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L’incidenza delle imposte in equilibrio parziale:

- Teoria dell’incidenza: si occupa della cause e delle modalità attraverso le quali il soggetto passivo

non coincide con colui che sostiene effettivamente l’onere dell’imposta. Il soggetto percosso

(soggetto passivo) non può corrispondere al soggetto inciso (chi sostiene onere dell’imposta), per

via della traslazione d’imposta. La traslazione d’imposta può essere in avanti se l’inciso sta a valle

del processo produttivo o all’indietro se l’inciso sta a monte del processo produttivo.

Gli effetti di una traslazione dipendono da:

a. Tipo di imposta

b. Condizione della domanda e dell’offerta

c. Forma di mercato

1° TEORIA DEL FEDERALISMO FISCALE:

le spiegazioni del decentramento sono soprattutto politiche e ideologiche. La teoria dei fallimenti del

mercato si fonda su ipotesi particolari:

- I beni pubblici sono nazionali e non locali

- Non esistono differenziazioni territoriali delle preferenze dei cittadini

- I meccanismi politici sono uno strumento adeguato di rivelazione delle preferenze

Bene pubblico locale:

è un bene le cui caratteristiche di non rivalità e non escludibilità solo limitate territorialmente. In questo

caso il meccanismo allocativo andrebbe differenziato luogo per luogo; teoria della dimensione ttimale del

governo locale.

Spiegazione del decentramento:

i meccanismi politici non sono uno strumento adeguato di rivelazione delle preferenze, per questo sono

necessari meccanismi compensativi ma anche la presenza di più classi di governo. Storicamente non

esistono stati con un solo livello di governo, anche se i modelli di decentramento sono molto diversi e

mutevoli ne tempo 16

Motivazione:

- Accentramento: esigenza di uniformità nella prestazione dei servizi pubblici

- Decentramento: responsabilizzazione delle amministrazioni locali e rispetto delle diversità nelle

preferenze dei cittadini.

Criteri di decentramento:

- Criterio funzionale: articolazione territoriale di enti che svolgono una sola funzione su tutto il

territorio, organizzati secondo una struttura gerarchica

- Criterio territoriale: separazione delle competenze tra diversi livelli di governo che hanno

responsabilità di governo all’interno di una data area territoriale

Modelli di decentramento:

- Centralista: funzioni dei livelli inferiori delegate e limitate, c’è uno stretto controllo sulle modalità di

offerta dei servizi e delle forme di finanziamento

- Regionalista: l’attribuzione delle funzioni ai diversi livelli di governo ha un supporto costituzionale.

L’autonomia fiscale che solitamente non include la potestà di imporre a livello decentrato nuovi

tributi

- Federale: il governo centrale è emanazione degli stati p regini federate, piena autonomia tributaria

degli stati o regioni.

La teoria economica del decentramento:

- Stabilizzazione: funzione centrale o addirittura sovranazionale. Difatti vi è una scarsa efficacia delle

politiche di stabilizzazione a livello locale a causa dell’elevato grado di apertura delle economia

mondiali

- Redistribuzione: funzione prevalentemente centrale. Forti motivazioni di uniformità dei criteri di

equità distributiva. Rischi a livello locale di migrazioni e di polarizzazione della società

- Allocazione: è la funzione privilegiata per i livelli decentrati. Ad esclusione dei beni pubblici puri,

quasi tutti i servizi pubblici possono essere offerti efficientemente a livello decentrato.

È molto difficile vedere realizzato il modello della “torta a strati” anche se sarebbe il più efficiente.

Modalità di rappresentanza degli interessi in una società:

- Decentramento di Oates:sulla base delle sue ipotesi dimostra che la soluzione decentrata

nell’offerta di un bene pubblico locale è più efficiente di un offerta centralizzata. Questo teorema

utilizza il teorema dell’elettore medio a supporto delle sue ipotesi. Si ipotizzano tre diverse funzioni

di domanda, coincidenti con tre diverse comunità ed uno stesso prezzo per il bene pubblico. Le

ipotesi sono:

1. Lo stato non è in grado di offrire quantità differenti

2. Costo marginale costante, assenza di economie di scale

3. Essenza di effetti di traboccamento, no esternalità

4. Preferenze identiche all’interno di ciascuna comunità

- Principio di Tiebout: teorema precedente a quello di Oates. Le ipotesi sono:

1. Numero ampio di autorità locali con un uno specifico mix di servizi

2. Non ci sono economie di scale

3. Si adotta esclusivamente il principio del beneficio

4. Informazione completa

5. Non ci sono costi di mobilità 17

Le implicazioni poco soddisfatte sono la tendenza a crearsi comunità locali con autoselezione

rispetto al reddito (ricchi con i ricchi, poveri con i poveri), tendenza alla migrazione dei poveri nelle

comunità ricche, costi di transazione e aspetti equitativi perversi.

