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Se si modificano invece i redditi (T+TR) si sposta il vincolo di bilancio più o meno in parallelo e quindi si

permettono esiti egualitari ma senza cambiare i prezzi relativi e senza dare segnali errati agli operatori di

mercato. Da .

Anche questa soluzione, preferibile alla precedente, potrebbe portare a dei problemi per quanto riguarda

l’ottenimento di efficienza ed equità. Supponiamo di tassare in percentuale ovvero t = 50/200 = 25%, il 25%

di ciò che produce un soggetto viene tassato. Se si ha la possibilità di scegliere quanto produrre ma non si

ha la possibilità di evadere, Robinson non produrrà troppo con un aliquota percentuale elevata.

e l’effetto di sostituzione e verificare quale di questi prevale sull’altro.

Occorre considerare l’effetto reddito

Immaginiamo di considerare un professionista in grado di scegliere le proprie ore di lavoro che

garantiscono un reddito di lavoro e le proprie ore di tempo libero; a fronte di una tassazione elevata, il

professionista sarà portato a non rinunciare al proprio tempo libero e a lavorare di meno (prevale l’effetto

sostituzione in quanto produrre sarà più costoso). Allo stesso modo Robinson, ritenendo di essere troppo

tassato, produce di meno.

Consideriamo una tassa espropriativa t=100% (il governatore trattiene tutti gli introiti del produttore). Tale

imposizione fiscale porterà il soggetto passivo a interrompere la sa produzione e a dislocare in un’altra

economia con meno aggravio fiscale. Se il benessere degli altri soggetti, in questo caso di Venerdì, è

indipendente (non dipende dal benessere degli altri soggetti) allora non cambierà e rimarrà a livello di

equilibrio. La curva di possibilità di benessere si modifica e prenderà una forma verticale nel momento in

cui il soggetto tassato abbandonerà il sistema economico.

 non

La frontiera esterna è conosciuta come 1° firs best: si ha con imposte “non distorsive”,

permettono di ridurre il debito di imposta T riducendo l’imponibile a cui esso si applica

volontariamente. Non c’è nessun trade-off tra efficienza ed equità, si passa da , si migliora

l’equità senza peggiorare l’efficienza.

 La frontiera interna è conosciuta come 2° second best: si ha con imposte “distorsive”, permettono di

ridurre il debito di imposta T riducendo l’imponibile producendo di meno. Le imposte distorsive

generano un trade-off efficienza equità, se si vuole più equità bisogna rinunciare all’efficienza e

viceversa. 41

Il grafico si presta ad introdurre il decisore sociale egualitarista il quale desidera che i benessere siano

sempre uguali, valuta come criterio primario l’equità scegliendo sulla bisettrice a 45° dell’isobenessere:

- In first best sceglie ′

- In second best sceglie

Ovviamente però l’egualitarista sceglie il punto più efficiente tra quelli equi ovvero il punto più in alto

possibile sulla bisettrice a 45°. 42

Ripercorriamo i passaggi della divisione del lavoro tra Mercato e Stato in relazione all’obiettivo del

raggiungimento del massimo benessere sociale.

Il punto di partenza è la frontiera delle utilità di benessere con la propria semiretta dell’uguaglianza a 45°,

grafico più importante di tutta l’analisi economica in quanto esemplifica il concetto di efficienza paretiana.

Il benessere collettivo interpretato come benessere derivante dalla disponibilità di beni materiali ha come

concetto fondamentale quel dell’efficienza paretiana che identifica le allocazioni non incrementabili di

benessere; la frontiera delle utilità di benessere è il luogo dei punti pareto efficienti.

Ci sono punti oltre la frontiera paretiana non conseguibili con le risorse materiali che abbiamo a

disposizione nel sistema economico. Col progresso tecnologico quei punti saranno raggiungibili facendo

spostare la frontiera verso l’alto per inglobarlo. ∝

Le allocazioni sotto la frontiera sappiamo essere inefficienti e quindi migliorabili: se si passa da

∝ ′

(allocazione inefficiente/sub-ottimale)ad (punto efficiente) si migliora sia il benessere di Robinson che di

Venerdì e quindi tale passaggio è un miglioramento paretiano.

∝ ′

Il punto , pur essendo un punto pareto efficiente, evidenzia un benessere di Robinson eccessivamente

maggiore rispetto a quello di Venerdì (disparità). Il punto sulla semiretta dell’uguaglianza, invece, oltre a

rispettare il criterio dell’efficienza paretiana, è considerabile equo in assenza di altre informazioni in quanto

in corrispondenza di questo punto il livello benessere è uguale per i due soggetti.

si compone di un elemento che è l’efficienza paretiana e di un altro

Il benessere collettivo W (Welfare)

elemento che è l’equità distributiva. L’efficienza paretiana è definibile univocamente: è pareto efficiente

quell’allocazione che non permette di migliorare il benessere di qualcuno se non peggiorando

necessariamente il benessere di qualcun altro; quando la definizione si traduce sul grafico si ottengono,

tuttavia, infiniti punti identificabili con la frontiera delle utilità di benessere. L’equità distributiva non è

definibile univocamente ma richiede giudizi di lavori e quindi non un concetto oggettivo; tuttavia l’equità

distributiva è riferibile ad un solo punto sul grafico ovvero quello in corrispondenza della quale il benessere

dei soggetti si eguaglia.

Il passaggio 1 da una minore efficienza verso l’efficienza paretiana (dà miglioramento a tutte e due i

soggetti) e il passaggio 2 percorrenza della frontiera da un’allocazione efficiente meno equa ad

un’allocazione equa sono oggetto di studio dell’Economia del benessere. 43

+ (= 0)

Nel primo caso i soggetti svolgono attività economiche volontarie in quanto è interesse di entrambi

“cooperare per migliorare” (Adam Smith).

Nel secondo caso la maggiore equità è raggiungibile tramite no-profit, Robinson fa beneficienza in favore di

Venerdì che ha benessere minore, oppure attraverso legami interpersonali, redistribuzione all’interno di

organizzazioni coese (famiglia); questi due processi si basano su scelte volontarie ma non è detto che si

raggiunga necessariamente il punto equo. La terza modalità coincide con la redistribuzione pubblica

coercitiva (non volontaria) e si avvale degli strumenti delle tasse e trasferimenti per sottrarre risorse in

denaro o in natura ai soggetti con maggiore benessere e li distribuisce alle persone con minor benessere.

 (aumento

Posto che le attività di scambio e di produzione determinano miglioramenti paretiani

di beneficio per tutti i soggetti coinvolti nella cooperazione), a quali condizioni questi

miglioramenti portano effettivamente sulla frontiera (cosa garantisce che ci arriviamo)?

0) Razionalità degli operatori economici (prerequisito): se gli operatori economici sono soggetti

dopo dei quali si

razionali perseguiranno il loro interesse non accettando scambi di perdita

peggiora la propria condizione (se si persegue il proprio interesse non si compra un bene pagandolo

di più di quello che per me vale/non si vende un bene incassando meno rispetto al valore che si

attribuisce a questo). Non si possono studiare i comportamenti di soggetti irrazionali.

1) Informazione completa/simmetrica: i soggetti economici hanno tutte le informazioni necessarie

sulle attività economiche di scambio e produzione (l’acquirente e venditore dispongono delle

stesse informazioni). Non hanno informazione completa ad esempio assicuratore e soggetto

assicurato in quanto il primo non sa qual è la propensione del secondo ad incorrere nel rischio

assicurato (non è garantito che il soggetto chiuda la macchina a fronte di un’assicurazione contro il

furto) oppure il venditore di beni usati che nasconde difetti e mal funzionamenti che riducono il

valore di mercato di quel bene a fronte della necessità di spese straordinarie.

2) Concorrenza perfetta: la concorrenza amplifica la possibilità di scegliere ed è un vantaggio per chi

persegue l’obiettivo di efficienza paretiana; più estesa possibilità di comprare il bene da venditori

diversi e più possibilità di portare a termine i miei interessi/se si sta vendendo un bene più sono i

clienti potenziali acquirenti e meglio è.

3) Assenza di interdipendenze economiche non di mercato: le interdipendenze economiche sono

effetti di benessere prodotti da o su un soggetto che non sta partecipando alla transazione

economica. Robinson e Venerdì producono e scambiano, non devono esserci effetti di benessere

prodotti dalle scelte di Robinson e Venerdì su un terzo abitante o provenienti da un terzo abitante

dell’isola. Quando un’azione incide su un individuo con cui il decisore non ha intrapreso nessuna

(positiva se incrementa il

forma di transizione di mercato, l’effetto generato è detto esternalità

benessere o negativa se riduce il benessere come ad esempio l’inquinamento). Un altro esempio di

interdipendenza economica non di mercato sono i beni pubblici, beni non caratterizzati da rivalità

nel consumo (può essere utilizzato da tanti soggetti senza costi aggiuntivi). Ad esempio una lezione

universitaria potrebbe essere seguita da soggetti non iscritti che trarranno un vantaggio uguale agli

iscritti ma con meno costi marginali (i soggetti partecipano ad un’attività economica ricavandone 44

benessere ma non pagandola) oppure chi sale sull’autobus senza pagare il biglietto. A fronte di

queste azioni potrebbe esserci un’offerta di beni pubblici non adeguata alla domanda e i soggetti

che vorrebbero pagare non raggiungerebbero la frontiera di benessere (potrebbe essere raggiunta

se ci fosse rivalità nel consumo e quindi tutti avessero uguali costi marginali). Ci si avvale di un

bene pubblico, non si contribuisce al sostenimento del suo costo e quindi si contribuisce a

sottodimensionare l’offerta a svantaggio di tutti i soggetti nel sistema economico ∝ ∝ ′

da a

Queste condizioni sono sufficienti per garantire l’efficienza paretiana e quindi il passaggio 1

punto sulla frontiera delle possibilità di benessere.

