Storia delle fonti di ricchezza e organizzazioni
Siamo passati nel corso della storia da un’era in cui la fonte della ricchezza era la terra, a cui corrispondeva un’organizzazione di tipo feudale, all’epoca in cui la fonte della ricchezza era il lavoro, cui corrispondeva un’organizzazione basata sull’artigianato, a una fonte di ricchezza basata sul capitale, cui è corrisposto un modello gerarchico prima semplice e poi complesso delle organizzazioni, fino all’epoca attuale, in cui la fonte di ricchezza è la conoscenza e il tipo di organizzazione più adottato è il network.
Parte prima – La tecnologia
Cap. 1 – La tecnologia nel sistema economico e nell’economia dell’impresa
La tecnologia e il sistema economico
Per tecnologia si intende l’insieme concettuale e applicativo di conoscenze, skill e artefatti che vengono impiegati tanto per sviluppare e lanciare prodotti e servizi quanto per sviluppare i sistemi di produzione e commercializzazione degli stessi. La tecnologia riguarda quindi le macchine, gli strumenti e in generale tutti i dispositivi impiegati in azienda, ma si riferisce anche al mondo immateriale della conoscenza che è contenuta nei beni e servizi prodotti. Dal punto di vista disciplinare, la tecnologia può essere intesa come la branca applicativa della scienza che aiuta a produrre i beni che sono utili e piacevoli per i mercati. È possibile notare che la tecnologia può riguardare dispositivi, strumenti e conoscenze legate a nuovi prodotti e servizi (tecnologia di prodotto) oppure dispositivi, strumenti e conoscenze che mediano tra input e output (tecnologie di processo). A questo proposito, le tecnologie di prodotto e di processo risultano fondamentali ai fini della produttività: del sistema economico, del sistema industriale e dell’economia d’impresa.
Dal punto di vista macroeconomico, Solow è stato il primo studioso che ha aiutato a comprendere il portato della tecnologia nell’ambito del sistema economico. Egli è riuscito a illustrare l’impatto complessivo dell’innovazione tecnologica ai fini della formazione del PIL di un paese, il cosiddetto “residuo di Solow”. L’innovazione tecnologica aiuterebbe ad aumentare la produttività che si può ottenere da una determinata quantità di fattori di produzione, intesi questi ultimi in termini di capitale e lavoro. Paesi che hanno capito questa cosa, investono molto in ricerca e sviluppo (R&D) (es. strategia di Lisbona). La spesa in R&D è un classico e naturale indicatore di crescita di competitività di un Paese nel lungo periodo, che si rivela però di per sé incompleto se non accompagnato dall’innovazione e da ciò che per definizione abilita l’innovazione: la tecnologia. Se l’innovazione è, infatti, il cuore della produttività di un paese, l’investimento in R&D ne costituisce una delle chiavi strategiche.
Nonostante le qualità innovative espresse in particolare in alcuni settori che rendono l’Italia famosa a livello mondiale (per esempio la micromeccanica, il design e il fashion), la spesa in R&D e l’investimento in personale di R&D evidenziano una carenza strutturale preoccupante per il nostro paese. Nell’innovazione abbiamo quattro tipi di concorrenti:
- Leader dell’innovazione (es. Svizzera e Danimarca)
- Follower dell’innovazione (es. Austria, Slovenia e la media EU)
- Innovatori moderati (es. Italia e Repubblica Ceca)
- Imprese che cercano di innovare (es. Serbia e Romania)
La tecnologia e il sistema industriale
La tecnologia incide in modo evidente sulla produttività e dinamica industriale. Da una parte, la tecnologia contribuisce a plasmare e consolidare le barriere all’entrata che proteggono i concorrenti dagli operatori non presenti nell’industria, dall’altra, la dinamica tecnologica può evolversi in modo endogeno, rafforzando le barriere all’entrata (come è accaduto nel caso dei settori farmaceutico e automobilistico), oppure può comportare processi di convergenza intersettoriale che conducono a un intreccio strategico tra settori differenti, es. la recente convergenza di device nell’ambito dell’utilizzo delle tecnologie digitali di interazione – il cosiddetto cloud computing.
