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VENTRICOLO DI SINISTRA

Tra atrio e ventricolo anche qui abbiamo un orifizio munito di valvola che però stavolta è

formato solo da 2 cuspidi quindi verrà chiamato bicuspide ed anche qui saranno presenti le

corde tendinee impiantate sui muscoli papillari e la parete della zona di afflusso tutta

trabecolata. Dal ventricolo di sinistra origina l’aorta e sempre in seguito ad una contrazione il

sangue deve essere spinto nell’aorta ed in questa regione di efflusso la parete si fa liscia.

Da notare è lo spessore della parete infatti il ventricolo di destra ha la parete che è 1/3 rispetto

quella del ventricolo di sinistra. Questo perché il ventricolo sinistro deve spingere il sangue nel

grande circolo verso tutto il corpo mentre il ventricolo destro deve spingere il sangue nel

piccolo circolo nell’arteria polmonare per cui sarà meno sviluppato.

Le valvole atrio-ventricolari abbiamo visto che sono formate da cuspidi mentre le valvole che

regolano il flusso a livello delle arterie polmonari e dell’aorta vengono chiamate valvole

semilunari perché presentano delle specie di tasche che formano delle semilune e queste tre

semilune nel vaso stanno vicine una all’altra e chiudono l’orifizio e per chiuderlo meglio hanno

ai margini un piccolo nodulo che si chiama nodulo di Aranzio per l’arteria polmonare mentre

per l’aorta si chiama nodulo di Botallo. Le valvole semilunari sono tre tasche e quando il vaso

è chiuso si guardano l’un l’altra e la tasca è resa gonfia dalla presenza del sangue chiudendo

l’orifizio. Anche qui a livello delle valvole arteriose è sempre un gradiente di pressione che le fa

aprire infatti quando il ventricolo si contrae esercita una pressione che supera la pressione

della colonna di sangue presente nel vaso facendo aprire la valvola. Quando smette di

contrarsi il sangue ricade all’interno di queste tasche semilunari le gonfia chiudendo l’orifizio.

Abbiamo detto prima che il cuore è un organo muscolare ma è composto anche da una

componente fibrosa di connettivo detta scheletro fibroso composto dagli anelli fibrosi che

stanno intorno agli orifizi su cui si impiantano le valvole, le valvole stesse, poi altri elementi

fibrosi che formano delle specie di triangoli chiamati trigoni fibrosi e li troviamo uno tra la

valvola bicuspide e la valvola aortica, uno tra la valvola bicuspide e tricuspide. Notiamo infine

un piccolo cordoncino bianco chiamato tendine del cono che è un elemento fibroso teso tra la

valvola aortica e la valvola polmonare. Un altro elemento fibroso lo troviamo nella parte

superiore del setto interventricolare. Il setto interventricolare non è dritto ma è incurvato

presentando una convessità dalla parte del ventricolo di destra.

LEZIONE 4

I vasi che vascolarizzano il cuore sono le arterie coronarie, una destra e una sinistra, che

vascolarizzano rispettivamente la parte destra e sinistra, sono i primi vasi di diramazione

dell’arteria aorta. Decorrono principalmente nei solchi protetti da tessuto adiposo. Si dice che

le coronarie emergono al di sopra del seno di Valsalva. Sono importantissime proprie perché

vascolarizzano il cuore in caso di ostruzione di queste si ha un infarto, infatti i by-pass più

comuni sono alle coronarie utilizzando soprattutto l’arteria mammaria.

DA COSA è AVVOLTO IL CUORE?

Il cuore è avvolto da un rivestimento chiamato pericardio, il rivestimento più esterno è di

natura fibrosa e si chiama pericardio fibroso, un sacco che avvolge anche l’inizio dei grandi

vasi. Questo sacco si ancora mediante dei legamenti alle strutture circostanti del cuore ad

esempio il legamento freno-pericardico che dal pericardio va al diaframma, ci sono poi

legamenti sterno-pericardici che dal pericardio vanno allo sterno, questi legamenti vengono

chiamati mezzi di fissità e servo per mantenere il cuore e gli organi in generale nella sua

posizione. Altri mezzi di fissità sono i grandi vasi stessi. Troviamo poi il pericardio sieroso e

come tutte le membrane sierose sono costituite da 2 foglietti:

1. Foglietto parietale: più esterno.

2. Foglietto viscerale: più interno, a contatto con i visceri.

Non sono però due foglietti distinti infatti il foglietto viscerale che aderisce al cuore a livello dei

grandi vasi si riflette formando il foglietto parietale, tra questi 2 foglietti esiste uno spazio

occupato dal liquido pericardico che facilita lo scivolamento dei 2 foglietti.

LA PARETE DEL CUORE

La parete del cuore ha un certo spessore. La parte più esterna si chiama epicardio di natura

epiteliale, la parte centrale che è la più importante ed è costituita da tessuto muscolare è

chiamata miocardio, infine c’è la parte più interne che si chiama endocardio ed è di natura

epiteliale.

Lo strato esterno (epicardio) che è di natura epiteliale corrisponde al foglietto viscerale del

pericardio sieroso.

La parte centrale che è la più importante è di tessuto muscolare striato però involontario. Va

detto però che non è striato come quello muscolare scheletrico infatti presenta delle striature

scalariformi. Questo tessuto prende attacco sullo scheletro fibroso del cuore, per esempio negli

orifizi valvolari prende attacco sugli anelli fibrosi.

IL RITMO CARDIACO

Nel cuore abbiamo visto che c’è un’alternanza di fase quando si contraggono

contemporaneamente gli atrii c’è un rilassamento dei ventricoli e viceversa. La contrazione

della cavità si chiama sistole la fase di rilassamento si chiama diastole. Questa alternanza

permette il passaggio del sangue dagli atrii ai ventricoli e dai ventricoli alle arterie e

permettono di formare dei gradienti di pressione che aprono e chiudono le valvole.

L’atrio di destra in fase di rilassamento è pronto ad accogliere tutto il sangue venoso tramite la

vena cava superiore, inferiore e seno coronario. L’atrio si contrae esercitando una pressione

che supera la pressione del ventricolo aprendo la valvola atrio-ventricolare e facendo passare il

sangue. Il ventricolo atto a raccogliere il sangue è in uno stato di rilassamento una volta

accolto il sangue il ventricolo si contrae spingendo il sangue nell’arteria facendo aprire la

valvola semilunare perché la pressione del ventricolo supera la pressione creata dalla colonna

di sangue all’interno del vaso. Questo determina quello che si chiama ritmo cardiaco che

deve essere sempre rispettato se no se una fase si sovrappone all’altra si hanno ad esempio

aritmie. Una pulsazione è l’atrio che si svuota e l’altra è il ventricolo che si svuota.

CHI DETERMINA QUESTO RITMO CARDIACO?

Questo ritmo cardiaco è dato dal miocardio specifico dove ci sono cellule autoeccitabili,

quindi l’insorgere e il propagarsi dell’impulso è miogeno ovvero è dovuto a cellule muscolari.

Il sistema nervoso non centra con il far insorgere il battito cardiaco ma centra nel modificare il

battito a seconda delle esigenze del nostro organismo, più precisamente è il sistema nervoso

vegetativo o autonomo. Il sistema che determina l’insorgere e il propagarsi del battito

cardiaco si chiama sistema di conduzione del cuore ed è composto da:

1. Nodo senoatriale: nodo perché è un raggruppamento di cellule del miocardio specifico

che si trovano nel solco terminale dove la vena cava arriva all’atrio destro nello

spessore della parete sotto l’epicardio.

2. Nodo atrioventricolare: si trova tra l’atrio ed il ventricolo. Più precisamente nell’atrio

destro davanti allo sbocco del seno coronario.

3. Fasci internodali: sono tre e stanno tra i due noduli e servono a propagare l’impulso

in tutti e due gli atrii arrivando al nodulo atrioventricolare che sta alla base dell’atrio di

destra.

4. Fascio comune di His: dal nodo senoatriale parte il fascio di His che percorre il setto

interventricolare dividendosi in due branche, destra e sinistra che andranno ai rispettivi

ventricoli.

5. Cellule del purkinje: sono le cellule che si trovano nelle ultime terminazioni del fascio

di His. Alcune vanno anche sui muscoli papillari che si contraggono accorciandosi e

tirando le corde tendinee impedisce ai lembi valvolari di estroflettersi. Queste cellule

trasmettono l’impulso anche alla parete del ventricolo che si contrae e va in sistole.

Il ventricolo inizia a contrarsi dall’apice anche per permettere il completo svuotamento.

CARATTERISTICHE DEL MIOCARDIO SPECIFICO

Non ci sono differenze dal punto di vista morfologico ma ci sono differenze a livello di

parametri fisici, sulla frequenza e sulla velocità di conduzione. Abbiamo detto che sono cellule

autoeccitabili. Le cellule che appartengono ai 2 nodi hanno alta frequenza e bassa velocità di

conduzione mentre le cellule del purkinje hanno una bassa frequenza ed un alta velocità di

conduzione. Questo spiega perché l’impulso parte da lì in quanto nel nodo senoatriale hanno la

massima frequenza prevalendo sulle altre e quindi sono le prime a trasmettere l’impulso.

Questo poi viene propagato e arriva al nodo atrio ventricolare passando per i ventricoli, in tutto

ciò non ci deve essere sovrapposizione delle fasi per questo non a caso le cellule che stanno

nei nodi hanno bassa velocità di conduzione in modo da rallentare l’impulso facendo sì che il

ventricolo si contragga solo quando l’atrio ha ultimato la sua contrazione. Le cellule del

purkinje hanno un’alta velocità di conduzione perché quando prendono contatto con la parete

si può subito contrarre.

Il nodo seno atriale è detto anche il peacemaker del cuore ed in caso di mal funzionamenti ci

sono peacemaker artificiali. Prima di arrivare a questo però il nostro organismo mette già in

atto una modifica e può usare il nodo atrioventricolare come peacemaker.

Quando parlo di fasci si parla sempre di fascette muscolari.

IL SISTEMA NERVOSO NEL CUORE

Il sistema nervoso vegetativo o simpatico che attraverso le 2 branche, uno del parasimpatico e

una dell’aorta simpatico può reprimere o accelerare il battito cardiaco. Attorno al cuore forma

un plesso cardiaco (insieme di anastomosi, unione di una struttura con l’altra). La

muscolatura prende attacco sullo scheletro fibroso del cuore e ci sono fasci indipendenti tra

fasci e ventricoli e alcuni in comune. Generalmente quelli propri degli atrii sono quelli disposti

ad anello intorno agli orifizi.

LA CIRCOLAZIONE DEL SANGUE

Il cuore è al centro del sistema circolatorio e funziona da pompa spingente e aspirante per

portare ossigeno alle cellule e prendere le sostanze di rifiuto da eliminare. Il problema è avere

sempre l’ossigeno a disposizione e per farlo ricicla il sangue non ossigenato per riossigenarlo.

Avremo quindi un sistema di distribuzione di sangue ossigenato e un sistema di raccolta del

sangue refluo o venoso per riportarlo al cuore. Il sistema di distribuzione è costituito da vasi

chiamati arterie che dal cuore porta il sangue alla periferia mentre il sistema di raccolta

costituito da vasi chiamati vene che dalla periferia porta il sangue ricco di cataboliti all’atrio

destro per poi andare ai polmoni a riossigenarsi per mezzo dell’arteria polmonare. Questo

sistema di tubi è costituito quindi da arterie, vene, capillari (avviene la comunicazione tra

arterie e vene ed anche lo scambio di elementi). Generalmente arterie e vene decorrono

parallelamente una in un senso ed una in un altro. Ad esempio abbiamo l’arteria femorale che

scende e la vena femorale che sale. Molte volte però il circolo venoso è composto da una rete

superficiale ed una profonda per esempio nella gamba abbiamo vene superficiali come la vena

safena e poi abbiamo vene profonde.

