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Geografia economica politica e biogeografia

Pianificazione e programmazione dello sviluppo sostenibile nelle politiche ambientali e settoriali dell'Unione Europea

Introduzione

L'Unione Europea si è impegnata ad elaborare ed attuare nuove politiche, azioni e strumenti per il conseguimento di uno sviluppo sostenibile. L’orizzonte della sostenibilità costringe ad una profonda ridefinizione non solo delle agende politiche, ma anche delle strutture organizzative su cui poggiano le azioni. Nel 1987, nel rapporto Brundtland appare per la prima volta la inedita definizione di sviluppo sostenibile.

Sin dal Trattato CECA

Sin dal Trattato CECA appare chiaro che i paesi firmatari sono coscienti che l’Europa si costruirà soltanto con attuazioni concrete che creino una solidarietà di fatto e con l'istaurarsi di basi di sviluppo economico. L’Europa tra gli anni '60 e '70 diviene teatro di accesi dibattiti fra i sostenitori di una crescita economica e tecnologica in grado di compensare gli squilibri ambientali e i pionieri della necessità di un nuovo modo di intendere il problema ecologico, attraverso la modifica dei programmi di sviluppo.

Primo programma di azione

Il primo programma di azione si fonda su due principi fondamentali: prevenzione e responsabilità. La migliore politica ecologica fa prevenzione. La dichiarazione di Stoccolma sostiene che occorre vigilare che le attività svolte in uno Stato non provochino una degradazione dell’ambiente in un altro.

Secondo programma di azione 1977-81

Il secondo programma di azione 1977-81 sostiene che devono essere armonizzate le disposizioni in materia di gestione del territorio e di tutela ambientale in un'ottica globale.

Terzo piano di azione 1982-86

Il terzo piano di azione 1982-86 si pone il problema di trovare soluzioni ai problemi ambientali.

Quarto programma di azione 1987-1992

Il quarto programma di azione 1987-1992 riconosce alla comunità la competenza concorrente di legiferare in materia ambientale; le problematiche ambientali devono essere integrate all’interno di tutte le altre politiche europee.

Trattato di Maastricht 1992

Il Trattato di Maastricht 1992 introduce il concetto di tutela ambientale come parametro per la definizione e l’attuazione di tutte le politiche ed azioni della Comunità. Gli obiettivi sono:

  • Salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell’ambiente
  • Protezione della salute umana
  • Utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali
  • Promozione sul piano internazionale di misure destinate a risolvere i problemi dell’ambiente a livello regionale o mondiale

L’art.147 indica il principio per cui “chi inquina paga”. Il problema ambientale viene considerato in una dimensione globale che vede la necessaria sinergia di tutti gli operatori.

Consiglio Europeo di Lussemburgo 1997

Il Consiglio Europeo di Lussemburgo 1997 sottolinea la necessità che le esigenze della protezione ambientale debbano essere integrate nelle politiche e nelle azioni della Comunità, allo scopo di promuovere lo sviluppo sostenibile.

Commissione del 1999

La Commissione nel 1999 sostiene la necessità di realizzare un'agricoltura sostenibile con una riforma della politica agricola comune (PAC); necessita la sinergia tra il mercato unico e le politiche ambientali.

Quinto programma di azione 1992-2000

Nel quinto programma di azione 1992-2000 vengono individuati gli ostacoli nel perseguimento degli obiettivi e delineate le situazioni. Si propone di elaborare un sesto programma di azione per il periodo 2001-10.

Sesto programma di azione 2001-10

Nel sesto programma di azione 2001-10 si individuano una serie di obiettivi e misure come orientamento generale per il futuro sviluppo di politiche in quattro settori prioritari:

  • Lotta ai cambiamenti climatici
  • Trasporti
  • Sanità pubblica
  • Risorse naturali

Il Consiglio dell’Unione Europea individua le principali sfide che l’Unione si trova ad affrontare all’alba del terzo millennio: eradicazione della povertà e promozione dello sviluppo sociale nonché della salute; globalizzazione funzionale allo sviluppo sostenibile; modelli sostenibili di produzione e consumo; conservazione e gestione sostenibile delle risorse naturali ed ambientali; rafforzamento della governance per lo sviluppo sostenibile a tutti i livelli; mezzi di attuazione, compreso lo sviluppo di capacità e la cooperazione tecnologica.

Protocollo di Kyoto

Il Protocollo di Kyoto ha come obiettivi la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra nonché l’aumento della quota di energia rinnovabile. Evidenzia la necessità di elaborare una strategia che realizzi l’obiettivo stabilito dalla convenzione ONU sui cambiamenti climatici, di non superare di 2 gradi l’aumento annuo della temperatura media di superficie, attraverso la riduzione delle emissioni di gas con una riduzione che raggiunga il 15-20% entro il 2020.