La ricerca seminale compiuta da Pavitt ha permesso di classificare i settori dell’economia a seconda di una serie di uniformità tecnologiche di riferimento in cinque classi: supplier dominated, scale intensive, science-based, information intensive e specialized suppliers. Si può osservare come, nonostante la tecnologia presenti delle profonde specificità di natura settoriale, essa si caratterizzi altresì per delle uniformità che consentono di tagliare trasversalmente interi gruppi di settori. In particolare, è evidente la dipendenza della dinamica competitiva dalle caratteristiche industriali dei diversi settori, plasmate a loro volta dalla natura della tecnologia a disposizione degli stessi.
Molto importanti sono: le fonti dell’innovazione, gli attori che co-sviluppano le innovazioni e le istituzioni che si occupano di innovazioni. La dinamica evolutiva di queste tre componenti risulta imprescindibile. “Sistema settoriale di innovazione” tale espressione sta a indicare la variegata rete che favorisce la creazione e lo sviluppo di innovazioni e che si struttura in modo specifico attorno ai singoli attori.
La tecnologia dell’economia d’impresa
Alla rilevanza ascrivibile dal punto di vista macroeconomico e mesoeconomico, è essenziale associare anche l’importanza della tecnologia a livello aziendale. La tecnologia e l’innovazione tecnologica risultano altamente rilevanti ai fini della creazione di vantaggio competitivo sostenibile per le singole imprese. Tutte le attività alla base della produzione di valore, siano esse attività primarie o di supporto, dipendono più o meno direttamente dalla tecnologia. Tutte le attività possono essere svolte, o comunque sostanzialmente migliorate, grazie all’impiego di specifiche conoscenze tecniche. Tecnologia è molto importante anche per processi interni ad azienda.
Le traiettorie tecnologiche tra scienza e mercato
La scoperta è propria delle leggi della natura e si riconduce al mondo della scienza. L’invenzione è, invece, un’idea, un abbozzo, un modello legato a un prodotto o servizio; l’innovazione è infine l’applicazione produttiva ed economica dell’invenzione. I tre mondi sono quindi costantemente in contatto tra loro, dal momento in cui non sussiste innovazione senza invenzione e quest’ultima trae dal conoscibile le principali idee e opportunità.
La tecnologia evolve nell’ambito di specifici paradigmi che seguono precise traiettorie di sviluppo, volte a rappresentare la soluzione dei problemi secondo i canoni accettati dalla comunità di riferimento. Tali traiettorie a volte rafforzano il paradigma di riferimento e a volte lo sfidano, favorendo l’emersione nel lungo periodo di nuovi paradigmi secondo quanto accade anche nel mondo della scienza. La tecnologia oltre quindi a dipendere dalla scienza dal punto di vista eziologico, ne è anche profondamente somigliante dal punto di vista del funzionamento e dell’evoluzione.
Le principali divergenze che si possono riscontrare dall’impiego di questa metafora evolutiva dipendono dal fatto che la scienza tende a essere interamente codificata poiché si riconduce al sapere astratto, mentre in realtà gran parte della conoscenza relativa alla tecnologia è meno articolata e quindi meno codificata, essendo parte delle esperienze e a volte anche delle conoscenze tacite. Al pari dell’evoluzione scientifica, i fattori che incidono nella definizione di specifiche traiettorie tecnologiche sono rappresentati dalle imprese, dai mercati e dalle istituzioni in generale. A questo proposito è possibile ipotizzare in modo esplicito l’esistenza di una filiera cognitiva, volta alla produzione di valore che, dal sapere astratto del sistema scientifico, giunge sino al sapere concreto dell’ambiente operativo in cui operano le imprese.
La tecnologia opera in qualità di interfaccia tra il sapere scientifico (che risulta astratto e non finalizzato, se non alla scoperta delle leggi di funzionamento dell’universo) e le macchine (intese quali artefatti caratterizzati dalla proprietà di riproducibilità, ma la cui astrattezza risulta finalizzata a specifiche lavorazioni). L’organizzazione, ossia il management, svolge invece una funzione di collegamento tra tali artefatti e il concreto ambiente in cui l’impresa è immersa; ambiente che, rispetto alla scienza, presenta la massima complessità. La filiera in questione non deve fare intendere una univocità direzionale, giacché l’evoluzione scientifica può dipendere da specifici bisogni che possono scaturire a valle della filiera stessa ovvero nel mercato.