Primo Teorema Fondamentale dell’Economia del Benessere:

in un Sistema economico in cui tutti gli operatori sono soggetti economici razionali che godono di

informazione simmetrica in un contesto di perfetta concorrenza e assenza di interdipendenze

Se valgono le

economiche non di mercato, ogni equilibrio di mercato, se esiste, è pareto efficiente.

quattro condizioni si raggiunge la frontiera delle possibilità di benessere e quindi si ha efficienza della

produzione e dello scambio.

Per differenza, quando manca qualcuna delle condizioni elencate precedentemente (anche una sola) allora

siamo in un punto al di sotto della frontiera e quindi non efficiente.

Un punto al di sotto della frontiera si ha in presenza di:

/

∝ = à in presenza di fallimenti di mercato l’efficienza non

Ruolo pubblico per correggere i fallimenti di mercato:

può essere massima (non si raggiunge la frontiera) e si inizia a valutare la possibilità di sostenimento di

apposite politiche pubbliche ovvero di un adeguato intervento dello Stato nel Sistema economico per

colmare il mancato percorso non raggiungibile attraverso il mercato che ci permette di raggiungere il

massimo livello di benessere sociale.

Ad esempio lo Stato può mettere in piedi una legislazione anti-inquinamento fissando standard e quindi

vietando l’inquinamento eccessivo che può danneggiare la salute dei soggetti del Sistema economico

oppure può tassare l’inquinatore per indennizzare l’inquinato. La Consob garantisce la trasparenza per le

società quotate al fine di permettere la corretta diffusione delle informazioni.

Molti sono gli strumenti alcuni di carattere normativo altri di carattere monetario che il Settore Pubblico

può mettere in campo per migliorare l’efficienza economica e avvicinare/raggiungere l’efficienza paretiana

studiando caso per caso. Il mercato (composto dalle libere scelte volontarie di consumo, scambio e

produzione), tuttavia, è lo strumento principale attraverso cui i Paesi a libera economia perseguono

l’efficienza paretiana e, quindi, lo sviluppo del benessere sociale (lo Stato interviene se il Primo Teorema

dell’Economia del Benessere non è rispettato). 45

Una volta che si raggiunge l’efficienza paretiana solo con il mercato se vale il primo teorema o con il

mercato e l’intervento dello Stato per il rimanente percorso se il primo teorema non è soddisfatto per

consiste nel trovare un’allocazione efficiente ed equa.

alcune condizioni, il percorso 2

Un metodo potrebbe essere quello di avviare azioni redistributive tassando uno per trasferire all’altro.

Come già visto, entra in campo il fatto che tassando un soggetto quest’ultimo potrebbe ridurre il suo

impegno lavorativo non riuscendo a questo punto a percorrere la frontiera esterna delle possibilità di

∝ ′

benessere (first best). Quindi una volta arrivati in se non si dispone di strumenti non distorsivi allora non

si riesce a percorre la frontiera esterna come si vorrebbe per cercare di raggiungere , ma si inizia a

percorrere una frontiera interna e non efficiente (second best).

 Posto che le politiche redistributive determinano equità distributiva (ugual benessere per i

soggetti economici), a quali condizioni questo obiettivo può essere raggiunti rimanendo sulla

frontiera esterna di first best ( )?

Secondo Teorema Fondamentale dell’Economia del Benessere:

ogni allocazione pareto efficiente, ogni punto sulla frontiera, corrisponde ad un equilibrio di mercato

se si manifestano determinate condizioni.

Se si sceglie un punto pareto efficiente come punto equo, quel punto ( ) è raggiungibile con un sistema di

mercato in equilibrio (senza utilizzare strumenti distorsivi) a condizione di determinati requisiti:

1) Informazione completa/simmetrica Se vale il secondo teorema vale

2) Concorrenza perfetta anche il primo, non viceversa.

3) Assenza di interdipendenze economiche non di mercato

4) Convessità degli insiemi di produzione e consumo: convessità degli isoquanti e convessità delle

curve di indifferenza, se queste non fossero convesse non si potrebbe avere un solo punto di

tangenza rispettivamente con la frontiera delle possibilità di produzione e con vincolo di bilancio

(non si potrebbe determinare una curva dei contratti crescente). Con questa condizione si ha la

sicurezza che esiste un punto di equilibrio di mercato.

5) Impiego di strumenti di redistribuzione “non distorsivi”: impiegabilità di strumenti ridistributivi

(T+TR) non distorsivi ovvero che non facciano ridurre l’impegno al lavoro di alcun soggetto. Se

questo requisito non è soddisfatto la percorribilità passa sulla frontiera second best e quindi il

punto caratterizzato da equità distributiva sarà una soluzione interna alla frontiera (inefficiente). 46

Considerazioni finali:

 Se vale il primo teorema si raggiunge la frontiera paretiana, in caso contrario non la si

raggiunge;

 Se non raggiungiamo attraverso i mercati la frontiera paretiana si apre lo spazio per un

intervento pubblico correttivo dei fallimenti di mercato che deve essere attuato con gli

strumenti più appropriati ovvero che non peggiorino il benessere ulteriormente (l’intervento ha

più costi che benefici);

 Se vale il secondo teorema la frontiera di first best è percorribile e si può raggiungere tassando

e trasferendo qualsiasi punto che possa piacere al decisore di politica economica (equo);

 Se vale il secondo teorema l’efficienza paretiana e l’equità distributiva sono indipendenti e

quindi si può perseguire più equità senza rinunciare all’efficienza e viceversa. Non c’è trade-off

tra gli obiettivi di benessere sociale;

 Se il secondo teorema non vale per la quinta condizione, efficienza ed equità sono inseparabili e

dipendenti ovvero si manifesta un trade-off tra l’uno e l’altro; se si vuole più equità bisogna

accettare meno efficienza e se si vuole più efficienza deve accettare meno equità distributiva.

Istituzioni Attività Strumenti Obiettivi Obiettivo

sociali intermedi finale

 - Libertà economica

Scambio e produzione

MERCATO - Diritto di proprietà EFFICIENZA

- Sistema dei prezzi PARETIANA

- Concorrenza W

 - Norme coercitive EQUITA’

Regolamentazione di

STATO - T e TR DISTRIBUTIVA

mercato

 T+TR 47

Si hanno, quindi, due possibilità ovvero trovarsi in un contesto di first best o in un contesto di second best a

seconda che valga o non valga il Secondo teorema dell’Economia del benessere e quindi che ci sia o meno

un trade-off tra Equità ed Efficienza.

Analizziamo a questo punto le diverse Scuole di pensiero a seconda del contesto in cui ci si trova:

sostenitori dell’efficienza e nel momento in cui i mercati conducono in un punto

1) Paretiani:

efficiente (sulla frontiera delle possibilità di benessere di first best) allora il paretiano esaurisce le

sue analisi in quanto non è in grado di proporre dei cambiamenti che peggiorino qualcuno.

2) Sostenitori dell’equità del mercato: dallo valore all’impegno dei singoli che hanno tratto dal

mercato maggiore benessere. Ognuno ha il diritto di mantenere l’esito di mercato raggiunto e

quindi non si compie alcuna azione redistributiva. La soluzione è più accettabili in un contesto di

mercati molto concorrenziali in cui non c’è potere di mercato ovvero si parte tutti dallo stesso

punto e tutti rispettano le regole di quel mercato. Partendo da condizioni allineate la differenza

finale è una differenza di merito. In un sistema economico è difficile che si parta da condizioni

allineate dei soggetti economici e quindi i risultati finali asimmetrici possono derivare da merito, da

impegno, da fortuna o anche da potere di mercato.

I paretiani e i sostenitori dell’equità di mercato sono i soggetti contrari le politiche di redistribuzione di

risorse tra i soggetti di un Sistema economico

perseguono esiti eguali in termini di benessere e non necessariamente in termini di

3) Egualitaristi:

risorse economiche. Gli egualitaristi possono avere, quindi, per oggetto analisi di diversi

livelli/spazi:

 Libertà personali

 Utilità

 Redditi (se gli individui hanno stessa capacità di trarre benessere dal reddito, ovvero stessa

funzione di utilità marginale rispetto a Y, lo spazio delle utilità e dei redditi coincide)

 Beni primari (accesso ugualitario a beni necessari/essenziali a chiunque per una “normale”

vita, es. diritto alla mobilità e quindi possibilità di comprare un auto anche di diversa

cilindrata e quindi acquisibile con diversi livelli di reddito)

Nel campo delle utilità, gli egualitarismi sostengono il vincolo che l’utilità di Robinson sia uguale all’utilità di

Venerdì e in secondo luogo che questa utilità sia la massima possibile. Si cerca, quindi, di massimizzare il

valore per il quale le utilità possono eguagliarsi: max[U = U ].

