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Fonti del diritto, Diritto pubblico

Riassunto per l'esame di Diritto Pubblico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo "Diritto pubblico" di R. Bin, G. Pitruzzella.
Gli argomenti trattati sono i seguenti:


Fonti di produzione:
- Norme di riconoscimento
- Fonti di cognizione: pubblicazione e ricerca
- Pubblicazione ufficiale e entrata in vigore

Fonti-atto e fonti-fatto:
-... Vedi di più

Esame di Diritto pubblico docente Prof. P. Scienze giuridiche

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internazionale generalmente riconosciute”) fa riferimento alle CONSUETUDINI

INTERNAZIONALI, cioè a delle norme che non hanno origine nei trattati, ma in

regole non scritte né poste da alcun soggetto determinato, e tuttavia

considerate obbligatorie dalla generalità degli Stati. L’adeguamento

dell’ordinamento italiano è automatico, come se si trattassero di norme

“interne”-> rinvio mobile Fonti-fatto, oltre alla consuetudine, sono per il nostro

ordinamento tutte quelle che producono norme richiamate dal nostro

ordinamento stesso ma non prodotte dai nostri organi. Le norme prodotte

dall’UE sono da considerarsi, per esempio, fonti-fatto per il nostro ordinamento,

in quanto prodotte da organi che non appartengono al nostro ordinamento,

mentre sono fonti-atto per l’ordinamento europeo. Considerazioni similari

valgono per le NORME DI DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO, norme che

regolano l’applicazione della legge quando i soggetti o i beni coinvolti nel caso

sottoposto al giudice sono collegati ad ordinamenti giuridici diversi.

Tecniche di rinvio ad altri ordinamenti:

Il PRINCIPIO DI ESCLUSIVITA’, che è espressione della sovranità dello Stato,

attribuisce a questo il potere esclusivo di riconoscere le proprie fonti, e quindi

di indicare i fatti e gli atti che producono l’ordinamento. Le norme di

ordinamenti di Stati diversi, possono valere all’interno dell’ordinamento dello

Stato soltanto se le disposizioni di questo lo consentono. Per consentire alle

norme prodotte da fonti di altri ordinamenti si opera attraverso la tecnica del

RINVIO, che è quindi lo strumento con cui l’ordinamento di uno stato rende

applicabili al proprio interno norme di altri ordinamenti. Si distinguono due

tecniche di rinvio, “fisso” e “mobile”.

Il rinvio “fisso”:

Il RINVIO FISSO (detto anche RINVIO MATERIALE o RECETTIZIO) è il meccanismo

con cui una disposizione dell’ordinamento statale richiama un determinato atto

in vigore in altro ordinamento, atto che di solito viene allegato. È detto fisso

perché recepisce uno specifico e singolo atto. Pertanto, eventuali variazioni

all’atto cui si rinvia non produrranno effetti nell’ordinamento senza un altro

apposito atto di recepimento.

Il rinvio “mobile”:

Il RINVIO MOBILE (detto anche RINVIO FORMALE o NON-RECETTIZIO) è il

meccanismo con cui una disposizione dell’ordinamento statale richiama non

uno specifico atto di un altro ordinamento ma una fonte di esso. Per questo

motivo, con il rinvio mobile l’ordinamento statale si adegua automaticamente a

tutte le modifiche che nell’altro ordinamento si producono nella normativa

posta dalla fonte richiamata. Es. diritto internazionale privato e richiamo a

norme consuetudinarie internazionali

La funzione dell’interpretazione:

L’atto normativo è un documento scritto, dotato di determinate caratteristiche

formali, attraverso il quale il legislatore esprime la sua volontà di disciplinare

una determinata materia. Come tutti i testi scritti, l’atto normativo è articolato

in ENUNCIATI, che rappresentano l’unità linguistica minima portatrice di un

significato completo. Tramite gli enunciati si esprime la volontà normativa del

legislatore. Per la loro caratteristica imperativa, gli enunciati degli atti normativi

si chiamano DISPOSIZIONI. All’interprete è affidato il compito di riportare a

coerenza e univocità il sistema delle disposizioni, eterogeneo dal momento che

la volontà del legislatore nasce da premesse politiche, compromessi ed

obiettivi che variano nel tempo. Due cose distinte sono l’INTERPRETAZIONE e

l’APPLICAZIONE del diritto. Si dice usualmente che l’applicazione del diritto

consiste nell’applicazione di una norma generale e astratta a un caso

particolare e concreto secondo lo schema del SILLOGISMO, che in questo caso

si dice GIUDIZIALE: premessa maggiore (la norma); premessa minore il fatto)

