02/10/17
Fisiologia cellulare e molecolare
Prof. Andrea Barbuti
Prima parte: scheletrico e cardiaco
Seconda parte: sistema gastrointestinale
+ seminari con dettagli molecolari + dettagli di fisiopatologia
Seminario personale: scelta di un argomento, power point
Esame scritto con 3 domande aperte con orale. Il seminario influisce sul voto
1
Meccanismi molecolare del muscolo scheletrico,
fatica e allenamento
Le fibre muscolari scheletriche sono classificate in base alla velocità di contrazione
e alla resistenza alla fatica
Si possono identificare 3 gruppi:
1. Fibre ossidative a contrazione lenta (slow-twitch) o fibre di tipo I
2. Fibre ossidative-glicolitiche a contrazione rapida (Fast oxidative glycolitic) o fibre di tipo II A
3. Fibre glicolitiche a contrazione rapida (Fast-glycolitic) o fibre di tipo II B
Nei muscoli adulti è presente un quarto tipo di fibre, chiamate IIX, con caratteristiche intermedie a IIA e IIB.
Le fibre muscolari a contrazione rapida (tipo II) sviluppano tensione due o tre volte più velocemente delle
fibre a contrazione lenta (tipo I). La velocità di contrazione di un muscolo è determinata dall’isoforma di
miosina presente nei filamenti spessi. Le fibre a contrazione rapida scindono l’ATP più rapidamente e quindi
completano i cicli contrattili più velocemente di quelle a contrazione lenta.
Anche la durata della contrazione varia in basa al tipo di fibra. La durata di ogni scossa è determinata
2+
soprattutto dalla velocità di rimozione del Ca dal citosol da parte del reticolo sarcoplasmatico. Quando la
2+
concentrazione di Ca nel citosol scende, lo ione si scinde dalla troponina, consentendo alla tropomiosina
di rimettersi nella posizione in cui blocca parzialmente i siti leganti la miosina. In questo modo il movimento
2+
della tesa di miosina è inibito e la fibra muscolare si rilascia. Le fibre a contrazione rapida pompano Ca nel
reticolo sarcoplasmatico più rapidamente di quelle a contrazione lenta, quindi hanno scosse più veloci. La
contrazione delle fibre veloci dura solo 7,5ms, rendendo questi muscoli utili per i movimenti rapidi e fini. Le
contrazioni delle fibre muscolari lente possono durare anche 10 volte di più. Le fibre veloci vengono usate
raramente, quelle lente sono usate quasi costantemente per il mantenimento della postura e della stazione
eretta o per la deambulazione.
Un’altra importante proprietà che differenzia le fibre muscolari è la capacità di resistere alla fatica. Le fibre
glicolitiche (tipo IIB a contrazione rapida) utilizzano principalmente la glicolisi anaerobica per produrre ATP.
+
L’accumulo di H prodotto dall’idrolisi di ATP contribuisce all’acidosi, una condizione che favorisce
l’insorgenza della fatica. Di conseguenza, le fibre glicolitiche si affaticano più facilmente di quelle ossidative,
che non dipendono dal metabolismo anaerobico. Le fibre ossidative utilizzano per la produzione di ATP
soprattutto la fosforilazione ossidativa. Queste fibre, che comprendo le fibre lente e le fibre rapide
ossidativo-glicolitiche hanno più mitocondri e anche un numero maggiore di vasi ematici nel tessuto
connettivo, che portano ossigeno alle fibre. L’ossigeno contenuto nel sangue deve diffondere all’interno di
ciascuna fibra muscolare per raggiungere i mitocondri. Questo processo è facilitato dalla presenza di
mioglobina, che lega l’ossigeno e lo trasporta più velocemente all’interno della fibra. L’elevato contenuto in
mioglobina conferisce alle fibre ossidative il loro caratteristico colore rosso, da cui deriva la denominazione
di fibre rosse. Le fibre ossidative hanno anche un diametro minore, cosicché la distanza che l’ossigeno deve
percorre per raggiungere i mitocondri è più breve.
Le fibre rapide, dall’altro canto, sono dette anche fibre bianche, a causa del loro minore contenuto in
mioglobina e hanno un diametro maggiore che porta ad un esaurimento precoce di ossigeno. Queste fibre
compiono prevalentemente glicolisi anaerobica per sintetizzare ATP e sono soggette a un rapido
affaticamento. 2
Fibre del muscolo scheletrico di mammifero adulto
Fibre di tipo I: lenta, rossa ossidativa.
