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Appunti di Istituzioni di Diritto Pubblico del prof. D'Onofrio sulle fonti costituzionali: le leggi costituzionali, procedimento di formazione, limiti formali e sostanziali alla revisione costituzionale, le fonti internazionali, le fonti comunitarie.

Esame di Istituzioni di Diritto Pubblico docente Prof. F. D'Onofrio

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FONTI INTERNAZIONALI

***

Per “diritto internazionale” si intende l’insieme delle norme che disciplinano i

rapporti tra gli Stati.

FONTI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

Si distinguono due categorie di norme internazionali:

Le norme del diritto internazionale generale – Si tratta delle “norme del

diritto internazionale generalmente riconosciute” cui fa espresso riferimento

l’art. 10, comma 1, Cost. Rientrano in questa categoria le norme non scritte quali

le consuetudini.

Le consuetudini internazionali constano di due elementi necessari: a) un

comportamento ripetuto nel tempo dagli Stati; b) la convinzione, da parte degli

Stati, che ripetere quel comportamento sia giuridicamente dovuto.

Esse possono avere carattere generale e/o particolare a seconda che abbiano per

destinatari tutti (cd. norme consuetudinarie generali) ovvero una ristretta cerchia

di Stati (cd. norme consuetudinarie particolari).

Le norme del diritto internazionale particolare – sono le norme di origine

pattizia, che possono derivare:

• da veri e propri trattati, come definiti nell’art. 2, lett. a, della

Convenzione di Vienna del 1969 sul diritto dei Trattati in vigore del

27.01.1980 e ratificata anche dall’Italia con legge 12.02.1974, n. 112;

oppure,

• da accordi di natura diversa che non seguono il “procedimento normale

di formazione dei trattati” (cd. accordi in forma semplificata).

• da veri e propri trattati, come definiti nell’art. 2, lett. a, della

Convenzione di Vienna del 1969 sul diritto dei Trattati in vigore del

27.01.1980 e ratificata anche dall’Italia con legge 12.02.1974, n. 112;

oppure,

• da accordi di natura diversa che non seguono il “procedimento normale

di formazione dei trattati” (cd. accordi in forma semplificata). 4

Di regola, il procedimento di formazione dei trattati si articola nelle seguenti fasi:

• Negoziazione: trattativa condotta dai rappresentanti del Governo definiti

”plenipotenziari” in quanto titolari di “pieni poteri appropriati” per la negoziazione

(v. art. 7, par. 1, della Convenzione di Vienna);

• Firma o parafatura: apposizione delle sole iniziali da parte dei plenipotenziari (v.

di art. 10 della Convenzione di Vienna); per effetto della firma non sorge alcun

vincolo in capo agli Stati giacché essa ha fini di autenticazione del testo che è così

predisposto in forma definitiva e che potrà essere modificato solo in seguito

all’apertura di nuovi negoziati (v. art. 10 della Convenzione di Vienna);

• Ratifica: manifestazione di volontà con cui lo Stato sancisce sul piano internazionale

il proprio consenso ad essere vincolato da un trattato (v. artt 2, lett. b, e 14 della

Convenzione di Vienna). La competenza a ratificare è disciplinata da ogni singolo

Stato con proprie norme costituzionali.

L’art. 87, comma 8, della Costituzione italiana dispone che il Presidente della

Repubblica “ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione

delle Camere”. L’art. 80 Cost., a sua volta, specifica che l’autorizzazione alla ratifica

deve essere disposta con legge per i trattati: a) che sono di natura politica; b) che

prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari; c) che importano variazioni del

territorio; d) oneri a carico dello Stato; e) modificazioni di leggi.

• Scambio o deposito delle ratifiche: nel caso dello scambio, l’accordo si perfeziona

istantaneamente; nel caso del deposito, procedura, di regola, adottata per i trattati

multilaterali, l’accordo si perfeziona via via che le ratifiche vengono depositate

presso una delle parti contraenti (v. art. 16 della Convenzione di Vienna).

Per quanto riguarda gli accordi in forma semplificata, gli artt. 80 e 87, comma 8, Cost.

sembrerebbero disporre che tutti i trattati, anche quelli per i quali non sia richiesta

l’autorizzazione parlamentare, debbano essere ratificati dal Presidente della Repubblica.

E’ tuttavia invalsa la prassi di stipulare “accordi in forma semplificata” che si hanno allorché

il consenso di uno Stato ad essere vincolato al trattato viene espresso con la sola firma del

rappresentante di tale Stato, e dunque, senza ricorrere alla ratifica, (v. di art. 12 della

Convenzione di Vienna).

In ogni caso né la ratifica, né la stipulazione in forma semplificata bastano a rendere

operativo un trattato o un accordo nell’ordinamento italiano.

***

RAPPORTI FRA L’ORDINAMENTO INTERNO E

L’ORDINAMENTO INTERNAZIONALE

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, soprattutto in Germania e in Austria, i rapporti tra

diritto statale e diritto internazionale hanno dato luogo ad un vivace dibattito all’interno del quale si

sono distinte tre diverse scuole di pensiero: 5

Concezione monistica con primato del diritto statale (Jellinek): le norme

interne e le norme del diritto internazionale debbono essere considerate come

parte di un unico sistema giuridico all’interno del quale le norme interne

prevalgono su quelle internazionali giacché una decisione dello Stato non può

mai incontrare limiti posti da altri soggetti;

Concezione monistica con primato del diritto internazionale (Kelsen): le

norme interne e le norme internazionali fanno parte di un unico ordinamento

all’interno del quale la prevalenza deve essere accordata alle norme

internazionali;

Concezione dualistica (Verdross): le norme interne e le norme del diritto

internazionale appartengono a due ordinamenti, quello nazionale e quello

internazionale, che rimangono separati e distinti, ciò che esclude qualunque

rapporto di sovra-sottordinazione tra le norme interne e le norme

internazionali.

