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Fonti antiche

Lezione 1: L'arte della memoria dagli aedi a Tucidide

Raffaella Cantore

Titolo del corso: L'arte della memoria dagli aedi a Tucidide. [Dal XII secolo a.C. al V secolo a.C.]

L'uomo da sempre necessita di ricordare la memoria del passato e metterla per iscritto. Ci si concentra maggiormente sull'Odissea che sull'Iliade in Omero e la storia.

Historeo = fare ricerche/indagini. Io faccio ricerche con il fine di conoscere. Histor = colui che va in ricerca. Nelle parole è nascosta la parola vedere, quindi fare ricerca per arrivare a vedere qualcosa. La parola historia ad un certo punto da semplice indagine diventa una ricerca solo relativa al passato e finisce per assumere il significato di storia. Difficile capire quando c'è questo cambio di significato. Concetto di storia ad un certo punto è andato a sovrapporsi al significante Historia. Significante è prioritario rispetto al significato, significante è un qualcosa che nasce prima del significato. Il significante è Historia, il significato è successivo ed è storia.

Le prime attestazioni di historia sono alla fine del VI – V secolo a.C. (= secolo centrale per l'affermazione del pensiero greco occidentale) inizia a diventare la storia come la usiamo noi oggi. Non esiste una data ma viene ricondotto al ritrovamento di un frammento (vd. sotto) di un'opera di Euripide, ma non sappiamo a quale opera appartiene. È però fondamentale ed è collocato alla fine del V secolo a.C. Lui usa la parola historia con un significato che forse è quello già di storia. Intende un’indagine scientifica su tutto e ricerca del passato come ricostruzione dei fatti e degli uomini che ci sono stati prima di noi. Testo in versi. Chi conosce la storia ha una visione completa del mondo naturale e di conseguenza sa come comportarsi nel mondo attuale e non commetterà azioni turpi, ingiuste e non farà del male ai cittadini. Saprà interagire nell'ambito della società e fare politica. Storia intesa come maestra di vita.

Richiamo forte ad un concetto più ampio: contemplare, nel senso di indagare. Guardare dall'alto, in una posizione di quasi superiorità, in una posizione privilegiata, e contemplo il cosmos (= ordine, cosmo, bellezza) fusis ordine imperituro della natura immortale. Il termine riporta ad una analisi di tipo razionale della natura che è quella che i greci iniziano nel VI e nel V secolo con la filosofia presocratica = ricerca razionale di un principio fisico inizio della fisica.

Quindi Historia indica anche lo studio scientifico razionale della natura, sorta di fisica odierna.

Quindi nel frammento la parola historia è usata in entrambi i sensi. Non si sa come tradurre la parola, anche perché non si conosce il contesto del frammento. Lettura importante per far capire quanto è carica di significati questa parola.

Erodoto di Turi e la nascita della storia

Erodoto di Turi è considerato il padre della storia dall'occidente. Non per la sua opera, ma per la sua prima parte in questo componimento. Uno dei primi ad usare la parola historia. In questo testo lui espone le sue ricerche su tutti i fatti passati, sulle cause che hanno scatenato guerre. Da qui in poi la parola historia è diventata storia e nessuno si è più opposto. Crea il concetto di storia, ma è legato al concetto precedente: vuole che la memoria sia un rumore perenne. Bisogna non far rimanere senza fama le imprese. Erodoto scrive, ma vive in una fase di passaggio dalla memoria orale a quella scritta molto legato quindi al passato perché la scrittura ancora non era ben affermata. La nascita della storia deve comunque la sua nascita all'affermazione della tecnologia della scrittura.

Lezione 2: L'evoluzione della storia e della scrittura

Historia nasce in concomitanza con la nascita della filosofia vista come osservazione della natura. V secolo a.C. periodo di nascita di periodo politico democratico. Tragedia di Eschilo Prometeo incatenato dice che tutta la tradizione del passato potesse essere collegata alla scrittura.

Con la scrittura si toglie la fase creativa/rielaborazione continua del testo. Epica e lirica greca (tradizione orale pre V secolo a.C.). Scrittura significa staticità. Nel IV secolo a.C. Platone non accetta la scrittura, ha un atteggiamento di chi capisce i vantaggi = tramandare ai posteri, allo stesso tempo diventa staticità, scrivere significa bloccare il pensiero.