Hard budget constraint:

un altro argomento di teoria economica recente sul federalismo fiscale, consiste nel vincolo di bilancio che

debbono avere i governi locali. “l’efficienza politico-amministrativa si realizza pienamente solo se esiste

una corrispondenza tra funzioni da svolgere e risorse disponibili”

Ragioni ideologiche, politiche e organizzative:

- Ideologiche: si basano principalmente sul principio di sussidiarietà. La comunità interviene soltanto

se e nella misura in cui gli obiettivi non possono essere sufficientemente realizzati dagli stati

membri e possono dunque, a motivo della dimensione o degli effetti dell’azione, essere realizzati

meglio a livello comunitario. Il principio di sussidiarietà è verticale e orizzontale.

- Politiche: in base alla teoria politica della democrazia, il federalismo influenza di più la

partecipazione politica. Il decentramento favorisce la partecipazione politica dei cittadini, consente

un controllo più stretto degli amministratori da parte dei cittadini e permette di tenere conto delle

differenze sociali

- Organizzative:

a. Vantaggi delle strutture poco burocratiche.

b. Possibilità di maggiori sperimentazioni e innovazioni nell’offerta dei servizi pubblici.

La dimensione ottimale dei governi locali:

vi sono due concetti fondamentali in questo tema:

1. Economie di scala: si pone attenzione ai costi di produzione dei servizi locali. Si calcola il costo pro-

capite di un servizio al variare della dimensione degli enti locali, misurata dalla popolazione. Si

individuano generalmente curve a U.

2. Trade off tra congestione e condivisione dei costi (teoria dei club di Buchaman): le variabili spiegate

dal modello sono la popolazione del club e la quantità del servizio prodotto. Il modello si propone

di risolvere contemporaneamente le due variabili. L’obiettivo è quello di massimizzare il beneficio

pro-capite netto. Bn = B – C (Bn = beneficio pro-capite netto, B = beneficio pro-capite, C = costo

pro-capite). La teoria dei club fornisce indicazioni molto generali di cui non è facile trarre

implicazioni operative. Le curve a U dei costi, in presenza di molteplici servizi, portano a concludere

che non esista una dimensione ottima in assoluto. Vi saranno necessariamente spill-over di

benefici. Con riferimento all’Italia, si comprende la inadeguatezza della dimensione dei comini in

Italia rispetto a queste indicazioni teoriche.

Le entrate dei livelli inferiori di governo:

i governi locali si possono finanziare tramite:

- Tariffe: utilizzate per finanziare servizi con caratteristiche di divisibilità (trasporti urbani, raccolta

rifiuti, fornitura gas e acqua). Nell’ottica del beneficio rappresentano il prezzo pagato dall’utente

del servizio. In Italia le tariffe costituiscono una componente di rilievo delle entrate dei comuni,

circa il 30%. Per molti servizi è stata definita a livello centrale la percentuale del costo complessivo

che deve essere coperta attraverso una tariffa.

- Tasse: utilizzate per finanziare servizi che comportano esternalità di rilievo (scuola, mensa

scolastica) 18

- Imposte: sono utilizzate per finanziare quei servizi pubblici locali caratterizzati da indivisibilità dei

vantaggi e interesse collettivo.

- Trasferimenti da livelli superiori: l’ente decentrato applica una propria aliquota all’imponibile

(tramite addizionale) o al gettito (tramite sovraimposta) di un imposta prelevata da un livello

superiore di governo.

I governi locali possono applicare diversi tipi di imposte:

a. Sovraimposte: le entrate dell’ente decentrato sono influenzate dalle modifiche delle aliquote di

propria competenza, eventualmente decise dal livello superiore di governo.

b. Compartecipazioni: una quota del gettito del tributo erariale viene ripartito fra enti decentrati sulla

base di un qualche criterio, come ad esempio la base imponibile locale, deciso dall’ente

sovraordinato. Sono utilizzabili per attuare la perequazione fiscale che si desidera mediante

opportuna modulazione dei coefficienti di riparto. (es. al posto di ricevere soldi dai fondi, le regioni

possono decidere di compartecipare al 10% dell’IRPEF)

c. Tributi propri: gli enti decentrati possono accertare e amministrare il tributo e, entro il limite fissato

dal livello superiore, possono determinare alcuni importanti parametri come l’aliquota, minimi

imponibili, struttura delle detrazioni. In linea di principio un tributo proprio regionale può esistere

nella misura in cui la regione stabilisca un tributo. L’unico tributo regionale proprio sono i tributi

ambientali.

