Lezioni Gender History
a.a. 2019-20 3 ottobre
Che cos’è la Gender History? Qual è l’oggetto della Gender History?
Innanzitutto dobbiamo considerare l’importanza che il concetto in sé abbia assunto nel
tempo e soprattutto, essendo totalmente una disciplina storica, come esso si sia
evoluto nel tempo. Ha, quindi, esso stesso una propria storia ed evoluzione. Proprio
parlando di genere, la periodizzazione e la linea di demarcazione tra le epoche sono
però molto complicate e sfumate; ci sono tratti di lunghissimo periodo nella
costruzione di cosa significhi essere uomini e donne; ci sono fenomeni specifici
all’interno di ciascuna epoca e linee di continuità che attraversano i secoli. Anche per
questo il mutamento è una cosa molto difficile da studiare poiché vi è una coesistenza
nei significati che il genere ha assunto e ha tuttora. L’obiettivo del corso è dare
accesso a una categoria di analisi attraverso cui leggere un contesto e, quindi, il
mondo. Alcune definizioni spiegano si tratti di come il mondo (vita sociale, economica,
culturale in cui i soggetti sociali si muovono) sia organizzato attorno ad alcune
variabili, tra cui il genere. Il mondo è organizzato lungo linee che hanno a che fare con
la razza o, ad esempio, con la stratificazione sociale che è una categoria di cui non si
può far a meno in nessun contesto di analisi. Nello strutturarsi del mondo sociale una
delle variabili fondamentali è sicuramente la divisione tra uomo e donna e quando ci si
è resi conto che il mondo è totalmente organizzato attorno a questa differenza, è
emerso un concetto chiave che è quello di “sistema”: le relazioni e i significati
dell’essere uomini o donna formano un sistema; non possiamo studiarli
separatamente. È un sistema biunivoco. Quello che ci interessa in un dato contesto è
quale sia il sistema delle relazioni e dei significati di genere. La storia di genere nasce
proprio dalla consapevolezza che si sviluppa nella storia delle donne, nella storiografia
sulle donne negli anni 70, che studiare le donne senza uomini, studiarle come un
mondo a parte, è come studiare in un assetto economico-produttivo soltanto i
contadini senza minimamente porsi il problema dell’insieme. Quando parliamo di
sistema, stiamo parlando in primis di un sistema di significati, formato spesso da
coppie di significati associati su un piano simbolico a opposti (ad esempio, alto-basso,
destra-sinistra, luce-ombre ecc) e di un sistema di relazioni. Quindi, fare storia di
genere significa studiare donne e uomini nel modo in cui essi sono inscritti nella realtà
(come siamo inscritti nella realtà in quanto essere sessuati); non possiamo capire il
mondo senza tener conto del fatto che gli esseri sono sessuati.
Gender Studies e Gender History, non vanno confusi. I Gender Studies si occupano
fondamentalmente dei sistemi di significato, sono molto sofisticati nel campo
dell’analisi linguistica e letteraria e si muovono partendo dal presupposto che la realtà
sia strutturata come un sistema di segni che trova nel linguaggio e nell’espressione
verbale il proprio compimento e si realizza. Quando parliamo invece di Gender
History, parliamo di storici che si muovono su un campo di studio sicuramente molto
più ampio, che include il sistema giuridico, economico, processi e dinamiche sociali,
tutto ciò che ha a che fare con la realtà sociale di cui la dimensione culturale è parte
ma non nel senso di lingua e testo.
Trattare la storia delle donne e la storia degli uomini significa già fare una scelta molto
precisa e cioè bisogna scegliere se considerarli in quanto entità/dimensioni
dell’esperienza umana che cambiano nel tempo; se non facessimo questa scelta né
indagheremmo semplicemente una essenza universale né tran-storica, transnazionale.
Già parlare di “Gender History” implica una de-naturalizzazione. Se i nostri corpi ci
determinassero interamente in quanto uomini e donne non avrebbe senso fare la
storia e considerarlo un fenomeno storico. Sarebbe piuttosto un’invariante e non una
variabile soggetta a mutamento.
Sul rapporto tra corpo (biologia dei corpi) e significato - anche soggettivo (entità di
genere) - che esso assume, vi sono possibili posizioni:
• essenzialismo (pensiero dominante nell’800) il genere è interamente
determinato dal corpo; non si esce da ciò che la natura detta: gli uomini sono
questo, le donne sono quest’altro. Non vi sono altre possibilità.
