Geografia
NOVEMBRE/DICEMBRE 2017
CAVALLO FEDERICA
Alessia Tesone | Egart | 2017
Programma d’esame
1. Appunti del corso
2. Il paesaggio degli uomini. La natura, la cultura, la storia. Bologna Zanichelli 2009 Turri [da 1 a 4]
3. Paesaggi terrazzati d’Italia. Eredità storiche e nuove prospettive, Varotto, Bonardi, Milano, Franco Angeli
2016 [anche e-book]
Almeno i 2/3 delle lezioni. 20 ore. Esame scritto in 2h. 6 domande. 27 novembre e 4 dicembre lezione con Bonardi.
Tematica dei paesaggi terrazzati, tipologia più diffusa. 5 dicembre escursione.
Paesaggio tema centrale. Il paesaggio degli uomini (non quello della natura selvaggia) è l’esito visibile del
rapporto uomo-ambiente, dunque tra società umane e ambiente. Come è stato concepito storicamente.
Considerazione di tipologie di paesaggi: insulari in chiave geoculturale; paesaggi delle zone anfibie e paludose,
anche bonificati; paesaggi dei terrazzamenti agrari; micro-paesaggi vitivinicoli di Venezia (vigneti). Escursione
in un vigneto monastico vicino alla stazione (carmelitani scalzi).
Idea di patrimonio. I paesaggi sono un patrimonio collettivo e un ambito esistenziale ampio. Equilibrio tra
conservazione e modernizzazione.
PAESAGGIO
IL RAPPORTO UOMO-AMBIENTE IN GEOGRAFIA
Esito della relazione tra uomo e ambiente in cui si è insediato. Dalla seconda metà dell’ ‘800 la geografia si è
divisa in fisica e umana. Quella fisica è lo studio di orografia, idrografia, pedologia, dunque la MORFOLOGIA,
forme fisiche e naturali della terra, ma diversa dalla geologia, che ha un focus specifico sulla composizione delle
rocce ecc. La geografia ha uno sguardo più ampio. La geografia fisica viene insegnata negli ambiti scientifici. Nei
corsi di studio umanistico si insegna la geografia umana: studio delle relazioni, il suo substrato naturale e le sue
forme di vita. All’interno di essa geografia economica, sociale, urbana, culturale, politica.
Paesaggio inteso come paesaggio culturale. Oggi l’ambiente è al centro dell’attenzione dei geografi perché
siamo in un’epoca delicata del rapporto uomo-ambiente, causato dal surriscaldamento globale e dissesti
idrogeologici. Problemi ambientali influiscono sui paesaggi. La geografia è dunque un punto di vista sul mondo.
Geografia umana ha le sue radici nell’800, quando ci fu l’istituzionalizzazione della geografia nell’accademia.
Ricerca dei fondamenti storico-epistemologici. L’epistemologia è la filosofia della scienza, cioè il quadro teorico
e filosofico che ispira una certa disciplina. L’evoluzionismo darwiniano aveva preso piede negli ambienti
accademici (1850). Epoca dominata anche dal Positivismo. Il rapporto uomo-ambiente non è sempre stato
concepito allo stesso modo; è mutato con il mutare dei paradigmi istituzionali. La prima scuola di pensiero che
concepisce il rapporto uomo ambiente è il determinismo geografico, che si instaura nella seconda metà del
‘700, già emerso con Aristotele e Montesquieu. È di matrice tedesca, i padri sono Carl Ritter e Fredrich Ratzel.
Sono i loro allievi a creare una scuola compatta determinista.
L’ambiente naturale determina l’uomo.
La natura determina il modo in cui si distribuisce la popolazione, come utilizzano le risorse. L’ambiente plasma
gli uomini e modella la geografia. Dunque un determinato contesto ambientale partorisce una determinata
società umana. UOMO
AMBIENTE
Vettore unidirezionale. Ellen Churchill Semple diede una spiegazione di tipo deterministico per la nascita del
pensiero monoteista. Il monoteismo non era altro che un esito dell’ambiente nel quale quel popolo (ebreo) era
insediato, nel deserto del Sinai, con poca variabilità climatica, e una sorta di monotonia e piattezza dell’orizzonte
che faceva concentrare l’attenzione sul Sole. Al contrario dove esistevano varie precipitazioni, esse erano
interpretate come manifestazioni di varie divinità. Tutto è dunque determinato dalla natura. Non c’è spazio per
la creatività umana. Tutto ciò apre il passo a possibili derive:
• l’uomo risulta passivo rispetto all’ambiente naturale
• c’è un rapporto causa-effetto (causalità lineare)
• esistenza di leggi generali (geografia nomotetica)
• derive/strumentalizzazioni geopolitiche (giustificazione per espansionismo, colonialismo): a territori
complessi corrispondono istituzioni complesse.