R V I decisori egualitarismi sceglieranno il

punto più alto raggiungibile nel quale

l’utilità è uguale:

- in first best ′

- in second best 48

ordine dei punti nel piano cartesiano delle utilità secondo un criterio di benessere sociale

Esempio:

egualitarista.

Si preferisce il punto egualitario più alto e si misura il grado di ineguaglianza dei punti non egualitari

attraverso una retta passante per l’origine (i punti sulla semiretta hanno lo stesso rapporto di utilità di

Robinson e utilità di Venerdì) luogo dei punti “egualmente disuguali” ovvero con stesso grado di

ineguaglianza e più l’angolo della semiretta cresce e più l’ineguaglianza aumenta:

W : b > a > d > c > e

E

“b è presenta maggiore benessere sociale egualitarista di a”

d è preferibile rispetto a c perché corrisponde ad un livello di benessere maggiore e stesso grado di

inefficienza.

Il decisore paretiano, invece, analizza i passaggi da un punto all’altro nell’ottica di un miglioramento

paretiano ovvero osserva se entrambi i soggetti migliorano il benessere oppure se uno dei due migliora il

proprio senza far peggiorare quello dell’altro (il segmento che congiunge due punti deve essere

positivamente inclinato): W :

P  b

a, e, c

c, e d

a, c, e così come b, d non sono ordinabili in quanto non si ha un miglioramento paretiano nel passaggio tra

di loro. 49

per l’utilitarista il benessere sociale coincide con la somma dei benessere individuali

4) Utilitarista:

W = con n componenti della comunità economica. L’interesse del decisore utilitarista è la

U ∑

massimizzazione di tale somma max [W = ]. Nel nostro caso il benessere sociale per i

U

soggetti utilitaristi sarà dato dalla somma del benessere di Robinson ed il benessere di Venerdì:

W = U + U

U R V

U = W - U

R U V

La curva di isobenessere ideale per il decisore utilitarista si trova assegnando all’utilità di uno dei

soggetti il valore del benessere sociale meno l’utilità dell’altro. Se l’utilità totale è data in base alle

risorse di cui l’isola dispone ed è pari a 100, l’utilità di Robinson sarà quella che non viene data a

Venerdì e la loro somma deve quindi dare 100. La famiglia delle curve di livello di isoutilità sociale

di un decisore utilitarista che ragiona per somma di utilità è composta da funzioni lineari di

inclinazione m = - 1. Il decisore utilitarista è indifferente rispetto ai punti la cui somma di utilità è

uguale (100).

Il decisore utilitarista massimizza l’utilità sociale e quindi preferirà la curva di indifferenza sociale

più alta.

In un contesto di first best o di second best, il decisore utilitarista sovrappone la sua famiglia di

curve di livello al grafico con le frontiere di utilità e sceglie i punti di tangenza più alti.

Il decisore utilitarista partendo da ridistribuirà in first best fino ad arrivare a così come il

decisore egualitarista se la frontiera delle possibilità di benessere è simmetrica. In second best il

decisore sociale utilitarista sceglierà U’ punto di tangenza che massimizza la somma delle utilità

raggiungibili e smette di essere egualitarista.

Se, in first best, un soggetto ha meno capacità di trarre benessere dalla risorse a disposizione, la

curva delle possibilità di benessere non sarà più simmetrica ma avrà intercetta minore dal lato del

primo (se si distribuisce tutto il PIL a tale soggetto questo ne trarrà meno utilità rispetto all’altro). Il

decisore utilitarista in questo caso non sarà più egualitario in first best in quanto il punto di

tangenza e quindi il punto che massimizza la somma delle utilità sarà orientato verso il soggetto

con più possibilità di produrre benessere col proprio reddito (il decisore accetta un esito

asimmetrico in quanto accetta che l’obiettivo della massimizzazione del benessere sia compiuto da

uno solo dei soggetti a cui sono garantite quindi più risorse, quello con più capacità di trarre utilità).

50

Consideriamo un diagramma a tre assi. Sugli assi verticali rappresentiamo l’utilità marginale dei soggetti e

sull’unico asse orizzontale il reddito nozionale dell’isola che supponiamo essere uguale a 100.

La funzione di utilità marginale del reddito dei soggetti è decrescente (quando non si ha nessuna unità del

bene la prima unità dà sempre molta soddisfazione mentre quando se ne hanno tante una unità aggiuntiva

risulta meno soddisfacente).

Se essi hanno la stessa capacità di convertire reddito in benessere allora le funzioni di utilità marginali

saranno identiche, a specchio nel nostro grado per tener conto della diversa origine. Due funzioni identiche

ed opposte si incontreranno quindi in un punto intermedio E in cui l’utilità marginale dei soggetti è la

stessa. L’utilità totale sarà data dall’area sottesa dalla curva di utilità marginale fino al punto di

intersezione per entrambi i soggetti ovvero se si danno 50$ di reddito a Robinson/Venerdì l’area

sottostante la sua funzione di utilità marginale fino al livello di reddito che ottiene coinciderà con la sua

utilità totale. Due soggetti che condividono stessa utilità marginale di reddito avranno anche uguale utilità

totale e quindi E è anche il punto di massima utilità-somma per un decisore utilitarista in quanto

ridistribuendo e quindi togliendo reddito ad uno per dare all’altro si perde una parte di utilità totale per via

del fatto che l’utilità marginale di un soggetto è decrescente (sezione evidenziata in verde).

Se uno dei soggetti, ad esempio dopo un incidente, ha meno capacità di tradurre in benessere le risorse in

maniera ottimale vedrà la sua curva di utilità marginale spostarsi verso il basso (allo stesso livello di

risorse/reddito il soggetto ne trarrà meno utilità). Se il governatore è un decisore utilitarista ridistribuirà il

reddito in modo da garantire a Robinson maggiori risorse in quanto ha maggiore capacità di tradurle in

benessere sociale andando a scegliere il punto E’; in questo modo si riesce a recuperare la quota di utilità

che andrebbe persa assegnando lo stesso reddito ad entrambi i soggetti (sezione evidenziata in giallo).

Andando a ridurre la curva di utilità marginale di uno dei due soggetti non si riesce a garantire la massima

utilità che si riesce a raggiungere in una situazione di uguaglianza di capacità di tradurre in benessere le

risorse a disposizione (si perde la sezione evidenziata in rosa). 51

L’Utilitarista è interessato a massimizzare la somma delle utilità dei soggetti del Sistema economico e

quindi distribuirà le risorse a disposizione in favore a quei soggetti con la maggiore capacità di trarne

beneficio. Tale concetto è contro-intuitivo in quanto si riduce il reddito del soggetto che riesce a produrre

meno utilità personale (a causa ad esempio di un handicap) in favore del soggetto con maggiori capacità di

produrre utilità personale.

L’Utilitarismo dà esiti ugualitari solo in condizioni particolari (simmetria della frontiera delle possibilità di

benessere in first best ovvero uguale utilità marginale). In un mondo utilitarista sarebbe inoltre giustificata

l’azione del ladro che trae maggior vantaggio dallo sfruttamento di un bene rispetto a quanto ne avrebbe

tratto il legittimo proprietario.

Per cercare di far venir meno queste contraddizioni, si sono sviluppate correnti utilitariste diverse tra cui:

 [ = ]

Utilitaristi della media: A contrario degli utilitaristi della somma che

massimizzano il benessere sociale come sommatoria delle utilità individuali, gli utilitaristi della

media massimizza l’utilità media. I due utilitaristi producono risultati uguali se n rimane invariato

ovvero non cambia il numero dei soggetti economici in un Sistema. Ad esempio rispetto al

fenomeno dell’immigrazione in cui gli immigrati hanno un livello inferiore rispetto agli abitanti del

Paese gli utilitaristi della somma saranno favorevoli a questo fenomeno in quanto l’utilità

totale/somma aumenta a contrario degli utilitaristi della media in quanto denominatore cresce più

velocemente rispetto al numeratore (si riduce il valore in frazione e quindi il benessere medio). 52

da John Rawls filosofo della politica americana della seconda metà del ‘900.

5) Rawlsiani:

Quest’ultimo accoglie una serie di critiche all’utilitarismo nei suoi scritti ma rispetto ai critici

precedenti ha il vantaggio di introdurre una teoria nuova.

Rawls non ragiona nello spazio dell’utilità ma nello spazio de’:

 Beni sociali-primari (quei beni accessibili a chiunque in quanto tutti ne hanno necessità)

che appartengono a due categorie:

- Libertà : nello spazio delle libertà ci deve essere il più ampio utilitarismo e quindi

bisogna secondo Rawls garantire a tutti i cittadini di una comunità il massimo delle

eguali libertà possibili per ognuno confinate con le libertà degli altri (la libertà di

una persona finisce dove inizia la libertà di un’altra);

- Beni materiali primari: quei beni necessari per le normali attività umane. Amartya

Sen, filosofo ed economista inglese di origine indiane, effettuò il ragionamento

delle cosiddette capacità fondamentali e affermò che non sono essenziali i beni

materiali ma la possibilità che ognuno abbia la capacità di svolgere determinate

funzioni. Per far in modo che le medesime attività umane si svolgano

adeguatamente può darsi che alcuni soggetti han bisogno di più beni rispetto ad

altri per via di proprie condizioni sfavorevoli. Mentre nello spazio delle libertà

Rawls è egualitarista (le libertà non sono un bene scarso), nello spazio dei beni

primari di tipo materiale (bene scarso) l’egualitarismo non è corretto se i bisogni

sono differenti e quindi i beni materiali primari devono essere distribuiti in maniera

corrispondente ai bisogni.

