FISIOLOGIA VEGETALE 04/03/2019
La cellula vegetale non può espandersi più di tanto per la presenza di una parete cellulare.
In una pianta che ha una carenza di acqua la prima cosa che si nota è la perdita di stabilità della
pianta, ed è chiamata perdita di pressione di turgore.
Uno degli organismi modello più utilizzati è la rapidopsis staliana (dicotiledone), in quanto ha un
genoma molto piccolo (5 cromosomi) interamente sequenziato, un’altezza fino a 15 cm e un ciclo
di vita di circa 1 mese/1 mese e mezzo.
Il tipo di parete caratterizza le diverse piante, soprattutto la forma e la funzione cellulare delle
piante.
Membrane
•Membrana plasmatica: è abbastanza simile alle membrane delle cellule animali, sempre formata
da un doppio strato fosfolipidico. Ci sono composizioni diverse soprattutto per quanto riguarda i
fosfolipidi. Queste cellule contengono anche gli steroidi simili al colesterolo.
•Nucleo: ha una doppia membrana endonucleare.
•REL: molto importante per la sintesi dei lipidi. Dal REL si staccano particelle che contengono
grandi quantità di lipidi.
•RER: i ribosomi associati al RER impegnati nella sintesi delle proteine.
•Il reticolo del Golgi: ha la funzione di biosintesi dei polisaccaridi complessi della superficie
cellulare, c’è il processamento e modificazione di glicoproteine. I polisaccaridi vengono poi
esocitati all’esterno tramite vescicole ed esposti nella matrice extracellulare.
Plasmodesmi
Sono canali che si formano durante la divisione cellulare, sono circondati da plasmalemma e
mettono in comunicazione il citoplasma di cellule adiacenti.
•Simplasto: sistema continuo tra i due citoplasmi
•Apoplasto: sistema continuo di pareti cellulari. Gli spazi aeriferi intercellulare dei tessuti della
pianta vengono anche considerati come apoplasto.
I plasmodesmi possono avere diversa morfologia. Le molecole con dimensioni di 800-1000 Da
possono attraversare il canale tranquillamente.
Vacuolo
Delimitato da una membrana chiamata tonoplasto e contiene un succo vacuolare di composizione
variabile. Le principali funzioni svolte dal vacuolo sono:
•Riduzione dei costi relativi all’amplificazione della superficie di contatto pianta/ambiente e
incremento dell’efficienza della pianta nell’acquisizione dei nutrienti.
•Funzione osmotica, insieme al citoplasma e alla parete cellulare:
•Sostegno meccanico (turgore)
•Generazione della forza motrice necessaria per la crescita cellulare
•Funzionamento degli stomi
•Movimento da parti della pianta
•Accumulo di ioni e regolazione della loro concentrazione nel citoplasma e nell’apoplasto.
Accumulo, sotto forma di Sali, degli acidi organici prodotti dal meccanismo di regolazione del pH
citoplasmatico
•Accumulo di metaboliti con funzione di riserva
•Accumulo di prodotti del metabolismo secondario
•Funzioni litiche
Ruolo osmotico (insieme al citoplasma e alla parete cellulare)
Supporto meccanico: il vacuolo insieme alla parete realizza una struttura rigida (la pressione
dell’acqua nel vacuolo viene controbilanciata dalla rigidità della parete cellulare) che
determina la PRESSIONE DI TURGORE responsabile sia della distensione cellulare sia della
rigidità dei tessuti non lignificati (es. foglie, giovani fusti) i quali quando la pressione di turgore
diminuisce avvizziscono.
Se la parete non fosse in grado di opporsi al continuo richiamo d’acqua si avrebbe lo scoppio dei
protoplasti e se il vacuolo perdesse acqua, determinando l’abbassamento della pressione di
turgore, e si avrebbe la PLASMOLISI cellulare. La pressione di turgore è la forza per la
distensione cellulare. L’accumulo di soluti garantisce al vacuolo la forza motrice osmotica per
l’assorbimento di acqua necessaria alla distensione cellulare vegetale.
Il tonoplasto è una membrana a doppio strato lipidico e semipermeabile (spessore 7-10nm) che
regola gli scambi tra il vacuolo e il citoplasma. Presenta in minima parte fosfolipidi mentre sono
predominanti i glicolipidi (es. galattolipidi). Le proteine intermembrana sono per la maggior parte
proteine carriers, pompe protoniche, proteine canali ed enzimi. Sono presenti diverse proteine (es.
acquaporine) a seconda del tipo di vacuolo.
Il succo vacuolare ha un pH acido il cui valore in condizioni fisiologiche normali si aggira intorno a
pH 5 (più basso rispetto a quello del citoplasma che si aggira intorno a pH 7).
