In questa dispensa verrà trattato il tema della geografia del turismo. Dopo
un’introduzione iniziale relativa alla storia della geografia del turismo, si procede con
un’analisi maggiormente dettagliata della materia. Viene successivamente introdotto il
concetto di turismo, la sua interrelazione con la globalizzazione e gli attori che ne
operano all’interno. Dopo un’analisi relativa alla domanda turistica, all’offerta turistica
e al turismo come mercato, si procede con un’analisi dei dati, prima a livello mondiale,
poi a livello italiano; all’Italia e all’Europa si dedicherà successivamente una parte
specifica. Vi è, infine, un’analisi dei modelli territoriali, concludendo la dispensa con un
veloce ma sostanzioso accenno al turismo sostenibile. 1
Sommario
ORIGINE E INTRODUZIONE ALLA GEOGRAFIA DEL TURISMO...........................................3
LA GEOGRAFIA DEL TURISMO......................................................................................... 4
LO STUDIO DELLA GEOGRAFIA DEL TURISMO IN ITALIA..................................................5
L’OGGETTO DI STUDIO DELLA GEOGRAFIA.....................................................................6
IL VIAGGIO E IL TURISMO.............................................................................................. 11
TURISMO E GLOBALIZZAZIONE..................................................................................... 12
DEFINZIONI E CARATTERISTICHE DEL TURISMO............................................................13
GLI ATTORI DEL TURISMO............................................................................................. 18
ANALISI DELLA DOMANDA TURISTICA...........................................................................21
ANALISI DELL’OFFERTA TURISTICA................................................................................ 24
ANALISI DEL MERCATO TURISTICO................................................................................ 28
DATI MONDIALI SUL TURISMO....................................................................................... 29
ENTRATE VALUTARIE DEL 2017..................................................................................... 32
LE VARIE TIPOLOGIE DI PAESI....................................................................................... 34
BACINI DI ORIGINE........................................................................................................ 36
L’ITALIA......................................................................................................................... 37
ATTORI DEL TURISMO................................................................................................... 38
LIVELLO EUROPEO........................................................................................................ 40
QUADRO ISTITUZIONALE DELLA UE NEL TURISMO.......................................................41
GOVERNANCE DEL TURISMO IN ITALIA.........................................................................42
MODELLI DI ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE.............................................................45
TURISMO SOSTENIBILE................................................................................................. 47
2
ORIGINE E INTRODUZIONE ALLA GEOGRAFIA DEL
TURISMO
Geografia e turismo nascono come scienze separate, ma successivamente si inizia a
parlare di geografia del turismo. Bisogna individuare i legami che legano le due
discipline, bisogna quindi capirne le caratteristiche singole.
La geografia ha subito un’evoluzione nel corso del tempo: era inizialmente una
descrizione della terra, ora consiste anche nell’organizzazione del territorio a opera
dell’uomo. Il processo evolutivo della geografia è stato dominato da tre correnti di
pensiero:
Determinismo: ossia fase del positivismo, corrente di pensiero che si sviluppa
nella seconda metà dell’800 da parte dei geografi tedeschi (Ratzel, Ritter, Von
Humbolt). Tra le caratteristiche dell’ambiente e le attività umane c’è rapporto di
causalità unidirezionale, cioè sono le caratteristiche dell’ambiente a provocare
lo sviluppo dell’uomo (es. vivere in regioni calde non consente di essere così
attivo -> da qui partono idee fasciste/naziste). Lo sviluppo dell’uomo è deciso
dell’ambiente fisico in cui vive. I gruppi sociali esprimono un’organizzazione,
un’etica e dei comportamenti che sono il prodotto dell’ambiente fisico in cui
vivono.
