FISIOLOGIA VEGETALE
Libri: Fisiologia Vegetale di Taiz e Zeiger IV ed.
Review: PubMed https:/www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/
La porzione radicale e quella aerea sono sempre in stretta connessione/comunicazione tra loro, per
favorire lo sviluppo della pianta. Quindi sono presenti dei sistemi di trasporto:
- livello cellulare (es. peli radicali)
- a corta distanza (tra due cellule)
- a lunga distanza: tra apparato radicale ed aereo, che avviene tramite il tessuto vascolare
ovvero floema (zucchero- linfa elaborata) e xilema (acqua e minerali- linfa grezza).
Processo fotosintetico diviso in due fasi: (Creazione di energia all’intero dell’organismo vegetale,
ovvero conversione di energia solare in energia biochimica).
- 1° fase, diurna: assorbimento di luce tramite fotoni. Viene catturata energia ed emessa CO2.
- 2° fase, notturna: dove si forma saccarosio che viene poi trasportato in tutto l’organismo.
L’organismo è in grado di assorbire ammonio, ammoniaca e nitrato/nitriti, ma per prima cosa
bisogna rompere il triplo legame presente nell’azoto atmosferico. Batteri azoto-fissatori?
Di base si ha l’attività di specifiche regioni detti meristemi, regioni delle piante che riforniscono di
cellule l’organismo vegetale e quindi sostengono tutto il suo sviluppo. (meristema apicale radicale
e meristema apicale vegetativo).
Dopo lo sviluppo, il seme va incontro a disidratazione e deiscenza, ovvero diventa secco. Solo a
seguito di condizione favorevole andrà incontro a germinazione.
La principale differenza tra lo sviluppo della cellula animale e quella vegetale consiste nella presenza
della parete cellulare che determina una rigidità a livello cellulare. Lo sviluppo embrionale e post-
embrionale non presenta foglietti, come avviene in quello animale, ma sono presenti processi che
forniscono alla cellula delle informazioni posizionali: così determinate cellule vanno incontro a
divisione che portano alla formazione di determinate regioni. Gli ormoni vegetali regola questi
meccanismi.
Fitormoni: auxina, citochina, acido abscissico, etilene, brassinosteroidi, gibberelline. Essi non
lavorano in solitaria, ma collaborano.
CONCETTI DI BASE
Le caratteristiche proprie di una cellula vegetale sono 4:
- Plasmodesmi
- Plastidi (specialmente cloroplasti)
- Vacuolo
- Parete cellulare
La parete cellulare è costituita da tre strati, che dall’interno verso l’esterno sono: parete secondaria,
parete primaria e lamella mediana. 1
I meristemi sono delle riserve di cellule indifferenziate che per l’intera vita della pianta sostengono
il suo sviluppo. Si distinguono in meristema primario e secondario. Tra quelli primari ritroviamo il
meristema apicale radicale e il meristema apicale vegetativo. Nei meristemi secondari troviamo il
cambio cribrovascolare e il cambio subero-fellodermico.
Gli organuli della cellula vegetale si possono raggruppare in tre classi:
- Sistema di endomembrane: membrana plasmatica, membrana nucleare, reticolo
endoplasmatico, apparato di Golgi, vacuolo, endosomi
- Organuli che si dividono indipendentemente: corpi oleosi, perossisomi, gliossisomi
- Organuli semi-autonomi che si dividono indipendentemente: plastidi e mitocondri
(possiedono un proprio DNA che fornisce un apparato proteico proprio, che è comunque
insufficiente e completato da proteine codificate dal genoma nucleare)
Il RE è coinvolto in diversi processi di crescita e divisione della cellula vegetale e tramite produzione
di vescicole controlla la esportazione e importazione.
Il vacuolo regola le sue dimensioni all’interno della cellula, andandone a modificare l’attività. Funge
da riserva di acqua, che produce una pressione di turgore che determina uno stress fisico e una
crescita cellulare per allungamento. Inoltre, funge anche da discarica cellulare in quanto sostanze
tossiche vengono stoccate e zona di accumulo di pigmenti. Importante anche per il turnover delle
proteine grazie ai vacuoli litici.
Una cellula giovane e una cellula differenziata presentano vacuoli differenti. Una cellula giovane
(meristematica) presenta il fenomeno di vacuolizzazione diffusa mentre una adulta un unico grosso
vacuolo.
