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 I canali del sodio che, localizzati sulla membrana cellulare nel lato a contatto con il lume tubulare, sono

adibiti al riassorbimento di questo catione;

 I canali del potassio che, con la stessa localizzazione, provvedono all’escrezione di questo catione;

 I controtrasportatori Na+/H+ che, localizzati anch’essi sulla membrana dal lato a contatto con il lume

tubulare, provvedono al riassorbimento del primo e all’escrezione del secondo;

 La pompa sodio-potassio ATP dipendente che, localizzata sulla membrana cellulare nel lato a contatto

con il liquido interstiziale, trasporta il sodio dal citoplasma delle cellule tubulari nel liquido interstiziale

ed il potassio dal liquido interstiziale nel citoplasma.

Come conseguenza della ritenzione sodica si ha un incremento della natriemia e della volemia per il

concomitante maggior assorbimento di acqua.

La secrezione dell’aldosterone è sottoposta ad una complessa regolazione. Fattori stimolanti sono:

- Il sistema renina-angiotensina che rappresenta il più efficiente regolatore di questa secrezione,

- ACTH

- MSH

- Iponatriemia,

- Iperkaliemia.

Fattori inibitori, invece, sono:

- la somatostatina,

- il peptide natriuretico atriale (ANP).

Con i recettori per i mineralcorticoidi interagisce anche il cortisolo che tra l’altro è presente nel sangue in

concentrazione 100 volte maggiore in confronto dell’aldosterone e che diffonde più facilmente di questo

attraverso la membrana cellulare. Ciononostante, in condizioni fisiologiche, non c’è competizione tra questi

due ormoni perché nelle cellule dei tubuli distali dei reni e negli epatociti è contenuto un enzima che

trasforma il cortisolo in cortisone, che non interagisce con i suddetti recettori.

I glucocorticoidi sono sintetizzati sia nella zona fascicolata che nella zona reticolare della corteccia

surrenale. Sono così chiamati perché esercitano i loro effetti sul metabolismo dei carboidrati ma

presentano anche una piccola attività mineralcorticoide perché sono in grado di interagire, seppure con

scarsa affinità, coi recettori per l’aldosterone. Il loro principale rappresentante è il cortisolo, rilasciato con

ritmo circadiano, ma anche il corticosterone. Si tratta di due ormoni con azione pressoché ubiquitaria che

esibiscono la stessa affinità verso i recettori per i glucocorticoidi. Fisiologicamente però il cortisolo risulta

più efficiente perché la sua concentrazione nel sangue è più elevata. 3

Il cortisolo viene secreto con un ritmo circadiano: i suoi livelli plasmatici sono bassi nelle ore pomeridiane e

serali, quindi aumentano nel corso della notte fino a raggiugere il massimo verso le 8 del mattino.

Nel sangue il cortisolo è trasportato per l’80% da una proteina carrier sintetizzata nel fegato, la

transcortina, e per il 15% dall’albumina. L’ormone legato alla proteina carrier è in equilibrio con la forma

libera, che è la sola aliquota in grado di diffondere attraverso la membrana plasmatica delle cellule ed

esercitare la sua azione sulle cellule bersaglio, legandosi a specifici recettori. Il complesso ormone-recettore

interagisce poi con sequenze specifiche del DNA (HRE).

Gli ormoni glicoattivi agiscono:

 sul metabolismo glucidico. Sono anche definiti antiinsulinici perché hanno effetto iperglicemizzante

dovuto a stimolo della neoglicogenesi, a mobilizzazione del glicogeno muscolare e a ridotta

utilizzazione cellulare del glucosio. A livello del fegato i glucocorticoidi stimolano la neoglicogenesi da

aminoacidi, con degradazione delle proteine. Degli aminoacidi disponibili alcuni vengono transaminati a

chetoacidi, quelli chetogenetici determinano un aumento dei corpi chetonici, quelli glucogenetici

forniscono materiale per la sintesi epatica del glucosio.

Sempre nel contesto del metabolismo dei carboidrati, i glucocorticoidi esercitano effetti ambivalenti

sull’insulina. Da un lato, sia pure indirettamente, favoriscono la secrezione di insulina in risposta

all’iperglicemia da essi indotta; dall’altro bloccano a livello cellulare la sua azione sia riducendo l’affinità

dei recettori per questo ormone sia facilitando la sua degradazione intracellulare.

 Sul metabolismo lipidico. Gli ormoni glucocorticoidi non hanno azione lipolitica diretta ma potenziano

l’effetto degli altri ormoni quali PRL, GH e catecolamine. Favorendo una caratteristica ridistribuzione

dei grassi di deposito dell’organismo. Nel metabolismo lipidico, questi ormoni hanno un’azione

bivalente: in alcune regioni favoriscono la lipolisi e la mobilizzazione dei grassi di deposito; in altre

invece favoriscono la lipogenesi e aumentano quindi il deposito di tessuto adiposo, i trigliceridi, gli acidi

grassi liberi, il glicerolo e il colesterolo. Ciò dipende dall’inibizione della sintesi di acidi grassi a lunga

catena, necessari per la mobilizzazione del grasso.

