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Si tratta di una placca di metallo, ricoperta da una sottile foglia di argento puro,

cosparsa di iodio. Deve essere usata entro un’ora dalla sua preparazione, collocandola

in una camera oscura dotata di obiettivo. Il tempo di posa varia dai 15 ai 30 minuti e

l’immagine verrà poi resa visibile in seguito allo sviluppo effettuato con vapori di

mercurio.

Si ha un’immagine positiva, cioè con il bianco e il nero non invertiti, finissima nei

dettagli e nelle ombre ed è un pezzo unico non riproducibile.

Nel 1837 si ha la prima DAGHERROTIPIA, ovvero “Natura morta”.

LA POLAROID: È una macchina che impressiona pellicole a sviluppo istantaneo che non

richiedono ulteriori passaggi in laboratorio per diventare fotografie. Per Polaroid

s'intende anche la fotografia come immagine finale.

La calotipia è un procedimento fotografico per lo sviluppo di immagini riproducibili con

la tecnica del negativo / positivo. Messo a punto da Talbot.

A differenza del metodo di Daguerre, la calotipia permette di produrre copie di

un'immagine utilizzando il negativo, la qualità della stampa risulta però inferiore

rispetto al dagherrotipo, specialmente nei dettagli. Inoltre, la possibilità di ottenere

immagini riproducibili, non rendeva il prodotto calotopico prezioso come l'opera unica

del dagherrotipo.

La produzione del calotipo deve seguire determinate fasi, ovvero:

dopo aver scelto accuratamente la carta da utilizzare, senza nessun tipo di imperfezioni

o pieghe, si passa alla sua stessa preparazione, che si completa in 2 fasi, nella prima

essa segue un inceratura, una iodurazione e infine una sensibilizzazione, nella seconda

essa è immersa in una soluzione di nitrato d’argento, successivamente risciaquata e

asciugata e conservata al buio. In seguito il foglio viene esposto al sole per un tempo

variante dai 10 secondi a qualche minuto, immerso in una soluzione composta da 2 litri

di acqua distillata e 2 grammi di acido gallico, e infine si immerge per mezz’ora in una

soluzione di iposolfito di sodio. Dopo il risciacquo accurato in acqua comune si otterrà il

negativo dell’immagine, che sarà la fonte di tutte le altre successive stampe.

Fu Talbot ad ottenere, in modo stabile, le prime immagini a contatto DISEGNI

à

FOTOGENICI = appoggiando degli oggetti su una super ficie sensibile, esponendo il

tutto alla luce e procedendo allo sviluppo e al fissaggio del materiale utilizzato, si

otterrà un negativo, una forma bianca su sfondo nero.

Tra gli autori più famosi che applicarono il principio della fotografia senza macchina vi

furono Man-Ray con i “rayographs”, Làszlò Maholy-Nagy con i “fotogrammi” e Christian

Schad, seguito da Munari e Veronesi con le “shadografie”.

Verso gli anni 50 questo procedimento prese anche il nome di off-camera.

Il pittorialismo nasce per elevare il mezzo fotografico al pari della pittura o

della scultura. La fotografia venne spesso paragonata con disprezzo a semplice

strumento di riproduzione della realtà, a causa del procedimento meccanico e

automatico richiesto per la produzione delle immagini. Lo scopo dei pittorialisti era

quello di introdurre la manualità e il senso estetico necessario per rendere la fotografia

un'opera comparabile a quella delle arti maggiori. Il processo preferito dei primi

pittorialisti fu quello della calotipia, dove la superficie irregolare del supporto cartaceo

rendeva confusi i dettagli. Mentre il Formalismo non è altro che accettare la fotografia

per quella che è, non valorizzarla magari per la sua somiglianza ai dipinti.