• fondamentalismo risulta essere il campo più affollato perché in termini
generali al suo interno tutti concordano su un punto: il corpo costituisce un
fondamento; il contesto, la cultura, la società, l’economia, l’epoca storica e il
luogo in cui si nasce, comportano poi delle differenze. Vi è dunque una
dimensione invariabile/biologica che è il corpo e vi è poi una dimensione
variabile che è la cultura che lo “plasma”. A tal proposito proponiamo la
metafora della visione attaccapanni, uno scheletro uguale a se stesso, che sta lì
fermo immobile (dimensione invariabile = corpo), ciò che cambia è ciò che si
appende (dimensione variabile = cultura). Questo tipo di visione può al suo
interno essere declinata in diversi modi. A partire da questa metafora diventa
determinante il peso che vogliamo dare alla parte biologica (cioè il corpo). Il
corpo è quella parte per cui una contadina delle campagne francesi medievali
ha qualcosa in comune con una signora dell’alta borghesia napoletana oggi.
Esse hanno in comune quello scheletro, quell’attaccapanni. Ciò che hanno in
comune (biologicamente parlando) viene a configurarsi come un
fondamentalismo più o meno esteso e stabilire cosa considerare determinato
dalla biologia non è una scelta facile ma anzi è una scelta che è già di per sé
influenzata da quello che i ricercatori pensano; resta comunque una scelta di
grande importanza, gravida di conseguenze. Se noi partiamo dal presupposto
che le donne sono dotate per natura di un istinto materno, questo istinto
materno caratterizza universalmente in qualsiasi epoca e in qualsiasi contesto
le donne in quanto tali. Quindi, partendo da una visione normativa secondo cui
una donna è “un essere sociale portatrice naturale di un istinto materno”, di
conseguenza la sua normalità biologico - psicologica e la sua personalità,
saranno inevitabilmente determinate dal corpo. Posto in tal modo l’istinto
materno non è un elemento soggettivo variabile, dunque nel momento in cui
esso non si compie o non si realizza ciò viene percepito come una anormalità,
patologizzare
una anomalia. Ragionare in questo modo significa e cioè costruire
un campo di ragionamento in cui quella caratteristica (in questo caso l’istinto
materno) è presente e quello dunque diventa il metodo di valutazione per tutte
le altre donne. Anche la chiesa negli ultimi decenni fa discorsi di grande
apertura ed incoraggiamento rispetto al lavoro femminile extra-domestico con
un accenno molto più velato rispetto al passato alle costrizioni materne della
famiglia. Per cui la visione della chiesa è fondamentalista. Assumere una
concezione fondamentalista equivale ad assumere un carattere come dato ed
immutabile ed è molto difficile evitare che questo avvenga. Chiunque, se si
interrogasse nel profondo della propria coscienza, scoprirebbe sicuramente un
qualche ragionamento fondamentalista. Bisognerebbe quindi auto-indagarsi, in
modo da diventare più consapevoli rispetto a ciò che pensiamo e a come
ragioniamo. La distribuzione dell’identità domestica tra uomini e donne inizia
già tra fratelli e sorelle attraverso le aspettative differenziate che le famiglie
nutrono; è così che una donna deve saper fare questo e quello (occuparsi della
casa ad esempio).
• Costruzionismo è considerato l’opposto dell’essenzialismo. Esso riguarda
l’idea che lo stesso corpo sia in realtà una espressione culturale sociale; i
sociologi parlano di incorporamento di ciò che si vive, della cultura, di altri
fattori ecc ecc. C’è un saggio degli anni 30 che avvia il discorso a partire dal
nuoto: il nuoto è una forma di disciplina che si apprende e cambia nel tempo; se
pensiamo al modo di camminare, ad esempio, è un modo di autorappresentarsi
inconscio e inconsapevole. Ognuno impara a muoversi, a parlare, ad atteggiarsi
in un certo modo a partire da una pratica che è stata ormai incorporata; essa
diventa parte del corpo, è una forma di embodiment.
