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- intensiva, dove troviamo una densità di popolazione elevata, spazi esigui e una forte importanza

dell’irrigazione (tipica della cina meridionale dove si coltiva riso, coste indiane sempre il riso, il grano e

l’orzo nella Cina settentrionale, pakistan, valle del nilo, mezzaluna fertil, india occidentale.);

- itinerante, che prevede lo spostamento dei lavoratori dopo l’utilizzo del terreno: questa pratica porta al

disboscamento della foresta (tipica delle zone equatoriali e monsoniche, dove troviamo foreste molto

rigogliose);

- zone semiaride, caratterizzate dalla siccità, come la zona del sud del Sahara (sahel)

2- Piantagione (o speculativa di piantagione) è l’agricoltura tipica dei prodotti tropicali umide come

il cacao, la canna da zucchero, gomma, prodotti oleaginosi, the, il caffè e le banane.  America centrale,

caraibi, sud est del Brasile, Africa occidentale, Malesia e Indonesia.

Sono culture prettamente esportate e protese al mercato internazionale, che in questo modo,

rispecchia molto la struttura coloniale, con ottime infrastrutture sulla costa di stoccaggio, trasporto e porti

efficienti.

Le regioni sono prettamente monoculturali e specializzate, gestite da multinazionali.

Il prodotto è la materia prima del settore AGROINDUSTRIALE, dove troviamo un’elevata

manodopera poco specializzata.

Questo tipo di agricoltura sostituisce quella di sussistenza poiché meglio inserita nei circuiti del

commercio.

L’effetto prodotto è quello di riforme agrarie al contrario cioè si è andati verso una concentrazione in

poche mani della terra coltivabile, privilegiando le grandi dimensioni dell’appezzamento delle

multinazionali che comprano piccoli terreni per poi formarne uno grande. Ciò porta alla disoccupazione e

ai grandi flussi migratori ma anche ad un dualismo territoriale: le zone coltivate con questo tipo di

organizzazione producono molto ed entrano nel circuito internazionale, mentre le altre aree restano

escluse, arretrate e povere.

3- Capitalistica dei grandi spazi (estensivo, + di 100 ettari, pochissimi addetti) ha origine nel

1800 con l’allevamento di bovini e la produzione di cereali, attraverso il popolamento “bianco” in America

(migrazione nel nord America e nelle zone dei nativi, Canada e America latina) con lo spostamento verso

occidente.

Questo tipo di produzione diventa poi capitalistica e meccanizzata con alte tecnologie, diventando

un’economia di export internazionale. Nascono regioni agricole omogenee monoculturali sempre nel

settore Agroindustriale.

questa tipologia e la tipologia 3 sono la base dell’industria Agroindustriale.

4- Commerciale contadina è l’agricoltura dei paesi ricchi e popolati, incentrata sull’impresa

familiare, con un buon livello di meccanizzazione. Si basa sulla chimica e guarda ai mercati urbani e

regionali – nazionali, producendo ortaggi (da Sud a Nord tramite camion) o prodotti internazionali come il

vino.

La caratteristica è che si tratta soprattutto di aree periferiche dei centri urbani, molto ricca

occupando spazi metropolitani perciò paga una rendita alta, ed è una coltivazione con serra che da una

resa massima per estensione, controllo della canalizzazione, del clima, dell’acqua e degli agenti

chimici (produzione di ortaggi e fiori).  prodotti di elevatissimo valore aggiunto, quindi grandi ricavi

per poter mantenere un certo standard e poter pagare tutte le spese.

L’INTERVENTO PUBBLICO A FAVORE DELL’AGRICOLTURA

i paesi ricchi sono stati molto bravi nel difendere l’idea che i dazi debbano essere abbassati scopo: vendere i

prodotti dei paesi ricchi nei paesi poveri. I paesi ricchi continuano ad avere dei dazi molto alti verso i paesi

poveri per difendersi.

la politica agricola comune (PAC) è una delle politiche comunitarie di maggiore importanza, impegnando

circa il 40% del bilancio dell'Unione Europea. La PAC, fin dal suo inizio si era prefissata due obiettivi:

1 . Soddisfare gli agricoltori grazie al prezzo di intervento. Questo era il prezzo minimo garantito per i prodotti

agricoli stabilito dalla Comunità Europea. Il prezzo delle produzioni non poteva scendere al di sotto di questo;

2. Orientare le imprese agricole verso una maggiore capacità produttiva (limitando i fattori della produzione,

aumentando lo sviluppo tecnologico e utilizzando delle migliori tecniche agronomiche).

negli ultimi anni la logica è cambiata: ti do il sussidio, ma per favore non produrre o cambia metodo di

produzione (cerca di non inquinare o se lo fai, cerca di minimizzare e di rigenerare l’ambiente).

Si preferisce che i lavoratori europei non coltivino e ricevono lo stesso un sussidio e ciò è dovuto da diversi

problemi:

1° problema: uso di pesticidi con gravi perdite ambientali per la produzione troppo grande. Mi costa meno

finanziarti che affrontare i gravi danni che produci

2° problema: paesi di nuova entrata in Europa come la Polonia, spingono per essere favori come granai

dell’Europa.

Oggi sono in atto numerose proteste per questa politica per tematiche ambientali: molti sono favorevoli al

sussidio agli agricoltori se essi diventano dei buoni gestori di sistema, cioè producono prodotti di qualità, e

hanno ottimi sistemi di produzione.

RISORSE

i minerali si dividono in 3 gruppi:

- minerali metallici: ferro rame stagno zinco oro argento…

- minerali non metallici: salgemma, fosforo, potassio, argilla,…

- minerali energetici: petrolio, carbone, gas, uranio

Il GIACIMENTO è una quantità non stimata di una risorsa; idea vaga

la RISORSA è una quantità misurata di volume in cui utilizzo ed estrazione è possibile dal punto di vista

economico, senza cioè avere costi proibitivi. Le risorse sono andate con l’aumentare perché nel corso del

tempo le tecnologie hanno permesso di scoprirne altre; eccezione del petrolio di cui si stima il picco massimo

nel 2050. (non è liquido ma contenuto in rocce porose o come in siberia in sabbie difficili da trattare)

la RISERVA è un sottoinsieme della risorsa il cui impiego è possibile oggi, nell’immediato. La differenza tra

l’una e l’altra sta nel prezzo. La riserva viene estratta solo se conviene dal prezzo di mercato, cioè solo se il

prezzo di vendita super o copre il costo dell’estrazione.(Es petrolio al polo nord, spesa 150 dollari al barile x

l’estrazione se al prezzo è 80 dollari sul mercato, non è conveniente estrarlo entra nella definizione di risorsa

ma non riserva. Altro caso quella risorsa è posseduta da un paese ostile che non ci permette di estrarlo,

quindi viene definito risorsa e non riserva.)

Le riserve aumentano perché con il tempo estrarre i minerali può essere conveniente con l’innovazione

tecnologica e il passaggio da risorsa a riserva per l’effetto dei prezzi.

I MINERALI si individuano dove c’è un giacimento ma anche dove c’è un buon tenore di materiale cioè

un’auto concentrazione e dove la profondità e la posizione giocano un ruolo essenziale. Negli anni ’40-’50 le

grandi innovazioni tecnologiche hanno reso + attrattivi i giacimenti del sud del mondo, dove si sono

ristrutturate le industrie estrattive, portando alla chiusura delle miniere europee (che diventano così riserve)

I FATTORI della Geografia estrattiva

- la massa mineraria, il tenore di % del minerale, profondità

- localizzazione del giacimento, presenza di ferrovie e porti, mezzi di trasporto, industrie

importante è la diminuzione del costo del trasporto marittimo ha stravolto la geografia estrattiva nel secondo

dopo guerra, sono diventati progressivamente + importanti i paesi del sud del mondo.

