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FONDAMENTI DEL RESTAURO

Per poter PROGETTARE un qualsiasi intervento sull’architettura esistente, è INDISPENSABILIE conoscere non solo le

tecniche interventuali migliori e più aggiornate, ma anche la storia delle idee che hanno orientato, nel corso di circa due

secoli, le scelte in questo settore.

RESTAURO = 1. Genericamente, qualsiasi intervento volto a rimettere in buono stato e in condizioni di funzionalità,

specificamente con lavori di muratura e di rinnovamento degli impianti, un edificio o alcune sue parti, oppure un manufatto.

Definizione di restauro separatamente dalla conservazione. Il restauro è restituire la funzionalità dell’edificio.

2. In particolare, l’operazione e il procedimento tecnico intesi ad assicurare la conservazione e a reintegrare, per quanto

possibile e opportuno, gli aspetti compromessi di edifici e monumenti, di opere d’arte, di mobili e di altri oggetti di valore

artistico, storico o antropologico, di libri e manoscritti. Il restauro architettonico è visto come fine; la conservazione è il

mezzo per arrivare al risultato finale.

Nell’antichità erano consuete demolizioni e ricostruzioni a fundamentis (si demoliva l’esistente e si costruiva il nuovo),

consuetudine che si conserva nelle varie epoche, anche se con maniere diverse. Nell’antichità non esisteva il RESTAURO:

nasce tra il 1825-1850.

Esempi:

- PANTHEON: da tempio pagano è consacrato al culto cristiano e trasformato nella chiesa di Santa Maria ad Martyres,

quando l’imperatore di Bisanzio lo concede al Papa Bonifacio IV (605-615)

- 27 d.C. Fondato da Marco Vespasiano Agrippa

- 81-96 d.C. Rimodellato da Diocleziano

- 98-117 d.C. Rimodellato da Traiano

- 120-124 d.C. Rifatto completamente da Adriano, che riporta la dedicazione ad Agrippa

- 138-161 d.C. “Restaurato” da Antonino Pio

- PARTENONE è trasformato nella chiesa dedicata alla Vergine Maria nel 662 d.C.

- ERETTEO è continuamente modificato dal VI al X secolo, quando è adattato a chiesa cristiana. L’area del tempio

orientale è tripartita in navate con l’aggiunta di un abside

- SIRACUSA - Duomo. Il tempio di Athena (V secolo a.C.), dorico periptero anfiprostilo esastilo, è adattato a basilica

cristiana attraverso la chiusura degli intercolumni della peristasi e aprendo otto archi a tutto sesto su ogni lato della

cella.

- Nel XVII secolo sono aggiunte le cappelle.

- Tra il 1728 e il 1754 è realizzata la facciata

Anche le ROVINE verranno conservate come testimonianza storica. Esempi:

- Dunning Castle (1700, Nord Europa)

- Castello di Choisy-le-Roi (1792, Francia). Viene inglobato in un nuovo progetto secondo un rifacimento stilistico:

introdurre in un manufatto esistente una serie di cambiamenti e di stili anche rinnovati che permettono di utilizzare

edifici antichi. In questo caso partendo da un nucleo più piccolo di realizza un castello

- Castello di Meudon VIOLLET-LE-DUC (1814-1879, Francia)

Dà una nuova definizione di RESTAURO: “La parola e la cosa sono moderne. Restaurare un edificio non è conservarlo, né

ripararlo né rifarlo, ma è ristabilirlo in uno stato di compiutezza che può non avere mai avuto in un dato momento in

passato”.

Osservazioni:

- L’epoca in cui è vissuto Viollet-le-Duc è un’epoca che attribuisce a un concetto esistente un nuovo significato

- Sia il linguaggio che l’oggetto sono moderni, cioè si pongono davanti ai nostri occhi in modo totalmente differente dal

passato

- Restaurare un edificio non è conservarlo: i due concetti nascono in modo separato

“Nel secondo quarto dell’Ottocento (1825-1850) si è pensato di restaurare gli edifici di altre epoche, e oggi noi abbiamo

definito questa modalità come restauro architettonico”.

Viollet-le-Duc nel 1866 pubblica un dizionario sull’architettura francese dall’XI al XVI secolo: nasce l’idea

dell’enciclopedia. L’Illuminismo francese punta a dare ordine, a normalizzare, a disciplinare, a rendere organico tutto il

sapere dell’uomo. La razionalità viene ritenuta fondamento del sapere, e ciò porta alla costruzione dell’enciclopedia, dove

tutti i concetti e il sapere dell’uomo possono essere ordinati, catalogati, definiti, descritti in modo tale da costituire un grande

linguaggio scientifico. 1

JOHN RUSKIN (1819-1900, Inghilterra)

Ruskin scrive un libro nel 1848 intitolato “Le sette lampade dell’architettura”: illustra sette principi morali ed etici che

guidano l’uomo nella vita. il valore che il concetto a cui l’uomo non può rinunciare è quello della memoria. Nella lampada

della memoria Ruskin definisce la sua idea di CONSERVAZIONE.

