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Geografia umana, appunti di tutte le lezioni scritti in modo chiaro e discorsivo

Appunti di geografia umana basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Cavallo dell’università degli Studi Ca' Foscari Venezia - Unive, facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea in economia e gestione dei beni e delle attività culturali. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Geografia umana docente Prof. F. Cavallo

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ESTRATTO DOCUMENTO

Né mai più toccherò le sacre sponde

Ove il mio corpo fanciulletto giacque. Zacinto mia

Che te specchi nelle onde del greco mar

Da cui vergine nacque Venere…

(Ugo Foscolo, A Zacinto, 1803)

VINO E PAESAGGI VITICOLI A VENEZIA E IN LAGUNA [7/12]

Pergole: fanno fresco d’estate e costituiscono un micro ambito produttivo.

Trasporto attraverso barche o carri fino al luoghi di consumo. Nella riva del vin vicino a Rialto arrivavano le

zattere con il prodotto finito.

Malvasia: oggi si sente parlare principalmente di malvasia istriana ma originariamente veniva dalla Grecia.

Quado le città crescevano, gli spazi per l’agricoltura venivano marginalizzati.

SPECIFICITA’ AMBIENTALI:

✓ Insularità

✓ Maree/acqua alta: variazioni non solo giornaliere ma anche di lungo periodo

✓ Variazioni di livello delle acque lagunari (lungo periodo)

✓ Tempeste marine e venti (Scirocco e Bora)

✓ Dune e terreni sabbiosi

✓ Salinità dei suoli

✓ Terroir salmastro: caratteristiche biologiche, chimiche e climatiche che fanno sì che quell’area dia delle

particolari connotazioni al vino. La sapidità della salinità dei suoli si percepisce nei vini che si ricavano.

✓ Resistenza alla fillossera: insetto infestante molto dannoso per le viti di cui c’è stata una grande epidemia

a partire dal 1863 ed è originario degli U.S.A. Le viti precedenti vengono passate vie e vengono inseriti nuovi

innesti fatti partire dalla vite americana che era immune alla malattia. In alcune aree sono resistite delle vigne

pre-fillosseriche che gli esperti chiamano “viti a piede franco”, senza l’innesto. Questo accade a Venezia

perché:

▪ L’insularità funge da protezione

▪ I suoli sabbiosi costituiscono un ambiente sfavorevole alla fillossera.

▪ La laguna di Venezia è un patrimonio ampelografico

Malamocco, Lido rete come protezione delle vigne come difese dai venti.

Sant’Erasmo ripristinato un antico sistema di drenaggio concepito per desalinizzare almeno in parte il suolo.

Vigna Murata, Mazzorbo protegge un bene economicamente importante dai venti. Spesso si costruivano

quindi isole vitate completamente circondate da mura (es. San Giacomo).

• Lo sviluppo dei vigneti è dovuto da fattori storici e ambientali allo stesso tempo.

VIGNETI DI VENEZIA

Si può dividere la laguna di Venezia in:

• Centro storico

• Murano, Burano, Lido

Con 4 categorie di vigneti veneziani (due nel centro storico e 2 nella parte della laguna nord e del Lido)

1. Vigneti di tradizione monastica all’interno di monasteri o conventi. Rappresentano una realtà incardinata

nella storia di questi ordini.

▪ Carmelitani Scalzi

▪ Monastero dei SS. Giuseppe e Bonaventura

▪ Convento di S. Francesco della Vigna

▪ Parrocchia di Sant’Elena

▪ Monastero della Santissima Trinità (Giudecca) PAGINA 10

Tutti i vigneti sono in zone periferiche (sempre del centro storico). Erano caratterizzate da una presenza molto

più alta di zone industriali e agricole, terreni quindi con scopi di produttività.

PERCHE’ VIGNETI NEI CONVENTI:

La vite e il vino sono importanti a livello teologico, liturgico e regolare: il vino è il sangue di Cristo, nella Bibbia

si fa spesso riferimento alla vite, non si può celebrare la messa senza il vino.

Autoconsumo: era il primo motivo per il quale veniva coltivata la vite.

Vigneti “invisibili”: circondati da alte mura, non sono percepibili del paesaggio urbano.

