Antropologia filosofica A.A. 2017/18
Generatività
Questo termine, non particolarmente diffuso né in senso comune né nella letteratura scientifica, ha potenzialità interessanti per rilanciare l’idea di soggetto umano in assoluto, in quanto dotato di alcune caratteristiche fondamentali, e in relativo in quanto possibilità di esprimere una certa idea del soggetto nel contesto culturale e filosofico.
Quanto al valore assoluto di questo termine, è un’idea produttiva dove generazione vuol dire che c’è di mezzo altri soggetti e c’è una relazione in cui tra i soggetti intercorre qualcosa che ha a che fare con il loro esserci e con la loro identità. È un termine che manifesta subito la sua ricchezza nella misura in cui se ne fa un uso analogico. Evidentemente generazione, in termine proprio, parla di una messa al mondo di altri, nel senso psicobiologico ma il termine usato al plurale, generazioni, suscita immediatamente l’idea di una prosecuzione della vita umana per il tramite del soggetto, per il tramite di un legame tra soggetti.
- In senso assoluto, il termine generazione (e i significati che si sono connessi) suscita l’idea di una soggettività relazionale dove la relazione ha una intensità e una consistenza particolarmente forte.
- In senso relativo, il termine generazione è il termine più forte che si possa utilizzare per opporsi, per porsi in relazione di opposizione, con il termine individualità, se prendiamo l’individualità nel senso non dell’individuo ma dell’individualismo, cioè di un individuo per il quale le relazioni non sono intrinsecamente significative.
Tutta la sociologia contemporanea, la psicologia sociale contemporanea ci dicono che la cultura contemporanea è favorevole all’idea individualistica del soggetto, di un individualismo spinto fino alla patologia, che in genere viene letta attraverso la categoria del narcisismo, o fino alla dissoluzione del soggetto (la stessa individualità) verso delle soluzioni impersonalistiche. Lavorare su questo termine (GENERATIVITÀ) può essere particolarmente significativo: è un modo di andare al cuore della questione antropologica tenendo conto che va messo in discussione proprio circa il significato di individuo, individualità.
Generazione non è l’antitesi dell’individualità ma è l’antitesi alla lettura della individualità in chiave individualistica. D’altra parte, mettere in discussione una concezione individualistica del soggetto umano non è cosa facile. L’assoluto perché l’individualità è intrecciata con la questione dell’essere individuo: la cultura occidentale ha sempre molto lavorato per mantenere alto il concetto di individuo, per non abbandonarlo a una appartenenza confusiva con qualcosa d’altro che sia la realtà cosmica, che sia la realtà sociale. L’individualità è uno dei caposaldi della cultura occidentale: la confusione o la dissoluzione dell’individuo è qualcosa d’altro, questo qualcosa d’altro che un tempo era il cosmo, tipico della cultura greca, che torna oggi anche nelle formule dell’ecologia: c’è la natura e l’uomo è parte della natura.
Questa totalità in cui l’individuo viene perso è oggi il globo tecnologico, tecnocratico: qui l’individuo diventa un fattore funzionante. La cultura occidentale si è assunta l’onere di difendere l’individualità. La cultura contemporanea ha riscattato questo tema dell’individuo. Oggi non siamo disposti a cedere sulla difesa dell’individualità. In senso relativo, l’individualismo oggi, dal punto di vista culturale, è abbastanza sostenuto. Sembra che l’individualità abbia la sua massima affermazione proprio quando si può affermarne la separatezza: quanto più si è individui in grado di affermare se stessi come singolarità tanto più questo avviene quando l’individuo può garantirsi la sua separatezza. L’individualista è un individuo separato.
Relazione tra individuo e relazione
Contrastare queste due idee dell’individualità e la lettura dell’individualità come individualismo non è facile. Qual è il luogo di discussione dove si può aprire la questione e affrontarla? Nell’ambito della relazione. Il problema è: che relazione c’è tra individuo e relazione. Si intuisce che un individuo senza relazioni è pura fantasia ma fino a che punto si spinge la relazione a definire l’individuo?
