Tesina di sociologia dei fenomeni politici
Diversi tipi di stato e forme di governo
Mappa concettuale delle forme di stato
- Lo stato patrimoniale o medievale
- Lo stato assoluto (XV secolo)
- Lo stato di polizia
- Lo stato liberale
- Lo stato autoritario e lo stato totalitario
- Lo stato socialista
- Lo stato sociale
Forme di stato secondo la struttura
- Accentrato in campo legislativo
- Unitario
- Decentrato in campo amministrativo
- Federale o composto
- In base all'autonomia territoriale di stati
- Confederazione
- Decentramento autarchico (enti pubblici)
- Decentramento gerarchico (organi locali)
Lo stato moderno e rappresentativo di oggi
A partire dal XIX secolo, lo stato si caratterizza come:
Di diritto
Mappa concettuale delle forme di governo
- Repubblica
- Monarchia
- Assoluta
- Parlamentare (Italia)
- Costituzionale
- Presidenziale (Stati Uniti)
- Semi-presidenziale (Francia)
- Parlamentare pura (Inghilterra)
- D’assemblea o direttoriale (Svizzera)
- Popolare (Russia)
- Dittatoriale
Introduzione
Definizione di forme di stato e forme di governo
Per forme di stato si intende il modo in cui è risolto il rapporto tra autorità e libertà, e tra stato e società; quindi ci riferiamo sia alla struttura dello stato, che al rapporto tra sovranità da un lato e popolo e territorio dall’altro (rapporto governanti-governati). Per forme di stato si può anche intendere le finalità che lo stato si propone di raggiungere e i valori a cui ispira la propria azione.
Per forme di governo indica il modo con cui le varie funzioni dello stato sono distribuite ed organizzate tra i diversi organi costituzionali; quindi il modo in cui viene esercitata la sovranità.
Sinteticamente, si può affermare che forme di stato e forme di governo è concetto impiegato per indicare il modo di essere del rapporto tra stato-autorità e stato-società, avendo particolarmente riguardo, rispettivamente, all'aspetto finalistico e all'aspetto strumentale; inoltre rappresentano due concetti distinti, ma in realtà strettamente connessi. Infatti, ogni forma di governo va valutata alla luce della forma di stato in cui essa opera.
Capitolo 1. I diversi tipi storici di stato
1.1. Lo stato patrimoniale o medievale
Lo stato patrimoniale è la prima forma di stato affermatasi dopo l’impero romano e che ha caratterizzato il periodo medievale. Nello stato patrimoniale il territorio viene considerato proprietà privata del sovrano e le persone che vi abitano sono sudditi senza diritti. Manca un’organizzazione amministrativa stabile, non persegue fini di carattere generale, ma un unico fine che è quello della tutela del diritto di proprietà per i feudatari e dunque la difesa dalle minacce che possono provenire dall’esterno. Il diritto di proprietà rappresenta la fonte stessa di legittimazione del potere e l’insieme dei diritti che spettano allo stato.
1.2. Lo stato assoluto (XV secolo)
Lo stato assoluto si afferma a partire dal XV secolo con l’affermazione dei grandi stati nazionali a partire dal regno di Francia. Già alla fine del Medioevo lo stato assoluto si caratterizza per due elementi determinanti: l'accentramento del potere nelle mani del re (monarca) e l’unificazione territoriale, esso è quindi l'opposto dello stato feudale. Infatti si passa da un’economia chiusa a un’economia di scambio, svanisce la concezione del potere sovrano come proprietà privata e si sente l’esigenza di un’autorità capace di imporre un unico indirizzo politico, economico, militare e religioso. Lo stato assoluto era caratterizzato dalla concezione interventista: questo intervento si manifesta nella proprietà fondiaria, nel settore finanziario e in quello dell’istruzione. Lo stato diventa tutore dell’interesse generali.
La teorizzazione dello “stato assoluto” come strumento razionale per uscire dalla condizione naturale di guerra permanente di tutti contro tutti assume nella riflessione filosofica di Thomas Hobbes una valenza rivoluzionaria: egli infatti non propone la figura di un monarca assoluto che fa derivare il proprio potere da una investitura divina, ma quella di un potere assoluto chiamato a governare esclusivamente dal popolo attraverso un patto fra cittadini. Per Hobbes la sovranità appartiene al popolo: e questo è un concetto decisamente innovativo.