RAPPORTO TRA ESTRAZIONE E SETTORE INDUSTRIALE

REGIONE MINERARIA  Porzione di spazio specializzata nell’estrazione

REGIONE INDUSTRIALE Porzione di spazio specializzata nella produzione

esse erano strettamente legate nella storia, mentre oggi non è + vero perché la riduzione del costo del

trasporto e l’innovazione tecnologica fanno si che le aree industriali siano ormai indipendenti dall’industria

estrattiva.

La posizione è un vincolo molto forte per le industrie, soprattutto per quelle di carbone perché difficile da

trasportare: primo produttore è la Cina con 47% di estrazioni (=produzione) totali.

Le fonti si dividono in:

- fonti rinnovabili: pannelli solari, eolico, idroelettrico, biomasse*, geotermia*, maree e correnti.

- fonti non rinnovabili: petrolio, carbone, gas, nucleareuranio

*geotermia: cattura la differenza di temperatura del terreno

*biomasse: specie vegetali. (bio etanolo, trucioli di legno, escrementi di animali)

MIX ENERGETICO: viene data un % dell’energia totale utilizzata

- 35% petrolio

- 25% carbone

- 20% gas

- 7% nucleare ( in Italia è 0% per il referendum del’89 che vota no al nucleare; Francia, Germania 50-70% del

totale, dopo l’evento di Fukushima, molti paesi stanno tornando indietro, come la Germania che nel giro di 20-

30 abbandoneranno il nucleare, in Francia revisione degli impianti.)

- 10% biomasse, la maggior parte sono escrementi animali.

- 3% rinnovabili, la maggior parte è idroelettrico (dighe, soprattutto nei paesi in via di sviluppo è una delle

fonti energetiche su cui si punta di +, progetti in Cina e Turchia), energia di tipo rinnovabile, e negli impianti +

grandi è una delle + grandi impatti ambientali e molte migliaia di persone devono spostarsi per poter costruire

dighe. È anche uno strumento di natura politica per il controllo delle dinamiche sociali.

La domanda di energia delle risorse è spinta molto dai paesi in via di sviluppo.

PETROLIO

è la fonte + importante e + efficace, alta resa poiché una unità di petrolio da più energia delle altre risorse. È

più flessibile nell’utilizzo (facilità di trasporto petroliere, barile, oleodotto). Il medio oriente ha 1/3 del

commercio mondiale e 2/3 delle riserve mondiali(Iraq, Arabia Saudita, Iran, e Q8).

L’Arabia saudita è il primo produttore al mondo, gli USA hanno il 5% delle riserve e la Russia è il secondo

produttore. Anche l’africa con la Nigeria, Libia, Algeria e Angola ha una buona produzione di petrolio.

In America latina il primo produttore è il Venezuela.

Siberia e Jacuzia sono delle zone considerate il futuro del petrolio perché molto difficile da estrarre (il costo

è circa 40 volte maggiore).

I prezzi del petrolio furono bassi per tutto il dopoguerra con 2 movimenti di crescita nel 1973(1°shock

petrolifero) per la e nel 1979-80 (2° shock petrolifero rivoluzione in Iran) prezzi bassi hanno contribuito alla

crescita delle economie degli anni ’60, come la Ford.

Negli anni ’90 ci furono tendenze in aumento per effetto della crescente domanda dei paesi emergenti.

L’aumento delle materie prime ha reso conveniente l’utilizzo di depositi marginali, cioè miniere che erano

state chiuse e che negli anni ’90 Con l’aumento del prezzo del petrolio, automaticamente aumentano

anche i prezzi degli altri sostituti, come carbone e gas e ciò porterebbe alla riapertura delle miniere

europee. Ù

Si stima che nel 2025 l’Africa arriverà a chiedere il 300% in + che nel 1990 e Asia e America latina +200%,

mentre l’UE solo il +50%.

È un settore quasi monopolistico in cui è fondamentale il ruolo statale, nel dopoguerra è stato dominato dalle

7 sorelle.

Le 7 SORELLE (BritishPetrolium, Shell, Texaco, Esso, Mobil, Chevron, Gulf)

sono multinazionali petrolifere che hanno avuto un controllo quasi monopolistico del settore estrattivo e di

raffinazione negli anni ’50. Negli anni ’70 l’Onu e l’OPEC (organizzazione dei paesi esportatori di petrolio)

formato da 12 paesi, si impongono dicendo che il petrolio è una risorsa nazionale e va gestita dalla nazione.

L’OPEC nel ’73 aumenta quindi il prezzo del petrolio (chiedendo concessioni + breve, rivalutazione dei

contratti nei confronti delle imprese private, chiedono royalties più alte), trasformando:

- l’industria in un capitale misto, dove troviamo un ruolo maggiore dello Stato nell’estrazione delle risorse,

evitando quindi che vengano estratte risorse “statale”. Si rinnegano le concessioni alle multinazionali o si

modificano le Royalty, aumentandole, oppure modificandone la durata, mettendo in concorrenza le

multinazionali.

- sviluppando l’industria nazionale di raffinazione, cioè non limitarsi ad esportare petrolio, ma raffinarlo

anche nel proprio paese. Questa politica si accorda bene con i paesi occidentali, perché decentra le industrie.

I paesi ricchi hanno in questi anni problematiche riguardanti l’ambientalismo e spazio, decidono quindi di

chiudere le proprie raffinerie visto che i paesi estrattori trasformano il petrolio nel proprio paese. (negli anni

’80 circa i 2/3 delle industrie chiudevano e si spostano quindi nei paesi produttori).

CARBONE

I maggiori produttori sono la Cina (primo produttore), USA, India, Australia e Russia.

Il problema è che il carbone è di utilizzo regionale, solo il 20% viene utilizzato per il commercio

internazionale, mentre per il petrolio vale il discorso inverso, cioè l’80% è destinato al commercio mondiale,

poiché + facile da trasportare.

GAS

trova generalmente dove è il petrolio. Si è sviluppata dopo gli shock petroliero degli anni ’70 e ’79-’80. Ha

come caratteristica una grande rigidità dell’offerta quindi gli investimenti in infrastrutture sono elevati e

irreversibili a meno che non venga spedito attraverso i gasdotti oppure viene liquefatto e rigassificato nel

porto di arrivo.--> sul delta del Po’ troviamo uno dei + importanti rigassificatori dell’ UE. Questa tecnologia

consente di diversificare l’offerta, poiché ci svincola dalla dipendenza dei gasdotti del paese o dai paesi in cui

il gasdotto passa.

Con i GASDOTTI c’è una vera è propria guerra in atto, sia economica che politica: si pensa che la Russia sia

troppo potente poiché la Russia sta cercando di far passare i gasdotti nei paesi “amici” in modo da riuscire a

controllarli, e chi per lei, possa chiudere “i rubinetti”. Sta anche cercando di fare in modo che i gasdotti che

passano per il Mar Caspio passino per la Russia. Altra cosa da evitare è che l’Iran acquisisca una posizione

strategica. Il problema si pone quindi su dove realizzare i gasdotti. Numerose sono le idee sui percorsi:

- percorso North Stream (Nord UE) passaggio in mare aperto, cercando di evitare l’Estonia e la Lituania,

visto che hanno legami con la Russia.

- percorso Nabucco, che vede un ruolo centrale della Turchia. Anche gli USA sono favorevoli perché la

Turchia aveva già espresso il suo favore verso la NATO.