Le libertà dovrebbero essere distribuite in maniera egualitaria e i beni materiali primari dovrebbero

essere distribuiti in maniera tale da favorire chi è svantaggiato. Il benessere di una società non si

può misurare dal benessere aggregato ne dal benessere medio in quanto un alto benessere medio

può dar luogo a disparità. Per la nostra analisi comparativa considereremo tali analisi nello spazio

delle utilità.

Il benessere sociale nel senso rawlsiano W è dato dal valore minimo del benessere individuale

R

ovvero si prendono in considerazione i benessere individuali e si cerca di alzare quello minimo per

alzare il benessere della società (si cerca di alzare il peggiore che raggiungerà il secondo peggiore

che raggiungeranno i terzi peggiore, …).

Il criterio rawlsiano è chiamato il criterio del “maximin” in quanto massimizza il benessere sociale

dato dal valore minimo delle utilità individuali (l’obiettivo è massimizzare il valore minimo):

= 53

Rappresentiamo ancora una volta le utilità di Robinson e Venerdì in un piano cartesiano con la bisettrice a

45° luogo dei punti egualitari.

Cerchiamo di individuare le curve di livello/indifferenza rawlsiane, insieme di punti con stesso benessere

sociale W per un decisore rawlsiano.

R

Individuiamo 2 punti allineati in verticale. Immaginiamo un possibile spostamento da a a b combinazioni di

partenza/arrivo del benessere dei due soggetti.

- Lo spostamento è pareto migliorativo in quanto segnala un miglioramento di Robinson in termini di

benessere senza un peggioramento delle condizioni di Venerdì (b > a);

- Lo spostamento è utilitarista in quanto la somma delle utilità è più alta (curva di livello maggiore,

b > a);

- Lo spostamento non è egualitarista in quanto aumentando il benessere solo di Robinson aumenta

la disuguaglianza sociale (grado di diseguaglianza maggiore, b < a);

- Per il decisore rawlsiano che vuole incrementare il benessere di chi sta peggio (Venerdì) rimane

indifferente se il benessere di chi sta meglio aumenta (Robinson), b = a.

Consideriamo altri 2 punti allineati in verticale e sullo stesso livello orizzontale di a e b. immaginiamo in

questo caso uno spostamento da a’ a b’.

- Per il decisore rawlsiano, essendo ad un livello sottostante la funzione isobenessere a 45° in cui

Venerdì ha utilità maggiore rispetto a Robinson, questo spostamento e accettabile in quanto si

tratta di un miglioramento del soggetto con più bassa utilità individuale.

Consideriamo ulteriori 2 punti allineati in orizzontale sullo stesso livello di a. immaginiamo uno

spostamento orizzontale da c a d a destra della bisettrice.

- Per il decisore rawlsiano se migliorando Robinson era accettabile in quanto soggetto che sta

peggio, un miglioramento nelle stesse condizioni di Venerdì è indifferente. 54

Se due punti sono indifferenti per un decisore ciò significa che condividono la stessa curva di livello mentre

se un punto è preferibile rispetto ad un altro ciò significa che ci si è spostati su una curva più alta e quindi

migliore.

 a ha il benessere sociale rawlsiano di b

 c ha il benessere sociale rawlsiano di d

 b’ ha maggiore benessere sociale rawlsiano di a’

Il vertice delle curve di livello è sulla bisettrice di isobenessere in quanto alla sua destra sono indifferenti gli

incrementi di x e alla sua sinistra sono indifferenti gli spostamenti di y.

e il saggio marginale di sostituzione non esiste in quanto non

Le curve di livello rawlsiane hanno forma a L

c’è sostituibilità, il fatto che qualcuno migliori il suo benessere ma quello non è l’individuo che sta peggio

non conta nulla in questo tipo di analisi. Per un decisore rawlsiano che ragiona nello spazio delle utilità i

benessere delle persone sono perfetti complementi a contrario delle curve utilitariste in cui è presente la

variabile della sostituibilità del benessere in rapporti fissi (non cambia la somma).

Il decisore rawlsiano deve a questo punto trasporre nel grafico delle frontiere di possibilità di benessere la

famiglia di curve di indifferenza rawlsiane. Le curve di livello rappresentano i desideri di benessere mentre

le frontiere delle possibilità di benessere rappresentano la possibilità di attuarli (desiderio-realtà).

Nel caso di first best simmetrico in cui i due soggetti traggono stessa utilità dallo stesso reddito/beni

materiali gli utilitaristi sono egualitari U=E ma in first best asimmetrico in cui i due soggetti traggono

differente utilità dallo stesso reddito/beni materiali accettano un punto U’ non egualitario nel quale il

soggetto maggiormente in grado di estrarre utilità dal reddito viene ripagato con maggiori disponibilità e

quindi maggior benessere. Il rawlsiano in first best simmetrico è altrettanto ugualitario dell’utilitarista

U=E=R ma se si passa al first best asimmetrico il rawlsiano resta ugualitario nello spazio dei benessere. Il

decisore rawlsiano resta ugualitario anche in caso di asimmetria in quanto il punto U’ sarebbe su un livello

peggiore non accettabile poiché su una curva di livello minore (non è rispettato il principio maxmin).

Il paretiano si fermerebbe nel punto in cui il Sistema Economico ha condotto spontaneamente i benessere

di Robinson e Venerdì. 55

In second best l’individuo che sta peggio è ovviamente Venerdì (per cui si compiono politiche

redistributive). Volendo massimizzare il benessere dell’individuo che sta peggio il decisore rawlsiano

sceglierà il punto più esterno della frontiera delle possibilità di benessere in second best in favore di

Venerdì che raggiunge in questo punto il suo massimo benessere. In questo punto, quindi, sarà tangente la

curva di livello rawlsiana più elevata raggiungibile con tale frontiera di benessere smettendo quindi di

essere egualitarista (il rawlsiano sceglie sempre il punto di tangenza tra la propria curva di livello e la

frontiera delle possibilità di benessere corrispondente). Andando oltre R’ per favorire l’eguaglianza si

impoverisce ulteriormente il più povero.

Per il decisore rawlsiano quindi è corretto ridistribuire sin tanto che la ridistribuzione, danneggiando il

soggetto che gode di maggiore benessere, va a vantaggio del soggetto con minor benessere.

 Quale sarà la scelta dell’individuo più povero in una società se siamo in un contesto di second best?

Il più povero sceglierà il punto nel quale il suo benessere è più alto, anche se questo non è egualitario. Se si

fa decidere al più povero egli sceglierà il punto rawlsiano.

“Il maggior difetto del capitalismo è la diseguale distribuzione della ricchezza, il miglior pregio del

comunismo è l’eguale distribuzione della povertà” (Churcill, liberista).

Nel 1989 i tedeschi dell’Est che vivevano in un sistema egualitario hanno preferito scappare a Berlino Ovest

meno ugualitaria buttando giù il muro perché qui anche i più poveri stavano meglio rispetto alla gran parte

della popolazione dell’Est.

Se le persone povere all’interno della Società intendono migliorare il loro livello di benessere preferiranno

un mondo diseguale in cui staranno meglio rispetto ad un modo eguale in cui stanno peggio. 56

Consideriamo nuovamente il diagramma a tre assi. Sugli assi verticali rappresentiamo l’utilità marginale dei

soggetti e sull’unico asse orizzontale di base il reddito nozionale (inteso come risorse disponibili nel Sistema

economico) dell’isola che supponiamo essere uguale a 100.

In first best simmetrico il decisore rawlsiano eguaglia le utilità totali, come visto precedentemente, U = U .

R V

e quindi l’area sottesa alla funzione di utilità marginale fino al punto di intersezione sarà uguale e il reddito

diviso tra tutti e due in egual misura. L’obiettivo del rawlsiano è quello di garantire uguali utilità totali e

quindi se le utilità marginali sono uguali i soggetti godranno di stesso reddito. L’esito è uguale alla decisione

del decisore utilitarista che tuttavia in primo luogo vuole eguagliare le utilità marginali per non far perdere

il benessere totale (obiettivi diversi).

In caso di asimmetria il rawlsiano, come visto prima, è ancora egualitario nelle utilità totali individuali allora

bisogna trovare una distribuzione del reddito tale per cui l’area/utilità totale del soggetto in condizioni

peggiori di benessere deve essere uguale all’area/utilità del soggetto che sta peggio. L’utilità marginale di

Robinson sarà quindi più alta di quella di Venerdì, mentre il reddito di Venerdì sarà maggiore di quello di

Robinson.