Tempo di contrazione (tempo a raggiunge la massima tensione): lenta
o Dimensione piccola -> tensione piccola (definita in forza peso)
o Resistenza alla fatica alta. Può essere dovuto alla momentanea incapacità di produzione di
o ATP. Recuperano molto lentamente dalla fatica.
Capacità glicolitica bassa
o Capacità ossidativa
o Numero di mitocondri +++
o Densità capillare +++
o Sottoposta a sforzi prolungati come muscoli posturali
o
Fibre di tipo IIA: veloce, rossa ossidativa
Dimensione intermedia -> tensione 4-60g
o Resistenza alla fatica media
o Capacità glicolitica bassa
o Capacità ossidativa alta
o Numero di mitocondri ++
o Densità capillare ++
o
Fibre di tipo II B (X): veloce, bianca (non utilizzano ossigeno, in quanto fanno glicolisi anaerobica)
glicolitica
Dimensione grande -> tensione 30-160g
o Resistenza alla fatica bassa. Recuperano molto velocemente dalla fatica
o Capacità glicolitica alta
o Capacità ossidativa bassa
o Numero di mitocondri +
o Densità capillare +
o
Soleo: muscolo lento di tipo I
Estensore digitore longue: muscolo II x
La tensione sviluppata da una fibra muscolare è funzione della sua lunghezza
La tensione sviluppata da una fibra muscolare durante una contrazione dipende dalla lunghezza dei singoli
sarcomeri prima dell’inizio della contrazione stessa. Ogni sarcomero, durante la contrazione, sviluppa una
forza massimale se si trova alla lunghezza ottimale prima che la contrazione inizi. La normale lunghezza a
riposo dei muscoli scheletrici garantisce che i sarcomeri siano alla lunghezza ottimale quando cominciano a
contrarsi.
La teoria dello scorrimento dei filamenti prevede che la tensione che la fibra muscolare può generare sia
direttamente proporzionale al numero di ponti trasversi che si formano tra filamenti spessi e filamenti sottili.
Se la fibra comincia la contrazione quando il sarcomero è troppo lungo, i filamenti sottili e spessi sono
scarsamente sovrapposti e formano pochi ponti trasversali o al limite nessuno. Ciò vuol dire che nella parte
iniziale della contrazione i filamenti possono interagire solo in misura minima e non possono generare molta
forza. 3 Alla lunghezza ottimale si può formare il massimo
numero di ponti trasversi tra filamenti spessi e
sottili e la fibra può generare la sua massima forza
contrattile. Se all’inizio della contrazione il
sarcomero è più corto della sua lunghezza
ottimale, i filamenti spessi possono trascinare i
filamenti sottili, dalle due opposti estremità del
sarcomero solo per una breve distanza prima che
questi cominciano a sovrapporsi, impedendo la
formazione di ponti trasversi. Se il sarcomero è
così corto che i filamenti spessi finiscono a
contatto con i dischi Z, la miosina non riesce più a trovare nuovi siti di legame per la formazione di ponti
trasversi e la tensione che la fibra può sviluppare è molto ridotta.
La forza generata dalla contrazione di una singola fibra può essere aumentata incrementando la frequenza
dei potenziali d’azione che stimolano la fibra. Se potenziali d’azione ripetuti sono separati da lunghi intervalli
di tempo, le fibre muscolari hanno il tempo di rilasciarsi completamente tra gli stimoli. Se invece gli intervalli
fra le contrazioni si accorciano, la fibra muscolare non si rilascia completamente tra due stimoli e sviluppa
una contrazione più forte per effetto di una sommazione di forza. Se i potenziali d’azione che stimolano una
fibra muscolare si succedono a brevi intervalli l’uno dall’altro, in grado di rilasciamento tra le contrazioni
diminuisce e la fibra muscolare raggiunge uno stato di contrazione noto come tetano. Due sono i tipi di
tetano: quello incompleto (non fuso) la frequenza di stimolazione non è massimale e la fibra si rilascia
leggermente tra i singoli stimoli, nel tetano completo o fuso, invece, la frequenza di stimolazione è così alta
che la fibra non ha il tempo di rilasciarsi per nulla tra uno stimolo e l’altro, e sviluppa la massima tensione
possibile, tensione che mantiene finché perdura la stimolazione.
4
Unità motoria: motoneurone + fibre muscolari innervate. È costituita da
fibre omogenee. Quando il motoneurone genera un potenziale d’azione,
tutte le fibre muscolari dell’unità motoria si contraggono assieme. È da
notare che, sebbene un motoneurone innervi molte fibre, ciascuna fibra
muscolare è innervata da un solo neurone. Nei muscoli responsabili dei
movimenti fini, come i muscoli che muovono gli occhi o i muscoli delle dita
della mano, un’unità motoria può contenere anche solo 3-5 fibre. Se una di
queste unità motorie viene attivata, solo poche fibre si contraggono e la
risposta muscolare è assai piccola. Se vengono attivate altre unità motorie, la risposta aumenta di poco,
poiché si aggiungono solo poche fibre muscolari. Questa organizzazione consente graduazioni fini dei
movimenti.