La parola generazione ci introduce a tutta una serie di questioni che aiutano a dirimere il problema. Idea di una individualità che è anche insieme relazione. Individualità e relazionalità non opposte ma complementari.
Usi interessanti del tema
La categoria generazione, che appare anche come termine linguistico nel vocabolario italiano, non mostra di avere finora ricevuto particolare rilievo. Se si prende un dizionario etimologico come quello del Cortelazzo-Zolli, del significato di generazione ci dice: atto e effetto del generare. Non si sofferma sui significati quindi il discorso si sofferma su discendenza, appartenenza, insieme degli appartenenti ad una famiglia o di coloro che hanno circa la stessa età… cioè significati puramente descrittivi.
Se andiamo a vedere l’utilizzo del termine generazione in ambito delle scienze sociali, abbiamo riferimenti ai processi della riproduzione: per spiegare che cos’è generazione il termine usato è riproduzione. Ma tra generazione e riproduzione c’è un salto consistente.
Il termine generazione, nell’uso corrente, viene presentato come un qualcosa di meramente descrittivo che si riconduce o all’idea del riprodurre altro soggetto o nel suo effetto di dar luogo a sequenze di soggetto. Quindi, abbiamo un’idea sincronica e un’idea diacronica.
Anche nel dibattito bioetico, il termine generazione non ha uno spazio specifico. Il termine che viene usato, nella cultura più diffusa, per indicare il processo di venuta al mondo di un nuovo individuo umano è riproduzione, riproduction: il termine viene usato perché ha un significato descrittivo.
In ambito cristiano cattolico, il termine riproduzione viene guardato con senso critico e si usa il termine procreazione per indicare il tutto del soggetto umano, il tutto che, in genere, viene indicato con il termine persona. Il termine procreazione rinvia a un principio di senso che è tra coloro che trasmettono la vita in rapporto al concepito. Il termine generazione si pone dal punto di vista della procreazione: si mette in evidenza l’aspetto relazionale della trasmissione della vita perché significa mettere la vita dentro ad una relazione. In realtà, il significato che bisognerebbe dare a questa parola non è “atti ed effetti” ma “relazione generativa”: il termine generazione dovrebbe essere il sostantivo più generale dove il generale indica una relazione che è esercitata attraverso certi atti e ha certi effetti.
La seconda caratteristica che ha la generazione è il suo significato analogico perché si intende sia il generare qualcuno sia le generazioni che vengono a costituirsi. Il termine generazione non è adeguatamente semantizzato se non si tiene conto della sua valenza biologica, simbolica, spirituale, culturale.
Relazione e azione
Quando si parla di relazione non si parla di una cosa statica ma si parla di un agire. Relazione e azione sono strettamente collegati. Questa azione non consiste in un succedersi lineare e amorfo delle cose ma attraverso un ritmo. Si sta parlando di un agire ritmico che contempla le realtà del dare, del ricevere e del ricambiare: la relazione può essere generativa nella misura in cui si avvia questo ritmo. Questa è la logica tipica del dono e del dono sociale. Ci dà l’idea del dono, cioè del gratuito. Il gratuito è dare in modo tale che la cosa possa essere ricevuta e ricevuta in modo tale che possa essere ricambiata: in qualunque relazione, che sia veramente tale (quella con un figlio, quella dell’amicizia, quella dell’innamoramento, quella di una socialità sana, viva), si implica questa dinamica della relazione come qualcosa in cui il gratuito non è un vuoto a perdere ma è uno stabilire una relazione affinché vi sia anche restituzione: non restituzione coatta, non ricambio-scambio contrattuale, ma un ricambiare, un ritornare libero, cioè quando un atto di gratuità non sollecita l’altro a attivarsi a sua volta in qualche modo ad agire gratuitamente, l’atto di gratuità non ha funzionato bene. Ad esempio, è il grande tema dell’immigrazione, della cosiddetta integrazione dove sembra che l’accoglienza sia ricevere passivamente. Invece no: si tratta di ospitare davvero, di instaurare questo ritmo e quindi fa parte dell’accoglienza porre le condizioni affinché l’altro sappia, a sua volta, dare. Questo significa ospitare.