- Accentramento del potere nelle mani del monarca
- Assunzione da parte dello stato della cura degli interessi generali
- Arricchimento dei compiti dello stato
- Intervento diretto nei vari settori sociali
1.3. Lo stato di polizia
Lo stato di polizia si affermò all’epoca dell’Illuminismo particolarmente in Prussia e nell’Impero austriaco. Un'altra espressione per designare lo stato di polizia è quella di dispotismo illuminato. Altri hanno proposto stato paternalistico. Uno "stato di polizia" indica un sistema totalitario o oligarchico nel quale lo stato si arroga il perseguimento di politiche pubbliche ad ogni livello dell'amministrazione. Da ciò deriva, etimologicamente, il nome stato di polizia.
Lo stato di polizia pur mantenendo i connotati dello stato assoluto, si caratterizza per un elemento di novità, cioè il riconoscimento di alcune posizioni soggettive ai singoli, tutelabili davanti ai giudici anche contro i pubblici poteri. Si tratta di un riconoscimento ancora molto parziale, ma che ha una grande importanza, in quanto prelude al principio cardine dello stato di diritto, in base al quale la pubblica amministrazione è tenuta al rispetto della legge, altrimenti sarà sottoposta al giudizio dei giudici. Quindi, in questo stato vengono maggiormente tutelati i diritti individuali con una razionalizzazione delle norme giuridiche e un sistema fiscale più giusto. I singoli, come sudditi, non godono ancora di diritti pubblici, ma vantano di diritti privati. Il re rimane interprete esclusivo delle necessità nazionali e detiene tutti i poteri, ma questa onnipotenza non è fine a se stessa, bensì è strumento della cosiddetta ragione di stato per la sicurezza e il benessere del popolo.
Sul continente europeo, in virtù di cause contingenti di carattere economico, della perdita delle prerogative della nobiltà, a fronte del mantenimento dei suoi privilegi, e dell'aumento della tassazione e delle imposte, lo stato di polizia entra progressivamente in crisi.
1.4. Lo stato liberale
In Inghilterra, in seguito alle due rivoluzioni (prima rivoluzione inglese, 1649, gloriosa rivoluzione, 1688), in Francia, in seguito agli eventi della rivoluzione iniziata nel 1789, inizia a svilupparsi lo stato liberale. Quindi, favoriscono la nascita dello stato liberale l’entrata in crisi dello stato assoluto, ragioni di ordine economico legate all’aumento della conflittualità internazionale e alla conseguente pressione fiscale. In questa forma di stato, che si fonda sulla classe borghese e assume le finalità di questa, la legittimazione del potere risiede ora nei singoli: si sviluppano, quindi, i concetti di nazione e di sovranità nazionale e quello distinto, ma collegato, di unità della nazione raggiunta per il tramite dei suoi rappresentanti.
Lo stato liberale conserva ai pubblici poteri il compito di perseguire come finalità generale il soddisfacimento degli interessi dell’intera collettività attraverso un’azione indiretta che assicura condizioni di sicurezza sul piano esterno (politica estera) e il rispetto dei diritti di libertà, in primo luogo quelli economici, e sul piano interno (sicurezza pubblica). Lo stato liberale ottocentesco poggia su una concezione garantistica e negativa dei fini dello stato e si presenta come uno stato non interventista. La volontà popolare è vista come un nuovo principio di legittimazione. La caratteristica fondamentale dello stato liberale è l’introduzione di regole generali destinate a disciplinare l’azione degli organi di vertice dell’apparato statuale.
La nascita di uno spirito di classe nei ceti non possidenti porta allo sviluppo dello stato liberale in stato democratico, caratterizzato politicamente dalla piena partecipazione di tutti i cittadini alla determinazione delle politiche nazionali generali, e socialmente dall'intervento statale nei rapporti socioeconomici per modificarne l'assetto in favore di alcuni gruppi o classi, non eliminando i presupposti, ma gli effetti del meccanismo di accumulazione del capitale.
1.5 Lo stato autoritario e stato totalitario
L'autoritarismo è la forma di esagerata autorità esercitata da persone o istituzioni, mentre l’autorità indica l’accettazione dell’esercizio del potere. In numerosi paesi del continente europeo la progressiva evoluzione verso forme democratiche viene ostacolata dai ceti dominanti borghesi, i quali abbandonano le idee liberali di cui si erano serviti per arrivare al potere, e tendono a recuperare istituzioni di governo autoritarie proprie dello stato di polizia, in particolare l'abrogazione delle garanzie dello stato di diritto. Sorgono così numerosi casi di stato autoritario, il cui primo esempio può essere considerato il Secondo Impero instaurato da Napoleone III in Francia. Ma è nel Novecento che tale forma di stato dilaga trovando terreno fertile nei gravissimi problemi sociali lasciati dal primo conflitto mondiale.