Rappresentano sopravvivenze del passato: una volta i religiosi erano molti di più. Ora sono meno e molti sono

anziani e non possono quindi lavorare alla vigna. Bisogna quindi pensare a metodi contemporanei per aiutarli.

2. Vigneti “sociali” sopravvivono grazie all’iniziativa di un’associazione. 50/60 associati divisi tra chi lavora e

chi solo contribuisce alla causa. Il punto di partenza è la cultura del vino, che ha in se aspetti conviviali e

sociali. Dalla dimensione del bere insieme si sono spostati al fare vino insieme a partire dalla cura collettiva

della vigna. Si propongono di salvaguardare e far conoscere un patrimonio a rischio e di riprendere il contatto

con la terra. Salvaguardano il paesaggio viticolo veneziano riappropriandosi degli spazi urbani e vivendo la

città in modo differente.

• Vigneto dell’Hotel Cipriani - Vigneto della Casa di Riposo IRE

• Vigneti dell’Isola delle Vignole - Vigneto dell’ex Convento di San Michele

• Pergola della Corte Sconta - Pergola Campiello della Tana

3. Vigneto di autoconsumo simili a quelli di autoconsumo dell’entroterra veneziano. Sono un’associazione di

orto e vigna. Tipici dell’Isola di Sant’Erasmo. Per questo tipo di vigna si pone lo stesso problema che per

quelle di tradizione monastica: chi lavora la terra è anziano.

4. Vigneti commerciali: realtà completamente diverse dalle altre. Tre a Sant’Erasmo (orto di Venezia (2),

Prosecco del Nobil Homo), Venissa, (Mazzorbo).

INVESTIMENTI:

• Da parte di imprenditori esterni dalla laguna di Venezia.

• Circuiti locali selezionati ed esportazione

• Integrazione con forme di enoturismo lagunare

ASSOCIAZIONE TRA INSULARITÀ E FEMMINILITÀ: [11/12]

La normalità territoriale è associata al continente (maturità, completezza, pieno sviluppo economico e

geopolitico).

L’isola al contrario è caratterizzata da una condizione di minorità, arretratezza, isolamento. Questi fattori,

inseriti all’interno di una cultura patriarcale, rendono facile proiettare l’idea di femminilità nel contesto insulare.

Femminilità ha caratteristiche che vanno contenute perché ha caratteristiche potenzialmente pericolose.

Gli argonauti: si imbattono nell’isola di Lemno, popolata solo da donne guerriere pericolose (hanno sterminato

tutti gli uomini).

La Fata Morgana abita nell’isola di Avalon: all’inizio è una figura benevola che accudisce re Artù ma poi assume

connotati stregoneschi e esoterici.

Isola di Lesbo: Saffo istitutrice del tiaso: istituzione formativa per ragazze che vengono mandate alla poetessa

dalle loro famiglie. Le ragazze vengono introdotte anche alla sessualità attraverso l’omoerotismo. Sono libere di

esprimere ogni tipo di arte e di amarsi a vicenda.

Toponomastica legata alle donne:

Isla Mujeres e Mahiladu (attuale nome) una volta si chiamava Minicoy (isola delle donne).

Gli uomini che abitavano le isole, partivano per il mare lasciando le donne. L’amministrazione dell’isola restava

quindi alle donne. A Minicoy, rimane una società matriarcale dove è il consiglio delle anziane a prendere le

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decisioni importanti per la comunità e, al momento del matrimonio è l’uomo a prendere il cognome della donna

e a trasferirsi a casa dei suoi genitori.

L’archetipo dell’isola è utilizzata da:

• Pubblicità

• Marketingturistico

• Mass media

L’archetipo dell’isola è standardizzato e banalizzato. Il clichè si divide in due: l’isola mediterranea per i cibi

(tonno) e l’isola tropicale per profumi, cataloghi di viaggi e abbronzanti.

Isole in vendita e affitto:

poste come su un catalogo, senza considerare la loro collocazione geografica o le dimensioni.

PAESAGGIDELLE ZONE UMIDE E PAESAGGI DI BONIFICA.

Zone umide

Il termine è utilizzato facendo un calco dall’inglese “wetlands”. Il termine indica una varietà importante di

paesaggi: possono essere paludi, stagni, zone acquitrinose, saline, risaie, campi allagati tradizionali.

