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Fondamenti del restauro

Definizione e concetti base

Architetto Codello Renata, 12 Ottobre '16

Ad oggi non è possibile dare una sola e condivisa definizione di cos'è il restauro. La definizione di che cos'è il restauro può essere data diversamente da ben dieci soggetti differenti (professori universitari, soprintendenti e docenti del Ministero dei Beni Culturali). Perché?

La nascita delle prime elaborazioni italiane del concetto di restauro passa dall'azione ai concetti che analizzano la disciplina del restauro stesso. Disciplina si usa per quei settori della conoscenza che hanno individuato con chiarezza il proprio perimetro d'azione, le proprie tecniche, i propri metodi e questi sono specifici enunciati. Per esempio, la medicina è un settore della conoscenza umana; le tecniche e gli strumenti che si usano in campo chirurgico sono completamente diversi da quelli che si usano in altri settori, anche se rientrano nello stesso ambito. Dunque un altro aspetto che dobbiamo tenere presente è quello di capire se, e in che misura, il restauro è una disciplina. Cioè se ha definito il proprio ambito di conoscenza e di azione, i propri strumenti specifici, i propri metodi e da ultimo il linguaggio tecnico.

Restauro vs Conservazione

Il concetto di restauro nasce contemporaneamente in tutta Europa (non è una prerogativa italiana come in molti sostengono). Restaurazione e conservazione sono lo stesso concetto? I due termini si possono sovrapporre o vanno distinti?

Alcune prime teorizzazioni

  • Ottocento - Restauro e riuso dell'architettura
  • Dalle rivoluzioni al monumento
  • “Restauro” da Viollet-Le-Duc a Ruskin
  • “Restauro” vs. “Conservazione”
  • I restauratori di San Marco
  • Prime concettualizzazioni italiane
  • Camillo Boito, figura di riferimento per il restauro, ha applicato il restauro rifacendo un monumento da zero. È la distinzione tra il dire e il fare.

La Carta di Atene

La prima carta del restauro nasce con Le Corbusier ad Atene nel 1931, la cosiddetta “Carta di Atene” nasce in un ambito culturale di architetti non di restauratori.

La ricezione nella normativa

Tra conservazione scientifica e 1497

  • L'aula del nuovo secolo: Vienna tra secessione e conservazione
  • Alois Riegl e la conservazione scientifica
  • Il Denkmalkultus e il “senso della storia”
  • In Italia: codificazione e avanzamenti
  • Il ruolo di Giovanni tra conservatorismo e innovazione (li unisce)

Dalla seconda guerra mondiale ad oggi

  • Tra devastazioni belliche e teorie del restauro
  • L'“avanzamento critico” di Roberto Pane

Carlo Scarpa

Carlo Scarpa non era un architetto. Non era laureato in architettura. Infatti molti suoi progetti vennero bocciati, e più volte venne pure denunciato. Quindi noi partiamo dal basso per arrivare pian piano a personaggi più importanti...

Significato del termine “restauro”

Cominciamo a vedere il significato della parola “restauro”; se noi andiamo a vedere sul dizionario Treccani troviamo questa definizione:

restàuro: qualsiasi intervento volto a rimettere in buono stato e in condizioni di funzionalità, spec. con lavori di muratura e di rinnovamento degli impianti, un edificio o alcune sue parti, oppure altro manufatto.

(Inizia con un riferimento ad un edificio, perché l'architettura, a differenza di qualsiasi altra attività, ha come scopo principale quello di rispondere ai bisogni del luogo).

Non è raro sentir dire cose del tipo “quell’edificio è bello però non si può fare niente” lasciandolo così chiuso in sé stesso. Questo implica negare una parte essenziale e fondamentale dell'architettura. Come esempio possiamo parlare della punta della dogana che è stata abbandonata per una ventina d'anni; nessuno la voleva (né lo IUAV, né la Biennale, né Il Ministero dei Beni Culturali, né la Ca’ Foscari). Quando caddero alcuni pezzi dell'edificio si iniziò ad agire e a ragionarci sopra.

