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L’effimero e l’eterno 6 di 12

Tragedie contemporanee!

Ormai Gibellina è un cantiere in continua evoluzione; rivolge l’attenzione a

intensificare la propria vocazione mediterranea, oltre a continuare a frugare tra le

macerie della città. Qui sono proposte 4 opere che mostrano attenzione per

l’individuo e nei confronti di oggi."

"

La tragedia di Didone (regia di Chérif)!

1986. La Didone di Virgilio si suicida pugnalandosi, quella di Marlowe si getta viva

sul rogo alimentato dagli oggetti che le ricordano Enea. In Marlown Enena è visto

comò uomo erotico e non sapiens. Gli dei restano arbitri assoluti del destino ma

sono frivoli e capricciosi (es. Venere scambia Ascanio per Cupido e lo invita nel

paese dei balocchi dando così la possibilità a cupido di lanciare la freccia a

Didone). C’è speranza mal finale."

Elementi scenici:

Presenza disco volante d’oro: che sta a significare un grande piatto di delizia e

• di supremazia dove ci sono i vizi degli uomini e i nostri turbamenti sul fato e

sull'essere.

Muro: che definisce lo spazio umano e non divino dalle funzioni polivalenti, sia

• come giardino della reggia dove arrivano i Troiani sbarcati in africa, sia come

mura esterne della città.

Aratro: simbolo della fertilità e della terra che contrasta con la furia del cavallo,

• é uno strumento pacifico e attivo che viene trasportato da uomini.

Pedana rossa: che indica il sacrificio e viene collocata in una profonda apertura

• del muro sulla quale troneggia un altare.

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La morte di Empedocle (regia di Cesare e Daniele Levi)!

1987. Il testo di Holderlin si compone di tre versioni incomplete: la prima mostra il

filosofo che abbandona la famiglia per andare sull’Etna, la seconda Empedocle

accetta l’accusa di empietà verso gli dei e cerca espiazione nell’esilio e nell’ultima

Empedocle s’immola innocente per volere delle divinità e riscattare le colpe della

comunità agrigentina. È composto da 9 sequenze tratto dalle tre stesure.

Empedocle ha rivelato agli uomini cose che non bisognava dire loro e ha dato

ordine alla natura. Empedocle si abbandona all’ignoto per ritrovare l’unità dell’Io,

espiando attraverso la morte, la sua divinità. Empedocle illustra ai concittadini la

possibilità di unire Uomo, Dio e Natura ma è cacciato dalla città dal realista

Ermocrate. Empedocle rifiuta la corona che il popolo agrigentino gli offre e va sul

vulcano. Empedocle si fa destino di se stesso, gettandosi sull’Etna, la sua morte è

morte é vista come annientamento, capace di far

un necessario sacrificio. La

risaltare la grandezza dell'uomo ed è testimonianza inesorabile del divenire,

nonché sacrificio necessario affinché possa riapparire la forza cosmica; morte

come presupposto di un nuovo ordine dove sono di svelate le verità dell'essere. "

Caos nella società."

• Sfiducia natura."

• Solo l’uccisione dell’uomo può salvare."

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L’effimero e l’eterno 7 di 12

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Oedipus rex (regia di Mario Martone)!

Viene rievocata la classicità mediante un’operazione intellettualistica che si impone

di non coinvolgere emotivamente il pubblico. è un dramma di purificazione scritto in

lingua arcaica e sacrale. I cantori indossano maschere e fanno movimenti minimali

solo con la testa e le braccia contrapposti alla musica. Nella fusione tra messa

cristiana e tragedia greca il compositore mostra il proprio pessimismo e la propria

speranza nella vaga forma di redenzione individuale e collettiva. Il fantasma Laio si

aggira sui bastioni cercando di comunicare a Giocasta che è morto per colpa del

figlio. Edipo sta arrivando per sposarla. La lunga sciarpa in cui Giocasta rimane

impigliata prefigura la sua impiccagione. Nel terzo atto è notte tra Edipo e Giocasta,

e questa racconta a Edipo di una madre costretta a uccidere il figlio per sventare i

cattivi presagi legati alla sua nascita. Il quarto atto rivela che il bambino scappato

alla morte è Edipo. Tiresia e Creonte hanno cercato di nascondere la verità,

Giocasta si suicida e Edipo si acceca. A differenza del testo di Sofocle qui si opta

per una conclusione dove poesia, spirito e amore risolvono i mali dell’uomo. "

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Elettra o la caduta delle maschere (regia di Luca Coppola)!