Tutte le fibre di una singola unità motoria sono dello stesso tipo, ci sono dunque unità motorie a contrazione
rapida e a contrazione lenta. La determinazione di quale tipo di fibra si associa a un particolare neurone
dipende dal neurone stesso. All’interno di un muscolo scheletrico, ogni unità motoria si contrare con modalità
tutto o nulla. Come può quindi il muscolo generare contrazioni di forza e durata diverse? La risposta sta nel
fatto che il muscolo è composto da molte unità motorie di diverso tipo. Questa varietà permette di codificare
la durata e la forza della contrazione: reclutando tipi diversi di unità motorie, cambiando il numero di unità
motorie che rispondo in un certo momento. La forza della contrazione in un muscolo scheletrico può essere
aumentata reclutando nuove unità motorie. Il reclutamento è controllato dal sistema nervoso e procede in
maniera stereotipata. Uno stimolo debole diretto a un pool di motoneuroni somatici nel sistema nervoso
centrale attiva solo i neuroni che hanno la soglia bassa. Man a mano che lo stimolo che arriva al pool di
motoneuroni aumenta d’intensità, altri motoneuroni a soglia più alta cominciano a scaricare.
Un modo per evitare la fatica in una contrazione sostenuta è il reclutamento asincrono delle unità motorie.
Il sistema nervoso modula la frequenza di scarica dei motoneuroni, in modo che diverse unità motorie a
turno mantengano la tensione muscolare. L’alternanza di unità motorie attive permette ad alcune di esse di
riposare tra le contrazioni, prevenendo la fatica.
Aumentando la frequenza di stimolazione di una fibra muscolare si ha la sommazione delle contrazioni. Se
però la fibra si affatica facilmente, la sommazione provoca fatica e quindi diminuzione della forza sviluppata
Muscoli fasici: 1 unità motoria 1000-2000 fibre (pettorale, bicipite)
Muscoli tonici 1 unità motoria circa 180 fibre (soleo, muscoli posturali). Controllo più fine.
Muscoli adibiti al controllo fine del movimento (dita, occhio) 1 unità motoria 10-20 fibre
Unità motoria X: motoneuroni alfa con corpo cellulare piccolo e diametro assone ridotto (conduzione
lenta) innervano poche fibre di tipo I
unità motoria Z: motoneuroni alfa con corpo cellulare grande diametro assone maggiore
(conduzione veloce), innervano fibre di tipo IIB
Unità motoria Y: motoneuroni alfa con corpo cellulare intermedio assone intermedio innervano fibre
di tipo IIA
Funzione del muscolo: sviluppare tensione. Lo sviluppo della tensione dipende dall’attivazione del cervello.
Lo sviluppo di tensione viene modulata sulla frequenza. Ad ogni singolo potenziale d’azione che arriva alla
placca neuromuscolare si attiva una tensione e per aumentare la tensione si deve aumentare la frequenza,
ottenendo la sommazione della tensione, fino ad arrivare alla stimolazione tetanica, dove non si ha più la
distinzione tra le varie tensioni e il muscolo diventa l’unica unità funzionale.
5
Fibre di tipo I: può sviluppare solo 2g di
tensione a causa delle sue dimensioni e della
presenza di diverse miosine. Il muscolo lento
può contrarsi per ore
Fibre di tipo IIA: dopo pochi secondi vi è un
calo nella tensione, ma dopo 10 minuti non
sono più in grado di sviluppare tensione.
Sono 3 parametri fisici che influenzano il processo di
sviluppo di tensione da parte del muscolo: la forza
prodotta da ogni ponte trasverso, la velocità dello slittamento del ponte trasverso e il numero di ponti
trasversi che si formano.
Il potenziale d’azione muscolare e neuronale durano 2-3 ms. il potenziale d’azione cardiaco dura 200-300
ms. Accoppiamento-eccitazione contrazione:
Muscolo scheletrico: il calcio per la contrazione è
o localizzato nel reticolo sarcoplasmatico, ma è
comunque necessario il calcio extracellulare in quanto i
canali di calcio localizzati a livello dei tubuli T (canali di
calcio voltaggio dipendenti DHPR, canali di tipo L) fanno
entrare il calcio che attiva i canali RyR per il rilascio di
calcio dal reticolo sarcoplasmatico. Vi sono canali DHPR
ogni 3 canali RyR, in quanto i RyR vengono aperti
dall’apertura dei canali DHPR.