Quali imposte dovrebbero applicare gli enti locali:

i criteri sono:

1. Imposte coerenti con la logica della controprestazione

2. Imposte non utilizzabili a fini di concorrenza fiscale

3. Imposte non esportabili

4. Imposte con base imponibile distribuita uniformemente sul territorio nazionale e in grado di

garantire un livello minimo di entrata

Le uniche imposte coerenti con tutti e quattro i criteri sono le imposte sugli immobili, sulle attività

produttive/professionali e le imposte sui consumi. Addizionali e sovraimposte hanno il vantaggio di non

comportare eccessivi costi di amministrazione.

2° TEORIA DEL FEDERALISMO FISCALE:

I trasferimenti intergovernativi:

in tutti i modelli di decentramento/federalismo sono presenti trasferimenti di risorse dal centro alla

periferia, in misura diversa, tanto maggiori quanto maggiore è l’autonomia dei livelli inferiori. I

trasferimenti intergovernativi esistono in tutti i paesi, anche nei paesi a più alto tasso di federalismo. La

questione di come disegnare i trasferimenti perequativi, è quella più difficile da affrontare nella teoria del

federalismo fiscale. Per i trasferimenti:

- Motivazioni:

1. Integrazione di carenze di risorse per consentire consumi minimi di servizi:

a. Concorrenza fiscale: per attirare persone e soprattutto imprese nel territorio locale a cui si

associano effetti economici o politici positivi.

b. Effetto Baumol: la produttività del lavoro cresce a ritmi diversi e nel medio periodo questo

comporta una modificazione dei prezzi relativi.

2. Redistribuzione per ragioni di efficienza: effetti di traboccamento

3. Redistribuzione per ragioni di equità: trasferimenti perequativi 19

4. Finanziamento di spese di investimento in presenza di vincoli all’indebitamento

- Tipologia: in base a:

1. Ammontare:

a. Discrezionali (è il governo superiore che decide di dare un tot di denaro al comune) o

automatici

b. Limitati (solo per anno 2012-2013) o illimitati (tutti gli anni per sempre)

2. Utilizzo:

a. Condizionati o non condizionati a uno specifico scopo

3. Modalità di distribuzione:

a. Cofinanziamento o in somma fissa

I trasferimenti integrativi:

- Tipologia dei trasferimenti integrativi:

1. Utilizzo:

a. Non condizionati: per perequazione

b. Condizionati: funzione delega, servizi con rilevanti effetti esterni e standard minimi imposti

dall’autorità centrale

2. Modalità di distribuzione:

a. Cofinanziamento: solitamente espressi in % della spesa autonomamente decisa dall’ente

locale e funzione di responsabilizzazione

3. Effetti dei trasferimenti: il problema è valutare l’efficacia dei trasferimenti nello stimolare

l’offerta dei servizi locali. Si cerca di:

a. Massimizzare il benessere del governo centrale, nell’ipotesi che esso sia in grado di

rappresentare correttamente il benessere dei governi centrati

b. Massimizzare il benessere dei membri dell’ente locale

c. Massimizzare il benessere dell’elettore medio

In questa sede consideriamo il terzo approccio dell’elettore medio. In tale approccio il massimo

benessere dell’elettore medio coincide con il benessere della comunità locale o comunque è

coerente con u meccanismi di decisone politica democratica a livello locale. Questo approccio è

soggetto a delle ipotesi:

 Le stesse per il decentramento di Oates

 Elettore medio deve essere sempre o stesso soggetto, prima e dopo il trasferimento

 L’autorità massimizza l’utilità dell’elettore medio

Nelle ipotesi che seguono il governo da all’ente locale un trasferimento fisso non condizionato.

L’approccio utilizzato è quello delle curve di indifferenza sulle quali si ha effetto reddito (i

trasferimenti dal centro aumentano il reddito dei cittadini dell’ente locale) e effetto

sostituzione (i trasferimenti posso modificare il prezzo relativo del servizio pubblico). I

trasferimenti quindi possono avere tre diversi effetti:

1° Addizionalità diretta netta: efficace per finanziare ii servizi pubblici locali che non sarebbero

altrimenti stati prodotti.

2° Addizionalità indiretta netta: trasferimento che stimola il consumo di un altro servizio

pubblico diverso da quello al cui finanziamento è diretto.

