Portrait of the journalist Sylvia von Harden
Otto Dix
Ritratto della giornalista Sylvia von Harden di Otto Dix, 1926, Musée National d’Art Moderne, Paris. Olio su tavola, 120 x 88 cm.
Storia
La decadente Germania della Repubblica di Weimar (1918), a cavallo tra le due guerre. Si susseguono scioperi e manifestazioni guidati da rivoluzionari comunisti tedeschi. Le conseguenze del crollo della Borsa di Wall Street nel '29 e l'ascesa del partito nazionalsocialista di Hitler la travolsero nel 1933. Anche se contrassegnata da una forte ambiguità, la Repubblica di Weimar rappresenta, oltre a un modello di democrazia assai avanzato per il tempo, un momento fondamentale per la cultura del '900. In questi anni si assiste ad un fervore di attività che interessano anche la quotidianità, e influenzano notevolmente il teatro, la musica, il cinema, la letteratura, l'architettura e la pittura. Nasce la Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit), di cui Otto Dix fu il maggiore esponente.
Otto Dix
Otto Dix nacque a Gera nel 1891, è considerato l’esponente di spicco della Neue Sachlichkeit. Frequentò la scuola decorativa di Dresda, specializzandosi nei ritratti. La sua passione per le gallerie e le mostre d’arte determinarono il suo perfezionamento anche come autodidatta, e l’artista che più lo colpì fu Van Gogh. Dipinse le sue opere più note durante gli anni della Repubblica di Weimar, incentrate su temi forti e rappresentati con crudezza: la guerra, la vita in trincea, la morte, i reduci storpi nelle città del dopoguerra, le deformità, la Germania di strada oltre a numerosi ritratti e autoritratti che realizzò con costanza per tutta la vita. Nel 1925 partecipò alla mostra della Nuova Oggettività a Mannheim e nel 1927 fu chiamato a insegnare all’Accademia di Dresda.
Allo scoppio della Prima Guerra mondiale si arruolò come volontario, combatté da sergente maggiore sia sul fronte occidentale che su quello orientale, rimanendo ferito più volte e ottenendo 4 medaglie. Il motivo per cui si arruolò era per curiosità, per esplorare l'essere umano, non tanto perchè abbracciasse particolari ideologie politiche. L'esperienza della guerra lo segnò profondamente trasformandolo in un pacifista, e questo trauma fu determinante per tutte le sue opere a venire; in trincea abbozzava i disegni dei drammi, ne sono stati raccolti circa 600 fogli di carboncini, china e acquerelli.
Nel 1933, con la presa del potere da parte di Adolf Hitler, fu considerato un artista degenerato, perse l'incarico di professore all'Accademia di Dresda e gli venne proibito di esporre le proprie opere, alcune delle quali furono bruciate. Si trasferì sul lago di Costanza, costretto a dipingere esclusivamente paesaggi. In quanto veterano della Prima guerra mondiale, allo scoppio della Seconda guerra mondiale fu nuovamente richiamato nell'esercito tedesco; catturato dalle truppe francesi, fu rilasciato nel 1946. Nel dopoguerra riprese l'attività artistica realizzando soprattutto scene di sofferenze legate alla guerra. Otto Dix morì a Singen, in Germania, il 25 luglio 1969.
Cenni artistici
Corrente sviluppatasi alla fine della prima guerra mondiale, coinvolse principalmente la pittura; il 1925 fu l’anno più importante, si tenne a mostra sulla Nuova Oggettività a Mannheim. Era in contatto con il realismo, il dadaismo, il neoclassicismo e l’espressionismo, distinguendosi per le tematiche legate alla disillusione, al cinismo e per l’amara acutezza nell’osservare la realtà, descritta in modo lucidissimo. Si distingue dal realismo perchè carica di emotività e dall’espressionismo perchè non soggettivista ma incentrata sullo specchio della società malata e corrotta.
Tecnica
Nella scelta del formato dei quadri come in quella della tecnica pittorica (velature e colpi di luce ad olio su una base di tempera) e della tavolozza, vi è in Dix il desiderio di alzarsi sopra la confusione del proprio tempo, di rifare il percorso dalle origini della modernità per comprendere come ci si sia perduti, ed era solito usare tonalità molto cupe ma non prive di saturazione.
Sylvia von Harden
“Così lei vorrebbe dipingere i miei occhi senza luce, il mio naso gobbuto, le mie labbra sottili, lei vorrebbe dipingere le mie mani da strega, le mie gambe rinsecchite, i miei enormi piedi, capaci tuttalpiù di spaventare, ma non di certo di ringiovanire nessuno?”