1990. è un opera che rende attuale il mito e nel contempo conferisce dignità mitica

all’attualità. Si altera il mito facendo compiere il matricidio a Elettra invece che a

Oreste e il parricidio a quest’ultimo. Il mito di Elettra appartiene al ciclii dei ritorni,

cioè di coloro che tornano in patria dopo la guerra di Troia. Diviso in due parti: la

prima in quattro scene e la seconda in sei scene. L’azione si svolge in un giorno a

Micene. Si inizia alle 5 di mattina nella capanna di Teodoro ed Elettra. I due

discutono il progetto di uccidere Clitemnestra ed Egisto. Pilade annuncia l’arrivo di

Oreste. Elettra confida il piano a Pilade. Oreste all’inizio non vuole uccidere

nessuno e Elettra tenta di persuaderlo ricordandogli la morte di Agamennone.

Clitemnestra è malata da due anni di un male incurabile, quindi il suo omicidio da

pare di Elettra non sembra così grave. Egisto rivela a Oreste di essere suo padre,

ma malgrado ciò Oreste lo uccide. Elettra si crede al di sopra di tutti ma in realtà è

narcisista e debole. Clitemnestra è una donna che ama sedurre, Elettra ha tratti

mascolini. Alla fine cadono le maschere e si scopre che Elettra in realtà è una

manipolatrice, Pilate è attratto dal denaro di Oreste, Egisto che sembra negativo in

realtà non lo è, Clitemnestra in realtà ha ucciso Agamennone per difendere Oreste. "

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ALTRO TEATRO

Due macro categorie, che comprendono nella prima parte:

Gibella del Martirio di Emilio Isigrò

Viene rappresentato al nuovo Auditorium Civico nel 1982:

La scenografia fa riferimento al terremoto, accanto al quale compare una lampada a

petrolio, simbolo di una luce di speranza.

Una bambina apre la scena con un girotondo che si riferisce ai terremoti di sempre.

La protagonista é Gibella. Importante fissare nel pubblico il tema della memoria del

terremoto.

L’effimero e l’eterno 8 di 12

San Rocco legge la lista dei miracoli e degli orrori di Emilio Isigrò

é una processione in versi o sacra rappresentazione che accompagna la festa del santo

patrono il 15 agosto. La prima rappresentazione assoluta é quella del 1982.

San Rocco é il protagonista, un contadino che si illude di essere il santo e vuole

incontrare il Papa a Gibellina, per discutere con lui di problemi di solitudine.

Il prologo si svolgerà un anonimo poeta e un filosofo, che fa il verso delle teorie

platoniche e aristoteliche sui temi del teatro e del verosimile.

Nella prima stazione appare San Rocco che si trova sopra il suo carro a forma di nave,

veste di velluto proprio come i siciliani delle campagne. Qui i banditori annunciano in

siciliano l'evento attraverso l'uso di parole arcane scritto su un tessuto di seta e oro.

Nella seconda edizione la processione é turbata dall'introduzione di un appestato

balbuziente, personaggio tragico e grottesco che paragona il terremoto di Gibellina alle

calamità che hanno colpito le città di Hiroshima e Lisbona.

Nella terza stazione San Rocco ricorda tra il siciliano e italiano le vittime del terremoto e

accusa il taverniere di speculare sui morti, alludendo alle azioni di sciacallaggio e ad altri

atti illeciti avvenuti durante la ricostruzione del paese.

Nella quarta stazione le ragazze ricordano la vita nelle baracche e la loro devozione per

San Rocco che introduce un Papa siciliano che dal cielo rimprovera il santo per la sua

paura e gli indica la strada per vincerla.

Re Serse e l’orso di Toti Scialoja (regia di Enrico Stassi)

Va in scena all'Auditorium del Museo Civico nel 1986.

Non prevede musica di scena n'è tantomeno effetti sonori e acustici registrati su nastro.

Tutto lo spettacolo sarà punteggiato da rumori e suoni direttamente provocati ed eseguiti

sul palcoscenico. è una poesia che racconta un mondo di ricordi dove i protagonisti sono

animali impiegati nelle più strane avventure.

Presenza di strumenti musicali e strumenti per rumori più semplici, altre sonorità ed effetti

di spazialità musicale saranno ottenuti da attori in grado di imitare con la bocca vari

suoni.

Il re Serse incontra un orso che finge di divorarlo nella sua tana ma al termine della

vicenda i due danzeranno una polka di ringraziamento e di gioia.

"

Il silenzio (regia di Pippo Delbono)

Debutta nel 2000.

