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Geografia linguistica

Professoressa Francesca Cugno

Lezione 1
Lunedì 2/05/2022 - prof.ssa Cugno

Cos'è un atlante linguistico?

Quello che vediamo in foto è l’atlante svizzero (che poi è stato ampliato anche a tutto il territorio italiano), che riporta i nomi ufficiali dei paesi esplorati, cioè riporta tutti i nomi delle località in cui è stata svolta un’inchiesta linguistica. Un’inchiesta linguistica è una sorta di questionario o intervista, che consiste nel fatto che un ricercatore si reca in una di queste località, o in tutte, e per ciascuna località sceglie delle persone che parlano dialetto e sottopone loro questo questionario, di modo da ricavare la forma dialettale corrispondente a tutte le voci presenti sul questionario.

La fase successiva consiste nel riportare queste forme sulla carta, in corrispondenza dei luoghi in cui è stata svolta l’inchiesta. Ad esempio, nella carta numero 5 chiamata ‘il padre’ vengono riportate tutte le forme dialettali raccolte in ogni singola comunità per il termine ‘padre’. Quindi un atlante linguistico altro non è che una raccolta di tutte le singole carte linguistiche di ogni singola voce, che sono state elaborate a partire dal questionario di cui parlavamo sopra. Ogni carta linguistica è dedicata ad una o più voci contenute nel questionario.

Nella maggior parte dei progetti, queste analisi linguistiche vengono assegnate a due o tre compositori, che quindi si devono spostare di zona in zona, selezionare le persone adatte, la fase di raccolta ed infine elaborazione dei dati sotto forma cartografica, e sono quindi imprese che durano decenni o più.

Corso di geografia linguistica a Torino

Ma a cosa serve un corso di geografia linguistica, corso unico che esiste solo a Torino? Il professor Massobrio lo ha creato e tenuto fino al 2012, proprio perché Torino vanta una grande tradizione di ricerca di geografia linguistica. Ci sono infatti 3 progetti in questa città:

  • Il progetto dell’atlante linguistico italiano ‘ALI’, progetto nato negli anni ‘20 del secolo scorso, promosso dal professor Bartoli proprio a Torino (colui che ha teorizzato la teoria delle Norme Areali a livello linguistico). Questo progetto vede inchieste che durano fino agli anni ‘60, ed è un cantiere ancora aperto a cui tutt’ora lavorano una serie di ricercatori, e la sua importanza è data dal fatto che è un atlante nazionale con tutte le varietà dialettali e le minoranze linguistiche presenti in Italia.
  • Il progetto dell’atlante linguistico etnografico del Piemonte occidentale ‘ALEPO’, che ha sempre capo all’università di Torino, facente capo al progetto precedente in quanto i redattori delle due opere precedenti sono stati coinvolti nella redazione di questo atlante, in cui l’obiettivo di analisi è la varietà delle parlate gallo-romanze del Piemonte, che sono distribuite lungo le vallate del Piemonte occidentale. Questo progetto nasce negli anni ‘80 dello scorso secolo, e anche questo è un progetto che ha già terminato la fase di raccolta dei dati linguistici, cioè le inchieste linguistiche sono terminate, ma sta procedendo nella fase redazionale di alcuni volumi.
  • Il progetto dell’atlante toponomastico del Piemonte montano ‘ATPM’, anch’esso facente capo ad UniTo, anche lui un cantiere ancora in corso, nato più o meno intorno agli anni ‘80 ma con un taglio un po’ particolare, cioè che si riferisce alla toponomastica, cioè ai nomi di luogo. Questo progetto nasce con l’intento di salvaguardare il patrimonio linguistico che è fortemente minacciato dallo spopolamento della montagna e anche dalla perdita delle varietà dialettali.

Obiettivi e ambiti di studio della geografia linguistica

Quali sono gli obiettivi della geografia linguistica e quali i suoi ambiti di studio? Lo vediamo partendo da una definizione di geografia linguistica, che altro non è che una corrente della linguistica che studia l’estensione nello spazio e la distribuzione geografica dei fenomeni linguistici comuni alle diverse varietà del dialetto o ai vari dialetti di un gruppo linguistico. Innanzitutto, come dicevamo prima, è una disciplina di carattere linguistico e non di carattere geografico da cui attinge solo per alcuni strumenti.