Tucidide vive alla fine del V secolo in un periodo pregno di scrittura, scrive e pubblica a differenza di Erodoto che scrive, ma la pubblicazione rimane orale. Grafo = scrivere. Anche se mantiene il suo significato originale che è disegnare.

Ecateo di Mileto cronologicamente prima di Erodoto. Scrive la Periegesi e le Genealogie si hanno solo frammenti. Fa ricostruzione razionale di racconti dei miti greci. Nelle Genealogia raccoglie miti degli dei però cercando di dare scientificità a questi racconti, cerca di eliminare le cose più fantasione. Periegesi: racconto di un viaggio/descrizione di un viaggio fatto per diverse terre del mondo allora conosciuto. Descrive i popoli, attento all’etnografia, alla geografia. Utilizza la prima persona singolare. Utilizza grafo = fa operazione diversa rispetto al passato. Si pone in opposizione con la parola successiva “i racconti dei greci” Logoi = significante parola. Poi modifica il suo significato: discorso come analisi razionale di qualcosa; calcolo matematico; racconto inventato, frutto di fantasia (in questo caso Ecateo lo intende così). Non ha la pretesa di arrivare alla verità, dice la sua “come a me sembra”.

Tucidide non utilizza mai la parola historia, perché era il contenuto dell’opera Erodotea. Utilizza altri termini che diventeranno specifici per la produzione greca. Si oppone a ciò che è stato cantato prima di lui. Logografo = colui che scrive il racconto storico.

Tucidide divide i poeti e quelli che scrivono in prosa. Dice che i poeti sbagliano perché abbelliscono il racconto cantandolo e i logografi sbagliano perché cercano di attirare chi ascolta e non per arrivare ad una verità. Quindi compongono per essere ascoltati. Non scrivono per ricercare la verità e tramandarla, scrivono per diletto. Tucidide vuole scrivere per tramandare la verità agli altri, una verità che ha cercato e per la quale ha lavorato a lungo perché il metodo tucidideo consiste nel cercare le prove che possano testimoniare la verità del fatto. La prova diventa un elemento fondamentale del metodo storico successivo. Prove = andare a recuperare i documenti.

Tucidide parla proprio di documenti da lui visti. Ci sono dei passaggi che possono essere confrontati con documenti a noi oggi giunti. Egli ascoltava i racconti, ma vede dopo i documenti, osserva direttamente e racconta la guerra del Peloponneso che avviene nel periodo in cui lui vive (metà V secolo a.C.). non si fida solo di ciò che vede, ma va alla ricerca di prove anche perché non tutto ciò che racconta lo ha visto per davvero. Egli fa una selezione di ciò che gli sembra veritiero, non inserisce tutto a caso al contrario di Erodoto che riferisce ciò che gli hanno detto. Su una cosa dà più versioni e dice al lettore di scegliere quella che a lui sembra la verità. Erodoto non prende parte, lascia libertà di scelta al lettore riportando tutto.

Tucidide invece vuole arrivare alla verità lavoro preliminare molto lungo prima di arrivare alla stesura. Fa selezione sua personale e al massimo ci fa capire quali sono le prove che lui ha trovato. Tucidide vuole offrire un’opera quanto più scientifica possibile, Erodoto invece si perde in moltissime digressioni. Diverse anche da un punto di vista stilistico si dice che Erodoto sia più semplice poiché utilizza una sintassi molto elementare = frasi del linguaggio orale. Linguaggio che riprende dall’epica e formule omeriche. Tucidide scrive periodi lunghissimi. Opera composta con la scrittura e finalizzata alla lettura e non al racconto orale.

Fonti

Storia greca di questa fase della grecità letterarietà diffusa. Per questa fase della grecità dipendiamo dai testi letterari. Manca la testimonianza documentaria, un po’ perché si sono persi, un po’ perché non venivano prodotti.

Problema legato alle fonti letterarie: bisogna leggerla ponendosi 2 problemi fondamentali:

  • Quanto un autore inserisca di suo nel racconto. Bisogna avere visione completa dell’opera.
  • Fonti giunte a noi dopo una lunga fase di trascrizione che ha offuscato il testo originario complessa la ricostruzione dei vari testi.

