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Trent'anni di teatro a Gibellina

Il dramma classico pone al centro l’uomo, mentre il dramma post-moderno mostra una visione mutata perché prodotta dal sopraggiungere di un 'era di vuoto'. Alcuni dei testi proposti smontano il testo originario per poi ricontestualizzarlo in una nuova veste. Sorge un nuovo teatro da scrutare con gli occhi.

La fondazione Orestiadi

La Fondazione Orestiadi - Istituto di Alta Cultura Onlus fu fondata nel 1992 da Ludovico Corrao con lo scopo di salvaguardare tutto il patrimonio di attività culturali espresso a Gibellina. Pur rifacendosi al processo di riedificazione di un’identità che si fondasse sui valori della cultura, l’iniziale progetto per una rinascita collettiva è stato in parte ridimensionato. Fra le molte iniziative occupa un posto di rilievo la rassegna di teatro “Orestiadi”.

Le Orestiadi perpetuano il rito della memoria dell’evento catastrofico. Negli anni successivi al terremoto il teatro si presenta come una necessità affinché gli abitanti non vivano nella nostalgia del paese perduto.

Direzioni artistiche e prime opere

1983 - 1985: Ubaldo Mirabella alla direzione. La prima operazione teatrale del 1983 fu “Orestea” di Eschilo riscritta in siciliano da Emilio Isigrò (promotore dell’idea di fare teatro a Gibellina). La trilogia dell’Oreste tra il 1983 e il 1985 parla della rifondazione di una nuova città dopo la distruzione di Troia grazie alla forza dei cittadini. “Orestea” parla della fondazione di uno stato di cittadini e di uno stato di diritto opponendo alla giustizia divina quella umana.

Fanno da introduzione all’Oreste altri due testi: “Gibella del Martino” e “San Rocco legge la lista dei miracoli e degli orrori”. Qui sono coinvolti gli abitanti del loco: nel primo i bambini costituiscono il coro e nel secondo gli adulti formano il corpo attoriale della processione di San Rocco.

“Ciaveddu” altro testo delle prime rappresentazioni parla di un ex galeotto che si innamora di una ragazza e per questo viene ucciso dagli abitanti del loco.

1991: Radelli succede a Quadri nella direzione e porta a Gibellina “Les Atrides” il ciclo di tre tragedie composto da: “Ifigenia”, “Agamennone” e “Corefe”. Lo spettacolo deve essere accessibile al grande erudito ma anche al più inesperto.

In questi anni va in scena anche “Giufrà il furbo, lo sciocco, il saggio”, Giufrà è una maschera al di fuori del tempo che riassume in sé aspetti importanti, primo tra tutti l’arte. È un eroe comico che tramite una dose di follia piega gli eventi in proprio favore. È l’espressione di un mondo rovesciato dove al dolore bisogna sostituire il riso.

Periodi di direzione successivi

1992-1998: Al comando c’è Roberto Andò. Portò a Gibellina “Berel il folle”, “Antigone”, “La bella e la bestia”, “Orestiadi”. Sono spettacoli costituiti da grandi drammaturghi che hanno la forza di un appello per riportare lì dove non vi è più vita una sorta di dignità.

1999-2004: Capitta al comando, ribadisce al centro il culto della memoria inaugurato con “Cevengaur”: villaggio dove la comunità cerca in tutti i modi di attuare la propria utopia civile. A Cevengaur si raccolgono quelli che restano, gli emarginati.

2005-2006: Scaldati al comando, con un progetto che lo vede attore e regista. L’intento è di riportare alla luce autori sperduti o dimenticati richiamando temi che ben si attagliano al contesto gibellinese.

2007-2009: La Tona al comando, con spettacoli della Siciliana Emma Dante quali “Mishelle di Sant’Oliva”, “Vita mia”, “Il festino” e “Le puelle”.

2010-...: Collovà al comando.

Tragedie classiche

Sono state rappresentate 124 opere, di cui diverse tragedie classiche. La tragedia greca ha la capacità di riflettere un ampio spettro di situazioni umane, rappresentando i grandi temi che gravitano attorno al concetto di vita e di morte. La maggior parte delle tragedie classiche a Gibellina ruota attorno al tema dell’Oreste di Eschilo; la figura di Oreste si rivela centrale per la realtà gibellinese. Oreste vive nella speranza di costruire una società nuova che rompa gli schemi del passato; è presente una realtà mitica.

  • L’epica ha un solo tempo: il passato. La tragedia è al presente e predice il futuro.
  • Oreste arriva all’alba a Micene e uccide Clitemnestra e Egisto al tramonto dello stesso giorno.
  • Orestea e Gibellina hanno molto in comune:
  • La città sorge nella terra degli Elimi, discendenti degli abitanti dell’antica Troia.
  • Orestea è un’incarnazione perfetta della sicilitudine.
  • In Sicilia gli odi tra famiglie rivali della mafia si trasmettono da tempo e ciò accadde anche nei tempi che furono con uccisioni varie.

