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Frank Lloyd Wright e l'architettura organica

Formazione e poetica

Nato nel Wisconsin da una famiglia devota alla confessione protestante dell'unitarianismo e incline alla corrente filosofica del romanticismo trascendentale, Frank Lloyd Wright si trasferì a Chicago intorno ai venti anni di età. Cresciuto in una zona rurale e lontana dal caos delle metropoli contemporanee, tenderà sempre a divincolarsi dalla costruzione nelle città, ideando una nuova concezione dell'abitare.

Entrato nel 1897 nello studio di Adler e Sullivan, diverrà uno dei maggiori esponenti della “seconda” generazione della scuola di Chicago. La sua carriera in collaborazione con lo studio dei massimi due architetti della Chicago di allora si interromperà sei anni dopo, quando Wright deciderà di accettare committenze come progettista indipendente. Finalmente, nel 1893, fonderà un suo studio autonomo.

Sullivan, indubbiamente, trasmette al giovane Wright il senso della ricerca di una via personale all'esistenza e all'architettura, e la consapevolezza della missione ideale di cui l'architetto è investito, in nome dello Spirito Libero e della Democrazia. Ciò che tuttavia Sullivan ignora è la strutturalità della contraddizione che oppone l'Uomo Creatore e le forze affaristiche e mercantili che riducono l'architettura a un puro fattore economico.

Il vero terreno di scontro per Wright, così come per Sullivan, sarà la grande città: luogo “diabolico”, ove è altissimo il rischio di “perdersi”. Per tale motivo, Wright cercherà sempre di evitare committenze che lo leghino al nucleo centrale e imprenditoriale della città, abbandonandosi invece alla tranquillità di zone periferiche non ancora urbanizzate, ma comunque in stretto rapporto di vicinanza con i centri metropolitani ove si svolgeva la vita politico-amministrativa.

Nei rari casi in cui non può evitare il confronto con la metropoli, adotta un atteggiamento guardingo e trincerando i propri edifici dietro un prudente “riserbo”. Erroneamente si pensa a Wright come a un architetto che rifugge la città in tutti i sensi, cercando di costruire al di fuori di essa. Tutto ciò è in parte vero, ma bisogna ricordare (e lo vedremo) che l'organicismo wrightiano non è sinonimo di mimesi con una natura incontaminata e primitiva, ma è dialettica dicotomica con un verde che è comunque “antropizzato”.

Ricordiamo anche che la committenza alla quale Wright si rivolge è sempre e soltanto una committenza agiata, legata alla classe imprenditoriale di Chicago.

Le opere e la loro analisi

Il primo edificio commissionato a Wright è la “Winslow House”, a River Forest, nei pressi di Chicago. In questa opera l'architetto vuole enfatizzare la natura “nobile” dei materiali impiegati, il cui modello indiscusso è sicuramente quello di Voysey della English Free Architecture, ed in particolar modo quello della sua casa sul lago Windermere.

Lo schema planimetrico risulta semplice, in cui spiccano elementi aggettanti verso il contesto naturale (una natura che è comunque “antropizzata”, in quanto vicina a una grande città). I bow-windows aggettanti sono un altro, inconfondibile richiamo alla E.F.A. La macchinizzazione dell'architettura, che Wright di qui a poco teorizzerà, già trova un seme in questa prima opera. L'interno è fortemente improntato a una mediazione con la corrente Arts and Crafts, in cui la linea decorativa è sicuramente risaltata e evidenziata.

Il camino, elemento fondante della poetica wrightiana, è il cardine attorno a cui ruotano tutti gli spazi interni. Un simbolismo ferreo, dunque, che in questo caso sorpassa anche il funzionalismo legato allo stesso organismo. Esso è il primo elemento che si incontra entrando dall'ingresso, in asse con quest'ultimo: ma non è atto a riscaldare nessun ambiente importante, se non una piccola sala di attesa.

La casa che Wright progetta per se stesso e per la prima moglie a Oak Park, Chicago, è la cosiddetta “Casa-studio”. Si tratta di un'abitazione che vide apportare numerose modifiche, anche strutturali, nel corso degli anni. Inizialmente si trattava di un edificio di piccole dimensioni, in cui compare l'idea dell'agglutinazione dei volumi.

Non una scatola muraria ben definita, dunque, ma un accostamento di corpi in sé compiuti collegati tra loro. Importante, a questo proposito, fu l'addizione del 1895, quando venne aggiunto lo studio (di forma ottagonale). L'ottagono è infatti un elemento ricorrente in questa casa, attraverso questa figura in pianta, Wright riesce a progettare la biblioteca e la sala per i giochi, unendo poi tutti questi volumi attraverso dei corridoi di collegamento.

La libertà nella disposizione dei lucernai e degli elementi vetrati ci mostra anche lo stretto legame che ha Wright con l'idea della “luminosità” naturale, sempre improntata alla sua poetica organica.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gabriele.marella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Marchegiani Cristiano.
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