Può essere quindi naturale, artificiale o semi artificiale; nella maggior parte dei casi si tratta di un’area

naturale con interventi antropici (Venezia).

Può presentare acque dolci o salate. Alcune zone umide sono permanenti, altre sono periodiche e compaiono

solo nelle stagioni delle piogge.

Possono trovarsi in zone interne o in costa; ad altitudini diverse (torbiere d’alta quota: terreni ricchi di torbia,

residui vegetali che vanno via via a compattarsi e sono estremamente umidi e impregnati d’acqua.)

La commistione tra terra e acqua è una costane in continua evoluzione. Tutte le zone umide sono infatti

estremamente mutevoli. Le zone umide costiere sono particolarmente mutevoli: cambiano nel corso delle

stagioni o anche della stessa giornata. Cambiano secondo delle evapotraspirazioni e delle precipitazioni più o

meno importanti.

1971 a Ramsar ci fu una grande conferenza internazionale da cui risultò la “convenzione di Ramsar” per la

conservazione delle zone umide, zone fondamentali per l’avifauna. Per la prima volta si riconoscono delle

dinamiche comuni che derivano dal fatto di presentare la commistione di terra e acqua.

• Riconoscono delle dinamiche e problemi comuni

• Sensibilizzazione sociale: sono gli ambienti più ricchi dal punto di vista vegetale e animale.

Compiono regolazione idro-geologica fungono da casse di espansione naturale in caso di alluvioni o piogge

intense. Fitodepurazione.

Rapporto delle popolazioni e postura culturale:

Chinino sostanza contro la malaria. In Sardegna la malaria era estremamente diffusa. Molti sono talassemici,

mutazione genetica che rende resistenti alla malaria

Black Lagoon rappresenta la laguna come un ambiente pericoloso popolato da mostri.

• Per la cultura pre Ramsar, le lagune sono ambienti inutili, quindi sostituibili, malsani e pericolosi

(malattie e misteriosi). Tutti questi fattori portano a una demonizzazione socio-politica. Per lungo tempo

si è pensato che bastasse respirare i miasmi delle zone umide per ammalarsi.

È vero che le zone umide hanno condizioni di difficile penetrabilità e sono conoscibili solo da chi le vive

dall’interno. La palude rimane un luogo problematico sia fisicamente che in modo figurato. Mussolini parlava di

palude del parlamentarismo.

Ma queste zone erano usate per pratiche tradizionali: pesca (più sicura rispetto a quella in mare), caccia (come

passatempo aristocratico), raccolta, attività saliniera, pascolo.

I casoni veneziani erano costruiti con materiali interamente provenienti della zona palustre.

• Cibo.

• Dai materiali si ricavano sedie, cappelli, ceste

• Allevamento per i bachi da seta PAGINA 12

• Pascolo per ovini

• Raccoglitori umani di sanguisughe che poi venivano rivendute a medici e farmacisti.

Wilderness: se ne parla soprattutto nella cultura americana in relazione ai grandi spazi del nord.

Le zone umide italiane erano molto gestite dalle comunità locali che esercitavano interventi di artificializzazione

che però non erano tali da inficiare il grado di naturalità.

AREE BONIFICATE

Bonificare: bonum facere: fare buono ciò che prima non era. Rendere buono un terreno o un territorio e le acque

superficiali che lo interessano. Arrico Serpieri (agronomo) nominato sottosegretario alla bonifica integrale sotto

Mussolini. È stato uno dei teologi delle grandi azioni di bonifica. Serpieri definisce la bonifica: è tutto il complesso

delle azioni volte a sistemare un terreno o un territorio in modo da rimuovere gli impedimenti, gli ostacoli da un

lato all’agricoltura e dall’altro all’insediamento rurale. Tra tutti questi si basavano su disordini idraulici delle zone

umide (pericolosi, malsani, marginali): le zone umide dovevano essere salvate da se stesse, portate a cambiare il

loro tipo di agricoltura (sale, canna palustre, sanguisughe, riso). Renderle aree agricole produttive e con

insediamento stabile. Abitazioni venivano usate per una sola stagione e poi abbandonate. Risolvere problema

recepito come disordine idraulico, rispetto al quale bisognava fare ordine. Cosa e buono e cosa è cattivo,

malsano?

