Funzione e dinamica delle proteine intracellulari
L’insegnamento ripercorre il tragitto che le proteine compiono nella cellula dalla
loro sintesi alla loro secrezione e degradazione: “folding”, smistamento e
degradazione. Questo approccio offre la possibilità di trattare moltissimi eventi di
primaria rilevanza nella vita delle cellule e i meccanismi regolativi e adattativi che
esse attuano. Verrano considerati esiti patologici derivanti da malfunzionamenti di
questi fenomeni cellulari.
Il ciclo vitale delle proteine prevede:
• sintesi proteica a livello dei ribosomi —> folding (questo può causare malattie da
misfolding proteico come neurodegenerative) —> questo poi subiscono sorting,
quindi il loro destino viene determinato in modo tale che raggiungano il luogo in
cui possono svolgere la loro funzione
• degradazione delle proteine, importante che venga regolata la presenza di certe
proteine nella cellula es. proteine che controllano il ciclo cellulare, presenti
soltanto in certi momenti del ciclo cellulare in cui svolgono la loro funzione.
Questo meccanismo è ubiquitina dipendente
• l’autofagia è invece un secondo meccanismo di degradazione diverso dal
precedente che avviene a livello dei lisosomi negli eucarioti, ed ha un ruolo
importantissimo. Si tratta di un meccanismo fondamentale per mantenere la salute
della cellula.
Nel 99 viene dato un nobel a Blobel per la scoperta a livello delle proteine di
specifiche sequenze che definiscono il trasporto e la localizzazione delle proteine,
si parla di sorting, argomento che viene ulteriormente approfondito nel 2013 con
un nobel dato per la scoperta del meccanismo di regolazione del traffico
vescicolare, sistema di trasporto all’interno delle cellule che coinvolge le proteine.
Altri due premi Nobel riguardano la degradazione proteica, ottenuti da 3
ricercatori che scoprono nel 2004 il meccanismo dell’ubiquitina, che ha permesso
di comprendere un meccanismo conservato che regola in modo preciso la
degradazione delle proteine. Nel 2016, Ohsumi prende il nobel per la scoperta del
meccanismo dell’autofagia, perchè nel 1992 lui scopre che cellule di lievito in
carenza di ammonio avevano dei vacuoli (equivalenti dei lisosomi) molto grandi.
Prendendo alcuni mutanti della via dell’autofagia li mette in carenza di ammonio e
vede che questi muoiono, scoprendo che è importante questo meccanismo per la
vitalità delle cellule.
Prende il nobel solo nel 2016, in quanto nel frattempo si era scoperto che la
cellula degrada in maniera specifica proteine e componenti cellulari per
rispondere a delle situazioni di stress. Nel caso di Oshumi si trattava di uno
stress nutrizionale, mancanza di ammonio, poi si scopre che l’autofagia può
essere messa in atto dalla cellula in caso di proteine non correttamente foldate
che possono essere tossiche causare danni, o mitofagia degradando mitocondri
non funzionali. Si è quindi scoperto come questo processo è coinvolto nella
crescita tumorale e nella neurodegenerazione.
Il ripiegamento delle proteine (protein folding) nell’ambiente intracellulare
Nell’ambiente intracellulare, le proteine acquisiscono la loro conformazione
nativa in tempi normalmente brevi dopo la loro sintesi (o spesso anche durante).
La conformazione nativa è quella conformazione della proteina globulare,
compatta, che consente alla proteina di sostenere la sua funzione biologica
caratteristica di ciascuna proteina.
Nel 1957, Anfisen fa un esperimento, che porta a determinare che ogni proteina
contiene nella sua sequenza tutta l’informazione necessaria per assumere
spontaneamente la conformazione nativa. Prende in considerazione la
Ribonucleasi A composta da una singola catena polipeptidica di 124 aa e 4 ponti
disolfuro. Lo scopo dell’esperimento è quello di far perdere la struttura nativa
alla proteina e verificare se questa veniva successivamente ripristinata. La
proteina viene denaturata con urea e cloruro di guanidinio per rompere i legami
non covalenti e poi ridotta con 2- mercaptoetanolo per rompere i ponti
disolfuro. Se per dialisi venivano lentamente rimossi gli agenti denaturanti e
riducenti, la proteina riassumeva la sua funzionalità enzimatica. Tutte le sue
proprietà chimico–fisiche erano uguali a quelle dell’enzima nativo. La proteina
era in grado di ricostruire, fra i vari modi di accoppiare le sue 8 cisteine in 4
ponti disolfuro, l’unica combinazione corretta che la rendeva funzionale. Se
avvenisse casualmente, probabilità estremamente bassa (0,95%).
