Il significato della cinematografia
Il termine cinematografia significa scrivere col movimento. La tecnica cinematografica comprende l'intero spettro di metodi e tecniche utilizzate per aggiungere livelli di significato al contenuto del film, cioè dialogo e azione. La base di conoscenze del direttore della fotografia si sovrappone in larga parte a quella del regista. Qualsiasi regista di successo vi dirà che uno dei segreti della regia consiste nel saper riconoscere e sfruttare al massimo il contributo che ogni membro della troupe può dare. Entrambi hanno il compito di comunicare e raccontare con la mdp. La narrazione è sempre narrazione, e le riprese sono sempre riprese a prescindere dal mezzo con cui si lavora.
Capitolo I: lo spazio filmico
Quando fu inventata la macchina per riprendere immagini in movimento, i primi prodotti furono delle presentazioni dirette di semplici eventi. Quando i filmmaker spostarono la loro attenzione verso presentazioni drammatizzate, le considerarono come "spettacoli filmati": posizionarono la mdp come se fosse uno spettatore seduto in platea. Essi cominciarono a capire che la piattezza dello schermo e gli altri suoi limiti richiedevano qualcosa in più. La prima reazione fu suddividere l'azione in inquadrature e sequenze di inquadrature. Le inquadrature sono frammenti di realtà. È il filmmaker che decide quali frammenti e in quale ordine il pubblico vedrà tale realtà. Egli può cambiare il punto di vista come vuole: sono possibili decine di diversi punti di vista. Anche facendo quell'unica scelta su dove posizionare il mirino, stiamo già influenzando la percezione dello spettatore.
L'inquadratura è il primo elemento della composizione; essa coinvolge due scelte: scegliere una posizione da dove guardare la scena, e isolarne alcune parti verso le quali guardare. Gran parte di ciò che facciamo con la tecnica filmica comporta non solo la trasmissione di informazioni selezionate, ma anche l'imposizione di un sottotesto e di un contenuto emotivo. La tecnica cinematografica è in gran parte creare domande e aspettative nella mente dello spettatore. È la manipolazione delle inquadrature e delle loro sequenze in maniera che facciano nascere queste domande e aspettative che differenzia il semplice "riprendere" dal fare cinema. Le domande che vengono create nella mente dello spettatore sono ciò che lo mantiene coinvolto nella storia. Questo vale per qualsiasi forma letteraria.
In una singola inquadratura è possibile operare numerose scelte:
- Cambiare la posizione dalla quale vediamo la scena
- Isolare determinate parti
- Passare da una parte isolata all'altra
- Alzare o abbassare la visuale
- Cambiare la percezione della profondità
Lo spazio filmico è la separazione della realtà tridimensionale in pezzi. È un mezzo per usare la manipolazione visiva in modo da prendere uno spazio reale e degli oggetti reali e guardarli, percepirli e avere delle sensazioni nei loro riguardi in molte maniere diverse che possiamo gestire. Se il modo in cui facciamo funzionare un film è un linguaggio, allora le varie tipologie di inquadrature sono un vocabolario: ci deve essere una grammatica che regola come questi pezzi vanno messi insieme.
Nei primi anni del cinema, i film narrativi erano concepiti come teatro registrato: a teatro il pubblico è seduto davanti al palcoscenico e distingue chiaramente la destra e la sinistra e il davanti e il dietro. Questa orientazione spaziale rimane fissa per tutto il tempo. La mdp si sostituiva semplicemente allo spettatore e rimaneva sempre fissa – L'assalto al treno, 1903. Lo spazio filmico era il mondo tridimensionale proiettato sulla cornice bidimensionale di un proscenio. Gran parte del progresso fatto nella tecnica cinematografica è stato fatto grazie al discostamento da questa metodologia semplicistica.