Rittel e Ratzel non erano razzisti, ma le loro ipotesi sono state estremizzate, come ad esempio con l’idea che
ambienti più sfavorevoli daranno vita società inferiori (idea di sviluppo incrementale e lineare).
In altri casi troviamo pensatori che pensavano l’esatto contrario. Dove l’ambiente ha imposto delle sfide ha
solleticato lo sviluppo tecnologico e l’ambiente favorevole ha dato vita a una società di pigri (idee illuministe);
dimensione geopolitica del pensiero determinista=> giustificazionismo del dominio: gli europei avevano portato
alle popolazioni la fiaccola della civiltà. Nel ‘900 sono state riutilizzate idee deterministiche in un senso
geopolitico= spazio del “lebenstraum”, spazio vitale del popolo tedesco ai danni delle popolazioni slave
PAGINA 1
considerate inferiori. Allo scalino inferiore della gerarchia c’erano gli ebrei: razza ebrea era inferiore, destinata
allo sterminio. La geografia non è un’innocua descrizione del mondo. La cartografia è uno strumento della
geografia, che si divide in politica e fisica (aspetti geomorfologici). La carta non è un immagine oggettiva, ma è
approssimata, ridotta e simbolica. Il cartografo finisce con il veicolare una certa immagine del mondo. Le
carte sono un progetto di realtà, come il cartografo la vede e vorrebbe che fosse.
Nel rapporto uomo ambiente l’uomo è considerato passivo o predeterminato dall’ambiente. C’è una reazione al
determinismo geografico:
POSSIBILISMO GEOGRAFICO
Il riferimento è alle filosofie storiciste (Novalis, Gian Battista Vico, idealismo di Benedetto Croce, marxismo),
rivalutazione del ruolo della storia umana e dell’uomo come artefice della propria storia. Il determinismo era
nato in Germania, il possibilismo nasce in Francia, il cui padre fondatore era Paul Vidal de la Blache (1845-
1918), si parla infatti di possibilismo vidaliano (Tableau de la geographie de la France).
“La natura propone, l’uomo dispone”
Il ruolo delle scelte umane è profondamente rivalutato. Il possibilismo pensava le modalità dell’uomo di abitare
la terra in termine di genere di vita. Non ha come focus le scelte individuali ma il genere umano complessivo,
prendendo in considerazione pratiche collettive e attività economiche. Quando Vidal descrive la geografia della
Francia con una metonimia, utilizzando i tetti delle case rurali, che ci dicono molto del modo di vivere di quelle
persone. Il tetto ci dice molto del clima, delle attività compiute all’interno della casa, per questo è importante. Si
mette in risalto come gli uomini hanno saputo interagire con l’ambiente.
AMBIENTE UOMO
Però è possibile anche che società che avevano a disposizione risorse naturali non le hanno sfruttate (ad esempio
la Sardegna non ha sviluppato la navigazione o la pesca, ma l’agricoltura e la pastorizia).
Vengono gettate le basi della geostoria. Vulgata: ai geografi lo spazio, agli storici il tempo. La storia si occupa
dell’uomo nel tempo, la geografia in ottica sintonica, cioè l’uomo nello spazio in una determinata epoca. FALSO.
Per i geografi la dimensione temporale è fondamentale! Come valorizzare un paesaggio se non conoscessimo le
radici storiche. Riportare la storia umana dentro la geografia. Carlo Cattaneo: “il paesaggio come un immenso
deposito di umane fatiche”.
L’ambiente rimane importate ma cambia il modo di leggerlo a livello concettuale.
“La possibilità di vedere il mondo come la tastiera di un pianoforte”
Nel ‘900 quindi si vede l’uomo come soggetto attivo, l’ambiente che offre un sostrato di possibilità, rapporti di
interazione lineare. La geografia restituisce l’unicità di ogni singola regione sulla base della storia.
…E OGGI?
Determinismo e possibilismo si rivelano inadeguati per una realtà tecnologica come la nostra.
3 aspetti hanno cambiato il rapporto uomo-ambiente:
• il progredire della scienza e della tecnologia
• il prevalere delle leggi del mercato globali
• le propensione culturale a modificare la natura a vantaggio dell’uomo senza porre limiti
AMBIENTE UOMO PAGINA 2
Cosa ha legittimato la tendenza degli esseri umani a vedere l’ambiente come un paniere di strumenti umani? Il
libro della genesi dice che Dio ha creato il mondo per l’uomo, perché egli rispetto agli altri esseri viventi ha
l’anima, la parola e il raziocinio, dunque superiore agli altri elementi della natura. La responsabilità della crisi
ambientale non è tutta della religione o dell’Illuminismo, ma queste credenze hanno contribuito al credere nella
superiorità dell’uomo. Il contrario vero del determinismo è ciò che davvero è avvenuto nel contatto con
l’ambiente.