- percorso Sud UE (South Stream), è un’idea creata dall’ENI e dalla Russia che vede un rapporto diretto con

la Russia, escludendo quindi la Turchia, attraverso il Mar Nero e l’Albania (l’Italia ne beneficerebbe)

DINAMISMO DELLA CINA

La Cina a questo proposito cerca di diversificare geograficamente e ridurre la sua dipendenza energetica per:

- pericolo dovuto all’instabilità del Medio Oriente e privilegia rapporti con America latina e in Africa, con

l’Angola.  quindi diversificazione della richiesta di risorse.

- problemi nel passaggio dello Stretto di Malacca Per quanto riguarda lo Stretto di Malacca, ci sono

progetti di investimenti nei porti della Birmania e attraverso la linea ferroviaria o oleodotti per evitare blocchi di

navigazione nello Stretto di Malacca provocati da Taiwan( evitare che il paese venga in qualche modo

sostenuto solo dal passaggio delle petroliere che passano per lo stretto di malacca)

IN AFRICA

Per quanto riguarda l’Angola, uno dei + poveri dell’africa (definito dall’ONU il paese in cui si è sfortunati se si

nasce) la cina ha generato investimenti esteri e crea compagnie petrolifere e cooperazione internazionale in

infrastrutture attraverso IDE (investimenti diretti esteri) perché ha bisogno di quantità enormi di energia

(importa addirittura carbone anche se ne è il primo produttore, e lo stesso vale per il petrolio).

L’industria ha moltissimo capitale ma poca manodopera, gli impatti ambientale sono rilevantissimi in africa

(una delle crisi della pesca nel delta del Niger è determinato dall’industria estrattiva), manodopera

specializzata che proviene dal paese che manda i capitali (in questo caso cinese), sistemi di sicurezza

blindata nei compound (fortezze in cui vive, lavora la manodopera, totalmente separata dal resto del

mondo), corruzione del sistema pubblico.

Tutto ciò fa pensare al colonialismo, anche se di ciò non si tratta.

La Cina concede anche prestiti e in questo modo si intromette in 1 settore di dominio occidentale, rompendo il

monopolio occidentale delle colonie ed è favorita da una retorica anticoloniale (poiché appoggia i movimenti

anticolonialisti) e viene quindi considerata “amica” dai paesi in cui si appoggia.

La Cina non investe solo nel petrolio, ma anche in infrastrutture. Altro elemento fondamentale come il

PRAGMATISMO della politica cinese cioè gli investimenti cinesi non guardano al tipo di governo al quale

vengono dati gli investimenti (se si finanzia un dittatore ) pone pochi problemi o obblighi, tra i quali, non

interessarsi al problema del Tibet e di Taiwan e quindi, un meno interesse ai diritti civili.

GEOGRAFIA INDUSTRIALE

Valore aggiunto è il valore che si produce in processo produttivo. La materia, attraverso un processo alla

trasformazione, diventa prodotto finito. La differenza di prezzo tra la materia prima e il prodotto finito, è il

valore aggiunto. Se si ha un’alta intensità di lavoro buona parte copre il costo dei lavoratori. Questo è tipico

dei paesi ricchi che cercano di esportare lavoro nel mondo con poca tecnologia e hanno quindi bisogno di

molti lavoratori (si tende a tenere la tecnologia per se, come ad esempio l’artigianato locale, molto qualificato).

Se invece ho un’alta intensità di capitale, il valore aggiunto dipende da esso (macchinari, tecnologie, costi….)

la differenza del valore del prodotto finito rispetto al valore dei materiali iniziali. Esso remunera il costo del

lavoro e il costo del capitale, della tecnologia, degli impianti. Le produzioni ad alto valore aggiunto oppure a

basso valore aggiunto, ci sono produzioni ad elevata intensità di capitale (il valore aggiunto remunera tanto il

capitale) oppure produzioni con alta intensità di lavoro (alta manodopera).

RELAZIONI TRA IMPRESE: di 3 tipi:

- verticale: un esempio è l’industria siderurgica, il prodotto a monte entra come MINIERA (produce l’out

che diventa

input in quello successivo. L’OUTPUT è a cascata dell’INPUT di un altro input per

l’industri

fattore produttivo. Successiva)

Quando un’industria presenta tutte le fasi di lavorazione SET. SIDERURGICO

si parla di settore VERTICALMENTE INTEGRATO

è invece DISINTEGRATO quando è fatto da imprese diverse. SET. MANUFATTURIERO

- laterale: è un insieme di imprese fornitrici o subfornitrici che formano

componenti date e lavorate ad 1 altra industria (es. industria automobilistica) PRODOTTO FINITO

diverse imprese producono un bene che viene assemblato da un’altra impresa.

- servizio: quando l’impresa offre servizi a tutte le altre imprese (es. impresa di

trasporti, consulenza, ambientale);

La FILIERA è l’insieme di queste 3 relazioni, catena logica attraverso la quale

si producono i manufatti (o prodotti) attraverso un diverso mix di relazioni.

GLOBALIZZAZIONE è un sistema economico dove aumenta l’importanza delle relazioni laterali invece delle

verticali, e dove il sistema economico tende alla progressiva disintegrazione.

Altro elemento importante è il passaggio da 1 modello verticalmente integrato ad una rottura, il modello

laterale o disintegrato, con soggetti indipendenti che fanno diverse fasi produttive (varie unità che fanno 1

pezzetto).

Ciò accade per ridurre i costi ( invece di avere una grande impresa, piena di vincoli, produco in tante piccole

imprese, più indipendenti). Questa filiera prende il nome di FILIERA GLOBALIZZATA E DISINTEGRATA.

Tutto ciò è possibile perché:

- il costo del trasporto è molto basso, soprattutto quello marittimo ed è efficiente;

- in un punto del sistema (sede) è possibile, attraverso la tecnologia, individuare esattamente, attraverso

satelliti e gps, le mie merci.

Tutta la geografia industriale è il risultato di 2 tendenze opposte in continua tensione

CONCENTRAZIONE (o polarizzazione)

DECONCENTRAZIONE (o depolarizzazione)

Storicamente l’industria predilige la concentrazione industriale che dipende da 3 fattori:

1- prossimità alle materie prime come il carbone, o a salti d’acqua (fino al 1900 il trasporto era incerto e

costoso)

2- dove c’è presenza di lavoro, manodopera

3- vicinanza ai mercati di sbocco , cioè vicino dove si vendono i prodotti tramite mezzi di trasporto.

Storicamente le troviamo in uno di questi 3 luoghi. Fino agli anni ’50 la geografia industriale ricalca la

geografia mineraria o la geografia urbana. Abbiamo infatti dei nuclei originali di attività industriale che si

concentravano nei porti, nelle metropoli, aree minerarie.. Fino agli anni ’60 il motore del settore industriale

mondiale erano questi nuclei, che attiravano altri settori di altre industrie e di popolazione (tendenza alla

concentrazione). I poli + importanti erano il Sud est Asiatico, Nord est americano e il bacino della Manica.

anche con la globalizzazione l’industria ha sempre una tendenza alla concentrazione per i 3 fattori detti.

Questo processo ha 2 motori:

- economia di scala tendenza di chi fa la stessa cosa a mettersi vicino (industria che hanno bisogno di tanto

capitale)

in modo da ridurre il prezzo unitario di produzione all’aumento della dimensione dell’impresa.

- economia di agglomerazione  tendenza di mettersi vicino tra attività diverse (perché la vicinanza produce

benefici che non dipendono dalla mia produzione  dipendono dalle economie esterne, come quelle di

urbanizzazione – infrastrutture e servizi, quasi sempre pagati dalla spesa pubblica).