Bonifica è un termine molto ampio e generico. Tutte le azioni di risanamento, drenaggio, disseccamento,

colterizzazione (paesi bassi: colter: dighe che hanno mantenuto il mare al di fuori e consentito di coltivare

terreni), canali di drenaggio (costruiti da monaci nella pianura padana, Chiaravalle).

Bonifica moderna: idraulica meccanica XIX-XX secolo (1870-1960). Con bonifica si può parlare anche di bonifica

montana o collinare (terrazzamenti). Aree di pianura: paesaggi piatti, aperti, liberi. Altimetricamente poco

rilevanti, anche sotto il livello del mare. Senza la bonifica sarebbero state paludi e stagni. Aree costiere. Il punto

era il disordine idraulico: terre percepite come idraulicamente confuse, soggette ai mutamenti delle zone umide.

Meccanica: si utilizza un macchinario: le idrovore. Qualcosa che beve l’acqua. Pompe idrauliche in grado di

aspirare quantitativi d’acqua in un punto altimetricamente basso per espellerli in un recipiente idraulico (fiume,

mare). Idrovora: attraverso la pompa si può fare un salto. Prima funzionavano a vapore, carbone, diesel e infine

elettriche. Idrovora Santa Margherita in pianura padana. Camino ancora intatto come quello degli opifici.

Espelleva i fumi del carbone. Ciminiere sono state dismesse o abbattute quando il carbone è stato sostituito.

Anche un mulino a vento era una macchina idrovora. In Italia non si è potuto bonificare con macchine a vento.

BONIFICA MECCANICA: perché l’elemento meccanico ha fatto la differenza. Prima di allora in Italia si

bonificava, però c’è stato un salto qualitativo e quantitativo. Non erano usate macchine a vento. Si utilizzava il

drenaggio per gravità, dove c’erano le condizioni di giacitura. Oppure bonifica per colmata: riempire terreni con

terra, comata artificiale o naturale. Riportare terra in maniera naturale: sempre con intervento antropico, cioè

con la carriola. Inducono il fiume a depositare in una coltre e poi si portava a depositarlo in un altro letto. Grandi

operazioni, ma bisognava avere condizioni favorevoli. Era impossibile nelle aree costiere o nelle aree molto

depresse. Lo zero di bonifica: pompa idrovora che fa fare un salto. Largo catino drenato. Tutta l’acqua portata

nel punto più depresso. L’idrovora pesca ed espelle l’acqua di fuori. Grande progetto ingegneristico che consegna

paesaggio completamente diverso da quello delle zone umide. Lucio Gambi: bonifica. Aree dal ferrarese, fino al

Friuli. Fasce tirreniche della Toscana e del Lazio: maremma e delta del Tevere, agro romano e agro pontino.

Molte pianure del mezzogiorno. Sud Italia: dorsale appenninica da cui discendono fiumi con regimi molto

irregolare: fiumare. Da regime torrentizio in autunno oppure possono disseccarsi. Aree utilizzate per la

transumanza. Piana della capitanata, del Volturno, di Metaponto. Bonifiche anche del secondo dopo guerra.

Isole: Sardegna bonifiche dei campidani e stagni costieri. In Sicilia: piane costiere (piana di Catania, eliminazione

della zona umida, che è stata in parte bonificata). 3 nuclei importanti: Bassa Veronese: tra Veneto e Lombardia.

Piana del Fucino in Abruzzo, forte segno di artificializzazione. Valle del Iano del Cilento interno. PAGINA 13

3 interventi importanti di bonifica contemporanea: insiemi molto importanti per estensione.

• Bonifica del ferrarese e delle valli di Comacchio

• Stagno di Sassu in Sardegna (Oristano). Creata la città di Arborea. L’agricoltura ha bisogno di acqua, la

bonifica non coincide con la semplice asciugatura. Drenaggio e irrigazione controllata.

• Paludi pontine: agro pontine. Non c’erano canneti, lagune, ma selve: foresta umida. Alberi ad alto fusto

dove si aprivano piscine. Tentativi di rete di canali di bonifica. Riguardavano l’alta pianura: acqua drenata

per gravità. Bonifica dell’area costiera, salvando il Circeo, dove sono state fondate 5 città (Latina,

Sabaudia, Pontina ecc.). Famiglie di natura contadina. Persone provenienti da altre regioni.

