RIASSUNTI PER L’ESAME DI GEOGRAFIA E
DIDATTICA DELLA GEOGRAFIA (libro adottato: IL
GLOBO TERRESTRE E LA SUA EVOLUZIONE)
CAPITOLO 7: LA GIACITURA E LE DEFORMAZIONI DELLE
ROCCE
LA STRATIGRAFIA E LA TETTONICA NELLO STUDIO DELLE SCIENZE
DELLA TERRA
Le rocce sulla superficie terreste mostrano tra loro dei COMPLESSI RAPPORTI
GEOMETRICI che, per numerose applicazioni, è necessario conoscere e indagare.
STRATIGRAFIA fornisce gli strumenti per risalire alle GIACITURE ORIGINARIE delle
rocce e all’ORDINE con cui si sono formate
TETTONICA studia invece le DEFORMAZIONI che interessano le rocce dopo la loro
formazione, in conseguenza dei MOVIMENTI DELLA CROSTA TERRESTRE
ELEMENTI DI STRATIGRAFIA
L’oggetto di studio della Stratigrafia è la FORMAZIONE GEOLOGICA. Una formazione
geologica è un CORPO ROCCIOSO di natura complessivamente uniforme, originato in un
ambiente rimasto a lungo costante.
Lo STRATO è l’unità più piccola di una formazione rocciosa sedimentaria: è, in genere, di
modesto spessore ma di grande estensione.
La FACIES indica l’insieme delle caratteristiche litologiche di una roccia e dipende
dall’ambiente di formazione. Determinando la facies di una roccia, è possibile risalire
all’ambiente in cui si è formata.
Tra le facies sedimentarie sono comuni le FACIES CONTINENTALI (glaciali, fluviali,
desertiche ecc.), di TRANSIZIONE (palustri, lagunari, costiere) e MARINE (litorali,
pelagiche ecc.).
La stratigrafia ha elaborato alcuni principi per stabilire, in base all’osservazione sul terreno,
la cronologia relativa secondo la quale si sono formati i diversi corpi rocciosi:
• PRINCIPIO DI ORIZZONTALITA’ ORIGINARIA: i sedimenti si depositano, di
regola, in strati pressoché orizzontali e, una volta divenuti rocce, dovrebbero
continuare ad apparire come strati più o meno orizzontali. Quindi, se gli stati che
stiamo osservando ci appaiono inclinati o addirittura verticali o incurvati, si deve
concludere che essi hanno assunto la giacitura attuale come conseguenza di
movimenti della crosta avvenuti dopo la loro formazione.
• PRINCIPIO DI SOVRAPPOSIZIONE STRATIGRAFICA: Se al di sopra di un certo
spessore di strati si trovano altri strati, diversi da quelli sottostanti per natura, colore
e fossili, essi si sono formati, evidentemente, in un ambiente diverso
• PRINCIPIO DI INTERSEZIONE: dice che intrusioni di magma che tagliano altre
rocce, sono più giovani di queste
Lo studio delle successioni di facies nel tempo mette in luce fenomeni di REGRESSIONE,
cioè di RITIRO DEL MARE da aree prima sommerse, e di INGRESSIONE (o
TRASGRESSIONE), cioè di AVANZATA del mare su aree continentali.
La trasgressione dà origine ad una discordanza che può essere:
• SEMPLICE: se gli strati precedenti la trasgressione e quelli successivi sono tutti
PARALLELI
• ANGOLARE: se gli strati precedenti la trasgressione formano un certo angolo con
quelli successivi
Alla discordanza, che descrive un aspetto geometrico, corrisponde una LACUNA DI
SEDIMENTAZIONE. La presenza, all’interno di una serie di rocce, di una discordanza con
lacuna di sedimentazione indica che si sono verificati in successione i seguenti eventi:
• DEFORMAZIONE E SOLLEVAMENTO della crosta fino a emersione di una nuova
terra (REGRESSIONE)
• EROSIONE della nuova terra emersa
• RITORNO DEL MARE con ripresa di sedimentazione (TRASGRESSIONE)
ELEMENTI DI TETTONICA
I corpi rocciosi appaiono più o meno deformati. Le deformazioni sono successive alla loro
formazione e si devono all’AZIONE DELLE FORZE che agiscono all’interno della crosta
terrestre.