• La probabilità che uno degli 8 residui di cisteina formi casualmente un ponte
disolfuro con il corretto partner fra le 7 cisteine rimaste è 1/7.
• Uno dei sei residui di cisteina rimasti ha probabilità 1/5 di formare
casualmente un ponte disolfuro corretto e così via.
• La probabilità complessiva che la RNasi formi correttamente i suoi 4 ponti
disolfuro in modo assolutamente casuale è 1/105 (1/7 1/5 1/3 1/1)
× × ×
Questo dimostra il principio generale che le proteine possono ripiegarsi
spontaneamente nelle loro conformazioni native in condizioni fisiologiche
utilizzando solamente l’informazione codificata dalla loro struttura primaria.
Il normale ripiegamento può non aver luogo, sia in vivo sia in vitro, per due
ragioni:
1) trappole cinetiche: formazione di interazioni non-native intramolecolari
(diverse da quelle che sono caratteristiche della forma nativa), dotate di una
certa stabilità e capaci di prevenire il progresso del ripiegamento della proteina
verso la forma nativa. Si tratta tipicamente di interazioni idrofobiche.
2) aggregazione di proteine: nell’ambiente intracellulare, sovraffollato da
molecole e in particolare da proteine (concentrazione stimata: 300-400 g/L), la
probabilità di incontro e di associazione di molecole proteiche tra di loro
(attraverso interazioni idrofobiche) è elevatissima e porta alla formazione di
aggregati generalmente stabili.
Affinchè questo non succeda intervengono gli chaperoni molecolari, che
sfavoriscono l’aggregazione tra proteine e il ripiegamento scorretto dovuto a
trappole cinetiche.
A seguito della sintesi sui ribosomi come sequenze lineari di amminoacidi, la
stragrande maggioranza delle proteine deve piegarsi in strutture
tridimensionali ben definite (i loro stati nativi) per raggiungere la funzionalità.
Una sostanziale parte di proteine è meno efficiente nel raggiungere una
conformazione nativa e facilmente assumono uno scorretto folding, aggravato
anche dall'ambiente cellulare altamente affollato. Per esempio proteine di
grandi dimensioni con strutture complesse possono esporre residui di
amminoacidi idrofobici al solvente durante il ripiegamento, rendendoli
suscettibili a interazioni non native che portano all'aggregazione delle stesse.
Per contrastare queste interazioni non native, le cellule hanno una rete di
chaperoni molecolari che aiutano nel ripiegamento de novo e mantengono le
proteine preesistenti nei loro stati nativi. Garantiscono alle proteine fin dalla
loro nascita, il raggiungimento della conformazione nativa. Un ruolo chiave degli
chaperon molecolari è prevenire l'aggregazione proteica, specialmente in
condizioni di stress cellulare. Gli squilibri nell'omeostasi delle proteine
(proteostasi) sono stati osservati in diverse patologie, sottolineando l'importanza
del controllo della qualità delle proteine cellulari.
La caratteristica predominante di questi stati patologici è il folding errato delle
proteine manifestato dalla formazione di depositi intracellulari e/o extracellulari
di proteine aggregate.
Alcuni esempi includono la formazione di inclusioni intracellulari contenenti α-
sinucleina aggregata nella malattia di Parkinson o l'huntingtina nella malattia di
Huntington, così come le placche β- amiloidi extracellulari nella malattia di
Alzheimer. Queste proteine quando misfoldate causano la formazione di aggregati
e quindi ciò sfocia in patologie neurodegenerative, gli chaperoni possono
prevenire e revertire questi processi quando avvengono.
Gli Chaperoni
Si tratta di proteine che prevengono la formazione di interazioni non-native e di
aggregati e talvolta sono anche in grado di revertire tali fenomeni.
La loro scoperta:
• Laskey, 1978: scopre la nucleoplasmina, che assiste l’assemblaggio di istoni e
DNA a dare i nucleosomi. Per la prima volta viene introdotta la denominazione di
“molecular chaperone”.
• Barraclough & Ellis, 1980: dimostrano l’associazione di un fattore proteico alla
subunità maggiore della ribulosio bisfosfato carbossilasi (RuBisCo) del cloroplasto,
e il ruolo indispensabile di questo fattore per il corretto assemblaggio delle
subunità dell’enzima RuBisCo e il suo raggiungimento della conformazione nativa.