  • Preservare la capacità del pianeta di favorire la biodiversità
  • Rispettare i limiti del consumo delle risorse
  • Garantire una protezione elevata della qualità dell’ambiente
  • Ridurre tutte le forme di inquinamento
  • Sviluppare metodiche di produzione e di consumo sostenibili
  • Promuovere a livello internazionale l’attuazione delle politiche in materia di sviluppo sostenibile.

Tutto ciò deve essere elaborato seguendo i seguenti principi guida:

  • Garanzia dei diritti fondamentali dell’uomo
  • Partecipazione, informazione e sensibilizzazione della collettività
  • Coordinamento di tutte le azioni condotte a livello sovrannazionale, europeo, nazionale, regionale e locale
  • Prevenzione dei danni alla salute e all’ambiente
  • Rispetto del principio "chi inquina paga"

Per conseguire l’obiettivo "energia sostenibile" si delineano obiettivi a lungo termine:

  • Aumentare la quota di energie rinnovabili al 15% entro il 2015
  • Aumentare la quota di biocarburanti all’8% entro il 2015
  • Diversificare le fonti di approvvigionamento energetico

Nuova strategia dell'UE

La nuova strategia dell’UE fissa quattro obiettivi:

  • La tutela ambientale
  • L’equità e la coesione sociale
  • La prosperità economica
  • Il rispetto degli impegni internazionali per giungere ad una crescita sostenibile in tutto il mondo

Trattato di Lisbona

Il Trattato di Lisbona entra in vigore nel 2007, esso nei punti costitutivi aumenta l’efficienza e l’efficacia delle istituzioni nella capacità d’azione.

Attori sociali: regioni, città, società civili

Regioni europee ogni 2 anni i rappresentanti delle regioni europee si incontrano per condividere proposte e buone pratiche, in merito alle problematiche di carattere ambientale delle regioni europee. ENCORE (conferenza ambientale delle regioni europee) ha avuto la sua prima edizione a Bruxelles nel 1993.

Conferenze ENCORE

  • La seconda a Valencia nel 1995 con il motto “Pensa globalmente, agisci localmente”
  • Nel 1997 in Svezia a Goteborg con il motto “Greening” (inverdimento)
  • Nel 1999 in Irlanda viene adottata la risoluzione di Wexford
  • Nel 2001 a Villach in Corinzia, dove si progettano azioni concrete a livello internazionale, regionale e locale
  • Nel 2004 a Firenze si è lavorato per una produzione e consumo sostenibile
  • La settima conferenza si è tenuta ad Axe in Svezia
  • A Saragoza in Spagna nel 2008 e così via fino ad arrivare nel 2014 a Monaco di Baviera

Questi incontri servono per fissare obiettivi fissati dalla CE attraverso politiche di responsabilità condivise dalle autorità nazionali, regionali e locali, mediante politiche di sviluppo che perseguono gli obiettivi di sostenibilità stabili nell’agenda 21; inoltre servono per poter confrontare le singole esperienze.

L'ambiente e l'economia urbana europea

La strategia per l’ambiente urbano rappresenta una delle sette strategie tematiche previste dal sesto programma d’azione per l’ambiente. La carta di Aalborg contiene impegni e programmi per uno sviluppo durevole e sostenibile. Particolare attenzione viene data alla conservazione del patrimonio naturale, alla crescita, al miglioramento dell’efficienza dell’uso finale dei prodotti. Ridurre la mobilità nei trasporti, principale causa delle emissioni di gas responsabile dei cambiamenti climatici. Il rapporto “città europee sostenibili” del 1996 della Commissione e Comunicazione individua una serie di obiettivi: rafforzare la prosperità economica e l’occupazione nelle città, promuovere la riqualificazione delle aree urbane, tutelare e migliorare l’ambiente urbano.

Nel quadro della Strategia tematica per l’ambiente urbano delineata nel 2005, l’Unione Europea indica le 5 misure prioritarie da adottare:

  • La pubblicazione di orientamenti relativi all’integrazione delle tematiche ambientali nelle politiche urbane
  • La pubblicazione di orientamenti relativi a piani di trasporto urbano sostenibile, al fine di realizzare una pianificazione efficace dei trasporti
  • Il sostegno allo scambio delle migliori pratiche
  • Il rafforzamento dell’informazione delle autorità locali via internet
  • L’utilizzo dei programmi comunitari di sostegno esistenti nel quadro della politica di coesione o di ricerca.

