La scoperta della dagherrotipia e le origini della fotografia
Il 6 gennaio 1839, Gazette de France annunciò che lo scienziato Francois Arago aveva scoperto la dagherrotipia, il primo termine ufficiale della fotografia. Le sue origini risalgono molto più indietro nel tempo, dal primo tentativo dell'uomo di fissare su di una superficie le immagini del mondo esterno. Un ruolo di primo piano ce l'ha sicuramente la camera oscura, nota già nell'undicesimo secolo, nata come strumento per l'osservazione dei fenomeni astronomici.
Il meccanismo per cui un raggio che passa attraverso un foro in una stanza oscurata proietta sulla parete l'immagine capovolta dell'oggetto, divenne dal Rinascimento in poi un metodo per ottenere una sempre maggiore verosimiglianza nella rappresentazione pittorica.
Il XIX secolo e l'evoluzione della fotografia
Nel corso del diciannovesimo secolo, due elementi importanti emergono: l'avvento di una nuova generazione di artisti del realismo che volevano riprodurre la realtà in tutti i suoi aspetti, e l'incontro di queste premesse con un sempre più diffuso spirito di ricerca scientifica. Dall'incrocio di queste esigenze artistiche e scientifiche nasce la fotografia.
Non esiste un inventore della fotografia, ma esistono diversi personaggi che dai primi anni dell’Ottocento incrociano i propri metodi, le proprie sperimentazioni, e danno vita al processo più efficace per fissare e riprodurre meccanicamente l’immagine. La prima immagine fotografica risale al 1826 ed è una veduta dei tetti di Saint-Loup-de-Varennes realizzata da Nicéphore Niépce. Un’altra è quella di una piccola finestra della biblioteca di Lacock Abbey, residenza di William Henry Fox Talbot, datata 1835. Si tratta del più antico negativo conosciuto, e dunque il primo esempio della riproducibilità della fotografia.
I pionieri della fotografia
L'invenzione della fotografia come sappiamo è però attribuita a Louis-Jacques Mandé Daguerre, che appoggiò Niépce nelle sue ricerche e ne perfezionò le scoperte, giungendo a risultati che gli varranno riconoscimenti e gloria. Al contrario, il coetaneo Hyppolite Bayard, nel 1840, realizza una fotografia destinata a divenire famosa: si trattava di un autoritratto in figura di annegato, in cui esprimeva il suo sdegno per essere stato ignorato.
La diffusione della fotografia
I primi decenni vedono il continuo intreccio tra ricerche tecniche e progressiva diffusione del mezzo, le successive scoperte semplificano l’utilizzo della macchina, l’abbassarsi dei costi di produzione e l’aumento di copie disponibili sul mercato. Tutto ciò dà vita a una nuova professione, quella del fotografo, seguita dalla nascita in tutto il mondo di studi fotografici.
La presenza dei grandi studi fotografici
La diffusione di questi studi dipende anche dalla potenziale clientela: compariranno quindi prima nelle grandi città e nelle nazioni più ricche e urbanizzate, e poi si diffonderanno ovunque. Alcuni studi famosi sono quelli di Nadar, di Mayer & Pierson, di Disderi, che arriveranno ad avere oltre cinquanta dipendenti e ad aprire filiali in tutto il mondo.
La fotografia come linguaggio autonomo
Nel 1851, a Londra, si tiene la Prima esposizione Universale, un evento fondamentale per la storia della fotografia. La presenza di una grande mostra fotografica all’interno dell’esposizione ha un significato particolare perché rappresenta la conferma del ruolo che questo mezzo sta raggiungendo all’interno della società industriale.
Inoltre, nasce la prima società fotografica del mondo, la Societé Heliographique, e Frederick Scott Archer inventa il procedimento al collodio umido. La fotografia inizia a diventare un linguaggio specifico autonomo, che può raggiungere la dignità dell’arte.
Divisione nel mondo fotografico
Si creerà una spaccatura all’interno del mondo fotografico: da un lato i fotografi professionisti, disinteressati all’aspetto artistico della tecnica. Dall’altro, gli amatori che cercavano di trasformare la fotografia in una nuova forma d’arte. Sul finire degli anni Cinquanta questa divisione si farà molto netta, figure come quelle di Julia Margaret Cameron, Lewis Carroll, Henry Peach Robinson, si pongono chiaramente in competizione con la pittura.