Denaturalizzazione: Ratzinger è stato il primo ad attaccare il gender come
categoria. Era a contatto con una storica delle donne, feroce femminista di
sinistra (https://blogs.lse.ac.uk/gender/2017/12/11/gender-ideology-tracking-its-
origins-and-meanings-in-current-gender-politics/). E’ lecito dunque affermare
che egli abbia capito a livello più serio il discorso di de-naturalizzazione e cioè la
possibilità di sganciare il destino sociale da una natura permanente e perenne
dei corpi. Ed avere dunque la possibilità di studiare il mondo, leggere il mondo
partendo dal presupposto che non ci sia nulla di scontato, voluto ed
immutabile.
Durante la guerra del Golfo (agosto 1990 – febbraio 1991) esplose a livello
internazionale il caso di una soldatessa americana torturatrice in un carcere in Iraq. Fu
un fatto drammatico, non solo per le immagini forti che circolarono ma lo shock
internazionale fu dovuto principalmente al fatto che a torturare fosse una soldatessa,
una donna. La questione nacque perché toccava un presupposto implicito, collettivo e
condiviso da tutte le società organizzate e cioè che le donne non fossero capaci di
torturare; l’atto di tortura non è plausibile/ipotizzabile in una donna perché la donna in
quanto associata alla maternità è portata per natura a delle qualità biofile ovvero
positive verso la vita per lei fatta di assistenza, generosità, riproduzione, sacrificio di
se stessa e in tutto questo non rientra ovviamente la possibilità di una donna
torturatrice. A tal proposito però va detto che c’è anche una parte del femminismo che
in contesti belligeranti assegna alle donne un ruolo di portatrici e facilitatrici di pace.
Tratteremo poi anche il femminismo della differenza che valorizza un’essenza
femminile diversa da quella maschile e la colloca su un piano diverso, lontano dalla
costruzione implicita materna.
Le scelte che facciamo sono sempre gravide di conseguenze: ad esempio, a Roma ha
sede la casa internazionale delle donne. All’interno di questa vi è un ristornante
gestito per lungo tempo all’insegna del separatismo: accessibile solo a donne e
percepito come spazio riservato unicamente ad esse. Una questione esplose nel
momento in cui alcune amiche si recarono al ristorante in compagnia di un’amica
transessuale e a quest’ultima fu negato l’accesso. Il tutto si basa su un presupposto
preciso e normativo di cosa è una donna: una donna è tale se nasce donna, se lo è
biologicamente sin dal principio, o se fa l’esperienza di donna dal momento in cui
nasce: cioè sin dall’inizio deve essere cresciuta ed educata in quanto donna. Da ciò ne
consegue che secondo una visione fondamentalista una transessuale non potrebbe
mai essere considerata donna. Questo chiama in ballo proprio il modo in cui pensiamo
le identità in rapporto al corpo. Per anni sono state effettuate un gran numero di
ricerche scientifiche sul cervello finalizzate a dimostrare che le donne rispetto agli
uomini sono meno capaci in determinate azioni o attività (ad esempio rispetto alla
capacità di parcheggiare la macchina; i socio-biologi tentavano di spiegare che gli
uomini parcheggiano meglio per una questione biologica). I socio-biologi dunque, si
muovono in questo campo, essi cercano un dato biologico in una scienza esatta che
poi si traduce in comportamento. Se però ci fermassimo a considerare quanto possa
essere gravido di conseguenze un ragionamento del genere, esso risulterebbe
deleterio.
Il dibattito più becero sul gender si è incentrato su aspetti anche interessanti. Negli
ultimi anni i movimenti ultra cattolici ed ultra conservatori nel mondo hanno
cominciato ad avere una certa lucidità e a dare al genere il carattere di significante di
un ordine tradizionale perduto che include una famiglia riproduttiva tradizionale da
restaurare, che si impegni nei propri compiti più tradizionali e che sia di conseguenza
omofoba; tutto ciò si fonda su un’idea rigida di ciò che uomini e donne per natura
debbano essere. Essi non possono che essere eterosessuali, orientati al matrimonio e
alla riproduzione. Non è un caso se tra questa idea di confini precisi (ed anche
nazionali) tra essere uomini e essere donne c’è sempre un’area di sovrapposizione
culturale e politica perché la riproduzione di una nazione fondata sull’idea di una
famiglia tradizionale e la difesa delle radici cristiane dell’Europa, e la difesa
dall’invasore e dallo straniero vanno di pari passo. Si sviluppa un’idea di nazione come
un corpo biologico che naturalmente si difende da ogni tipo di minaccia esterna.