L'artista con la sua compagnia affronta l'esperienza del terremoto di Belice all'insegna

dell'analisi di due relazioni: uomo-terremoto e uomo-morte; chi sopravvive può ripartire a

differenza di chi muore.

Lo spettacolo parla del momento fatale che segue il terremoto, quel silenzio di morte e di

speranza che viene dopo il boato della distruzione.

Lo spettacolo parte da una memoria, legata al devastante terremoto nel 1968, per

soffermarsi sull'attimo che racchiude il silenzio della morte e quello della vita.

Lo spettacolo si compone di quadri-sequenza pieni di fantasia e realismo. È la prima volta

che si parla di un terremoto.

Presenza di personaggi semplici che non hanno il piacere di amare ridere e sognare, ma

personaggi muti dei quali il ricordo di una vita evocata non dice più nulla.

é uno spettacolo simile ad una fantasmagoria dove Delbono fonda le culture popolati

poste di fronte ad un'apocalisse che rende le persone vittime inconsapevoli di quanto sta

accadendo.

L’effimero e l’eterno 9 di 12

Alla seconda categoria appartengono invece cinque spettacoli facenti parte della

programmazione estiva delle Orestiadi:

Il ratto di Proserpina (Pier Maria Rosso di San Secondo regia di Guido de Monticelli)

Debutta nel 1986 in prima mondiale al Teatro dei Ruderi e rappresenta la fase conclusiva

della lunga attività drammaturgica dell'autore.

Nella sua prima matrice poetica il Ratto é un ampio gesto di nostalgia e di amore verso

l'isola nativa ed è un richiamo alle forme primitive dell'istinto e del sangue come passato

poetico, memoria culturale, figurazione plastica ossessione mitica dei nomi.

La gestazione dell'opera segue un iter alquanto travagliato.

Il Ratto di Proserpina é lo specchio del mondo che si è serenamente costituito alla

conclusione di un ciclo. 53 Attori.

Al centro dell'opera vi è la convergenza di due civiltà opposte, quella CAPITALISTICA e

quella AGRICOLA.

Figura di Prometeo al centro della storia, portatore di una giustizia che è anche equilibrio

e conciliazione. É fondatore di una libertà nella storia che non può essere analoga alla

libertà della natura.

Plutone Dio degli inferi che nel mito s'invaghisce di Proserpina e la rapisce lasciando

Cerere in lacrime, in Rosso San Secondo, rappresenta invece l'attivismo industrialista che

si oppone alla tradizione agricola-idilliaca.

In Rosso: l'inferno diventa l'America e Plutone prende le sembianze di un ricco capitalista

che dell'inferno moderno é la massima espressione -> il Ratto di Proserpina simboleggia

il connubio tra due mondi che non possono restare separati, poiché il progresso é fatto di

regole che non posso essere arrestate, e la radice della vita estera sempre la natura.

De Monticelli mette in evidenzia il vagheggiamento mitico della terra con il suo ciclo

stagionale, ma anche il ricordo di un'età dell'oro ormai perduta, dove ci sono un Bacco,

un Eco, un Sileno, un Narciso che appartengono ad una decaduta nobiltà palermitana

che vorrebbe il proprio riscatto nella liberazione di Prometeo.

Stile che si rifà all'ironia se non alla parodia, sotto la quale raduna tutto l'ibrido delle

memorie e delle citazioni, dei comportamenti topici e degli ammiccamenti e travestimenti.

Mito del nuovo mondo americano, fatto di macchine e denaro giunge a Rosso attraverso

le immagini importate in Europa e soprattutto in Sicilia negli anni ’30, dove vengono

interpretate attraverso una parodia ritmico gestuale da commedia americana anni ’20,

con ragazze emancipate, ballerine notturne di New York.

Riferimenti al mito cavalleresco che danno all'opera un'impronta visionaria e favolistica

supportata dai temi del viaggio e del sogno. Prometeo alla fine tenterà una riconciliazione

tra i miti del passato e quelli futuri in nome di un presente tutto da rifondare.

Dal punto di vista musicale é uno spettacolo ben orchestrato il cui aspetto é quello di un

musical dove le parti cantate e quelle evitate tendono a prevalere sulla forza della parola o

sulla stessa capacità evocativa.