Le FAGLIE sono lacerazioni della crosta lungo le quali alcuni corpi rocciosi scivolano
rispetto a quelli contigui. Esistono diversi tipi di faglie:
• DIRETTE: determinano un allargamento della crosta
• INVERSE: provocano un raccorciamento della crosta
Un insieme di faglie dirette può provocare uno SPROFONDAMENTO LOCALE della
crosta, detto FOSSA TETTONICA, in cui i settori di crosta che rimangono rialzati sono
chiamati PILASTRI.
Se le rocce si deformano incurvandosi senza rompersi si formano le PIEGHE.
IL CICLO GEOLOGICO
La serie stratigrafica di un area descrive la SUCCESSIONE VERTICALE DELLE
FORMAZIONI CHE AFFIORANO. La lettura e l’interpretazione delle serie stratigrafiche
mette in luce delle ripetizioni cicliche di alcuni eventi.
Il ciclo geologico (o ciclo di Hutton) comprende tipicamente:
• FORMAZIONE DI ROCCE, in genere sul fondo del mare
• DEFORMAZIONE TETTONICA di tali rocce per movimenti della crosta, con
sviluppo di magmatismo e metamorfismo e con sollevamento di catene montuose
• DEMOLIZIONE E EROSIONE delle strutture prodotte dalla deformazione tettonica,
fino allo spianamento della superficie
In seguito, nella stessa area, si può sviluppare un nuovo ciclo geologico, che inizia con
una trasgressione marina e la formazione di nuove rocce sedimentarie, discordanti su
quelle più antiche. Le tracce di numerosi cicli simili a quello descritto si riconoscono nelle
rocce della crosta terrestre per miliardi di anni.
LE CARTE GEOLOGICHE
Le carte geologiche sono un mezzo per registrare le informazioni sulla DISTRIBUZIONE e
sulla STRUTTURA delle rocce che formano la superficie terrestre.
Nella superficie della carta sono riportati i SIGNIFICATI DEI COLORI E DEI SIMBOLI
utilizzati. Insieme a queste si riporta la COLONNA STRATIGRAFICA, uno schema grafico
che rappresenta la serie stratigrafica, cioè la successione verticale delle formazioni
rocciose.
Le sezioni geologiche, che spesso compaiono nella cornice della carta geologica, sono
tagli verticali che si immagina di effettuare nella crosta allo scopo di rappresentare la
prosecuzione in profondità dei corpi rocciosi.
CAPITOLO 8: I FENOMENI VULCANICI
IL VULCANISMO
Sulla terra esistono circa 600 VULCANI ATTIVI. A questa attività vulcanica visibile in
superficie, si aggiungono le continue emissioni di lava sul fondo degli oceani lungo gli oltre
600.000 km di rilievi sotto marini, le dorsali oceaniche.
L’attività vulcanica può manifestarsi in modi molto diversi, ma si tratta di un fenomeno
essenzialmente unitario, la cui distribuzione sulla superficie terrestre è tutt’altro che
casuale. Il vulcanismo è un fenomeno che coinvolge, da miliardi di anni, l’intero pianeta. E’
dovuto alla RISALITA ALL’INTERNO DELLA TERRA FINO ALLA SUPERFICIE DI
MAGMI, cioè di materiali rocciosi allo stato fuso, mescolati a gas e vapori.
I magmi si originano all’interno della crosta e nella parte alta del mantello, tra i 15 e i 100
km di profondità. Il processo di fusione si verifica in presenza di PARTICOLARI
CONDIZIONI CHIMICHE E FISICHE: come l’aumento di temperatura, la diminuzione di
pressione, l’arrivo di fluidi.
Il processo di fusione delle rocce avviene GRADUALMENTE: materiale in origine molto
caldo, ma ancora solido, si trasforma in una MASSA PASTOSA, al cui interno sono
presenti minuscole gocce di magma che si separano dal residuo refrattario. Quando un
volume pari al 5-20% del materiale originario è fuso, le singole gocce trovano spazio
sufficiente per MUOVERSI E FONDERSI con altre. La massa fusa si muove verso l’alto
per la sua minore densità rispetto ai materiali circostanti.