3° Spiazzamento: quando il trasferimento è usato impropriamente dall’ente locale non per

ampliare l’offerta dei servizi pubblici ma per sostituire le imposte locali. 20

Le forme del trasferimento fissa il vincolo di bilancio. Le forme di trasferimento che inducono

maggior consumo di servizio pubblico sono i sussidi lump sum e i sussidi matching. I matching

vedono all’opera anche effetti di sostituzione e quindi sono potenzialmente più discorsivi. Se la

finalità del trasferimento fosse solo perequativa è meglio usare trasferimenti lump sum.

Critica all’approccio dell’elettore mediano:

1. Le decisioni dell’ente locale non necessariamente riflettono quelle degli elettori per ragioni

ideologiche, per l’esistenza di vincoli imposti centralmente, per fattori socioeconomici..

2. La regola della maggioranza non è in grado di garantire che l’aggregazione delle preferenze

individuali dia luogo a un ordinamento di scelte collettive transitivo.

3. Il teorema dell’elettore mediano vale infatti in ipotesi molto restrittive, fra cui si ricordano:

o Il voto deve riguardare la semplice scelta fra due alternative

o La distribuzione delle preferenze è normale

o Votazione a maggioranza

o Tutti gli aventi diritto votano

o Si conoscono i costi delle alternative di spesa fra cui si è chiamati a scegliere

o Non ci sono comportamenti strategici

4. Ignora i problemi redistributivi

5. L’identità dell’elettore mediano può cambiare per gli effetti che l’insieme delle imposte locali,

centrali e dei trasferimenti intergovernativi esercitano sul reddito disponibile degli elettori

Il flypaper effect:

un sussidio lump sum è equivalente ad un aumento del reddito disponibile dell’elettore mediano, però

questa equivalenza non si verifica nella realtà infatti i trasferimenti dal centro alla periferia vengono

preferenzialmente utilizzati nei servizi pubblici.

Modelli di trasferimenti perequativi:

ci sono quattro modelli perequativi che si basano che si basano sulle seguenti ipotesi:

- Presenza di diversi enti locali con popolazione omogenea, una sola imposta imponibile, con diversa

base imponibile e devono avere la libertà di determinare l’aliquota del’imposta e il livello della

spesa pubblica

- Definizioni di alcune variabili:

Pag. 64

I quattro modelli sono:

1. Las pesa storica: non è un “modello”, ma la rappresentazione di una prassi molto comune in Italia

all’inizio degli anni 90. È un modello della spesa a piè di lista cioè un comune con un buco di

bilancio a fine anno, chiede a Roma un trasferimento per coprirlo. Modello che incentiva a

finanziamento ex post la spesa.

Formula pag. 64 in basso 21

2. Performance: l’idea è di commisurare i trasferimenti al fabbisogno degli enti e non alla spesa

effettiva. Implica la definizione di un fabbisogno standard A*.

Formula ag. 65

Il fabbisogno standard non è necessariamente uguale per tutti gli enti locali. Possono esservi ragioni

che spiegano differenze di fabbisogno standard. Si identificano pesi o coefficienti in grado di tenere

conto di queste differenze di fabbisogno standard.

Formula pag. 65

I limiti principali sono che questo modello non incentiva allo sforzo fiscale e non si può stimare un

fabbisogno standard.

3. Capacità: affronta la causa di irresponsabilità lasciata aperta dal modello della performance. Il

trasferimento è pari alla differenza tra spesa standard e gettito standard. Il gettito standard è dato

dal prodotto tra aliquota standard e base imponibile effettiva. L’aliquota standard (t*) è

determinata da governo centrale. Spesso è vicina al valore dell’aliquota media.

Formula pag. 65

4. Modello della capacità versione canadese: in questo modello la perequazione viene operata non sul

versamento della spesa ma su quello delle entrate. Poiché A* = t*B* i risultati non sono diversi dal

modello già esaminato. Sono diverse le informazioni necessarie al governo centrale per

implementarlo. Il trasferimento è uguale alla differenza tra t*B* e la capacità fiscale t*B.

Formula pag. 66

5. Potenziale: si pone l’obiettivo di premiare e incentivare lo sforzo fiscale. nel modello capacità

canadese TR = t*(B*-B), qui si sostituisce a t* l’aliquota t. Se t aumenta il trasferimento aumenta.

Formula pag. 66

L’orientamento prevalente in Italia è di realizzare modelli della capacità fiscale. C’è una certa oscillazione

tra la scelta del modello spesa rispetto al modello canadese. La scelta è fortemente condizionata dal

fabbisogno informativo necessario per implementare ciascun modello. Sono forti le resistenze dei politici

ad abbandonare modelli legati alla spesa storica.