Scenografie di Toti Scialoja che rappresentano l'ironia attraverso cinque macchine. Le

prime due sono realizzate con l'intento di farle muovere, attraverso un movimento

aparitivo, mentre le ultime tre collocate sulle colline rappresentano i mostri della

salvazione-condanna. Sul carro di Prometeo sono situate 8 sculture in lamiera ricoperte di

catrame e dipinte con i colori ad acqua dalla tonalità opaca; il carro di Bacco, di colore

bianco contiene all'interno una pompa per spruzzare un liquido che sembri vino; la quarta

macchina é costituita da due moduli, su ciascuno dei quali è posizionata una lancetta in

lamiera in 3m di lunghezza e simboleggia un metronomo; infine l’ultimo carro quello a

pettine é caratterizzato da tre gradini che reggono un piano inclinato.

La passione di Cleopatra di Ahmad Shawqui (regia di Cherif)

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Debutta al Teatro dei Ruderi nel 1989, la cui messinscena ruota attorno al progetto di

mediterraneitá.

4 Atti del dramma che propongono la vicenda di Antonio e Cleopatra, letta in chiave

metaforica, come desiderio di emancipazione del paese arabo dall'influenza occidentale e

come speranza di intraprendere un nuovo corso della storia basato su ceti nuovi. La

maggior parte dei personaggi è frutto di invenzione necessari per portare avanti il tema.

Cleopatra é una donna turbata nei confronti di un'epoca in crisi.

Importanza dei personaggi di contorno che conducono la vicenda.

Dietro la città di Alessandria si cela Gibellina stessa e i suoi abitanti.

Prospettive diverse sia sotto il profilo contenutistico sia sotto quello temprale, sottolineate

dallo spazio scenico di Pomodoro -> piattaforma alla base della piramide luminosa é il

palcoscenico su cui gli abitatori del sepolcro si manifestano in una galleria del passato.

Importanza degli elementi scenico come l'enorme obelisco dorato issato durante la festa

popolare che entra un scena alla fine del primo atto per celebrare l'apertura del canale di

Suez, le bandiere e i pennoni che si trasformeranno in tende e poi in colonna d'onore,

l'imbarcazione-sarcofago della scena finale del suicidio rituale di Cleopatra.

La scenografia è frutto di una riflessione da parte di Pomodoro sul testo di Shawqui, con

elementi di progressismo.

Uso delle maschere per accentuare la distanza di volti e atteggiamenti.

Progetto sonoro di Paolo Terni che unisce alla cultura musicale occidentale i moduli

timbrici islamici.

La creazione del mondo e la conquista dell’America di Emilio Isigrò (regia di Raul

Ruiz)

Si suddivide in due spettacoli, con una prima parte che va in scena al Baglio Di Stefano e

con una seconda che va in scena al Teatro dei Ruderi nel 1989.

Lo spettacolo riunisce i testi tratti da "L'atto della Pinta" di Teofilo Folengo, che fa da

prologo a quanto poi avviene nel corso delle due serate, "Le visioni della morte", "Le

vivande e aurora a Copacabana" di Calderon de la Barca, "I fratelli simili" e "La trilogia del

Pizarro" di Tirso de Molina, "Le imprese del marchese di Canete" di Antonio Mira de

Amescua.

Viene proposta una saga dei conquistadores sintetizzando le molteplici fonti, mirando a

privilegiare l'azione e lo spirito di giostra poetica.

Messinscena che ricalca la forma dello spettacolo barocco in chiave critica: la prima

giornata comprende l’atto della pinta, allestito su un piccolo palco alle Case di Stefano a

Gibellina Nuova, le visioni della morte e le vivande e i fratelli simili di Tirso de Molina,

mescolati a voci di cantastorie siciliani. Questa prima giornata mette in evidenza la

memoria di una fede e del suo accoglimento popolare; la seconda serata andata in scena

ai Ruderi, vede in scena l’autore in Copacabana, di Calderon sull'incontro tra civiltà

spagnola e Incas, LA LEALTÀ CONTRO L'INVIDIA E LE AMAZZONI NELLE INDIE E IL

MARCHESE DI CANETE.

Spettacolo complesso della durata di più di 5 ore, giocato cinematograficamente su un

lungo piano sequenza che mette a fuoco temi come la vita, la morte, l'amore, il potere e

interpreta la crudele sottomissione di un continente all'impero spagnolo.

16 Attori in scena più un centinaio di gibellinesi che vanno a costruire l'autentica

concretizzazione del meraviglioso insito nella ricerca di un barocco popolare distante

dagli originari fasti.

Spettacolo in cui il pubblico deve lasciarsi condurre all'interno di una costruzione

labirintica.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher killer_style di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di teatro e spettacolo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Garavaglia Valentina.

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