Carta di Aalborg del 2004 e del 2007

La carta di Aalborg del 2004 e del 2007 pongono l’attenzione su dieci temi chiave: governance; gestione locale per la sostenibilità; risorse naturali comuni; consumo responsabile e scelte di vita; pianificazione e programmazione; migliore mobilità e meno traffico; azione a livello locale a difesa della salute; economia locale sostenibile; equità sociale e giustizia; da locale a globale.

Azioni prioritarie dell'Agenda territoriale dell'UE

Le azioni prioritarie dell’Agenda territoriale dell’UE riguardano:

  • La promozione di cluster, ossia agglomerati regionali transnazionali competitivi ed innovativi
  • L’esigenza di nuove forme di governante territoriale tra aree rurali ed urbane
  • Lo sviluppo di strutture ecologiche e di risorse culturali
  • Il rafforzamento delle reti tecnologiche trans-europee
  • La promozione della gestione trans-europea dei rischi
  • Il rafforzamento dello sviluppo urbano policentrico

Informazione e gestione della società civile alle politiche ambientali

La partecipazione dei cittadini viene prevista per la prima volta durante il vertice di Rio de Janeiro del 1992, dove si sottolinea: ”il modo migliore di trattare le questioni ambientali è quello di assicurare la partecipazione di tutti i cittadini interessati ai diversi livelli”.

Convenzione di Aarbus del 1998

La convenzione di Aarbus del 1998, stipulata da 39 paesi dell’UE, si articola su tre pilastri:

  1. Primo pilastro riguarda l’accesso alle informazioni e la relativa trasparenza delle stesse ed ha come obiettivo quello di accrescere la conoscenza del pubblico sui temi ambientali, al fine di promuovere una condotta ecocompatibile – diritto all’informazione.
  2. Secondo pilastro, relativo alla partecipazione del pubblico alle decisioni ambientali, ha l’obiettivo di accrescere l’efficienza dei processi decisionali, nell’ottica di un rafforzamento della democrazia partecipativa; si incoraggiano i cittadini a prendere parte alle politiche ed ai processi decisionali relativi all’ambiente.
  3. Ultimo pilastro riguarda l’accesso alla giustizia e consente ai cittadini di ricorrere agli organi giudiziari qualora ritengano lesi i diritti sanciti dai primi due pilastri.

Viene rimesso ai singoli Stati il compito di provvedere affinché l’informazione sia disponibile a chiunque, sia persone fisiche che enti o associazioni. La consultazione e l’accesso devono essere gratuiti o comunque economici.

Libro bianco sulle politiche di comunicazione

Il Libro bianco sulle politiche di comunicazione evidenzia il ruolo fondamentale dei governi locali nel rafforzare la comunicazione con la società civile, nonché il piano D per la democrazia, il dialogo ed il dibattito che rappresenta il contributo al periodo di riflessione sul futuro dell’Europa.

Strategie per la sostenibilità nelle politiche ambientali settoriali dell'U.E.

Cambiamenti climatici

Dal 1770 ad oggi c’è un legame crescente tra emissioni di anidride carbonica e aumento delle temperature. L’aumento della temperatura globale è avvertita come la principale minaccia a livello ambientale economico e sociale. Bruciare combustibili fossili produce anidride carbonica, più questa aumenta in atmosfera più crescono le temperature e il cosiddetto effetto serra causa del riscaldamento globale.

IPCC, organismo ufficiale delle Nazioni Unite che studia i cambiamenti climatici, sostiene dinanzi a basi scientifiche il “global warming” che è un fenomeno reale molto più probabile e soprattutto veloce. Appare inequivocabile per la scienza che le attività umane, gli stili di vita, i consumi sfrenati rappresentano la causa principale dell’inquinamento e dell’impoverimento del pianeta.

Rapporto Stern del 2006

Nel rapporto Stern del 2006, si sostiene che se non si agisce subito le conseguenze saranno irreversibili e determineranno un tracollo non solo nel sistema ecologico del pianeta, ma anche in quello economico.