L’oggetto della geografia linguistica non sono quindi le lingue standard o quelle ufficiali, ma siano i dialetti cioè le varietà linguistiche dialettali. Quindi in un atlante linguistico troveremo dei dati di tipo dialettale. Quindi l’atlante linguistico italiano, pur avendo ‘italiano’ come aggettivo, si riferisce propriamente alle varietà dialettali, cioè quelle non standard utilizzate sul territorio italiano, e questo vale per tutti gli atlanti linguistici.

Dialetto vs lingua

Che differenza c’è tra dialetto e lingua? Se facciamo riferimento alla situazione italiana, l’italiano inteso come lingua standard ha a sua volta un’origine dialettale perché noi sappiamo che nasce dal fiorentino, quindi da una varietà dialettale che è simile, o che possiamo comunque paragonare, a qualsiasi altra varietà dialettale (anche al piemontese, napoletano, veneto, ecc). Quel che differenzia il toscano è che ad un certo punto questo dialetto è diventato lingua scritta usata in ambito letterario prima ed estesa poi agli altri vari usi fino a diventare lingua dello stato. Questo salto di qualità che ha investito il fiorentino non ha investito gli altri dialetti della penisola, e quindi quando nascerà l’italiano come lingua, declasserà tutte le altre varietà di italiano a dialetti. L’italiano, come ogni varietà dialettale, ha le sue regole e i suoi comportamenti, che servono per strutturare sia i suoni che la morfologia, cioè la forma che la parola può assumere, così come anche ogni varietà dialettale avrà anche le sue regole sintattiche proprio come l’italiano. Dal punto di vista linguistico, un dialetto è uguale dal punto di vista della sua struttura all’italiano. Quel che distingue le due varietà è l’uso che si fa del dialetto rispetto all’italiano, nel senso che i dialetti hanno una circolazione più ristretta, perché solitamente vengono impiegati per affrontare un numero più limitato di argomenti rispetto all’italiano (es. Non posso tenere una lezione di ingegneria o chimica in dialetto, mentre l’italiano è utilizzato ed utilizzabile per affrontare tutti i tipi di argomento, anche quelli tecnici).

A partire dagli anni ‘70 del secolo scorso, l’italiano è divenuto il principale mezzo di comunicazione della maggior parte degli italiani, per quanto riguarda la comunicazione orale, per tutti coloro che prima invece per la comunicazione orale usavano prevalentemente il dialetto, che quindi sono in grado di esprimersi anche in italiano quando si esprimono anche oralmente, cosa che fino agli anni ‘70 non era così di uso perché l’italiano era una lingua perlopiù scritta. Adesso l’italiano è diventato lingua di prima socializzazione per la maggior parte degli italiani, ma il dialetto continua ad esistere come varietà orale utilizzata con una circolazione più ristretta dal punto di vista territoriale, quindi questo porta a delle differenze dialettali tra comune e comune persino, con un grado di intercomprensione che spesso diminuisce man mano che le distanze aumentano (es. Il dialetto catanese sarà parlato più nella zona di Catania e così via) con una differenza di tipo areale rispetto all’italiano che è parlato e conosciuto in tutta l’Italia, con una frammentazione che è molto evidente a livello dialettale (es. Un dialogo in dialetto tra un piemontese ed un siciliano non si capiranno mai). Questa sopravvivenza delle varietà dialettali è stata incentivata anche dal fatto che in Italia ci sono stati più centri che hanno attirato a sé molti parlanti di dialetto (es. Il centro torinese, quello napoletano ecc).

Gli atlanti linguistici hanno quindi al centro dell’indagine le varietà dialettali, che sono varietà che rappresentano aree minori rispetto alla lingua standard, con un impiego circoscritto a determinate situazioni e contesti comunicativi. Infatti in Italia il dialetto è soprattutto parlato nella varietà del contesto familiare, e in generale comunque non con persone estranee con le quali si tende a parlare italiano, cioè nei contesti informali.

Nonostante la diffusione della lingua nazionale, il dialetto è ancora una varietà abbastanza diffusa ed utilizzata, e addirittura negli anni ‘70 del secolo scorso furono dati per morti in poco tempo, proprio perché si assisteva in quegli anni ad una massiccia diffusione dell’italiano, con la riduzione dei contesti d’uso del dialetto rispetto ai contesti d’uso dell’italiano. Questo aveva fatto pensare a molti studiosi, soprattutto sociolinguisti, che nel giro di pochi decenni i dialetti sarebbero scomparsi in Italia, cosa che fortunatamente non è successa anche e soprattutto perché c’è stato un mutamento del comportamento nei confronti del dialetto, che non era più oggetto di pregiudizio (considerate fino agli anni ‘70 come varietà linguistica più bassa e tipica di ceti non istruiti), difendendo il dialetto in quanto ulteriore codice linguistico di natura culturale.