Cosa c’entra questo con il generare? Evidentemente si è fatto fare un cammino alla personalità tale per cui questa è uscita dalla sua passività: si è generato nell’altro un atteggiamento attivo, positivo, vivo altrimenti è una relazione truffa: non si ospita e non si è ospitati.
La dinamica generazionale non consiste nel puro succedersi cronologico dei vari nati ma nel ritmo che, procedendo nel dare la vita, ricevere e ritrasmetterla, l’arricchisce. Quel dono che è la vita non può essere restituito ma può essere ritrasmesso, cioè entrare nel ritmo della diffusione del bene. Il movimento del dare, ricevere e ricambiare segna tutti gli scambi nella famiglia ma anche nel sociale ed ha la sua genesi ed il suo fondamento nell’azione/bene per eccellenza del familiare che è costituito dal dare la vita. Tale movimento non è circolare ma piuttosto lineare, non torna alla fonte ma procede in avanti. Infatti, chi riceve la vita, il generato, non può ridarla ai suoi generanti, può darle valore invece impegnandosi a ritrasmettere a sua volta la vita insieme alle sue qualità simboliche (fiducia, speranza e giustizia) che la rendono pienamente umana. Tali qualità, però, sono sempre esposte alla degenerazione rappresentata dal loro opposto, sfiducia, disperazione e ingiustizia. Anche la privazione dei legami è una forma di ingiustizia e come tale viene vissuta come testimoniato dai figli orfani fino agli abbandonati e ai messi ai margini.
Così generativo/degenerativo vengono a costituire non solo due facce di una medaglia ma la risultanza di uno scambio che si dilata nel tempo generazionale.
Esempio familiare e snodo della generatività
Per quanto riguarda l’esempio familiare, lo snodo della generatività è la coppia generante il cui compito è duplice: da una parte, esercitare una cura responsabile verso i figli e dall’altra parte tramandare, innovandoli, i patrimoni materiali e simbolici delle generazioni precedenti. La coppia generante opera come un dispositivo trasformazionale del legame tra le generazioni il cui spazio di azione si connette alle culture di riferimento.
Bisogna cogliere come il procedere lineare delle generazioni porti in sé la struttura geometrica complessa del “triangolo generazionale”: origini, coppia, figli.
Se ci si mette dal punto di vista della categoria generativa, ci si accorge, nell’esempio paradigmatico della famiglia, che, in realtà, il fatto generativo in senso stretto, cioè una coppia di esseri umani che dà luogo ad un terzo soggetto, cioè ad un figlio, non è un fatto privato e concluso in quel piccolo nucleo (che possiamo rappresentare con un punto (.)): questo punto è attraversato da ben 2 assi: l’uno, quello della relazione convergente di una relazione di genere (maschile-femminile), l’altro, dall’asse orizzontale delle generazioni, che si incontrano in questo nuovo evento. Per cui l’idea tipica della famiglia mononucleare che si concepisce come un’isola che fa tutto in casa per conto proprio, dal punto di vista di ciò che è il gioco, è un fatto illusorio, una specie di fantasma. In realtà, strutturalmente, il piccolo nucleo appartiene ad un mondo di relazioni ben più vasto di sé e quindi se si vorrà che questo atto del generare abbia tutto il suo sviluppo, bisogna tener conto delle dimensioni a cui appartiene. Il concetto di generazione è ricco di significati perché indica con una sola parola tutto un complesso.