Da questo punto di vista il dibattito dell’economia industriale sulle fonti dell’innovazione si articola da sempre seguendo due macrofiloni: la spinta tecnologica o technology push e la trazione della domanda o demand pull. L’innovazione può infatti essere alimentata o dai cicli di produzione scientifica, che trovano realizzazione nelle applicazioni tecnologiche, oppure da una domanda legata al mondo economico-finanziario che, scommettendo su certi scenari industriali e investendo su certe applicazioni, facilita l’affermazione di determinate innovazioni. Indipendentemente dalla direzione evolutiva è comunque possibile affermare che le opportunità di business siano fortemente ancorate a opportunità tecnologiche.
Cap. 2 – I modelli sull’evoluzione della tecnologia
La dinamica evolutiva della tecnologia: innovazione di prodotto e di processo
È oggi possibile avere una visione della tecnologia e dell’impatto del cambiamento tecnologico sufficientemente precisa per prendere decisioni aziendali di natura strategica e organizzativa. A livello settoriale, l’evoluzione della tecnologia è stata descritta grazie alla formulazione del fondamentale modello di Abernathy e Utterback. In base ad esso, in ogni settore sussistono tre fasi che tempificano la dinamica della tecnologia nel corso degli anni: la fase fluida, la fase di transizione e la fase specifica.
La fase fluida
Questa fase prende il nome dallo stato ibrido che caratterizza la tecnologia in momenti di profonda incertezza ambientale. In questi momenti iniziali esistono diverse soluzioni tecnologiche che risultano abitualmente costose e non ancora affinate e che soddisfano i bisogni solo di alcuni piccoli segmenti di mercato. La tecnologia è dunque “fluida” e si materializza prevalentemente negli elementi di prodotto (innovazione di prodotto), mentre scarsa attenzione è data al processo produttivo sottostante (innovazione di processo).
La fase di transizione (o di fermento)
Quando le soluzioni tecnologiche che sostengono l’innovazione di prodotto convergono verso uno specifico standard: il cosiddetto dominant design, che conferisce le specifiche di prodotto e riduce lo stato di incertezza. Il dominant design si caratterizza per rappresentare una vera e propria discontinuità dal punto di vista del rapporto prezzo/performance e premette la sostituzione di concetti di prodotto (come il passaggio dal vaccum tube al transistor nel caso dei computer), fondamentali miglioramenti nel prodotto o addirittura l’emersione di intere nuove classi di prodotto (es. il personal computer). La presenza di un dominant design riduce l’enfasi sull’innovazione di prodotto e la pone invece su quella di processo. In questa fase la competizione si basa sia sugli elementi di differenziazione del prodotto a partire dal dominant design (efficacia di prodotto) sia sul costo di produzione (efficienza di processo).
La fase specifica
La fase specifica sancisce definitivamente il passaggio a staffetta tra lo sviluppo delle conoscenze legate al prodotto a quelle legate al processo. Le innovazioni di prodotto tendono pressoché a svanire, assumendo una natura progressivamente incrementale. La riduzione dà invece spazio a migliorie legate al processo produttivo. Es. guerra dello standard nel settore del DVD.
Quando si riduce congiuntamente l’enfasi su innovazione di prodotto e processo cosa accade alla dinamica tecnologica? A fronte di un periodo di maturità dove si afferma l’exploitation di uno standard, si avvia anche l’exploration dello standard successivo. Il processo potrebbe avvenire direttamente, in modo sinuoso, o in modo più violento con uno stacco e l’inizio di una gara per la nuova innovazione del prodotto.
Tipologie di innovazione e impatto sulle competenze
Sulla base della evidenza empirica intersettoriale, l’evoluzione tecnologica descritta precedentemente muta spesso la numerosità e le caratteristiche delle imprese presenti in un dato settore. Le ragioni trovano spiegazione essenzialmente nella natura stessa del cambiamento tecnologico.
In particolare, queste innovazioni tecnologiche radicali possono essere di due tipologie: competence-destroying o competence-enhancing. Nel primo caso richiedono conoscenze sostanzialmente differenti rispetto a quelle possedute dalle imprese dell’industria, nel secondo caso, invece, si fondano e avvalorano ulteriormente le conoscenze maturate dagli operatori del settore. Aspetto essenziale è che quando la discontinuità tecnologica è competence-destroying saranno soprattutto i nuovi entranti nel settore ad approfittarne, proprio perché la loro capacità di gestire la discontinuità non trova frizioni nelle conoscenze consolidate all’interno del settore di appartenenza.