Questo processo viene chiamato FORDISMO o TAYLORISMO. (ha caratterizzato l’Europa fino agli anni ’80)

Esperienza industriale che privilegia la grande modo di org. il processo produttivo attraverso la

catena

dimensione di impianti, l’economia di scala, di montaggio che nasce con i macelli a

Chigaco.

e integrazione verticale del ciclo e il settore auto(parcellizzazione delle mansioni

produzione di massa di beni standardizzati e elevata produttive sempre + semplici)

occupazione.  il connubio tra questi 2 modelli è la forza motrice del secondo dopoguerra

e producono le cossi dette CITTA’ FABBRICA (cioè il cui sviluppo della città dipende da una fabbrica: Torino,

Detroit)

questi 2 modelli spiegano la crisi della concentrazione negli anni ’70 e ’80

- ruolo delle diseconomie esterne*, cioè svantaggi che io ho nel localizzarmi in quel posto (costo del lavoro la

dove aumenta la concentrazione, costo del suolo, congestione, inquinamento, spese sanitarie)

- la struttura Fordista e Taylorista si dimostra poco flessibile ai cambiamenti del mercato, molto burocratica ,

alienante per la difficoltà delle relazioni.

perché:

 sono cambiati i gusti delle persone, i consumatori sono + attenti alla varietà dei prodotti, i consumatori non

si accontentano più, il design diventa importante.

Il mondo è + complicato, ci sono più competitori che producono meglio e a un costo + basso.

Da qui parte la DECONCENTRAZIONE (anni ’80-’90- 2000)  dovuto alle diseconomie esterne* (il costo del

lavoro e il costo del suolo per esempio) cioè l’allontanamento dalla aree industriali (chiusura delle fabbriche e

riapertura in un altro luogo)

il decentramento è favorito da 2 molle che si combinano insieme:

 Decentramento territoriale o spaziale che ha come causa le esternalità negative prodotte dalla

polarizzazione (come detto prima, costo del lavoro) e ha 2 forme o 2 risultati:

1 - periferica (a corto raggio): abbandono l’area metropolitana e mi sposto un po’ + fuori. Vantaggio: costi più

bassi, ma però beneficio cmq della vicinanza di 1 centro o di 1 area industriale (si collocano infatti vicino alle

principali vie di comunicazione in modo da rimanere collegati)  le esternalità negative sono meno sentite.

2- ricollocazione a grande raggio: ci si sposta, anche in altri paesi, dove si trovano costi + bassi, recidendo i

legami con il centro, cambiando contesto e trovando + libertà.

decentramento produttivo che ha come causale la grande dimensione che non è + necessaria e/o

gestibile, bisogna quindi cambiare il contesto territoriale per cambiare il contesto organizzativo: si creano

piccole industrie in relazione tra loro.  Essa si rompe in tanti prezzi che rappresentano ciascuna un aspetto

produttivo della vecchia grande impresa. Se non c’è lavoro è molto + facile gestire la crisi nei vari settori

(produzione auto: settore gomme, settore volante, settore freni ecc). Lo sviluppo della tecnologia (nei trasporti

e nell’informatica) mi consente di spaccarla in diverse parti del mondo  non è + necessaria la vicinanza

perché la tecnologie mi riduce i costi.

Dal modello verticalmente integrato si passa MODELLO A CLUSTER, cioè l’industria madre e industrie

satelliti, chiamata FILIERA DI TIPO TRANSNAZIONALE.

I benefici sono:

- una org. + flessibile e veloce nei cambiamenti

- un questo modo perseguo le esternalità laddove sono per ogni mio singolo settore posso modificare e

spezzare la mia industria come voglio e secondo necessità, spostando un solo processo industriale.(ES se un

processo inquina molto, sposto solo quel processo in un paese che è meno vincolato sotto quell’aspetto ecc)

In questo contesto si investe con le IDE (investimento diretto estero) in aree appositamente strutturate per

ospitare questi investimenti:

la cina avendo una buona forma di pragmatismo ha attivato una divisione regionale del lavoro,

decentrando a sua volta i lavori secondari in altri paesi, come il Laos, il Vietnam.  REGIONE PROGRAMMA

COMPLESSE che sono esito di una progettualità politica benefici di esenzione fiscale, atteggiamenti + blandi

sull’inquinamento.

atteggiamento PULL ( tirare per avere investimenti esteri) &PUSH (spingo sui paesi vicini per la produzione)

le Maquiladoras messicane, create dal governo messicano e Usa dove si trovano agevolazioni fiscali

e dove le multinazionali USA portano pezzi della loro filiera (si trovano soprattutto al confine) PARCHI

INDUSTRIALI (servivano a fronteggiare la crisi che proveniva dalla concorrenza asiatica della Korea, per

esempio)

MULTINAZIONALI

le imprese di distinguono in:

grandi da 500 in su; medie  da 50 a 499 piccole  meno di 50

Sono le grandi imprese che decidono di aprire filiali all’estero o acquista delle concorrenti o imprese con le

quali aveva relazioni. Nascono a fine ‘800 ed ha a che fare con i prodotti minerari ed agricoli (soprattutto

dell’Europa).

Si diventa grandi imprese “mangiando”, “internalizzando” altre imprese e quando si inizia di pensare di

produrre all’estero esse diventano delle MULTINAZIONALI producendo effettivamente all’estero per diversi

motivi (costi di produzione )

non esiste una definizione univoca di multinazionale: impresa che ha + del 50 % dei suoi lavoratori all’estero,

o impresa che produce + del 50% all’estero, o impresa investe + del 50% all’estero. Formalmente viene data

solo la definizione dell’IDE dal fondo internazionale e quindi le multinazionali vengono definiti sulla base

dell’IDE.

MULTINAZIONALE Essa coordina, organizza e controlla le attività in diversi paesi (dal punto di vista

geografico è quindi che svolge diverse attività in diversi paesi.)

- Si sviluppano moltissimo negli anni ’60 ma l’origine è precedente: le prime sono le multinazionali

europee a fine 1800 perché ricalcano il modello organizzativo economico e politico del colonialismo. Le

attività che per prime diventano oggetto delle attività multinazionali sono i prodotti agricoli e delle materie

prime (minerali, oro, zucchero, cacao…)

- la seconda fase vede il protagonismo delle imprese nord americane, periodo tra le 2 guerre e il

decennio che segue il secondo conflitto mondiale. Ciò che ne segue è quello di allargare il mercato. La

capacità produttiva degli anni ’40 e ’50 era talmente alta che si allarga anche al contesto europeo, andando

anche a creare imprese in Europa e in Giappone.

IMPRESA AFFILIATA cioè la creazione di un’impresa che fa parte della multinazionale in un altro paese per

aumentare la produzione a costi vantaggiosi (+ flessibilità fiscale per esempio) o per essere vicina al mercato

di vendita (conosce meglio le relazioni del paese e può instaurarne di nuove per conoscere meglio il mercato,

permettono di capire all’impresa multinazionale perché un prodotto non vende). Fino agli anni ’50 le

multinazionali aprono le affiliate per espandere il mercato.

- la terza fase è quella degli anni ’60 e ’70 ed è la fase della diversificazione, aprendo affiliate all’estero che

operano in comparti diversi, non solo auto ma anche treni, centrali idroelettriche, servizi. Gli obiettivi sono

puntati alla diversificazione perché si sentono troppo dipendenti da un unico settore, estendendolo, oppure la

concorrenza è così marcata che si guadagna sui servizi accessori.

Caratteristiche delle multinazionali:

1- filiera transnazionale (cioè localizzata in diversi paesi) traendo vantaggio della differenziazione geografica

nella produzione, ponendo dove i fattori della produzione sono + vantaggiosi.