 Sul metabolismo proteico. Negativizzano il bilancio azotato, riducendo l’incorporazione di aminoacidi

nelle proteine e favorendo il catabolismo di queste ultime. I glucocorticoidi, quindi, favoriscono il

catabolismo proteico tranne che a livello epatico dove si osserva un aumento, seppur contenuto, della

sintesi proteica.

 Sul metabolismo degli acidi nucleici. Interferiscono con la replicazione del DNA e con la trascrizione

dell’RNA.

Gli ormoni glicoattivi inoltre: 4

 Hanno un’azione permissiva sulle catecolamine con le quali agiscono in maniera sinergica. Questo

perché i glucocorticoidi aumentano l’AMPc nelle cellule bersaglio delle catecolamine.

 Influenzano la formula leucocitaria determinando un aumento dei neutrofili ad una diminuzione di

eosinofili, linfociti e monociti.

 A dosi fisiologiche hanno scarso effetto sui processi riparativi. A dosi terapeutiche invece inibiscono

totalmente la proliferazione dei fibroblasti, la deposizione di collagene e la cicatrizzazione.

 Hanno effetto antitossico perché potenziano l’azione detossificante del fegato.

 Aumentano la secrezione di acido cloridrico e di pepsina. Stimolano anche la secrezione pancreatica.

 Hanno effetto anti-allerigico perché diminuiscono la liberazione e sopprimono gli effetti dell’istamina e

di altre sostanze vasoattive.

 Hanno azione anti-infiammatoria. Inibiscono l’attività di alcune fosfolipasi che determinano la

liberazione di acido arachidonico, precursore di prostaglandine, leucotrieni e trombossani. I

glucocorticoidi quindi deprimono il processo infiammatorio riducendone le fasi iniziali.

 Svolgono un’azione immunosoppressiva che è sfruttata nelle terapie antirigetto dei trapianti. Inibiscono

la produzione di IL-1 dai macrofagi con riduzione del reclutamento dei linfociti T, inibiscono le

produzione di IL-2 dai linfociti T helper con successiva inibizione dei linfociti B e T, inducono apoptosi

dei linfociti T.

Gli ormoni sessuali (androgeni ed estrogeni) vengono sintetizzati prevalentemente nella zona reticolare ed

in parte in quella fascicolata. Questa sintesi non avviene invece nella zona glomerulare essendo questa

priva dell’enzima responsabile della 17α-idrossilazione. Gli ormoni sessuali che vengono principalmente

formati sono gli androgeni; la produzione diretta di estrogeni da parte del corticossurene è piuttosto scarsa.

Maggiore è certamente il contributo indiretto: gli androgeni surrenalici, infatti, trasportati dal sangue,

raggiungono sedi come il tessuto adiposo e mammario dove possono fungere da substrati per la

trasformazione in estrogeni.

Nel sangue, gli ormoni androgeni ed estrogeni circolano legati a proteine plasmatiche, specialmente

all’albumina e alla TeBG. L’organo che presiede essenzialmente alla loro inattivazione è il fegato.

Precursori degli androgeni surrenalici sono:

- Deidroepiandrosterone (DEA),

- Deidroepiandrosterone solfato (DEA-S),

- D4-androstenedione (D4-A). E’ da questo che si ottiene infine il testosterone.

Gli androgeni prodotti dal corticosurrene agiscono come androgeni deboli. Sono poco importanti nell’uomo

rispetto alla produzione di testosterone testicolare. Sono importanti nell’adrenarca (al quale si attribuisce

l’aumento staturale che precede la crisi puberale), nella pubertà, nella libido, nel mantenimento dei

5

caratteri sessuali secondari (peli pubici ed ascellari). In parte sono convertiti ad estrogeni da aromatasi

tissutale.

MIDOLLARE DEL SURRENE

Il tessuto midollare, che rappresenta 1/5 del peso della surrenale, è riccamente vascolarizzato ed è

costituito da cellule che formano ammassi irregolari addensati ai capillari e ad un cospicuo tessuto nervoso.

Si tratta di cellule cromaffini che, ricche di granuli, secernono ormoni liposolubili (adrenalina e

noradrenalina) sotto controllo nervoso (acetilcolina liberata dalle terminazioni nervose delle fibre

pregangliari colinergiche dei nervi splancnici). Arterie che derivano dall’aorta addominale (renale e

diaframmatica) si distribuiscono separatamente alla corteccia e alla midollare.