La capacità di mantenere il succo vacuolare ad un pH acido è dovuto alla presenza sul tonoplasto
di pompe protoniche (H+-ATPasi e H+-PPasi) che attraverso l’idrolisi dell’ATP e del pirofosfato
inorganico forniscono protoni al succo vacuolare acidificandolo.
La presenza di pompe protoniche sul tonoplasto è di notevole importanza fisiologica poiché
permette il mantenimento del pH costante del citoplasma
Riserva di ioni: nel vacuolo si accumulano molti ioni inorganici la cui natura e quantità è dovuta al
tipo di terreno su cui cresce la pianta.
Tutti gli ioni non immediatamente utilizzati vengono immagazzinati nel vacuolo mediante un
trasporto attivo mediato da speciali proteine trasportatrici a livello del tonoplasto.
Nel succo vacuolare possono essere contenute diverse sostanze in soluzione o alo stadio solido,
non tutte presenti contemporaneamente. Inoltre ci possono essere vacuoli specializzati con un
solo tipo di sostanza.
Le sostanze di riserva ed enzimi idrolitici sono:
•Acqua
•Sali inorganici (potassio, cloro, magnesio)
•Acidi organici come l’acido citrico (limone) e acido malico (frutti acerbi e piante succulente)
•Carboidrati divisi in monosaccaridi (glucosio, fruttosio), disaccaridi (saccarosio) e polisaccaridi
(insulina)
•Amminoacidi
•Proteine di riserva enzimatiche
•Lipidi
Gli ioni nel vacuolo possono rimanere sottoforma libera oppure formare dei cristalli o dei sali con
gli acidi organici pure accumulati nel vacuolo (Es. ossalato di calcio: acido ossalico + Ca2+). I
precipitati di ossalato di calcio assumono forme diverse a seconda del tessuto o della pianta.
I vacuoli hanno funzione analoga ai lisosomi delle cellule animali. La presenza di idrolasi
acide (peptidasi, glicosidasi) in piccoli vacuoli litici, fa si che esso venga considerato il più
importante compartimento litico della cellula vegetale, responsabile della digestione delle
macromolecole di riserva e del riciclaggio dei componenti molecolari degli organuli.
Molti metaboliti organici di riserva vengono accumulati nel vacuolo tra cui amminoacidi, proteine,
zuccheri monosaccaridi (es. glucosio dell’uva), disaccaridi (saccarosio nella barbabietola e nella
canna da zucchero), pigmenti che conferiscono i colori ai fiori, alla frutta /flavonoidi, antociani,
flavoni e a volte tannini). Il vacuolo viene utilizzato anche per compartimentalizzare composti che
isolati non sono tossici, ma se dovessero interagire con altri composti presenti nella cellula
potrebbero diventare tossici (funzione di difesa).
Esso può accumulare cataboliti sottraendoli in tal modo alla cellula. Tali sostanze, accumulandosi
nel vacuolo, svolgono anche un’azione deterrente verso gli erbivori.
Corpi Proteici
Vacuoli specializzati nell'accumulo di proteine, con funzione di riserva. Delimitati da una singola
membrana, sferoidali (1-20 μm). La localizzazione piu’ comune è nei semi, contengono anche K,
Mg, S e tracce di una grande varieta’ di oligoelementi.
Si formano dal RE o dal Golgi.
Nel seme disidratato, le proteine sono presenti sottoforma di vacuoli specializzati detti Corpi
Proteici o Granuli di Aleurone (diametro: 3-20 μm) .
Durante lo sviluppo del seme molte piante sintetizzano grandi quantità di trigliceridi sotto forma di
olio che si accumula in organuli definiti Oleosomi, essi si staccando dal reticolo endoplasmatico
liscio.
I Perossisomi invece sono organelli sferici (0,2-1,7 μm) delimitati da una singola membrana che
contiene una matrice granulare (o fibrillare). I perossisomi contengono uno o più enzimi che usano
O2 per rimuovere atomi di idrogeno da specifici substrati organici in una reazione
ossidativa che produce H2O2.
06/03/2019
Organuli semiautonomi che si dividono indipendentemente: Mitocondri e Plastidi
Mitocondri
Hanno forma sferico-ellisoide e dimensioni di circa 1μ-3μ, sono pleiomorfici. La struttura base dei
mitocondri “animali” e “vegetali” è simile con una matrice interna, una membrana interna (dove si
trova l’H-ATPasi che serve per sintetizzare ATP), uno spazio intermembranale e una membrana
esterna. I mitocondri vegetali presentano peculiarità metaboliche. Hanno un proprio genoma
circolare e quindi capacità di sintetizzare proteine. L’ipotesi endosimbiontica è che una cellula che
precede la cellula eucariotica attraverso l’inserimento delle cellule procariotiche, che nel caso dei
mitocondri sono batteri.