L’arteria può essere di grosso, medio e piccolo calibro (chiamate arteriole) poi ovviamente il

vaso da dei rami collaterali via via sempre più piccole. Tutte le arterie che incontreremo sono

rami collaterali dell’aorta. Esistono poi circoli collaterali (fuori dalla norma) in quanto il nostro

corpo cerca scappatoie per sopperire alle esigenze ad esempio una donna dopo una gravidanza

ha vene varicose nella gamba il sangue infatti deve risalire dalla gamba al cuore ma se fa

fatica si formano dei grumi di sangue che impedisce un ulteriore passaggio di sangue, il

sangue refluo per raggiungere lo stesso il cuore si crea qualche circolo collaterale per schivare i

grumi e arrivare il cuore. Le varici dopo una gravidanza si possono formare soprattutto per un

aumento di peso.

Ogni vaso è fatto da tre tonache:

1. Tonaca Avventizia: la più esterna.

2. Tonaca media.

3. Tonaca Intima: la più interna.

La differenza sostanziale tra arterie e vene pur avendo le tre tonache differiscono per la tonaca

media in quando la tonaca media dell’arteria è ricca di fibre muscolari ed elastiche che gli

permettono una buona contrattilità mentre la tonaca media delle vene è costituita da una

scarsa componente muscolare ed elastica a vantaggio di fibre collagene. Per questo motivo se

recido un’arteria il vaso rimane aperto perché la parete è sorretta dalla componente muscolare

mentre se recido una vena la parete si affloscia e si chiude su se stessa.

Sulla tonaca avventizia troviamo quelli che si chiamano vasa vasorum cioè i vasi dei vasi

perché anche i vasi devono essere nutriti.

L’arteria si ramifica fino a che non troviamo sottilissimi vasi che si chiamano capillari che

consentono la comunicazione tra arterie e vene e permettono gli scambi nutritizi. Incontreremo

capillari con parete diversa tipo capillari continui con la parete tutta intatta altri con delle

aperture chiamati capillari fenestrati, capillari sinusoidi con un andamento tortuoso.

Anche le vene sono di grande, medio e piccolo calibro (venule). Poi le vene le posso classificare

in vene recettive e vene propulsive. Per esempio una vena cava superiore che accogli

sangue che proviene da testa collo ecc. sarà una vena recettiva perché non deve fare niente il

sangue gli arriva per mezzo della forza di gravità. Una vena come la safena invece che

raccoglie il sangue dal piede in su sarà una vena propulsiva e le vene propulsive per facilitare

la spinta del sangue sono munite di valvole semilunari come quelle presenti nel cuore (nella

safena ne troviamo circa 18). A forza di spingere su il sangue molte volte la parete si sfianca e

la valvola non riesce a chiudere bene facendo ristagnare il sangue formando le varici. Nelle

arterie il sangue avanza per la propulsione del cuore in più hanno una parete molto contrattile

ed anche il movimento aiuta a spingere il sangue. Nelle vene invece non hanno la spinta del

cuore però anche loro possono contare sulla spinta delle contrazioni muscolari.

La differenza tra coagulo ed embolo è che quest’ultimo è mobile spesso si ferma in un organo

pieno come i polmoni (embolo polmonare) formando come una barriera.

L’AORTA

L’aorta origina al di sopra dei seni aortici (o del Valsalva) e va verso l’alto prendendo il nome di

aorta ascendente. Successivamente descrive un arco chiamato arco aortico per poi

discendere attraversando il torace ed è definita aorta discendente a sinistra dell’esofago. Nel

diaframma ci sarà l’orifizio aortico che gli permette di raggiungere la cavità addominale.

L’emergere dell’aorta è nel mediastino anteriore e l’aorta discendente toracica è posteriore

portandosi di lato all’esofago. Dall’aorta ascendente nascono solo le due coronarie. Il nostro

corpo ha asimmetria bilaterale ad eccezione di alcuni organi. A destra emerge un corpo

comune che si chiama arteria anonima o brachicefalica ed è brevissima poi vediamo che si

biforca in 2 vasi. Uno va verso l’alto chiamata carotide comune mentre uno che piega

chiamata succlavia. A sinistra abbiamo sempre le 2 arterie uguali ma non si biforcano

dall’arteria anonima ma derivano direttamente dall’arco aortico. La carotide andando verso

l’alto sarà destinata ad irrorare il collo e la testa mentre la succlavia piegando irrorerà il

braccio. La carotide irrorerà anche ciò che è all’interno della testa quindi ad un certo punto si

biforca formando la carotide interna e la carotide esterna. Quella esterna vascolarizzerà la

faccia il cuoi capelluto ecc. mentre quella interna irrorerà tutto quello che c’è dentro la testa

entrando da un foro chiamato foro carotico nell’osso temporale dove passeranno anche i

nervi. La biforcazione avviene a livello della cartilagine tiroidea (pomo d’Adamo) appartenente

alla laringe. Anche la cavità orbitaria è irrorata da un ramo della carotide interna che torna ad

uscire.

LEZIONE 5

LA VENA SUCCLAVIA

Piega lateralmente a destra irrorando tutto l’arto superiore anche se man mano che prosegue

cambia nome in arteria ascellare, omerale, radiale, ulnare e così via. I primi due rami di

diramazione della succlavia però che sono l’arteria vertebrale e l’arteria mammaria si

dirigono da tutt’altra parte.

L’arteria vertebrale arriva nel foro dei processi trasversi più precisamente dalla sesta vertebra

cervicale in su arrivandosi a trovare all’interno del cranio dove c’è l’encefalo che sarà irrorato

anche dalla carotide interna. Con il contributo di questi due vasi ed i loro rami si viene a

formare alla base dell’encefalo il poligono di Willis dove il contributo dei rami terminali della

carotide interna costituisce la parte anteriore mentre i rami dell’arteria vertebrale costituisce la

parte posteriore. È una formazione importantissima perché da qui parte la vascolarizzazione

per tutto l’encefalo e la cavità orbitaria. Questo poligono è una sede frequente di aneurismi,

ovvero quando il flusso che passa all’interno del vaso comincia a sfiancare la parete fino a

formare una specie di bolla che raccogliendo il sangue forma dei vortici fino a rompere del

tutto la parete e provocare un’emorragia, i punti più pericolosi sono negli angoli.

L’arteria mammaria decorrerà nella parete toracica di lato allo sterno una destra ed una

sinistra ed andrà a vascolarizzare la ghiandola mammaria e la parete del torace. Quest’arteria

è molto importante perché spesso è usata nei by-pass.

L’aorta successivamente all’arco scende in cavità toracica prendendo il nome di aorta

discendente o toracica. Qui emetterà rami parietali e rami viscerali. I primi

vascolarizzeranno la parete mentre i secondi gli organi. Arriviamo poi al diaframma in cui

troviamo l’orifizio aortico che permette il passaggio dell’aorta dalla cavità toracica a quella

addominale. Nel mediastino era a sinistra dell’esofago poi passa dietro per trovarsi in cavità

addominale sulla destra. Subito dopo il passaggio del diaframma emette subito un grosso

tronco chiamato tronco celiaco o tripode celiaco in quanto si ramifica in 3 rami che

andranno a vascolarizzare il fegato con l’arteria epatica, uno lo stomaco l’arteria gastrica

ed uno la milza l’arteria lienale. Quindi è un grosso tronco che innerva tre organi

importantissimi.

L’aorta addominale continua a scendere dando sempre rami parietali per i muscoli e la parete

addominale e rami viscerali per gli organi addominali. A livello della quarta vertebra lombare

l’aorta dà i suoi ultimi 2 rami terminali chiamati arterie comuni di destra e di sinistra per

poi finire nell’arteria sacrale media. Si chiamano arterie iliache comuni perché a livello

dell’articolazione sacro-iliaca ogni arteria si biforca dando l’arteria iliaca esterna e l’arteria

iliaca interna. L’arteria iliaca esterna con tutti i suoi rami serve ad innervare l’arto inferiore

mentre l’arteria iliaca interna vascolarizza gli organi della cavità pelvica (vescica, utero ecc.).

L’arteria iliaca esterna vascolarizza l’arto inferiore diventando arteria femorale, arteria

poplitea, tibiale ecc. l’arteria femorale decorre nella coscia attraversando il triangolo di

Scarpa che è una zona triangolare delimitato da muscoli come il sartorio, adduttori ecc. ed è

un punto debole della coscia perché contiene delle formazioni abbastanza importanti e non è

protetto, è molto superficiale e non presenta sopra altri muscoli, esso contiene il nervo

femorale (innervazione della coscia), l’arteria femorale e la vena femorale.

CIRCOLO REFLUO

Il circolo arterioso è destinato a portare ossigeno alle cellule con rami che derivano tutti

dall’aorta. A livello dei capillari avviene lo scambio nutritizio e la rete arteriosa passa in quella

venosa e comincia un circolo di ritorno dalla periferia all’atrio destro del cuore.

Generalmente le vene decorrono parallelamente alle arterie anche se con senso di circolo

opposto (arteria femorale, vene femorale) possiamo poi avere 2 circoli venosi uno superficiale

ed uno profondo i quali sono collegati tra di loro. I grandi responsabili di portare il sangue

refluo all’atrio destro del cuore sono la vena cava superiore per la regione

sopradiaframmatica e la vena cava inferiore per la regione sottodiaframmatica.

La vena cava superiore deriva dall’unione di due tronchi chiamati vene anonime o vene

brachiocefaliche di destra e di sinistra che è cortissima e si getta subito nel cuore. C’è un

unico affluente alla vena cava superiore che è la vena azigos. Le vene brachiocefaliche a loro

volta sono costituite dalla vena giugulare e dalla vena succlavia, la prima porta il sangue

refluo di testa e collo mentre la succlavia porta il sangue refluo dell’arto superiore.

Se succede qualcosa come un’ostruzione della vena cava superiore il sistema delle vene azigos

costituisce un ponte tra il sistema della vena cava superiore e quello della vena cava inferiore.

Questo avviene perché questo sistema di vene origina in cavità addominale quindi ad un

circolo che fa capo alla vena cava inferiore e risale a ridosso della colonna nel mediastino

posteriore e si getta nella vena cava superiore.

La vena azigos origina dalla vena lombare ascendente di destra, risale a ridosso della colonna

ricevendo tutte le vene intercostali e poi si getta nella vena cava superiore. Fanno parto di

queste sistema anche la vena emi azigos che origina dalla vena lombare ascendente di

sinistra risale attraverso il diaframma nel torace a sinistra della colonna riceve le vene

intercostali inferiori della parete del torace poi si piega e si getta nella vena azigos. Troviamo

poi la vena azigos accessoria che riceve le vene intercostali della parte superiore del torace

poi piega verso destra e si immette nella vena azigos.

PARTICOLARITÀ DEL SISTEMA NERVOSO

Il sistema venoso consideriamolo parallelo a quello arterioso però troviamo qualche eccezione.

All’interno della scatola cranica il sangue non viene raccolto da comuni vasi costituiti da tre

tonache come sappiamo ma troviamo delle specie di condotti allargati chiamati seni venosi

ma le pareti di questi seni non sono come le pareti delle vene ma sono costituite da una

meninge (membrane di protezione dell’encefalo) più precisamente dalla duramadre che è la

più esterna e di natura fibrosa. In questi seni il sangue viene raccolto e convogliato alla base

del cranio passando da un seno all’altro tramite gradienti di pressione. Il sangue viene raccolto

in un punto chiamato confluente dei seni e da qui è scaricato nella vena giugulare che

percorre il collo va ad unirsi alla succlavia formando la vena anonima che si unisce con l’altra e

va a formare la vena cava superiore.

Un altro circolo particolare è quello del sistema refluo di raccolta del sangue nell’arto inferiore.