Cloroplasti contengono pigmenti fotosintetici quali xlorofille e carotenoidi. Originano a partire da
proplastidi, il quale subisce differenziamento trasformandosi in cloroplasto.
28.09.20
ACQUA
L’acqua è un solvente universale.
L’ambiente acquoso è fondamentale perché permette di mantenere la struttura molecolare di proteine, acidi
nucleici, carboidrati e nella struttura cellulare (membrana) adiuva forma cellulare e scambi cellulari.
La maggior parte dell’acqua (97%) che viene assorbita dalle radici viene persa attraversa la
traspirazione, quindi è presente in maniera “transiente”.
La traspirazione è un meccanismo importante per il trasporto dei soluti, nutrienti nella pianta; è
inoltre importante al fine della termoregolazione, infatti la perdita di acqua provoca un
raffreddamento della superficie.
La produttività delle piante è limitata dalla
disponibilità di acqua (in grafico, resa del mais in base
a disponibilità idrica → iperbole; in grafico 2 abbiamo
produttività con precipitazione annua, sempre
rapporto di proporzionalità diretta).
Più precipitazione saranno presenti, più sarà
elevata produttività dell’individuo. 2
In una stagione una
Le piante assorbono e perdono acqua in continuazione (grazie alla traspirazione).
piantina di mais perde 250 litri di acqua attraverso la traspirazione; per avere 1g di sostanza secca
servono 500g di acqua traspirati → in realtà solo l’1% dell’acqua fornita ad una pianta di mais diventa
biomassa, il resto viene appunto persa per traspirazione.
L’acqua è molto importante anche per fenomeni di accrescimento: negli organismi in accrescimento
l’acqua rappresenta anche l’80-95% della massa totale. Essa è localizzata in uno specifico organulo:
il vacuolo. Se la cellula è giovane riscontriamo una vacuolizzazione diffusa, mentre in una cellula
adulta i vari pro-vacuoli si uniscono a formare un unico grosso vacuolo, all’interno del quale si può
accumulare ancora maggiori quantità di acqua.
Le proprietà dell’acqua
Cos’è l’acqua? Solvente universale, che viene facilmente trasportato lungo tutta la pianta. Ciò è reso possibile
grazie a due sue proprietà principali:
❖ Struttura polare → abbiamo cariche positive parziali sull’idrogeno, e carica parziale sull’ossigeno. La
sommatoria di queste cariche in realtà dà una carica netta neutra
❖ Possibilità di formare legami a idrogeno → attrazioni tra le molecole d’acqua, che si formano grazie
alle cariche parziali
Perché i legami a idrogeno sono importanti? Normalmente se abbiamo legami a idrogeno tra molecole di
acqua e ioni o in generale soluti polari, abbiamo la possibilità di avere una minore interazione tra le sostanze
cariche; questo fa sì che aumenti la solubilità. Nel caso invece di formazione legami idrogeno tra acqua e
macromolecole in generale, abbiamo sempre minore interazione tra le macromolecole, e quindi maggiore
solubilità. In conclusione, in entrambi i casi abbiamo una maggiore solubilità, e quindi mediante questo
mezzo acquoso la possibilità di far muovere più facilmente appunto sostanze cariche o macromolecole.
La formazione di legami idrogeno permette all’acqua di sviluppare anche altre caratteristiche:
1) Calore specifico
2) Tensione superficiale
3) Forza di tensione
In che modo vanno ad aire i legami idrogeno su queste forze? Vediamolo.
1) Calore specifico
È l’energia richiesta per aumentare T di un certo valore. Il legame idrogeno tende a farlo aumentare,
più ce ne sono e maggiore calore è necessario per romperli e rendere le molecole capaci di muoversi
(per cinetica, tante molecole collidono, alta T).
Calore latente di vaporizzazione = energia necessaria per separare le molecole dalla fase liquida e
spostarle alla fase gassosa (rottura legame idrogeno, più ce ne sono e più calore è necessario per
romperli); il calore latente non cambia la T delle molecole evaporate ma raffredda la superficie da
cui è evaporata l’acqua ( non la molecola stessa!).
2) Tensione superficiale
Effetto lotus: quando vediamo gocce perfettamente sferiche; queste sono determinate dalla capacità
dell’acqua → TENSIONE SUPERFICIALE, è l’energia necessaria ad aumentare l’area di una interfaccia
di interazione tra gas-liquido. L’attrazione reciproca tra le molecole di acqua determina la coesione,
in quanto le diverse molecole tendono ad attrarsi tra di loro, così l’acqua cambia la sua tensione
superficiale grazie alle forze di coesione, determinando la tipica forma sferica.