“Non è una questione di esperienze o di sentimento quello che ci chiama a preservare o no gli edifici del passato. Noi non

abbiamo diritto di toccarli. Non sono nostri. Essi sono in parte di colui che li costruì, e in parte di tutte le generazioni di

coloro che varranno anche dopo di noi”.

Ruskin introduce un concetto dinamico: parte dall’idea in cui in passato un autore, un architetto ha immaginato e poi realizzato

un determinato edificio (poi diventato monumento). Questo edificio è solo temporaneamente disponibile a noi, ne siamo solo i

temporanei tutori per passarlo poi alle generazioni future. Viene introdotta l’idea di tutela, di cura, di attenzione: non possiamo

mettere mano agli edifici del passato ma dobbiamo custodirli, conservarli.

“Restaurare è la più totale e peggiore distruzione che può accadere a un edificio: una distruzione alla fine della quale rimane

assai poco: una distruzione accompagnata dalla falsa descrizione della cosa distrutta”.

Quindi se noi andassimo ad agire sull’edificio antico ci troveremmo con un falso, ovvero faremo credere che ciò che noi

realizziamo oggi abbia la qualità e la specificità dell’edificio antico. Il restauro è la peggiore delle distruzioni.

“È impossibile, come è impossibile resuscitare un morto, restaurare qualunque cosa che sia mai stata grande o bella in

architettura”.

Ruskin ha una posizione estremamente radicale.

“Né il pubblico, né coloro cui è affidata la cura dei monumenti pubblici comprendono il vero significato della parola restauro.

Esso significa la più totale distruzione che un edificio possa subire: una distruzione alla fine della quale non resta neppure un

resto autentico da raccogliere, una distruzione accompagnata dalla falsa descrizione della cosa che abbiamo distrutto. Non

inganniamo noi stessi in una questione tanto importante; è impossibile in architettura restaurare, come è impossibile

resuscitare i morti, alcunchè sia mai stato grande o bello”.

WILLIAM MORRIS (1834-1896, Inghilterra)

Intellettuale poliedrico, seguace del pensiero di John Ruskin e attivo membro della confraternita dei pittori Preraffaelliti, si

interessa a molteplici campi. Architetto dilettante, designer e decoratore, scrittore, fondatore della società Morris, Marshall,

Faulkner & Co (divenuta poi Morris & Co) dedicata all’ideazione e realizzazione di arredi, oggetti d’artigianato, ornamenti e

decorazioni; fondatore di delle Officine Tipografiche Kelmscott ed infine promotore nel 1888 della Arts and Crafts Exhibition

Society, da cui prenderanno il nome il movimento al quale possono idealmente collegarsi le esperienze e le sperimentazioni di

moltissimi architetti ed artisti inglesi e non solo, a quegli anni.

Inorridisce di fronte alle grandi distruzioni che Sir Gilbert Scott perpetua negli edifici di Londra e della Gran Bretagna. Questi

grandi restauri che cambiano completamente volto alle grandi architetture abbaziali suscitano una indignazione in Morris, che

comincerà con il costruire e il preparare un manifesto per la tutela dell’architettura inglese. Realizzerà la “SPAB”= Society for

the Protection of Ancient Buildings, avendo come scopo quello di raccogliere coloro che sono contro il restauro.

“Una Società che si proponga al pubblico con un nome come quello su scritto deve spiegare come, e perchè, si proponga di

proteggere gli antichi edifici che, senza dubbio a molti, sembrano avere così tanti e tanto eccellenti protettori. Quella che

segue è la spiegazione che ne diamo.

Non vi è alcun dubbio che negli ultimi cinquanta anni un nuovo interesse, quasi una nuova sensibilità, sia sorto per gli antichi

monumenti d'arte; e che questi siano divenuti il soggetto di uno dei più interessanti tra gli studi, e di un entusiasmo religioso,

storico, artistico che rappresenta uno degli indubitabili progressi del nostro tempo; però, noi pensiamo che se l'attuale modo

di trattarli andrà avanti, i nostri discendenti li troveranno senza alcuna utilità per lo studio e depressivi per i loro entusiasmi.

Noi riteniamo che gli ultimi cinquant'anni di conoscenza e attenzioni abbiano fatto più per la loro distruzione che tutti i secoli

passati di rivoluzioni, violenze e disprezzo”.