Qui le vene sono di tipo propulsivo sono dotate di molte valvole. Il circolo di raccolta

superficiale è costituito da quelle vene chiamate la grande e la piccola safena la grande

raccoglie il sangue dalla parte anteriore mentre la piccola della parte laterale e posteriore.

Queste vene molto superficiali formano dei grumi di sangue che sono le cosiddette varici che si

formano a causa di uno sfiancamento della parete che fa ristagnare il sangue in quanto rende

le valvole incontinenti. Il nostro organismo comunque è in grado di trovare delle vie

alternative. Dalla regione della gamba possono partire anche gli emboli.

L’apparato circolatorio consta dell’apparato circolatorio sanguigno dove viene trasportato il

sangue ed anche dell’apparato circolatorio linfatico che trasporta la linfa.

LA LINFA ED IL SISTEMA LINFATICO

Il sistema linfatico ha diverse funzioni tra cui mantenere l’omeostasi dei liquidi all’interno

del nostro corpo, partecipa ai meccanismi di difesa con la produzione di linfociti e poi

assorbe dal tratto intestinale sostanza che altrimenti non verrebbero assorbite tramite vasi

linfatici chiamati vasi chiliferi. Questo liquido chiamato linfa viene scaricato nel sistema

venoso in un punto preciso. Questo sistema è costituito da vasi linfatici superficiali e

profondi. Siccome è un sistema di raccolta avremo vasi più piccoli chiamati capillari poi via via

aumentano fino a due grossi tronchi che prendono rapporto con il sistema nervoso e vengono

chiamati dotto toracico desto e dotto linfatico sinistro. Il dotto toracico l’abbiamo

incontrato sempre nel mediastino posteriore a ridosso della colonna. Quindi abbiamo detto che

drenano il liquido tissutale in eccesso e lo scarica nel sangue sotto forma di linfa. Questo

liquido che dev’essere rimosso lo troviamo negli interstizi tra cellula e cellula. Si accumula

liquido anche nel passaggio tra rete arteriosa e rete venosa e se questo liquido rimane lì si ha

uno stato edematoso.

Questi vasi linfatici si trovano in tutto il corpo ad eccezione del sistema nervoso ed in quei

tessuti non provvisti di vascolarizzazione come la cartilagine, la cornea.

I vasi linfatici abbiamo detto che hanno la capacità di assorbire sostanza altrimenti non

assorbili nell’intestino. Questo è possibili grazie all’alto grado di permeabilità che permette di

assorbire sostanze ad alto peso molecolare come le proteine che cosi possono ritornare al

sangue.

La linfa per gran parte è acqua ed assomiglia molto al plasma sanguigno contiene sostanze

derivata dal plasma, sostanze nutritizie, ormoni, gas, proteine ecc.

La parete dell’intestino è composta da pieghe chiamate villi intestinali i quali all’interno

presentano un vaso linfatico che è detto vaso chilifero che permette di assorbire le proteine

ed anche i grassi. Qui la linfa a causa dei grassi assume un colore lattescente e viene chiamato

chilo.

Il dotto toracico raccoglie la linfa da tutta la regione sottodiaframmatica e la regione

sopradiaframmatica di sinistra e scarica la linfa alla corrispondenza tra la giugulare e la

succlavia.

Il dotto linfatico destro raccoglie la linfa della regione sopradiaframmatica di destra e si getta

sempre nel punto del dotto toracico. La risalita avviene sempre per mezzo di un gradiente di

pressione.

Il sistema linfatico è costituito da condotti e da organi linfatici che sono diversi come

linfonodi, milza ecc. I linfonodi sono degli organi intercalati nelle vie linfatiche e sono delle

stazioni di filtrazione della linfa, quando la linfa arriva al linfonodo viene filtrata e riprende il

suo corso, sono presenti in tutto il corpo e troviamo anche dei raggruppamenti linfonodali

molto importanti nel cavo ascellare, a livello inguinale. Questo è un sistema di diffusione molto

veloce quindi una patologia trasportata dal sistema linfatico si espande molto rapidamente

come ad esempio in un tumore al seno si guarda subito i linfonodi ascellari se sono già stati

intaccati.

COME FA IL CAPILLARE A RACCOGLIERE IL LIQUIDO INTERSTIZIALE?

Nel trapasso tra rete arteriosa e venosa una piccola quantità si deposita negli spazi interstiziali

e questa viene raccolta dal capillare linfatico. Il capillare linfatico però ha una particolarità in

quanto è a fondo cieco, quindi per farlo lo fa attraverso la parete in quanto le cellule sono

disposte a tegola quindi il liquido penetra nelle fessure tra cellule e cellule, anche qui nei

capillari ci sono valvole semilunari che permette il flusso della linfa a senso unico.

Altri raggruppamenti linfonodali li troviamo lungo la trachea, al di sotto dell’arco aortico.

Possiamo anche trovare delle cellule sparse che forma il sistema endocrino diffuso costituito da

linfociti e altre cellule che non possiedono chiari confini e si confondono con i tessuti

circostanti. Oppure queste cellule si raggruppano in piccoli noduli e formano noduli linfatici

che sono strutture sferiche costituite dal tessuto linfoide che si trovano nell’apparato

respiratorio, digerente ecc. infine possono far parte di una struttura più complessa e formare

un organo come la milza.

L’APPARATO RESPIRATORIO

L’apparato respiratorio è composto da un insieme di tratti che chiamo vie aerifere che serve

per convogliare l’aria nei polmoni dove avviene lo scambio gassoso. A livello dei polmoni il

sangue prende ossigeno dai polmoni e scarica l’anidride carbonica accumulato. Queste vie

aerifere hanno una struttura che permette di filtrare e scaldare l’aria.

Quali sono i tratti delle vie respiratorie?

Le vie respiratorie iniziano con le cavità nasali a cui fa seguito la faringe (è un organo

comune all’apparato respiratorio e digerente), poi abbiamo la laringe, la trachea, i bronchi

ed infine i polmoni. Questi sono tutti condotti cavi e la parte più interna della parete quella a

contatto con l’aria si chiama mucosa ed è costituita da un epitelio solido che poggia su una

lamina basale. Queste cellule servono a filtrare l’aria, alcune cellule hanno estroflessioni che si

chiamano ciglia mentre altre secernono muco e sono le cellule caliciforme mucipare. Il

secreto è rilasciato all’interno della cavità e cattura il pulviscolo atmosferico poi le ciglia con un

movimento dal basso verso l’alto elimina il muco. Un fumatore perde le ciglia quindi tossisce

per espellere il muco.

In alcune parti della cavità nasale troviamo anche la mucosa olfattiva che fa parte degli

epiteli sensoriali con cellule simili a quelle nervose che captano gli odori e li trasmettono al

sistema nervoso. Possiamo inoltre respirare anche con la bocca ma c’è la controindicazione che

l’aria fredda va direttamente nella faringe e nella laringe e si può prendere mal di gola,

laringite ecc.

LA FARINGE

La faringe è comune all’apparato digerente e respiratorio, troviamo allora un cartilagine

chiamata epiglottide che ha la funzione di “dirigere il traffico” infatti quando io respiro questo

cartilagine chiude la via dell’apparato digerente e viceversa.

LA LARINGE

Qui troviamo anche l’organo di fonazione in quanto l’emissione della voce deriva dalla

vibrazione delle corde vocale che sono delle pieghe che contengono il legamento ed il muscolo

vocale.

LEZIONE 6

Apparato respiratorio, topografia cavità addominale, peritoneo, divisione in quadranti addome,

peritoneo cos’è come si comporta, forma dei legamento, cos’è un legamento, cos’è un meso, 2

legamenti importanti piccolo omento grande omento.

LEZIONE 7

Se prendiamo un organo cavo e lo sezioniamo trasversalmente e quindi ho una parete di un

certo spessore che delimita una cavità. Procedendo dall’interno all’esterno, lo strato più interno

è costituito da una mucosa (epitelio che poggia sulla membrana basale). È ovvio che l’epitelio

varia a seconda della funzione dell’organo (se deve assorbire sarà sottile). Procedendo verso

l’esterno abbiamo la sottomucosa, troviamo poi lo strato muscolare con le cellule che

possono disposte in vario modo per esempio le possiamo trovare a decorso circolare,

longitudinale oppure obliquo come nello stomaco. Questo per permettere una contrazione

dell’organo formando quella che viene chiamato onda peristaltica che serve a mescolare e

far avanzare il cibo. L’ultimo strato è il peritoneo o membrana sierosa che può rivestire

totalmente o in parte un organo (intraperitoneale, extraperitoneale).

Nell’apparato digerente frapposta tra la mucosa e la sottomucosa troviamo delle fibrocellule

muscolari lisce che costituiscono quello che si chiama muscularis mucosae. Con la loro

contrazione servono a modificare l’aspetto della mucosa sovrastante. Per esempio se un

bambino ingoia un ago che passa l’esofago e va contro alla parete invece di perforare la parete

per effetto della muscularis mucosae modifica la mucosa la quale si invagina e protegge l’ago

al momento del rilasciamento l’ago prosegue il suo percorso.

LA MILZA

La milza è situata nell’ipocondrio di sinistra sotto al diaframma. Le sue principali funzioni

sono:

1. Regola la massa del sangue.

2. Rappresenta una riserva di sangue per il nostro organismo.

3. Funzione eritrocateretica: distrugge globuli rossi invecchiati.

4. Interviene nei meccanismi di difesa producendo linfociti.

5. Funzione emopoietica ma solo nel feto.

Essendo così piena di sangue la milza è un tessuto molto friabile e quindi per traumi ecc. ci

possono essere rotture della milza con conseguente emorragia con conseguente esportazione.

Si può vivere senza milza ma avrà basse difese immunitarie.

La sua funzione eritrocateretica distrugge i globuli rossi invecchiati ma questi globuli rossi

invecchiati contengono ancora il gruppo –eme dell’emoglobina quindi il ferro. Il fegato è in

grado di recuperare il ferro da questi globuli rossi invecchiati per sintetizzare nuova

emoglobina.

La milza come abbiamo detto occupa l’ipocondrio di sinistra appena sotto il diaframma, è

compresa tra la nona e l’11 costa, non è suscettibile a palpazione esterna. I suoi rapporti sono

con il rene di sinistra, lo stomaco, il pancreas con la coda del pancreas e poi la flessura

sinistra del colon.

La milza ha questa forma come di semiluna e nella faccia mediale della milza abbiamo questa

depressione chiamata ilo della milza (l’ilo è il foro di entrata e di uscita di vasi e nervi). Da

qui entra l’arteria lienale o splenica ed uscirà la vena lienale. La milza è un organo

intraperitoneale, completamente avvolta dal peritoneo e forma molti legamenti con gli organi

vicini, tra questi troviamo:

1. Legamento freno-lienale: tra il diaframma e la milza.

2. Legamento reno-lienale: tra il rene e la milza.

3. Legamento gastro-lienale: tra lo stomaco e la milza.

Quando corriamo perché ci fa male la milza?

Quando si fa attività i muscoli richiamano sangue per la loro attività e la richiamano dalla milza

questo rilascio di sangue provoca dolore.

Il parenchima, cioè tutta la massa della milza, è costituito da 2 aspetti diversi:

1. Polpa bianca: costituita da tessuto linfoide, noduli linfatici disposti intorno ad arteriole.

2. Polpa rossa: costituita da cordoni di cellule provenienti dagli elementi del sangue come

linfociti, macrofagi, piastrine ecc. e l’insieme di tutti i vasi.

La milza è rivestita da una capsula fibrosa di tessuto connettivale la quale manda dei sedimenti

(del tessuto fibroso) all’interno quindi lungo questi sedimenti o trabecole vedremo appoggiarsi

dei vasi. Entra nell’ilo della milza l’arteria lienale e come tutte le arterie incomincia a ramificarsi

seguendo questo trabecole prendendo il nome di arterie trabecolari che a loro volta si

ramificano ed attorno a queste troviamo un manicotto di tessuto linfoide che costituisce la

polca bianca. Queste arteriole continuano a ramificarsi formando dei ciuffetti chiamate arterie

penicillari che alla fine ramificandosi ancora presentano dei capillari rivestiti con guscio detti

appunto capillari con guscio formato da fibrocellule muscolari che con la loro contrazione

regola il flusso del sangue.

