Finanza pubblica
Introduzione alla finanza pubblica
La finanza pubblica tratta tematiche sulla ricerca e sull’impiego di risorse finanziarie da parte della Pubblica Amministrazione per il perseguimento dei suoi obiettivi di carattere pubblico.
Efficienza economica
Un’economia è efficiente se non ci sono sprechi, cioè è impossibile migliorare la condizione di un consumatore senza peggiorare quella di qualcuno degli altri e quindi si ha un equilibrio economico generale. Tale nozione di efficienza, conosciuta come efficienza paretiana, è stata proposta dall’economista Vilfredo Pareto.
Fallimenti di mercato
Quando con l’operare del mercato non si raggiunge l’efficienza paretiana, vuol dire che siamo in presenza di fallimenti di mercato e si giustifica, quindi, l’intervento del Settore Pubblico mediante aggiustamenti come tasse, sussidi, regolamentazione economica, etc.
Approcci di analisi
- Approccio normativo: studio teorico del dover essere, che cosa dovrebbe fare il Settore Pubblico e in quale spazi dell’economia intervenire.
- Approccio positivo: analisi del ciò che effettivamente è, come si presentano in numeri gli interventi del Settore Pubblico.
Analisi normativa
Partiamo dall’analisi delle forme di mercato perfettamente concorrenziali e non concorrenziali, in particolare del Monopolio.
Per rappresentare un equilibrio di mercato su un piano cartesiano si pongono sull’asse delle ascisse le quantità prodotte e sull’asse delle ordinate i prezzi a cui il bene viene venduto e i costi unitari (totale-medie marginali).
La normale curva di domanda di un bene di consumo è una curva lineare negativamente inclinata in quanto all’aumentare del prezzo i consumatori saranno portati a chiedere minor quantità di prodotto; essendo una curva lineare avrà un’equazione del tipo: : = −
Le quantità domandate dipendono da due parametri numerici a e b in cui il primo è l’intercetta dell’asse delle quantità, quantità consumata se il bene fosse gratuito, e il secondo è il coefficiente angolare della curva di domanda che esprime la sensibilità al prezzo dei consumatori. Si può esprimere evidenziando il prezzo come: 1−: =
Inseriamo nel grafico la curva di Costo Marginale C, per un primo tratto decrescente fino al suo minimo MG dove inizia a crescere per via di ogni ulteriore unità addizionale di impiego dei fattori produttivi che peggiora l’efficienza dell’impianto.
Il punto di intersezione tra la curva di domanda lineare e la curva di costo marginale del bene di consumo indica che il prezzo del bene che leggiamo sulla curva di domanda frutto dell’intersezione tra domanda e offerta è uguale al costo marginale di produzione p = C. Questa situazione evidenzia l’equilibrio in un mercato di concorrenza perfetta C, il produttore aumenta la produzione fin quando il costo marginale crescente arriva al livello dei prezzo che il produttore percepisce p; il produttore non produrrà una quantità maggiore di q poiché il suo costo marginale di produzione è più alto del prezzo a cui il bene può essere venduto. In un regime di mercato di concorrenza perfetta sarà venduta una quantità q al prezzo p.
Nel punto C, il profitto dei produttori di un mercato concorrenziale è pari a zero in quanto nell’analisi microeconomica esso corrisponde al guadagno eccedente la normale remunerazione del fattore produttivo lavoro e capitale (non son previsti extra profitti a favore dell’imprenditore e la remunerazione dell’imprenditore è compresa nei costi): = 0C
Se a livello di C non è previsto alcun profitto allora passerà per quel punto anche la curva del Costo Totale Medio C. La curva di costo totale medio, inoltre, interseca la curva di costo marginale in corrispondenza del suo punto di minimo: sin quando la curva dei costi marginali giace al di sotto della curva dei costi totali medi la curva dei costi medi è decrescente, dal momento in cui la curva dei costi marginali giace al di sopra della curva dei costi totali medi la curva dei costi totali medi diverrà crescente in quanto ogni quantità prodotta in più si aggiunge un costo marginale aggiuntivo più alto al costo totale medio precedente che aumenterà.
Il singolo imprenditore vedrà una curva di domanda orizzontale a livello del prezzo di mercato in quanto un suo singolo intervento non modificherebbe il prezzo a cui quindi deve adattarsi.