La storia del XX secolo offre vari esempi di regimi di questo tipo: dal franchismo in Spagna alle dittature militari dell’America centrale e meridionale e dell’Africa. I regimi autoritari si fondano sul principio di autorità e, quindi, sulla completa subordinazione dell’individuo allo stato. Essi restringono le libertà personali e non riconoscono, in particolare, la libertà di manifestare il proprio pensiero, né di associarsi in partiti.
Il totalitarismo è un sistema sociale che implica il controllo politico e l’intervento coatto in tutti gli aspetti della vita politica e privata. Per definire il totalitarismo bisogna fare riferimento a due teorie: la teoria fenomenologia e la teoria essenzialista.
La teoria fenomenologia: è stata studiata da Fridrich il quale afferma che un governo totalitario ha sei caratteristiche:
- Una sola ideologia presente
- Un unico partito guidato da un solo uomo
- Potere basato sulla polizia che incute terrore
- Il monopolio delle comunicazioni
- Il monopolio degli armamenti
- Un’economia centralizzata e governo di tutte le organizzazioni
La teoria essenzialista afferma che il timore è la vera essenza del totalitarismo. L’essenza sta nel fatto che esso annienta ogni individualità e tutto avviene in maniera coatta. Lo stato totalitario è uno stato che nasce con l’obbiettivo primario di sostituire l’apparato istituzionale dello stato liberale, mediante l’introduzione di una nuova organizzazione ispirata ad un forte accentramento del potere intorno al capo, in grado di regolare in maniera autoritaria i conflitti sociali. Questa forma di stato, pur conservando il principio di legalità, nega i diritti di libertà e di libertà politica arrivando a calpestare lo stesso principio di uguaglianza quindi il principio autoritario viene spinto all’estremo attraverso l’imposizione alla società di un’ideologia ufficiale, che ne esclude ogni altra, destinata a segnare la vita collettiva in ogni suo aspetto. Si pensi al fascismo in Italia o al regime instaurato da Hitler in Germania o al stalinismo in Unione Sovietica. Il fascismo, regime totalitario-nazionalista che prevedeva un assoggettamento attivo del singolo alla collettività, sale al potere in Italia e su tale esempio si impone nella gran parte delle nazioni dell'Europa centrale e meridionale. Sarà il disastro della Seconda guerra mondiale a sradicare tale forma di stato, i cui residui esempi scompariranno negli anni settanta onde riprendere la via democratica. Quindi il totalitarismo è in netto contrasto con la democrazia.
1.6. Lo stato socialista
Lo stato socialista venne costituito del Partito unico dell’Unione Sovietica. Le origini del Partito comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) risalgono al movimento bolscevico, nato nel 1903 in seno al Partito operaio socialdemocratico russo e protagonista degli avvenimenti politici e sociali che sconvolsero la Russia zarista culminando nel 1917 nella Rivoluzione d’ottobre. Il PCUS nacque ufficialmente nel 1925, in occasione del XIV congresso del Partito comunista russo, adottandone la linea programmatica nella fase di transizione dal capitalismo al socialismo. Sotto la guida di Stalin, il Partito comunista avviò la costruzione dello stato socialista sovietico e diventò il modello per tutti i partiti comunisti del mondo, che sostenne e controllò attraverso il Comintern, la Terza Internazionale.
In uno stato socialista i mezzi di produzione di beni e ricchezze come industrie e terreni sono di proprietà dello stato, non esistendo la proprietà privata. Radicalmente progressista in ambito sociale, in ambito politico il comunismo riprende invece le forme autoritarie dello stato di polizia, mediante fortissime limitazioni dei diritti politici e giuridici dei cittadini. Lo stato socialista si ispira, quindi, alla concezione della lotta di classe; esso si caratterizza per il fatto che determinava delle disuguaglianze tra i cittadini: disuguaglianze che derivano dalla proprietà privata, o dalla divisione, appunto, della società in classi. Si affermava il riconoscimento della sola libertà collettiva e prevale una classe sociale su tutte le altre.
Lo stato socialista non ha come obiettivo principale la libertà individuale bensì l'uguaglianza economico-sociale dei cittadini. Le sue caratteristiche fondamentali sono:
- La proprietà dei mezzi di produzione (fabbriche, macchinari, terreni, capitali in generale) è attribuita allo stato;
- È lo stato che, attraverso la pianificazione centrale, decide: che cosa, quanto, dove, come produrre.
Le idee socialiste hanno la loro origine nel pensiero di Karl Marx e per questo vengono anche chiamate marxiste; sono state messe in pratica per la prima volta nell'ex Unione Sovietica in
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Forme di Stato e Forme di Governo - Tesina
-
Forme di Stato e forme di Governo
-
Forme di Stato e forme di governo
-
Forme di governo