Fonte di diritto
Uno degli attributi principali dello stato è la sua attitudine a porre in essere regole giuridiche. Fonte di diritto: punto di partenza per avvicinarsi al concetto di regola giuridica. Esse sono atti o fatti che sono giuridicamente qualificati perché da questi atti o fatti deriva la creazione oppure la nullificazione oppure l'estinzione di disposizioni, di regole giuridiche suscettibili di valere come tali nell'ambito di un ordinamento.
Atti e fatti nella fonte di diritto
Il concetto di "atto" evoca una manifestazione di volontà, la volontà di qualunque che pone in essere qualcosa. Il "fatto" invece è qualcosa che sebra prescindere dalla volontà di qualcuno. Nel mondo del diritto esistono però le consuetudini e la consuetudine non deriva dalla volontà di qualcuno di porre in essere qualcosa poiché sono solo quei comportamenti che hanno determinate caratteristiche (pratiche costanti, generali, uniformi e frequenti) e quando sono sentiti da una comunità di riferimento come doverose acquistano i connotati della deroga. Viceversa, il diritto politico è il mondo delle manifestazioni di volontà che danno vita ad una regola. Un organo che dà vita ad una volontà, volontà che potrebbe essere di un principe o di una maggioranza a seconda dei contesti. Si parla per questo motivo di fonti atti che derivano da manifestazioni di volontà, le fonti fatto derivano invece da accadimenti che quando hanno determinate caratteristiche generano norme.
Fonti sulla pronunzione
Fra le fonti di diritto ce ne sono alcune che hanno uno scopo specifico, quello cioè di dirci quali sono le fonti, quegli atti abilitati a creare, modificare, estinguere norme (fonti). Queste vengono definite fonti sulla pronunzione o fonti sulle fonti. Infatti ci dicono quali sono le fonti, come vanno applicate, chi le stabilisce, ecc.
Principio della supremazia della costituzione
Principio di costituzionalità
Il principio di costituzionalità sulle fonti legislative non viene smentito dal principio di costituzionalità. Si affianca ad esso. Il principio di legalità descrive il rapporto fra il secondo e terzo piano: fra legge e fonti intralegislative (regolamenti del governo). La prevalenza della legge sulle fonti inferiori. Il principio di legalità vuol dire anche che è necessario un fondamento nella legge delle fonti ad essa subordinate. Perché possa darsi legittimamente un regolamento del governo occorre che la legge lo autorizzi. Nella legge deve esserci una disposizione che autorizza il governo ad attuare un regolamento.
La legge e il suo ruolo
Mentre il piano alto dell'ordinamento ci parla solo di supremazia, il rapporto fra legge e regolamento cometa di due elementi. La supremazia ma anche il regolamento. Per attuare una legge infatti non importa che essa sia autorizzata dalla costituzione. La legge ha quindi una discrezionalità di contenuto che non ha bisogno di avere un fondamento preciso nella costituzione. La risposta risiede nella legittimazione. Infatti nella nostra costituzione il parlamento adotta le leggi che viene votato dal corpo elettorale. La legge quindi può disciplinare qualunque materia basta non vada contro la costituzione.
Legittimazione del parlamento e del governo
Il parlamento ha una legittimazione immediata, il governo invece no. Il governo infatti non viene eletto dal corpo elettorale, questa differenza di legittimazione si riverbera sulle fonti di diritto. La costituzione è per la legge una cornice che però non è una gabbia. È una cornice esterna infatti appunto nel rispetto dei suoi principi e contenuti la legge può disciplinare ogni contenuto. La legge proviene da un organo legittimato grazie al voto del corpo elettorale. La legittimazione dell'organo deriva quindi dal fatto che sia votato dal corpo elettorale, che ci sia un dibattito.
Differenza fra norma e disposizione
Nel linguaggio comune si confondono sempre due concetti da tenere distinti: quello di disposizione e il concetto di norma. Una disposizione è un comando giuridico nel suo enunciato letterario. Quando io però voglio cogliere il significato della disposizione, quello che la disposizione vuol dire, e se quella disposizione è applicabile ad un certo caso (operazione di chiarificazione del significato) questo mi porta dentro il concetto di norma. La norma non è quindi che la disposizione che è stata assoggettata ad un processo di chiarificazione.
Interpretazione delle disposizioni
Tutte le disposizioni hanno bisogno di essere interpretate. "In claris non fit interpretatio" questa formula però non vale perché una disposizione è chiara solo una volta interpretata. Una disposizione non è chiara a prescindere. Dopo averla interpretata ne riscontro la chiarezza. Anche dove sembra esserci di chiarezza c'è comunque bisogno di interpretazione.