Il tema generativo non è un tema esornativo, non è un aggiungere una nota ma è indicare una struttura antropologica in cui il singolo è obiettivamente preso, in cui la fantasia di autosufficienza o la fantasia di autogenerazione non ha nessun senso. Quando si parla di una nascita si parla di un triangolo generazionale: la coppia, il figlio/i figli, le origini/le generazioni. Il generativo non si riduce mai ad un rapporto a due ma il suo paradigma è il familiare come struttura dinamica invariante delle molte forme storiche della famiglia. Qui si sta dicendo che esiste una struttura familiare, un’invariante familiare (=il triangolo generazionale). Ma sappiamo anche che il triangolo generazionale può essere vissuto culturalmente interpretato dalla società in modi diversi (dalle forme primitive a quelle più moderne, es. la famiglia patriarcale). Questo paradigma familiare è definito come organizzatore di relazioni di parentela, centrato sull’atto generativo fin dal concepimento e deputato a trattare una triplice differenza: genere (la genitorialità maschio-femmina), generazione (il puntino), stirpe (=le generazioni). Nel momento in cui viene meno uno di questi elementi non c’è più una struttura familiare integra. Quando ci sono questi tre elementi, le risorse per una vita del soggetto e delle sue relazioni sono moltiplicate perché ciascuno dei tre elementi è a sostegno dell’altro.
Fantasma di una libertà inversamente proporzionale a legami e vincoli: quanto meno ho legami e vincoli tanto più sono libero. La libertà è allocata nel buon funzionamento della struttura non nella sua dissoluzione.
Al centro del generativo non sta la questione della riproduzione ma la rigenerazione familiare: quanto più la coppia vive mentalmente nel proprio isolamento è più facile l’idea che si tratti di una riproduzione psicobiologica, psicobiotecnica: isolandosi si ritiene che tutto si giochi lì. Mentre quando si pone un problema di stirpe, di generazioni, si pone una grande questione culturale, di simboli che fanno parte dell’eredità da cui si è investiti o di cui si è responsabili.
Il soggetto umano è sempre un generato ed è inserito in una storia generazionale e la sua stessa realizzazione (=il benessere autorealizzativo posto come scopo) è intimamente connessa con il proprio progetto generativo, cioè il futuro o è proiettato nella solitudine o è progettato in una estensione della generazione. Si può comprendere che questa generatività, in quanto struttura antropologica, può attivarsi efficacemente anche in assenza di filiazione o perché non è concessa o perché si sceglie di no (ci sono scelte di vita, nella storia, che non sono generative).
Piano sociologico
Anche in sociologia, la questione della generatività ha avuto un suo sviluppo interessante. Abbiamo 2 scuole sociologiche:
- La scuola bolognese che fa capo a Pierpaolo Donati
- La scuola milanese che fa capo a Magatti
Sono due sociologie per le quali la questione della relazione è fondamentale come strumento per comprendere lo strutturarsi e il funzionamento della società. In un testo di Donati, “Generare un figlio: Che cosa rende umana la generatività?”, viene posto il problema della morfogenesi sociale, cioè il problema sociologico per eccellenza di capire quali sono i processi che danno forma alla società. Donati si occupa della sensibile trasformazione tecnologica e di senso della procreazione, cioè l’intervento della tecnologia nella trasmissione della vita che, evidentemente, cambia il vissuto. Il vissuto del figlio della tecnologia è diverso dal vissuto del figlio di una relazione umana intersoggettiva. Il problema è quello di capire se sono equivalenti, se è soltanto un dispositivo tecnico per cui si viene al mondo con procedimenti diversi, o se sono differenti. Donati è dell’idea che la separazione tra origine biologica e genitorialità porta all’entropia del concetto stesso di genitorialità. Entropia vuol dire diminuzione, esaurimento di energia. La genitorialità, infatti, è qualcosa di ben più ampio del fatto biologico.
Il tecnologico, intervenendo in questa faccenda, rischia di isolare il biologico e di separarlo dal genitoriale dove il genitoriale è sì legato al fatto biologico ma lo trascende di molto. Il problema di Donati è se vi sia umanizzazione o disumanizzazione perché qualcuno potrebbe dire che l’intervento tecnologico nella trasmissione della vita sia un supplemento, un incremento di umanità. Che l’uomo intervenga con la tecnologia nella trasmissione della vita può significare un incremento di umanità, di maggior disposizione da parte umana della cosa e di minor casualità naturale.
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