Forze di coesione: quelle forze che vanno ad instaurarsi tra molecole di acqua e ne determinano
un’attrazione reciproca, tra di loro.
Forze di adesione: attrazione tra molecole di acqua e superfici solide, quando le molecole di acqua
vengono attratte dalla superficie solida; dipende dal tipo di superficie solida: 3
idrofoba → θ (teta) > 90°, le molecole di h20 si attraggono tra di loro ma tendono a diminuire il
- contatto con la superficie
idrofila → θ < 90°, l’acqua aumenta il contatto con l’area di contatto con la superficie solida, in
- quanto le forze di adesione aumentano, l’acqua aumenta interazione con solido.
θ ,Teta = angolo di contatto, quanto l’acqua viene attratta dalla superficie.
Nelle pareti cellulari primarie teta tende a 0, perché l’acqua va a diffondere, formando come un
sottile film, strato intorno alle pareti, diminuendo sempre di più θ fino a 0.
Perché sono importanti forze di coesione e adesione?
Perché nell’insieme vanno a influenzare la tensione superficiale, l’interfaccia
liquido gas e vanno a definire il fenomeno di capillarità. Esempio: se inseriamo
dei capillari all’interno di una bacinella contenente acqua, questa tenderà a
salire nei capillari formando un menisco ricurvo all’interno del capillare; minore
sarà il diametro del capillare, maggiore sarà il livello dell’acqua all’interno del
capillare (e viceversa). Questo perché di base avremo una forza netta che tirerà
l’acqua verso l’alto, e la colonna d’acqua salirà fino a che la forza verso l’alto sarà
bilanciata dal peso stesso della colonna d’acqua all’interno del capillare. Quando
invece andiamo a osservare il fenomeno di capillarità, questa volta inserendo il
nostro capillare all’interno di una bacinella continente mercurio: questo non è
in grado di bagnare superficie del capillare → si forma menisco con curvatura
opposta a quella dell’acqua (quindi curvatura verso il basso), e il livello raggiunto
è più basso, perché appunto il mercurio non può bagnare le superfici di vetro.
3) Forza di tensione
Capacità che ha l’acqua in generale di resistere a forze di tensione.
Esempio: prendiamo una siringa con cappuccio, quindi comunque abbiamo un’estremità chiusa, e vi
inseriamo dentro acqua. A questo punto noi con il pistone della siringa possiamo effettuare due tipi
di forze:
Compressione acqua, sviluppa pressione idrostatica positiva
- Pressione idrostatica negativa, determinata dalla resistenza dell’acqua, dalla sua tendenza di
- mantenere una colonna continua. 4
Il movimento dell’acqua nella pianta
Le molecole in una soluzione sono in continuo moto casuale. Questo continuo movimento determina
ovviamente delle collisioni tra le molecole, e questi di conseguenza si traducono in scambio di energia
cinetica all’interno della nostra soluzione.
In generale ogni sistema tende a evolvere verso uno stato di maggiore entropia, quindi minore energia libera:
più andiamo a separare tra di loro le nostre molecole nella soluzione, e in maniera più difficile queste
molecole potranno andare a scontrarsi, e quindi a scambiarsi energia → il nostro sistema tenderà così verso
una maggiore entropia.
1) Diffusione, un movimento secondo gradiente di concentrazione.
Le molecole si muovono da regioni ad alta concentrazione, quindi alta energia libera, verso regioni a
bassa energia libera (minori scontri, e infatti l’obiettivo è diminuire l’energia libera del sistema),
quindi bassa concentrazione. Questo tipo di movimento viene definito dalla Legge di Fick: la velocità
in generale del movimento di diffusione di una sostanza è direttamente proporzionale al gradiente
di concentrazione.
(la velocità con cui le molecole possono muoversi è direttamente proporzionale all’area di superficie di membrana e
inversamente proporzionale allo spessore di membrana.)
Fattori che influenzano velocità di diffusione attraverso membrana cellulare:
Solubilità lipidi
- Dimensioni molecolare
- Spessore membrana
- Gradiente concentrazione
- Area di superficie della membrana
- Composizione dello strato lipidico
-
Le membrane delle cellule vegetali sono selettivamente permeabili, di base tendono a far muovere i
soluti all’ esterno e all’interno della cellula in base alla loro concentrazione all’interno.