Possibilismo o neoidealismo: inizio 1900, proviene da due geografi francesi
principalmente (Vidal de La Blanche e Lucien Febvre), sostiene che fra uomo e
ambiente c’è interazione, si influenzano a vicenda (ES: Dubai). Da questo
processo di interazione si origina un ‘genere di vita’ (legame che si crea fra
ambiente e uomo) che si contestualizza nella regione che esprime peculiarità
fisiche e sociali, ossia in ogni territorio si viene a creare un diverso genere di
vita in base alle caratteristiche dell’ambiente ma anche dell’uomo (due
ambienti simili possono avere sviluppi diversi in base all’attività umana)
Volontarismo o neopositivismo: alla fine del secolo si estremizza il possibilismo
grazie al processo tecnologico e scientifico, si inizia a parlare di pianificazione
del territorio. È il contrario del determinismo, in quanto sostiene che lo sviluppo
dipende esclusivamente dall’intervento dell’uomo sull’ambiente (rapporto di
dominio dell’uomo sulla natura, il quale consiste nel principale agente
modificatore). Prevalenza della logica antropocentrica, cioè l’uomo è al centro.
Si parte dalle esigenze dell’uomo, senza pensare ai danni creati all’ambiente.
Oggi la logica antropocentrica è stata lentamente abbandonata in tutela
dell’ambiente, partendo dai limiti che non si possono oltrepassare, senza ritornare a
una logica determinista, ma basandosi su un principio geocentrico. 3
In conclusione, la geografia è una scienza che si occupa dell’organizzazione di un
territorio (per avere uno sviluppo economico, ambientale e sociale che vadano di pari
passo) e analizza i processi e le modalità attraverso cui una determinata porzione
della superficie terrestre assume una specifica configurazione in funzione dei rapporti
che vengono ad instaurarsi nel corso del tempo tra l’uomo e l’ambiente. In sintesi, la
geografia è la scienza che studia i rapporti e l’ambiente.
Ruocco, 1968, afferma che la geografia studia: 1) la diversa distribuzione e
combinazione dei fenomeni che ne modificano la fisionomia e la vita dell’uomo; 2) i
paesaggi e le regioni in cui viene ripartita; 3) gli insiemi territoriali, risultato dell’azione
congiunta delle forze naturali e degli interventi umani.
Il turismo si sviluppa nei territori dove la popolazione vuole che si sviluppi (alcuni non
vogliono intrusi).
LA GEOGRAFIA DEL TURISMO
UNWTO, 1994, definisce il turismo come un’attività di coloro che viaggiano e
soggiornano in luoghi diversi dal proprio ambiente abituale per un periodo non
superiore a un anno consecutivo, per svago, lavoro e motivi diversi dall’esercizio di
un’attività remunerativa all’interno dell’ambiente visitato. Luoghi, periodo e motivi
sono le tre condizioni per identificare il turista.
Altre definizioni affermano che il turismo è la parte del loisir che corrisponde a un
processo di delocalizzazione e rilocalizzazione a scale diverse (ci si sposta da un paese
di origine a un paese di destinazione, ma questo spostamento causa dei cambiamenti
sia nel paese d’origine che in quello di destinazione).
Un’altra afferma che il turismo è un sogno dove si entra spinti da motivazione e si esce
arricchiti da ciò che quel sogno ha prodotto.
In che senso il turismo si può considerare un fenomeno geografico?
Il turismo implica uno spostamento ‘spaziale’ di persone, beni e denaro
Genera dei cambiamenti territoriali economici, culturali, sociali, fisici etc. nei
luoghi di origine e di destinazione
Produce effetti redistributivi tra aree di produzione della ricchezza e aree di
consumo
Tutto ciò si ha sia quando il turismo è un fenomeno in movimento sia quando è un
fenomeno stanziale (riguarda le seconde case, è sempre la stessa, è sempre lo stesso
posto). 4
La geografia del turismo cosa studia?
Toschi, 1957: i processi secondo i quali il turismo modifica l’organizzazione territoriale
di una determinata area attraverso la localizzazione e la qualità delle attrattive e dei
servizi offerti; la circolazione dai luoghi di turismo attivo (da dove parto) alle mete; i
tipi di turista.
Bencardino, Prezioso, 2007: Non soltanto gli aspetti quantitativi (definizione
precedente) del turismo ma anche gli attori, le politiche (pianificazione) e gli strumenti
di sviluppo (es: i circuiti di B&B, ci sono sinergie e accordi).
Un’altra definizione afferma che studia le attività connesse alle varie forme di svago
con cui gli uomini utilizzano il tempo libero, i redditi diretti e indiretti che se ne
ricavano (si considera l’aspetto economico) e le trasformazioni territoriali realizzate
dalla strutture ricettive e ricreative.