Veneto: 3 grandi comprensori. Pianura veneta: urbanizzazione (megalopoli padana) espansione nelle fasce

pedemontane e di pianura. Non si legge la bonifica. Ci sono paesaggi che ancora conservano queste

caratteristiche: veronese, delta del Po, bassa veneto (dal Piave verso est, fino alla bassa friulana). Mosaico tra aree

umide e aree che erano caratterizzate da clima umido e ora bonificate. Si è passato da vaste estensioni di paesaggi

indefiniti (paesaggi lagunari, reticoli di canali e barene in Laguna nord di Venezia; motta: terreno un po’ elevato;

campagna acquatica, commistione tra terra e acqua; bonifica isolotto costiero Vallevecchia ) a paesaggi bonificati

e resi produttivi, terre e acqua separate, geometrizzate, gestione antropica importante. Creazione di terre nuove:

azione demiurgica.

Ogni paesaggio agrario è un paesaggio costruito. Storia del paesaggio agrario italiano (Sereni, 1961): si proponeva

di fare una diamina di paesaggi italiani. Paesaggio poli culturale delle colline toscani; paesaggio gelsicoltura

lombarda; paesaggi agrari del sud; paesaggi della bonifica meccanica. Paesaggio agrario secondo Sereni: è la

forma che l’uomo nel corso e ai fini della sua attività agricola coscientemente e sistematicamente imprime al

paesaggio naturale. L’uomo crea un certo assetto del paesaggio agrario. Possiamo decidere di tutelarlo come

patrimonio. Deriva dal tipo di uso agricolo delle risorse. C’è una bella differenza tra campagne di tradizione

agricola plurisecolare, costruite con due caratteristiche: bassa intensità di capitali e grande lavoro fisico

(campagna secondo Carlo Cattaneo come grande deposito di fatiche), pochi capitali utilizzati in tempi molto

lunghi, che hanno consentito l’adattamento dell’ambiente e procedere secondo il sistema prova-errore.

Completamente diverso per paesaggi di bonifiche meccaniche idrauliche. Grandi capitali, grande uso di

tecnologia, trasformazioni in tempi molto brevi. Progetto costruito a tavolino unitario, realizzati in poco tempo.

Costruire in fretta nuove regioni agricole dove prima non c’era nulla. Idea della terra nullius: si arriva con la

modernità dove prima non c’era nulla. In realtà erano ambienti con loro caratteristiche e substrati culturali dove

l’uomo agiva. Rappresentate concettualmente come il nulla. Da punto di vista artistico Marcello Nizzoli:

realizzazioni delle case coloniche, tutte uguali con stesso schema architettonico.

MOTIVI DI BONIFICA [13/12]

Malaria o paludismo: malattia che si pensava essere dovuta dalla cattiva aria delle paludi.

La bonifica migliorava le condizioni igienico-sanitarie ed economico-produttive.

Autarchismo: durante il fascismo. Occorre bonificare per incrementare le produzioni senza più importare

dall’estero.

Creare nuove terre vuole dire incrementare la richiesta di macchine agricole, presidi chimici (soprattutto

fertilizzanti).

Non diventerà mai una riforma agraria che ridistribuisce le terre ai contadini senza terra.

Creare nuove terre non significava solo creare nuovi insediamenti, abitazioni più dignitose e stabili a famiglie

povere di contadini che vivevano in condizioni abitative precarie. Ma creare le terre significa anche controllare i

contadini che vi si insediavano. Fissando le famiglie coloniche alle terre di bonifica dava controllo politico alle

classi dominanti.

In periodo di crisi economiche e disoccupazione, dare inizio ad azioni di bonifica significava dare lavoro a molte

persone, evitando ribellioni sociali.

Per il fascismo, ma non solo, gli interventi di bonifica sono stati oggetto di propaganda. Si passava dal buio

dell’impenetrabilità alla luce e al controllo di ciò che tendenzialmente poteva essere nascosto. PAGINA 14

STATO MODERNO:

• Esercito: che difende e controlla

• Burocrazia

• Fiscalità

Il territorio deve essere pienamente conoscibile per poterlo controllare. Gli abitanti delle zone umide

sostenevano uno stile di vita pre-moderno e non potevano integrarsi quindi con quello che era lo stato moderno.