3° TEORIA DEL FEDERALISMO FISCALE:

Il decentramento in Italia:

il decentramento in Italia riguarda i rapporti tra Stato, regioni ed enti locali (provincie e comuni).

- Regioni: funzioni di programmazione dell’intero sistema decentrato e responsabilità del servizio

sanitario

- Provincie: un livello di governo con connotati non definibili in modo chiaro, in cui prevalgono

funzioni nel campo ambientale e della formazione.

- Comuni: ampie funzioni di offerta di servizi locali generali o a domanda.

I processi di riforma in atto del decentramento italiano:

- Leggi Bassanini

- Legge delega sul federalismo fiscale 22

- Legge costituzionale 18 ottobre 2001

- Legge delega n°42 del 2009

Il finanziamento delle regioni fino al 2011:

Il processo di decentramento delle leggi Bassanini e della riforma costituzionale ha portato alla definizione

di un’ampia autonomia tributaria basata su:

- Tributo proprio

- Addizionali

- Compartecipazioni

- Fondo perequativo

- Fondi comunitari

Il finanziamento dei comuni:

- IMU

- Imposta comunale sulla pubblicità

- Diritti sulle pubbliche affissioni

- Tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche

- Addizionali

- Compartecipazioni

- Tariffe

Finanziamento delle province:

- Addizionali provinciali Irpef

- Imposta sulle assicurazioni contro responsabilità civile da circolazione di veicoli a motore

Trasferimenti ai comuni:

- Fondo ordinario: il trasferimento è pari alla differenza tra fabbisogno standard e risorse erariali. Le

somme erariali sono pari alla somma del trasferimento storico e del gettito dell’ici

- Fondo perequativo per gli squilibri della fiscalità:

a. perequazione in funzione della base imponibile o, in assenza del gettito, dei tributi propri

dell’ente, secondo un modello che si ispira a quello della capacità (80% del fondo).

b. Perequazione in funzione delle sforzo tariffario (20% del fondo)

- Fondi ordinario e speciale per gli investimenti

- Fondo consolidato

LA RIFORMA DEL TITOLO V:

fino agli anni 90 la finanza pubblica italiana è molto accentrata, le regioni e comuni non avevano nessun

potere effettivo sulle spese e sulle entrate. Alcuni concetti base che bisogna considerare sono:

a. Stato-ordinamento: inteso come repubblica e comprende sia il governo centrale sia i livelli

intermedi

b. Stato-persona: è lo stato centrale, distinto dai comuni, regioni e province

c. Autonomia tributaria: stabilire nuovi tributi in tutti gli aspetti o definire solo la base imponibile e/o

aliquote di tributi disciplinati da leggi statali

d. Potestà legislativa esclusiva o concorrente: esclusiva cioè non è limitata da altri organi, concorrente

che è esercitata insieme ad altri organi 23

La riforma del 2001 prevede la modica di alcuni articoli del titolo V tra cui:

- art. 114: prevede la equo ordinazione dei livelli di governo; comuni, province, città, regioni e stato.

Le regioni, comuni, città e province hanno propri statuti, poteri e funzioni secondo quanto disposto

dalla costituzione.

- art. 116: non è stato ancora attuato, prevede il federalismo a velocità variabile o asimmetrico. Cioè

alcune regioni posso chiedere gradi maggiori di autonomia.

- art. 117: fa un elenco delle materie di competenza esclusiva dello stato, in concorrenza tra stato e

regioni e infine indica che tutte le materie non elencate come esclusive dello statoi possono essere

di competenza delle regioni.

- art. 119: indica quali devono essere le forme di finanziamento delle regioni. Sono tributi propri,

compartecipazioni, trasferimenti perequativi e altri trasferimenti.

Rapporti stato e altri enti:

All’art. 114 si fissa la parità tra stato, regioni e enti locali. L’art. 117 dice che spetta alle regioni la podestà in

riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello stato. Il coordinamento

della finanza pubblica e del sistema tributario sono materie a potestà legislativa concorrente di stato e

regione. Ne segue che lo stato è del tutto autonomo nel sistema tributario statale, nelle materie

concorrenti l’iniziativa della potestà legislativa sembra delle regioni e lo stato è però autonomo nella

fissazione dei principi fondamentali.

Autonomia finanziaria:

le entrate dei livelli inferiori sono:

- tributi propri

- compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibili al loro territorio.