Il fotomontaggio è il processo (e il risultato) della creazione di un'immagine formata da

ritagli e accostamenti di diverse fotografie. Un esempio ne è il quadro “Le due strade

della vita” di Rejlander nel 1857. Appena un anno dopo Henry Peach Robinson realizzò

“Fading Away” tradotta poi in italiano come “il momento del trapasso” o “L’agonia”,

combinando insieme 5 negativi diversi, facendo apparire così la scena troppo realistica

e brutale per gli occhi dell’Inghilterra vittoriana. La scena mostrante una fanciulla

morente coricata su di un letto, circondata da sorella madre e padre, ricostruiva infatti

sentimenti di pietà e dolore familiari. Considerata inizialmente un immagine senza

pudore, divenne famosissima appena la regina Vittoria la acquistò. Il fotomontaggio

proponeva una realtà fantastica, manipolata, ma credibile. L’unico suo difetto è quello

di essere privo di prospettiva, quindi sproporzionato. Il DADAISMO BERLINESE usava il

fotomontaggio contro la politica filo-nazista. Hannah Hoch si occupò poi di tematiche

moderne, come l’identità di genere sessuale. Infine la FOTOGRAFIA DIGITALE resta

comunque un rapporto stretto fra oggetto-strumento-autore, ma con essa viene

annullata l’importanza del negativo.

Il protagonista della ritrattistica fotografica dell’800 fu Nadar (pseudonimo che vuol

dire “freccia”, guadagnato con l’attività di caricaturista pungente). Nel 1853, dopo aver

condotto una vita alquanto dissipata, decise di aprire uno studio fotografico in rue

Saint-Lazare, che spostò dopo qualche anno per raggiungere il famoso atelier dei

boulevard des Capucines. Quell’edificio, la cui facciata Nadar fece dipingere di rosso

per dichiarare la sua fede politica, divenne ambita meta per tutti coloro che volevano

mettersi nelle mani del grande fotografo ed ottenere il migliore dei ritratti possibili.

Nadar non amava però dipingere le donne, poiché credeva che il risultato del ritratto

fosse troppo simile alla Natura per essere apprezzato da loro, anche se si trattava di

donne molto belle. Quando il formato carte-de-visite era diventato richiestissimo,

anche Nadar iniziò ad usarlo, con prezzi però superiori alla media, e sempre

contraddistinguendo tutte quelle che uscivano dal suo studio con il suo inconfondibile

marchio, la “N”. Il suo stile era abbastanza codificato: amava infatti fotografare i suoi

clienti in piano americano e cioè dalle ginocchia in su, facendoli guardare dentro

l’obiettivo, cercando così di cogliere la loro espressione più intima. Questo tipo di

fotografia introspettiva e psicologica, che poi lo ha reso famoso, era in particolare

concentrata verso le pose, le luci ed il taglio, tanto da rendere sempre il tutto come

particolare “ritratto alla Nadar”.

Per quanto riguarda la Carte-de-visite, si trattava su una ripresa simultanea di otto

fotografie sulla stessa lastra, grazie ad un apparecchio dotato di quattro obiettivi

diversi che realizzavano ritratti di dimensioni alquanto piccole (6x10 cm), proprio come

una carta da visita. Anche grazie a questa riduzione di formato, le carte-de-visite,

costavano fino a cinque volte in meno di un normale ritratto fotografico. Se ad esempio

un ritratto del grande Nadar costava più o meno 100 franchi, un mini ritratto tascabile

di Disdéri veniva a costare sui 20 franchi. Inoltre, le cronache raccontano della capacità

di quest’ultimo di realizzare addirittura 2500 carte-de-visite al giorno. L’utilizzo

dell’immagine fotografica nel taschino o nell’album di famiglia come un modo per

parlare di sé e dei propri cari, e non come una “bella immagine” in assoluto, sta ad

accentuare il fatto di un uso della fotografia non pittorico, ma come semplice

testimonianza del reale. Inoltre, nella tecnologia delle carte-de-visite, si ha l’idea di

un’utilizzazione povera del mezzo fotografico. Per quanto riguarda, invece, il rapporto

fotografo-cliente, non sfugge come Disderi ricorda la stizza provata ogni qual volta i

suoi clienti, invece che lasciarlo dirigere le operazioni e permettergli di creare il ritratto


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fotografia e cultura visuale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Muzzarelli Federica.

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