Protocollo di Kyoto

Il protocollo di Kyoto sostiene che l’attenzione contro le emissioni di gas ad effetto serra, rappresenta un fondamentale passo avanti nella lotta contro il riscaldamento globale, in quanto contiene obiettivi vincolanti quali:

  • Incremento delle politiche nazionali di riduzione delle emissioni, sviluppo di forme di agricoltura sostenibile nonché fonti di energia rinnovabili
  • Cooperazione con tutte le parti al fine di aumentare le informazioni
  • Coordinamento delle politiche nazionali

Per la riduzione di emissioni, il programma individua una serie di ostacoli da superare: ostacoli tecnici, normativi, economici e sociali. Il concetto di quota è inteso quale diritto di emettere una tonnellata di biossido di carbonio o di qualsiasi altro gas a effetto serra equivalente per un periodo determinato. L’attribuzione, la individuazione e la gestione delle quote all’interno degli Stati, vengono effettuati tramite l’elaborazione di un piano nazionale di assegnazione, all’interno del quale sono indicate le quote che ciascuno intende assegnare per il periodo definito.

Gli Stati membri garantiscono la libera circolazione delle quote all’interno della comunità, quote che possono essere oggetto di trasferimento, restituzione e cancellazione. Il meccanismo di scambio prevede che le imprese che non utilizzano tutte le quote disponibili possono venderle sul mercato agli impianti che necessitano di quote ulteriori al prezzo determinato dall’offerta e dalla domanda. Viene imposta agli Stati la creazione di registri nazionali per assicurare e controllare il rilascio, la detenzione e la cancellazione delle quote.

La causa dell’incremento delle emissioni viene individuata nei settori dei trasporti su strada, siderurgico, della raffinazione del petrolio e della refrigerazione e climatizzazione. Nel 2006 viene adottata una Strategia sui Biocarburanti che sviluppa sette obiettivi politici:

  • Incentivo della domanda di biocarburanti
  • Sfruttamento dei vantaggi ambientali
  • Sviluppo della produzione e della distribuzione di biocarburanti
  • Ampliamento delle forniture di materie prime
  • Potenziamento delle opportunità commerciali
  • Sostegno ai paesi in via di sviluppo
  • Incremento di ricerca e sviluppo

Gli altri due strumenti a cui la commissione intende far ricorso sono: l’attività di sensibilizzazione del pubblico e l’investimento nella ricerca scientifica. Solo una consapevolezza di un agire comune può contenere gli effetti devastanti che sul clima derivano da processi economici incontrollati. Tanto i costi quanto i benefici difficilmente possono essere individuati in modo preciso e tassativo. Alcuni paesi come la Germania, i Paesi Bassi e la Finlandia sono riusciti a ridurre sensibilmente le emissioni al di sotto della soglia consentita, solo la Spagna ha invece visto un aumento delle emissioni.

Il protocollo di Kyoto invita gli Stati ad un progetto di riforestazione finalizzate a creare i cosiddetti pozzi di assorbimento dell’anidride carbonica dall’atmosfera.

Lo scenario delineato è tutt’altro che rassicurante: scioglimento dei ghiacciai nel nord Europa e desertificazione a sud. Gli scenari ipotizzati nel caso di aumento delle temperature sarebbero caratterizzati da implicazioni che riguardano non solo l’economia e l’ambiente, ma la popolazione, la flora, la fauna e le regioni costiere. Gli effetti dei cambiamenti climatici nel continente europeo sono già visibili e quantificabili all’aumento circa ad un grado delle temperature, con conseguente aumento delle precipitazioni al nord e siccità al sud.

Libro verde per la nuova politica sul trasporto marittimo

Il Libro verde per la nuova politica sul trasporto marittimo contiene le misure future da adottare, inclusione dei trasporti marittimi nel sistema di scambio di quote. Il Libro verde fornisce un quadro dettagliato delle regioni più colpite dal fenomeno: il Mediterraneo dove l’aumento delle temperature e la riduzione delle precipitazioni provocheranno una sempre maggiore carenza idrica; le catene montuose – scioglimento dei ghiacciai; le coste rischi innalzamento livello del mare; le pianure minacciate da forti alluvioni; le regioni artiche mutamento delle temperature.

Tutto ciò determina non solo incidenze sugli stili di vita delle popolazioni ma impatti devastanti sull’economia, l’agricoltura, la pesca, i trasporti, l’energia, il turismo, le foreste, ecc. tutto ciò comporta anche la destrutturazione del sistema economico. Adeguate risposte di adattamento appaiono poi fondamentali per contrastare gli effetti che tutti questi cambiamenti climatici hanno sulla salute dell’uomo e degli animali. Va prevista una serie di attività finalizzate alla previsione e alla valutazione dei rischi e dei costi connessi. La lotta ai cambiamenti climatici si direziona sull’adattamento ai cambiamenti climatici, anche in relazione con gli altri paesi. Per far sì che l’Unione mantenga una posizione di leadership su scala mondiale nell’ambito delle energie rinnovabili, viene stabilito l... (testo incompleto)

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giulia92s di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economico-politica e biogeografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Epasto Simona.
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