Mercato monopolista
Per l’analisi di un mercato monopolista manca la curva dei Ricavi Marginali R che esprime i ricavi aggiuntivi del produttore vendendo un’unità di prodotto in più di bene prodotto.
In concorrenza perfetta, tuttavia, il Ricavo Marginale è uguale al prezzo di equilibrio a cui il produttore di quel mercato costituito da domanda e offerta si adatta. In un regime di mercato concorrenziale si eguaglia al prezzo sia il Costo Marginale che il Ricavo Marginale.
In Monopolio esiste una sola impresa che perciò fronteggia tutta la domanda di mercato. A differenza di un mercato in concorrenza perfetta, la curva di domanda che fronteggia la singola impresa è decrescente. Questo significa che ogni unità aggiuntiva di bene è venduta ad un prezzo più basso. Data questa situazione, il monopolista può prendere in considerazione l’idea di aumentare i propri ricavi aumentando la quantità prodotta, ma deve tenere conto del fatto che la vendita di un’unità aggiuntiva farà diminuire il prezzo di mercato anche per le unità che erano vendute in precedenza. Questo farà diminuire i ricavi. Il ricavo marginale quindi questa volta sarà diverso dal prezzo ed in particolare minore del prezzo: R < p
Equazione della curva di domanda
Riscriviamo l’equazione della curva di domanda lineare decrescente per il monopolista espressa mediante il prezzo: : = −= = −= −2=
La curva di Ricavo Marginale R è, quindi, una curva decrescente che corrisponde a metà della domanda in quanto ha inclinazione doppia e stessa intercetta.
Punto di equilibrio
In tutte le forme di mercato il punto di equilibrio corrisponde all’uguaglianza tra Costo Marginale e Ricavo Marginale, si produce con costi marginali crescenti sino a quando questi determinano un profitto marginale ovvero sono inferiori al ricavo marginale.
- In un regime di concorrenza perfetta il prezzo è uguale al Ricavo Marginale, si vendono tutte le quantità in più al prezzo di mercato che non è influenzabile dai singoli operatori e che quindi corrisponde al ricavo marginale: =
- In un regime monopolista il ricavo marginale è uguale al costo marginale:=
Conseguenze del monopolio sul benessere
In equilibrio, attraverso l’uguaglianza tra Costo e Ricavo Marginale:
- : ( ; )
- : ( ; )
Il monopolista che fronteggia una curva di domanda negativamente inclinata offrirà una quantità minore ad un prezzo più alto rispetto al produttore in concorrenza che fronteggia una curva di domanda orizzontale.
La disponibilità di un consumatore a pagare per una data quantità unitaria di un bene è uguale all’area sottesa alla curva di domanda (in corrispondenza di q=1). Per calcolare la disponibilità nel mercato totale a pagare di tutti i consumatori si sommano le aree al di sotto delle curve di domanda individuale fino alla quantità consumata da ciascuno di essi.
La figura mostra le curve di domanda di Emilia e Gianni. La loro disponibilità a pagare per ciascun cono è illustrata sotto forma di una barra verticale ombreggiata. La figura mostra la domanda di mercato e la disponibilità di pagare per tutti i beni. Possiamo misurare la disponibilità a pagare utilizzando l’area al di sotto della curva di domanda di mercato fino alla quantità di equilibrio.
Supponiamo ora che vengano consumati solo 3 coni. Due vengono consumati da Emilia e uno da Gianni in quanto Emilia ha più alta disponibilità a pagare per il primo e il terzo e Gianni ha più alta disponibilità a pagare per il secondo. I beni saranno consumati da coloro con la più alta disponibilità a pagare, purché tutti i consumatori fronteggino lo stesso prezzi di mercato. Ne consegue che la disponibilità ad acquistare è almeno pari al prezzo di mercato, mentre la disponibilità per i beni invenduti è inferiore al prezzo.
Il surplus del consumatore è la misura del beneficio che egli ottiene pagando ad un prezzo più basso un’unità che era disposto a pagare ad un prezzo più elevato. Coincide quindi con l’area compresa tra il livello del prezzo a cui sta operando il mercato e la curva di domanda per quest’ultimo poiché alla disponibilità di pagare si sottrae la spesa sostenuta per acquistare quel quantitativo di beni.