Filologia ricostruisce il testo e ci dà un prodotto finito. Ricostruisce la letteratura greca e romana per arrivare alla volontà dell’autore.

Tradizione diretta: testimoni intenzionalmente destinati alla conservazione o alla divulgazione o alla trasmissione di un testo. L’identificazione di elementi estranei all’originale e aggiunti in epoche posteriori è solo una delle tante difficoltà in cui ci si imbatte quando si lavora con copie. Per Erodoto, Tucidide, Omero documenti scritti medievali, bizantini. Quindi dista dall’autore di 15 secoli.

Non si ha l’originale si hanno tantissime copie, simili e differenti in molti punti tra loro. Si mette a confronto il materiale e si cerca di arrivare alla volontà dell’autore e cerca di eliminare i vari errori intenzionali o meno. Oltre a questo i copisti sono intervenuti intenzionalmente sul testo, credendo di apportare modifiche utili o anche in base al periodo storico in cui vivevano. Ci sono anche testi scritti che tramandano tutto e non cancellano alcune parti. È un lavoro continuo di confronto di copie.

III secolo a.C. epoca di grandi biblioteche, dell’ellenismo = primo momento in cui l’uomo greco avverte che c’è una tradizione prima di lui che va conservata. Si afferma il libro come modo per la trasmissione. Concetto di libro nasce da una necessità materiale porta poi ad una divisione testuale che rimane ancora oggi. Scolii = spiegazione a lato del testo. Annotazione marginale è importante perché conosciamo il lavoro che hanno fatto gli alessandrini sul testo omerico (es. codice Marciano, Iliade II, conservato presso la biblioteca Marciana di Venezia).

IX libri di Erodoto hanno la divisione con i nomi delle muse divisione alessandrina. Vantaggio edizione critica filologo fa capire cosa è tramandato negli scritti. Tradizione indiretta: testimoni non originariamente finalizzati alla conservazione o divulgazione o trasmissione di un certo testo: citazioni; commenti; epitomi; traduzioni; parafrasi; imitazioni; parodie; loci paralleli; iconografia. Si dimentica che il copista medievale è anche un intermediario (Canfora).

Lezione 3: L'archeologia nel mondo greco

Archeologia nel mondo greco significa storia. La parola la si trova nei titoli di opere storiografiche come Dionigi di Alicarnasso, I sec. a.C. Archeologia usata anche nelle opere di Tucidide = fare discussioni su discorsi del passato. Chiamata Archeologia tutta la prima sezione dell’opera Tucididea (cap. I-XXI) excursus su tutta la storia greca dalle origini (Minosse, greci nomadi che si insediano nella Grecia prima continentale e poi nelle isole). Ci sono delle prime testimonianze su alcune pratiche archeologiche. Testimonianze di pratica archeologica, sia di ciò che oggi chiamiamo archeologia del futuro = branca dell’archeologia che osserva un impianto urbanistico oggi cercando di immaginarsi come sarà fra un paio di secoli come area archeologica e che cosa resterà delle strutture che oggi viviamo e abitiamo.

Questi passi di Tucidide vengono considerati i primi passi verso l’archeologia. Premesse della storia, archeologia è nascosto da tutto quello che era stato. Arcaios + logos fatto prima della civiltà greca: Babilonesi per esempio. Iscrizione risale all’re Nabonedo, nel VI (Dio del Sole) secolo a.C. Vuole legare alla sua dinastia la ricostruzione di un tempio e cerca delle tracce nel terreno di ciò che era stato fatto e ciò che era stato costruito in passato. Si trovano citati un sacco di re. Prima di lui Nabucosonosor ha fatto ciò che ha fatto lui, ancora prima gli altri re hanno fatto la stessa cosa. Si cerca di capire chi all’inizio ha dedicato questa struttura al re del Sole e come era fatto in passato.

Perché fa tutto questo? per la sua dinastia, non per pura ricostruzione storica. In tutto questo non si trova una traccia di archeologia, perché si prendono i resti e si cerca un restauro. Per essere un qualcosa di archeologico deve perdere la sua funzione es. un vaso, per diventare un qualcosa di archeologico non deve più avere la funzione di vaso, non verrà più usato. Archeologia nasce nel momento in cui trovo un resto materiale e quel frammento diventa un semioforo = fero = portare sema = significato. Quindi un oggetto diventa un portatore di un significato, svincolato dalla sua funzione primaria.