Adesso la rete arteriosa trapassa nella rete venosa in specie di canali allargati chiamati seni

venosi e poi da qui abbiamo il percorso a ritroso in cui il sangue viene raccolto nelle vene

trabecolari che si uniscono ed uscirà tramite la vena lienale. Questo però è il circolo meno

probabile chiamata circolazione chiusa. È più probabile che il sangue dai capillari con guscio

passi prima nella polpa rossa e poi da qui nei seni venosi e viene definita circolazione aperta

ed è la più probabile.

Abbiamo detto che qui vengono prodotti i linfociti T e B.

APPARATO DIGERENTE

L’apparato digerente inizia nella cavità boccale e terminale nella cavità anale. Gli organi che ne

fanno parte sono in ordine:

1. Cavità boccale.

2. Faringe.

3. Esofago.

4. Stomaco.

5. Intestino: si divide in tenue e crasso.

6. Orifizio anale.

Ovviamente inizia con la cavità boccale e l’introduzione del cibo, proseguiamo poi nella faringe,

organo comune anche con l’apparato respiratorio, in cui troviamo l’epiglottide che

abbassandosi chiude la via respiratoria. Troviamo poi ghiandole annesse all’apparato

digerente, nella cavità boccale troviamo le ghiandole salivari come la parotide, la

sottomandibolare e la sottolinguale. Troviamo poi l’esofago nel mediastino lungo circa

15cm attraversando la cavità toracica, a sinistra prende rapporto con l’aorta toracica e

trapassa il diaframma nell’orifizio aortico per entrare poi in cavità addominale dove si continua

con lo stomaco a cui fa seguito l’intestino che si divide in 2 parti:

1. Intestino tenue: costituito dal duodeno, digiuno e dall’ileo, questi ultimi due possono

anche venir chiamati intestino mesenteriale.

2. Intestino crasso: costituito da cieco, colon e intestino retto. Il colon a sua volta

presenta un tratto ascendente, trasverso e discendente e sigmoideo.

PERCHÉ L’APPENDICITE È PERICOLOSA?

L’appendice è in rapporto con il peritoneo quindi quando diventa appendicite va esportata per

evitare che finisca in peritonite andando ad intaccare il peritoneo che è pericolosissima perché

il peritoneo è a contatto con tutti gli organi.

Nell’apparato digerente possiamo distinguere:

1. Una porzione ingerente: composta da cavità boccale, faringe ed esofago atta a

ricevere cibo.

2. Una porzione digerente: costituita da stomaco, intestino tenue.

3. Una porzione escretrice: costituita dall’intestino crasso dove vengono elaborate le

feci e l’eliminazione di acqua.

LO STOMACO

Nello stomaco possiamo riconoscere diverse porzioni principali:

1. Cardias: rappresenta l’orifizio che collega esofago e stomaco.

2. Fondo: porzione ghiandolare.

3. Corpo: è la porzione più ampia di forma ghiandolare.

4. Antro pilorico: rappresenta la prima dilatazione ed è una porzione di forma cilindrica

che si dirige lateralmente e superiormente rispetto al corpo.

5. Canale pilorico: porzione di forma emisferica compresa tra solco intermedio e piloro e

si dirige inferiormente e lateralmente rispetto all’antro pilorico.

6. Piloro: è uno sfintere muscolare che collega lo stomaco al duodeno.

Lo stomaco è compreso tra l’esofago e il passaggio tra esofago e stomaco si chiama cardia

però diciamo che è un passaggio che non è dotato di sfintere. Lo stomaco si continua poi con la

prima porzione dell’intestino tenue che è il duodeno ed in questo passaggio c’è uno sfintere che

regola il passaggio del cibo con la sua contrazione, questo è aperto nella digestione ma si

chiude tra un pasto e l’altro.

Osserviamo anche due margini detti grande curvatura e piccola curvatura in cui si

inseriscono i due legamenti piccolo omento nella piccola curvatura e grande omento nella

grande curvatura.

I RAPPORTI DELLO STOMACO

Lo stomaco è al di sotto del diaframma quindi prende rapporto con esso, con l’esofago, con la

milza, con il rene di sinistra, con il colon trasverso e la faccia anteriore è ricoperta dal lobo

sinistro del fegato. Inoltre dietro la parete posteriore dello stomaco tramite il peritoneo è in

rapporto con il pancreas.

Allo stomaco arriva sempre un ramo dell’arteria celiaca più precisamente l’arteria gastrica.

Lo stomaco è un organo intraperitoneale ed anche lui contrae legamenti con gli organi vicini

come il legamento gastro-lienale con la milza.

IL RAPPORTO TRA STOMACO E PANCREAS

Il pancreas è esattamente dietro lo stomaco, quest’ultimo è avvolto completamente dal

peritoneo mentre il pancreas è un organo retroperitoneale in quanto il peritoneo lo avvolge

solo nella sua faccia anteriore. Tra stomaco e pancreas quindi si forma uno spazio rivestito dal

peritoneo chiamato borsa omentale o retrocavità degli epiploon. Questa cavità è in

comunicazione con la grande cavità peritoneale attraverso il margine libero del legamento

epatoduodenale che corrisponde all’apertura chiamata forame epiploico o foro di

Winslow.

LA STRUTTURA DELLO STOMACO

È un organo cavo deputato alla digestione, per digestione intendiamo il processo con cui

sostanze chimiche complesse vengono scisse in sostanze chimiche semplici per poterle

assorbire (proteine in amminoacidi). La parete presenta la mucosa all’interno, poi i fascetti

muscolari che formano la muscularis mucosae, la sotto mucosa di tessuto lasso, la parete

muscolare e per ultimo il peritoneo. La mucosa che come al solito è formata da un epitelio che

poggia su una lamina basale non si presenta liscia ma sollevata in pieghe. È composta da un

epitelio bratipriscmatico semplice ovvero un solo strato di cellule con forma prismatica nel

quale sono intercalate cellule che producono muco neutro. Questo muco neutro serve per

controbilanciare l’acidità dello stomaco che altrimenti romperebbe la parete stessa.

La mucosa si solleva in pieghe e poi in tanti solchi in modo da descrivere tante piccole areole

chiamate areole gastriche ed in mezzo ad ognuna di esse c’è un foro che corrisponde allo

sbocco di una ghiandola perché nello stomaco le ghiandole sono nella lamina basale ed il loro

secreto così viene spinto fin fuori alla parete. Questo ghiandole si possono dividere in base alla

loro posizione in:

1. Ghiandole del cardias.

2. Ghiandole gastriche propriamente dette: si trovano nel fondo e nel corpo.

3. Ghiandole piloriche.

Le ghiandole del cardias sono tubolari composte e secernono muco neutro.

Le ghiandole gastriche propriamente dette sono tubolari semplici sono le più importanti e

sono costituite da 4 tipi di cellule con un loro secreto:

1. Cellule principali: secernono pepsinogeno che è il precursore della pepsina e la

rennina che è una sostanza di tipo ormonale che facilita la digestione del latte quindi si

trova soprattutto nel bambino.

2. Cellule di rivestimento: produce l’acido cloridrico che serve per trasformare il

pepsinogeno il pepsina, secernono anche il fattore intrinseco che serve per rendere

possibile l’assorbimento della vitamina B12.

3. Cellule del colletto: producono muco acido.

4. Cellule argentaffini: secernono una sostanza di tipo ormonale che è la serotonina che

promuove la contrazione della muscolatura liscia.

Le ghiandole piloriche producono la gastrina che stimola la secrezione gastrica e la motilità

dello stomaco.

COME SONO QUESTE GHIANDOLE?

Le ghiandole del cardias sono del tipo tubolari semplici ovvero il dotto escretore non

presenta ramificazioni. Anche le cellule principali immettono direttamente il secreto nel dotto

escretore. Le cellule di rivestimento si trovano più sulla parete quindi il loro secreto lo

immettono nel dotto escretore tramite capillari. Infine le cellule del colletto si trovano nel

collo.

Allo stomaco fa seguito il duodeno. Nel primo tratto del duodeno non inizia subito

l’assorbimento ma si completa la digestione. Nella prima parte del duodeno infatti viene

riversata la bile del fegato ed i succhi pancreatici.

Nella seconda parte del duodeno invece comincia l’assorbimento quindi come in tutto l’intestino

mesenteriale presenta dei ripiegamenti che sono i villi che a loro volta sono composti dai

microvilli che servono per aumentare la superficie d’assorbimento.

LEZIONE 8

IL FEGATO

Il fegato è una delle due ghiandole dell’apparato digerente insieme al pancreas, è molto grande

ed occupa l’ipocondrio di destra, l’epigastrio e parte dell’ipocondrio di sinistra, quindi

immediatamente sotto il diaframma ed è una massa che pesa circa un chilo e mezzo. È un

organo intraperitoneale anche se nella parte posteriore c’è una piccola parte che ne è

sprovvista chiamata parte nuda. Troviamo poi il legamento falciforme che collega il fegato

al diaframma che sta superiormente ed è dato dall’unione dei foglietti che provengono da

destra e sinistra anche se nella parte superiore si riaprono. Questo legamento quindi divide la

faccia anteriore in due lobi, una più grande lobo di destra ed uno più piccolo lobo di

sinistra. La faccia più interessata dal punto di vista dei rapporti è la faccia inferiore. La faccia

inferiore si presenta divisa in più parti da strutture che formano una specie di “H”. Nella parte

sinistra ci sono strutture fibrose, nella parte destra la cistifellea in basso e la vena cava

inferiore in alto ed in mezzo c’è l’ilo del fegato (il punto di entrata e di uscita di vasi e nervi).

Vediamo cosi che la faccia inferiore è divisa in 4 parti chiamati lobi quindi avremo lobo di

destra, lobo di sinistra, lobo quadrato e lobo caudato. Le strutture fibrose che formano

questi legamenti sono dei residui di vasi che esistevano nella vita fetale in quanto è un organo

privilegiato dal punto di vista dell’apporto sanguigno. Il legamento rotondo è il residuo della

vena ombelicale che collega la madre al feto che al momento del taglio del cordone ombelicale

diventa un legamento fibroso. Il legamento superiore si chiama legamento venoso ed è il

residuo di un vaso chiamato dotto di Aranzio. Troviamo poi due strutture, una depressione

chiamata fossa cistica occupata dalla cistifellea, poi c’è la fossa della vena cava inferiore

occupata ovviamente dalla vena cava inferiore. In mezzo vediamo l’ilo del fegato dove passano

vasi e nervi come ad esempio l’arteria epatica che entra ed un vaso venoso che esce che

sarà la vena epatica, troviamo poi il dotto epatico che porta la bile nella prima parte

dell’intestino tenue (primo tratto del duodeno).

Nelle facce del fegato vediamo poi delle impronte lasciate dagli altri organi, a sinistra notiamo

l’impronta gastrica, a destra l’impronta renale (lasciata dal rene di destra), più in basso

l’impronta colica che è la flessura destra del colon, medialmente invece troviamo l’impronta

duodenale lasciata dal duodeno.

LA FACCIA POSTERIORE DEL FEGATO

Il legamento falciforme si costituiva dall’unione di un foglietto di peritoneo proveniente da

destra e una da sinistra si accolla, si porta al diaframma e poi portandosi indietro si apre di

nuovo. Troviamo poi un foglietto che viene dal basso e risale la faccia posteriore ma non copre

tutta la faccia posteriore scoperta per cui si forma un’area chiamata area nuda.