Anche Morris parla degli anni compresi tra il 1825 e il 1850. Afferma che c’è un nuovo interesse a una nuova sensibilità verso

l’antico. Gli antichi monumenti sono diventati oggetto di studi e di nuovi entusiasmi di diverso tipo che sono l’esito di

un’attività di progresso e di innovazione.

Questo nuovo interesse è dovuto anche al contesto storico:

1. RIVOLUZIONE FRANCESE: aveva abbattuto le barriere di distinzione tra l’aristocrazia e il popolo, e aveva diffuso a

tutti i cittadini l’idea che i monumenti sono espressione della collettività, non sono solo espressione del potere che

governa, ma i monumenti appartengono a tutti i soggetti che partecipano alla storia. Quindi tutta la popolazione partecipa

alla realizzazione dei nuovi monumenti.

2. RIVOLUZIONE INDUSTRIALE: cambia il rapporto tra l’uomo e il suo prodotto: l’uomo produceva direttamente e in

modo unico e singolare un manufatto; con la rivoluzione l’uomo viene separato dal proprio manufatto. La produzione in

serie separa i ruoli. L’individuo non padroneggia più l’intero processo che porta alla creazione di un determinato oggetto,

ma ne governa solo una parte. Non c’è più un rapporto tra soggetto e produzione artigianale. Con la rivoluzione di

producono sempre gli stessi oggetti uguali fra loro, mentre la produzione artigianale rende il singolo oggetto unico e

irripetibile. Quindi gli interventi nei monumenti tendono a standardizzare, rispostare a uno stile simbolico tutte le

modifiche.

3. Si consolida il processo di conoscenza razionale con l’introduzione dell’ENCICLOPEDIA: una modalità illuminata

razionale che mette in corrispondenza causa ed effetto e tende a rendere tutto definito in modo razionale e sistematizzato.

Queste tre grandi rivoluzioni cambiano il rapporto tra l’uomo colto e l’antico. Erano anche state diffuse le scoperte

archeologiche, quindi erano stati messi a punto nuove modalità di conoscenza dell’antico; portando allo sviluppo di una 2

serie di metodi e tecniche accurate, quindi il rilievo, la misura, lo studio del reperto archeologico anche collegato alle

rovine. Vengono introdotti nuovi parametri di giudizio e si riesce a comparare tuti gli stili del passato.

CONSERVAZIONE = il conservare: tenere una cosa in modo che duri a lungo, che non si guasti non si sciupi.

Custodire un oggetto, un bene, per evitarne il consumo, la perdita o la dispersione. Concetto separato da quello di restauro.

ATTEGGIAMENTI VERSO IL PASSATO

- FIRENZE. Santa Maria del Fiore con la facciata seicentesca e il disegno prospettico di Niccolò Barducci. La facciata fu

completata, su progetto di Emilio de Fabris (1876-1883) con un disegno che si richiamasse ai modi arnolfiani, aderendo

alle regole dell’analogia.

- FIRENZE. Intervento per la facciata della chiesa di Santa Croce.

Niccolò Matas replica forme e stilemi gotici sviluppando la modesta porzione di paramento marmoreo ancora presente

sull’angolo destro del fronte. Alla prima formulazione del progetto, che prevedeva un frontone centrale semicircolare

(1837), fa seguito la soluzione tricuspidale del progetto definitivo (1854), che tiene conto maggiormente dei canoni

arnolfiani.

IL RESTAURO in ITALIA secondo le categorie Giovannoniana .

In Italia sono presenti contemporaneamente differenti stili: gotico, bizantino, romanico… ogni città ha il suo stile.

- Archeologico Quatremère de Quincy

- Filologico Boito

- Storico Beltrami

- Scientifico Giovannoni

IL VOTO DEL CONGRESSO DEGLI ARCHITETTI E INGEGNERI (Roma, 1883)

“La prima sezione del terzo congresso degli ingenieri ed architetti, presa cognizione delle circolari inviate dal Ministero

della Pubblica Istruzione il 21 luglio 1882 ai Prefetti del Regno intorno ai restauri degli edifici monumentali, lodandone le

disposizioni, raccomanda ad esso di prendere pure in esame le seguenti massime:

1° I monumenti architettonici, quando sia dimostrato incontrastabilmente la necessità di porvi mano, debbono piuttosto

venire consolidati che riparati, piuttosto riparati che restaurati, ed in ogni modo si devono col massimo studio scansare le

aggiunte e le rinnovazioni. Si ragiona sulla nuova identità della nazione italiana.

2° Nel caso di dette aggiunte o rinnovazioni tornino assolutamente indispensabili per la solidità dell'edificio o per altre

cause gravissime ed invincibili, e nel caso che riguardino parti non mai esistite o non più esistenti o delle quali manchi la

conoscenza sicura della forma primitiva, le aggiunte o rinnovazioni si devono compiere nella maniera nostra

contemporanea, avvertendo che possibilmente nell'apparente prospettiva le nuove opere non urtino troppo con l'aspetto del

vecchio edificio. Si pone il problema di dare un’unica immagine rappresentativa e identitaria della giovane nazione italiana.

