Urbanistica: criteri generali della pianificazione
I criteri generali della pianificazione fanno riferimento all'ancora vigente legge urbanistica 1150/42 che è rimasta, pur con le sue integrazioni, il caposaldo di riferimento. Col tempo però mutano i criteri della pianificazione:
- 1150/42: Organizzazione centralistica
- DPR 8/72 e 616/77: Trasferimento dei poteri dalle Regioni ai Comuni
- 142/90: Trasferimento dei poteri alle Province
Legge urbanistica statale 1150 del 17 agosto 1942
- Titolo I: “Ordinamento statale dei servizi urbanistici"
- Titolo II: “Disciplina urbanistica”
- Capo I: Modi di attuazione
- Capo II: Piano territoriali di coordinamento
- Capo III: Piani regolatori comunali
- Sezione I: Piani regolatori generali
- Sezione II: Piani particolareggiati
- Sezione III: Norme per l’attuazione dei piani regolatori comunali
- Titolo III: “Determinazione dell’indennità di espropriazione”
- Titolo IV: “Disposizioni generali e transitorie”
Da tale legge si deduce un processo urbanistico articolato in tre momenti:
- Livello sovracomunale - P.T.C. (dal ’72 al ’77 Regionale, dalla 142/90 Provinciale)
- Livello comunale centrale - P.R.G. oppure P.d.F. con annesso Regolamento edilizio
- Livello comunale attuativo:
- Piano particolareggiato d’espansione - P.P.E.
- Piano di Edilizia Economico Popolare - P.E.E.P (167/62)
- Piano di Lottizzazione convenzionata - P.L.C.
- Piano per gli insediamenti produttivi - P.I.P.
- Piano di Recupero
- Programma Pluriennale di Attuazione - P.P.A. (Legge 90/77 “Bucalossi”)
Il fallimento della legge urbanistica statale è stato causato dalla presenza di un obbligo nel produrre piani a livello comunale e dall’assenza di un obbligo, bensì alla presenza di un “invito” a produrre piani a livello sovracomunale. (Art. 8 “…La formazione del piano è obbligatoria per tutti i comuni compresi in appositi elenchi da approvare con decreto del Ministero dei Lavori Pubblici…”)
Piano regolatore
Il piano regolatore è il principale strumento della disciplina urbanistica. Determina la futura configurazione del territorio comunale e stabilisce le direttive e i vincoli necessari per attuarla, tenendo conto dell’ambiente e delle esigenze della popolazione. Il P.R. fissa le linee essenziali e le fasi dello sviluppo del territorio (Art. 4; 7: “Contenuto del piano generale”) (Art. 7 -> 11).
Il piano regolatore ha validità illimitata nel tempo e deve essere esteso a tutto il territorio comunale. Il piano talvolta sostituisce gli strumenti della pianificazione particolareggiata, specificando e precisando al contempo gli interventi da eseguire. Il principio di pianificazione del territorio comunale usato dal P.R.G. è la suddivisione del territorio in zone territoriali omogenee - Z.T.O., zonizzazione.
Le Norme Tecniche di Attuazione, allegate al piano, (N.T.A.) precisano i caratteri e le limitazioni di zona, i vincoli attinenti a particolari servitù e gli elementi atti ad integrare il Regolamento Edilizio (Rimpiazzato dal P.R.G.)
- Alcuni elaborati di progetto: Tavola di inquadramento regionale, tavola dello stato di fatto del territorio comunale, progetto di P.R.G. con azzonamento, tavola delle Z.T.O., tabella di verifica degli standard urbanistici, Norme Tecniche di Attuazione, Relazione Tecnica illustrata.
Il P.R.G è introdotto con la 1150/42 ma successivamente modificato con la 765/67 per accelerare i tempi di formazione dei piani.
Iter di formazione del P.R.G.
- Redazione tecnica del progetto di piano
- Delibera di adozione del Consiglio Comunale
- Deposito e pubblicazione del progetto di piano adottato
- Presentazione delle osservazioni
- Controdeduzioni
- Presentazione del piano all’organo regionale competente
- Pubblicazione
Programma di fabbricazione
Il Programma di Fabbricazione veniva redatto nei comuni più piccoli per volontà della 1150/42, ebbe grandissimo successo grazie alla sua snellezza procedurale. Il P. di F. non copre sempre la totalità del territorio e accompagna il Regolamento Edilizio. Anche il P. di F. suddivide il territorio in Zone Territoriali Omogenee - Zonizzazione.