La velocità di risalita di una massa di magma dipende dalla sua VISCOSITA’, dal
VOLUME, dalla PROFONDITA’ della zona in cui si origina e dalla TEMPERATURA
DELLE ROCCE CIRCOSTANTI.
EFFETTI VULCANICI, ERUZIONI E PRODOTTI DELL’ATTIVITA’
VULCANICA
Quando un magma fuoriesce dalla superficie terrestre PERDE GRAN PARTE DEI GAS E
VAPORI che contiene e viene chiamato LAVA.
L’attività vulcanica sulla superficie terrestre dà origine a EDIFICI VULCANICI, che si
accrescono al termine di un condotto vulcanico (VULCANI CENTRALI) o lungo grandi
spaccature (VULCANI LINEARI).
La forma dell’edificio vulcanico dipende dal TIPO DI MATERIALE ERUTTATO. Esistono:
• VULCANI-STRATO, dalla tipica forma a cono e caratterizzati da eruzioni
ESPLOSIVE
• VULCANI A SCUDO, caratterizzati da eruzioni EFFUSIVE
Il tipo di eruzione dipende dal GRADO DI VISCOSITA’ DEL MAGMA:
• Magmi POCO viscosi, quindi poco fluidi, comportano attività effusiva
• Magmi MOLTO viscosi, quindi molto fluidi, comportano attività esplosiva
• Magmi con caratteristiche INTERMEDIE determinano attività mista
I prodotti emessi dalle eruzioni vulcaniche possono essere:
• AERIFORMI: i materiali di questi tipo hanno contribuito alla formazione
dell’ATMOSFERA e favoriscono la RISALITA DEL MAGMA e le ERUZIONI
ESPLOSIVE
• LIQUIDI: danno origine alle COLATE DI LAVA che solidificando formano le rocce
effusive. Dai magmi che fuoriescono sott’acqua si formano le tipiche LAVE A
CUSCINO
• SOLIDI: vanno a costituire gli edifici vulcanici. L’accumulo di materiale vulcanico di
varia dimensione e natura viene detto PIROCLASTITHCE.
• All’attività vulcanica sono ricollegabili anche i LAHAR (colate di fango) e le
MANIFESTAZIONI VULCANICHE TARDIVE
VULCANISMO EFFUSIVO ED ESPLOSIVO
La distribuzione geografica dell’attività vulcanica non è né uniforme né casuale. I vulcani si
distribuiscono per la maggior parte lungo FASCE PRECISE che percorrono la superficie
terrestre. Inoltre, i due tipi principali di vulcanismo (effusivo ed esplosivo) hanno una
distribuzione geografica diversa.
La manifestazione più imponente del vulcanismo effusivo è associata alle DORSALI
OCEANICHE. I magmi di questo vulcanismo risalgono direttamente dal mantello. Attività
vulcanica effusiva è pure quella che si manifesta in corrispondenza dei PUNTI CALDI,
zone ristrette della superficie terrestre con diametri di 100-200 km. Al di sotto dei punti
caldi si verifica una CONTINUA FUSIONE del materiale presente che viene rimpiazzato
dalla risalita da grandi profondità nel mantello di colonne di materiale caldissimo.
I vulcani con attività esplosiva sono distribuiti lungo i MARGINI DEI CONTINENTI o lungo
CATENE DI ISOLE che bordano le FOSSE OCEANICHE. Più del 60% di questi vulcani si
trova lungo il margine dell’Oceano Pacifico, dove insieme costituiscono la “cintura di
fuoco”. Il vulcanismo esplosivo è associato a magmi che provengono dalla crosta
continentale, con processi di anatessi.
I VULCANI E L’UOMO
In Italia esistono numerosi edifici vulcanici concentrati soprattutto nel CENTRO-SUD. Molti
di questi sono vulcani attivi quali l’ETNA, IL VESUVIO E I VULCANI DELLE ISOLE
EOLIE.