-> conclusione (applicazione della norma al fatto). Ma nella realtà non esistono

né norme né fatti. La NORMA è il frutto dell’interpretazione delle disposizioni, il

loro significato, quello che esse ci possono dire in relazione al caso specifico; e

anche il fatto è frutto dell’interpretazione, va costruito qualificando i singoli

eventi secondo le categorie normative. Il legislatore può cercare di risolvere

certi gravi dubbi interpretativi o di forzare l’interpretazione dei giudici,

aggiungendo nuove disposizioni alle vecchie, cercando di precisarne il

significato: è la cosiddetta interpretazione autentica. Non si tratta però di

un’opera di interpretazione, di attribuzione di senso, ma di legislazione: si

emana una disposizione con cui si dice che un’altra disposizione va intesa in un

determinato significato. Ma il legislatore non può sostituirsi agli interpreti,

svolgere il loro lavoro perché glielo impedisce la divisione dei poteri. Il

principale compito di chi applica le leggi è quindi quello di ridurre a un sistema

coerente di norme un groviglio incoerente di disposizioni, e lo strumento per

assolverlo è l’interpretazione. Insomma, il primo obiettivo dell’interprete è

interpretare le disposizioni in modo da ricavarne un’unica forma, un’unica

premessa maggiore del suo sillogismo.

Le antinomie e tecniche di risoluzione:

ANTINOMIE si chiamano i contrasti tra norme. Si ha antinomia quando le

disposizioni esprimono significati fra loro incompatibili, ossia norme che

qualificano lo stesso comportamento in modi contrastanti. E’ il compito

dell’interprete risolvere le antinomie, individuando la norma applicabile al caso.

Talvolta, con un’interpretazione sistematica, è possibile risolvere le antinomie,

cioè attribuendo alle disposizioni in gioco un significato che le renda

compatibili. Qualora un’interpretazione sistematica non risolva le antinomie di

taluni provvedimenti, allora bisogna scegliere; quattro sono i criteri stabiliti

dall’ordinamento per la risoluzione delle contraddizioni: il criterio cronologico, il

criterio gerarchico, il criterio di specialità e quello della competenza.

Il criterio cronologico e l’abrogazione:

Il CRITERIO CRONOLOGICO dice che in caso di contrasto tra 2 norme si deve

preferire quella più recente (LEX POSTERIOR DEROGAT PRIORI). La prevalenza

della nuova norma sulla vecchia si esprime attraverso l’ABROGAZIONE che

sancisce la cessazione dell’EFFICACIA della norma posteriore.

Efficacia delle norme e principio di irretroattività delle leggi:

L’efficacia è una figura generale del diritto e consiste nell’idoneità di un fatto,

un atto o un negozio giuridico a produrre effetti giuridici, ossia a costituire,

modificare o estinguere situazioni giuridiche. L’efficacia di una norma è la sua

applicabilità come regola dei rapporti giuridici. La norma diventa efficace

quando la disposizione da cui è tratta entra in vigore. Vige il PRINCIPIO DI

IRRETROATTIVITA’ per gli atti normativi, come disposto nelle Preleggi (art 11):

“la legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo”. Si

tratta però di un principio no recepito dalla Costituzione, dove è previsto solo

per le norme penali incriminatrici. Per cui il principio di irretroattività posto

dalle Preleggi può essere derogato dalle singole leggi, che possono disporre la

propria irretroattività.

Effetti temporali dell’abrogazione:

Il principio di irretroattività vale anche per l’abrogazione. Se questa è un effetto

prodotto dal nuovo atto sulle norme precedenti, essa opera, in mancanza di

disposizioni contrarie, solo per il futuro. La norma abrogata quindi sarà la

norma che il giudice dovrà applicare per i vecchi rapporti intercorsi fino

all’entrata in vigore della nuova normativa. Si dice che l’abrogazione opera EX

NUNC (da ora).

Tipi di abrogazione:

L’art. 15 delle Preleggi elenca tre ipotesi di abrogazione: . a) per dichiarazione

espressa dal legislatore (ABROGAZIONE ESPRESSA); . b) per incompatibilità tra

le nuove disposizioni e le precedenti (ABROGAZIONE TACITA); c) perché la

nuova legge regola l’intera materia già regolata dalla legge anteriore

(ABROGAZIONE IMPLICITA); L’abrogazione espressa è il contenuto tipico di una

disposizione e possiede una valenza ERGA OMNES. L’abrogazione tacita non è

disposta dal legislatore (non è il contenuto di un’apposita disposizione) ma

dall’interprete (ex. un giudice) che risolve l’antinomia. Ma l’interprete non può

eliminare la disposizione anteriore, perché è una fonte-atto. Quindi

l’abrogazione tacita è identica a quella espressa quanto agli effetti temporali

(opera ex nunc), ma non per gli effetti spaziali, poiché se le disposizione del

legislatore valgono erga omnes, le interpretazioni del giudice valgono nel

singolo giudizio (INTER PARTES) e non vincolano gli altri giudici. L’abrogazione

implicita è in tutto simile negli effetti all’abrogazione tacita (non c’è un

disposizione, ma è l’interprete che trae dal fato che il legislatore abbia

riformato la materia un argomento per sostenere che la vecchia legge debba

ritenersi abrogata -> abrogazione agisce sul piano dell’interpretazione non su

quello legislazione) e si differenzia soltanto nelle strategie argomentative

seguite dall’interprete che non riguardano il singolo enunciato ma il dispositivo

nel complesso -> porta a ritenere abrogata non una o più disposizioni, ma una

o più leggi. Da notare che nono sempre il risultato dell’abrogazione implicita è

netto perché per esempio la nuova legge potrebbe riformare solo in parte la

materia: sta all’interprete valutare se la vecchia disciplina non riformata resti in

vigore o sia abrogata senza la produzione di norme nuove.