Punti di vista e angolazioni
Un punto di vista può essere soggettivo o oggettivo. Nella narrazione in prima persona il soggetto è "Io", in seconda persona è "Tu", in terza persona è "Essi". La terza persona è completamente oggettiva, mentre la prima è completamente soggettiva. La seconda persona si trova nel mezzo. Anche tutte le angolazioni della mdp hanno un punto di vista. Abbiamo due persone che parlano: la mdp si trova su un lato. Essa è essenzialmente parte della scena perché vede le persone, ma non ne è coinvolta. È un osservatore neutrale completamente oggettivo. È come un narratore onnisciente in un romanzo o in un racconto, che può vedere tutto ciò che succede senza prenderne parte.
La soggettiva si ha quando la mdp prende il posto di un personaggio. Il caso più esemplare è il film noir "Una donna nel lago", dove la storia viene vista interamente in prima persona, come se la mdp fosse il detective. Altri punti di vista sono ad esempio quelli della "doggie cam". Un altro esempio è quello dei film horror, dove una vittima sta facendo qualcosa e noi la vediamo come la vedrebbe un aggressore. La mdp è tenuta in mano e si muove con un movimento umano: non molto stabile e sempre seguendo l'azione che sta fissando. Una caratteristica di questa tecnica è che quando la vittima si gira improvvisamente, la mdp si "nasconde" velocemente.
Il tipo di punto di vista del personaggio più comune è "lo sguardo". Un esempio è qualcuno che guarda in alto e subito dopo vediamo un aereo. Ma perché funzioni, lo sguardo deve essere ben preparato. A tal riguardo è famoso "l'effetto Kuleshov". Kuleshov fece un esperimento in cui la stessa inquadratura di un famoso attore russo con uno sguardo neutro veniva intervallata da inquadrature della natura, della zuppa, di un bambino e di una donna morta. Alla domanda su cosa stesse esprimendo l'attore, il pubblico rispondeva tranquillità, rabbia, gioia o tristezza immensa. Questo mostra il potere narrativo di due inquadrature semplicemente accostate.
Elementi costitutivi delle scene
Esistono diversi tipi di inquadrature:
- Campo lungo
- Totale
- Campo medio
- Mezzo primo piano
- Primissimo piano
- Piano americano
- Stretta a due
- Primo piano con quinta
- Primo piano libero (da quinta)
Fatta eccezione per le prime due, tutte le inquadrature si riferiscono alla figura umana. Queste sono il vocabolario di base e costituiscono la grammatica del cinema. Il campo lungo comprende l'intera scena. Esso può essere tanto una scena panoramica quanto una stanza, che sarà sicuramente più stretta, ma che comprenderà l'intero ambiente o buona parte. L'inquadratura di ambientazione, o establishing shot, è in genere un campo lungo, una scena di apertura che ci dice dove ci troviamo. Essa serve a stabilire la geografia, e a comunicare dove ci troviamo, che tipo di posto è. Conoscere l'estensione del territorio aiuta ad orientarsi ed evita di fare confusione. Il pubblico non va confuso: se non vengono date certe informazioni, si distrarrà dalla storia e dai personaggi.
Un'inquadratura di ambientazione può anche includere una panoramica verticale, una zoomata in una finestra, che sarà un indizio di dove siamo diretti. Una delle soluzioni classiche consiste nel combinare l'establishing shot con un pezzo dell'azione principale. Il punto sta nel comunicare informazioni sul luogo insieme a pezzi della storia o a qualcosa che comunichi un'idea visiva, un'inflessione della colonna sonora o qualcosa che ci faccia capire meglio il luogo e l'atmosfera.
Un totale comprende tutto il soggetto, che sia un palazzo o una persona. Un campo medio si riferisce al soggetto: un esempio è un gruppo di persone sedute ad un tavolo. È possibile vedere le espressioni del volto, i dettagli: così facendo si è più coinvolti senza concentrarci su un unico personaggio o su un determinato particolare. La faccia e il contesto sono entrambi centrali nella scena. Potrebbe trattarsi anche solo di una scena o di oggetti.