Le catecolamine si formano a partire dalla tirosina. Questo aminoacido viene dapprima captato dalle cellule

cromaffini con un meccanismo di trasporto attivo dopodiché viene trasformato, dall’enzima tirosina-

idrossilasi, in DOPA (3,4-diidrossifenilalanina). Questa viene poi decarbossilata dalla DOPA decarbossilasi

cosicché si forma la dopamina che viene incamerata in granuli citoplasmatici. Qui la dopamina è

trasformata in noradrenalina, ormone che ha un duplice destino in quanto o viene rilasciato direttamente

nel sangue o viene trasferito in altri granuli dove, per un processo di N-metilazione, viene trasformato in

adrenalina. Perché questa reazione abbia luogo è necessaria la presenza in elevate concentrazioni di

glicocorticoidi che raggiungono la midollare attraverso un sistema portale presente nella ghiandola che

appunto va dalla corteccia alla midollare. I glucocorticoidi infatti attivano la metiltrasferasi che metila la

noradrenalina in adrenalina.

La midollare contiene adrenalina e noradrenalina in proporzioni variabili con la fase dello sviluppo e tra le

varie specie di animali. Nel feto, dopo la nascita, si ha prevalenza di noradrenalina; nell’adulto invece delle

catecolamine l’80% è rappresentato dall’adrenalina, il restante 20% dalla noradrenalina. Nel tessuto

cromaffine extrasurrenalico al contrario prevale la noradrenalina.

Nel sangue questi due ormoni sono veicolati da proteine di trasporto tra le quali l’albumina è quella

maggiormente rappresentata. Essi agiscono tramite recettori di membrana α-adrenergici e β-adrenergici,

determinando spesso effetti opposti. Semplificando possiamo dire che l’interazione delle catecolamine con

i recettori adrenergici di tipo α induce effetti prevalentemente eccitatori mentre quella con i recettori β è

seguita da effetti prevalentemente inibitori. Ad oggi si conoscono diverse sottopopolazioni di questi

recettori adrenergici (α1 e α2, β-1, -2 e-3). La loro espressione sulla superficie cellulare non è un fenomeno

quantitativamente costante essendo modulato dalle stesse catecolamine. Si ha desensibilizzazione e quindi

riduzione dell’espressione dei recettori adrenergici quando aumenta la concentrazione extracellulare di

catecolamine. Il fenomeno opposto, meno conosciuto, è detto ipersensibilizzazione. 6

I vari tessuti possono esprimere gli uni o gli altri o ambedue i recettori. Ad ogni modo, l’azione di questi

ultimi è mediata da proteine G che possono essere stimolatorie (Gs) o inibitorie (Gi).

Adrenalina e noradrenalina, agendo attraverso lo stesso tipo di recettori, hanno effetti simili ma non uguali.

Effetti sul sistema cardiocircolatorio:

- La noradrenalina svolge un’azione vasocostrittrice generalizzata. Combinandosi con i recettori alfa della

muscolatura dei vasi provoca aumento della pressione arteriosa sistolica, diastolica e media. Provoca

inoltre bradicardia.

- L’adrenalina ha azione vasocostrittrice in alcuni distretti ed azione vasodilatatrice in altri. (Provoca

vasocostrizione nei distretti renale, cutaneo, gastroenterico per stimolazione dei recettori alfa, nella

muscolatura striata, nel miocardio e nel fegato per stimolazione dei recettori beta). Provoca

tachicardia: l’adrenalina infatti aumenta la frequenza cardiaca per influenza diretta sul centro nodale e

sull’eccitabilità cardiaca. Aumenta quindi anche la gittata cardiaca.

L’adrenalina, infine, aumenta la pressione sistolica, diminuisce quella diastolica e dunque aumenta la

pressione differenziale.

Effetti metabolici:

- Glicogenolisi. L’adrenalina causa la scissione del glicogeno epatico e muscolare con conseguente

iperglicemia e iperlatticidemia.

- Stimolazione della neoglicogenesi.

- Lipolisi. Le catecolamine stimolano la liberazione di acidi grassi dal tessuto adiposo, nel fegato e nel

muscolo di modo che nel sangue aumentano gli ac. grassi non esterificati (NEFA). L’aumento di questi

ultimi mette a disposizione dei tessuti materiale energetico tendendo a diminuire l’utilizzo del glucosio

favorendo organi come il cervello che, come fonte energetica, utilizza solo il glucosio. In altre parole

l’adrenalina limita il consumo di glucosio in tutti i distretti dell’organismo con l’eccezione del sistema

nervoso.

L’influenza diretta esercitata dall’adrenalina sul metabolismo glucidico si manifesta quindi con la comparsa

di iperglicemia.

MAO (monoaminossidasi) e COMT (catecol-O-metiltrasferasi) sono i due enzimi intracellulari preposti alla

degradazione metabolica delle catecolamine con formazione di acido vanilmandelico che viene escreto con

le urine. 7


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - 6 anni)
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nunziagranieri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fisiopatologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Scienze mediche Prof.

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