Riepilogo:

 Il decisore utilitarista eguaglia sempre le utilità marginale dei soggetti, il decisore rawlsiano

eguaglia sempre le utilità totali in first best;

 Poiché il decisore utilitarista eguaglia le utilità marginali se la frontiera è simmetrica allora sta

eguagliando anche le utilità totali e i redditi mentre se la frontiera non è simmetrica, l’uguaglianza

delle utilità marginali comporta che l’utilità totale così come il reddito del soggetto caratterizzato

da utilità marginale più alta siano maggiori rispetto all’altro soggetto con utilità marginale minore e

quindi meno in grado di tradurre in benessere le risorse a sua disposizione;

 Se la frontiera è simmetrica il decisore rawlsiano, oltre ad eguagliare l’utilità totale dei soggetti,

eguaglia le utilità marginale e i redditi. Se la frontiera è simmetrica l’uguaglianza delle utilità totali

dei soggetti comporta la distribuzione di maggior reddito al soggetto con la più bassa utilità

marginale. 57

Fallimenti del mercato

Tre principali fonti di fallimenti di mercato:

1) ESTERNALITA’

2) BENI PUBBLICI

3) MONOPOLIO

Le esternalità (1) sono effetti di benessere che chi compie scelte economiche genera su altri soggetti.

 scegliendo di produrre o consumare si genera benessere su terzi senza il pagamento di un

Positiva:

contributo da parte di quest’ultimi;

 Negativa: scegliendo di produrre o consumare si genere un effetto di benessere negativo su terzi

senza concedere a quest’ultimi un indennizzo.

Il problema dell’esternalità è che se non si usano i prezzi per compensare il vantaggio o lo svantaggio, la

dimensione che verrà scelta per il fenomeno (quantità prodotta/consumata) non sarà quella ottimale:

- Nel caso di esternalità negativa, il livello sarà eccessivo

- Nel caso di esternalità positiva, il livello sarà carente

L’esempio più comune riguarda il fenomeno dell’inquinamento generato da un’attività produttiva e quindi

analizziamo l’equilibrio di mercato in caso di tale esternalità negativa di produzione. Sul piano cartesiano

indichiamo sull’asse delle ascisse la quantità prodotta del bene e sull’asse delle ordinate i prezzi e i costi

unitari.

 Consideriamo una curva negativamente inclinata tipica di una domanda per il bene considerato che

però chiamiamo benefici marginali del poter consumare quel bene (la curva di domanda esprime il

beneficio che qualunque unità aggiuntiva procura ai consumatori).

 La curva positivamente inclinata indica i costi marginali (la curva di offerta esprime il costo che

qualunque unità aggiuntiva procura ai produttori).

E E

In equilibrio E quindi si produce q al prezzo p . Si produce sin tanto che ogni unità aggiuntiva abbia costi

incrementali minori rispetto al prezzo a cui essa può essere venduta ovvero al suo beneficio marginale. Tale

analisi è valida se non ci sono fenomeni esterni.

Se è presente un’esternalità, oltre ai costi e benefici privati dei soggetti interessati nell’operazione

derivanti da questa operazione che comporta

economica bisogna considerare anche i costi e benefici sociali

quindi gli effetti di benessere esterni (es. costo ambientale). Bisogna riportare sul grafico un’altra

componente di costo che ha la stessa forma del costo marginale e quindi crescente che è l’esternalità

negativa , costo esterno non considerato dal produttore privato.

Il costo per l’intera società nel produrre una determinata quantità di prodotto sarà quindi la somma di

queste due componenti di costo. Il costo sociale è la somma del costo marginale privato + il danno

ambientale (esternalità negativa) e quindi la sua curva sarà data dalla sovrapposizione delle due funzioni.

L’esternalità di segno negativo si somma ai costi privati per determinare il costo sociale. 58

F

A questo punto si evidenzia un nuovo punto di equilibrio F di ottimo sociale per cui si produce q al prezzo

F

p , in quanto per la società la produzione ottima è quella per la quale i costi totali che la società subisce

sono inferiori rispetto ai vantaggi sociali (beneficio marginale). In caso di esternalità negativa, il beneficio

marginale sociale coincide con il beneficio marginale privato in quanto non sono previsti effetti di

benessere positivi.

Il produttore privato che produce inquinamento ma non tiene conto dell’esternalità ambientale (consuma

ambiente senza pagarlo), sceglierà privatamente di produrre in corrispondenza di E.

E F

Le unità comprese tra q e q hanno un costo sociale maggiore del beneficio sociale tal distanza fra i due

punti rappresenta la perdita sociale e ogni volta che si produce una unità in più del bene si scende sempre

di più al di sotto della frontiera delle possibilità di benessere (per via dell’inquinamento). Il valore

dell’esternalità negativa tra la quantità di ottimo sociale e di ottimo privato (danno sociale) e quindi

riguardo alla produzione eccessiva coincide con il triangolo EFG ovvero la perdita di benessere sociale che la

E F

scelta privata di produrre q - eccessivo - determina sulla società (si avessimo prodotto q saremmo potuti

arrivati sulla frontiera delle possibilità di benessere). L’esternalità negativa è un fallimento di mercato e

siamo nel caso in cui ci si trova all’interno della frontiera delle possibilità di benessere. 59

Consideriamo prima di tutto i due triangoli HFE e KHE, il primo coincide con il surplus del consumatore

ovvero il beneficio che il consumatore ottiene pagando un prezzo inferiore per un bene a cui egli attribuisce

un valore più elevato, il secondo coincide con il surplus del produttore ovvero margine di profitto derivante

dal fatto che quel produttore vende delle unità ad un livello per cui il prezzo corrisponde ad un costo

marginale più basso. e

Il benessere sociale compreso tra sarà dato:

HFE (vantaggio che il consumatore ottiene da quelle unità) + KHE (vantaggio che il produttore ottiene da

−FGE

quelle unità) - KFGE (esternalità ambientale, svantaggio dei danneggiati) = (perdita di benessere

sociale) 60

Possiamo considerare un altro asse delle ascisse inferiore i che esprime la quantità di sostanza inquinante

F E

immessa nell’ambiente derivante dalla produzione con i quantità socialmente accettabile e i quantità

socialmente inaccettabile/eccessiva.

Una soluzione per evitare il danno sociale ovvero un metodo per cui tramite incentivi o disincentivi la

produzione del settore sia in corrispondenza di quella socialmente ottimale potrebbe essere in primo luogo

definire degli STANDARD, parametri che descrivono la quantità/livello

in via regolamentare-normativa

massima nel nostro caso di sostanza inquinante che si può emettere nell’ambiente. Se c’è una correlazione

proporzionale tra quantità prodotta e inquinante emesso, allora ponendo un vincolo alla sostanza

inquinante si pone un limite al livello della produzione che può essere realizzata. Ha senso porre uno

standard ambientale quando l’esternalità negativa assume una forma particolare ovvero se la curva ha

una crescita esponenziale e quindi superato un certo livello il danno ambientale creato da una determinata

sostanza cresce rapidamente. Se il fenomeno negativo ha un andamento fortemente crescente allora si

impone uno standard in maniera tale che la quantità inquinante immessa nell’ambiente sia a livelli

accettabili. 61

per l’aggiustamento dei fallimenti di mercato e

Passiamo adesso all’analisi di strumenti di tipo economico

quindi per evitare che si produca al livello di E. Consideriamo lo strumento della TASSAZIONE (nel nostro

caso tassazione ambientale) che colpisce la produzione inquinante e induce il produttore a ridurre la

quantità a fronte di un costo aggiuntivo T ai costi privati (fino alla soglia desiderata, nel nostro caso F). La

tassa è il prezzo da pagare per l’ambiente “consumato”.

Il valore unitario della tassa ambientale T (che colpisce i ma, se c’è proporzionalità tra quantità prodotta e

inquinante emesso colpisce q) €*q ammonta ad un valore pari a KF ovvero pari al valore economico

dell’esternalità in modo tale da aumentare i costi marginali privati del produttore che produce un effetto

MG

negativo sul benessere sociale che fronteggerà quindi una curva C più alta. La tassa ambientale sommata

F

ai costi marginali privati deve fare in modo che nel punto di ottimo q l’imprenditore esaurisca la sua

convenienza a produrre. Ovviamente il problema sorge da un punto di vista applicativo in quanto non si

conosce esattamente il valore economico dell’esternalità negativa. 62

Riproduciamo il danno ambientale prodotto dall’inquinamento provocato dall’impresa (esternalità) nel

E E

caso di produzione socialmente ottima q e di produzione ottima privata q . La tassa ambientale T sarà

applicata per ogni unità prodotta inquinando eccessivamente (differenza di ottimi).

Realizzando una produzione di un bene socialmente ottima si provocherà un danno ambientale pari all’area

F

sottesa alla curva di esternalità negativa fino al livello di produzione di ottimo sociale q . L’ammontare tassa

F

vigente, tuttavia, sarà pari al rettangolo (T*q ) e quindi il vantaggio nel tassare (rende la tassazione lo

strumento economico preferibile) sta nel fatto che con questa operazione la pubblica amministrazione

recupera un valore doppio rispetto a quello del danno a cui si applica il gettito fiscale.

Un ulteriore strumento economico consiste nella SOVVENZIONE al produttore per incentivarlo a produrre

di meno. A partire dall’equilibrio privato, è garantito un contributo finanziario per ogni unità in meno

prodotta rispetto ad un periodo precedente in cui si è registrata un’esternalità negativa.