Se il restauro significa comunque agire, la prima domanda che ci viene da fare è se fare un'attività di restauro significa quindi dare una funzione ad edifici abbandonati. Non è vero che in antico si restauravano gli edifici; si cominciano a restaurare gli edifici da una data ben precisa, in tutta Europa e con una definizione ben precisa. Nell'antichità erano comuni demolizione e ricostruzioni dalle fondamenta, consuetudine che si conserva nelle varie epoche anche se in maniere diverse. Esempio: il Pantheon, viene fondato da Agrippa nel 27 d.C., poco dopo, tra l’81 e il 96 d.C. viene rimodellato da Diocleziano, immediatamente dal 98 al 117 d.C. viene ricambiato da Traiano, tra il 120 e il 124 d.C. viene completamente rifatto. Nell’arco di un secolo ha ben 3 radicali modifiche. Poco dopo nel 138 d.C. viene restaurato da Antonino Pio. Quindi l'attuale Pantheon lo possiamo definire un Pantheon, non il Pantheon.

Altro esempio rilevante è il Partenone trasformato in chiesa cristiana da edificio dedicato al culto degli dei pagano nel 662 d.C. Altro esempio, il Duomo di Siracusa, 5° secolo a.C., nasce come un tempio periptero (ci si poteva girare attorno) con un portico davanti che aveva una forma esagonale. Fu adattato a basilica cristiana attraverso la chiusura degli intercolumni (spazi tra colonne) del percorso all’interno e si aprono 8 archi attorno alla cella. Così come le chiese nascono sulle antiche strutture, i castelli nascono nei luoghi dove prima c’erano delle costruzioni, spesso questi sono luoghi già privilegiati (terreno, posizione migliore per la difesa etc.)

Concept di restauro tra Francia e Inghilterra

Il primo personaggio che incontriamo in Inghilterra e Francia è E. E. Viollet-le-Duc agli inizi dell’800, tra il 1825 e il 1850. Questo storico importante s'inventa una definizione del restauro e la inserisce nel Dizionario Nazionale dell’Architettura Francese, 1826:

“La parola e la cosa sono moderne, restaurare un edificio non è conservarlo né ripararlo né rifarlo, ma è ristabilirlo in uno stato di completezza che può non essere mai esistito in una determinata epoca. Ciò succede nel secondo quarto del nostro secolo perché noi abbiamo preteso di restaurare edifici di altre epoche e così abbiamo dato una nuova definizione al concetto del restauro architettonico.”

Da qui nasce il moderno concetto di restauro. È in questo periodo che noi abbiamo incominciato a restaurare tutti gli edifici delle altre epoche, prima si cambiavano e basta.

Ruskin e la critica al restauro

Se questo succede in Francia, andiamo a vedere cosa succede nello stesso periodo nel mondo anglosassone: qui vi è lo storico dell’arte John Ruskin che crede sia fuori da ogni speranza e possibilità conservare gli edifici del passato: “Noi non abbiamo alcun dritto di toccarli. Loro non sono nostri, essi sono in parte di coloro che gli hanno costruiti e in parte delle generazioni che verranno dopo di noi.

Restaurare è la peggiore distruzione che può succedere ad un edificio, accompagnata da una falsa descrizione della cosa distrutta. È impossibile, com’è impossibile resuscitare un morto restaurare qualsiasi cosa sia stata grande o bella in architettura.”

Secondo John Ruskin “il cosiddetto restauro è la peggiore delle distruzioni” perché significa far credere che una cosa fatta adesso abbia lo stesso valore di una cosa fatta in antico. Restaurando si nasconde l’edificio originario.

Questa definizione ci fa capire che:

  • Effettivamente il termine restauro ha una data di nascita precisa
  • Il termine restauro per Viollet-le-Duc non è né conservare né ristabilire, è fare un’azione di studio e completamento. Per Ruskin restaurare un edificio è sancirne la sua distruzione. “È impossibile restaurare qualcosa che sia stato grande o bello in architettura.” È impossibile che tu oggi produca la bellezza di allora ma soprattutto Ruskin dirà che il restauro non esiste altrimenti sarebbe una distruzione premeditata.

Ruskin: “Né il pubblico, né coloro cui è affidata la cura dei monumenti pubblici comprendono il vero significato della parola restauro. Esso significa la più totale distruzione che un edificio possa subire: una distruzione alla fine della quale non resta neppure un resto autentico da raccogliere, una distruzione accompagnata dalla falsa descrizione della cosa che abbiamo distrutto. Non inganniamo noi stessi in una questione tanto importante; è impossibile in architettura restaurare, come è impossibile resuscitare i morti, alcunché sia mai stato grande o bello.”

Ruskin ha sotto gli occhi esempi in Inghilterra dove tutto è manomesso (autentico e contraffatto/verità e menzogna) e quindi afferma che è impossibile restaurare. Infatti sia la Cattedrale di Oxford viene restaurata e anche l’abazia di Westminster. Tutto viene completamente stravolto.

