviluppo dei CD, nella
televisione a colore e in un po' tutti i beni tipici dell’informazione.
7.1 Le Economie di Scala:
Il feedback positivo nella produzione è associato alle economie di scala perché le aziende
grandi tendono ad avere costi unitari di produzione più bassi. Queste economie di scala
sono anche meglio definite come economie di scala dal lato dell’offerta, esse però hanno
dei limiti naturali oltre i quali non possono andare, mentre abbiamo economie di scala
anche dal lato della domanda e quest’ultime sono più potenti. Il feedback positivo innesca
un circolo virtuoso, dovuto al fatto che il successo si nutre di successo, mentre la crescita
tecnologica pu&
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