Plastidi
Ci sono diversi plastidi che sono interconvertibili, cioè i Proplastidi che sono i precursori degli
altri plastidi, sempre presente nelle regioni merismatiche. Queste regioni merismatiche
producono questi organelli che hanno un sistema che non è ancora del tutto sviluppato perché
sono dei precursori e quindi la loro forma o funzione cambia in base al luogo in cui si andranno a
localizzare.
•Cloroplasti: importanti per la fotosintesi (fissazione del carbonio) e per la biosintesi di alcune
proteine, inoltre sono regioni in cui la pianta accumula riserve di zuccheri. Sono delimitati da una
doppia membrana e contiene il DN circolare all’interno dello stoma. Si dividono per scissione
binaria (la stessa modalità con cui si dividono anche i proplastidi).
•Ezioplasti: plastidi del buio precursori dei cloroplasti, hanno delle membrane interne che sono i
tilacoidi che sono ancora poco sviluppati e appena arriva lo stimolo luminoso essi però si
trasformano in cloroplasti. Questo attiva anche un processo di riorganizzazione delle membrane
che fa assumere alla cellula la forma di cloroplasto maturo, in cui i pigmenti di clorofilla si vanno a
posizionare su queste membrane. Il corpo prolamellare si origina dalla normale sintesi di lipidi
costituenti le membrane interne. Quando vengono esposti alla luce la protoclorofilla si converte in
clorofilla grazie al legame del gruppo Eme e assemblano una struttura di cloroplasto maturo. Ci
sono due tipi di clorofilla: la clorofilla a e la clorofilla b, la cui differenza è il cambio di un solo
gruppo.
•Amiloplasti: Sintesi di amido, cioè ricavano zuccheri dalla degradazione dell’amido. Sono non
pigmentati, privi del sistema tilacoidale, come già detto contengono granuli di amido e sono comuni
negli organi di riserva. Negli amiloplasti della patata i granuli di amido riempiono quasi
completamente lo stoma lasciando solo un piccolo spessore di stoma tra l’amido e la membrana
interna. Gli amiloplasti delle cellule della cuffia della radice partecipano /statoliti) alla gravity
sensing innescando la risposta gravitropica, cioè orientando il proprio asse secondo la direzione
del vettore gravità. Se si lascia cadere un vaso di piante a terra, ad esempio, si può constatare che
dopo un certo periodo di tempo la pianta tende a riallineare il proprio asse corporeo in posizione
verticale.
•Amidoplasti: che accumulano riserve di granuli di amido. Es. Il seme ha bisogno di molte riserve
perché finchè il seme non diventa autotrofo il seme deve contare sulle riserve che si sono
accumulate all’interno del seme.
•Cromoplasti: Biosintesi pigmenti, il cambio di colorazione del frutto è legato al fatto che il
pomodoro è verde perché contiene clorofilla e quindi sono presenti cloroplasti che svolgono
fotosintesi e danno il materiale al pomodoro per aumentare di dimensione, quando c’è transizione
da cloroplasto a cromoplasto c’è il cambio di pigmenti perché esso produce pigmenti danno la
colorazione prima arancione poi rossa e poi rosso ancora più scuro. La loro particolare colorazione
dipende dalla particolare combinazione di caroteni e xantofille. Lo sviluppo del cromoplasto è
accompagnato da una massiva induzione di enzimi che catalizzano questa reazione.
•Leucoplasti: sono specializzati nel sintetizzare sostanze lipidiche, in particolare i terpeni, di cui ne
contengono enormi quantità e quindi si possono osservare come dei depositi di questi lipidi.
ptDNA
: DNA “nudo” privo di istoni, codifica geni che sono fondamentali per la fotosintesi (Es. per
il ciclo di Calvin la rubisco, oppure i geni che servono ad utilizzare le proteine dei fotosistemi,
produce enzimi che servono a sintetizzare il gruppo Eme che è presente nella clorofilla).
La parete cellulare
Struttura che circonda il protoplasto esternamente alla membrana plasmatica. Composta
principalmente da polisaccaridi e proteine e composti fenolici. Spessore da 0,1 μm a 100 μm. La
prima funzione della parete è fare da esoscheletro e mantiene e determina la forma e la grandezza
della cellula, determina la pressione di turgore perché quando non c’è più la parete che li delimita
tendono a scoppiare, fornisce supporto e resistenza meccanica, è responsabile dell’architettura
della pianta, ha un ruolo metabolico (come enzimi), è una barriera fisica contro i patogeni (quando
una pianta incontra un patogeno come primo tentativo cerca di penetrare la parete e dopodichè
entra all’interno della cellula, penetrandola la modifica la parete, questa modifica è un segnale che
la pianta capta come allarme e attiva una serie di cascate di trasduzione del segnale e determina
un cambiamento a livello trascrizionale e metabolico della pianta che provoca una risposta di
difesa massima della pianta) e ha un ruolo nella segnalazione (cioè nella trasmissione di segnali
all’interno della cellula).