L’evoluzione tecnica e sociale
I ritratti di questi fotografi conferiscono al soggetto quell’alone di mistero, che mira all’espressione sentimentale di uno stato d’animo, e all’espressione di una bellezza fuori dal tempo, che ebbero un grande successo, ma la strada intrapresa rende esplicito il senso di inferiorità nei confronti dell’arte tradizionale. La diffusione immediata della fotografia avviene perché il mondo capisce i possibili utilizzi che si possono fare.
Nel 1851 partono le prime spedizioni archeologiche accompagnate da un fotografo, mentre in Francia, altri fotografi documentano il patrimonio architettonico, ciò successe anche in Italia. Altri furono presenti sui campi di battaglia durante la guerra di Crimea e la Secessione statunitense, e sono solo alcuni esempi dell’utilizzo. Diventerà fondamentale far conoscere agli europei i luoghi conquistati durante le imprese coloniali.
La fotografia di massa e la crisi del fotografo professionista
L’ultimo trentennio del diciannovesimo secolo segna un periodo di nuovi e fondamentali progressi. Si possono ricordare due eventi del 1895, l’invenzione dei raggi X, da parte di Rontgen, e l’invenzione del cinematografo da parte dei fratelli Lumiere. Entrambe nascono dal perfezionamento delle ricerche sull’azione della luce.
La praticità delle nuove tecniche e la possibilità di moltiplicare ad un costo sempre più basso le immagini, ha come conseguenza l’ulteriore diffusione dell’attività del fotografo. Fino agli anni Settanta la fotografia apparteneva o ai professionisti degli studi fotografici o ad una cerchia di amatori, ma in seguito si assiste al progressivo aumento di fotografie scattate per il semplice gusto del ricordo, senza fini economici o estetici.
L'innovazione di George Eastman
Punto culminante nel 1888, quando George Eastman immette sul mercato una macchina fotografica portatile facilissima da usare: la Kodak. Questo segna la nascita della fotografia di massa e della crisi del mestiere del fotografo professionista. La crisi del mestiere fotografico è confermata dalla chiusura di diversi studi, dall’assenza di evoluzione stilistica nell’ambito del ritratto.
Il ruolo della fotografia nella società
L’attenzione si sposta su altri settori della ricerca, primo tra tutti quello scientifico. Il tema dominante durante gli anni Settanta è quello del movimento; le prime fotografie erano in grado di impressionare sulla lastra il fenomeno del moto del corpo. Muybridge e Marey giunsero per vie diverse a immortalare i successivi stadi del movimento di un corpo, realizzando queste immagini sia in serie che su un unico negativo. Queste sequenze possono essere considerate gli autentici precursori della tecnica cinematografica.
La stampa fotomeccanica e il fotoreporter
Un altro fenomeno contribuiva a cambiare la visione del mondo, con uno sviluppo costante delle tecniche di stampa fotomeccanica. Alla fine del secolo, i giornali si arricchiscono di servizi fotografici e hanno lo stesso valore di quelli letterari. Nasce così l’era dell’informazione e una nuova figura di fotografo, il fotoreporter. Il suo compito è quello di documentare i diversi aspetti della società contemporanea, la vita quotidiana, il volto delle città e dei loro abitanti. Tra i nomi più noti ci sono Jacob Riis e Henri Lartigue.
L'arte fotografica alla fine dell'Ottocento
Grazie alla sua facilità, la fotografia è in grado di documentare il mondo in tutti i suoi aspetti. In seguito all’avvento delle nuove figure dei fotoreporter e dei fotografi dilettanti, il dibattito sul valore artistico, ebbe un ulteriore impulso e giunse a conclusioni radicali, i fotografi che consideravano la fotografia un’arte.
Alla fine dell’Ottocento si assiste alla cosiddetta fotografia artistica. Si formano ovunque circoli fotografici esclusivi, mostre dedicate esclusivamente a questo tipo di fotografia, creando un mercato parallelo a quello dell’arte, così da conferire alla fotografia un valore economico che ne garantisca il prestigio.
La divisione tra fotografia accademica e naturalistica
Fino agli anni Ottanta la discussione si basava ancora sulla divisione tra fotografia accademica, imitatrice della pittura, e fotografia naturalistica, basata sull’osservazione della natura e sul rispetto della realtà. In seguito, la polemica tra i due schieramenti si spegne, ed emerge un linguaggio destinato a dominare la scena della fotografia artistica tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, il pittorialismo.