La sovvenzione unitaria S ammonta a KH pari al valore di surplus (profitto lordo aggiuntivo) che il

produttore otterrebbe producendo di più fino al suo livello ottimale. Se inoltre gli si garantisce una

sovvenzione unitaria fissa per ogni unità in meno prodotta, il produttore avrà molta più convenienza a non

F

produrre in quanto avrà suoi profitti normali fino a q e un contributo economico del valore KH per ogni

E F

unità che non ha prodotto ovvero q – q e quindi doppio rispetto al margine di profitto che avrebbe

ottenuto producendo di più. 63

Il sussidio può essere preferibile alla tassazione quando si ha la possibilità di introdurre nel processo delle

tecnologie disinquinanti (di abbattimento dell’inquinamento) e quindi ci sarebbe un modo per produrre

riducendo un’esternalità negativa.

Riprendiamo il grafico dell’esternalità (costo marginale dell’inquinamento crescente in base alla produzione

inquinante); se si sceglie la produzione ottima per il produttore privato E, la curva con andamento crescente

a ritroso che parte dal livello della produzione privata ottimale ed elimina l’inquinamento generato

rappresenta il costo marginale del disinquinare (della tecnologia disinquinante). Per esempio l’avere

impianti di depurazione delle acque è più costoso tanto più si vogliono rendere le acque potabili (si avrà un

costo inferiore se si accettano livelli intermedi di disinquinamento).

Per la società è conveniente spingere il disinquinamento fino al livello M e cioè, viceversa, conviene

M

produrre inquinando l’ambiente fino a q (a livelli ancora più inferiori, disinquinare costerebbe molto di

più). Se non ci fosse l’operazione del disinquinare, il costo sociale coinciderebbe con l’area sottostante la

E M E

funzione dell’esternalità fino a q mentre disinquinando si elimina il danno ambientale tra q e q a fronte

coincidenti con l’area

di costi degli apparati disinquinanti, molto più bassi rispetto al danno ambientale,

M

sottesa la curva dei costi marginali del disinquinare fino a q .

Quindi da OM si produce senza disinquinare perché il disinquinare sarebbe più costoso del danno

ambientale; da M in poi il danno ambientale è più elevato del costo del disinquinare e quindi disinquinando

E M M E

si sostituisce il danno ambientale q Eq M con un costo della procedura disinquinante q Mq più basso.

Si produce fin quando il valore dell’inquinamento eliminato è più consistente del costo che si ha per

eliminarlo. Ovviamente il produttore disinquinerà solo a fronte di una sovvenzione che copra il costo degli

apparati disinquinanti che riduce il surplus di profitto che il produttore aveva a livello della sua produzione

ottimale.

In generale: F

 Se per produrre bisogna inquinare, la quantità ottima sociale è q .

 Per arrivarci si può emettere uno standard ambientale, una tassa ambientale o un sussidio

ambientale. E

 Se si potesse produrre l’ottimo privato q ma nello stesso tempo disinquinare (arrivare ad un livello

di danno ambientale più basso a fronte di tecnologie/apparati disinquinanti) allora bisogna

ragionare se è meglio non produrre o produrre disinquinando (a fronte magari di un sussidio).

 È meglio produrre disinquinando fino a che il costo ambientale sociale è minore del costo del

disinquinare. 64

Analizziamo ora il secondo tema sui fallimenti di mercato ovvero i beni pubblici (2), beni non rivali nel

consumo ovvero disponibili a soggetti in più soggetti senza costi aggiuntivi.

Ad esempio il costo marginale del far ascoltare la lezione ad uno studente in più è nullo perché non variano

i costi di gestione dell’aula e lo stipendio del professore per esempio.

Analizziamo il fenomeno in un piano cartesiano quantità-costi e sostanzialmente osserviamo che i costi

MG

marginali C non di produzione dei beni pubblici sono pari a zero e coincidono con l’asse delle ascisse in

ma sono presenti tutti costi fissi fino ad un certo ammontare

quanto non variano in funzione al consumo

dopo il quale il bene diviene rivale nel consumo per via del fenomeno della congestione/affollamento nella

struttura pubblica non in grado di reggere un numero di fruitori illimitato che porta fino all’impossibilità di

accontentare nuovi consumatori e quindi all’esaurimento della capacità dell’impianto pubblico (posti

nell’aula limitati e quasi impossibile far seguire la lezione ad un numero di studenti maggiori dei posti

disponibili).

Consideriamo la curva di domanda D dei cittadini che vogliono usufruire di un bene pubblico non rivale nel

consumo ad un livello ante-congestione (es. parco cittadino) con cui è possibile stabilire esattamente chi

usufruisce del bene pubblico.

Se poi il bene è dato in gestione e ciò porta l’applicazione di un prezzo p a fronte del quale poter sfruttare il

bene pubblico, allora si perderà la quota di cittadini che erano disposti a pagare per il bene un prezzo

inferiore a quello stabilito o nullo. La perdita di benessere che questi ultimi subiscono non potendo più

usufruire del bene pubblico a costo zero coincide con l’area triangolare sottostante la curva di domanda da

q a q . Il livello dell’utilizzo del bene sarà quindi sub-ottimale se si applica un prezzo per usufruirne.

1 0

È meglio quindi che la gestione del bene spetti ad un ente pubblico disposto ad avere costi fissi per

l’emissione di un bene/servizio indipendentemente al numero di persone che ne richieda ma recupererà

questi costi e costi di manutenzione annuali mediante il prelievo fiscale (a carico dei cittadini). Il prezzo

applicato ad un bene pubblico sarebbe non ottimale perché tratterrebbe molte persone nell’usare quella

struttura generando una perdita di benessere paretiana (fallimento del mercato). 65

Passiamo allo studio Monopolio naturale (3).

Per rappresentare un equilibrio di mercato su un piano cartesiano si pongono sull’asse delle ascisse le

quantità prodotte e sull’asse delle ordinate i prezzi a cui il bene viene venduto e i costi unitari di un

processo produttivo (totale-medi e marginali).

La normale curva di domanda di un bene di consumo è una curva lineare negativamente inclinata in quanto

all’aumentare del prezzo i consumatori saranno portati a chiedere minor quantità di prodotto; essendo una

curva lineare avrà un’equazione del tipo: : = −

Le quantità domandate dipendono da due parametri numerici a e b in cui il primo è l’intercetta dell’asse

delle quantità, quantità consumata se il bene fosse gratuito, e il secondo è il coefficiente angolare della

curva di domanda che esprime la sensibilità al prezzo dei consumatori. Si può esprimere evidenziando il

prezzo come: 1

: =

Inseriamo nel grafico la curva di Costo Marginale C , per un primo tratto decrescente fino al suo minimo

MG

dove inizia a crescere per via di ogni ulteriore unità addizionale di impiego dei fattori produttivi che

peggiora l’efficienza dell’impianto.

Il punto di intersezione tra la curva di domanda lineare e la curva di costo marginale del bene di consumo

indica che il prezzo del bene che leggiamo sulla curva di domanda frutto dell’intersezione tra domanda e

offerta è uguale al costo marginale di produzione p = C . Questa situazione evidenzia l’equilibrio in un

MG

mercato di concorrenza perfetta C, il produttore aumenta la produzione fin quando il costo marginale

crescente arriva al livello dei prezzo che il produttore percepisce p ; il produttore non produrrà una

C

quantità maggiore di q poiché il suo costo marginale di produzione è più alto del prezzo a cui il bene può

C

essere venduto. In un regime di mercato di concorrenza perfetta sarà venduta una quantità q al prezzo p .

C C

66

Nel punto C, il profitto dei produttori di un mercato concorrenziale è pari a zero in quanto nell’analisi

microeconomica esso corrisponde al guadagno eccedente la normale remunerazione del fattore produttivo

lavoro e capitale (non son previsti extra profitti a favore dell’imprenditore e la remunerazione

dell’imprenditore è compresa nei costi): = 0

C

Se a livello di C non è previsto alcun profitto allora passerà per quel punto anche la curva del Costo Totale

Medio C . La curva di costo totale medio, inoltre, interseca la curva di costo marginale in corrispondenza

TME

del suo punto di minimo: sin quando la curva dei costi marginali giace al di sotto della curva dei costi totali

medi la curva dei costi medi è decrescente, dal momento in cui la curva dei costi marginali giace al di sopra

della curva dei costi totali medi la curva dei costi totali medi diverrà crescente in quanto ogni quantità

prodotta in più si aggiunge un costo marginale aggiuntivo più alto al costo totale medio precedente che

aumenterà.

Il singolo imprenditore vedrà una curva di domanda orizzontale a livello del prezzo di mercato in quanto un

suo singolo intervento non modificherebbe il prezzo a cui quindi deve adattarsi.

Per l’analisi di un mercato monopolista mancherebbe la curva dei Ricavi Marginali R che esprime i ricavi

MG

aggiuntivi del produttore vendendo un’unità di prodotto in più di bene prodotto.

In concorrenza perfetta, tuttavia, il Ricavo Marginale è uguale al prezzo di equilibrio a cui il produttore di

quel mercato costituito da domanda e offerta si adatta. In un regime di mercato concorrenziale si eguaglia

al prezzo sia il Costo Marginale che il Ricavo Marginale.