2- relazioni laterali (scambio di informazioni con altre imprese)

3- importanza dei trasporti marittimi e delle tecnologie di gestione delle info.

4- si valorizzano i contesti geografici, come la manodopera dove costa poco o dove c’è meno controllo fiscale.

 potenziale flessibilità a scala globale (prendono in considerazione il contesto internazionale) decidendo cosa

fare avendo come elemento di riferimento il contesto globale, cosa succede nel mondo. Si è sempre meno

dipendenti dal contesto nazionale anche se si conservano cmq 1 radicamento territoriale, preferendo alcuni

stati ad altri

Sono diventate l’attore fondamentale per:

 innovazione tecnologica tra i quali troviamo 3 elementi di fondo:

- standardizzazione dei processi produttivi che diventano sempre + facili, permettendo quest’ultimi anche ad

una manodopera poco specializzata;

- costo dei trasporti (ruolo fondamentale dei container)

- gestione delle info.

 rivoluzione verde ha creato un grande bacino di manodopera di persone che vengono escluse

dall’agricoltura.

 fondo monetario internazionale e GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) nel 1947

 architettura complessiva che nasce da accordi di B. Woods nel 1944 dove si disegnò la struttura mondiale.

la NUOVA DIVISIONE INTERNAZIONALE DEL LAVORO che è una divisione organizzata, guidata dai

processi di ristrutturazione delle grandi multinazionali rispetto alla TRADIZIONALE divisione internazionale

del lavoro: la visione classica era una visione che prevedeva un centro e una periferia; il centro era l’insieme

dei paesi ricchi “avanzati” che esportavano prodotti industriali e che esercitavano le funzioni di comando.

Questi prodotti erano esportati ad una periferia indistinta che a sua volta esportava materi prime e prodotti

agricoli. Questa divisione vedeva come attori fondamentali gli STATI.

L’economia non è più fondata sullo stato ma sui poteri economici delle imprese e dei capitali abbiamo

quindi aree poverissime nel centro del mondo che dovrebbe essere ricco e aree ricche nella tradizionale

periferia circondata da zone poverissime.

Le multinazionali si stanno trasformando in qualcosa di diverso:

esse sono diventante grandi incorporando altre imprese, il problema è che tende a diventare un’impresa rigida

e grande (poiché l’impresa che viene assorbita lo è al 100%). Per cercare maggiore flessibilità tende a cercare

di diventare un’impresa di tipo GLOBALE cioè una rete globale di imprese di diverse dimensioni che opera in

diversi mercati e in diversi continenti e si ottiene con “l’esternalizzazione”. Nella rete globale invece di

mangiare il 100% dell’impresa si acquistano il 15-20% perché permette un oligopolio decisionale e rende la

multinazionale flessibile. Questo modello organizzativo ha detto conseguenze economiche enormi perché

facciamo fatica a ricostruire la geografia industriale mondiale poiché è quasi impossibile ricostruire la rete

globale di un’impresa anche perché queste reti “sono a geometria variabile” cioè le imprese concorrenti sono

spesso unite in reti che possono durare 2 anni e altre che possono valere di + o meno per settori molto

rischiosi e finiscono quando il settore diventa meno rischioso (BMW e Mercedes sono concorrenti ma sono

unite nella ricerca e nello sviluppo di un determinato motore che può essere rischioso economicamente ma

quando il settore diventa meno rischioso producono ognuna il proprio motore).

le multinazionali sono circa 90.000 e per il 70% nei paesi del Nord del mondo quindi USA, Canada, Europa

Occidentale, Giappone, Australia ( estrazione materie prime). Questa quota si sta riducendo lentamente

perché anche i paesi del Sud del mondo stanno diventando importanti con una caratteristica importante che è

la “forte concentrazione in alcuni paesi” e sono Cina, India, Brasile e Sud Africa (unico paese africano delle

multinazionali). In Cina nel 2008 esistevano 800.000 filiali straniere di multinazionali. È il secondo paese al

mondo per quanto riguarda gli IDE in entrata alle spalle di USA. È il secondo esportatore dopo la Germania.

Fattori del dinamismo in Cina:

 blanda regolamentazione

 scolarità

 bacino di consumatori enorme

 basso costo del lavoro

 alta popolarità del paese

 buone infrastrutture

 elevata % sul PIL degli investimenti e ricerca: ci sono delle aree che sono dei veri laboratori di tecnologia.

(TEDA a Tianjin)

PARCHI SCIENTIFICI E TECNOLOGICI

possono nascere spontaneamente o sotto la spinta statale

1- possono dipendere da una forte spesa pubblica in armamenti e tecnologia avanzata (Silicon Valley in

California)

2- forte ruolo di incentivazione operato dallo stato (Giappone)

In Europa hanno coagulato sempre + attenzione rispetto al sistema della rigenerazione urbana, cioè ridare

dinamismo economico a città industriali in crisi. Esempio è l’area di Milano, abbandonata dalla Pirelli diventa

una università e un parco scientifico e tecnologico, il parco scientifico di Marghera di VEGA. Ha come

obiettivo la nascita di piccole imprese o di piccole idee di “start up” cioè dare voce alla idee universitarie

tramutandole in piccole imprese. Hanno dei canali di finanziamento privilegiato al credito, godere di alcuni

spazi più o meno vantaggiosi, godere di alcuni servizi comuni (utilizzo di rete ad alta velocità, sportello

dell’unione europea, consorzio di banche che offre agevolazioni) ma soprattutto mette assieme esperienze

diverse: i ricercatori, l’università giocando sul fatto che si debba creare un’atmosfera favorevole allo sviluppo

tecnologico. Ciò funziona sono in parte:

 nella capacità di innovare molto difficilmente funzionano perché funzionano solo laddove esiste la

potenzialità di innovazione e dove è organizzata meglio. Ma dove le università e le industrie o in un paese

dove i brevetti sono molto pochi, l’esperienza dei parchi scientifici e tecnologici è poco vantaggiosa.

quando funzionano essi permettono la rigenerazioni urbana perché sono attrattiva di nuove attività.

TRASPORTI

è una delle industrie che consente. Essi costituiscono un insieme di infrastrutture che hanno consentito alla

geo-industria di evolversi e modificarsi e abbattere i costi. Infatti il costo del trasporto si è abbassato

drasticamente negli ultimi 10 anni.

diverse tipologie:

trasporto passeggeri e merci, è un trasporto sempre + dinamico che segue 2 tendenze:

- lo sviluppo delle linee regionali del trasporto e crea dei mercati sempre + grandi

- trasporto ferroviario ad alta velocità, esempio importante è la frequenza del servizio ferroviario tra Londra-

Parigi-Amsterdam che permettono di arrivare in queste città in giornata.

trasporto marittimo e attività portuale

ha subito i cambiamenti + importanti. Il porto + trafficato al mondo è quello di Shanghai con 720 milioni di

tonnellate mosse (Genova e Venezia rispettivamente 50 milioni e 20 milioni, Rotterdam 434 milioni è stato il

porto + importante negli ultimi 10 anni). Se consideriamo i primi 13 porti al mondo ne abbiamo 12/13 in Asia

(10 solo in Cina). Mentre nel 2000, 7/13 erano europei e 3/10 americani.