Detto fattore proteico fu successivamente identificato come Hsp60 (si chiamano
Hsp, in quanto se le cellule venivano messe ad alte temperature si vedevano
proteine ad alto peso molecolare chamate Heat Shock protein che si attivavano e
accumulavano in condizioni di stress termico).
• 1986 e anni seguenti: scoperta di GroEL da Escherichia coli. Fa seguito, nei
decenni successivi, l’identificazione di una numerosa popolazione di proteine che
assistono il folding in vivo, che sono le stesse Heat shock proteins che si
accumulano in caso di stress.
Chaperoni molecolari
Chaperone molecolare è una proteina che interagisce con una proteina e ne
facilita il ripiegamento o l'assemblaggio senza essere parte della sua struttura
finale nativa. Gli chaperoni sono presenti in tutti gli organismi, vengono prodotti
in modo costitutivo ma la loro concentrazione aumenta in seguito a stress. Gli
chaperoni sono classificati in diversi gruppi sulla base della loro omologia di
sequenza. Molte sono proteine dello stress o proteine da shock termico (Hsps),
poiché la loro sintesi è indotta in condizioni di stress (ad esempio shock termico o
stress ossidativo), che destabilizzano strutturalmente le proteine cellulari. I
membri dei vari gruppi di chaperoni sono stati inizialmente denominati in base al
loro peso molecolare: Hsp40s, Hsp60s, Hsp70s, Hsp90s, Hsp100s e le small Hsps.
Oltre al loro ruolo fondamentale nel ripiegamento delle proteine «de novo», gli
chaperoni sono coinvolti in vari aspetti del mantenimento del proteoma, come il
refolding di proteine che sono andate incontro a denaturazione, la formazione di
oligomeri, il mantenimento in forma estesa delle proteine che sono sintetizzate
nel citoplasma e devono essere trasportate negli organelli, il recupero di
polipeptidi da aggregati.
Sono proteine monomeriche o più spesso oligomeriche che assistono il folding in
vivo. Proteine evolutivamente conservate. Prevengono off-pathways (vie di
ripiegamento che allontanano dalla forma nativa, proteine misfolded o aggregate)
e in generale accelerano on-pathways (a partire dall’unfolded si raggiunge la
forma nativa corretta, evitando aggregati e recuperano i misfolded). Si tratta di
un meccanismo di controllo qualità della proteina, che fa in modo che se si creino
misfolded questi possono essere recuperati, si giunge sempre alla foma N delle
proteine. NON modificano il punto di arrivo del folding: la conformazione nativa (=
dotata di attività biologica) della proteina presa in carico dagli chaperoni è sempre
la stessa, in presenza e in assenza di chaperoni ed è stabilita dalla struttura
primaria (come dimostrato da Anfinsen). Però in assenza di chaperoni, una proteina
può aggregare e/o rimanere permanenetemente intrappolata in una
conformazione “misfolded” (=scorrettamente ripiegata).
Si dividono in due famiglie:
• Chaperonine: presentano una cavità in cui sono confinate le proteine in via di
ripiegamento, prevenendone così l’aggregazione.
• Chaperoni: che non presentano cavità, ma solo superfici idrofobiche esposte che
si legano a quelle delle proteine in via di ripiegamento.
Folding funnel
Durante il processo di ripiegamento ogni polipeptide passa da una forma più o
meno estesa, dotata di grande libertà conformazionale, a una più compatta. Nella
sua forma denaturata la proteina può adottare moltissime conformazioni diverse
essendo sostanzialmente libera la rotazione intorno ai legami fra l’azoto e il
e il carbonio α (angolo phi, Φ), e fra il carbonio α e il carbonio carbonilico (angolo
psi, Ψ) di ciascun amminoacido.
• Il processo di ripiegamento si basa sul paesaggio energetico (energy landscape)
della proteina, che descrive la dipendenza dell’energia libera di tutte le
coordinate che determinano la conformazione proteica.
• Il numero di stati conformazionali accessibili diminuisce durante il processo man
mano che ci si avvicina alla conformazione nativa, per questo il modello prende la
forma di un imbuto (folding funnel). Il processo di ripiegamento viene immaginato
come un imbuto tridimensionale in cui la proteina esplora varie conformazioni di
energia libera decrescente. Nella parte superiore dell’imbuto, che corrisponde alla
proteina non ripiegata, sono presenti molti stati a elevata energia libera, con alta
entropia conformazionale. Man mano che la proteina si ripiega passa a un numero
minore di stati caratterizzati da minore energia libera (parte più bassa
dell’imbuto). Lo stato più stabile si trova all’estremità inferiore dell’imbuto. Le
pareti lisce indicano che la proteina passa dalla forma
denaturata a quella nativa senza passare per la formazione di
intermedi. Le pareti possono essere frastagliate, indicando la presenza di
minimi locali più o meno profondi. Le conformazioni che si trovano in un minimo
locale possono uscirne oppure rimanere intrappolate ed essere escluse dal
processo di folding (trappole cinetiche). Riguardo bene da appunti biochimica.