Abrogazione, deroga e sospensione:

Diversa dall’abrogazione è la DEROGA. La deroga nasce da un contrasto tra

norme di tipo diverso, nel senso che la norma derogata è una norma generale,

mentre la norma derogante è una norma particolare: è semplicemente

un’eccezione alla regola. La norma derogata non perde efficacia (come nel caso

di un’abrogazione) ma viene limitato il suo campo di applicazione: se la norma

derogante venisse abrogata, automaticamente si riespanderebbe ambito di

applicazione della regola generale. Simile alla deroga è la SOSPENSIONE

dell’applicazione di una norma, limitata ad un certo periodo di tempo e spesso

a certe categorie o zone.

Il criterio gerarchico e l’annullamento:

Il CRITERIO GERARCHICO dice che in caso di contrasto tra due norme si deve

preferire quella che nella GERARCHIA DELLE FONTI occupa il posto più elevato

(LEX SUPERIOR DEROGAT LEGI INFERIORI). La Costituzione (art. 134) disegna

implicitamente una gerarchia dove la Costituzione prevale sulla legge (art 134)

e analogamente le Preleggi disegnano una gerarchia dove la legge prevale sul

regolamento e questo sulle consuetudini (art. 4 e 8). La prevalenza della norma

superiore su quella inferiore si esprime attraverso l’ANNULLAMENTO.

L’annullamento è l’effetto di una DICHIARAZIONE DI ILLEGITTIMITA’ che un

giudice (non un qualsiasi interprete) pronuncia nei confronti di un atto, di una

disposizione o di una norme, che quindi perde VALIDITA’. La validità è una

figura generale del diritto e consiste nella conformità di un atto o di un negozio

giuridico alle norme che lo disciplinano, un caso ristretto della LEGITTIMITA’

(che si riferisce non solo ad un atto ma a qualsiasi comportamento, anche i

fatti). L’atto invalido è un atto viziato: mentre l’abrogazione – espressione del

criterio cronologico – opera nel ricambio fisiologico dell’ordinamento,

l’annullamento – espressione del criterio gerarchico – colpisce situazioni

patologiche che si verificano in esso. -> patologia dell’ordinamento I vizi

possono essere di due tipi: FORMALI o SOSTANZIALI. I vizi formali riguardano la

(non) competenza dell’organo che lo ha emanato e la (non) corrispondenza del

procedimento seguito a quanto prescritto dalle norme superiori; quindi

riguardano l’atto nel suo complesso. I secondi riguardano i contenuti normativi

di una disposizione, cioè le norme: la disposizione sarà viziata perché produce

un’antinomia, un contrasto con norme tratte d disposizioni di rango superiore.

Effetti dell’annullamento:

In linea generale quando un giudice dichiara l’illegittimità di un atto normativo,

questa dichiarazione ha effetti generali (erga omnes): l’atto annullato non può

essere più applicato a nessun rapporto giuridico, anche se sorto in precedenza

all’annullamento. Al contrario dell’abrogazione, l’annullamento opera anche per

il passato (EX TUNC), MA solo per quei RAPPORTI che possano essere sottoposti

ad un giudice, cioè ancora PENDENTI (o aperti) (RAPPORTI ESAURITI (chiusi):

non possono più essere dedotti davanti a un giudice). I rapporti possono

chiudersi per PRESCRIZIONE, DECADENZA del diritto, per volontà

dell’interessato cioè ACQUIESCENZA oppure in GIUDICATO (rapporto definito

con sentenza non più impugnabile).


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Lujio

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Pubblico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo "Diritto pubblico" di R. Bin, G. Pitruzzella.
Gli argomenti trattati sono i seguenti:


Fonti di produzione:
- Norme di riconoscimento
- Fonti di cognizione: pubblicazione e ricerca
- Pubblicazione ufficiale e entrata in vigore

Fonti-atto e fonti-fatto:
- Tipicità degli atti normativi
- Le consuetudini

Tecniche di rinvio ad altri ordinamenti:
- Il rinvio “fisso”
- Il rinvio “mobile”

La funzione dell’interpretazione;

Le antinomie e tecniche di risoluzione:
- Il criterio cronologico e l’abrogazione
- Efficacia delle norme e principio di irretroattività delle leggi
- Effetti temporali dell’abrogazione
- Tipi di abrogazione
- Abrogazione, deroga e sospensione
- Il criterio gerarchico e l’annullamento
- Effetti dell’annullamento
- Il criterio della specialità
- Rapporti tra il criterio di specialità e gli altri
- Regola e eccezione: problemi di interpretazione
- Il criterio della competenza
- Effetti dell’applicazione

Riserve di legge e principio di legalità:
- Riserve a favore di atti diversi dalla legge
- riserva di legge formale ordinaria
- riserva assoluta
- riserva relativa
- riserve rinforzate


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lujio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Scienze giuridiche Prof.

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