La scuola italiana si è scagliata spesso contro i dialettofoni, perché pensava che conoscere il dialetto potesse essere un impedimento o un ostacolo all’apprendimento dell’italiano, e quindi questo atteggiamento impedì ai maestri di rivolgersi in dialetto agli allievi, si impediva ai bambini ed ai ragazzi di parlare dialetto in classe, quasi come se il dialetto fosse qualcosa di cui vergognarsi, e questo ha influito sulla trasmissibilità del dialetto di generazione in generazione. Di fronte a questi pregiudizi, infatti, le madri, responsabili della trasmissione del dialetto in famiglia, hanno smesso di parlare dialetto in famiglia per evitare che venissero etichettati socialmente.

Partendo poi dalle considerazioni dei linguisti, che dicono che conoscere un codice linguistico in più è fonte di arricchimento sia cognitivo che strettamente linguistico, questo pregiudizio è venuto meno, e l’esempio più evidente è il fatto che già da un po’ di anni il dialetto è entrato nella pubblicità.

Tutto questo discorso per capire che in realtà non ci occupiamo di cose obsolete, anche se gli atlanti linguistici che vedremo fotografano una situazione linguistica della prima metà del secolo scorso, ma è anche vero che non parliamo di elementi linguistici scomparsi, ma parliamo di varietà che sono ancora in uso, seppur con situazioni diverse a seconda delle aree. Ci sono infatti regioni dove la dialettologia è maggiore (es. Campania, Sicilia, nord del Veneto) o altre aree (es. Area nord-occidentale) dove il tasso di dialettofonia è notevolmente più basso. In generale possiamo dire che i dialetti hanno ancora una discreta vitalità e meritano di essere studiati.

Quindi, tornando alla definizione di geografia linguistica, abbiamo a che fare con fenomeni linguistici che si riferiscono a varietà non standard, cioè i dialetti, appartenenti all’area territoriale a cui fa riferimento l’atlante. Dialetti in cui la geografia linguistica analizza i fenomeni linguistici, cioè quei fenomeni che riguardano tutti gli aspetti di una lingua, partendo dai suoni, quindi dall’aspetto fonetico, per passare ai fenomeni di carattere morfologico, che si riferiscono a quei fenomeni che riguardano le modificazioni delle parole per esprimere determinati significati di tipo grammaticale (es. Singolare/plurale, maschile/femminile, tempi/modi dei verbi, ecc), o quei fenomeni di sintassi, cioè come si combinano le parole a livello della frase, ed infine al livello lessicale, cioè alle modalità con cui le parole sono utilizzate in un determinato dialetto per esprimere un determinato concetto.

Intendiamo quindi con fenomeni linguistici tutti gli aspetti relativi al funzionamento di una lingua partendo dalla parte più materiale della lingua, cioè quella che viene percepita dall’udito e quindi i suoni, fino a come vengono composte le parole fino alla parte relativa al valore semantico che le parole possono avere, cioè le modalità con cui lo stesso concetto viene espresso nelle diverse varietà dialettali.

Esempi concreti di fenomeni linguistici

  • Fenomeni fonetici, che si riferiscono ai foni delle varietà esaminate

Carta 1157 atlante svizzero: Lat. ‘Florem’ -> [ -], [fj-], [sh-], [fr-]

N.B. Scrivendo ‘NavigAIS’ su internet ci esce l’atlante svizzero nel quale cercare nell’apposito spazio la parola ‘flore’. (Se scriviamo il numero del punto che ci interessa ci esce direttamente il luogo del campionamento anche).