Il surplus del produttore è la differenza positiva tra il prezzo di un dato bene pagato al produttore ed il prezzo che il produttore sarebbe stato disposto ad accettare per quell’unità di bene. Coincide quindi con l’area che separa la sua curva di costo marginale (curva di offerta del produttore) dalla linea del prezzo che ottiene (dimostrabile in maniera analoga a quella precedente) fino al livello delle quantità di equilibrio poiché ai ricavi ottenuti a quel prezzo si sottraggono i costi di produzione per quella quantità di bene.
Implicazioni del monopolio
In concorrenza perfetta il surplus del consumatore era costituito dal triangolo FCp, ma in monopolio diventa FMp. Il trapezio ppMC rappresenta la perdita di surplus del consumatore nel passaggio ipotetico dalla concorrenza perfetta al monopolio.
In un mercato monopolista il surplus del produttore diminuisce dell’area DCG a fronte di un incremento di surplus (ricavo) pari all’area ppMD.
Δ( ) = −ppMC( )=Δ − + ppMD( )=Δ −
La società realizza una perdita di benessere in considerazione del fatto che quella forma di mercato non è di concorrenza perfetta ma di monopolio. Siamo in presenza di un fallimento di mercato in quanto non si raggiunge il massimo benessere collettivo e quindi il Settore Pubblico avrebbe il dovere di intervenire per rimediare a tale perdita con degli strumenti, tra cui:
- Creazione delle condizioni che impediscano la presenza di un solo produttore in un mercato aumentando la concorrenza diminuendo, quindi, le barriere all’entrata;
- Regolamentazione dei prezzi inserendo tetti alla crescita dei prezzi nel tempo lasciando invariati gli aspetti qualitativi del prodotto per evitare extraprofitti (se non si stabiliscono pavimenti qualitativi si potrebbero ridurre i costi abbassando le caratteristiche del prodotto/servizio fornito).
Esistono in Italia tre autorità per la regolamentazione economica dei prezzi e della qualità, l’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed i servizi idrici con sede a Milano, l’Autorità per le telecomunicazioni con sede a Napoli e Roma, e l’Autorità di regolazione dei trasporti ART con sede a Torino. Queste compilano report annuali da presentare in Parlamento in cui evidenziano i cambiamenti dei mercati di loro competenza e i provvedimenti adottati.
Analisi positiva
Pubblica Amministrazione Imprese Pubbliche Imprese Private
- Organizzazione pubblica
- Organizzazioni produttive
- Organizzazioni produttive
- Non opera sul mercato
- Comprano input/fattori
- Comprano input/fattori
- Non applica i prezzi
- Producono beni e servizi
- Producono beni e servizi
- Non è concorrenziale
- Vendono sul mercato
- Vendono sul mercato
- Produce servizi
- Applica i prezzi
- Applica i prezzi
- Servizi amministrativi, servizi non destinati alla vendita e servizi di mercato ma non prevalenti
- Scelte volontarie
- Scelte volontarie
- Soggetto economico pubblico
- Soggetto economico privato
- Natura giuridica di diritto pubblico
- Natura giuridica di diritto privato
- Natura giuridica di diritto privato
- Forma di Mercato: monopolio o concorrenza più o meno limitata
- Forma di Mercato: concorrenza più o meno estesa con libertà di entrata
Tutte e tre le istituzioni son apparati organizzativi costituiti da persone che lavorano in maniera coordinata attorno a delle regole e ad obiettivi istituzionali. Tra queste sono presenti profonde differenze ed analogie. La pubblica amministrazione è un’organizzazione che non opera sul mercato, che non usa il sistema dei prezzi e che non può essere, quindi, concorrenziale.
Una PA può produrre servizi/atti amministrativi (certificazioni e autorizzazioni) non destinati alla vendita che possono essere a domanda individuale o a domanda collettiva e servizi di mercato purché non in misura rilevante rispetto agli altri. L’Università pubblica, ad esempio, è un’organizzazione pubblica non di mercato (gli enti no profit o le onlus sono organizzazioni private con fini pubblicistici non di mercato) che non usa i prezzi ma per cui si pagano tasse o contributi; il sistema degli atenei è una delle poche pubbliche amministrazioni ad agire in concorrenza (insieme alle scuola superiori e alle ASL per cui ognuno è iscritto all’istituzione allocata nel luogo proprio di residenza ma si può chiedere di usufruire dello stesso servizio in qualunque altro ente all’interno del territorio italiano), eroga servizi di istruzione a domanda individuale e servizi di mercato come ad esempio ricerche per un soggetto economico di mercato che però non è prevalente sull’insegnamento.