Questo esempio ci mostra ancora una volta come il genere sia una metafora
naturalizzante per pensare ed organizzare il mondo in un certo modo (gli antropologi
dicono che il genere sia “good to think with”). La questione è sempre
contemporaneamente anche politica. Il genere ha sempre a che fare col potere; esso
si configura come un modo con cui il potere si articola e si esprime. 8 ottobre
Vedremo come viene sviluppata la categoria di genere tra gli anni 70 e gli anni 80.
Oggi facciamo una premessa alla possibilità che deflagra dagli anni 70 di pensare in
termini storici al genere, cioè di pensare al fatto che le relazioni tra uomini e donne
siano soggette a mutamento nel tempo, siano politicamente trasformabili, sono da
considerare prodotti culturali e sociali e ciò, sul piano di analisi scientifica , va di pari
passo con la possibilità di pensare al cambiamento del presente: se qualcosa non è
immutabile e dato di natura, allora possiamo anche pensare a cosa fare per incidere
sulla realtà. È questo che avviene fondamentalmente negli anni 70, il progetto
politico femminista è il contesto più ampio di progetto trasformativo della realtà che
si accompagna allo sviluppo di studi sul passato: il passato può essere studiato come
un insieme di fattori che hanno costruito i rapporti tra i sessi in un certo modo.
La premessa a tutto ciò è il pensare che le relazioni tra i sessi siano mutevoli ,
mutabili e non date una volta per tutte per natura; questa è una novità radicale dal
punto di vista delle categorie mentali, è un'idea rivoluzionaria rispetto a millenni di
storia e di storia anzitutto politica.
Un autore fondativo della politica occidentale (quando dico politica intendo il modo di
pensare la cosa pubblica - la polis - il fenomeno dell'organizzazione umana), cioè
Aristotele, fondamentale soprattutto da quando viene riscoperto nel tardo medioevo
attraverso tutta una serie di percorsi e diventa il riferimento obbligato di tutta la
tradizione politica tardomedievale, umanistica, rinascimentale e in avanti.
Aristotele è citato nella vulgata, nel senso comune , per il concetto dell'uomo come
animale politico : attiene all'umano l'associarsi per organizzarsi e per sopravvivere,
per vivere nulla di più naturale di ciò che è funzionale alla sopravvivenza e quindi è
l'istinto naturale; se l'obiettivo è la sopravvivenza che è la cosa più profonda e
istintiva, il politico affonda in questa necessità umana del mettersi insieme per
sopravvivere.
Aristotele nell’opera ''Politica'' dice anche un'altra cosa legata a questa idea di
politicità intrinseca e meno ricordata, ovvero che l'uomo è anche un animale
coniugale per la riproduzione stessa della specie, che è la sopravvivenza del genere
umano, in quanto uomini e donne sono d'istinto portati a intrecciare i propri corpi per
riprodursi, e poi per la stessa ragione della sopravvivenza (oltre che per mettere al
mondo la prole che potrebbe essere messa al mondo senza bisogno di un'unione
stabile), dice Aristotele: nasciamo così fragili e deboli d'aver bisogno, come bambini, a
lungo di cure, assistenza e mantenimento da parte dei nostri genitori e quindi la
coppia non può che essere stabile. La famiglia è un'istituzione naturale per
l'allevamento della prole ma anche il matrimonio lo è, sulla base del presupposto che
uomini e donne siano naturalmente diversi, inclini a cose diverse, capaci naturalmente
di cose diverse, entrambe necessarie alla sopravvivenza. La donna è più debole
fisicamente, meno razionale intellettualmente, ha bisogno di protezione, tutela e
garanzia da parte del marito; è più incline alle cose domestiche. Gli uomini sono più
in rebus forensibus, polis).
inclini alle cose del foro (il foro è la vita attiva della Soltanto
mettendosi insieme possono entrambi sopravvivere; da questo capiamo come tutto si
fondi su una natura intrinseca dei corpi: sono le loro caratteristiche fisiologiche a
renderli capaci di cose diverse e per questo l'uomo è un animale coniugale; perché
può riprodurre la specie attraverso questo incastro, questa unione naturale che fonda
la prima società umana.
Che cos'ha di profondamente politico questa famiglia? Innanzitutto, è il modello su
cui costruiscono società politiche via via pi&ugrav
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Gender Studies
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Lingua inglese - gender differences
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Tesi - Gender fuck
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Appunti esame prof Zatti corso 'I gender studies'