In Monopolio esiste una sola impresa che perciò fronteggia tutta la domanda di mercato. A differenza di un

mercato in concorrenza perfetta, la curva di domanda che fronteggia la singola impresa è decrescente.

Questo significa che ogni unità aggiuntiva di bene è venduta ad un prezzo più basso. Data questa

situazione, il monopolista può prendere in considerazione l’idea di aumentare i propri ricavi aumentando la

quantità prodotta, ma deve tenere conto del fatto che la vendita di un’unità aggiuntiva farà diminuire il

prezzo di mercato anche per le unità che erano vendute in precedenza; questo farà diminuire i ricavi. Il

ricavo marginale quindi questa volta sarà diverso dal prezzo ed in particolare minore del prezzo: R < p

MG 67

Riscriviamo l’equazione della curva di domanda lineare decrescente per il monopolista espressa mediante il

prezzo: : = −

= = −

= −2

=

La curva di Ricavo Marginale R è, quindi, una curva decrescente che corrisponde a metà della domanda in

MG

quanto ha inclinazione doppia e stessa intercetta.

In tutte le forme di mercato il punto di equilibrio corrisponde all’uguaglianza tra Costo Marginale e Ricavo

Marginale, si produce con costi marginali crescenti sino a quando questi determinano un profitto marginale

ovvero sono inferiori al ricavo marginale.

 In un regime di concorrenza perfetta il prezzo è uguale al Ricavo Marginale, si vendono tutte le

quantità in più al prezzo di mercato che non è influenzabile dai singoli operatori e che quindi

corrisponde al ricavo marginale: =

 In un regime monopolista il ricavo marginale è uguale al costo marginale:

=

In equilibrio, attraverso l’uguaglianza tra Costo e Ricavo Marginale:

 : ( ; )

 : ( ; )

Il monopolista che fronteggia una curva di domanda negativamente inclinata offrirà una quantità minore ad

un prezzo più alto rispetto al produttore in concorrenza che fronteggia una curva di domanda orizzontale.

68

Conseguenze del Monopolio sul benessere

La disponibilità di un consumatore a pagare per una data quantità unitaria di un bene è uguale all’area

sottesa alla curva di domanda (in corrispondenza di q=1). Per calcolare la disponibilità nel mercato totale a

pagare di tutti i consumatori si sommano le aree al di sotto delle curve di domanda individuale fino alla

quantità consumata da ciascuno di essi.

La figura mostra le curve di domanda di Emilia e Gianni.

La loro disponibilità a pagare per ciascun cono è illustrata sottoforma di una barra verticale ombreggiata.

La figura mostra la domanda di mercato e la disponibilità di pagare per tutti i beni. Possiamo misurare la

disponibilità a pagare utilizzando l’area al di sotto della curva di domanda di mercato fino alla quantità di

equilibrio.

Supponiamo ora che vengano consumati solo 3 coni. Due vengono consumati da Emilia e uno da Gianni in

quanto Emilia ha più alta disponibilità a pagare per il primo e il terzo e Gianni a più alta disponibilità a

pagare per il secondo. I beni saranno consumati da coloro con la più alta disponibilità a pagare, purché tutti

i consumatori fronteggino lo stesso prezzi di mercato. Ne consegue che la disponibilità ad acquistare è

almeno pari al prezzo di mercato, mentre la disponibilità per i beni invenduti è inferiore al prezzo.

Il surplus del consumatore è la misura del beneficio che egli ottiene pagando ad un prezzo più basso

un’unità che era disposto a pagare ad un prezzo più elevato. Coincide quindi con l’area compresa tra il

livello del prezzo a cui sta operando il mercato e la curva di domanda per quest’ultimo poiché alla

disponibilità di pagare si sottrae la spesa sostenuta per acquistare quel quantitativo di beni.

Il surplus del produttore è la differenza positiva tra il prezzo di un dato bene pagato al produttore ed il

prezzo che il produttore sarebbe stato disposto ad accettare per quell’unità di bene. Coincide quindi con

l’area che separa la sua curva di costo marginale (curva di offerta del produttore) dalla linea del prezzo che

ottiene (dimostrabile in maniera analoga a quella precedente) fino al livello delle quantità di equilibrio

poiché ai ricavi ottenuti a quel prezzo si sottraggono i costi di produzione per quella quantità di bene. 69

In concorrenza perfetta il surplus del consumatore era costituito dal triangolo FCp , ma in monopolio

C

diventa FMp . Il trapezio p p MC rappresenta la perdita di surplus del consumatore nel passaggio

M C M

ipotetico dalla concorrenza perfetta al monopolio.

In un mercato monopolista il surplus del produttore diminuisce dell’area DCG a fronte di un incremento di

surplus (ricavo) pari all’area p p MD.

C M

∆ ( ) = −p p MC

( )=

∆ − + p p MD

( )=

∆ −

La società realizza una perdita di benessere in considerazione del fatto che quella forma di mercato non è

di concorrenza perfetta ma di monopolio.

Siamo in presenza di un FALLIMENTO DI MERCATO (si producono quantità inferiori e si vendono a prezzi

superiori) in quanto non si raggiunge il massimo benessere collettivo e quindi il Settore Pubblico avrebbe il

dovere di intervenire per rimediare a tale perdita con degli strumenti, tra cui:

- creazione delle condizioni che impediscano la presenza di un solo produttore in un mercato

aumentando la concorrenza diminuendo, quindi, le barriere all’entrata;

- regolamentazione dei prezzi inserendo tetti alla crescita dei prezzi nel tempo lasciando invariati

gli aspetti qualitativi del prodotto per evitare extraprofitti (se non si stabiliscono pavimenti

qualitativi si potrebbero ridurre i costi abbassando le caratteristiche del prodotto/servizio fornito).

Esistono in Italia tre autorità per la regolamentazione economica dei prezzi e della qualità,

l’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed i servizi idrici con sede a Milano, l’Autorità per le

telecomunicazioni con sede a Napoli e Roma, e l’Autorità di regolazione dei trasporti ART con sede

a Torino. Queste compilano report annuali da presentare in Parlamento in cui evidenziano i

cambiamenti dei mercati di loro competenza e i provvedimenti adottati. 70

Analizziamo ora quei settori particolari che fronteggiano elevati costi fissi per il fatto che usano reti

infrastrutturali costose.

settore dell’alta velocità ferroviaria in cui si sono registrati costi per circa 30 miliardi di euro

Esempio,

ammortizzabili in 200 anni all’incirca (aliquota di ammortamento delle linee ferroviarie fisiche è dello 0,5%).

Se si ripartisse il costo dell’alta velocità per singolo periodo, si registrerebbe un costo di 150 milioni l’anno

(quota di ammortamento) in condizioni di economia di impresa che rappresenterebbe il costo fisso del

settore.

Rappresentiamo su un grafico la relazione tra costi fissi medi e quantità prodotte. Il questo caso la quantità

prodotta coinciderà con i treni che usufruiscono della rete ferroviaria (pagando un costo di utilizzazione)

misurabili in treni-km annuo(treni chilometro) e il costo fisso medio sarà costituito dalla quota di

ammortamento (costo fisso totale) diviso il numero di treni che pagano per il la rete.

Se all’anno sulla rete passano 5 milioni di treni-km, il costo fisso medio (costo unitario) è di 30 euro (e così

via). Il che vuol dire che se si volesse recuperare il costo di ammortamento, bisogna far pagare per ogni

treno-km un pedaggio minimo pari al costo fisso diviso il numero totale di treni-km che ne usufruiscono

all’anno (oggi per 20 milioni di treni-km il pedaggio si aggira intorno agli 8,2 euro che quindi sono necessari

per coprire tale costo fisso).

Unendo i punti si ottiene un’iperbole equilatera curva di costo medio luogo dei punti in cui il costo fisso

∙q

medio per le quantità è uguale al costo fisso totale (costante) CF = CF

medi tot 71

Consideriamo la struttura di costo della rete ferroviaria dell’alta velocità ovvero costi fissi medi, costi

variabili medi e costi totali medi (somma delle due componenti) per treni-km.

Ipotizziamo che i costi variabili medi (es. i costi di fornitura dell’energia e i costi di controllo per far circolare

un treno diviso il kilometraggio) siano costanti e pari 0,5 euro per treno-km. Far percorrere un treno un

kilometro in più, quindi, avrà un costo sempre pari a 0,5. Il costo variabile medio è uguale al costo

marginale.

La curva di costo totale medio sarà uguale quindi alla curva del costo fisso medio più la curva di costo

variabile medio (iperbole spostata in alto per un ammontare pari a 0,5 e quindi la distanza tra costo totale

medio e costo variabile medio è pari a 7,5).

Introduciamo nel grafico la curva di domanda negativamente inclinata D in modo che la rete ferroviaria

applichi una tariffa di pedaggio che copre i suoi costi (R).

Ricordiamo che per un monopolista, la curva pari alla metà della curva di domanda coincide con la curva di

(che nel nostro caso è

ricavo marginale. Il monopolista eguaglia il Ricavo marginale al Costo marginale

uguale al costo variabile medio) e quindi non farà circolare 20 milioni di treni ma una quantità ridotta

applicando una tariffa di pedaggio che quei gestori di treni sono disposti a pagare ovvero p .