- trasferimenti perequativi

- altri trasferimenti

Perequazione:

i trasferimenti possono essere:

- Perequativi: decisi dallo stato per i territori con minore capacità fiscale per abitante. Si segue il

principio della capacità fiscale non del bisogno.

- Speciali: per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere

gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per

provvedere a scopi diversi del normale esercizio delle loro funzioni, lo stato destina risorse

aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati comuni, province, regioni o città.

Modello di federalismo:

modello con due sistemi separati e autonomi (stato e regioni). Tuttavia lo stato effettua trasferimenti

perequativi sia alle regioni sia agli enti locali, determina i livelli essenziali delle prestazioni concorrenti i

diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (secondo alcuni il potere di

fissare i LEP porterebbe a un modello più accentrato). È contemplato un modello a velocità variabile che

consente margini molto ampi di ampliamento della devolution, dato che può riguardare tutte le materie

concorrenti o alcune materie esclusive dello stato. 24

Il finanziamento della riforma:

accanto alla riforma costituzionale non è stato definito un chiaro quadro del finanziamento delle funzioni

attribuite a regioni e enti locali. L’incremento della spesa decentrata potrebbe essere molto alto. L’ISAE ha

stimato in 69 miliardi la spesa aggiuntiva della PA locale e le entrate tributarie locali dovrebbero passare dal

23% al 62% delle entrate tributarie della PA.

LA LEGGE DELEGA N° 42/09:

essa definisce un nuovo quadro dei rapporti finanziari tra stato ed enti decentrati con riguardo a:

- Assegnazione delle funzioni

- Assegnazione delle entrate assegnate

- Meccanismi di perequazione finanziaria tra i diversi livelli di governo

- Disciplina di forme di autonomia finanziaria di comuni, province, città e regioni.

La legge delega si fonda su principi condivisi dalla teoria del federalismo fiscale:

- Principio di assegnare risorse autonome secondo il principio della territorialità

- Correlazione tra prelievo fiscale e beneficio in modo da favorire la corrispondenza tra

responsabilità finanziaria e amministrativa

- Introduzione di tributi con base imponibile stabile e distribuita in modo tendenzialmente uniforme

sul territorio nazionale

- I tributi locali devono evitare di alterare il criterio della progressività del sistema tributario e il

rispetto del principio della capacità contributiva.

- Con riferimento ai tributi comunali si ammette la facoltà di istituire e potenziare imposte di scopo.

La legge scioglie i dubbi sull’interpretazione della norma costituzionale con riguardo alle relazioni tra le

modalità di finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) che devono essere garantiti su tutto il

territorio nazionale e il finanziamento delle altre funzioni su cui regioni ed enti locali hanno maggiori

margini di autonomia.

Lep:

il finanziamento del fabbisogno deve essere garantito dal governo centrale attraverso fonti del tutto

distinte da quelle che sono previsti per il finanziamento delle altre funzioni degli enti decentrati e da quelli

destinati a svolgere la tradizionale funzione di perequazione tra aree di diversa condizione economica e

quindi con diversa capacità fiscale. Le spese relative ai LEP è garantita dal governo centrale in misura

integrale ed è commisurato a fabbisogni e costi standard.

Funzioni delle regioni ordinarie:

per comprendere l’articolazione dei rapporti finanziari tra stato e regioni, le spese delle regioni sono

ripartite in tre categorie:

a. Spese relative ai LEP

b. Altre spese autonome

c. Spese finanziate con contributi speciali, con finanziamenti dell’UE e con cofinanziamento nazionali.

Il LEP nella dottrina:

la loro identificazione dovrebbe anzitutto fare riferimento ad una molteplicità di dimensioni; criterio

multidimensionale; in articolare di:

- Individuare le condizioni che attribuiscono al cittadino il diritto ad una data prestazione. Si parla in

questo caso di LEP come diritti esigibili 25

- Prescrivere agli enti che hanno compiti amministrativi di garantire un livello di offerta di servizi

adeguato, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, alla definizione dei LEP. I LEP sono qui visti

garanti dell’adeguatezza di indicatori di offerta.

- Definire un processo effettivo di valutazione dell’offerta e di monitoraggio delle politiche seguite

degli enti locali e prevede sanzioni nel caso di inadeguatezza del servizio offerto.

Un punto innovativo della legge 42 è il riferimento alla nozione di fabbisogno standard determinato

tenendo conto del costo standard che deve essere sostenuto per garantire i LEP in modo uniforme in tutto

il territorio nazionale. Si pone l’obiettivo del superamento graduale del criterio della spesa storica.

