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Una mappa per la formazione multimediale

Multimediale è un termine che assume diversi significati, a seconda di chi, in quali contesti e per quali scopi la usa. Per cercare di spiegare meglio questo concetto è stato adottato l’esempio di un edificio immaginario a tre piani:

Padroni delle macchine

Al 1° piano troviamo coloro che adottano i punti di vista della politica, dell'economia e degli studi mediologici. Essi intendono il multimediale come disponibilità di più mezzi. Ciò è negativo da un lato perché attraverso questi mezzi passa tutto ciò che vuole il proprietario del mezzo, dall'altro perché aumentando questi mezzi aumenta anche la tendenza di un mezzo a prevalere su un altro e ciò ovviamente porta all'appiattimento culturale temuto dalla scuola.

Volenterosi

Al 2° piano troviamo coloro che per multimedialità intendono l'intreccio tra le diverse fonti e i diversi canali della comunicazione collettiva. Vista da questo punto di vista, la moltiplicazione dei mezzi favorisce la moltiplicazione delle intelligenze, dei linguaggi, ecc., nel momento in cui l’utente riesce a collegare tra loro diversi codici e a verificare la veridicità di una fonte utilizzandone un’altra.

Asceti della tecnologia

Al 3° piano troviamo gli ingegneri della comunicazione-informazione, attratti dalla macchina in sé. Il loro unico obiettivo è creare sistemi mediali fluidi da sembrare apparentemente umani; ma talvolta la logica della fluidità culturale e comunicativa non è adeguatamente problematizzata e ciò può portare al prevalere dell’aspetto materiale della tecnologia su quello immateriale.

Ipotesi sul futuro rapporto tra multimedialità e formazione

  • : Se sul versante tecnologico la macchina multimediale rappresenta una novità, non lo sarà sul versante culturale; infatti, il passaggio da un testo stampato ad uno digitale implica le procedure d’uso già adottate in campo didattico. Solo che il problema che ci si pone è il cercare una logica agli spostamenti tra i diversi blocchi di conoscenza-esperienza, dal momento che la multimedialità è caratterizzata dalla reticolarità e non dalla chiarezza e linearità.
  • : Tra il mondo delle comunicazioni di massa e quello degli ipertesti e dei siti web non c’è dialogo, ciò molto probabilmente perché questi ultimi vengono ancora visti come “aggeggi di laboratorio”; tuttavia, nella prospettiva di una multimedialità pedagogica, la multimedialità digitale non è separata da quella pre-digitale, anzi si aspira a far confluire in questo nuovo ambiente le caratteristiche cognitive degli ambienti tecnologici preesistenti.
  • : Un altro squilibrio riguarda il mondo dei mass media e quello dei media multimediali, perché se del primo abbiamo sicuramente fatto esperienza concreta, sul secondo invece circolano più idee, giudizi e non esperienze d’uso concrete.

Tra immersione e astrazione

Ancora non si può parlare di una scuola effettivamente multimediale, nonostante i giovani ed anche coloro che si occupano della loro formazione vivano le loro esperienze dentro la multimedialità. Ciò entra sicuramente in rapporto con l’azione della scuola, ma questo rapporto è visto come un elemento di disturbo in quanto da sempre la scuola e la comunicazione sociale appartengono a mondi diversi e vivono di questa alterità. Infatti, mentre tramite la scuola avviene un’educazione formale, tramite i media avviene quella informale. È stato dimostrato che i giovani preferiscono l’apprendimento che opera per immersione al monomediale che opera per astrazione. I meccanismi astrattivi sono legati alla visione mentre quelli dell’immersione sono legati all’ascolto. Quest’ultimo infatti è appunto immersione in un ambiente sonoro, proprio per questo la nostra società può essere definita “civiltà del suono”.

Il mondo della multimedialità comunque non viene accettato dalla scuola perché mette in crisi la condizione di esclusività epistemologica che la scuola finora ha attribuito alla stampa. Ma l’esclusività significa mancanza di confronto che porta il regime monomediale a diventare un regime mediale, cioè indifferente al problema della mediazione. Proprio sul terreno della multimedialità si incontra una frattura tra adulti e giovani; i primi che subordinano l’ascolto alla visione e l’immersione all’astrazione, mentre i secondi valorizzano l’ascolto ed arrivano all’astrazione partendo dall’immersione. Si hanno quindi due schemi di apprendimento dai quali uscire grazie alla multimedialità; infatti sono stati creati mezzi che riducono il tasso di immersione a favore delle componenti astrattive come il videoregistratore, la videocamera, il videogioco. Il fatto però che la scuola escluda tutto ciò che non sia astrazione rischia di espugnare il giovane dalla pedagogia; quello che allora si consiglia è di creare un terreno di scambio tra le logiche dell’immersione e quelle dell’astrazione.

Tra suono e scrittura

Un approccio riduttivo vede nella multimedialità un insieme di parti come testi scritti, brani musicali, filmati, ecc. Il nostro manuale invece vede la multimedialità come la zona di confluenza di tre culture: della stampa, dell’audiovisione e dell’interattività, ognuna delle quali rinunciando ad una parte di sé dovrebbe collaborare con le altre per strutturare il nuovo campo; cosa che avviene raramente. Finora i due paradigmi del suono e della scrittura hanno agito in modo concorrenziale; ora invece con la multimedialità che consente di trattare il suono come la scrittura e viceversa esse si incontrano per dare vita a qualcosa di nuovo che non è stato ancora concettualizzato.

Il territorio dei media

Per definire i mezzi della multimedialità utilizziamo termini quali media, mass media, macchine, ecc. Questi termini nel nostro linguaggio comune assumono una valenza negativa; infatti esprimono il nostro timore di essere invasi e di perdere caratteristiche tipiche dell’uomo come l’indipendenza, l’autonomia, la creatività, ecc. Mentre in campo specialistico queste connotazioni diventano positive, e ciò avviene per molte ragioni, non ultima il fatto che gli uomini hanno avuto più tempo e occasioni di interiorizzare gli strumenti tipografici come interni al loro agire che non invece quelli mediali, come il computer, che ancora considerano delle macchine. Ciò spiega anche perché la scuola non vuole aprirsi ai media, da cui comunque non farebbe altro che guadagnare in chiarezza terminologica e scioltezza discorsiva. Queste tecnologie comunque sono delle macchine che aiutano l’uomo nelle sue attività e che hanno una loro parte definita che le mette in comunicazione con l’utente; dal momento che queste tecnologie si interfacciano prevalentemente con il pensiero, l’immaginazione, i sentimenti vengono definite psicotecnologie.

Le tecnologie e chi le usa

Se volessimo continuare a fare una distinzione tra ambito pedagogico e mediadico potremmo mettere in evidenza il fatto che se da un lato l’istruzione e l’educazione puntano alla formazione dell’io epistemico, coincidente con i saperi e valori codificati, e all’apprendimento formale; dall’altro lato troviamo le tecnologie dell’informazione-comunicazione che puntano alla formazione dell’io psicologico, che permetta all’uomo di adattarsi al mondo materiale, ed all’apprendimento informale. Ma per uscire da questa strettoia è necessario adottare un punto di vista più ampio nel quale includere tra le tecnologie anche il libro, il quale non è stato visto finora come tecno.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Scienze Storiche Prof.
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