RAPPORTI FRA L’ORDINAMENTO COSTITUZIONALE

ITALIANO E L’ORDINAMENTO INTERNAZIONALE:

LA TEORIA DUALISTICA

I rapporti tra l’ordinamento italiano e l’ordinamento internazionale sono impostati in base al

principio della separazione degli ordinamenti giuridici, secondo la concezione dualistica. Ciò

significa che le norme prodotte nell’ordinamento internazionale non condizionano la validità delle

norme interne né tanto meno sono immediatamente efficaci nell’ordinamento interno, vale a dire le

norme internazionali non producono effetti nell’ordinamento nazionale se non per libera

determinazione dello Stato medesimo.

Lo Stato italiano prevede tre diversi strumenti di adattamento al diritto internazionale a seconda che

si tratti da dare efficacia alle norme del diritto internazionale generale oppure alle norme del diritto

internazionale particolare. Né tanto meno il regime di introduzione degli atti internazionali

nell’ordinamento italiano ha subito modifiche in base al nuovo art. 117, comma 1, Cost. che ha

imposto al legislatore statale e regionale un obbligo di rispetto, oltre che della Costituzione, “dei

vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali” (per gli effetti del

nuovo art. 117 comma 1, Cost. sui rapporti tra norme esistenti nell’ordinamento italiano, v. avanti).

In particolare, occorre distinguere fra: 6

Procedimento di adattamento automatico – E’ previsto dall’art. 10, comma 1, Cost. e

si applica alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. Trattasi di

una norma sulla produzione giuridica che realizza un rinvio mobile, formale, non

recettizio (cd. rinvio alla fonte). Essa ha l’effetto di dare rilevanza a tutte le norme,

presenti e future, che la fonte del diritto internazionale è in grado di produrre e quindi a

tutte le modifiche che esse subiscono. Si parla di adattamento automatico perché, in

virtù dell’art. 10, comma 1, Cost., si creano nell’ordinamento interno le corrispondenti

norme di adattamento.

Procedimento ordinario di adattamento – Esso richiede l’approvazione da parte del

legislatore nazionale di una legge che contiene le norme necessarie per l’esecuzione

delle norme internazionali statuite nel trattato o nell’accordo internazionale di

riferimento (sia attraverso l’introduzione di nuove norme sia attraverso la modifica o la

soppressione di norme preesistenti).

Procedimento per ordine di esecuzione – Si tratta di una clausola che reca la seguente

formula “è data piena ed intera esecuzione al Trattato” il testo del quale viene allegato.

Occorre distinguere due ipotesi:

a) i casi per i quali si richiede l’autorizzazione parlamentare di cui all’art. 80 Cost;

b) i casi per i quali non si richiede l’autorizzazione parlamentare.

Nell’ipotesi a) l’ordine di esecuzione è inserito nella legge di autorizzazione alla

ratifica; nell’ipotesi b) l’ordine di esecuzione è dato con decreto presidenziale.

Qualora si faccia ricorso all’ordine di esecuzione, spetta all’interprete ricavare, di volta

in volta, le norme interne di adattamento. L’ordine di esecuzione realizza un rinvio

fisso, redazionale, recettizio (cd. rinvio alle disposizioni) perché dà rilevanza ad una o

più specifiche disposizioni tratte da una determinata fonte.

IL LIMITE ALL’INGRESSO NELL’ORDINAMENTO

ITALIANO DELLE NORME DEL DIRITTO

INTERNAZIONALE

Si distinguono due diversi tipi di limiti:

I principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale – le norme interne di

adattamento al diritto internazionale generale, proprio perché trasformate automaticamente

in norme dell’ordinamento italiano attraverso l’art. 10, comma 1 Cost., sono assimilate alle

norme costituzionali dal punto di vista della forza e del valore. Pertanto, a queste norme è

riconosciuta la capacità di derogare a norme costituzionali. Ciò nonostante, come ricordato

dalla Corte costituzionale che ha affrontato esplicitamente questa problematica nel 1979, “il

meccanismo di adeguamento automatico previsto dall’art. 10 della Costituzione non potrà

in alcun modo consentire la violazione dei principi fondamentali del nostro ordinamento

costituzionale, operando in un sistema costituzionale che ha i suoi cardini nella sovranità

popolare e nella rigidità della Costituzione” (v. sentenza della Corte costituzionale n. 48 del

1979).

Le norme costituzionali – Il nuovo art. 117, comma 1, Cost., pur non avendo modificato il

regime dell’introduzione delle norme internazionali nell’ordinamento italiano (v. retro), ha

avuto l’effetto di costituzionalizzare gli obblighi internazionali di derivazione pattizia.

Pertanto, le norme interne di adattamento al diritto internazionale pattizio non saranno più

suscettibili di essere modificate da una legge ordinaria successiva, bensì da una legge 7

costituzionale. *** 8


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze della politica
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Diritto Pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof D'Onofrio Francesco.

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