Competizione tra ripiegamento intramolecolare e aggregazione intermolecolare
Le pareti dell’imbuto sono frastagliate a indicare la possibilità di intrappolamento
delle forme «misfolded» in minimi locali di energia libera. Le interazioni
intramolecolari (in verde) sono favorite dal punto di vista energetico ma portano a
conformazioni non native (« partially folded state»). Gli chaperoni assistono le
proteine in varie fasi della loro vita cellulare con lo scopo di impedirne
l’aggregazione ed eventualmente di liberarle da conformazioni non produttive
(trappole cinetiche). Gli chaperoni prevengono le interazioni intermolecolari che
portano ad aggregazioni («amorphous aggregates», «b-sheet-rich oligomers»,
and «amyloid fibrils»), promuovendo quindi il folding dello stato nativo della
proteina.
La concentrazione intracellulare delle proteine è elevatissima: 300-400 g/L. Il
processo di aggregazione avviene in seguito all’incontro di due molecole proteiche
(che indichiamo con A), la velocità del processo (v) è data da:
v = k [A]2
Secondo la cinetica chimica, si tratta di un processo del secondo ordine. La
velocità del processo quadruplica se raddoppia la concentrazione dei reagenti,
centuplica se decuplica la concentrazione dei reagenti. È un processo
drasticamente favorito dalla elevata concentrazione dei reagenti, e quindi
dal sovraffollamento di proteine presente nell’ambiente intracellulare.In alcuni
casi l’aggregazione potrebbe avvenire con una cinetica di ordine superiore al
secondo, e quindi essere ancora più stimolata dalla alta concentrazione.
Gli Chaperoni promuovono il folding corretto non solo prevenendo
l’aggregazione, ma anche abolendo le interazioni intra-molecolari scorrette.
Dopo la loro azione, la proteina può ricercare nuovamente (e iterativamente) le
interazioni corrette. Gli chaperoni che intervengono nel processo di folding «de
novo» e nel «refolding» (per esempio chaperonine, Hsp70s e Hsp90s) hanno una
regolazione ATP-dipendente e riconoscono sequenze idrofobiche che
normalmente non sono esposte nella stato nativo della propteina che assistono.
Il legame con queste sequenze idrofobiche permette agli chaperoni di
riconoscere gli stati non nativi o parzialmente foldati delle proteine. Il folding è
quindi promosso da una serie di cicli ATP/chaperone-dipendenti di binding e di
rilascio di proteine non native. La proteina in via di ripiegamento converge
ultimamente verso la conformazione nativa. Questa dinamica va sotto il nome di
kinetic partitioning (ripartizione cinetica).
Kinetic partitioning
In condizioni fisiologiche una proteina non foldata può rapidamente convergere
verso uno stadio intermedio, compatto e parzialmente foldato. Molti chaperoni
passano da uno stato di alta affinità verso uno stato a bassa affinità per le
proteine non foldate e parzialamente foldate in maniera ATP-dipendente (gli
chaperoni associati ad ATP sono molto affini per proteine non correttamente
foldate). L’idrolisi dell’ATP riduce l’affinità dello chaperone per le proteine non
foldate, che lascia la proteina non foldata che grazie al binding con lo
chaperone ha iniziato a foldarsi. Spesso non basta una sola interazione di una
proteina con uno chaperone per essere foldata, ma spesso c’è un ciclo di presa
in carico degli chaperoni. Il folding procede efficientemente quando la costante
di velocità di folding (Kfold) è maggiore delle costanti di binding per lo
chaperone con la proteina (Kon) e di aggregazione (Kagg). L’aggregazione porta
ad uno stato conformazionale aggregato in cui la cellula attiva lo stress
Response Pathway, il quale rappresenta un problema, l’aggregazione che è
tossica deve essere rimossa anche attraverso l’autofagia. Il «binding» e
«rebinding» della proteina non nativa allo chaperone permette la ripartizione
cinetica, prevenendo l’aggregazione e favorendo il folding. Quando Kon è
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
- Risolvere un problema di matematica
- Riassumere un testo
- Tradurre una frase
- E molto altro ancora...
Per termini, condizioni e privacy, visita la relativa pagina.