Linguistica=studio scientifico della facoltà del linguaggio (=facoltà generale del parlare condivisa da tutti gli esseri umani con certe
caratteristiche che si ripercuotono nelle lingue storiche), mezzo di comunicazione che si realizza nelle lingue. Si studia prima la
costituzione, quindi l'uso del linguaggio: i meccanismi principali che regolano le lingue sono gli stessi, le lingue sono diverse ma
equivalenti nella capacità di comunicare (linguistica generale); il linguaggio nella propria dimensione storica, ovvero in relazione a
spazio, tempo e società (si studia quindi la variabilità della lingua in relazione a spazio, tempo e società; linguistica storica). Quindi le
prospettive della linguistica, che si occupano in modo diverso dello stesso oggetto, sono due:
Linguistica generale/descrittiva/sincronica/teorica (ma questo non significa che quella storica non sia una prospettiva teorica!):
• prospettiva interna al linguaggio: identifica i principi generali di funzionamento del linguaggio e in questo senso opera all’interno del
linguaggio stesso, non considerando quindi parametri esterni alla lingua; tali principi generali valgono per tutte le lingue, nelle quali si
realizzano in maniera diversa. Sviluppata diversamente dagli studiosi. Per studiare la lingua dal punto di vista interno bisogna
sclerotizzarla/congelarla e astrarla dalle condizioni di variabilità/esterne, nonostante la lingua non sia affatto statica e sclerotizzata.
Linguistica storica: prospettiva esterna del linguaggio; studia la storicizzazione (tempo, luogo, società) del linguaggio nelle lingue, il
• rapporto lingua-cultura e il rapporto fra lingue.
La linguistica ha uno statuto particolare: é la più scientifica delle materie umanistiche, ma non in considerazione dell’oggetto studiato (la
lingua), bensì in quanto ad approccio. La lingua infatti ha un funzionamento simile agli oggetti di studio delle scienze "dure", ma vira
verso la componente storica, perché essa esiste per comunicare in una società.
La caratteristica della lingua allo stato naturale é la variabilità/variazione (=caratteristica della lingua di essere soggetta a variazione,
disposizione della lingua a cambiare all’interno della società), che può essere diacronica, geografica (in relazione all'arealità) o sociale. I
fenomeni che riguardano i modi di tale variabilità sono principi generali per tutte le lingue, quindi anche la linguistica storica, come già
detto, é teorica e ha principi generali. Variabilità≠varietà (linguistica)/lingua.
La linguistica, specialmente quella generale, é descrittiva e scientifica, non normativa (si assume un modello ideale in base al quale si
prescrivono e forniscono dei principi e paradigmi da seguire; normativi sono gli studi di grammatica dell’antichità); non esistono quindi
lingue “superiori” e “inferiori”. A differenza delle grammatiche normative, la linguistica si pone di fronte alla fenomenologia e descrive
ciò che accade: descrizione, non prescrizione.
Dal punto di vista linguistico non c'é alcuna differenza fra lingua e dialetto, mentre dal punto di vista storico-culturale-sociale sì; i
parametri che differenziano lingua e dialetto sono quindi extra-linguistici. Noi studiamo il punto di vista linguistico, quindi la linguistica
generale.
Linguaggio come sistema (cfr.schema): il linguaggio é costituito di una serie di elementi/unità che hanno tra loro rapporti precisi,
ovvero con un’organizzazione e una struttura; tale organizzazione fa sì che le unità costituiscano un sistema=insieme di unità
organizzate (che hanno cioè una struttura e i cui elementi intrattengono tra loro rapporti ordinati) diviso in livelli con una propria auto-
organizzazione interna, ma che interagiscono fra loro. I livelli hanno delle caratteristiche in comune e altre no, caratteristiche disposte in
una rete di relazioni interne; quindi ogni unità del sistema ha un valore in quanto si differenzia in parte dalle altre. Sistema≠agglomerato
di unità, proprio per la presenza nel sistema di rapporti/inter-relazioni che lo fanno funzionare. Il sistema presenta dei sotto-sistemi/
diversi livelli di elementi. Distinguiamo quindi la lingua in questi livelli (dal più semplice al più complesso)→livelli della linguistica
generale:
Fonetica: livello dei suoni, o meglio foni, che sono di numero infinito. Si divide in fonetica articolatoria (come si articolano i suoni),
• acustica (come si propagano i suoni) e uditiva (come i suoni vengono ricevuti, decodificati ed elaborati a livello fisiologico). In realtà i
foni hanno anche una composizione esterna (sono fatti di onde sonore), ma il sistema linguistico non deve avere elementi esterni! In
questo senso quindi la fonetica non può considerarsi un livello del sistema. Il suono diventa sistema nel momento in cui all’interno
della lingua i suoni della lingua stessa vengono organizzati in categorie astratte, passando così dall’estrema varietà fisica dei suoni
alle categorie astratte, dai foni (che sono fisici) ai fonemi (unità astratte organizzate nel livello della fonologia). [Non si parla di
“lettere”, ma di “suoni”, perché la lingua è prima parlata che scritta].