ANTROPOCENE: termine coniato negli anni ’80 e rilanciato nel 2000 da Paul Crutzen (chimico, benvenuto
nell’antropocene). Nuova epoca geologica (-cene=epoca) in cui l’ambiente terrestre, nell’insieme delle sue
caratteristiche fisiche, chimiche, biologiche, è fortemente condizionato dagli effetti dell’azione umana, tanto alla
scala locale, quanto a quella globale. Olocene, epoca in cui pensavamo di vivere, in realtà passata. Schema del
dailymail della scala geologica: paleozoico, mesozoico, paleogene. Quest’ultima nel quaternario, diviso in
plestocene e olocene, lascia il posto a una nuova epoca, l’antropocene, iniziata 70 anni fa, con il rilascio della
prima bomba atomica su Hiroshima.
L’uomo modifica l’ambiente ma dovrebbe essere una visione sistemica. Il rapporto non è lineare, ma rapporti
circolari, che non funzionano nei termini di causa effetto, ma di azioni e retroazioni (feedback). L’uomo compie
azioni che modificano l’ambiente, ma l’ambiente risponde, cioè come esso prova a riadattarsi in funzione delle
modificazioni. Dagli anni ’60 c’è stata la cementificazione (edifici, strade, parcheggi) che hanno rimosso la
possibilità di drenaggio, dunque il suolo diventa impermeabile. L’ambiente risponde con le alluvioni. Altro
esempio di feedback non lineare: piogge acide. Le attività produttive umane emettono sostanze in atmosfera
(CO2), ma ci sono anche altre sostanze acide, che entrano a far parte delle nuvole, ricadendo sul suolo sotto
forma di pioggia e bruciando le piante. La non linearità sta nel fatto che le piogge si verificano in tempo dilatato
rispetto a quando queste sostanze sono state immesse in atmosfera. I maggiori problemi si verificano soprattutto
in Siberia e Asia centrale. I primi a subire i danni delle emissioni sono stati i poli (scioglimento dei ghiacciai),
l’Africa (desertificazioni), le piccole isole. Le retroazioni non avvengono in modo prevedibile, ma è un sistema
estremamente complesso.
Dunque il rapporto uomo-ambiente non è visto in maniera deterministica o possibilistica ma SISTEMICA.
L’uomo e l’ambiente non sono soggetti separati ma legati: l’uomo è parte dell’ambiente naturale. Cosa che per
molte culture primitive era normale. AMBIENTE UOMO
PRINCIPALI PROBLEMI AMBIENTALI CONTEMPORANEI:
DISTINZIONE TRA DEGRADO E RISCHIO AMBIENTALE
DEGRADO AMBIENTALE: perdita di valore del capitale ambientale.
• Perdita della fertilità del suolo
• Inquinamento (atmosferico; delle acque; dei suoli; luminoso; acustico=intensificazioni di rumori di
fondo, diverso dal paesaggio sonoro, che tende a privarci dell’ascolto del silenzio; elettromagnetico;
luminoso; termico, diverso da surriscaldamento globale: l’inquinamento termico è localmente
individuabile)
• Deforestazione: Amazzonia. PAGINA 3
• Desertificazione (diversa da desertizzazione): perdita delle possibilità fertili di alcuni luoghi, non è
l’avanzamento del deserto. È lo sfruttamento eccessivo del terreno da attività antropiche (agricoltura
intensiva, pastorizia del Sahel
• Riduzione della biodiversità: diversità biologica delle varie specie, cardine degli ecosistemi.
• Consumo di risorse energetiche e materie prime: legna rinnovabile solo se la preleviamo in tassi che
permettono la rinnovabilità. Combustibili fossili non rinnovabili: petrolio, carbone, gas. Si rinnovano ma
in tempi lunghissimi.
• Overfishing: sovra-pesca, che non consente la possibilità di rinnovamento
• “Buco nell’ozono”: i protocolli internazionali hanno fatto sì che il buco nell’ozono si riducesse.
RISCHIO AMBIENTALE: non è un dato di fatto, ma un rischio, cioè la possibilità che si verifichino eventi naturali
che sono potenzialmente pericolosi.
Maremoti, terremoti, tsunami, alluvioni, eruzioni vulcaniche, frane, uragani…
Ma se sono “eventuali naturali”, che cosa c’entra l’uomo?