L'indipendenza della fotografia come arte
Come punto comune c’è la necessità di affermare l’indipendenza dell’arte fotografica da ogni altra arte e per questo era necessario che lo spettatore non fosse più attirato dal soggetto della fotografia, ma dal modo in cui la fotografia stessa era stata realizzata. In questo periodo trionfa la cultura simbolista, e anche i fotografi contribuiscono alla creazione di questo clima, dimostrando che la fotografia è entrata a pieno titolo nel dibattito artistico.
Fotografia e pittura
Diventa sempre più frequente l’utilizzo della fotografia da parte di pittori come Delacroix o Degas e la fotografia era uno degli elementi che contribuivano in maniera decisiva a modificare la visione del mondo e quindi della pittura.
La Photo-Secession e Camera Work
Nel 1902 Alfred Stieglitz, fotografo newyorkese, fonda la Photo-Secession, una società che doveva contribuire a diffondere la cultura fotografica negli Stati Uniti. L’anno dopo fonda la rivista Camera Work, e in seguito si apre una galleria diretta ancora da lui. Qui si terranno piccole ma significative mostre sia di giovani fotografi che di artisti affermati come Picasso, Matisse. Nel 1913, negli Stati Uniti, in occasione dell’Armory Show, esposizione in cui Stieglitz fu uno dei principali sostenitori, si afferma il momento di passaggio tra la fotografia dell’Ottocento e quella del nuovo secolo, una fotografia che vuole confrontarsi alla pari con le altre forme d’arte.
I principi della nuova fotografia
Tre punti principali di questa stagione: il graduale passaggio dal pittorialismo alla fotografia diretta; la presenza sempre più massiccia della fotografia come autentico specchio della società; il confronto ravvicinato con le avanguardie artistiche che dominano la scena dai primi anni del Novecento fino agli anni Trenta.
La fotografia diretta
Gli anni Dieci segnano il passaggio dal pittorialismo, alla cosiddetta fotografia diretta, a New York il luogo in cui si attua prima e con maggior coerenza questo mutamento, dove i maggiori protagonisti saranno Stieglitz ed Edward Steichen. Nel 1907 Stieglitz pone le basi di una nuova estetica fotografica: l’immagine non deve più mascherare e interpretare la realtà, ma deve renderla così come essa appare, senza nulla aggiungere e nulla togliere.
La fotografia deve essere diretta, pura nel suo rapporto con il soggetto. Poco più tardi di lui anche Steichen giunse ad una fotografia pura, ma l’uso che ne fece fu del tutto diverso. Egli adottò questa tecnica soprattutto nella fotografia pubblicitaria e di moda. In questa biforcazione si può vedere la natura ambigua della fotografia diretta, il suo prestarsi agli usi e alle interpretazioni più svariate.
L'autonomia della fotografia
Questo tipo di fotografia aveva liberato il fotografo dalla necessità di giustificarsi di fronte ai tribunali dell’arte e della morale: questo dimostrava che la fotografia era un linguaggio davvero autonomo. Nel 1916 Paul Strand espone le sue fotografie, e ciò che colpì fu l’assoluta chiarezza delle immagini. Egli si limitava a scoprire attraverso l’occhio della macchina fotografica, la verità di quell’immagine senza mai volerla giudicare.
Le innovazioni negli anni Venti
Nel corso degli anni Venti questa lezione viene elaborata da numerosi fotografi, tra cui gli americani Edward Weston e Charles Sheeler. Weston cerca di evidenziare il fascino che ogni aspetto del mondo può avere, mentre Sheeler si concentra di più sui complessi industriali, sfruttando l’intreccio di linee e volumi degli edifici. Da un lato, questi fotografi, insegnarono agli spettatori a guardare diversamente la realtà; dall’altro lato però, questa fotografia rischiava di trasformarsi in un semplice fenomeno.
-
Riassunto esame storia della fotografia, prof. Giorgio Zanchetti, libro consigliato Storia della fotografia, Lemagn…
-
Riassunto esame storia della fotografia, prof. Claudio Marra, libro consigliato L'invenzione del Fotografico. Stori…
-
Riassunto esame Storia della fotografia, prof. Marra, libro consigliato Le origini contemporanee della fotografia, …
-
Riassunto esame Storia della fotografia, prof. Marra, libro consigliato Fotografia e pittura nel 900