Un altro aspetto che concorre a far parte di questo ragionamento di Ruskin è il tempo. Ciò che è più antico è più bello. Il tempo è una misura del valore degli oggetti. Il tempo è il concetto di durata. Gli antichi costruivano per il concetto di una lunga durata. Noi non costruiamo secondo questo concetto. Per esempio negli Stati Uniti tutte le strutture sono create per “vivere” 50 anni. Un grattacielo non sarebbe neanche possibile restaurarlo. Puoi solamente sostituire un vetro quando è da cambiare. Su un muro di mattoni disastrato possiamo andare a togliere il mattone irrecuperabile e sostituirlo con un mattone analogo a quello tolto ma non si tratterebbe comunque di restauro. Ruskin dice che restaurare è sbagliato non solo sotto il profilo materiale ma anche sotto il profilo etico. Restaurando inganno coloro che guardano gli edifici, anche se mantengono la funzione.

La componente etica è estremamente importante perché un restauro è per sempre. Il cambiamento è per sempre, vi è una responsabilità enorme.

William Morris e il manifesto della protezione degli antichi monumenti

Un allievo di Ruskin fu William Morris. Architetto ed intellettuale. Si occupava di pittura decorazione ed arti applicate. Promotore nel 1888 dell’Arts and Crafts Exhibition Society. Morris nel 1877 propone un manifesto della società per la protezione degli antichi monumenti. Secondo Ruskin è necessario conservare per evitare il restauro. Se si continuerà ad intervenire sugli edifici autentici i nostri discendenti li troveranno inutili per lo studio, e depressivi per il loro entusiasmo. Morris raccoglie il messaggio di Ruskin, lo sviluppa e lo divulga tornando a sottolineare come il restauro sia la peggiore delle distruzioni perché ci fa credere di essere di fronte ad un edificio antico. Ci inganna sul tempo trascorso.

Il concetto di restauro e conservazione nascono insieme ma subito separati. Sono due azioni diverse. Non esiste il “restauro conservativo”.

Ruskin e le sette lampade dell'architettura

Nel diciannovesimo secolo, mentre in Europa nasce una coscienza storica, si sviluppano due correnti estremamente antitetiche: una francese ed una inglese. Vediamo contrapposte quindi le figure di Viollet-le-Duc e John Ruskin. Se il primo era uno dei fautori della teoria del restauro stilistico, cerca infatti di ricreare una sorta di falso storico intervenendo sulle fabbriche elimina tutte quelle aggiunte che ritiene non congrue con il periodo di creazione della fabbrica, l’altro invece porta avanti un restauro definito dai romantici restauro romantico.

Tra il 1814 e il 1879 Ruskin era un giovane storico e teorico di estetica che si stava formando. Esso inizia un viaggio per l’Europa. Questo viaggio lo porta a vedere moltissimi monumenti che erano stati restaurati. Da qui inizia a sviluppare una teoria: questo intervento di restauro rispetto ai manufatti storici non aveva fatto altro che peggiorare la natura del manufatto. Questa posizione viene vista come restauro romantico: perché secondo lui il nostro obiettivo è quello della conservazione integrale dell’edificio ovvero le uniche azioni che noi possiamo fare sul monumento saranno limitate alle opere di stretta manutenzione ai fini di prolungare il naturale decadimento della struttura. Questo processo non deve essere bloccata dall’uomo. Questa idea ha degli antefatti teorici che risalgono a degli archeologi come Winckelmann.

In Inghilterra va maturando un amore per le rovine. L’architettura come la natura deve avere un proprio ciclo vitale. Ruskin tenta di contrapporsi a quello che stava succedendo nella società industriale, in qualche modo egli sosteneva che la produzione in serie andava a peggiorare la qualità degli insediamenti, e della vita dell’uomo (perdita dell’originalità).

Focalizza i punti della sua teoria architettonica in due libri:

  • Le sette lampade dell’architettura (1849)
  • Le pietre di Venezia (1851-1853)

Le sette lampade dell’architettura sono le lampade della verità, potere (capacità), bellezza, vita (secondo Ruskin tutto è vita), memoria, obbedienza. Ruskin guarda l’architettura antica come se fosse pittoresca. Letteralmente inteso come qualcosa adatto a divenire soggetto di una pittura. Lo scopo dell’architettura è il raggiungimento della bellezza. “Bellezza come caratteristica dell’opera nel suo stato di perfezione, derivato dalla capacità umana di imitare la natura.” Due architetture identiche non possono generare bellezza.