L’estendersi delle aree urbanizzate determina un RISCHIO VULCANICO per le
popolazioni che vivono nelle immediate vicinanze dei vulcani. Il rischio vulcanico è definito
come il PRODOTTO TRA LA PROBABILITA’ CHE AVVENGA UN CERTO FENOMENO
VULCANICO E I DANNI CHE ESSO PROVOCHEREBBE.
Nei confronti dei vulcani con attività esplosiva, l’unica difesa è rappresentata dalla
PREVENZIONE, con lo studio delle caratteristiche di un’eventuale eruzione di un vulcano
e il monitoraggio di alcuni parametri chimici e fisici dell’area sorvegliata, per riconoscere
l’avvicinarsi di un’eruzione. Nel caso dei vulcani effusivi, invece, è possibile mettere in atto
una DIFESA ATTIVA, durante l’eruzione.
CAPITOLO 9: I FENOMENI SISMICI
LO STUDIO DEI TERREMOTI
Il terremoto è un fenomeno molto frequente nel tempo, ma LOCALIZZATO NELLO
SPAZIO. I sismi si concentrano all’INTERNO DI FASCE SISMICHE che delimitano AREE
SISMICHE.
Il terremoto si manifesta come un movimento più o meno forte di un settore della
superficie terrestre in conseguenza alla LIBERAZIONE IMPROVVISA DI ENERGIA da un
punto interno della terra, detto IPOCENTRO. Gli sforzi in atto all’interno della terra
provocano la DEFORMAZIONE ELASTICA DEI CORPI ROCCIOSI. Se tali sforzi
superano il limite di rottura, le rocce si fratturano e si genera (o si riattiva) un FAGLIA.
Il terremoto avviene in quando lungo la superficie di faglia le rocce deformate TORNANO
BRUSCAMENTE ALL’EQUILIBRIO con un meccanismo di RIMBALZO ELASTICO,
caratterizzato da violente oscillazioni. Tale perturbazione si propaga nelle aree circostanti.
Il processo di deformazione elastica delle rocce, fino alla rottura, e il successivo rimbalzo
elastico, costituiscono nell’insieme il CICLO SISMICO, che può ripetersi sistematicamente
in una regione.
PROPAGAZIONE E REGISTRAZIONE DELLE ONDE SISMICHE
Durante tutto il manifestarsi del rimbalzo elastico la perturbazione si propaga dall’ipocentro
in ogni direzione per mezzo di ONDE ELASTICHE. La zona posta in superficie sulla
verticale dell’ipocentro è detta EPICENTRO DEL TERREMOTO.Un terremoto genera
onde elastiche di tre tipi:
• ONDE LONGITUDINALI (o di compressione): al loro passaggio, una roccia subisce
CONTRAZIONI E DILATAZIONI nella stessa direzione di propagazione dell’onda.
Sono le onde PIU’ VELOCI e per questo sono dette anche ONDE P (prime).
• ONDE TRASVERSALI (o di taglio): al loro passaggio una roccia OSCILLA IN
SENSO TRASVERSALE alla direzione di propagazione dell’onda. Sono MENO
VELOCI e per questo sono dette ONDE S (seconda). Le onde s NON si propagano
nei fluidi.
• ONDE SUPERFICIALI: si generano quando le onde interne RAGGIUNGONO LA
SUPERFICIE TERRESTRE. Esse si propagano nella superficie ma si attenuano
rapidamente in profondità. Esistono due tipi di onde superficiali:le onde di Rayleigh
(onde r) e le onde di Love (onde l).
I movimento del suolo durante un terremoto vengono raccolti dai SISMOGRAFI e registrati
in grafici chiamati SISMOGRAMMI. Grazie ai dati raccolti è possibile ricavare informazioni
quali la DURATA e la FORZA del terremoto, la POSIZIONE DELL’EPICENTRO E
DELL’IPOCENTRO ecc.