Zonizzazione
La Zonizzazione è introdotta e specificata in dettaglio dal D.M. 1444/68. Le Zone Territoriali Omogenee e i relativi limiti di densità edilizia sono principalmente individuati come segue: (Art. 2)
- Zona A – Centro Storico, zone caratterizzate da particolare pregio storico, artistico e ambientale;
- Zona B – Completamento, zone del territorio totalmente o parzialmente edificate. Si considerano zone parzialmente edificate le zone in cui la superficie coperta degli edifici esistenti non sia inferiore al 12,5% della superficie (un ottavo) fondiaria della zona e nella quale la densità territoriale non risulti superiore a 1,5 mc/mq;
- Zona C – Espansione, parti del territorio destinate a nuovi insediamenti;
- Zona D – Impianti Industriali;
- Zona E – Zone Agricole;
- Zona F – Servizi e Attrezzature
L’art. 3 del D.M 1444/68 disciplina il rapporto massimo tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici o riservati alle attività collettive. È inoltre fatto noto che ogni abitante ha bisogno di 100 mc per vivere e (80 di residenza e 20 di servizi strettamente connessi alla residenza) 18 mq per abitante di standard urbanistici.
Lo Standard Urbanistico dettato dal decreto interministeriale 1444/68 rappresenta il rapporto massimo tra gli spazi destinati ad insediamenti residenziali e a spazi pubblici. Le Attrezzature sono invece lo spazio e complessi dei mezzi funzionali allo svolgimento di una o più attività di servizio in ambito urbano e territoriale. L’attrezzatura è di uso collettivo e può essere pubblica o privata.
Piano territoriale di coordinamento
Il Piano Territoriale di Coordinamento viene codificato dalla 1150/42 prima di appartenenza nazionale, poi con i DPR 8/72 e 616/77 regionale ed infine con la 142/90 e la 265/99 provinciale. Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale individua:
- Le destinazioni del territorio in relazione alla prevalente vocazione delle sue parti
- La localizzazione delle maggiori infrastrutture e delle principali linee di comunicazione
- Le linee di intervento per la sistemazione idraulico-forestale ed in genere per il consolidamento del suolo e della regimazione delle acque
- Aree nelle quali sia opportuno istituire parchi o riserve forestali
Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale in Molise è presente solo per Campobasso e conta di sei matrici:
- Matrice socio-economica (Parametri ISTAT)
- Matrice ambientale (Tutela del paesaggio, tiene conto dei piani paesistici vigenti)
- Matrice storico-culturale (Valorizzazione del patrimonio storico-culturale e riqualificazione di aree e percorsi)
- Matrice insediativa (Centri urbani molto piccoli, poco collegati e in progressivo spopolamento)
- Matrice produttiva (Agricoltura, industria, commercio e turismo)
- Matrice infrastrutturale (Distribuzione ed efficienza delle reti infrastrutturali)
Composizione del P.T.C.
- Relazione Generale “il P.T.C.P. costituisce lo strumento di pianificazione e di orientamento per le politiche, le attività programmatorie della Provincia stessa”... “concepito come una sintesi di una serie di Piani di Settori”
- Sintesi Progettuale (Aree di intervento: dove, come, perché, cosa)
- Norme Tecniche di Attuazione
- Monografie di settore (matrici + relazioni)
- VAS (valutazione ambientale strategica)
- Tavole di Analisi (per ogni matrice)
- Tavole di progetto
Pianificazione, programmazione e progettazione
- Strumenti di pianificazione: I piani determinano le linee evolutive di sviluppo del territorio. Sono strumenti che analizzano la realtà e fissano modi e obiettivi da raggiungere per un’evoluzione mirata.
- Documenti di programmazione: I programmi fissano le precedenze operative con previsione di spesa pluriennale. Sono documenti che con una scala di priorità consentono di raggiungere gli obiettivi di pianificazione.
- Elementi di progettazione: Elaborati che definiscono, prima in linea di massima e poi in dettaglio le caratteristiche tecniche, i costi e i tempi di esecuzione
Evoluzione della disciplina urbanistica applicata al territorio rurale
- Legge 1150/42 + Circolare Ministeriale 2495/54 (assetto e incremento dei centri abitati e sviluppo urbanistico in generale)
- Legge 765/67 “Legge Ponte” (si rivolge anche al territorio fuori dall’abitato e introduce l’obbligo di licenza edilizia a tutto il territorio comunale e gli oneri di urbanizzazione (anche rurale))
- Legge 865/71 “Legge sulla casa” (Programmi e coordinamento dell’edilizia residenziale pubblica; P.E.E.P.; edilizia rurale (art. 26))
- Decreto interministeriale 1444/68 “Z.T.O.” (Massima densità fondiaria per zone agricole di 0,03 mc/mq)
- Legge 10/77 “Norme per l’edificabilità dei suoli, Legge Bucalossi” (L’art. 9 (abrogato dall’art. 163 del D.P.R. del 2001) prevedeva l’esenzione dal pagamento della concessione edilizia per le opere da realizzare in zone agricole. Tale legge introduce invece la concessione edilizia onerosa e gli oneri di urbanizzazione (già previsti dalla 847/64 e 865/72))
- Galasso 431/85
I tre livelli della pianificazione
La legge u... (testo incompleto).
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