Oltre a raggiungere la bellezza bisogna puntare alla sublimità: per Ruskin non è altro che l’impronta del tempo sull’opera e fornisce un valore aggiunto alla bellezza. L’opera è quindi unica. Il pittoresco è una sublimità parassitaria cioè una sublimità che dipende da fattori accidentali (intemperie, deterioramento…cause esterne che la modificano, cambiano le sue caratteristiche intrinseche) o da caratteri meno essenziali degli oggetti ai quali appartiene, non espressione di un decadimento universale. La sublimità non è il degrado in sé ma il fatto che questo assimili l’architettura all’opera della natura. Il ritorno ad uno stato naturale che non impoverisce ma aumenta la bellezza.

Dobbiamo costruire per sempre. Chi verrà dopo di noi saprà che noi abbiamo toccato, interferito con questi. Il degrado che segna il passare del tempo è in realtà storia, testimonianza tanto quello che noi consideriamo bello, compiuto e perfetto. Questo fa cambiare il nostro modo di guardare all’esistente. Non è vero che ciò che è degradato abbia un significato deleterio o sminuente, anzi, è il vero segno del degrado che può migliorare l’opera. Se dobbiamo edificare per sempre non dobbiamo rinunciare alla progettazione di dettagli anche molto raffinati sapendo che questi potrebbero essere più aggredibili dal tempo rispetto ad altri.

Architettura come organismo vivente

La costruzione è un organismo che vive, che può raccontare. Architettura come organismo vivente. La lunga durata è una durata che non teme il tempo e l’invecchiamento. È pronta ad invecchiare. I segni del degrado possono migliorare l’opera. Una buona composizione di architettura parte dalle masse grandi e scende ai dettagli. Il tempo segna l’architettura nel suo insieme e spesso l’effetto è dato da ciò che è visibile. Vi è un’effettiva bellezza nelle impronte che il tempo lascia.

Aforisma 31: “Il cosiddetto restauro è la peggiore delle distruzioni”

Il restauro è un atto volontario, intenzionale. Assolutamente diabolico secondo Ruskin. Continuare a dire che noi siamo capaci di restituire “l’antico splendore” non è vero, non è possibile.

Morris alla fine dell’Ottocento rompe gli schemi noti dicendo che l’architettura è qualsiasi azione dell’uomo fatta sulla superficie terrestre eccetto il puro deserto. Secondo Ruskin il denominatore comune tra le lampade è l’etica cioè la capacità di comportarci in modo etico. Fare in modo che le nostre decisioni non rispondano mai a interessi che riguardano esclusivamente noi ma tutta la collettività. L’etica è congiunta con la responsabilità. La nostra azione sulla terra è un’azione di carattere etico e legata ad una responsabilità.

Riassunto delle lezioni precedenti

  • Il moderno concetto di restauro nasce in un periodo storico preciso, tra il 1825 e il 1850.
  • Questa idea di restauro nasce, contemporaneamente in Francia con le-Duc in Inghilterra con Ruskin e dopo con Morris.
  • La cosiddetta disciplina del restauro nasce già con due approcci diversi, uno che è il concetto di conservazione (tutte le azioni volte a eliminare, rallentare e ridurre i fenomeni di degrado) e uno che è il concetto di restauro (restituire al monumento una compiutezza che può anche non essere mai esistita).

La nascita e lo sviluppo di nuove scienze unite alle grandi scoperte archeologiche aprono nuova conoscenza fanno in modo di creare l’esigenza di guardare al passato cercando di riaprirlo, così da comprendere il passato. L’architettura rende possibile il forte legame tra storia antica e uomo. Descrizione delle nuove città, di come si organizza l’uomo, delle nuove città. Territorio italiano, stile storico prevalente in Italia dipende a seconda del luogo in cui ci troviamo. Quindi il problema nel territorio italiano è molto complesso; sia in Europa che in Italia, dopo aver cercato di dare la definizione di Restauro si comincia a cercare una categoria (un aggettivo che qualifichi le diverse teorie del restauro).

Quatremère de Quincy, anteriore a le-Duc di qualche anno, parla di restauro archeologico. Molto importante dato che spesso noi troviamo sculture o opere. Tutto ha inizio da ragioni di natura archeologica, se noi nei nostri studi del passato non trovassimo le...

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/19 Restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vittoriavesentini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di Restauro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Iuav di Venezia o del prof Codello Renata.
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