Fonologia: fonemi=unità astratte di numero preciso (≠foni); unità del sistema che non hanno un significato, ma hanno un’utilità.
• Morfologia: morfemi=combinazioni di unità con un significato (≠fonemi). Tali unità hanno natura diversa, ma condividono il fatto di
• portare un significato. Però i significati sono diversi, perché ci sono combinazioni che rimandano a un concetto, altre a una relazione
grammaticale (es.singolare-plurale)→es.rana=ran(prima combinazione; base lessicale)+a (seconda combinazione; morfologia). Le
unità che rinviano ai concetti formano un micro-sistema, quelle che rinviano alle relazioni un altro.
Sintassi: combinazione superiore, più “parole” costituiscono una frase.
• Semantica: studia i significati.
•
Per ogni livello bisogna identificare gli elementi/unità di cui sono costituiti, descriverne il funzionamento e scoprire le loro regole di
combinazione.
Elementi/unità minime=non ulteriormente scomponibili senza scendere al di sotto di quel livello di analisi (es.sedi-a posso scomporlo in
s-e-d-i-a, ma scendo di livello). Per comodità la lingua é divisa in livelli di analisi che funzionano tutti come sistema. A ciascuno di
questi livelli di analisi corrispondono delle unità minime. Le unità minime sono inoltre ricorrenti=presenti in più contesti con lo stesso
valore [es. “-o” è un’unità minima ricorrente: cfr.bambino, topo, albero].
Nel sistema linguaggio la sostanza è fonica o grafica; la forma è costituita da fonologia, morfologia, sintassi, semantica.
Universali linguistici=componenti linguistici validi universalmente, quindi per tutti gli esseri umani, quindi ha a che fare con la biologia
umana.
Le lingue hanno modi diversi di combinare queste relazioni di unità, ma in modo non casuale, bensì secondo una logica.→Tipologia
linguistica=analisi delle lingue considerate secondo tipi=caratteristiche esterne/superficiali (es. alcune lingue usano i morfemi attaccati
alla parola); la tipologia é anche uno dei modi per classificare le lingue. La tipologia considera lingue molto diverse, a differenza delle
grammatiche normative tradizionali, che identificavano dei principi basilari sulla base di alcune lingue considerate modello e somiglianti
fra loro. Poi però si scopre che il modo di realizzarsi di tali lingue modello non é universale. La tipologia propone comunque gli
universali linguistici, che effettivamente sono presenti nelle diverse lingue, anche se in modo differente. La tipologia lavora
sperimentalmente con culture e lingue diverse, quindi convive con studi soprattutto di antropologia culturale, studi che hanno
consentito la descrizione di lingue assai diverse tra loro e la scoperta del fatto che la lingua non sia solo un mero mezzo di
comunicazione, ma anche un mezzo di realizzazione di rapporti culturali-sociologici (linguaggi con medesimo significato comunicativo
possono presentare diversi modi di relazionarsi -es. dare del tu o del lei- e ciò è caratteristica di tutte le lingue, anche se pare più
semplice studiarlo da una lingua lontana). Etnolinguistica=relazione lingua-ambito culturale, anche questa inaugurata con lo studio di
lingue diverse dalla nostra. 1
Abbiamo detto che la linguistica non studia solo i principi generali, ma anche la variabilità del linguaggio. I parametri in relazione ai
quali si realizza la variabilità della lingua sono quelli del contesto (=ambito in cui si trova un determinato elemento)/che determinano il
contesto in cui ogni lingua si produce, ovvero società (non c'é lingua senza società), tempo e luogo.
Lingue storico-naturali=non artificiali.
NB Lingua e linguaggio (umano) non sono sinonimi, anche se spesso usati come tali. Lingua=realizzazione concreta del linguaggio
umano, non è un sistema. Linguaggio (umano)=organizzazione astratta della lingua, è un sistema. Meglio precisare linguaggio umano,
perché ci sono anche altri tipi di linguaggio.