PORTI E CITTA’ PORTUALI

i porti sono stati il luogo dove la merce arrivava, sottoposta a operazioni di “deconsolidamento”(veniva vuota

la stiva e il contenuto andava in dei magazzini secondo logiche portuali, che poteva rimanere ferma nel porto

anche mesi), depositata, “riconsolidata” (la merce viene ricaricata in quantità diverse e con trasporti diversi e

in tempi diversi) e ripartiva per destinazioni interne.  ormai con il container non ci sono più queste operazioni

perché il container non viene mai aperto nel porto e vi resta pochissimo (viene aperto solo per controlli della

finanza o altre).

fino agli anni ’60

era un’attività ad alta intensità di lavoro e di capitale con circa 1,2 tonnellate di merce all’ora per persona

(relativamente bassa produttività), invece oggi varia dalle 32 alle 68 tonnellate all’ora per persona grazie

alle tecnologie (gru, macchinari..).

Nel porto erano localizzate numerose infrastrutture e i porti costituivano il cuore della CITTA’ PORTUALE che

era fatta da un’alta concentrazione di lavoratori portuale e tutta una serie di infrastrutture portuali, come lo

erano Venezia e Genova, quando la città “viveva e abbracciava” il porto anche dal punto di vista strutturale,

quando le navi erano piccole. Nel porto si respirava L’ATMOSFERA PORTUALE cioè vedevo marinai arrivare

da ogni parte del mondo e avevo parti della città che erano legati alla zona di provenienza della nave

(quartiere cinese del porto, quello indonesiano..)

una nave stava ferma nel porto circa il 70% della sua vita ( considerando che la vita di una nave era all’ora 10

anni). Si respirava la varietà del mondo.

Essendo il porto un fornitore di grande lavoro, gran parte della manodopera operai era la gente che lavorava

nel porto  quello che andava bene per il porto andava bene per la città. Oggi non è più vero (esempio delle

navi da crociera a Venezia). I porti sono diventati troppo grandi per le città

quindi porto = tanto lavoro, infrastrutture, atmosfera portuale, era nella città e la città viveva con il porto.

DAGLI ANNI 1960

1- i porti negli anni ’60 diventano il luogo dove troviamo l’industria di prima trasformazione. I porti

erano solo commerciali fino agli anni ’50 cioè nessuna trasformazione chimica della merce, ed era una merce

ad elevato valore aggiunto.

L’industria entra nei porti  Esempio del porto di Rotterdam:

fino al 1850 Rotterdam era un porto di pescatori che si trova a una 30 di km dal mare del nord. Nel 1850 la

materia prima è il carbone (vicino c’è il bacino della Ruhr  vicinanza alle miniere). Negli anni ’50 il petrolio

diventa la materia prima + importante e soppianta il carbone perché il petrolio è un minerale energetico molto

efficiente anche per il trasporto. L’Europa in questo periodo non ha petrolio (la scoperta di quest’ultimo nel

mare del nord arriverà dopo) esso arriva quindi per mare e arriva a Rotterdam che subisce delle

trasformazioni impressionanti  ci troviamo in una delle zone paludose + complesse al mondo (canali e delta

di 3 fiumi) e quello che era 30 km di paludi che separavano Rotterdam dal mare aperto viene trasformato in

un canale lungo 30 km dove vengono realizzati impianti di stoccaggio e raffinazione del petrolio. 

PROCESSO DI CORSA AL MARE DELL’INDUSTRIA PESANTE. L’industria migra nei porti dove viene

importato il petrolio. Questa struttura prende il nome di MIDA (area di sviluppo industriale marittimo –

Maritime Industrial Development Area) che diventano sempre + grandi e il motore sono le economie di scala e

le economie di agglomerazione cioè industrie che si inseriscono all’interno di queste aree. Si sviluppa in

Europa e Giappone (dove non c’era il petrolio) mentre gli USA non si sono sviluppati sulle coste ma in Texas

dove c’è il petrolio.

Dal punto di vista spaziale, il porto negli anni 50-60 inizia un progressivo processo di migrazione verso aree

che possono essere più facilmente infrastrutturabili e raggiungibili dalle grandi navi. (esempio Porto

Marghera).

2- cambia la natura della portualità commerciale per l’effetto dell’introduzione del CONTAINER (1958)

usato per la prima volta nell’industria militare.

ANNI 1970-80

esempio di Anversa con 11.000 ettari di area portuale.

queste aree vanno in crisi per vari motivi

a- articolazione multinazionale del decentramento produttivo  queste industrie hanno abbandonato il

paese e si sono trasferite in altri paesi.

b- movimento ambientalista che rinforza la tendenza “a” dove le leggi sono + blande sull’inquinamento

c- i paesi in via di sviluppo e quelli produttori di petrolio sviluppano un’industria di prima trasformazione

invece che esportarlo e poi trasformalo per dare lavoro e attrarre capitali.

 PROCESSO MIDA anche nei paesi produttori di petrolio (Messico, paesi del Golfo, India, Cina, Korea,

Pakistan

ANNI 1990

 CAMBIAMENTO DELLA STRUTTURA MIDA (per tutti i paesi)

- industria di prima trasformazione esiste ancora ma è per molti aspetti molto + avanzata, meno

impattante dal punto di vista ambientale, profondamente ristrutturata e snella con il decentramento produttivo

(network d’impresa).

- il cambiamento della portualità commerciale, con i container spazi immensi pieni di container

- un corredo di aree inquinate e abbandonate dove non si produce + nulla, che aspettano di essere

disinquinate e aree disinquinate che vengono riutilizzate per altri contesti come porti commerciali, per nuove

attività industriali o nuove finalità urbane (centri di ricerca, università, discoteche, ristoranti, porti turistici e

crocieristici).

PRIMA:

porto vecchio con la città nella quale arriva la merce in piccole navi, dove resta nella città per mesi e riparte in

carichi diversi. Tanto lavoro, poco capitale, poche tecnologie, quello che è bene per il porto è bene per la città.

Ogni merce aveva il suo modo di essere stoccato con scatoloni, taniche, sacchi.. e necessitava di luoghi

attrezzati.

OGGI:

arrivano i CONTAINER. Non sappiamo in che modo la merce venga stoccata perché tutto entra nel container.

- Dal punto di vista industriale il prima era un mondo artigianale, mentre oggi è un mondo industriale

standardizzato poiché basta una gru e un piazzale dove stoccare il container. Il container arriva sigillato e

chiuso nel porto e arriva ad un imprenditore che apre il container. Abbiamo quindi una riduzione del lavoro e

un avanzamento tecnologico e investimento di capitale  incremento della produttività del lavoro.

- le strutture portuali pre-container non sono + adatte per l’attività portuale con il container. Dalla

struttura a pettine (banchina-acqua-banchina-acqua  struttura che massimizza il fronte sull’acqua per

massimizzare gli accosti visto che le navi di fermano mesi nel porto) si passa ad una struttura ad un’unica

banchina con 2 approdi per grandi navi con immenso piazzale di back-up (perché ormai il tempo che la nave

passa nel porto è pochissimo e le navi sono diventate sempre + grandi, e necessitano di grossi piazzali per

container).

Tutto ciò spinge anche i porti commerciali a spostarsi dalla città e si costruiscono nuovi porti lontano dalla

città con le nuove logiche aprendo la strada a quel nuovo processo di RIUTILIZZAZIONE PER FINI URBANI

DEI VECCHI PORTI, che negli anni 60 non servono + e sono abbandonati e riutilizzati per altre strutture

(acquario di Genova, Barceloneta..)

Concorrenza tra porti

Cosa ha comportato l’introduzione del container per le città:

1- gigantismo navale.

A partire dagli anni 50 in poi le petroliere sono diventate sempre più grandi per due motivi:

Per il principio delle economie di scala. Diminuzione del costo unitario man mano che l’impianto si

ingrandisce. Più grande è la nave minore è il prezzo unitario.

2 - Chiusura del canale di Suez:

il petrolio portato in Europa doveva circumnavigare l’Africa, ciò comporta un aumento considerevole della

dimensione delle navi. Con le navi più grandi deve cambiare anche la struttura dei porti che altrimenti non

riesce più ad accoglierle.