Il legamento falciforme dividendosi in due foglietti a sinistra ed a destra forma due legamenti

detti legamento coronario di destra e di sinistra i quali poi unendosi all’estremità sinistra e

destra con il foglietto di peritoneo proveniente dal basso formano il legamento triangolare

di destra e di sinistra.

Possiamo quindi dire che il fegato è tenuto in posizione da connessioni vascolari, con i

legamenti peritoneali come quello falciforme che lo lega al diaframma, l’epatogastrico che

lo collega allo stomaco.

LA BILE

Il prodotto di secrezione del fegato è la bile che contiene, acqua, acidi biliari, colesterolo,

fosfolipidi ecc. e serve ad emulsionare i grassi quindi facilita la digestione dei lipidi, mantiene il

trofismo della mucosa, contribuisce alle funzioni intensive di superficie attraverso il proprio

contenuto di immunoglobuline, contribuisce all’eliminazione di cataboliti.

L’altra ghiandola annessa all’apparato digerente è il pancreas.

COME FA A FUNZIONARE IL FEGATO?

L’unità funzionale del fegato è il lobulo epatico, una piccola porzione di parete che si vede

solo al microscopio ottico. Ha un aspetto poligonale, ed è l’unità funzionale in quanto un lobulo

è nutrito, elimina i suoi cataboliti e produce la bile quindi è indipendente dal punto di vista

anatomico e funzionale ed anche se asporto un pezzo di fegato il resto funziona lo stesso. In

mezzo al lobulo c’è una vena chiamata vena centro-lobulare. Le cellule chiamate epatociti

sono disposte in maniera raggiata formando dei raggi dello spessore di 2-3 cellule e vanno dal

centro verso la periferia. Tra queste file di cellule scorrono i capillari in modo molto tortuoso

per questo chiamati sinusoidi proveniente dall’arteria epatica. Dall’ilo del fegato entra però un

vaso con una particolarità in quanto entra una vena chiamata vena porta.

PER QUALE MOTIVO ENTRA UNA VENA POVERA DI OSSIGENO NEL FEGATO E NON VA

ALL’ATRIO DESTRO?

La vena porta è una vena che raccoglie il sangue refluo di gran parte della cavità addominale,

milza, parte destra e sinistra dell’intestino, questo sangue povero di ossigeno però è ricco di

altre sostanze. Per esempio il sangue proveniente della milza che ha funzione emocateretica

(distrugge globuli rossi invecchiati) quindi contiene frammenti di globuli rossi, quello che

proviene dall’intestino contiene sostanze dell’assorbimento. Quindi per utilizzare tutte queste

sostanze (ad esempio dal gruppo eme produrrà nuovi globuli rossi) il sangue fa tappa nel

fegato che utilizza tutte le sostanze per poi mandarlo all’atrio destro del cuore.

In questi spazi tra le cellule quindi scorrono sia capillari sinusoidi dell’arteria epatica (funzione

nutritizia) sia quelli della vena porta (funzionali). Riepilogando gli elementi che costituiscono il

lobulo sono le cellule gli epatociti, i sinusoidi poi ci saranno dei vasi che raccolgono la bile.

Questi vasi hanno la particolarità di essere sprovvisti di parete propria ma sono scavati nello

spessore delle cellule ed acquistano parete propria solo quando escono dal lobulo.

I capillari procedono dalla periferia al centro, entrano in contatto con la cellula cede ossigeno e

contemporaneamente trapassa nella rete capillare venosa raccogliendo CO e prodotti di rifiuti

2

arrivando fino al centro scaricando tutto il suo sangue ricco di cataboliti nella vena centro-

lobulare. I capillari delle vena porta entrano in contatto con gli epatociti sempre dalla periferia

al centro, gli epatociti filtrano il sangue trattenendo ciò che gli serve e poi il sangue viene

riversato nella vena centro-lobulare.

Ai vertici dei lati dei lobuli ci sono degli spazi detti spazi portali dove troviamo le tre strutture

che fanno funzionare il lobulo. Infatti troviamo un ramo dell’arteria epatica, uno della vena

epatica ed un condotto che esce che è il condotto bilifero.

L’attività metabolica del fegato è enorme infatti alcune delle sue funzioni sono: ruolo

fondamentale nel metabolismo dei glucidi, lipidi, proteico, ferro, rame e fattori vitaminici,

libera l’organismo da molte sostanze tossiche, sintetizzano l’angiotensinogeno convertito poi in

angiotensina, producono l’eritropoietina.

I capillari hanno parete discontinua e intramezzata da cellule di aspetto stellato chiamate

cellule del Kupffer con attività fagocitaria per fagocitare i globuli rossi provenienti dalla milza

ma non utilizzati. Lo spazio dove avvengono gli scambi nutritizi nel fegato viene chiamato

spazio del Disse.

Tutte le vene centro-lobulari raccolgono il sangue refluo e convergono in una vena sotto-

lobulari che a loro volta convergono in due vene più grandi che escono dall’ilo del fegato

chiamate vene epatiche ed hanno un tragitto brevissimo perché si gettano subito nella vena

cava inferiore.

La bile attraverso il dotto biliare arriva al duodeno in un punto ben preciso dove c’è un rilievo

della mucosa detta papilla maggiore.

A COSA SERVE LA CISTIFELLEA?

La cistifellea serve come sacco di raccolta in quanto a livello del duodeno c’è un orifizio che si

chiude tra un pasto e l’altro mentre gli epatociti continuano a produrre la bile. A questo livello

troviamo un altro sfintere che spinge la bile in un dotto chiamato dotto cistico ed annida la

bile nella cistifellea. Mentre è nella cistifellea la bile viene disidratata dalla parete della

cistifellea e si concentra.

L’unione del dotto epatico e del dotto cistico formano il dotto coledoco ed in vicinanza del

duodeno il coledoco si unisce ad un condotto proveniente dal pancreas detto dotto

pancreatico principale (l’altro dotto del pancreas si dice accessorio).

IL PANCREAS

Il pancreas è una ghiandola mista ovvero ha una parte esocrina, l’ultima descritta che secerne

succhi pancreatici, e poi c’è una parte endocrina di cellule raggruppate nelle cosiddette isole

del Langerhans che producono insulina che abbassa la glicemia.

IL SISTEMA PORTALE

Il sistema portale è un sistema venoso un po’ anomalo. Noi sappiamo che tutto il carico venoso

viene raccolto nella regione sopradiaframmatica dalla vena cava superiore e nella regione

sottodiaframmatica dalla vena cava inferiore ed entrambe vanno all’atrio destro del cuore.

La vena porta prima di gettarsi nella vena cave inferiore passa per il fegato ed il sangue viene

filtrato trattenendo tutte le sostanze riutilizzabili. La vena porta è formata dall’unione di altre

vene, la vena lienale o splenica che viene dalla milza e riceve afferenze da pancreas e

stomaco, questa vena si unisce alla vena mesenterica inferiore che raccoglie il sangue

refluo dall’intestino e tutto quello che occupa la parte sinistra della cavità addominale. Una

volta unitesi queste due vene formano un tratto comune che poi si unisce alla vena

mesenterica superiore che occupa il sangue refluo dall’intestino e dalla parte destra della

cavità addominale. Tutti questi tronchi convergono nella vena porta che arriva all’ilo del

fegato.

Questo sistema che è un po’ un circoletto a parte presenta delle anastomosi con il grande

circolo generale questo perché nel caso il fegato sia affetto da una patologia che gli impedisce

di funzionare questo circoletto portale scarica il suo sangue nel grande circolo generale

attraverso delle anastomosi per raggiungere comunque l’atrio destro del cuore.

QUALI SONO QUESTE ANASTOMOSI?

Con il grande circolo generale attraverso le vene dell’intestino retto a livello rettale, con le

vene esofagee e a livello della regione ombelicale. Ovviamente queste anastomosi

sovraccaricate da un flusso di sangue eccessivo arrivano al punto in cui si rompono infatti uno

degli stadi terminali della cirrosi epatica è la comparsa delle varici nel tratto esofageo che con

la loro rottura si vomita sangue.

L’APPARATO URINARIO

L’apparato urinario è composto da:

1. I reni. Situati nella cavità addominale assieme

2. I calici renali. al primo tratto degli ureteri.

3. Bacinetto o pelvi renali.

4. Ureteri. Situati nella cavità pelvica assieme agli

5. Vescica. ultimi tratti degli ureteri.

6. Uretra.

I reni filtrano il sangue per formare l’urina (urea, acido urico) e siccome è tossica dev’essere

eliminata, per questo ai reni fanno seguito i calici renali che convergono nelle pelvi renali

poi attraverso due tubicini detti ureteri l’urina arriva alla vescica urinaria che è una sacca di

raccolta e dalla vescica l’urina è portata all’esterno tramite l’uretra.

L’apparato urinario è detto anche apparato uropoietico perché porta alla formazione di urina

che proviene dalla filtrazione del sangue. Questo apparato ha funzione emuntoria (di

purificazione) come per esempio i polmoni o le ghiandole sudoripare. È deputato

all’eliminazione dei cataboliti azotati, contribuisce all’equilibrio idro-salino del nostro corpo,

secerne sostanze che regolano la pressione sanguigna e l’eritropoiesi mediante l’eritropoietina.

L’uretra nel maschio ha un percorso molto più lungo rispetto quello della donna in cui è

brevissimo.

I RENI

Il rene è in cavità addominale tra la dodicesima vertebra toracica e la seconda lombare.

Presentano un polo superiore ed uno inferiore, un margine laterale ed uno mediale, una faccia

anteriore ed una posteriore. Il loro polo superiore è sormontano dalle ghiandole surrenali.

Ci sono dei rapporti diversi e comuni tra il rene di destra e quello di sinistra. I rapporti

comuni sono posteriormente con i muscoli della parete addominale posteriore (quadrato

dei lombi, trasverso, grande psoas, diaframma). I rapporti diversi sono medialmente il rene

di sinistra prende rapporto con l’aorta addominale mentre il rene di destra con la vena cava

inferiore. Ovviamente dall’aorta si staccherà un ramo che si chiama arteria renale che andrà

a nutrire le cellule del rene mentre dal rene uscirà una vena detta vena renale che si getterà

nella vena cava inferiore. Il rene di sinistra il rene sarà il rapporto con la milza, la coda del

pancreas e il colon discendente. Il rene di destra invece avrà rapporti con il fegato, il

duodeno, il colon ascendente.

Nel margine mediale troviamo l’ilo del rene che è il punto di entrata e di uscita di vasi e

nervi. Il rene è un organo extraperitoneale perché il peritoneo avvolge solo la faccia

anteriore ma non posteriormente perché poggia direttamente sui muscoli della parete

addominale posteriore. I reni sono accolti in una loggia chiamata loggia renale le cui pareti

sono date dallo sdoppiamento della sottosierosa e del peritoneo, in questa loggia c’è molto

tessuto adiposo che serve anche in posizione l’organo, infatti questo tessuto adiposo come

quello attorno all’orbita è un tessuto adiposo che non diminuirà mai.

Il rene ha aspetto liscio ma un anomalia può essere il rene lobato oppure non molto frequente

è che i due reni nascono uniti a ferro di cavallo nel polo posteriore chiamati reni a ferro di

cavallo.

Non tutto il sangue che arriva al rene viene filtrato e trasformato in urina ma solo una

piccolissima percentuale. Nelle 24h circolano 1500 litri di sangue ma solo il 10% viene filtrato e

prodotta quella che si chiama urina primitiva perché ancora ricca di Sali riutilizzabili che

verranno riassorbiti. Noi eliminiamo circa un litro e mezzo di urina al giorno.

LEZIONE 9

LA STRUTTURA DEL RENE

Se noi facciamo una sezione del rene all’interno si presenta con una parte sterna detta parte

corticale ed una interna chiamata parte midollare.