Tutte le dittature del 900 presentano operazioni di questo tipo. Ciò accade perché la dittatura voleva mostrare

la sua grandezza attraverso opere di gigantismo.

Chi si opponeva alle bonifiche? Chi le abitava, che si ritrovava spaesato in un luogo totalmente diverso dal quale

nel quale erano cresciuti. A volte si adattavano, altre cercavano di opporsi (luddismo rurale). Ciò nonostante, la

stragrande maggioranza della popolazione era favorevole alle bonifiche.

La bonifica ha in sé il senso di un potere così forte che è in grado di cambiare i connotati di un paesaggio. Questa

proiezione di potere del terreno ha uno dei suoi momenti apicali nella bonifica integrale può sembrare che si

voglia bonificare tutto il territorio italico. La bonifica che intendeva Serpieri era una bonifica che andava a più

livelli.

RURALISTICA FASCISTA:

1. Drenaggio

2. Colonizzazione e bonifica sociale

3. Infrastrutturazione

• Disegno complessivo di come doveva essere il territorio in seguito alla regione.

I terreni erano quasi completamente riservati alla coltivazione di barbabietole da zucchero.

Fibre tessili: l’autarchia significava non importare più fibre dall’estero. Si produceva la viscosa (dalla canna

gentile). A Torviscosa l’intera città (in un territorio di bonifica) era dedicata alla lavorazione della viscosa.

Il concetto di bonifica diventava enciclopedico e diventa costruzione di un nuovo territorio moderno. Bonifica

non significa più solo intervento idraulico, è un disegno complessivo, esempio di totalitarismo territoriale

(non c’è spazio per le soggettività diverse). Non era per libera iniziativa che si andava ad abitare nei canali di

bonifica. Le persone andavano incanalate in quei territori in modo molto rigido. Per quanto si controlli il

territorio, alcuni elementi naturali o antropici possono sfuggire, ma l’idea che si voleva dare era quella di un

territorio totalmente controllato.

Negli anni 30 del 900, sotto Roosevelt si ha un esempio di bonifica democratica.

L’essenza della modernità è incrementare sempre di più le produzioni e fede nel progresso tecnico-scientifico,

con il controllo della natura.

Il territorio intero viene concepito come un territorio-macchina: sembra di essere di fronte ad un plastico, un

territorio continuamente gestito e in movimento. I territori sono territori bionici in modo da massimizzare il

funzionamento, essenza della modernità.

Per mettere in opera la grande macchina della bonifica ci si è serviti di manodopera, tradizionale ibridità di

modernità e tradizioni.

PROBLEMI SUCESSIVI

Gli ambiti creati sono molto rigidi e poco resilienti: i suoli vengono impermeabilizzati e cementificati, le

macchine idrauliche che servivano a drenare un quartiere rurale non sono più adatte a drenare un terreno

antropizzato. Bisogna quindi creare supplementi da aggiungere alle macchine precedenti. I suoli tendono a

formare fenomeni di subsidenza (si compattano e si abbassano).

Il MOSE è un sistema rigido: va bene ora ma non è facilmente riadattabile e non possiamo sapere se sarà

adeguato.

Ora in alcuni casi si ripristinano aree umide all’interno di aree di bonifica. Le aree più esterne della modifica del

delta del Po hanno problemi di salinizzazione del suolo (l’acqua risale dal suolo creando un’acqua salmastra),

subsidenza. Si fanno interventi di debonifica come dell’Europa del nord si debonifica. PAGINA 15

Terrazzamenti d’Italia (Bonardi)

• Definizioni, funzioni e diffusione dei terrazzamenti agrari: una risposta culturale ai condizionamenti

ambientali.

• Tra ambiente e storia distribuzione e evoluzione dei terrazzamenti

• La dimensione attuale, tra crisi e nuove funzionalità

• Valori culturali, ambientali e patrimonializzazione

TERRAZZAMENTO AGRARIO

Tecnicamente è l’operazione di spianamento e sistemazione del suolo a scopo agricolo attraverso l’accumulo di

materiali sostenuti da un muro, lungo il versante di un rilievo montuoso o collinare. Si tratta di una forma di

massiccia artefazione dei caratteri naturali della montagna. Grandi scaloni che definiscono il paesaggio dei

terrazzamenti.

