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Fund raising: tutte le azioni per reperire i finanziamenti

Il fund raising riguarda tutte le azioni messe in campo per reperire i finanziamenti atti all’organizzazione di un evento culturale, essenziali per il mondo delle attività culturali. Il settore culturale italiano necessita di finanziamenti che per la maggior parte sono pubblici, in quanto si fa fatica a trovare finanziamenti privati. Pur avendo avuto un grande sviluppo negli ultimi 15 anni, rimane comunque un settore povero. Il valore di un’attività culturale non si può misurare solo sulla sua ricaduta sul territorio (es.: ristorazione).

Sindrome dei costi

La sindrome dei costi è una teoria elaborata da due economisti americani (o inglesi?), Baumol e Bowen, negli anni ’60, riguardante lo spettacolo dal vivo. I due economisti distinguono due settori dell’economia nello spettacolo:

  • Economia produttiva, che comprende tutte le attività dello spettacolo, in grado di avvalersi delle innovazioni tecnologiche e ne apportano dei miglioramenti;
  • Economia stagnante, che è individuata nello spettacolo dal vivo.

Baumol e Bowen dimostrano la connaturata incapacità del mondo dello spettacolo di essere autosufficiente, di mantenersi. Infatti, questo settore non può avvalersi delle innovazioni tecnologiche ed aumentare la produttività senza snaturarsi, in quanto è legato all’esperienza, che è qualcosa di effimero (es. posso ascoltare un cd di Vasco in casa, ma andare al concerto è tutt’altra cosa perché entra in gioco la sfera emozionale umana). Lo spettacolo dal vivo non è in grado di mantenersi e ha dunque bisogno di fondi.

Il settore economia produttiva dovrebbe quindi utopicamente mantenere il settore economia stagnante, ma, poiché ciò non accade, e data la profonda indifferenza degli enti privati, è la pubblica amministrazione ad avere il compito di sostenere lo spettacolo dal vivo. Possibili interlocutori: Comuni, Province, Regioni, Governo Centrale, Comunità Europea.

Possibilità di finanziamento da parte della pubblica amministrazione

Contributo per progetto

Si presenta un progetto all’amministrazione e questa dà un contributo che non può comunque mai superare l’80% dei costi sostenuti, questo perché non si vuole assumere un atteggiamento assistenziale ma si vuole incentivare l’organizzatore a ricercare altre fonti di finanziamento. Anche la cultura deve saper fare impresa.

È necessario inoltre che l’organizzatore sia no profit [non persegue fini di lucro, il solo guadagno è l’aver pagato il proprio lavoro], quindi non è possibile fare domanda come persona fisica, come soggetto privato. Si crea un’associazione culturale [basta essere in tre, si va da un notaio e si pagano 250€] o una società cooperativa.

Alla descrizione dell’evento che si vuole organizzare, bisogna allegare un bilancio economico preventivo, a cui seguirà al termine dell’evento un bilancio economico consuntivo, atto a visualizzare i reali costi del progetto, attestati dalle pezze d’appoggio (fatture). Le voci del bilancio saranno:

  • Service, le attrezzature necessarie per la realizzazione e la buona riuscita dell’evento, ad es. luci, impianto acustico, palco, sedie (che secondo normativa dovrebbero essere legate le une alle altre e tra di esse deve esserci un corridoio che permetta la fuga in caso di pericolo); il luogo scelto per l’evento influisce sul costo del service;
  • Pubblicità e comunicazione;
  • Affitto della sala, se spazio pubblico bisogna chiedere l’autorizzazione al comune per occupazione di suolo pubblico. È necessario inoltre che un ingegnere rilasci una certificazione per agibilità dello spazio;
  • Personale, come le maschere (persone che fanno entrare e accolgono la gente), tecnici (per legge 626 deve esserci un tecnico della sicurezza, importante, si è perseguibili penalmente), persone che distribuiscono volantini ecc.;
  • Costo di organizzazione, costo del lavoro dell’organizzatore (spese telefoniche, ricerca film, costi di spedizione);
  • Costo artisti, cachet (costo della performance) che è comprensivo di tutto (vitto, alloggio, trasporto);
  • Costo relatori, se c’è conferenza stampa.
  • S.I.A.E. (Società Italiana Autori ed Editori, nata nel 1862 come SIA e cambiata in SIAE nel 1912), si necessita dell’autorizzazione da parte dell’artista per l’utilizzo del suo materiale e la SIAE si occupa della gestione del denaro. La percentuale sull’incasso netto (dall’incasso totale tolgo il 10% di IVA) da pagare per un evento a pagamento è il 10% sui testi e il 3,33% sulle musiche (costo invariato se album o 5 secondi di musica, se un unico artista o più). La SIAE ha un ufficio centrale a Roma e altri uffici mandatari sparsi nel territorio italiano. Essa rilascia anche il permesso SIAE, necessario per l’organizzazione dell’evento, e può essere che chieda un deposito cauzionale. Se l’evento è gratuito si paga comunque un minimo garantito che varia a seconda della capienza dello spazio. Finito l’evento, entro 5 giorni l’organizzatore (non l’artista) si occuperà di portare all’ufficio mandatario un foglio compilato dagli artisti con il materiale utilizzato e pagare.