La parte interna presenta circa 10 formazione per ogni rene chiamate piramidi del Malpighi e

sono strutture a forma piramidale con l’apice rivolto verso l’ilo del rene e la base rivolta verso

la parte corticale, hanno un aspetto striato, le striature chiare corrispondono a tubi collettori

mentre quelle più scure sono i vasi. Presentano un apice chiamato papilla renale che

presenta una zona tutta bucherellata chiamata zona cribrosa da cui poi uscirà l’urina che

verrà raccolta dai calici renali e proseguirà il suo percorso.

La parte corticale più esterna si forma alla base delle piramidi e poi si insinua anche tra una

piramide e l’altra formando quelle che si chiamano colonne renali o colonne del Bertin.

Questa regione si presenta con delle strutture longitudinali chiamati raggi quindi parte

radiata ed una parte attorno ad essa di strutture raggomitolate chiamata parte convoluta.

Nel rene per lobo renale si intende la parte di midollare che costituisce la piramide con la sua

corticale che sta sopra, quindi se ci sono 10 piramidi avremo 10 lobuli. Se invece parliamo di

lobuli mi riferisco ad una piccola parte della sostanza corticale e più precisamente comprende

una parte radiata circondata da una parte e dall’altra dalla parte convoluta e delimitata da due

arteriole chiamate arteriole interlobulari.

La parte radiata è costituita da tubuli rettilinei mentre la parte convoluta è costituita da

tubuli contorti e da corpuscoli renali o corpuscoli del Malpighi. Siccome il rene deve

filtrare il sangue la vascolarizzazione nel rene è molto importante, certamente nell’ilo del rene

entra un’arteria proveniente dall’aorta addominale detta arteria renale che a sua volta si

ramifica assumendo vari nomi e con diametro sempre minore fino a quando il sangue arriva

all’unità funzionale del rene che si chiama nefrone che filtra il sangue. Il vaso che porta il

sangue al nefrone è una piccola arteria chiamata arteriola afferente.

Il nefrone è costituito da una pallina detta corpuscolo renale o corpuscolo del Malpighi,

dove avviene la filtrazione del sangue con formazione di urina primitiva, e da un sistema di

tubuli troviamo poi il condotto che raccoglie il filtrato dai vari nefroni chiamato tubulo

collettore e poi lo porta all’apice della piramide da dove farà uscire l’urina attraverso i

forellini.

COM’È FATTO QUESTO CORPUSCOLO?

Questo corpuscolo ha una parte esterna che si chiama capsula ed all’interno arriva l’arteriola

afferente che all’interno si capilarizza e si dispone in modo raggomitolato prendendo il nome

di glomerulo. Quindi ci sarà una parete che tratterà le sostanze ad alto peso molecolare. Il

sangue in questi capillari si filtra perché scorre con una pressione idrostatica 7 volte maggiore

alla norma.

Ricordiamoci però che non tutto il sangue che entra nelle arteriole viene filtrato una parte

infatti prende l’arteriola efferente che esce dal corpuscolo e torna in circolo. Queste rete

capillare compresa tra due arterie viene detta rete mirabile arteriosa.

COME FA IL SANGUE A RAGGIUNGE UNA PRESSIONE COSÌ ALTA?

Si forma perché l’arteriola afferente ha un calibro piuttosto grande quindi arriva molto sangue

quello che non dev’essere filtrato esce tramite l’arteriola efferente la sua capillarizzazione ha

un calibro molto ridotto quindi si ha un aumento di pressione.

La pressione capsulare è la pressione che è determinata dalla capsula mentre quella osmotica

è dovuta alle proteine che sono nel sangue.

I capillari hanno un endotelio discontinuo che poggia su una membrana basale. La capsula ha

uno strato esterno fatto da un epitelio pavimentoso stratificato mentre la parte interna è

costituita da cellule particolari chiamate podociti di aspetto stellato e si dispongono sulle anse

capillari. La filtrazione avverrà tra la parete del capillare e la parete della capsula e il liquido

verrà raccolto nel polo urinifero.

Nel polo urinifero si raccoglie l’urina primitiva poi passa in un tubulo ad andamento tortuoso

chiamato tubulo contorto di prim’ordine oppure tubulo prossimale perché è quello vicino

il corpuscolo. Successivamente il tubulo descrive un’ansa rettilinea fino all’apice della piramide

poi torna chiamata ansa di Henle poi risale e si avvicina di nuovo al corpuscolo renale con

andamento tortuoso chiamato tubulo contorto di second’ordine o tubulo distale. A questo

punto il nefrone vero e proprio è terminato ed il filtrato che uscirà dal tubulo distale verrà

raccolto da un tubulo collettore che percorre verticalmente la piramide e lo faranno uscire

all’apice della piramide. In questi tubuli avviene il riassorbimento soprattutto nel tubulo

contorto di prim’ordine (circa un 75%), nell’ansa di Hellen un 5% ed un 15% nel tubulo distale

infine circa il 4% nel tubulo collettore. Quindi solo l’1% di quello che è passato viene

trasformato in urina definitiva.

A controllare la filtrazione del sangue ci sono delle cellule che insieme costituiscono l’apparato

iuxtaglomerulare che presiede alla filtrazione del sangue. Queste cellule saranno situate nel

corpuscolo del nefrone. Queste cellule sono:

- Cellule iuxtaglomerulari.

- Cellule della macula densa.

- Cellule ilari o del mesangio extraglomerulari.

Le cellule iuxtaglomerulari sono situate nella parete dell’arteriola afferente. Queste cellule

modificano il processo di filtrazione producendo una sostanza chiamata renina che agisce su un

substrato detto angiotensinogeno convertendolo in angiotensina 1 la quale ad opera

enzimatica diventa angiotensina 2 che provoca la costrizione dei vasi con conseguente

aumento di pressione, contemporaneamente l’angiotensina 2 agisce anche sull’aldosterone

promuovendo la ritenzione del sodio determinando un aumento della pressione idrostatica.

Le cellule della macula densa che si trovano nella parete del tubulo distale. Anch’esse

regolano il flusso sanguigno.

Le cellule ilari stanno tra l’arteriola afferente e l’arteriola efferente ed agiscono da intermediari

tra le cellule iuxtaglomerulari e le cellule della macula densa.

In medicina tutte le cose che finiscono in –ite sono delle infiammazione quindi una

glomerulonefrite è un’infiammazione del nefrone a livello del glomerulo.

Il rene ha anche una funzione endocrina in quanto le cellule interstiziali intorno ai tubuli e alla

parte convoluta della corticale producono una sostanza che si chiama eritropoietina che

stimola il midollo osseo per la produzione di globuli rossi.

LA CAVITÀ PELVICA

La cavità pelvica è delimitata superiormente dallo stretto superiore del bacino, inferiormente

dallo stretto inferiore del bacino che è chiuso dalle fasce muscolari che costituiscono il perineo.

Contiene gli organi dell’apparato urinario, gli organi interni dell’apparato genitale sia maschile

che femminile e poi troviamo l’ultimo tratto dell’intestino, l’intestino retto.

APPARATO GENITALE MASCHILE E FEMMINILE

Generalità, sapere quali organi compongono i due apparati.

APPARATO TEGUMENTARIO

Questo apparato è formato dalla cute e dagli annessi cutanei come le unghie, i peli, le

cellule sudoripare e le ghiandole sebacee. Questo è l’apparato più vasto di tutto il nostro corpo.

Questo apparato ha funzioni:

1. Protettive: ci protegge da agenti esterni fisici, chimici e meccanici.

2. Mantiene l’omeostasi: ovvero l’equilibrio dei liquidi nel nostro corpo.

3. Ha funzione di termoregolazione.

4. Ci mette in rapporto con l’ambiente: in quanto è sede di numerose terminazioni

nervose.

La cute varia per spessore ad esempio nei piedi e nelle mani sarà molto spessa, mentre nelle

palpebre è sottile. Inoltre la cute è formata da diversi strati, quello più esterno si chiama

epidermide ed è costituito da tessuto epiteliale che poggia su una lamina basale, sotto abbiamo

strati di connettivo che è il derma e ancora più in profondità abbiamo l’ipoderma sempre di

natura connettivale che è quello che viene a contatto con le fasce muscolari e rappresenta il

piano di scorrimento.

L’epidermide a sua volta è composto da 5 strati, quello più esterno detto strato corneo in

quanto le cellule hanno un rivestimento proteico di creatina che lo rende ancora più forte.

Quello più profondo si chiama strato basale o germinativo e qui vengono prodotte le cellule

che pian piano migrano fino ad arrivare allo strato corneo dopo poi muoiono e ad ogni morte

corrisponde una nuova cellula che prende il posto della precedente.

Nel derma invece non c’è un rinnovamento di cellule, ma se mi provoco una ferita che lede il

derma si ha proliferazione di fibroblasti che andranno a formare la cicatrice.

Nell’ultimo strato troviamo cellule dette melanociti che producono melanina e che dà il

colorito alla pelle. Queste cellule contengono anche una proteina chiamata cheratina che è

idrorepellente.

LEZIONE 10

INTRODUZIONE AL SISTEMA NERVOSO

Il sistema nervoso è costituito da tessuto nervoso. Ha la proprietà di generare, trasmettere e

propagare degli impulsi elettrici. Questa proprietà è dovuta alle cellule del sistema nervoso e

che si riassume nella capacità di percepire uno stimolo esterno quindi irritabilità e la proprietà

poi di trasmetterlo quindi conduttività.

Per esempio metto un dito sul fuoco se non avessi cellule nervose resterei li senza sentire

niente mentre avendo queste cellule trasmettono la sensazione di calore elevato e dolore al

sistema nervoso il quale recepisce il messaggio ed elabora una risposta adeguata che in questo

caso è la contrazione del bicipite che allontana il dito dal fuoco.

IL TESSUTO NERVOSO

Il tessuto nervoso è costituito da 2 tipi di cellule:

1. I neuroni: che hanno le proprietà precedentemente descritte quindi irritabilità e

conduttività.

2. La della glia: dette anche cellule gliali o nevroglia. Sono vari tipi di cellule che

hanno funzione di sostegno quindi non trasmettono l’impulso elettrico quindi possono

servire ad esempio come rivestimento di certe cavità e sono molto più numerosi

rispetto ai neuroni.

IL NEURONE

Il neurone ha un corpo cellulare che si chiama pirenoforo da cui partono dei prolungamenti

che sono di 2 tipi:

1. I dendriti: che possono essere molti e l’impulso elettrico viaggia dalla periferia al

centro quindi in senso centripeto.

2. L’assone: detto anche neurite è uno solo e qui l’impulso viaggia dal centro alla

periferia quindi in senso centrifugo.

L’assone è rivestito da una guaina che fanno parte della nevroglia chiamata cellule di

Schwann che producono una sostanza lipo-proteica che si chiama mielina e si avvolge

attorno al neurite. Questa mielina aumenta la conduzione.

Se la osserviamo bene però la mielina presenta delle interruzioni chiamati nodi di Ranvier

questo perché una conduzione saltatoria è più efficace di una conduzione continua.

Un neurone bipolare è un neurone che ha sempre solo un neurite ed un dendrite. Si chiama

invece neurone multipolare un neurone che ha sempre un solo neurite ma tanti dendriti.

Troviamo poi un neurone pseudo-bipolare in cui c’è un corpo cellulare che presenta un

neurite ed un dendrite però siccome il corpo cellulare si è sviluppato in maniera eccentrica

(allargandosi) il neurite ed il dendrite si sono uniti insieme pur mantenendo la loro identità

quindi dal corpo cellulare parte un unico prolungamento contenente neurite e dendrite che poi

si ramificherà a “T” dando un prolungamento periferico ed uno centrale, per questo chiamato

anche neurone a T. Un neurone di questo tipo lo troviamo tutte le volte che si parla di

impulsi sensitivi ad esempio se spingo su un chiodo sento dolore e viene trasmesso al

sistema nervoso centrale che elabora la risposta e tira via il dito. Un neurone così fa il lavoro di

due neuroni in quanto con un prolungamento assume la sensazione e con l’altro lo trasmette al

sistema nervoso centrale quindi è molto più rapido.