In sintesi, la geografia del turismo studia le relazioni tra l’ambiente geografico e il
fenomeno turistico.
LO STUDIO DELLA GEOGRAFIA DEL TURISMO IN
ITALIA
Lo studio della geografia del turismo in Italia può essere diviso in blocchi.
Inizia negli anni ’30 e ’40: non esiste una disciplina unica, ci sono studi isolati e
monografici su specifici centri turistici che si concentrano sul ‘particolare’ (es:
Taormina – Toschi-, Cattolica -Mori-). In questi anni vi è assenza del carattere
strutturale della scienza geografica del turismo, di conseguenza manca
l’organizzazione di questa disciplina, c’è interesse a misurare questo fenomeno in
località che iniziano a essere le destinazioni più appetibili per quel periodo, quindi
viene usato il metodo idiografico, cioè basato sul particolare, studiando un centro
unico, cercando da lì di delineare una legge generale.
Anni ’50 e ’60: nel ’57 c’è l’ingresso ufficiale della geografia del turismo nell’ambito
degli studi geografici, adesso si individuano i principi che regolano la materia (gli
schemi generali), non si è ancora in una fase in cui l’organicità è ben definita (è ancora
all’inizio), ci sono ancora studi frammentati, ma si cerca di regolare le regole generali,
negli anni 60 si inizia a parlare di pianificazione paesistica e degli aspetti economici
del turismo (Nice, 1965). Si iniziano a studiare diversi aspetti (economici,
pianificazione etc.). In questo decennio si cerca di definire le prime leggi generali del
funzionamento del settore turistico, c’è un approccio settoriale, mancanza di
organicità della disciplina con lavori ancora frammentati.
Anni ’70 e ’80: finite le guerre, vi è il boom economico-> il turismo diventa un’attività 5
per tutti (non più solo per i più ricchi), quindi diventa più interessante dal punto di
vista degli accademici. Si inizia a parlare di studi di domanda e offerta dei servizi (si
inizia a intenderlo come mercato), si delineano gli studi della difesa del paesaggio, si
parla di sviluppo economico generato dal turismo. In questi anni c’è l’adozione di un
approccio sistemico della geografia del turismo, c’è maggiore interesse verso il
turismo a livello accademico ed economico-politico, e c’è un ampliamento dei filoni di
ricerca sul turismo.
Anni ’90 in poi: il turismo diventa un settore economico a tutti gli effetti, si inizia a
parlare di turismo sostenibile, si parla di immagine turistica nella società post-
industriale, si parla di post-turismo. In questo periodo vi è una diversificazione degli
studi sul turismo, c’è una progressiva introduzione del paradigma della sostenibilità, si
affermano nuovi filoni di studio.
Dagli anni 30 a oggi, si capisce che il turismo è un fenomeno geografico che ha legami
con diverse tipologie di geografie: umana (cambiamenti a livello sociale), economica,
ambientale (turismo sostenibile), percettiva (lo spazio effimero).
LO STUDIO DELLE GEOGRAFIA DEL TURISMO NEL MONDO: In Italia gli studi della
geografia del turismo iniziano con ritardo rispetto agli altri paese europei ed
extraeuropei e si evolvono in maniera più lenta sia con riferimento alle elaborazioni
teoriche che con riferimento agli studi applicativi; Francia, Gran Bretagna, Germania e
Austria se ne sono occupate prima a livello europeo, mentre a livello extraeuropeo si
distinguono USA e Canada.
L’OGGETTO DI STUDIO DELLA GEOGRAFIA
Nel corso del tempo, c’è stato un passaggio dalla geografia tradizionale, alla geografia
moderna a quella post-moderna. In contemporanea l’oggetto di studio è passato dalla
regione turistica (tradizionale), ai luoghi turistici (moderna) per poi arrivare a studiare i
“non luoghi” (post-moderna).