1. Il motoneurone somatico rilascia ACh a livello
della giunzione neuromuscolare
+
2. L’ingresso netto di Na tramite i recettori sensibili all’ACh induce un potenziale
d’azione
3. Il potenziale d’azione nei tubuli T altera la conformazione de recettore DHP
2+
4. Il recettore DHP apre canali per il rilascio del Ca nel reticolo sarcoplasmatico e i
2+
Ca entra nel citoplasma
2+
5. Il Ca si lega alla troponina, consentendo il legame forte fra actina e miosina
6. Le teste della miosina generano il colpo di fora
7. I filamenti di actina scorrono verso il centro del
sarcomero.
L’apertura dei canali del calcio nel muscolo scheletrico
durano 2-3 ms, in quanto il calcio è tossico per la cellula.
Muscolo cardiaco: rilascio di calcio indotto da calcio
o 6
nel punto in cui la velocità è zero (massima forza isometrica),
indica la forza del muscolo (la forza è determinata dalla sezione
delimitata dalla curva), o la fibra muscolare che riflette l’azione
dei sarcomeri che lavorano in parallelo. Il punto in cui la forza è
zero, denota la velocità del potenziale del muscolo ed è dove la
velocità di accorciamento è massima. La Vmax riflette l’azione del
movimento molecolare, ossia le miosine che formano ponte
trasversi sulle actine.
Prendendo in considerazione due motoneuroni di dimensioni
diverse, ma con lo stesso potenziale di resting e la stessa
corrente sinaptica eccitatoria che proviene da un
interneurone spinale, si avranno risposte diverse da parte dei
motoneuroni. Il motoneurone più piccolo possiede un’area
superficiale minore con un numero di canali ionici inferiore e
con una più alta resistenza. Sapendo che la corrente
eccitatoria post-sinaptica è proporzionale alla resistenza
(dalla legge di Ohm E=IR). Pertanto i neuroni più piccoli
raggiungeranno la soglia scaturendo un potenziale d’azione
che porta alla contrattilità delle poche fibre muscolari più
piccole a differenze dei motoneuroni più grandi che
presentano una resistenza transmembrana minore e danno
luogo solo ad un EPSP sottosoglia in risposta alla corrente
proveniente dagli interneuroni spinali e quindi le loro fibre
non vengono reclutate.
Le unità motorie più piccole sono sempre le prime ad essere reclutate, ciò perché si hanno diverse resistenze
a livello delle membrane. A parità di corrente, con alta resistenza, il V è maggiore (legge di Ohm V=RI). Nei
neuroni grossi ci sono più canali di sodio e quindi cambia la resistenza di memebrana del neurone. I neuroni
più piccoli, hanno meno canali e quindi presentano una resistenza maggiore.
Dimensione del muscolo
È determinata da
Dimensione delle fibre
Bilancio di azoto, data dalla quantità di proteine (AA che contengono azoto). Affiche un muscolo si
ipertrofizzi bisogna spingere verso un bilancio d’azoto positivo o aumentando la sintesi proteica o
diminuendo la degradazione proteica o entrambi.
Il muscolo a riposo è estremamente costoso per l’organismo a differenza del grasso che occupa poco spazio
e fornisce tanta energia.
I muscoli sono estremamente sensibili al carico applicato.
Condizioni di scarico:
Riposo forzato (immobilizzazione)
Traumi a livello nervoso
Microgravità 7
Risultano in una perdita di massa e forza muscolare
Condizione di carico:
Esercizio
Risultano in aumento di massa e forza.
Condizioni che concorrono a influenzare l’ipertrofia muscolare
1. Nutrizione: la sola ingestione di aa stimola la sintesi proteica per 2-3h (leucina stimola la sintesi
proteica)
2. Esercizio: causa un iniziale degradazione proteica che continua se non viene fornito nutrimento.
L’ingestione di aa in seguito ad esercizio (in particolare esercizio di potenza/forza) stimola la sintesi
proteica fino a 72h.
3. Mantenimento del dominio mionucleare (il rapporto tra DNA/ proteine deve rimanere costante):
andando a fondere più cellule satelliti (iperplasia). Il muscolo scheletrico di individui che hanno
sostenuto allenamento di forza per molti anni presentano un alto numero di cellule satelli a confronto
con i muscoli della popolazione di controllo che presentano un numero di cellule satelliti inferiore,
ma comunque le possono aumentare grazie all’allenamento di forza.
Fattori che regolano la massa muscolare
Regolazione
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