Modelli di costruzione del fabbisogno standard dei LEP:

1. Macro: quote capitale differenziate sulla base di indicatori generici

2. Micro: listi di servizi e definizioni di quantità e costi standard

3. Intermedio: disaggregazione in sub aree di spesa, individuazione di indicatori per sub area,

meccanismi di monitoraggio differenziati tra stato/regioni e regioni/enti locali.

La legge statale in piena collaborazione con le regioni e gli enti locali disciplina la determinazione dei livelli

essenziali di assistenza e dei livelli essenziali della prestazione.

Definizione dei LEP nel DLGS. 68/11:

i LEP saranno stabiliti partendo a riferimento macroaree di intervento:

- Sanità: la sua allocazione tra regioni avviene sulla base della popolazione ponderata

- Assistenza

- Istruzione

- Trasporto pubblico locale

- Ulteriori materie che potranno essere individuate dalla legge sui LEP.

Per ciascuna macroarea dovranno essere definiti i costi e i fabbisogni standard, nonché le metodologie di

monitoraggio e di valutazione dell’efficienza e dell’appropriatezza dei servizi offerti. Ogni anno, nell’ambito

del processo di formazione del bilancio, saranno stabiliti i servizi da erogare e il relativo fabbisogno nel

rispetto dei vincoli di finanza pubblica. Il finanziamento tributario delle spese LEP deriva:

a. Dal gettito dell’IRAP per la parte derivante dall’applicazione dell’aliquota standard (3.9%)

b. Una quota dell’addizionale all’IRPEF anch’essa valutata sulla base imponibile dell’aliquota base

(0.9%)

c. Altre entrate sanitarie

d. Una compartecipazione regionale all’IVA

Il fabbisogno standard delle spese autonome regionali:

il finanziamento tributario delle spese autonome regionali deriva da:

a. Gettito IRAP, residuo rispetto a quello del LEP

b. Gettito della quota residua dell’addizionale all’IRPEF non destinata al finanziamento delle spese LEP

c. Gettito di eventuali nuovi tributi che le regioni potranno istituire su presupposti non ancora

sottoposti a tassazione da parte dello stato centrale

Il fondo perequativo delle spese autonome regionali: si avranno trasferimenti dalle regioni che hanno

capacità fiscale superiore alla media, la capacità fiscale è misurata dal gettito per abitante dell’addizionale

regionale IRPEF, la misura del trasferimento sarà tale da ridurre le differenze tra le quote delle addizionali

delle regioni destinatarie dei trasferimenti rispetto alla media nazionale in misura non inferiore al 75% e il

trasferimento non dovrà alterare la preesistente graduatoria in termini di capacità fiscale per abitante e

dovrà tenere conto delle particolari esigenze delle regioni con minore popolazione. Con riferimento ai 26

modelli di trasferimenti perequativi studiati, questo fondo ha carattere orizzontale, non condizionato,

ispirato al modello della capacità canadese e realizza un grado di perequazione parziale.

Funzioni e finanziamenti dei comuni:

Per i comuni si prevede un modello simile a quello delle regioni, anche se più indeterminato. Le spese degli

enti locali sono classificate in tre gruppi:

a. Spese riconducibili alle funzioni fondamentali all’art. 117

b. Spese relative ad altre funzioni autonome

c. Spese finanziate con contributi speciali all’art. 119

Le fonti di finanziamento dei comuni seguono un approccio a due strade temporali:

a. Una normativa transitoria che dovrebbe restare in vigore sino alla fine del 2013

b. Una normativa definitiva che avrà inizio nel 2014

Le funzioni fondamentali dovranno essere definite dalla carta della autonomia. In via straordinaria esse

comprendono funzioni di:

a. Amministrazione, gestione e di controllo nella misura complessiva del 70% delle spese certificate

dall’ultimo conto del bilancio disponibile alla data de 5 maggio 2009

b. Polizia locale

c. Istruzione pubblica

d. Viabilità e trasporti

e. Gestione del territorio e dell’ambiente

f. Settore sociale

Da questo elenco si evince che tra le funzioni fondamentali sono incluse anche spese che appartengono alla

sfera del LEP.

Fabbisogno e finanziamento delle funzioni fondamentali [fase transitoria 2011/2013]:

- Fabbisogno: non sono individuati i fabbisogni delle spese fondamentali, né delle altre spese. Non è

quindi possibile individuare distinte fonti di finanziamento. In via transitoria il fabbisogno delle

funzioni fondamentali è posto pari all’80% della spesa corrente (20% per le altre spese).

