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Fondamenti di musica Appunti scolastici Premium

Appunti di Fondamenti di musica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Asinari dell’università degli Studi di Padova - Unipd, Facoltà di Scienze della formazione, Corso di laurea in scienze della formazione primaria. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Fondamenti di musica docente Prof. P. Asinari

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ESTRATTO DOCUMENTO

FONDAMENTI DI MUSICA

IL SILENZIO

 È parte integrante del mondo dei suoni

 Al silenzio si associa la mancanza del suono, ma ciò è sbagliato perché è una

presenza attiva nel mondo della musica

 È la “materia prima” della musica insieme al suono

IL SUONO

 È prodotto dalle vibrazioni di corpi elastici: si produce quando un corpo

elastico (fonte sonora: aria, metalli ecc.) viene sottoposto ad una

sollecitazione, che produce una vibrazione ed emette un suono

 Col tempo la diversificazione tra suono e rumore scompare

Suono

Determinato Indeterminato 1

(vibrazioni regolari periodicità suono) (vibrazioni irregolari

  

aperiodicità rumore (fino a un

secolo fa, dopo è entrato nel

mondo del suono perché

soggettivo)

Suono

Puro Complesso

(una sola frequenza, non esiste in natura, (suono in natura, composto

ma solo con strumenti elettronici) da diverse frequenze 

suoni puri messi in ordine

armonici)

Suono

Fondamentale Armonico: misurabile con 4

parametri:

Intensità

 Altezza

 Durata

 Timbro

INTENSITÀ

 È l‟ampiezza della vibrazione (più l‟onda è alta, più il suono è potente/forte)

l‟unità di misura è il decibel

 Aggettivi per descriverla:

Piano

 Forte

 Scala di intensità:

- ppp (più che pianissimo)

- pp (pianissimo)

- p (piano)

2 - mp (mezzo piano)

- mf (mezzoforte)

- f (forte)

- ff (fortissimo)

- fff (più che fortissimo)

 Progressione di intensità:

Crescendo “ < ”

 

Diminuendo “ > ”

 

ALTEZZA

 È la frequenza delle vibrazioni (più vibrazioni ci sono, più acuto/alto è il

suono) l‟unità di misura è l‟hertz (32 Hz … 40 000 Hz spettro udibile

 

dall‟uomo)

 Aggettivi per descriverla:

Grave/basso

 Medio – basso

 Medio – alto

 Acuto/alto

 Scala di altezza “glissando” (continua e graduale ascesa/discesa)

Ascendente

 Discendente

DURATA

 Aggettivi per descriverla:

Breve

 Lunga

TIMBRO

 Ha una tipologia che dipende dalla qualità e dalla fonte sonora

 Aggettivi per descriverlo:

Aggettivazione libera, che prende spunto da altre arti: scuro, ovattato

 ecc.

PULSAZIONE

 L‟unità di tempo è bpm (battiti pe minuto)

 Può essere riprodotta tramite:

Metronomo meccanico va da 40 bpm a 208 bpm (presto, 3

 

prestissimo, adagio, andante, allegretto, vivace ecc.)

Metronomo elettronico va da 40 bpm a 250 bpm

 

LA SCRITTURA MUSICALE

I NEUMI

 Nel IX secolo vi furono i primi tentativi di scrittura dei suoni

 Si scriveva il testo e sopra dei segni detti neumi (al singolare: neuma), cioè

delle lineette e dei puntini che aiutavano la memorizzazione del brano

(notazione neumatica)

 Inoltre non vi erano righi (notazione adiastematica) e nemmeno intervalli

(pause)

 In seguito, tra il 900 e il 1000, entrano in uso le altezze e il rigo musicale,

che si aggiunge al testo e ai neumi, posti sopra il rigo se il suono è acuto o

sotto se è grave

 Col tempo aumenta il numero dei righi in modo che diventino più specifici (a

volte i righi erano colorati)

IL TETRAGRAMMA

 È l‟assestamento dei righi (sono 4) con notazione quadrata (neumi)

 Viene usato nel canto gregoriano

GUIDO D‟AREZZO

 Monaco

benedettino che

trascrive l‟inno

“San Giovanni

Battista” in un

tetragramma

 Inoltre ha dato un

nome alle “note”

della prima sillaba

delle parole

dell‟inno (tale

sistema si chiama

esacordo):

Ut do (Giambattista Doni)

 

4  San Joannes Si (iniziali), ma solo in seguito

 

 D‟Arezzo dava le diverse altezze, cioè intonava la prima nota, quella più

grave, e poi si andava avanti perché tutti sapevano le intonazioni dell‟inno

I NOMI DELLE NOTE

 Vi sono 2 scale:

Do – re – mi – fa – sol – la – si origine latina

 

C – D – E – F – G – A – B si utilizzano le lettere dall‟alfabeto a

 

partire dal “la” per tradizione origine extra – latina (note

internazionali) a volte si sostituisce B con l‟H (il “si”)

LA CHIAVE

 Fino all‟anno 1000 – 1100, con pochi righi si avevano altezze relative, se non

con l‟inserimento della chiave all‟inizio del tetragramma.