M

La tariffa di pedaggio che massimizza il benessere sociale sarebbe tuttavia quella in corrispondenza della

quale il prezzo è uguale al costo marginale (supponendo di essere in concorrenza) e quindi C (0,5).

La perdita sociale in M coincide con MHC, treni persi per eccedenza di prezzo monopolista rispetto al suo

costo marginale (sovra-tariffa), prezzo di concorrenza che massimizza il benessere sociale ma che non

consente di recuperare i costi variabili e quindi i costi fissi son pagati dallo Stato (e ciò giustifica il fatto che

le reti di questo tipo sono pubbliche, pagate ed organizzate dallo Stato).

R è un ottimo di second best in quanto è il prezzo derivante dall’eguaglianza del costo totale medio e con

cui si recuperano tutti i suoi costi (lo Stato non si fa carico dei costi fissi ma non si massimizza il benessere

sociale, autofinanziamento/tassa). La perdita residuale sarà pari al triangolo minore RKC. 72

IMPOSTE

Effetti economici delle

tributo pagato come corrispettivo parziale di un servizio non di mercato a domanda individuale in

Tassa:

modo che il Settore pubblico recuperi una parte di costi di produzione per questo.

Contributi sociali: trattenute sulle buste paga dei lavoratori (sul costo del lavoro) per coprire le spese per la

previdenza INPS o di altri enti previdenziali (pensioni e forme di assistenza/indennità).

Imposte: rappresenta un’entrata per lo Stato o altro ente pubblico (soggetto attivo) consistente in un

prelievo coattivo di ricchezza dal contribuente persona fisica o giuridica (soggetto passivo). Il presupposto

di tale fattispecie di tributo è il fatto giuridico posto in essere dal soggetto passivo, non connesso ad una

prestazione da parte dello Stato o di altri enti pubblici. Tributo pagata per l’insieme dei servizi pubblici non

di mercato ma senza che vi sia una relazione biunivoca/specifica tra prestazione e controprestazione.

Le imposte possono essere:

 Dirette: La normativa tributaria nazionale si fonda principalmente sull’articolo 53 della Costituzione

- principio di funzione solidaristica - per cui “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in

ragione della loro capacità contributiva” e la capacità contributiva, quale forza economica

qualificata dalla attitudine alla contribuzione, è commisurata in base a determinati indicatori diretti

(reddito, patrimonio, incrementi di valore del patrimonio, consumo, trasferimento di beni). Le

imposte dirette colpiscono direttamente la manifestazione della capacità contributiva quindi

l’imponibile sarà desunto da redditi e patrimoni. Le principali sono IRPEF, IRES, IRAP.

 Indirette: le imposte indirette hanno per oggetto la manifestazione indiretta della capacità

contributiva come ad esempio i consumi. Le principali sono IVA e le imposte di fabbricazione

(accise).

Le imposte si basano su tre elementi costitutivi:

- Presupposto impositivo: caratteristica del soggetto passivo che lo qualifica come contribuente di

una specifica imposta ovvero il fatto giuridico, avvenimento o una situazione prevista dalla

fattispecie (base) di una norma , che determina l’obbligazione tributaria (es. il presupposto per

l’IMU è il fatto di possedere immobili sul territorio del Comune);

- Imponibile: espressione quantitativa del presupposto impositivo, base sulla quale si calcola

l’imposta (es. l’imponibile di una ritenuta dalla stipendio è lo stipendio lordo).

- Aliquota (o vettore di aliquote): il tasso percentuale applicato alla base imponibile per determinare

l’imposta da liquidare. 73

Indichiamo con T il gettito fiscale dal punto di vista del Fisco (o debito di imposta dal punto di vista del

contribuente), con t l’aliquota percentuale da applicare alla base imponibile e con Y il reddito, presupposto

impositivo per le imposte dirette.

Imposta diretta proporzionale con l'aliquota percentuale costante ovvero l'imposta è direttamente

T = t∙Y

proporzionale all’imponibile: (un’aliquota proporzionale del 25% indica che per ogni euro di reddito

bisogna versarne un quarto al fisco).

Imposta diretta progressiva il cui ammontare aumenta in modo più che proporzionale rispetto

all'imponibile. La progressività dell'imposta è realizzata aumentando l'aliquota d'imposta al crescere della

base imponibile (Y). Il presupposto dell’imposta progressiva sta nel fatto che il Fisco e la Costituzione

identificano l’utilità marginale del possedere soldi una funzione decrescente (i primi euro guadagnati

valgono di più rispetto a quelli guadagnati in aggiunta) e quindi si sottrae meno utilità sociale tassando gli

maggiormente gli individui con margini di reddito più elevati. Un’imposta progressiva è applicata a scaglioni

per cui una prima fascia di reddito percepito è tassata in misura minore rispetto ad una fascia di reddito

percepito superiore.

Flat rate/Flat tax, altro modo con cui applicare un’imposta diretta progressiva è quello di applicare

un’aliquota costante su una parte di reddito e quindi escludendo una quota essenzialmente vitale per tutti

T = t(Y - A) = tY – tA

(intoccabile, A) di denaro (la progressività si ottiene per deduzione con sconto di

imposta pari a tA sull’imposta dovuta).

Imposta indiretta ad valorem (es. IVA) colpisce con un sistema di aliquote il valore di uno scambio:

T = t(p∙q) (valore dello scambio, spesa o ricavo). T = t∙q

Imposta indiretta specifica (Accisa) colpisce l’imponibile dal lato delle quantità scambiata: (per

quanto riguarda il carburante si paga tot di centesimi per un litro di benzina). t in questo caso non è una

percentuale ma un valore (aliquota sottoforma numeraria, espressa in euro) – es. 0,5 centesimi per litro. 74

Analizziamo adesso come influisce un’imposta sull’equilibrio di mercato generale rappresentato sul grafico

microeconomico prezzi-quantità di consumo.

Dall’incontro sul mercato di domanda e offerta ante-imposizione fiscale, verranno scambiate le unità q ad

E

un prezzo p . Se il Settore Statale applica un’imposta indiretta si crea un cuneo tra il prezzo al lordo e il

E

prezzo al netto dell’imposta corrispondente all’imposta. Se si tratta di un’accisa P = P + T e in egual modo

L N

P = P – T con T valore unitario da pagare sulla quantità q unitaria.

N L

Ovviamente i consumatori saranno interessati al prezzo effettivo di acquisto (al lordo dell’imposta) e

quindi la domanda sarà in funzione di P . I produttori, invece, sono interessati al prezzo netto che

L

corrisponde alla curva dei suoi costi marginali e quindi l’offerta sarà funzione di P . Essendo due curve

N

funzione di diverse variabili, la loro intersezione non esprimerà un dato oggettivo. Per ottenere due curve

confrontabili, alla curva di offerta funzione del prezzo netto si somma l’imposta specifica T costante

ottenendo così la curva S’ funzione di P . Se fosse stata l’IVA (imposta ad valorem, grafico a destra)

L

l’imposta introdotta, le curve si allontanerebbero all’aumentare delle quantità in quanto l’imposta è

proporzionale rispetto al prezzo netto (se il prezzo raddoppia l’imposta raddoppia).

Una volta che nel sistema economico è stata introdotta un’imposta, l’equilibrio di mercato cambierà (F) e si

scambieranno minori quantità ad un prezzo maggiore. Nel punto G, invece, è il livello del prezzo netto

corrispondente all’applicazione dell’imposta.

Effetti di un’imposta:

 Incidenza: analisi di chi paga effettivamente l’imposta, su chi ricade l’onere:

 P – P l’aumento del prezzo lordo rispetto al prezzo iniziale ante-imposta ricade sul

L E

consumatore;

 P – P la riduzione del prezzo netto rispetto al prezzo iniziale ricade sul produttore.

E N

 Eccesso di pressione/Effetto distorsivo: a fronte dell’imposizione fiscale le quantità scambiate si

riducono (siamo in un contesto di second best sulla frontiera interna e ci allontaniamo

dall’efficienza). 75

Variazioni di benessere:

- Il consumatore pagherà di più le quantità che continua a comprare (maggiore spesa pari all’area

p p FG) e in più ha una perdita di benessere su quelle quantità che ha smesso di consumare che gli

E L

garantivano un’utilità maggiore rispetto al corrispettivo che doveva pagare per averle:

perdita di benessere del consumatore = – p p F E

E L

- Il produttore sulle quantità che continua a vendere incasserà di meno a fronte dell’imposta e

inoltre perde il margine sulle quantità che con l’introduzione della tassa non sono scambiate:

perdita di benessere del produttore = – p p E G

N E

- Il Fisco guadagna gli introiti della tassazione ovvero T∙q :

F surplus del Fisco = + p p F G

N F

 SOCIETA’ somma degli soggetti del Sistema economico nazionale (consumatori, produttori e

Settore Statale): perdita di benessere della Società = – G F E

Eccesso di pressione/Effetto distorsivo

L’incidenza si spartisce in egual misura tra produttore e consumatore ed è pari ai due rettangoli. 76


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e amministrazione delle imprese
SSD:
Docente: Arrigo Ugo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cla133_burgio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Finanza pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Arrigo Ugo.

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