Tra impresa pubblica ed impresa privata le analogie prevalgono sulle differenze:
- Un’impresa privata, così come un’impresa pubblica, è un’organizzazione produttiva che agisce in un mondo costituito di scelte volontarie e normalmente organizza dei fattori produttivi, assume dei lavoratori, compra dei beni/semilavorati/materie prime, li utilizza per produrre output (beni e servizi) e infine vende questi ultimi sul mercato applicando il sistema dei prezzi.
- Il primo fattore che distingue un’impresa privata da un’impresa pubblica è la proprietà; colui che controlla l’impresa pubblica è un soggetto economico pubblico (facente parte della pubblica amministrazione), mentre colui che gestisce l’impresa privata è un soggetto economico privato. ATM è un’impresa pubblica il cui soggetto economico è il Comune di Milano.
Un tempo era presente un’ulteriore differenza tra impresa pubblica e impresa privata ovvero la Natura Giuridica. Le imprese pubbliche avevano una natura pubblicistica ovvero erano regolate dal diritto amministrativo (diritto pubblico) ma non dal diritto civilistico come le imprese private. Negli anni ’90 questo meccanismo è venuto meno e l’impresa pubblica ha adottato una natura giuridica di diritto privato. Il passaggio dal diritto pubblico al diritto privato nel regolare le imprese pubbliche è detto privatizzazione “fredda” (formale, giuridica).
In questo caso vengono introdotti degli obiettivi di tipo privatistico nella gestione delle aziende pubbliche, attuando nel contempo una conseguente trasformazione delle tecniche di conduzione delle imprese stesse. Questa modalità non prevede il trasferimento di proprietà ma solo un allargamento delle autonomie decisionali dell’impresa (SpA); con la privatizzazione “calda” (sostanziale, in senso economico) la gestione dell’impresa viene assunta totalmente dai privati, ossia si attua un vero e proprio trasferimento della proprietà dall’azienda pubblica al settore privato (il contrario avviene per la nazionalizzazione). Per attuare una privatizzazione sostanziale è necessario che avvenga prima una privatizzazione formale ovvero che l’impresa pubblica abbia natura giuridica privatistica.
La forma di mercato a cui appartengono le imprese pubbliche è di concorrenza più o meno limitata con situazioni di monopolio, a differenza della forma di mercato delle imprese private che è caratterizzata da libertà di entrata e quindi da concorrenza più o meno estesa. Il passaggio da forme monopolistiche in cui sono organizzate le imprese pubbliche a forme in cui si introduce la concorrenza si chiama liberalizzazione (eliminazione delle barriere all’ingresso).
Per quanto riguarda l’impresa pubblica si possono avere casi di:
- Monopolio Legale: il regime si determina per volontà della legge (stabilito da una norma);
- Monopolio Sostanziale: per una particolare situazione del mercato un solo imprenditore produce un bene o servizio;
- Assenza di Monopolio: la liberalizzazione coincide con la caduta del monopolio legale e in secondo luogo con la caduta del monopolio sostanziale grazie all’entrata in quel mercato di nuove imprese.
Riprendiamo la natura giuridica pubblicistica, o forma organizzativa, delle imprese pubbliche in Italia nel corso degli anni dall’unità d’Italia fino ai giorni d’oggi:
- Azienda autonoma: Le aziende autonome, attività produttive di servizi realizzata dallo Stato all’interno di un Ministero (es. le poste e i telegrafi), sono state introdotte nel regno di Sardegna da Cavour. Cavour ritenne che fosse importante avere le aziende pubbliche dentro i Ministeri, perché essendo curate da personale competente, questo avrebbe garantito l’interesse della società. Questo non ha funzionato perché i politici succeduti a Cavour, non avevano le sue stesse qualità. L’azienda autonoma è la direzione di un Ministero e il direttore di questa direzione ministeriali è il capo del
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