Le discontinuità tendono a presentarsi in cluster di prodotti che alimentano un periodo di fermento dell’industria e che mette in moto la guerra per l’affermazione del dominant design. L’efficace gestione di ogni tipo di tecnologia richiede non solamente il naturale presidio di conoscenze tecnologiche (legate allo sviluppo e alla gestione della tecnologia stessa), ma anche il presidio di conoscenze di mercato (legate in particolare al lancio e alla commercializzazione della stessa). I cambiamenti innovativi possono quindi riguardare sia le conoscenze tecnologiche sia le conoscenze di mercato.
Cap. 3 – La gestione strategica della tecnologia
Innovazione, concorrenza e vantaggio competitivo
La concorrenza può essere definita come un meccanismo di mercato che rende omogeneo il comportamento di molte piccole imprese, in presenza di un’offerta simile e di una completa mobilità dei fattori produttivi. Nessuna impresa può pertanto acquisire un vantaggio sulle altre. Più le imprese sono simili più è intensa la concorrenza. Qui la competizione è intesa in senso biologico: più le specie sono simili, maggiore è lì intensità della competizione per l’acquisizione delle medesime risorse. Se poi s’intende la concorrenza come rivalità strategica tra soggetti economici, il mercato descritto dagli economisti classici si qualifica come poco competitivo. Nel momento in cui, infatti, nessuna azienda può danneggiare o essere danneggiata dalle altre, non vi è alcuna sostanziale rivalità.
La curva a S
La curva ad S di Foster è di radicale importanza in quanto consente di predire il potenziale tecnologico a disposizione in virtù dello sforzo tecnologico sostenuto. Legge di Moore: ogni diciotto mesi è possibile raddoppiare il numero di transistor contenuti in un chip di computer a parità di costo. Da cui si deduce che ogni diciotto mesi è possibile raddoppiare la capacità di memorizzazione e processa mento di un chip di computer a parità di costo.
La curva S fornisce un importante ammonimento ai gestori di una data tecnologia. Quando essi si accorgono di una forte riduzione della produttività marginale della tecnologia impiegata nei processi di gestione, è opportuno incominciare a propendere per nuove soluzioni tecnologiche, visto l’approssimarsi del limite fisico legato alla tecnologia stessa.
Le esternalità e i prodotti complementari
Un secondo modello centrale per la gestione strategica della tecnologia è rappresentato dalla curva delle esternalità. In generale le esternalità si verificano quando l’azione di un soggetto causa delle conseguenze (positive o negative) nella sfera di altri soggetti, senza che a questo corrisponda una compensazione in termini monetari. L’esternalità non è intenzionale. Le esternalità di rete risultano positive quando il valore di un bene per un individuo aumenta all’aumentare delle persone che posseggono lo stesso bene (esternalità dirette) o all’aumentare dei prodotti complementari (esternalità di rete indirette).
Per poter beneficiare delle esternalità legate alla tecnologia è opportuno raggiungere la massa critica, che è in funzione di tre fattori: le economie di scala dal lato della domanda (che fanno diminuire costi e quindi prezzi), la presenza di una situazione di lock-in (costi di cambiamento – assenza di situazione di lock-in riduce la probabilità di formazione di massa critica alla base delle esternalità positive) rispetto a una data tecnologia, lo sviluppo di prodotti complementari.
La legge di Metcalfe evidenzia che l’utilità che una tecnologia a rete presenta per un singolo utente della rete è pari al quadrato del numero di utenti che utilizzano quella tecnologia. Ciò significa che al crescere del numero di utenti di una tecnologia reticolare, l’utilità relativa all’impiego della stessa tecnologia cresce esponenzialmente.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Gestione della Tecnologia, dell'Innovazione e delle Operations, Prof. Zamboni Silvia, libro consigl…
-
Riassunto esame Gestione, Docente Secchi, libro consigliato Gestione della tecnologia dell'innovazione e delle oper…
-
Riassunto esame Sociologia urbana, Prof. Ratti Andrea, libro consigliato Questioni urbane. Caratteri e problemi del…
-
Riassunto esame Processi e Disturbi dell'Apprendimento, prof. Bonifacci, libro consigliato Neuropsicologia dello Sv…