Se si dà luogo all’evento in uno spazio aperto, bisogna tenere in considerazione anche:

  • Costo di agibilità;
  • Costo dei bagni chimici;
  • Corrente elettrica, chiedendo all’Enel un allaccio straordinario.

Esempio: rassegna musicale in 4 serate, di 4 gruppi di musicisti del TARS al teatro Jhungans:

[sono stime che si fanno]

  • Noleggio spazio 1.600,00
  • Service 2.000,00
  • Pubblicità 3.000,00
  • Personale 1.000,00 sottopagando
  • Cachet 1.200,00 sottopagando
  • Organizzazione 2.000,00
  • S.I.A.E. 600,00 è evento gratuito, quindi è un minimo garantito.

TOTALE: 11.400,00 €

Nella migliore delle ipotesi il comune non può comunque dare più dell’80% del costo totale del progetto, corrispondente a 9.120,00 €. Il restante 20% (2.280,00€) o lo mette l’associazione culturale o bisogna chiedere dei finanziamenti a dei privati.

Cerco degli sponsor: soggetti sensibili che in cambio della visibilità del proprio marchio all’evento culturale finanziano il progetto. Se l’evento è a pagamento, l’80% finanziato dalla pubblica amministrazione è calcolato sulla differenza tra il totale delle spese e le entrate (incassi stimati, che vanno messi a voce nel bilancio da presentare). A fronte di maggiori incassi l’amministrazione pubblica decurta il suo contributo. In questo caso si può aggiungere una voce di varie ed eventuali, in quanto essendo l’evento a pagamento può succedere di tutto.

Dato che l’amministrazione paga a distanza di mesi è l’associazione culturale che è tenuta a far fronte alle spese si chiede un acconto che non può superare il 50%.

Concessione in uso gratuito di beni mobili e immobili

L’amministrazione pubblica può agevolare l’associazione culturale non intervenendo con denaro ma dando in dotazione lo spazio e gli strumenti e permettendo così un notevole risparmio.

Finanziamenti in conto capitale

È la copertura parziale o totale a fondo perduto delle spese sostenute dal soggetto no profit per la costruzione, l’acquisto o la ristrutturazione di edifici, per creare uno spazio a beneficio dell’intera comunità.

Convenzione

È un contratto tra la pubblica amministrazione e il soggetto no profit. Il contributo per progetto l’amministrazione lo dà una sola volta perché è un evento. Se però l’associazione culturale sviluppa dei progetti più complessi, ad esempio: per tre anni si richiede al comune lo spazio per un progetto, può essere fatta richiesta per una convenzione. Essa è una garanzia di contributo e anche di lavoro, ha durata pluriennale di minimo 3 anni e poi può essere rinnovata per minimo altri 3. Ciò assicura che anche con un cambio di direzione politica della giunta, l’evento avrà comunque luogo in un determinato spazio. Inoltre, gli spazi sono gestiti dalla pubblica amministrazione o possono essere dati in gestione ad associazioni culturali a determinate condizioni (es.: ti concedo lo spazio e il finanziamento se mi fai un tot di spettacoli in un certo posto con certe condizioni). La convenzione è dunque un contratto che sancisce un rapporto tra la pubblica amministrazione e l’associazione culturale che le rende dei servizi, ha una durata minimo triennale, sancisce determinate condizioni e tutela i diritti di entrambi i contraenti.

Secondo la normativa di un decreto legge del 1995, se l’importo del servizio oggetto della convenzione non supera i 200.000,00 €, la pubblica amministrazione può scegliere in maniera autonoma con quale soggetto stipulare la convenzione. In caso contrario è necessario indirizzare.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.canella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di fundrising e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Baggio Roberta.
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