[soluti ] > [soluti ] → l’acqua tendenzialmente entra nella cellula per diminuire questa
cellula esterno
concentrazione, diffusione
2) Osmosi, sempre in base a gradiente di concentrazione o di pressione.
Movimento di acqua attraverso barriera selettivamente permeabile. Il movimento del soluto è
limitato dalla membrana, quindi l’acqua passa da soluzione diluita a meno diluita, per aumentare
entropia. Questi movimenti sono regolati da specifiche energie, che vengono racchiuse da un unico
concetto: il potenziale idrico. 5
w
POTENZIALE IDRICO (chimico)
In generale, le piante - come tutti gli organismi viventi - richiedono un input continuo di energia libera per:
• reazioni biochimiche
• accumulo di soluti
• trasporto a lunga distanza
Il potenziale idrico è l’energia libera che viene associata all’acqua, e definisce come essa si muova
nell’organismo vegetale. Influenzato da tre parametri:
• Concentrazione
• Pressione
• Gravità
Pur essendo un’energia, il potenziale idrico è quantificato in pressione, poiché è quantificato come il
potenziale chimico dell’acqua su volume parziale molare acqua.
µw
Potenziale chimico
Differenza tra il potenziale di una sostanza in un determinato stato e il potenziale della stessa sostanza in uno
stato standard. Il potenziale chimico dell’acqua rappresenta la sua energia libera associata. Di base quindi il
sistema tende a evolversi da potenziali chimici maggiori verso potenziali chimici minori
I parametri che influenzano il potenziale idrico ne definiscono la formula, individuando tre potenziali dalla
cui sommatoria si ottiene quello idrico:
1) Potenziale di concentrazione (osmotico)
2) Potenziale di pressione
3) Potenziale di gravità = + +
w s p g
s
1) Potenziale di concentrazione (osmotico)
Come la concentrazione può influenzare il potenziale idrico? → potenziale osmotico (potenziale di soluto).
Mano mano che abbiamo soluti in soluzione, questi riducono potenziale idrico. Sono i soluti
(indipendentemente dal tipo di soluto) che tendono a “diluire l’acqua”, di conseguenza a ridurne l’energia
libera → aumento di entropia e quindi abbassamento energia libera.
s = -RTCs
Potenziale osmotico = psi S R=costante gas T=temperatura assoluta Cs=concentrazione soluti
; ; ;
Il segno meno è dovuto al fatto che il potenziale osmotico va a diluire l’acqua, e quindi influenza
negativamente il potenziale idrico. 6
p
2) Potenziale di pressione
Energia libera associata a variazioni in base alla pressione all’interno delle cellule (quindi in questo caso
specifico prenderà il nome di pressione idrostatica o pressione di turgore). Il termine pressione idrostatica
viene sostituito da pressione di turgore quando ci riferisce alla pressione idrostatica positiva all’interno delle
cellule.
Potenziale di pressione può assumere valore:
positivo o uguale a zero: all’interno delle cellule
negativo: nello xilema, nel suolo (favorisce così assorbimento acqua da parte delle radici), nelle pareti
cellulari (ad esempio cellule del mesofilo) – importante per movimento dell’acqua a lunga distanza.
g
3) Potenziale gravitazionale
Tende ovviamente a far muovere acqua verso il basso, influenza direzionalità movimento acqua.
Dipende da:
• densità acqua (ro v: ρ )
w
• gravità g
• altezza h che l’acqua ha verso uno specifico riferimento
g = ρwgh
Tra le cellule vicine h=0, si può omettere questo potenziale gravitazionale quindi nel calcolo del potenziale
idrico in questo caso (vedi formula).
Se h<10 m, la gravità viene trascurata in quanto il potenziale gravitazionale diminuisce di 1 bar ogni 10 metri
g;
di altezza → trascurato m
4) Potenziale di matrice
Dobbiamo inserirlo nel nostro calcolo, unicamente nei suoli asciutti e nei tessuti disidratati, come all’interno
dei semi. Esprime quanto sia possibile variare l’energia libera associata in base alla superficie presente tra
liquido e solido, vi è forte influenza tra interfaccia solido liquido. Normalmente lo omettiamo perché non
calcoliamo potenziale idrico in casi come quelli detti di disidratazione.
Nella maggior parte dei casi quindi, tenendo conto delle considerazioni precedenti, il potenziale idrico si trova
come: w s
= +p
Misura del potenziale idrico 7
La crescita cellulare, la fotosintesi e
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