Scopo agricolo. Il loro abbandono provoca problemi diversi da quelli che si potrebbe pensare. Il fatto che sia il

prodotto dell’azione dell’uomo che richiede anche durante l’abbandono di un intervento umano, per evitare

rischi. Sui paesaggi terrazzati si fa di tutto. Agricoltura che non è necessariamente destinata all’alimentazione,

ma anche all’industria.

5/6 grandi produzioni nei terrazzamenti:

▪ Castagneti: oggi tra i principali abbandonati, Val Venosta e Valchiavenna (=piccole lunette per la cultura

di una sola pianta, per crescita in verticale). Valstagna nel canale di Brenta (produzione di carattere

industriale, tabacco).

▪ Ulivo: si dipana in tutto il bacino del mediterraneo, soprattutto in Italia e Spagna. Ogni regione in Italia

vede la presenza di terrazzamenti per l’olivicoltura (area mediterranea e zone dei laghi prealpine).

▪ Frutticultura, orticultura

▪ Prato o pascolo, spesso ultima forma di utilizzo, richiedono pochissima manutenzione.

I TERRAZZAMENTI AGRARI IN ITALIA

▪ Sicilia e Liguria

▪ Lombardia, Trentino, Campania

▪ Altre regioni

Grandi sistemi terrazzati che si estendono per migliaia di ettari, dedicati soprattutto alla viticultura.

Subregioni di terrazzamento: Sicilia e piccole isole, Campania (costiera amalfitana), Eolie, Pantelleria (più alta

percentuale in Italia), costa viola della Calabria, Etna e Sicilia sud orientale (produzione mista). Centralità della

viticultura: 15 paesaggi terrazzati più importanti. In un passato recente si è prodotta un’evoluzione divaricata,

ha conservato la viticultura terrazzata rispetto ad altre forme. Numero 1 è il Portogallo, la valle del Duero. La

logica della localizzazione corrisponde alla medesima: c’è qualcosa che lega tutti questi paesaggi, come la valle

del Duero e Galizia (nord ovest della Spagna), ovvero un fiume che li attraversa. Viticultura nella Wachau

(Austria) da almeno 400 anni. Anche nel Vallese (Svizzera), il cui medio-versante è occupato dalle viti, dove

grazie al terrazzamento si è arrivato a produrre vino fino ai 3000m s.l.m. Lungo il corso del Rodano, vicino a

Losanna, c’è la regione del Lavoux (Svizzera), che presenta numerosi terrazzamenti. Sondrio, Valtellina. Giardini

pensili di Babilonia.

Fuori dal bacino del Mediterraneo il terrazzamento perde il suo importante ruolo. Terrazzamenti per la

coltivazione dei cereali in Africa, nel Sahel Orientale (Sudan). Presenza di rilievi montuosi, forme stagionali di

cerealicultura. Terrazzamenti per la coltivazione del riso in Asia, Estremo-Oriente, risicultura allagata, che si

coltiva anche a secco o in forma irrigata. Muri non più in pietra a secco ma in terra battuta, in modo da reggere

la spinta dell’acqua stessa, aiutata anche da pietre. Le attività agricole devono essere svolte interamente a mano,

con l’ausilio delle bufale, che permette una lavorazione dolce. Questi sistemi non sono solo muri che trattengono

l’acqua, ma essa scende, canalizzazione che permette all’acqua di essere in leggero movimento. Annuale

PAGINA 16

manutenzione di questi spazi, altrimenti non resisterebbero alle pressioni. Isole delle Filippine e Bali.

Terrazzamenti per la coltivazione del qat e del caffè (Manakha, Yemen). Qat sostanza psicotropa. Valle sacra del

Perù, terrazzamenti per la coltivazione dei cereali, e anche del mais e della patata. Ecuador, Nord del Cile, nord

dell’Argentina, Messico, Sud degli USA. Terrazzamenti di origine pre-europea. L’arrivo degli europei che ha

prodotto la mortalità del 90% delle Americhe ha prodotto una crisi demografica.

La diffusione geografica dei terrazzamenti su scala mondiale

Dal Pacifico ci sono forme di terrazzamento antecedenti all’arrivo degli europei. Cina, Pakistan, India, Iran, Africa

settentrionale, sub-sahariana e occidentale, sud America. Verso nord e verso sud limiti legati a altitudine e

latitudine.