Linguaggio umano non é sinonimo di sistema di comunicazione, poiché la comunicazione non passa solo attraverso il linguaggio
umano, che é solo una delle possibili realizzazioni della comunicazione, uno dei possibili sistemi. Ci sono sistemi di comunicazione
definiti linguaggio che condividono solo certe caratteristiche col linguaggio umano (es. linguaggio dell'arte, segnali stradali -non storico
naturali-). Altri linguaggi sono imitazione del linguaggio umano (es. Esperanto=lingua artificiale finalizzata alla pace dei popoli): in
questo caso meglio parlare di “imitazione di una lingua” più che di “lingua” vera e propria, infatti non ha tutte le caratteristiche delle
lingue storico-naturali; è priva ad esempio di variabilità, perché essa dipende dall'uso sociale della lingua (a meno che la lingua
artificiale non diventi man mano lingua madre/prima lingua della popolazione→possibilità di nascita di una lingua, cfr.giù).
NB Occorre differenziare le lingue del passato in lingue del passato che sono continuate (es.latino) e lingue del passato che non sono
continuate e fra queste ultime quelle che conosciamo (es.etrusco) e quelle che non conosciamo. Ma il latino che si parla ora non è una
lingua storico-naturale, bensì veicolare/tecnica/acorpus?, non soggetta a variabilità. Lo zoccolo interno di una lingua cambia, ma non
attraverso il singolo parlante, che al massimo può inventare neologismi.
Nascita e morte di una lingua:
Morte: la morte della lingua avviene alla morte del suo ultimo parlante.
• Nascita: alcune lingue non nascono ex novo, ma sono continuazione di altre, es. italiano con il latino; ma allora perché diamo nomi
• diversi? Il nome é legato a un fattore culturale-politico-storico. C'é comunque una differenza strutturale fra le due lingue. Comunque
non si può capire dove finisca il latino e dove inizi l'italiano, poiché la variabilità è un continuum. Spesso le lingue non nascono come
evoluzione di un'altra lingua, ma nascono in modo naturale come incrocio di più lingue, come nei territori ex colonizzati, in cui si
fondono le lingue locali precedenti e la lingua di colonizzazione (es. creolo=lingua locale+lingua dei colonizzatori -francese-; si parla
in questo caso di “tipo di lingua” più che di “lingua”).
Abbiamo detto che la variabilità può essere sociale (connessa anche agli status sociali), geografica (cambiamento continuo che però deve
fare i conti con interferenze esterne) o variabilità nel corso del tempo (questo é l'aspetto più vicino alla linguistica storica; riguarda tempi
molto ampi, infatti la grammatica non cambia nel corso della vita del singolo, ecco perché richiede lo studio di documentazioni antiche).
Questi cambiamenti non sono casuali, bensì regolati da principi generali presenti in tutte le lingue. La linguistica storica si occupa quindi
dei principi generali di cambiamento delle lingue a tutti i livelli (fonetica, fonologia, morfologia, sintassi, semantica). Seguendo questo
cambiamento si ottiene la storia della singola lingua. Le storie delle lingue sono diverse, ma i principi di variabilità sono gli stessi.
Oltre alla storia delle lingue, la linguistica studia la classificazione delle lingue (la linguistica è nata partendo proprio da questa
riflessione), che avviene in rapporto alla loro "parentela"/rapporti "genetici" (es. francese e italiano sono lingue “sorelle”, “figlie” del
latino). Ma non sempre è facile stabilire questa parentela: es. latino e greco che parentela hanno? I rapporti di parentela ci sono, ma
vanno dimostrati. Metodo comparativo/grammatica comparata=processo rigoroso di classificazione delle lingue elaborato più di due
secoli fa per giustificare le somiglianze tra lingue che si capiva avere dei rapporti. Una parte cospicua della linguistica storica ha
elaborato un metodo per classificare le lingue a seconda del grado di parentela, ricostruendo la lingua madre anche se questa non è
direttamente documentata (es. l'indoeuropeo é una ricostruzione realizzata con secoli di rigorosa attività scientifica, ma mai
documentato). A questo punto sorgono altri quesiti: quale popolazione parlava questa lingua madre e dove era situata (connessione ad
archeologia e preistoria)? E seguendo il percorso ancor più a ritroso a cosa arriviamo? Si apre così il problema dell'origine del linguaggio,
tema molto spinoso che la linguistica ufficiale dalla fine dell’‘800 ha scelto di non perseguire per l'assenza di strumenti per farci studi
scientifici e quindi di certezze. Sono necessarie per questo studio linguistica, antropologia, etnologia, biologia, genetica, neuroscienze
(conoscenza dei meccanismi del cervello).
