Trombosi
Come già ricordato nelle precedenti lezioni, l'endotelio è costituito da una serie di strati che, dall'interno verso l'esterno, sono:
- Tonaca intima o endotelio
- Tonaca media o componente muscolare
- Tonaca avventizia
È importante ricordare che l'endotelio non deve essere considerato solo come una semplice barriera tra sangue e tessuti, ma come un vero e proprio organo. Chiaramente, la componente muscolare del vaso è quella che partecipa ai meccanismi di costrizione, mentre per quanto riguarda la vasodilatazione, questa è indotta da specifiche sostanze, delle quali la principale è l'ossido nitrico (NO).
Fisiologicamente, esiste una condizione di equilibrio tra fattori vasodilatatori (NO, prostaciclina, plasminogeno) e fattori vasocostrittori (endotelina, trombossano, serotonina, calcio intracellulare). In caso di disfunzione dell'endotelio, invece, questo equilibrio viene perso e si sposta a favore degli agenti vasocostrittori; ciò determina un aumento della vasocostrizione e, dunque, delle resistenze vascolari.
Altro fenomeno importante che si verifica quando l'endotelio non funziona è l'attivazione del processo di emostasi con conseguente formazione del trombo. L'emostasi consta di quattro fasi che sono:
- Fase vascolare
- Fase endotelio-piastrinica
- Fase della coagulazione
- Fase trombo dinamica
Queste risultano indispensabili in caso di rottura di un vaso, in modo da bloccare l'emorragia ed evitare conseguenze gravi, anche mortali. La pericolosità della lesione e l'efficacia del processo emostatico dipendono, ovviamente, dal vaso interessato e dall'entità del sanguinamento: se la rottura riguarda un piccolo vaso allora l'emostasi è sufficiente ad arrestare l'emorragia, ma se la lesione interessa un vaso di grosso calibro, come l'aorta, la sola emostasi si rivela ben poco efficace.
Fase vascolare
In questa fase predomina la vasocostrizione, a causa di un aumento della sintesi degli agenti vasocostrittori rispetto a quelli vasodilatatori. La vasocostrizione, insieme alla lesione delle cellule endoteliali, favorisce il processo di adesione piastrinica. Consideriamo, infatti, un vaso che si riduce di lume: quello che accade è un aumento della pressione che facilita il contatto delle piastrine con la parete endoteliale.
Fase endotelio-piastrinica
Questa fase dipende dall'azione di una serie di fattori (collagene, fattore di Von Willebrand, fibrinogeno, integrine) responsabili di:
- Adesione
- Aggregazione
- Attivazione piastrinica
Gli eventi che si verificano sono i seguenti: un vaso sanguigno subisce una lesione di continuo; il collagene viene a contatto con il sangue; le piastrine aderiscono alle fibrille di collagene e sono stimolate a contrarsi, cambiano forma, si distendono e degranulano. Nel tempo di circa un minuto viene a formarsi il cosiddetto tappo emostatico piastrinico o primario, che chiude la soluzione di continuo.
La prima tappa dell'emostasi è, quindi, l'adesione delle piastrine al collagene sottostante il vaso. La degranulazione piastrinica favorisce i processi di aggregazione e di risposta vascolare con ulteriori fenomeni di vasocostrizione.
Esistono differenti tipi di trombi che si possono formare:
- Trombi rossi: caratteristico delle vene, costituito da globuli rossi con abbondante fibrina
- Trombo bianco: caratteristico delle arterie, costituito da piastrine con poca fibrina
- Trombo misto: caratteristico del microcircolo (formato dai capillari che subiscono modificazioni della normale idrodinamica in caso, per esempio, di shock: prima si ha chiusura dello sfintere pre-capillare, a cui segue costrizione anche di quello post-capillare)
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