La trasmissione degli impulsi di solito avviene per trasmissione da una cellule nervosa all’altra

fino ad arrivare al sistema nervoso centrale, questo passaggio viene chiamata sinapsi. La

sinapsi può avvenire anche tra una cellula nervosa ed una cellula di altro tipo come quelle

muscolari.

In base al numero di sinapsi si ha la velocità di trasmissione infatti una via con una sola sinapsi

sarà più veloce di una con più sinapsi.

La sinapsi può avvenire tra le diverse parti del neurone, per esempio una sinapsi asso-

dendritica vuol dire che avviene tra l’assone di una cellula ed il dendrite di un’altra, una

sinapsi asso-somatica avviene tra l’assone di una cellula ed il corpo cellulare di un’altra,

troviamo poi la sinapsi asso-assonica che avviene tra un assone di una cellula e l’assone di

un’altra.

LA SINAPSI MUSCOLARE

Una sinapsi che a noi interessa molto è la trasmissione dell’impulso dal sistema nervoso

centrale ed il muscolo. La sinapsi tra il neurone e la cellula muscolare viene chiamata placca

motrice. La trasmissione dell’impulso da una cellula all’altra oltre che dal contatto è facilitata

dalla produzione di sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori. Quando l’assone prende

contatto con la fibra muscolare la parte terminale dell’assone si allarga e la fibra muscolare si

adatta sollevandosi in pieghe prendendo il nome di suola terminale. Fra i due comunque c’è

un leggero spazio chiamato fessura sinaptica e quando la fibra nervosa prende contatto con

la fibra muscolare a livello della sua terminazione compaiono delle vescicole che emettono

neurotrasmettitori (acetilcolina, noradrenalina ecc.) che passano la fessura sinaptica e

vengono recepiti dalla fibra muscolare.

LE CELLULE DELLA NEVROGLIA

Alla nevroglia appartengono moltissimi tipi di cellule tra queste noi ricordiamo:

1. Cellule ependimali: cellule epiteliali che servono a delimitare le cavità dette anche

ventricoli celebrali che sono nel sistema nervoso centrale e rivestono un canale che

attraversa il midollo spinale chiamato appunto canale ependimale in cui scorre un

liquido chiamato liquido cerebrospinale o liquido cefalorachidiano che è uno dei

mezzi di protezione del sistema nervoso.

2. Gli astrociti: hanno tantissimi prolungamenti stellati e li troviamo nella parete dei vasi

che sono nel sistema nervoso. Con questi prolungamenti si incastrano molto bene

formando una parete abbastanza fitta. La sua importanza è data appunto dalla

formazione di questa barriera chiamata barriera ematoencefalica che ha la funzione

di selezionare quali sostanze devono passare e quali no.

3. Cellule di Schwann: che producono la mielina, sostanza lipoproteica di colore

biancastro, che si avvolge attorno all’assone. Ricordiamo poi i nodi di Ranvier in cui la

mielina si interrompe perché la conduzione saltatoria è più efficace di una conduzione

continua.

Ricordiamo che il sistema nervoso è costituito da tessuto nervoso costituito a sua volta da

neuroni e cellule della nevroglia.

Il sistema nervoso si divide in:

1. Sistema nervoso centrale: costituito dall’encefalo e dal midollo spinale. L’encefalo

è racchiuso nella scatola cranica mentre il midollo spinale è racchiuso nello speco

vertebrale. Il sistema nervoso agisce all’unisono con il sistema endocrino infatti ognuno

lavoro per mantenere l’equilibrio del nostro organismo. Il sistema nervoso agisce

mediante i neurotrasmettitori mentre il sistema endocrino attraverso gli ormoni. Alla fine

si può parlare quindi di un sistema neuroendocrino.

2. Sistema nervoso periferico: è costituito da nervi e da gangli ed è quello che mette

in comunicazione il tessuto nervoso con tutti gli altri tessuti come per esempio il tessuto

muscolare.

COS’È UN NERVO?

Il sistema nervoso centrale è il centro principale dell’informazione nervosa, valuta

l’informazione e dà una risposta adeguata. Il sistema nervoso periferico fa da tramite tra il

sistema nervoso centrale e gli altri tessuti e lo fa attraverso i nervi e i gangli.

I nervi sono fasci di fibre nervose avvolti dalla guaina ed intercalati ad essi ci sono i gangli.

Per fibra nervose intendiamo un neurite o un assone avvolto dalla sua guaina mielinica e tante

fibre insieme formano un fascio di fibre e l’insieme di quest’ultimi formano un nervo che può

essere composto da pochi o molti fasci di fibre da cui dipende anche il suo spessore come ad

esempio il nervo ischiatico (parte posteriore arto inferiore) composto da molti fasci con uno

spessore di 2cm, mentre il nervo ascellare è molto più sottile quindi formato da molti meno

fasci.

Possiamo distinguere fibre afferenti al sistema nervoso centrale e che portano gli impulsi

sensitivi o efferenti quindi che dal sistema nervoso centrale vanno alla periferia e sono

motori.

Se tocco il fuoco ad un certo punto sento bruciare e c’è un nervo sensitivo che trasmette la

sensazione dalla periferia al sistema nervoso centrale che prende atto di queste informazioni e

dà una risposta adeguata mediante un altro nervo che parte dal sistema nervoso e va al

muscolo scheletrico in modo da togliere la mano.

Inoltre i nervi possono essere somatici o viscerali. Quelli somatici innervano gli strati

superficiali e scheletrici (cute, muscoli, ossa, articolazioni) del nostro corpo e conducono stimoli

propri della vita di relazione. Quelli viscerali invece sono quelli che mediano gli impulsi propri

della vita vegetativa ovvero quelli che mi garantiscono la sopravvivenza quindi vanno ad

innervare la muscolatura liscia, il cuore e la secrezione delle ghiandole.

LA RIPARAZIONE DEL TESSUTO NERVOSO.

Il corpo cellulare del neurone non ha attività mitotica quindi non si riesce a duplicare e di

conseguenza una lesione al cervello non si riesce a riparare. Se invece si parla dell’assone o

del neurite avvolto dalla sua guaina una sorta di riparazione ci può essere solo in determinate

condizioni come per esempio in un incedente un tale ha perso la sensibilità della mano poi pian

piano con il tempo un po’ la recupera.

Immaginiamo che ci sia un neurone con il corpo cellulare, il suo neurite, le cellule di Schwann

che hanno prodotto la mielina e i nodi di Ranvier fa sinapsi con una cellula muscolare e la tiene

bella tonica perché la stimola continuamente. Avviene poi una lesione e la conduzione nervosa

è interrotta di conseguenza la fibra muscolare si atrofizza per disuso, in seguito alla riparazione

viene ritrasmesso l’impulso e la fibra muscolare torna trofica. Per far sì che avvenga la

riparazione non deve ledersi il corpo cellulare perché attraverso questo moncone deve portare

il nutrimento in quanto è da qui che partirà un’eventuale riparazione, un’altra condizione è che

in questo punto non si sia formato del tessuto cicatriziale, la ghiandola di Schwann non

dev’essere stata distrutta completamente, se ci sono queste condizioni può avvenire la

riparazione.

Questo moncone è continuamente alimentato dal corpo cellulare e da qui partono degli abbozzi

germinativi, l’importante è che almeno uno di questi abbozzi germinativi prende la via giusta e

vada in direzione della fibra muscolare, la ghiandola di Schwann se non viene lesionata serve

per ricostituire quel canale in cui un abbozzo germinativo si possa incanalare, una volta

incanalato si rigenera velocemente e ristabilisce il contatto. A livello della lesione ci sono molti

detriti cellulari che poi i macrofagi fagociteranno tutti questi detriti.

COSA SONO I GANGLI?

I gangli sono degli aggregati di cellule nervose ma che sono organizzati in un corpicciolo vero e

proprio tenuto insieme dal tessuto connettivo. I gangli non vanno confusi con i nuclei che sono

riuniti ma non formano un vero e proprio corpicciolo.

MEZZI DI PROTEZIONE DELL’ENCEFALO E DEL MIDOLLO SPINALE

Entrambi sono strutture molto delicate quindi hanno mezzi di protezione. Il primo mezzo di

protezione è una protezione ossea, il cranio contiene l’encefalo come la colonna vertebrale

contiene il midollo. Troviamo poi un sistema di membrane connettivale chiamate meningi subito

sotto il periostio, sono tre ed avvolgo sia l’encefalo che il midollo. Infine troviamo un liquido

chiamato liquido cerebrospinale o cefalorachidiano. Questo liquido infatti ha la capacità di

assorbire le vibrazioni e attutire gli urti, si trova nei ventricoli celebrali, nel canale centrale del

midollo spinale e nello spazio subaracnoideo. Questo liquido mantiene

Le tre meningi sono:

1. La duramadre: è la più esterna al di sotto del periostio ed è anche la più spessa.

2. L’aracnoide.

3. Piamadre: a contatto proprio con l’encefalo sottile e molto vascolarizzata.

Tra una meninge e l’altra troviamo degli spazi, sotto la duramadre troviamo lo spazio

subdurale, sotto l’aracnoide invece c’è lo spazio subaracnoideo.

La duramadre che è il rivestimento più esterno manda all’interno dell’encefalo dei setti (dei

sedimenti) che sono di vario tipo. Ne manda uno tra i due emisferi celebrali che si chiama

falce celebrale, un altro si insinua fra i due emisferi del cervelletto e si chiamerà falce

cerebellare, un altro si insinua sopra al cervelletto chiamato tentorio del cervelletto che

serve a separare il cervelletto dall’encefalo che sta sopra in quanto con il suo peso

schiaccerebbe il cervelletto, l’ultimo sedimento che la duramadre manda all’interno va sopra

alla ghiandola ipofisi formando quella che si chiama tenda ipofisaria. Come sappiamo l’ipofisi

è una ghiandola che è collegata superiormente con l’ipotalamo quindi la tenda ipofisaria lascia

lo spazio per il peduncolo ipofisario. La duramadre è avvolta nella sella turgida dell’osso

sfenoide. Una volta arrivata al di là dell’ipofisi non incontra nessuna resistenza e quindi scende

sdoppiandosi e forma due recessi (due cavità) che prendono il nome di seni della duramadre

che raccolgono il sangue refluo dalla testa e per il loro trabecolato si dicono seni cavernosi.

Questi sono molti importanti perché oltre a contenere sangue venoso da passaggio alla

carotide interna e ai nervi che vanno ad innervare il bulbo oculare.

LEZIONE 11

Ricordiamo che l’encefalo assieme al midollo spinale forma quello che si chiama neurasse.

IL LIQUIDO CEREBROSPINALE

Tornando a parlare del liquido cerebrospinale ricordiamo che ha la funzione di mantenere

l’equilibrio osmotico degli elementi nervosi, forma un cuscinetto liquido si protezione attorno al

neurasse ed inoltre riceve la linfa del tessuto nervoso al posto dei vasi linfatici.

Questo liquido viene continuamente prodotto da delle formazioni vascolari che si chiamano

plessi corioidei (plesso indica una struttura un po’ aggrovigliata) e giacciono sul pavimento

ricoperto da cellule ependimali dei ventricoli celebrali. Il liquido scorre in un sistema cavitario e

poi viene in parte riassorbito nello spazio subaracnoidale.

I ventricoli sono due laterali poi troviamo il ventricolo mediano (o terzo ventricolo) ed infine

uno compreso tra il cervelletto ed il tronco cerebrale detto anche quarto ventricolo.