Negi anni 80 il processo di gigantismo termina e si inizia ad utilizzare navi più piccole per due motivi:

a - Riapertura del canale di Suez

b - Legato allo sviluppo delle MIDA nei paesi in via di sviluppo

Una volta il petrolio era importato nei paesi ricchi e lì lavorati, oggi il prodotto arriva già semilavorato e quindi

con un peso minore.

Il gigantismo inizia ad interessare lo sviluppo marittimo con il contenitore. La tecnologia della nave può

lavorare sull’economia di scala, attraverso l’utilizzo di navi che portano solo contenitori  navi cellulari.

Ogni qualvolta in un porto scaricano un tot di contenitori le celle lasciate vuote vengono riepite d’acqua e

questo è causa di inquinamento, perché l’acqua di un ecosistema viene poi svuotata in un altro con alghe e

microorganismi vari.

La quarta generazione di navi container è chiamata post-panama, perché è troppo grande per poter passare

il canale di Panama. Oggi non si parla più di generazioni di navi. Le navi più importanti sono legate alla

MAERSK. Sono navi che non possono essere ospitate in tutti i porti. Ci sono problemi di geomorfologia

(profondità del fondale), quindi le navi selezionano i porti in cui fermarsi.

Con la costruzione di navi di grandissime direzioni ora esistono porti vincenti e porti perdenti.

Tra Nord Europa e costa Americana (porti di New York…) direttrice facilitata dal piano Marshall.

Negli anni 80 inizi anni 90 si inaugura il secolo del Pacifico. La direttrice principale diventa la costa

dell’asia verso l’America. Oggi la nuova direttrice che ha superato anche quella del Pacifico è quella

dell’Europa che è considerata anche la più dinamica.

Sviluppo sistemi HUB & SPOKE  sistema che regola il trasporto aereo. (Perno e raggio)

ES: prima prendo un aero grande che mi porta in un aeroporto grande e importante e poi da lì prendo un areo

regionale in destinazioni secondarie. Questa cosa a partire dagli anni 90 inizia a funzionare anche per le navi.

I porti HUB del Mediterraneo si localizzano vicino la linea mediana che porta allo stretto di Suez. Il porto di

Gioia Tauro è molto vicino alla linea mediana. Quindi le navi più grandi fanno scali solo sui porti vicini alla

linea mediana, scaricano dei container che poi vengono trasportati in porti regionali da nevi più piccole.

A Gioia Tauro in Reggio Calabria ci furono delle proteste (moti di Reggio Calabria) per via del cambio del

capoluogo di regione. Lo stato da un impianto siderurgico, ma all’epoca gli impianti siderurgici si spostavano

nell’Africa. Il porto siderurgico non funziona per un giorno e diventa una città del deserto. (?) solo qualche

periodo dopo si capisce l’importanza geografica del porto che si trovava proprio nel punto mediano.

1 - Area dei Balcani

2 - Sponda Africana attrae investimenti esteri

Nuova forte competizione nel Mediterraneo che fa perdere all’Italia posizioni nell’economia.

Com’è cambiato il concetto di marittimità:

Caratteristica distintiva che caratterizzava tradizionalmente le città portuali legandole al mare. Tutto questo

con il contenitore e con le MIDA si è perso.

Recupero:

1- canale della navigazione turistica

2 - operazioni di rinnovamento water-front urbane.

Cosa se ne fanno delle aree portuali abbandonate.

Per oltre un ventennio restano abbandonate. Queste aree hanno caratteristiche positive e negative.

Positive:

1 - Sono quasi sempre vicino alle aree urbane.

2 - Diversità culturale: In molti contesti queste aree e i quartieri sociali (degradati) sono ricchi di testimonianze

storiche architettoniche di varie nazionalità. ES: il porto vecchio di Alessandria d’Egitto è una miniera

archeologica.

Negativo:

3 - Inquinamento e infrastrutture difficili da gestire.

Queste aree vengono “riscoperte” grazie al grande sviluppo del turismo urbano e lo sviluppo del turismo

culturale legato a quello urbano. Le autorità urbane e gli investitori privati iniziano ad investire in quelle aree:

investono in servizi (banche, assicurazioni, finanza), attività turistiche, ricreative e attività culturali.

Fino agli 60-70 sono aree abbandonate con quartieri problematici dal punto di vista sociale. Negli anni

2000 troviamo porti turistici, il luogo diventa importante anche per l’organizzazione di eventi. Nei water-front

troviamo le navi da crociera, uno degli ultimi segni dell’esistenza del rapporto con mare e la città portuale. La

crocieristica provoca comunque alcune esternalità negative, esempio a Venezia. Il water-front è stato fatto

ovunque.

- Il caso classico è quello di Boston. Lo stato ha ceduto il porto gratuitamente a privati che ci hanno fatto la

fortuna. Fino a diventare la seconda attrattiva turistica dopo Disneyland negli USA.

- Londra. Isola sul Tamigi. Docklands

- Rotterdam

- Barcellona – porto vecchio e Genova in Europa.

Questo avviene anche nell’estremo oriente ma con una particolarità. Non ci sono stati fenomeni di declino

urbano industriale che hanno invece accompagnato le coste Europee e … [1:06:20]

Mercato della croceristica

È un mercato che sta cambiando perché sta cambiando l’appeal della crociera  la crociera oggi non è più

considerata privilegio delle coppie più ricche. Ci sono vari prezzi di scelta dove cambia il livello di servizi a

bordo e la destinazione. Le crociere che costano di più sono le crociere in Antartide, Alaska, la Terra del fuoco

e quelle che costeggiano i fiordi a nord. Le crociere più richieste sono quelle ai Caraibi.

Il prodotto crociera è molto differenziato ed è molto cambiato nel tempo.

Contano due cose:

1 - Ammodernamento delle strutture portuali.

Quando la nave approda, servono strutture per portare in giro i turisti fuori dalla nave per farli visitare la

terraferma.

2 - Il Mediterraneo viene venduto come la culla della civiltà, il mare della pace, il luogo della cultura ellenica. Il

turista si sente a contatto con metafore culturali particolarmente incisive.

3- Cresce di più l’area ovest che va da Napoli a Civitavecchia, mentre cresce meno l’area est del

Mediterraneo  west world shipping.

5 grandi compagnie detengono più del 50% di tutta la capacità di offerta, cioè di tutte le navi.

Carnival e MCS

Il segno più importante di interesse delle compagnie americane verso il Mediterraneo è del 1997 (?)quando gli

USA si compra la Carnival

.

STRUTTURA OLIGOPOLISTICA DEL MERCATO.

I porti competono per attrarre le compagnie, perché la croceristica è considerata dalle città portuali una delle

principali fonti di reddito. Le città portuali allora vendono il porto alla nave. Così è stato a Savona e a

Civitavecchia.

TURISMO

ORIGINI DEL TURISMO MODERNO

da una definizione del OMT - organizzazione mondiale del turismo, il turismo è praticato da chi si sposta

da un luogo abituale di vita e di lavoro verso un’altra località per almeno 24 ore e per non più di un

anno con diversi scopi.

Dal punto di vista economico il turismo si configura come acquisto di un insieme di servizi legati a tali

spostamenti e al raggiungimento dei relativi obiettivi (svago, riposo, cultura…)

Si può avere una distinzione fra

- turismo regionale e nazionale  movimento turistico interno  2,2 milioni di persone praticano il turismo ogni

anno e la componente maggiore è il turismo interno.