La stretta a due è qualsiasi inquadratura che comprenda due personaggi. La loro posizione non è necessariamente simmetrica. La figura intera inquadra il personaggio dalla testa ai piedi. Il piano americano dalla testa a metà coscia. Oltre questo si entra nei primi piani. Un mezzo primo piano è dalla testa alla tasca della camicia. Il primo esempio è il bandito George Barnes in "The Great Train Robbery" che spara in camera. Un primo piano dalla testa fino alle spalle. È detto anche single. Se non inquadriamo nulla di un altro attore, single libero. Se entra un po' dell'attore che gli sta di fronte, si chiama single con quinta.
Un choker (primo piano stretto) parte dalla testa e arriva sotto il mento. Un primissimo piano si concentra su occhi, naso e bocca. Taglia un po' di fronte e di mento. Un dettaglio potrebbe includere solo gli occhi. L'inquadratura di quinta è una variante del primo piano: inquadra da sopra le spalle di un attore un mezzo primo piano o un primo piano dell'altro. È una variante di un'inquadratura di connessione. Lega i due personaggi insieme e ci aiuta a metterci nella posizione di colui a cui si parla.
Un piano d'ascolto è un'inquadratura di una persona o di una cosa nella scena diversa dai personaggi principali che stiamo seguendo, ma che è comunque legata alla scena. Un esempio potrebbe essere un piano d'ascolto all'orologio sul muro o al gatto che dorme per terra. Può sottolineare un'azione nella scena, fornire informazioni o inquadrare qualcosa che il personaggio sta guardando o indicando. Se c'è un dubbio qualsiasi sulla resa di una scena, bisogna sempre girare dei piani d'ascolto.
Un'inquadratura di reazione si ha quando succede qualcosa o un personaggio dice qualcosa e tagliamo ad un'altra persona da un'altra parte che reagisce a quanto è stato detto. È un buon modo per avere dei piani d'ascolto. Alcune coinvolgono direttamente i personaggi principali della scena. Un inserto è un pezzo isolato a sé stante di una scena più ampia. Esempio: un personaggio legge un libro. Gli inserti rientrano in alcune categorie:
- Inserti pratici: l'orologio sul muro. Hanno una funzione informativa.
- Inserto di sottolineatura: la tazza di caffè che sobbalza quando il personaggio sbatte il pugno sul tavolo. Le finestre che sbattono col vento. Sono collegati all'azione principale, ma non sono essenziali. Aumentano l'empatia dello spettatore.
- Inserto di atmosfera: Un gatto nero che guarda nell'obiettivo. Contribuiscono a creare l'atmosfera o il tono della scena. Possono essere usate per atmosfera o per contrappunto ironico. Potrebbero non avere alcun legame con la scena al di là dell'atmosfera, del tono o di una sorta di simbolismo generalizzato.
Un'inquadratura di collegamento avviene ogni volta che la scena comprende persone o oggetti che non possono essere inquadrati contemporaneamente in un determinato punto della scena. Questo vale soprattutto per le inquadrature del punto di vista, in cui il personaggio guarda qualcosa e poi, in un'inquadratura separata, vediamo cosa sta guardando. Fanno sembrare la scena più completa: è un modo per legare tutto insieme in maniera da chiarificare e sottolineare le relazioni fisiche. Delle buone inquadrature devono far riflettere, rinforzare e commentare gli elementi narrativi attraverso quelli fisici.
La tecnica di inquadrare finestre o porte è particolare: la finestra che vediamo da sopra le spalle di un detective non deve essere necessariamente la vera finestra attraverso la quale vediamo l'attore che impersona il personaggio sotto sorveglianza. Per ragioni logistiche o di pianificazione spesso non è la stessa finestra. L'idea di "mostrarne un pezzo" è qualcosa che torna ogni volta che si preparano delle inquadrature. È un modo di mostrare il personaggio in modo che sia ancora collegato ai riferimenti di ciò che lo circonda. Questo tipo di inquadrature di collegamento, o che mostrano un pezzo, costituiscono un modo per mantenere tutto legato con riferimenti reciproci tra le varie inquadrature. Un pick up può essere qualsiasi tipo di inquadratura, principale o secondaria, in cui si parte da un punto qualsiasi ma non dall'inizio.