Dove e quando hanno avuto origine i terrazzamenti?

È una tecnica che richiede studio, un’osservazione e una necessità nel risolvere un problema. Ha avuto un’origine:

non sappiamo quando, non portano con sé elementi atti a datarli, non c’è uno stile che risale a un preciso secolo.

Dove e perché? Non c’è un dove. Almeno ce ne sono due. I sistemi di diffusione di una tecnica sono vari (per

contatto; per emigrazione). Nessuna di queste logiche corrisponde al nostro caso. C’è l’atlantico. È nata nella

parte euro-asiatica e in un’altra parte in America, in maniera completamente autonoma. I terrazzamenti

implicano accorgimenti tecnici soprattutto per gestire le acque, distribuendola, evacuandola ecc.

Darien gap: zone invalicabili tra nord e sud America. La prima città sotto il Darien gap è Medellin. Ci sono stati

dunque due punti di nascita in America. I terrazzamenti dunque nascono in modo variegato nel mondo. Paesaggi

analoghi in continenti diversi. Risposta a un paesaggio simile. La risposta di tutto questo sta nell’adattamento

all’ambiente in cui vivono. Specie completamente diverse reagiscono in maniera analoga per le stesse condizioni

ambientali. In qualche modo lo stesso meccanismo sul piano dell’evoluzione tecnologica sia alla base della

costruzione dei terrazzamenti. Fenomeno di convergenza adattativa. Modello di evoluzione per il quale specie

differenti evolvono in modo morfologicamente simile in risposta alle medesime condizioni ambientali, anche nel

caso di gruppi umani, nei quali si po' parlare di convergenza tecnologica. Tale adattamento è la traduzione del

fatto che in natura non tutto è possibile e che le soluzioni vantaggiose per le specie sono simili tra loro. Per noi

il problema è a gravità, congiunto al processo erosivo, la risposta è la costruzione dei muri che possano contenere

il problema. Stessi problemi e stessi paesaggi.

Tra ambiente e storia: distribuzione ed evoluzione dei terrazzamenti [4/12]

➢ Qual è la distribuzione effettiva di questa tecnica? Perché in alcune regioni essi fanno la loro comparsa e

in altre no?

➢ Qual è stata la loro funzione, la loro nascita e la loro evoluzione? E qual è la loro funzione attuale?

Ci sono terrazzamenti che continuano a produrre, avendo mutato o meno l’indirizzo. A fronte di ciò una grande

superficie che è stata abbandonata.

Intensità di lavoro: un muro di 1 m di lunghezza e 1 m di altezza necessita di circa 3 ore di lavoro e la

manipolazione di circa 4 tonnellate di materiali. Su pendii di 40-45° un ettaro di terreno comporta circa 2 km di

muri. La sistemazione di un ettaro di terreno terrazzato richiede due anni di lavoro. Attività aggiuntiva rispetto

a chi lavora su pianura. Mette in gioco il ruolo delle famiglie o di lavoro collettivo e di mutuo sostegno. Due

possibili dimensioni che possono essere unite: spinta di due fattori: il reddito che si può ottenere da questo tipo

di coltivazione; necessità di terra, causata da una forte pressione demografica. La prima tendenza ha dato vita a

paesaggi omogenei con sistemi costruttivi ripetuti, con muri molto alti, molto densi. Sistemi di coltura che

rimandano all’idea che questi spazi dovessero costruire dei redditi. Diversi meccanismi hanno fatto sì che si

costruissero spazi uguali in posti diversi per produrre prodotti venduti sui mercati, anche molto lontani. L’altra

matrice legata a una spinta demografica, dalla metà dell’800. Si mettono a coltura zone che non erano state

messe prima, più lontane dai centri abitati, poco produttive per insolazione o su pendenze troppo accentuate o

perché c’è la roccia nuda (su cui si rimette la terra). Si verifica l’inizio della crisi della montagna, demografica,

economica, sociale, per gli effetti dell’industrializzazione della pianura. La gente va via dalla montagna

abbassando la pressione demografica. Le prime zone abbandonate sono i terrazzamenti, che garantiscono un

reddito più basso. Talvolta i terrazzamenti sono rimasti produttivi per pochissimo tempo, circa un decennio.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione dei beni e delle attività culturali
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiates di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Cavallo Federica.

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