Classificazione delle fonti
In ogni ordinamento statale le fonti sono tante e diverse e tanto più un ordinamento statale è articolato tante più fonti ci sono e quindi scatta l'esigenza di trovare dei criteri che ci aiutino a sistemare queste fonti, a dare un ordine. Infatti, solo affrontando questo problema ci si riesce a non perderci. Es. le leggi le produce lo stato ma le producono anche lo stato e le regioni, e in che rapporto stanno le leggi dello stato e le leggi delle regioni?
Criteri per ordinare le fonti
- Alcune fonti hanno un rilievo istituzionale.
- Criterio gerarchico: prevalente rispetto ad altre. Il vertice delle fonti del diritto è la costituzione (vedi nota costituzione).
- Art. 1 "Disposizioni preliminari al codice civile" del 1942.
- Sono ovviamente pre-costituzionali. Sono disposizioni prima del codice civile che regola i rapporti fra privati cittadini. Si nota nell'articolo 1 un ordinamento gerarchico e la seconda annotazione è che non c'è la costituzione. Non c'era nulla sopra la legge. La legge ha la supremazia e le fonti sono all'ultimo posto. Una legge espressione di un parlamento nella quale siede a un partito. Questo è quello a cui può portar l'onnipotenza del legislatore: un ordinamento dove primeggia il parlamento che è un organo pienamente fascistizzato. Ai primi due posti c'era quindi legge espressione del parlamento e regolamento espressione del governo. La legge prevaleva, e prevale oggi (sulla costituzione) sul regolamento poiché la legge ha una legittimazione che il regolamento non ha. Infatti, la legge viene adottata dal parlamento che viene eletto dal corpo elettorale. I regolamento viene adottato invece dal governo che non viene eletto formalmente dal corpo elettorale. Questa differenza di legittimazione spiega perché ancora oggi la legge prevale sul regolamento, diversi sono gli organi che gli adottano e diverse le legittimazioni. Non viene nominato lo statuto Albertino e questo perché un assetto di costituzione flessibile non è al di sopra della legge. La costituzione repubblicana rinnega questo assetto è fondamentalmente in un punto: il primato della legge.
Alla base del rapporto legge/regolamento che è un rapporto di gerarchia poiché la legge prevale sulla legge sta un principio che è quello di legalità. Questo principio esprime insieme la supremazia della legge sul regolamento e la necessità che il regolamento sia fondato sulla legge. Questa previsione contenuta nelle preleggi viene confermata dalla costituzione in questi due aspetti: rapporto legge/regolamento e il fatto che gli usi siamo all'ultimo posto. La costituzione si pone al di sopra della legge. Il livello costituzionale (costituzione e leggi di revisione costituzionale), poi c'è il livello primario (legge e atti con forza di legge che sono atti equiparati alla legge), c'è poi un livello secondario dato dai regolamenti e da altri tipi di regolamenti e infine le consuetudini.
Rilevanza della costituzione e della legge
In questo assetto occorre sottolineare un dato, la costituzione è la fonte suprema dell'ordinamento ma la legge continua ancora oggi ad avere un ruolo importante. Infatti essa nel rispetto della costituzione ha un ruolo significativo. Centrale. Anche perché proviene dal parlamento eletto dal corpo elettorale. Vedi art. 70 costituzione. La rilevanza ma non onnipotenza della legge è evidente in un istituto che ha nella costituzione repubblicana un'importanza fondamentale: la riserva di legge. Essa è data da quelle disposizioni della costituzione che prevedono e impongono che certi contenuti che la costituzione individua debbano essere necessariamente disciplinari con legge. Che la riserva di legge sia un istituto assolutamente fondamentale è dimostrato dal fatto che la riserva di legge opera in tutto il testo delle costituzione (fittissima di riserve di legge) e lo è ancora di più sul terreno dei diritti di libertà. Quando si tratta di operare la delicatissima funzione in particolare di individuare i limiti all'esercizio dei diritti di libertà. La costituzione sul terreno dei diritti è sì analitica ma non può esaurire tutta la disciplina e allora ci vuole una fonte attuativa, una fonte che quando la costituzione lo consente ci dica in quali casi e con quali garanzie i diritti di libertà possono essere esercitati. La fonte chiamata a questo delicatissimo ruolo è la legge. Leggendo la costituzione vediamo però che le riserve di legge non sono tutte uguali. Esempio di riserva di legge: art. 13 comma 2.