 La chiave serve per fissare in un rigo l‟altezza di una nota, dando una

posizione, di conseguenza, a tutte le altre

 All‟inizio vi era la chiave di do e la chiave di fa

 La diversa chiave indicava la mutezza dell‟altezza delle note

 La diversa posizione della chiave favoriva la leggibilità delle note

 La posizione delle note è variabile a seconda della chiave posta all‟inizio (le

note stanno sempre sotto la posizione della chiave)

LE FIGURE DELLA DURATA

maxima minima

longa semiminima

brevis fuga

semibrevis semifuga

 All‟inizio si usavano dei simboli neri, ma era difficile utilizzarli

soprattutto quando erano tante. Perciò diventarono bianche e si

utilizzava lo spazio per indicare la durata 5

 Queste figure di durata verranno poi utilizzate come note (dopo

diventeranno tonde e non quadrate/a rombo perché più facili da scrivere

IL PENTAGRAMMA

 È formato da 5 linee/righi e 4 spazi (si contano dal basso verso l‟alto)

 Si potevano inserire 9 note dentro il pentagramma e 2 fuori più preciso

del tetragramma

I TAGLI ADDIZIONALI

 Servono per individuare le note più gravi o più acute

 Sono delle linee immaginarie di prosecuzione del pentagramma verso l‟alto e

il basso (vengono messe solo in corrispondenza della nota)

LA CHIAVE DI SOL

 È la chiave che dà modo a strumenti del „500/‟600 (violino, flauto ecc.) di

suonare una melodia

 Rappresenta una gamma di note medio – alte che si rappresentano nel

pentagramma

 Fissa la posizione del sol (non si può spostare) tutte le altre note sono

lette di conseguenza

IL SETTICLAVIO

 Utilizzando le 7 chiavi si ha l‟altezza assoluta

6  Per trovare una nota si parte da

quella indicata dalla chiave (fa, do

o sol) e ci si sposta nei righi e

negli spazi (ad esempio: il do

scritto nelle varie chiavi ha la

stessa altezza ma cambia la

posizione della nota nel

pentagramma, che dipende dalla

chiave e dalla sua posizione)

LE FIGURE DI DURATA (attuali) 7

 Col tempo si è assunta come unità di tempo la semiminima (¼). Quindi le

note vengono scritte in rapporto alla semiminima e non alla semibreve.

Infatti la semibreve (intero) si esprime come 4/4. La metà diventa 2/4 (il

resto è uguale). Inoltre la minima diventa 2/4 e la semibreve 4/4

LA LEGATURA DI VALORE

 Serve per allungare il suono delle note (la durata) e per trovare durate

intermedie (ad esempio: 7/4 e ¾)

 Per fare ciò servono 2 o più note della stessa altezza, anche con durata

diversa

 Prolunga la prima nota per quelle successive ad essa legate, generando un

unico suono che ha durata pari alla somma delle durate di queste note

IL PUNTO DI VALORE

 È un modo particolare di allungare un suono

 Aumenta la durata di una nota della sua metà

 Nelle pause non si usano la legatura di valore e il punto di valore perché

non si possono legare più silenzi si scrivono più pause una dopo l‟altra

8 LA BATTUTA / MISURA

 La musica segue un ritmo che tende a replicarsi, ad avere delle serie

ritmiche

 Si usano delle stanghette verticali

 È lo spazio compreso tra 2 stanghette/barrette, che dividono il pentagramma

 La doppia stanghetta finale determina la conclusione del brano

 La doppia stanghetta presente non alla fine indica una seguente

modificazione (si ripete il brano o si cambia qualcosa)

 Le battute racchiudono al loro interno un valore complessivo

espresso da una frazione posta all‟inizio del brano

 Il numeratore della frazione iniziale corrisponde al numero di

accenti/tempi, il denominatore all‟unità di tempo

 Esprime un tipo di misura che sottende un andamento ritmico preciso

 Non è una semplice suddivisione matematica ma indica una

ciclicità/regolarità di accenti/tempi

LA CORONA

 Serve per indicare che si può allungare la durata della nota

di quanto si vuole

LA BATTUTA Battuta

Semplice Composta

(ogni tempo è diviso in 2 parti e (ogni tempo è diviso in 3 parti

il numeratore è multiplo di 2: ¾, 4/4 ecc.) e il numeratore è multiplo di

3: 6/8, 12/8 ecc.)

I RITMI

Binario sono misure a 2 tempi (“forte – debole”)

 

Ternario sono misure a 3 tempi (“forte – debole – debole”)

 

Quaternario sono misure a 4 tempi (“forte – debole – mezzoforte –

  9

debole”)

Quinario ternario + binario oppure binario + ternario

 

- Binario semplice “forte – debole – forte – debole”

- Binario composto “forte – debole – debole – forte – debole – debole”

- Ternario semplice “forte – debole – forte – debole – forte – debole”

- Ternario composto “forte – debole – debole – forte – debole – debole –

forte – debole – debole”

- Quinario (ternario + binario) “forte – debole – debole – forte – debole -

forte – debole – debole – forte – debole - forte – debole – debole – forte –

debole - forte – debole – debole – forte – debole - forte – debole – debole –

forte – debole”

- Quinario (binario + ternario) “forte – debole – forte – debole – debole -

forte – debole – forte – debole – debole - forte – debole – forte – debole –

debole - forte – debole – forte – debole – debole - forte – debole – forte –

debole – debole”

 La scelta di un tempo ternario o binario indirizza la ritmica e la dinamica di

un brano


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21

PESO

694.90 KB

AUTORE

giulan

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulan di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di musica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Asinari Pierguido.

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