Le uniche eccezioni sono nell’area friulana dove utilizzano ‘rose’ per indicare flore, mentre a livello lessicale abbiamo una differenza. Dal punto di vista fonetico, infatti, questo nesso latino [ -] vediamo come si sia trasformato nelle varietà dialettali. Vediamo che il risultato più diffuso è quello del toscano, e quindi dell’italiano, che troviamo a Firenze ed è [fj-] (per vedere l’italiano spesso basta guardare il fiorentino, che in questo caso scrive ‘fjore’ come lo pronunciamo noi oggi). Lo stesso esito lo troviamo nell’area settentrionale dell’Italia, dove a Torino scrivono ‘fjur’ con lo stesso esito del fiorentino. Si distingue da questa uniformità di esiti il ligure, dove nell’area di Genova non troviamo [fj-] ma ‘sh’ di ‘∫ura’. Interessante è anche la Sicilia che scrive ‘∫iuri’ oppure, nella zona ovest (punto 137) che scrive una ‘∫’ aspirata, cosa che troviamo anche nella Calabria del sud.

Lezione 2

Martedì 3/05/2022

Riprendiamo il discorso di ieri, in particolare riguardo alla definizione di geografia linguistica, disciplina che si occupa di studiare la distribuzione areale dei fenomeni linguistici di carattere dialettale. Sono analisi che riguardano diversi livelli dell’analisi linguistica, come abbiamo visto con la carta della parola ‘flore’ in cui andavamo a ricercare i fenomeni fonetici.

Vediamo ora un atlante linguistico regionale relativo alla Basilicata. Possiamo vedere anche qua i diversi esiti della parola ‘genero’, vista secondo il mutamento fonetico, ma la curiosità è che le parole riportate sono scritte secondo l’alfabeto IPA (che ritroviamo solamente nelle carte linguistiche più recenti come questa, non di certo nell’atlante svizzero di cui abbiamo parlato ieri). Ad esempio nei punti 1, 2, 3 e 5 vediamo l’esito [∫]. Vediamo anche l’esito per [d3] di ‘genero’, ma l’esito maggioritario è [j] che vediamo nei punti 59 e 62, e in generale nel sud della Basilicata. Abbiamo sostanzialmente 3 esiti diversi in Basilicata per la parola ‘genero’ e questi 3 esiti vengono rappresentati anche in una forma sintetica che prescinde dall’singole risposte raccolte nelle varie località.

Possiamo anche notare come gli esiti più vicini all’italiano, dalle città maggiori tendono a diffondersi nelle località circostanti, con un chiaro esempio che è dato dall’esito ‘g’ che si è irradiato da Potenza ai centri vicini. L’esito [∫] avvicina le parlate della Basilicata a quelle pugliesi, mentre l’esito [d3] le avvicina a quelle napoletane.

Sempre in questa cartina c’è anche l’evidenziazione di due zone in cui si parla ‘arbereshe’ cioè delle parlate italo-albanesi che sono comunque registrate in questo atlante.

Tipi di carte linguistiche

Un’altra cosa che possiamo esaminare è il fatto che finora abbiamo visto 2 tipi di carte:

  • Una che conteneva le risposte integrali per ogni singola richiesta, il tipo di carta definito come carta linguistica vera e propria, cioè quella che riporta integralmente il punto d’inchiesta, il dato dialettale che è stato raccolto in quella località, riportato ovviamente in trascrizione fonetica.
  • L’altra carta riporta invece l’esito di una interpretazione di questi dati, cioè ci rappresenta le aree contraddistinte da questo tipo di fenomeno, in questo caso il nesso latino ‘G +E’ e questo tipo di carta è chiamato carta sintetica, cioè quel tipo di carta che ci rappresenta le aree geografiche contraddistinte dalla presenza dello stesso fenomeno (e si può presentare in diversi modi, come ad esempio colorando le aree uguali con lo stesso colore).

Accanto delle carte linguistiche ci possono quindi essere queste carte interpretative che ci illustrano il fenomeno, in questo caso particolare di tipo fonetico.

Fenomeni morfologici

Vediamo ora un tipo di carte in cui sono riportati dei fenomeni morfologici, cioè quei fenomeni che si riferiscono alle modificazioni che le parole assumono per veicolare delle informazioni di tipo grammaticale, come ad esempio singolare/plurale. Passiamo quindi come esempio all’Atlante svizzero con la carta 97 per la parola ‘capelli’. In questa carta abbiamo sia la forma plurale ‘capelli’ che la forma singolare ‘capello’. Questo tipo di carte che catalogano contemporaneamente l’esito di due voci sono chiamate carte doppia, cioè carte che catalogano entrambi gli aspetti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Matty_Car33 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Cugno Federica.
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