Se per esempio partiamo dai ventricoli laterale il liquido da qui prodotto attraverso un foro

chiamato foro di Monroe passa nel terzo ventricolo e da qui attraverso un condotto

denominato acquedotto di Silvio il liquido passa nel quarto ventricolo passando poi nel

canale ependimale del midollo spinale ma sempre dal quarto ventricolo attraverso due fori

detti foro del Magendie e foro del Luschka questo liquido si raccoglie anche nello spazio

subaracnoideo sia a livello dell’encefalo sia a livello del midollo. In questo spazio viene in parte

riassorbito da granulazioni dette granulazioni del Pacchioni.

Se osserviamo il midollo spinale è sospeso nel liquido di fuori e dentro quindi è notevolmente

protetto.

L’UNITÀ FUNZIONALE DEL SISTEMA nervoso

L’unità funzionale si chiama arco riflesso ed è una specie di circuito che coordina degli impulsi

verso e il sistema nervoso centrale e dal sistema nervoso centrale.

Ripensando all’esempio della mano sul fuoco possiamo affermare che un sistema di questo tipo

consta di tre neuroni:

1. Uno afferente: che porta l’informazione al sistema nervoso centrale.

2. Uno efferente: che dal sistema nervoso centrale manda la risposta alla periferia

3. Interneuroni: possono essere in mezzo ai due precedenti.

Questo arco riflesso si può realizzare per connessione tra una fibra sensitiva ed una motoria

quindi c’è una sola sinapsi oppure per interposizione di altri neuroni detti interneuroni quindi

saranno presenti più sinapsi. Ovviamente più sinapsi ci sono più la risposta sarà lenta.

I recettori sono delle terminazioni nervose appartenente al sistema sensitivo che riconosce

uno stimolo e trasforma in impulso elettrico in modo che il sistema nervoso lo possa

riconoscere, esistono recettori specifici per ogni stimolo (meccanici, chimici ecc.).

IL RIFLESSO

Un riflesso è una risposta automatica, immediata e stereotipata ad uno stimolo e che aiutano a

mantenere l’equilibrio del nostro corpo. È una risposta che non viene elaborata. Di solito si

parla di riflessi spinali perché è da qui che parte subito la risposta tramite la sinapsi tra

neurone afferente e neurone efferente.

I RECETTORI

I recettori sono terminazioni nervose che sono sensibili a determinati stimoli dell’ambiente e li

traduce in impulsi elettrici in modo che il sistema nervoso li possa riconoscere. Esistono vari

tipi di recettori ma quelli che noi studieremo principalmente sono quelli che troviamo nel nostro

sistema locomotore e sono i fusi neuromuscolari e gli organi tendinei del Golgi.

I fusi neuromuscolari vengono attivati quando il muscolo si allunga, quindi se il muscolo si

allunga troppo il sistema nervoso ordina al muscolo di contrarsi. Gli organi tendinei del Golgi

rilevano lo stato di tensione del tendine, il tendine si tende quando il muscolo si contrae quindi

quando questa tensione è eccessiva il sistema nervoso risponde ordinando al muscolo di

rilasciarsi. In sostanza quindi i fusi neuromuscolari informa i centri nervosi su quanto un

muscolo si è allungato mentre gli organi tendinei del Golgi informa il centro nervoso sullo stato

di tensione del tendine quindi su quanto il muscolo sia contratto.

I FUSI MUSCOLARI

Tra le fibre muscolari in parallelo ci sono questi corpiccioli di forma allungata che sono delle

specie di piccole capsule con la parete di connettivo al cui interno ci sono delle fibre muscolari

che assomigliano molto a quelle del muscolo stesso. Queste fibre sono di due tipi alcune più

sottili altre più grosse, con nucleo a grappolo o a catena. Questa struttura è sensibile allo stato

di allungamento del muscolo e quando il muscolo è troppo allungato informa il sistema nervoso

che lo contrae. Per fare ciò è unito con una ma a volte anche con due estremità alla fibra

muscolare quindi se il muscolo si allunga anch’esso si allungherà. Sui fusi muscolari arrivano

delle fibre motorie e delle fibre sensitive. Tramite quest’ultime informa il sistema nervoso

centrale. Le fibre che stanno dentro al fuso si chiamano intrafusali mentre quelle all’esterno

extrafusali. Le une alle altre entrano in contatto in diverso modo ad esempio abbiamo fibre

anulospirali che si avvolgono intorno altre invece si aprono chiamandosi fibre a fiorami.

GLI ORGANI TENDINEI DEL GOLGI

Questi sono posti nella giunzione muscolo tendinea infatti il muscolo per prendere rapporto con

l’osso trapassa in un tendine ed è proprio in questo punto che si trovano gli organi tendinei del

Golgi che sono posti in serie. Hanno una forma allungata, ed il piccolo corpicciolo ha la parete

di connettivo. Questi rilevano lo stato di tensione del tendine che si tende quando il muscolo è

contratto e tramite fibre sensitive informa il sistema nervoso centrale.

IL MIDOLLO SPINALE

Il midollo spinale è racchiuso nello speco vertebrale (canale vertebrale) che serve come

protezione ossea. Il midollo però non occupa tutta la lunghezza del canale vertebrale ma

termina a livello della seconda vertebra lombare. In alto invece si continua sopra l’atlante

con un tutt’uno, e la prima struttura con cui il midollo spinale continua si chiama midollo

allungato o bulbo, in basso invece termina con una formazione conica detta cono midollare

e con un filamento chiamato filum terminale il quale mediante il legamento coccigeo si va

a fissare nella parte posteriore del coccige. Un altro mezzo di fissità è dato dai legamenti

denticolati che praticamente sono delle travate fibrose che dalla piamadre si portano alla

duramadre. Possiamo poi trovare come mezzo di fissità anche l’emergenza dei nervi spinali

che emergono dal midollo spinale ed ovviamente ognuno poi va per la sua via imbrigliando il

midollo spinale nella sua posizione.

Il midollo spinale è un cilindro lungo circa 44cm e con un peso di circa 28gr ed occupa il canale

vertebrale fino a livello della seconda vertebra lombare. Nel canale vertebrale troviamo il

midollo spinale, le meningi e del tessuto adiposo che funge da riempimento ed è ricco di vasi

soprattutto venosi.

Dal midollo spinale emergono i nervi spinali e fuoriescono poi dai fori intervertebrali

terminando però il midollo a livello della seconda vertebra lombare ci sono dei nervi che

emergono più sotto quindi fanno un percorso verticale per poi uscire nei fori intervertebrali più

in basso formando un fascio di nervi detto coda equina.

Il midollo presenza due rigonfiamento, uno detto rigonfiamento cervicale ed uno detto

rigonfiamento lombare, questi rigonfiamenti sono dati dall’emergenza dei nervi spinali che

in questi punti sono più numerosi e più spessi.

Il nervo spinale si è costituito dall’unione di due radici che emergono dal midollo spinale, una è

la radice motoria (che va in profondità ed innerva i muscoli) mentre l’altra è la radice

sensitiva (che resta più in superficie) rispettivamente anteriore e posteriore quindi dal punto

di vista funzionale un nervo spinale è sempre un nervo misto. Nella radice sensitiva

posteriore si nota un pallino che è il ganglio spinale dove ci sono i neuroni a T.

Se facciamo una sezione trasversale vediamo all’interno una formazione ad H di una sostanza

più scura detta sostanza grigia ed all’esterno una sostanza più chiara detta sostanza

bianca. La sostanza grigia è costituita dai corpi cellulari e dalle fibre amieliniche dei neuroni, la

sostanza bianca invece è fatta di fibre mieliniche, mielina che è una sostanza lipoproteica di

colore biancastro. La sostanza bianca inferiormente presenta una fessura profonda chiamata

fessura mediana anteriore mentre posteriore c’è un solco chiamato solco mediano

posteriore, mentre il solco arriva fino al confine con la sostanza grigia, la fessura invece si

ferma nella sostanza bianca prima del confine. Notiamo poi altri solchi, infatti abbiamo un

solco antero-laterale di destra, un solco antero-laterale di sinistra, un solco postero-

laterale di destra, un solco postero-laterale di sinistra. Questi solchi dividono la sostanza

bianca in porzioni che chiamiamo cordoni. Quindi troviamo:

1. Cordone anteriore: dalla fessura mediana anteriore al solco antero-laterale.

2. Cordone laterale: compresa tra il solco antero-laterale ed il solco postero-laterale.

3. Cordone posteriore: tra il solco postero-laterale ed il solco mediano posteriore.

Si può notare poi una formazione ad H con una parte centrale detta zona intermedia e poi

delle propaggini più grosse anteriormente e più allungate posteriormente detti corni anteriori

e corni posteriori, anteriormente troviamo altre due piccoli rilievi che si chiamano corni

laterali che sono una dipendenza dei corni anteriori ma però non sono presenti in tutta la

lunghezza del midollo ma solo nel tratto toraco-lombare. I corni anteriori sono piuttosto tozzi

mentre i posteriori più allungati, la parte centrale detta zona intermedia presenta uno spazio

compreso tra il canale ependimale ed il margine anteriore si chiama commessura grigia

anteriore mentre lo spazio compreso tra il canale ependimale ed il margine posteriore si

chiama commessura grigia posteriore.

Questi corni hanno una base rivolta verso la parte intermedia ed un apice rivolto verso

l’esterno. Dalla base dei corni posteriori della sostanza grigia fuoriesce nella sostanza bianca

formando la sostanza reticolata.

Il corno posteriore presenta nella sua struttura diverse variazioni, presenta una zona di

sostanza gelatinosa chiamata sostanza gelatinosa del Rolando la quale è incappucciata da

un altro strato detto strato zonale o del Waldayer e che presenta delle cellule e delle fibre

sparse, per ultimo troviamo poi la zona margine o di Lissauer che presenta delle fibre tutte

a decorso longitudinale.

I corni anteriori invece sono più omogenei. Come abbiamo detto prima la fessura mediana

anteriore non raggiungeva il margine della zona intermedia lasciando uno spazio di sostanza

bianca detta commessura bianca e questi tratti orizzontali denotato delle fibre orizzontali che

passano da una parte all’altra dette fibre commessurali.

Ricapitolando il midollo spinale ha la funzione di mettere in relazione i recettori sensitivi

periferici con la componente effettrice.

COM’È FATTA LA SOSTANZA GRIGIA?

Noi conosciamo le cellule del primo tipo del Golgi e cellule del secondo tipo del Golgi. Il

primo tipo sono cellule il cui neurite fuoriesce dalla sostanza grigia e dalla sostanza bianca

assolvendo alla funzione di collegamento a lunga distanza. Nell’ambito di queste cellule

composte da un lungo neurite si possono individuare cellule radicolari e cellule funicolari.

Le cellule radicolari hanno il neurite che fuoriesce dal nevrasse (neurasse) ed andranno a

costituire la radice anteriore (ovvero quelle motorie) dei nervi spinali. Queste cellule possono

appartenere al sistema viscerale o vegetativo prendendo il nome di cellule viscero-

effettrici oppure possono appartenere al sistema somatico prendendo il nome di cellule

somato-motrici. La loro posizione è diversa, le cellule che appartengono al sistema somatico

stanno all’apice dei corni anteriori mentre quelle appartenenti al sistema nervoso vegetativo

stanno nella zona intermedia e più precisamente la loro presenza forma i corni laterali.

Le cellule funicolari hanno il neurite che abbandona la sostanza grigia ma non quella bianca

e decorre nei cordoni della sostanza bianca formando fasci o funicoli nello stesso lato o nel

lato opposto. Tra le cellule funicolari troviamo cellule di associazione e cellule di

proiezione, le prime se salgono al midollo spinale e servono a collegare i vari tratti del midollo

spinale, le secondo se continuano a salire e si proiettano all’encefalo collegandolo al midollo.


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andrewbortolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia degli organi e degli apparati e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Ottani Vittoria.

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Fisiologia: Ormoni e regolazione endocrina
Appunto
Filtrazione glomerulare: la VFG
Appunto
Regolazione dell'equilibrio acido base
Appunto