- turismo internazionale, intracontinentale e intercontinentale  soprattutto questi tipi di turismo generano

un flusso di capitali, uso di mezzi di trasporto e tipi di servizi diversi da quelli del movimento turistico interno.

le ORIGINI del turismo moderno possono farsi risalire al XVIII secolo quando tra i nobili dell’Europa centrale

divenne molto ambito e qualificante il GRAND TOUR un viaggio in paesi relativamente esotici e ricchi di

testimonianze artistiche come l’Italia o il soggiorno presso località termali come Bath, in Inghilterra.

 RIVOLUZIONE INDUSTRIALE: il benessere della nuova società e della nuova borghesia fece di questa

classe sociale la principale protagonista del primo sviluppo turistico moderno. Sorsero così nuove stazioni

termali e si sviluppò il turismo dei grandi laghi (Garda, Maggiore) e iniziò anche quello alpino. Per lo

sviluppo di quello balneare occorre attendere il Novecento. Naturalmente si sta ancora parlando di un

turismo ELITARIO cioè consentito a poche fasce reddituali della popolazione.

 con la diffusione dell’INDUSTRIALIZZAZIONE il turismo guadagnò anche le classi lavoratrici solo però tra

le GUERRE MONDIALI e ancor di più nel SECONDO DOPOGUERRA si può parlare di FENOMENO

TURISTICO DI MASSA.

SVILUPPO ECONOMICO

la gran parte della mobilità turistica si sviluppa all’interno di aree sviluppate che sono fonte di domanda e aree

di destinazione come la Francia, l’Italia, la Spagna e gli USA.  l’insieme dei paesi avanzati riceve infatti il 60%

del movimento turistico internazionale.

FATTORI DETERMINANTI DELLA DOMANDA TURISTICA

diversi possono essere i fattori che influenzano la domanda turistica cioè la richiesta di servizi da parte di

turisti:

- REDDITO e/o RICCHEZZA

- STRESS E DISAGIO URBANO METROPOLITANO  uno dei primi fattori durante l’industrializzazione era

l’alienazione degli operai nelle fabbriche.

- DISPONIBILITA’ DI TEMPO  no tempo = no vacanze

- CULTURA  i fattori culturali hanno molta importanza poiché si tratta di un insieme di variabili ambientali e

socio-culturali strettamente interrelate fra loro che possono spiegare la crescita della domanda: la gran parte

di tali variabili deriva dall’urbanizzazione e dal modo di vita urbano, analogo è anche il clima

- GRADO DI ORGANIZZAZIONE DELL’OFFERTA  se l’offerta turistica non è adeguata non si sviluppa il

turismo. Nelle aree sottosviluppate il turismo è quasi completamente organizzato da imprese e soggetti

provenienti da luoghi in cui si forma la domanda (es. villaggi turistici EDEN VIAGGI (italiani) operano in Egitto,

Marocco, ecc…)

I FATTORI DELL’0FFERTA TURISTICA

bisogna tener conto di

- ACCESSIBILITA’ della località o area turistica. Questo fattore ne riflette la posizione di un’area rispetto alle

principali zone di provenienza della domanda. Oltre alla distanza fisica contano anche il costo monetario e

non e la facilità dell’accesso nonché la distanza dalle popolazione autoctone.

- PRESENZA DI ATTRATTIVE la maggior parte dei flussi si orienta dove ci sono attrattive NON

RIPRODUCIBILI in quanto di carattere naturale o storico. Per quelle naturali prevale il “sole-spiaggia-mare”

seguito dalla montagna; le attrattive di tipo storico riguardano invece monumenti artistici, scavi archeologici,

musei che si affiancano al folklore e all’artigianato locale. Ulteriori attrattive sono legate alle funzioni urbane

come le relazioni di affari, viaggi di studio, ricerca o le strutture ricettive, come ristoranti, campeggi,.. 

si può quindi dire che in ogni area il turismo (come offerta) nasca e si sviluppi inizialmente sulla base di

risorse date e che successivamente tenda a crescere oltre i limiti posti da tali risorse basandosi sulle risorse

create.

- PUBBLICITA’ e IMMAGINE DATA

- COSTO DELLA VITA

- STABILITA’ POLITICA e MILITARE

LA GEOGRAFIA DEL TURISMO

Per alcuni paesi il turismo è l’attività che permette il maggior flusso di capitali dall’estero. Esso ha inoltre

effetti positivi sull’occupazione e sullo sviluppo di attività strettamente collegate o collaterali come la

costruzione di case o impianti ed esercizi commerciali.

si tratta di un’attività che può variare anno per anno sia in termini assoluti, nel senso di turismo totale, sia

nelle destinazioni prescelte poiché condizionato da una serie di fattori monetari, politici d’immagine ecc.

Su scala internazionale il principale flusso turistico come già detto è quello tra paesi sviluppati. Gran parte

del movimento turistico si genera e si svolge all’interno delle aree + sviluppate.  EUROPA OCC e RUSSIA

ricevono 7

milioni di turisti stranieri (13% del turismo mondiale)

il flusso dei paesi sviluppati verso il SUD DEL MONDO copre solo il 15% del movimento turistico.

osservando le singole aree troviamo:

1 – EUROPA da sempre meta del turismo internazionale: tra i primi 15 paesi per arrivi stranieri 11 sono in

europa –> polo turistico mondiale

2 - AMERICA SETTENTRIONALE

 in forte crescita ASIA ORIENTALE e DEL PACIFICO (Singapore, Australia, Filippine e Cina)

 contenuto è l’incremento di AMERICA CENTRALE e CARAIBI

 modesto quello dell’AMERICA LATINA e AFRICA

flussi turistici a scala regionale e nazionale si hanno soprattutto nei paesi sviluppati dove rappresentano una

pratica diffusa nella maggior parte della popolazione. A questa scala il turismo è organizzato prevalentemente

in forma individuale.

LE AREE TURISTICHE DEI PAESI SVILUPPATI

le aree turistiche dei paesi sviluppati possono essere localizzate sia in posizione periferica sia in posizione

molto centrale. Le maggiori città attraggono infatti di regola importanti flussi turistici e alcune come Parigi,

Roma, Londra… possono essere considerate anche come autentici centri di attrazione turistica in quanto

richiamano masse di visitatori sovente superiori a quelle dei principali centri turistici specializzati.

Questi ultimi si configurano come aree MONOPRODUTTIVE cioè hanno un’economia che si basa

essenzialmente sul turismo e che senza di esso sarebbe molto meno ricca: si tratta soprattutto di un turismo

stagionale.

rispetto al resto della regione l’area turistica può avere un’economia:

- SEPARATA  quando non vi sono rapporti economici o funzionali con la regione che è solo uno spazio di

passaggio per arrivare alla località turistica. In questi casi le iniziative e i capitali che hanno attivato il turismo

sono spesso esterni all’area che possono essere definite “aree di colonizzazione turistica”.

- INTEGRATA quando invece l’area è collegata alla regione si sviluppano intensi flussi economici e relazioni

spaziali di un vario tipo che rendono integrato l’insieme dello spazio regionale con processi di sviluppo

endogeno talvolta consistenti. Es riviera romagnola: le strutture ricettive, i prodotti, ecc sono quasi tutti locali

a rimostranza di come un’area turistica possa organizzare l’economia di una regione così vasta.

IL TURISMO DEL SUD DEL MONDO

il turismo nei paesi del sud del mondo ha anch’esso caratteri originali. Il turismo interno è pressoché assente

nei paesi più poveri mentre in quelli con un maggior livello di sviluppo, per esempio in Brasile e Cina, ha una


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Lingue, culture e società dell’Asia e dell’Africa mediterranea
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manu.moroni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia politico-economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Soriani Stefano.

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