Il metodo del master
Tale metodo viene usato più o meno nel 95% delle riprese dei film narrativi di oggi. Questa tecnica si sviluppò nell'era del film muto ed era già largamente in uso all'inizio degli anni '20. Ciò che occorre sono tutti i tipi di inquadrature che danno al montatore ciò di cui ha bisogno per montare le scene senza problemi e la libertà di montare in maniera creativa, cambiando il ritmo, l'enfasi e addirittura il punto di vista della scena. Vogliamo anche assicurarci che non ci siano falsi raccordi, buchi che il montatore non possa riempire. Stiamo cercando le inquadrature basilari di cui abbiamo bisogno per una scena; vogliamo un campo largo degli attori che entrano in una stanza, alcuni primi piani dei personaggi, di una donna che sistema un orologio, eccetera. Potremmo semplicemente andare a girare scena per scena nell'ordine in cui vengono. Solo che il montatore potrebbe scoprire che c'è un pezzo importante che manca, o che non c'è continuità in alcuni casi. Se si lavora scena per scena c'è sempre un margine di errore. Il master è un sistema metodico per assicurarsi di riprendere tutte le inquadrature necessarie e con molte precauzioni con gli errori di continuità e in montaggio.
La scena master è quella complessiva che comprende gli elementi chiave, in genere girata con un unico take continuo. Alcune scene devono essere frammentate in due o più "mini scene master", soprattutto se c'è del movimento. Il master viene girato per primo perché imposta la scena: quando una cosa è stata fatta nel master fa parte della continuità. Il master è una cornice all'interno della quale sistemare il riempimento dei tagli e degli inserti del coverage.
Transizioni
È sempre meglio fare delle transizioni per entrare e uscire da una scena. In tutti i casi in cui il tempo trascorso tra due scene non corrisponde approssimativamente al tempo reale, potrebbe essere importante pianificare un'inquadratura che spieghi la transizione di tempo. Gli strumenti standard per transizioni temporali comprendono un'inquadratura di un tramonto o un'alba, dell'esterno di un edificio di giorno o di notte, e simili. Alcuni strumenti più vecchi ora sono considerati troppo "passati" per essere usati: le pagine di un calendario che volano, una ripresa velocizzata delle lancette di un orologio che girano. Ma anche transizioni come la dissolvenza degli alberi in estate ai rami spogli in inverno. Un taglio in cui avviene un cambiamento di tempo molto ampio senza meccanismi di transizione viene detto "montaggio ellittico".
Il contrario di questa espansione temporale è l'accelerazione temporale: può essere rinforzata con tecniche come la ripresa ad alta velocità per lo slow motion, la fotografia ad esposizione lunga o le inquadrature frenetiche. La continuità del tempo reale è mantenuta solo in pochi film: un esempio è "Nodo alla gola", un'apparente ripresa continua, con pochissimi tagli mascherati. Ad esempio, durante una carrellata, la mdp supera una colonna che riempie tutto lo schermo. Nel sembrare di superare un ostacolo, nasconde un taglio. Un altro esempio è "Mezzogiorno di fuoco".
Un esempio di inquadratura di transizione potrebbe essere partire con un primo piano di un telefono, per poi allargare a mostrarne il proprietario. Oppure partire da un'inquadratura vuota per far entrare i protagonisti. È importante, ogni volta che sia possibile, far entrare e uscire i personaggi dall'inquadratura, oppure fornire qualche altro spunto per la transizione. È più sicuro finire col personaggio che esce dall'inquadratura. L'alternativa è fare una panoramica di entrata ed una di uscita alla fine. Se qualcuno entra da una porta, non iniziate mai con la porta già parzialmente aperta, ma cominciate a girare ed aspettate un paio di beat prima di chiamare l'azione. Un beat è un momento chiuso in se stesso. Un metodo usato nelle produzioni a basso costo è il bookending: si gira in master solo l'inizio e la fine della scena, girando la parte centrale solo in copertura.
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