3° Quando si tratti invece di compiere parti distrutte o non ultimate in origine per fortuite cagioni, oppure di rifare dei conci

tanto deperiti da non poter più rimanere in opera o quando non di meno rimanga il tipo vecchio da riprodurre con

precisione, allora converrà in ogni modo che i conci aggiunti o rinnovati, pure assumendo la forma primitiva, siano di

materiale evidentemente diverso, o portino un segno, meglio, la data del restauro, sicché neanche in ciò possa l'attento

osservatore venir tratto in inganno. Nei monumenti dell'antichità o in altri ove sia notevole l'importanza propriamente

archeologica, le parti di compimento indispensabili alla solidità ed alla conservazione dovrebbero essere lasciate con i soli

piani semplici e con i soli solidi geometrici dell'abbozzo, anche quando non appariscano altro che la continuazione od il

sicuro riscontro di altre parti antiche sagomate ed ornate.

4° Nei monumenti che traggono la bellezza, la singolarità, la poesia del loro aspetto, dalla varietà dei marmi, dei mosaici,

dei dipinti, oppure dal colore della loro vecchiezza o dalle circostanze pittoresche in cui si trovano, o perfino, dallo stato

rovinoso in cui giacciono, le opere di consolidamento, ridotte allo strettissimo indispensabile, non dovranno scemare

possibilmente in nulla codeste ragioni intrinseche ed estrinseche di allettamento artistico”.

IL RESTAURO FILOLOGICO

CAMILLO BOITO (1836-1914, Italia). Allievo di Riccardo Selvatico, un professore dell’Accademia delle Belle Arti a

Venezia. Egli manda Boito a studiare in Francia le teorie di Viollet-le-Duc e in Inghilterra quelle di Morris, per conoscere le

diverse posizioni sul restauro.

Boito elenca alcuni principi pratici perché anche la Teoria del restauro architettonico mette insieme il pensare, il comprendere

con l’operare; sapendo che il tramite di queste due azioni ha una componente etica e morale.

Noi siamo responsabili di ogni piccolo cambiamento.

I sette punti del restauro filologico:

1. “I monumenti vanno consolidati più che riparati, riparati più che restaurati; in ogni modo vanno scansate le aggiunte e

le rinnovazioni” (Didron e Falloux).

2. “Le aggiunte e le rinnovazioni, laddove indispensabili, vanno compiute alla maniera del nostro tempo” (Stevenson).

3. “Nella reintegrazione delle parti andate perse, pur mantenendo le stesse forme, si adotti materiale diverso. Nel restauro

propriamente archeologico si adottino forme semplificate” (Quatremère de Quincy). Forme stilizzate: si capisce che

non sono autentiche ma riprendono le linee principali del monumento antico determinando un effetto armonioso,

4. “Le opere di consolidamento devono ridursi al minimo indispensabile, soprattutto nei monumenti che traggono la loro

bellezza da marmi o mosaici e dai segni del tempo” (Ruskin). Il tempo indica la storia del monumento.

5. “Le aggiunte, a qualsiasi tempo appartengano, vanno mantenute” (Stevenson). 3

6. “Il restauro deve essere corredato, in ogni fase, da studi e documentazione [in particolare la fotografia]. Copia di tutti

mi documenti andrà conservata presso le fabbriche o gli uffici cui ne spetta la custodia.”

7. “Una lapide da infiggersi nel monumento restaurato ne ricorderà la data e le opere principali del restauro.”

MINISTERO DELLA P.I. - DIREZIONE GENERALE DELLE AA. E BB.AA.

CIRCOLARE 21 LUGLIO 1882 N.683 bis: SUI RESTAURI DEGLI EDIFICI MONUMENTALI

“Ai Prefetti Presidenti delle Commissioni conservatrici dei monumenti del Regno.

Comunico a codesta Prefettura alcune disposizioni relative ai restauri degli edifizi monumentali, le quali devono essere

adottate provvisoriamente, in attesa del riordinamento necessario al servizio per la conservazione dei monumenti.

E per assicurarne la migliore interpretazione, vi aggiungo alcuni chiarimenti di cui dovrà pure tener conto. per quanto sia

possibile, nei lavori che si stanno eseguendo.

Le disposizioni per lo studio dei restauri mirano ad ottenere, che si conoscano bene i monumenti, e si sappiano evitare gli

errori in cui ora per lo più si cade, ricorrendo a rifacimenti non indispensabili, che spesso non rispettano nè per forma nè per

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/19 Restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher annafullin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di restauro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Iuav di Venezia o del prof Codello Renata.
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