• L’azione umana può diventare la con-causa di questi eventi;
• Ne subisce le conseguenze;
• Contribuisce a causarli o a incrementarne la frequenza (dissesto idrogeologico);
• Influisce nel determinare la portata delle conseguenze;
• Può (almeno parzialmente) prevederli e prendere le precauzioni;
Da eventi naturali si trasformano in calamità naturali. Tutti questi fattori hanno modificato la concezione di
sviluppo. QUANTITA’ (crescita) QUALITA’
Nei rapporti principalmente prima si calcolava semplicemente il PIL (prodotto interno lordo) che può
nascondere diseguaglianze importanti. Oggi si tende a considerare la qualità piuttosto che la quantità (ISU),
tenendo presente anche la libertà di pensiero ecc. Si parla dunque di uno
SVILUPPO SOSTENIBILE:
“uno sviluppo che soddisfi i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità delle
generazioni future di soddisfare i propri” (rapporto Bruntland, 1987).
Sviluppo non deve basarsi solo sulla crescita economica ma sostenibile nel lungo periodo.
EQUITA’-> intergenerazionale (novità concettuale= principio di giustizia tra chi oggi abita il paese e le
generazioni future) e intragenerazionale
USO DELLE RISORSE-> soprattutto rinnovabili e limitazione del prelievo risorse non rinnovabili.
LE 3 DIMENSIONI DELLA SOSTENIBILITA’:
1. Sociale (vivibile, equo, sostenibile)
2. Ambientale (vivibile, realizzabile, sostenibile)
3. Economica (equo, realizzabile, sostenibile)
Sostenibilità istituzionale (quarta dimensione): dove c’è clientelismo, corruzione, politica corrotta, burocrazia
lenta, non c’è sviluppo sostenibile.
Decrescita: non è lo sviluppo sostenibile, ma è una rinuncia a esso in base a una scelta di frugalità. Si vuole dare
valore allo scambio, al baratto, all’autoproduzione. È una denuncia allo sviluppo sostenibile. PAGINA 4
ISOLE, INSULARITA’ E PAESAGGI INSULARI
Mappamondo, sinonimo di planisfero: a due dimensioni.
Isola: spazio di terra circondato da acqua da tutti i lati. Il discrimine è di tipo dimensionale. L’Australia è definito
come isola continente (concetto limite). La Groenlandia è la più grande isola del pianeta. La soglia minima per
definire una porzione di terra emersa un’isola: presenza di antropizzazione, cioè quando è stata modificata
dall’uomo. Laguna di Venezia: pochi metri quadrati ma ospitano fortificazioni o altro, considerate isole. Caso
dell’isola francese piccolissima, ma che è stata abitata da popolazione. Piattaforme che emergono dalla laguna:
barene-> non utilizzate dall’uomo.
Per arrivare in un’isola bisogna passare per acqua. Può essere però riconnessa attraverso la costruzione di
elementi artificiali (ponti). Baldacchino (maltese) in Canada ha ragionato sul bridge effect (effetto ponte).
Collegamento permanente che non comportava più attraversare l’acqua. Ha cambiato il senso di percezione
dell’isola da parte degli abitanti dell’isola e di quelli della terraferma. L’isola con un ponte smette di essere isola?
Cambiano assetti e si hanno conseguenze culturali. Acqua come ostacolo o come mezzo di comunicazione. Per
fenici e greci il mare era qualcosa che connetteva e che si poteva attraversare. Le comunicazioni su mare era più
sicuro di quello via terra. Veniamo da una consuetudine del muoverci sull’acqua. La modernità ha fatto diventare
l’acqua un ostacolo da aggirare.
Ponte della libertà: ponte ferroviario nel 1846 che rompe l’insularità di Venezia e nel 1933 ponte stradale, con la
costruzione di piazzale Roma. Il ponte ha cambiato gli assetti della città. L’ingresso era bocca di porto del Lido:
si arrivava a Venezia dall’acqua e ci trovava di fronte a San Marco: quinta scenica che rappresentava il potere
politico e religioso della città. Il centro della città era intorno a Piazza San Marco. Oggi la porte di ingresso sono
la stazione e piazzale Roma. La porta acquea delle case era la porta principale. Le porte sui campi erano
secondarie. Il baricentro della città si è spostata. Deinsularizzazione parziale.
MONT SAINT-MICHEL, BRETAGNA: tra Bretagna e Normandia. Sito storicamente caratterizzato da un
santuario micaelico, con cittadella di servizio. Con la bassa marea ritorna ad essere raggiungibile a piedi. In altri
orari bisogna raggiungerla in barca. Isola concettuale ma che non è tecnicamente isola.
CLASSIFICAZIONE MORFOGENETICA DELLE ISOLE
1. Continentali: condividono metodo di formazione con i continenti.
o Indipendenti: Madagascar: micro-continente insu