- Finanziamento tributario: si prevede la devoluzione ai comuni di imposte erariali sugli immobili e

precisamente:

1. Imposte collegate ai redditi e ai trasferimenti immobiliari. Il gettito di queste imposte affluisce a

un fondo perequativo transitorio per il periodo 2011 – 2013 che verrà distribuito secondo una

griglia di vincoli: 30% a seconda della popolazione, 16% a favore dei piccoli comuni, la parte

restante in base al fabbisogno standard (tutto ciò non è ancora stato predisposto).

2. Compartecipazione all’IVA sostitutiva all’attuale compartecipazione all’IRPEF del 2%.

3. Addizionale IRPEF

4. Imposta di soggiorno per i capoluoghi e comuni turistici.

- Finanziamento delle funzioni fondamentali, fase a regime: le fonti di finanziamento sono:

1. IMU (imposta municipale unica propria): sostituisce l’irpef sui redditi dei fabbricati locati e l’ici

2. IMS (imposta municipale secondaria): sostituisce una serie di tributi collegati all’occupazione di

spazi pubblici e sui prezzi pubblicitari

3. Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi: i soggetti passivi sono i proprietari di locali suscettibili

di produrre rifiuti urbani, la tariffa va in base alla quantità e qualità media ordinaria dei rifiuti

prodotti per unità di superficie. 27

Fondo perequativo delle funzioni fondamentali:

la disciplina dei trasferimenti perequativi a regime è ancora largamente non definita. Punto di riferimento è

solo la legge delega che prevede che il fondo sarà articolato in due parti, una relativa alle funzioni

fondamentali e un’altra relativa alle altre funzioni. L’ammontare complessivo del fondo perequativo al

finanziamento dei LEP dovrà essere determinato in misura pari alla differenza tra la spesa corrente

standard necessaria per l’espletamento delle funzioni sopra indicate e il totale delle entrate standardizzate

assegnate agli enti locali. La spesa corrente standard è determinata sulla base di una quota uniforme pro

capite, corretta per tenere conto dell’ampiezza demografica, delle caratteristiche territoriali, con

particolare riferimento alla presenza di zone montane, delle caratteristiche demografiche, sociali e

produttive dei diversi enti. I pesi sono determinati con tecniche statistiche utilizzando i dati di spesa storica.

Il fondo perequativo sarà ripartito tra gli enti sulla base degli indicatori di fabbisogno finanziario dei singoli

enti.

Fabbisogno e finanziamento delle funzioni non fondamentali dei comuni:

il fabbisogno è determinato nel 20% delle spese correnti. Ad esso i comuni dovranno fare fronte con le

risorse proprie definite dalla legge stessa, a cui si aggiungerà anche il contributo di una quota del fondo

perequativo, che la legge non precisa ulteriormente se non per indicare la finalità di ridurre le differenze tra

le capacità fiscali e la volontà di tener conto degli enti con popolazione inferiore ad una data soglia da

individuare in relazione inversa con la dimensione demografica, e della loro partecipazione a forme

associative.

IL WELFARE STATE:

Definizione di del welfare state:

è un insieme di istituti, principalmente di natura pubblica, sorti nel corso della formazione del modo di

produzione capitalistico e delle società libere per tutelare i cittadini da rischi sociali e garantire la fruizione

di diritti di cittadinanza. I rischi sociali sono quei rischi connessi al modo in cui è organizzata la società. Sono

principalmente tre:

1. Rischi di classe

2. Rischi di ciclo vitale

3. Rischi intergenerazionali

I settori in cui tali istituiti si sono sviluppati riguardano le seguenti aeree:

a. Pensioni

b. Tutela del lavoro

c. Salute

d. Assistenza

e. Istruzione

Per quando riguarda le funzioni degli istituti del welfare state abbiamo due visioni:

1. Visione pessimistica: hanno la funzione di controllare gli effetti sociali negativi dello sviluppo

capitalistico

2. Visione ottimistica: hanno la funzione di garantire, accanto ai diritti civili e agli altri diritti concepiti

come diritti di cittadinanza. I diritti di cittadinanza servono per garantire i servizi sociali e

Il WS è un modello di organizzazione della società, fondato sull’idea che l’economia di mercato può essere

coniugata con forti obiettivi sociali di eguaglianza. L’evoluzione e le caratteristiche dei diversi modelli di WS

si comprende solo osservando come la gestione dei rischi sociali viene allocata alla tre diverse istituzioni:

stato, mercato e famiglia. Si assiste a un processo di De-familizzazione, con l’emergere di visioni contrarie 28


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e amministrazione delle imprese
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher a.nespoli3 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Finanza pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Cerniglia Floriana.

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