COMUNICAZIONE
Ferdinand de Saussure=linguista ginevrino vissuto fra '800 e '900, poliedrico, elabora la linguistica di matrice strutturale che studiamo.
Saussure ha pubblicato pochissimo: un libro giovanile di linguistica storica e pochi articoli, il resto è inedito e manoscritto; ecco perché
da decenni esiste una filologia saussuriana. 1916 (Saussure è morto da tre anni) > "Cours (de Linguistique Generale)", pietra miliare della
linguistica, pubblicato postumo a cura di (scritto da loro) Charles Bally e Albert Sechehaye /Seché/, allievi ma specialmente colleghi di
Saussure, sulla base dei suoi manoscritti e lezioni. Tullio de Mauro, ex Ministro della Repubblica e linguista (linguistica teorica e
linguistica italiana; "Storia linguistica dell'Italia unita"), cura l'edizione italiana del "Corso". Il “Cours” ha avuto fortuna fortuna: i principi si
sono diffusi e sono stati accolti nell'ambito delle scienze umane. Ma è anche un’opera tormentata, perché dagli anni '50 si evidenzia il
problema della composizione del testo, esito di un assemblaggio di manoscritti e appunti di diverse fasi mai organizzati da Saussure in
un testo, con interpolazioni e cuciture che quindi hanno in parte distorto il pensiero di Saussure; il Cours è stato anche criticato sia per
sostanza sia per forma (troppo schematismo, procede per dicotomie troppo nette).
L'importanza di Saussure é che in un periodo come quello di fine '800, secolo in cui imperava la linguistica storica (evoluzione del
linguaggio), ha affermato la priorità dello studio del linguaggio visto nel suo funzionamento (linguistica generale); la prospettiva
attraverso la quale Saussure vede la lingua é inoltre quella del sistema astratto (pur con la coscienza che il linguaggio é un oggetto
storico, ma sono due aspetti diversi) e dinamico/mobile (in ogni momento i sottosistemi/livelli di cui il sistema é costituito, ovvero i
livelli di analisi del linguaggio, possono modificarsi, perdendo, acquisendo o riorganizzando gli elementi e i loro rapporti, ma comunque
il sistema si riorganizza; metafora saussuriana della scacchiera: anche se si eliminano delle pedine la situazione si riorganizza di
continuo e il gioco continua a funzionare).
Saussure sosteneva che "la lingua e la linguistica sono una cosa troppo importante per lasciarle in mano ai linguisti", consigliando quindi
di affrontare le tematiche proposte dalla linguistica con una prospettiva più ampia, ovvero anche attraverso filosofia, scienze cognitive
(studio della mente), etc.
La comunicazione é permessa dalla presenza di due poli, un Emittente (E.) e un Ricevente (R.), che non sono per forza esseri umani, ma
anche es. macchine.
Noi ci basiamo sul modello Shannon-Weaver (ingegneri statunitensi), elaborato nel 1940, ideato per trovare la codificazione più
efficiente di un messaggio telegrafico (tratta quindi di comunicazione telefonica). Lo affrontiamo criticamente, in quanto non é il modello
2
migliore, ma ci aiuta a capire. 1947 > "Teoria matematica della comunicazione"-Shannon-Weaver. 1958 > il linguista Roman Jakobson
(strutturalista come Saussure: opera=sistema di elementi) riprende questo modello per la descrizione della comunicazione linguistica,
ma é incapace di eliminare alcune parti che sono invece pleonastiche.
Semiotica (semiosi)=studio dei segni e dei sistemi di segni, studia il rapporto fra i sistemi di segni e chi li usa e fra i sistema di segni e la
società in cui sono stati prodotti. La semiotica studia tutti i sistemi di segni, la linguistica solo uno, il codice come linguaggio verbale
umano.
Semeiotica=disciplina medica che lavora a partire dalla sintomatologia esterna.
Dall'emittente al ricevente passa un'informazione, la quale modifica il modo di stare in rapporto con la realtà del ricevente e che non
deve per forza essere qualcosa di vero. L'informazione vale a livello generale per tutti i codici, mentre per la comunicazione linguistica si
parla di messaggio. Semiologia?
Segno non é
-
Fondamenti di linguistica testuale - Appunti
-
Fondamenti di Linguistica Testuale - Appunti
-
Sociolinguistica - Fondamenti
-
Fondamenti di Linguistica I