L'Orestea di Gibellina di Emiliano Isigrò

Agamennuni: 1983. Crivelli allestisce uno spettacolo non privo di incertezze. Dalle prime scene si nota l’ingresso in scena di una bambina (simile a una che morì nel terremoto dopo essere stata 48 ore sotto le macerie) seguita da una ventina di bambini con l’elmetto, non sono il coro della tragedia ma essi stessi tragedia. C’era l’idea di tradurre l’opera eschilea in siciliano.

L’Orestea di Isigrò viene messa in scena per i tre anni successivi, vengono riprese le tre tragedie ma non le partiture e il canto di Eschilo. La lotta non è classicamente tra Oreste e i traditori della sua casa ma tra la lingua colta e istituita e un dialetto accaldato.

In Agamennuni al centro c’è Clitemnestra, una borsanerista che vende droga, una donna rimasta sola in una casa vuota dove cerca di sopravvivere. Agamennone torna con la sua divisa bianca di ufficiale di marina e trova il paese della propria giovinezza distrutto. Il Carrettiere apre la vicenda, egli incontra tutti gli altri personaggi nella piazza diroccata.

In scena ci sono più di 200 persone, si sono nuovi personaggi come Amàlia, madre di Egisto, la figura reale di Baldassarre, i Cantastorie, Petru Alò che ha il ruolo di messaggero e ambasciatore delle ombre. Il coro è formato dal popolo stesso di Gibellina. L’opera si chiude con i funerali di stato e una marcia funebre dove in fondo è presente il Carrettiere che scompare nella notte dalla quale è venuto. Pomodoro cura la scenografia.

I Cuéfuri: 1984. Agamennuni è ambientata verso la Seconda guerra mondiale, I Cuéfuri invece sono verso il 1943, un anno di morte, anno dello sbarco degli alleati in Sicilia; mette in evidenza la devastazione morale e materiale del territorio. Questo è uno spettacolo più ricco di risvolti psicologici e sociali del precedente.

  • Sbarco degli americani in Sicilia, tra i quali c’è Pilade.
  • Nozze di Clitemnestra e Egistu.
  • Clitemnestra e Egistu saranno uccisi da Oresti su una scala luminosa.

Lo spettacolo si apre con una testuggine corazzata che passa per i sentieri di Gibellina, da cui sortirà l’esercito. Viene rievocato Amleto, perché a Oresti appare uno spettro (Pilade-oracolo) che chiede giustizia per un uomo ucciso dalla propria moglie.

Nella terra cui hanno fatto ritorno Oresti e Pilade scoprono violenze, omicidi e tradimenti. Da qui si sviluppa una terrificante violenza nella famiglia dal cognome Cuéfuri. Elettra, sorella di Oresti, ha amore per il padre ucciso e odio per la madre assassina. Clitemnestra rappresenta la vecchia Sicilia che sta per frantumarsi, si assimila alla mafia per quello che compie ma vuole essere assolta e ha un forte contrasto con la figlia Elettra, che ha subito violenza dal patrigno Egistu. Dalla violenza nasce un figlio accudito da Clitemnestra che lo alleva e accusa la figlia di non essere in grado di allevarlo. Oresti e Elettra sono pronti al matricidio. Pomodoro crea macchine sceniche formidabili, immagina lo sbarco come un animale acquatico.

Villa Eumènidi: 1985. Si torna a usare prevalentemente l’italiano. SI apre con un millepiedi che cammina sulle rovine di Gibellina, poi l’ambientazione si apre su un manicomio detto Villa Eumènidi. Tutti sono invecchiati e impazziti, perfino il mondo sembra tale. Oresti incontrerà le Erinni che si moltiplicano in una contrapposizione di voci: le cinquanta madri, i generali, i marinai, ecc. che cercano assoluzione per i propri peccati. Villa Eumènidi è un lager della follia, dove ci sono tutte le categorie sociali. Clitemnestra e Oresti subiscono un giudizio farsesco dal dittatore Pilade-oracolo, che si sdoppia in Oracolo e Agamennuni. Tutti sono posti sotto il giudizio del tribunale. Tutti chiedono pietà per i loro misfatti fino a quando Petru Alò chiede la libertà per le vittime e i carnefici. Solo Oresti potrà sottrarsi al tribunale dopo aver incontrato la madre e la sorella e essersi scusato. Petru dopo essere stato incoronato come Agamennone I muore tra il vino e il veleno di Clitemnestra.

Nella tragedia di Eschilo la regina morta appare in sogno alle Erinni, personificazione delle maledizioni.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher killer_style di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di teatro e spettacolo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Garavaglia Valentina.
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