Tucidide e l'archeologia

Tucidide, I libro, VIII capitolo. Testimonianza dell’adozione di un criterio tipologico comparativo per capire chi avesse abitato l’isola prima degli abitanti del momento. Greci non sono autoctoni pop. Provenienti dall’Europa centro – settentrionale. Quando arrivano c’erano popoli autoctoni, chiamati pelasgi o cari che sarebbero poi stati cacciati dai greci. Tucidide vuole una prova di queste popolazioni non ha testimonianze scritte/letterarie inizia a scavare delle fosse.

Tucidide racconta la Guerra del Peloponneso che vedrà cadere l’egemonia di Atene, rimpiazzata da Sparta. Parla di purificazione dell’isola di Delo = non doveva più morire e nascere nessuno. Bisognava renderla libera dall’uomo. Si poteva andare sull’isola, ma non potevano esserci sepolture. Viene purificato il terreno, aperte le tombe e portati via i cadaveri a questa operazione di scavo si riferisce Tucidide. In qualche modo è stata fatta un’indagine su come sono stati seppelliti i morti + osservazione dell’equipaggiamento delle armi. Sulla base della tipologia Tucidide deduce che siano sepolture dei Cari. Osserva e riconosce la tipologia delle armi dei Cari. Questa è considerata una delle prime indagini archeologiche. Lui sa che tutto ciò che non è stato scritto è ricostruibile solo con ciò che è rimasto sotto terra.

Tucidide, I libro, Capitolo X. Smentisce subito che la guerra di Troia sia stata grandissima. Sostiene che questa guerra che lui sta descrivendo sia molto maggiore, anche per impiego di forze. Mette a confronto Atene e Sparta e si chiede che cosa vedranno e penseranno i posteri. Sparta non ha monumenti importanti e quindi si può pensare che non sia stata così importante. Atene invece ha molti monumenti importanti che rimarranno e sembra molto più potente di quello che in realtà è. Fa un ragionamento moderno e contemporaneo, rientra in ciò che oggi chiamiamo archeologia del futuro. È difficile ricostruire il passato, dice che la guerra è stata l’evento più importante per l’umanità.

Tutto l’excursus storico si conclude alla fine del capitolo XIX, si accetta ciò che ci viene trasmesso senza porsi delle domande. Lui invece ha fatto delle ricerche accurate e in qualche modo bisogna credergli. Sostiene che conosce le guerre passate e che spesso vengono mitizzate, giudica questa guerra come la più grande anche se forse incorre nel pericolo di giudicare la guerra grande perché è quella che vive lui.

Grande attenzione alla manifattura dell’oggetto -> si sconfina nella storia dell’arte. Attribuzione allo scultore che lo ha realizzato. Quindi attenzione alla fonte materiale come oggetto della storia.

Lezione 4: Omero come fonte di conoscenza del passato

Possiamo usare Omero come fonte di conoscenza passata? Racconta verità o menzogne? Domande poste da tutta l’antichità, sin da Erodoto. Tipologia di elmo molto diffusa in ambiente miceneo, non oltre al XIII – XII secolo a.C. Scrittura in Lineare B lingua simile alla greca, poi usata per scrivere in greco, mentre la Lineare A, della civiltà minoica, non è stata decifrata.

Omero ci parla della civiltà micenea, precedente a lui. Per gli antichi Omero è vissuto, Erodoto è convinto che sia vissuto 4 secoli prima di lui quindi 800 a.C. = inizio età arcaica, fine della Dark Age (medioevo ellenico). Ricostruire l’epoca micenea attraverso Omero è una follia, però senza gli scritti di Omero la stessa città di Troia non avrebbe un significato così importante.

1954 Finley “Il mondo di Omero” mette un punto su testo omerico e società micenea. Dice che non parla della civiltà micenea, inserisce alcuni elementi micenei, ma non parla della società palaziale (minoico e miceneo). Eustazio nel XII secolo scrive un commentario sull’Iliade e l’Odissea. Per ogni parola fa un commento, mettendo insieme l’interpretazione del passato. Lui era un docente all’università di Costantinopoli e scrive le sue lezioni sui testi omerici.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/05 Filologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fra_Fra_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fonti antiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Cantore Raffaella.
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