Dix “Descrizione perfetta! questi tratti riuniti insieme daranno il disegno di un’epoca in cui ciò che conta di una donna non è la sua bellezza ma la sua emanazione psichica.”
Sylvia von Harden, chiamata anche Sylvia von Halle, è stata una giornalista e poetessa tedesca, durante la sua carriera ha scritto per molti giornali in Germania e in Inghilterra, ma resta nota più come il soggetto del dipinto di Dix che per quel che ha effettivamente fatto nella vita. Il quadro rappresenta la trasfigurazione moderna del mito dell’androgino e l’ironica immagine della donna intellettuale emancipata. La sessualità femminile è esibita nel suo aspetto più degradante, quello della mercificazione del corpo, derubato della sua naturale sensualità. Dix la raffigura seduta in maniera spigliata presso l’angolo di un caffè, è spigolosa, pallida e decadente in questo ritratto spietato, realistico, tendente a esprimere le reazioni e i giudizi dell’autore.
Bocca tinta e spietata, intenta ad ascoltare un interlocutore e pronta a rispondergli. Gli occhi cerchiati di chi ha intensamente vissuto ed il monòcolo (accessorio prettamente maschile e intellettuale). Capelli tagliati alla mascolina simbolo della donna emancipata, maschilizzata. Sotto il vestito a scacchi corto, la calza scivolata introduce un elemento di sensualità, che richiama la decadenza dell’epoca. La mano in riposo sembra però un artiglio, le cui dita distorte sono un richiamo ai corpi feriti di guerra. Le mani sono scarne e grandi, la sigaretta tenuta accesa fra le dita, fumare è ancora presunto simbolo di emancipazione. Sul tavolo un cocktail, fiammiferi e sigarette, i riti della Berlino alla moda. Un senso di tensione è dato dai colori vibranti.
Punto di vista
Il punto di vista è frontale, lo spettatore si trova idealmente di fronte alla donna, per poi far scendere lo sguardo verso il corpo e gli oggetti.
Equilibri
Gli elementi sono disposti nello spazio in modo composto, e il quadro è suddivisibile in quattro parti in maniera bilanciata (volto, corpo, respiro nella porzione del muro, tavolo). La sigaretta accesa coincide perfettamente con il centro del quadro.
Luce
La fonte luminosa arriva da in alto a sinistra, è abbastanza soffusa da non produrre chiaro-scuri e ombre estremamente evidenti, ma è comunque molto presente, dando vitalità ai colori della stanza. L’atmosfera è semplice ma allo stesso tempo suggestiva, non è chiaro in che momento della giornata stia avvenendo la conversazione.
Colore
Il tentativo di semplificare il disegno riducendone le forme comporta una presentazione più semplice dell’uso del colore: nel quadro prevalgono i toni caldi del rosso, che con le loro vibrazioni creano un senso di tensione e suspense.
Vicinanza
Minore è la distanza tra i soggetti, maggiore è la loro percezione come parte di un gruppo. La mano sinistra in questo caso, accentuata dal contrasto con il vestito, compare come un unico gruppo. Le gambe molto chiare si accostano immediatamente al gruppo di oggetti sul tavolino.
Gradiente gerarchico
Il gradiente gerarchico considera il peso visivo e viene evidenziato in questo caso dal volto di Sylvia e dal gruppo di oggetti sul tavolo. Lo sguardo tende successivamente a scendere verso le mani e le gambe.
Similarità
Gli elementi vengono uniti con tanta maggior coesione quanto maggiore è la loro somiglianza. Volto, mani e gambe vengono accostate perchè simili (fattore accentuato dal colore). Il busto, anche se interrotto dal braccio sinistro, è composto da un abito con texture che lo raggruppa.
Destino comune
Gli elementi con movimento uguale tra loro e differente da altri elementi vengono raggruppati. Nonostante il quadro sia prettamente statico, gli arti possono alludere ad un leggero movimento, quello che un corpo rilassato svolge durante un dialogo.
Chiusura
Alcuni elementi non collegati tra loro possono essere interpretati come un’unica figura. Nel caso di quest’opera, nel soggetto e in ciò che lo accompagna non vi sono interruzioni, ma l’angolo dello sfondo è chiuso dall’intuizione dello spettatore.
Esperienza passata
Tutti gli elementi di un insieme che riescono a far rivivere le nostre esperienze percettive di un dato oggetto, tendono a formare una figura. In questo caso ci è possibile immaginare che il tavolo mantenga una forma rotonda e non presenti altri oggetti e che le gambe della donna proseguano mantenendo le proporzioni del suo corpo.
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