Gli enzimi degradativi della parete cellulare sono i:
•cellulasi
•emicellulasi
•pectinasi
L’espansione può essere localizzata (crescita apicale) o uniformemente distribuita (crescita
diffusa).
Le pareti (sì plurale perché sono strati che si dispongono in momenti diversi), distinguiamo:
•lamella mediana: che è il primo strato e rimarrà come giunzione tra una parete e l’altra, cioè le
tiene in posizione vicine e soprattutto in posizione piuttosto regolare. E’ fatta principalmente da
pectine che fanno da collante principalmente formando un gel abbastanza consistente ma è anche
elastico, ha uno spessore di 30nm.
•parete primaria: prodotta durante l’accrescimento cellulare, è depositata da cellule in
accrescimento, formata da 35% pectine, 25% emicellulosa, 25% cellulosa, e 1%-8% di proteine
nelle dicotiledoni. E’ molto idratata (75-80%) ed è flessibile ed estensibile perché consente alla
cellula di continuare la sua crescita.
Tutte le cellule hanno lamella mediana e parete primaria.
•parete secondaria: che è una parete più rigida e fa si che la cellula non possa più modificare le
sue dimensioni e la sua forma. Viene depositata tra la parete primaria e la membrana plasmatica,
viene depositata dopo che l’espansione cellulare è completa, ha funzione di supporto, può
contenere un’elevata proporzione di cellulosa e lignina. E’ spesso costituita da strati distinti, cioè
S1, S2 e S3. 11/03/2019
La parete cellulare è composta prevalentemente di polisaccaridi, catene lineari di zuccheri. Gli
zuccheri sono molecole costituite da carbonio, idrogeno e ossigeno, in particolare sono ricchi di
gruppi ossidrili, che determinano la solubilità dei polisaccaridi. Gli zuccheri che le piante usano per
fare la parete sono circa 11, diversi tra di loro.
Gli zuccheri possono essere rappresentati nella forma aperta, ma in soluzione sono presenti in
forma ciclica, e finchè lo zucchero ha questa estremità libera può essere sempre libero.
I monosaccaridi presenti nelle pareti cellulari vegetali sono:
•esosi (galattosio, glucosio, mannosio)
•pentosi (xilosio, arabinosio e aplosio)
•acidi uronici (galatturonico)
•desossizuccheri (ramnosio, fucosio)
•cellobiosio (glucosil glucosio)
Nella parete cellulare primaria abbiamo cellulosa, emicellulosa e pectine in composizione diversa
in base alle varie tipi di piante.
La cellulosa è un polisaccaride che forma delle fibre, che sono dei fasci di catene, in quanto la
cellulosa è un polimero lineare di glucosio, tante catene che si dispongono una vicino all’altra e
interagiscono con dei legami deboli sono chiamate microfibrille, ed è chiamata fase fibrillare.
Poi c’è una seconda fase, chiamata fase di matrice, che comprende principalmente le
emicellulose che sono altri polisaccaridi che aderiscono alla superficie delle microfibrille di
cellulosa e spesso fanno da delle corde più sottili che tengono insieme queste microfibrille, e la
lunghezza di questi lacci di emicellulosa determinano la distanza tra le varie microfibrille. Poi ci
sono le pectine, che sono una fase gelatinosa rappresentate da delle catene seghettate dove
troviamo una grande presenza di acidi (in particolare acido ramnogalatturonico) che formano un
gel che conferisce sia adesione che elasticità. Abbiamo poi la componente proteica, piccola
parlando di composizione ma comunque molto importante, comprende gli enzimi e una classe di
proteine di parete. Infine c’è presenza di lignina e grande presenza di H2O, quando c’è grande
presenza di lignina l’acqua diminuisce e viceversa.
La lamella mediana contiene principalmente una grande quantità di sostanze pectiche che tiene le
due pareti attaccate formando del gel.
Per poter vedere la composizione di una parete bisogna estrarre le componenti, e così facendo ci
perdiamo la composizione di quei polimeri in quanto c’è la rottura dei legami. Se prendiamo un
tessuto vegetale, bisogna cominciare ad estrarre con soluzioni cal
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