GEOGRAFIA TRADIZIONALE E REGIONE TURISTICA
Fino agli anni ’50 le ragioni di scarsa attenzione dei geografi per il turismo risiedono
nella debole presenza del fenomeno turistico nella società italiana del tempo e nella
sua scarsa incidenza sull’organizzazione del territorio. È dalla seconda metà degli anni
’60 che il turismo (di massa) susciterà maggiori interessi per i politici e gli accademici,
ossia coloro che iniziano a capire l’importanza del suo studio. Nel mondo accademico
ci sono anche i geografi. Negli anni ’50 Toschi introduce la definizione di regione
turistica facendo una distinzione fra: 6
Regioni attive o di provenienza dei turisti
Regioni ricettive o di accoglienza
Regioni di transito, interposte fra le due precedenti
Toschi riprende in parte un modello di un altro studioso, Leipert, il quale presentava un
modello analogo, cambiando, rispetto a quello di Toschi, il modo di definizione,
definendo le regioni di origine (corrisponde a turismo attivo), da cui inizia fenomeno di
irradiazione, le regioni di destinazione (turismo passivo), e affermando che ci sia una
corrispondenza biunivoca fra le due al cui interno c’è la regione di transito che nel
corso degli anni ha acquisito maggiore importanza sia come luogo di passaggio, sia
come meta intermedia. Cos’è la regione turistica? Quando si parla di regione turistica
prevale la dimensione oggettiva dello spazio, e si cerca di capire a livello territoriale le
caratteristiche della regione turistica (caratteristiche del territorio che vado a
esaminare). Per analizzare la regione turistica si passa dal criterio dell’omogeneità, al
criterio funzionale al criterio sistemico. Viene influenzata dalla diffusione via via
maggiore del fenomeno turistico.
Langella Vittorina parla della regione turistica analizzandone le modalità di
formazione, le varie tipologie e le diverse evoluzioni, individuando nel fattore di
omogeneità il carattere fondamentale di ogni regione, compresa quella turistica,
secondo la scienza geografica di quel periodo storico. L’omogeneità può riguardare
elementi culturali, economici, sociali, fisici e così via.
Esempi di turismo: regione dei trulli, è una regione definita sulla base di un tipo di
omogeneità, ossia la presenza di trulli; regione mediterranea, qui ci sono più elementi
comuni, come clima, popolazione, aspetti storici; regione risicola, dove si coltiva il riso;
geografia dei mormoni, dove si considera il fattore religioso.
Corna Pellegrini (1968) definisce la regione turistica come un lembo di territorio
capace, per le sue caratteristiche naturali e umane, di attrarre flussi costanti o
periodici e tendenzialmente cosmopoliti di persone che vi trascorrono parte del loro
tempo libero (si identificano sulla base di una caratteristica naturale o umana). Sicché
l’entità e la tipologia dei consumi, nonché l’organizzazione dei servizi risultano
qualitativamente e quantitativamente superiori a quanto richiederebbe la popolazione
locale (c’è esportazione dei servizi di base).
Il criterio dell’omogeneità è il criterio più semplice ma più limitativo per definire una
regione turistica. Col passare degli anni si capisce che bisogna analizzare anche
l‘aspetto organizzativo, viene così introdotto il criterio funzionale. Questo concetto
viene individuato sulla base di città turistiche e i legami fra le stesse e le altre
attraverso le quali si tessono le relazioni. Prevalgono concetti di organizzazione, 7
complementarietà e gerarchia. La regione funzionale può essere monocentrica (un
solo centro importante) o policentrica (più centri che hanno ruoli importanti).
Alcuni esempi: Parigi, c’è un polo dominante con un effetto forte; Venezia è una città
unica al mondo ma è accostata da altre città -Verona, Padova-.
Si parla di gerarchia perché vengono creati anche modelli matematici su queste
regioni, si parla di città e di periferia, si parla di gerarchia fra centri, studiando il
territorio e cercando delle corrispondenze.
Viene poi introdotto il concetto di regione sistemica (criterio sistemico), che si adatta a
una situazione attuale, si tratta di un concetto di un biologo Von Bertanlaffy, che
esaminava l’evoluzione dei sistemi viventi: si associa questo concetto al settore
geografico vedendo che un territorio si può considerare come un’area che ha
un”’anima’, cioè si evolve andando avanti e indietro, e questo dinamismo è legato al
fatto che non si parla di un territorio chiuso in sé stesso, ma che è aperto e si
confronta con l’ambiente esterno, caratterizzato dalla continua interazione fra
elementi fisici e umani.
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