LA FORZA DI UN TERREMOTO
La forza di un terremoto viene valutata in termini di:
• INTENSITA’: è la valutazione degli EFFETTI prodotti da un sisma sulle persone, sui
manufatti e sul territorio. La scala più usata in Europa e in America per valutare
l’intensità dei sismi è la scala MCS, divisa in 12 gradi. I valori di intensità vengono
usati anche per ottenere RAPPRESENTAZIONI CARTOGRAFICHE degli effetti di
un terremoto. Le ISOSISME sono le linee che individuano fasce in cui il terremoto si
è presentato con UGUALE INTENSITA’.
• MAGNITUDO: misura la forza di un terremoto a CONFRONTO con un terremoto
standard preso come riferimento. Si calcola a partire dai sismogrammi misurando
l’AMPIEZZA MASSIMA delle onde registrate da un sismogramma relativa a quel
terremoto con l’ampiezza massima delle onde fatte registrare da un terremoto
preso come riferimento. Come riferimento si è scelto un terremoto che produce su
un sismografo standard, posto a 100 km dall’epicentro, un sismogramma con
oscillazioni massime uguali a 0,001mm. La scala della magnitudo, detta SCALA
RICHTER, è logaritmica: a un aumento di una unità della magnitudo corrisponde un
aumento di un fattore 10 nell’ampiezza del movimento del terreno.
GLI EFFETTI DEL TERREMOTO
L’arrivo delle onde sismiche in superficie determina un’OSCILLAZIONE COMPLESSA
DEL TERRENO, che viene trasmessa agli oggetti sovrastanti. I danni principali agli edifici
sono provocati soprattutto dai MOVIMENTI ORIZZONTALI del terreno e dipendono da
diversi fattori:
• DURATA delle oscillazioni
• TIPO di costruzioni
• NATURA GEOLOGICA del terreno su cui poggiano
Se il terremoto si verifica sotto il fondo del mare, nelle zone costiere si possono risentire gli
effetti di un maremoto, chiamato anche TSUNAMI. Quando il movimento della faglia che
provoca il terremoto fa sollevare o abbassare bruscamente un tratto del fondo del mare,
l’oscillazione di quest’ultimo provoca nella massa d’acqua sovrastante onde molto lunghe,
che si propagano a velocità elevatissime. Giunte in prossimità della costa, le onde
possono raggiungere i 30 m di altezza.
I TERREMOTI ALL’INTERNO DELLA TERRA
Lo studio della propagazione delle onde sismiche permette di ricavare informazioni sulla
STRUTTURA INTERA DELLA TERRA. Il pianeta è formato da INVOLUCRI
CONCENTRICI separati da discontinuità sismiche, attraversando le quali le onde
cambiano bruscamente velocità. Si riconoscono tre involucri principali:
• CROSTA: si estende dalla superficie fino a 10-35 km di profondità. Essa si presenta
SOLIDA ed è separata dall’involucro sottostante dalla DISCONTINUITA’ DI MOHO
• MANTELLO: che dalla Moho arriva fino a circa 2900 km di profondità. Esso è
SOLIDO, anche se esiste una fascia (tra i 70 e i 250 km di profondità), detta
ASTENOSFERA, che presenta comportamento più PLASTICO. Al termine del
mantello si ha la DISCONTINUITA’ DI GUTENBER, che lo separa dall’involucro
successivo
• NUCLEO: si divide in NUCLEO ESTERNO, che è LIQUIDO (dai 2900 ai 5170 km di
profondità) e il NUCLEO INTERNO, che è SOLIDO (dai 5170 km al centro della terra)
La parte rigida composta dalla crosta e dal mantello fino all’astenosfera viene chiamata
LITOSFERA.
LA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DEI TERREMOTI
Nella distribuzione geografica dei terremoti gli epicentri risultano ALLINEATI secondo
fasce definite. Le fasce sismiche corrispondono a strutture specifiche della superficie
terrestre:
• DORSALI OCEANICHE: caratterizzate da terremoti con IPOCENTRI
SUPERFICIALI
• FOSSE OCEANICHE: con ipocentri ALLINEATI lungo la SUPERFICIE DI
BENIOFF, da superficiali a profondi
• LE CATENE MONTUOSE di recente formazione: con ipocentri da superficiali a
intermedi
Inoltre esiste una sismicità legata al VULCANISMO. I terremoti vulcanici (tremori) sono
vibrazioni del terreno p
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