La finanza pubblica
La finanza pubblica è l'espressione con la quale si indicano la gestione delle risorse finanziarie da parte della Pubblica Amministrazione, cioè il processo con cui lo Stato, le Regioni e gli enti locali trovano, impiegano ed investono i flussi monetari.
I determinanti dei flussi finanziari
- Entrate:
- Imposizione tributaria: comprende le imposte, cioè la contribuzione obbligatoria pagata allo Stato o altri enti pubblici, e le tasse, cioè la quota (inferiore al costo) pagata allo Stato o a un ente pubblico per un servizio di cui si usufruisce (es: tasse universitarie). Le imposte possono essere dirette o indirette:
- Dirette: sono progressive, cioè vengono calcolate in rapporto al reddito o al patrimonio del contribuente;
- Indirette: sono regressive, poiché la quota è calcolata indipendentemente dal reddito del contribuente e perciò sono uguali per tutti. Riguardano in genere i consumi (es: IVA).
- Attività economiche o gestione di partecipazioni azionarie (lo Stato imprenditore)
- Attività finanziarie
- Imposizione tributaria: comprende le imposte, cioè la contribuzione obbligatoria pagata allo Stato o altri enti pubblici, e le tasse, cioè la quota (inferiore al costo) pagata allo Stato o a un ente pubblico per un servizio di cui si usufruisce (es: tasse universitarie). Le imposte possono essere dirette o indirette:
- Uscite:
- Spese correnti
- Investimenti
- Perequazioni, cioè trasferimenti orizzontali: verso privati o verso enti pubblici, che ai sensi dell’art. 117 lettera e è competenza esclusiva dello Stato.
Le politiche di bilancio e l'integrazione europea
Le politiche di bilancio dei Paesi membri dell’Unione Europea sono ormai condizionate in modo pervasivo dal diritto europeo. Le tappe fondamentali che hanno portato a forme di integrazione finanziaria sempre più stringenti sono cinque:
- 25 marzo 1957: Trattati di Roma, costituzione della CEE. Secondo quanto previsto da questo trattato, nel 1968 viene stipulata tra gli Stati membri l’unione doganale, consistente in un’area della libera circolazione di merci e in una tariffa unica per le importazioni;
- Marzo 1979: Sistema Monetario Europeo (SME). Si trattava di un accordo tra i Paesi membri della CEE con cui si stabiliva un limite nella fluttuazione dei cambi tra le valute nazionali;
- Febbraio 1986: Atto Unico Europeo, il cui obiettivo prioritario era la costituzione di un’unione economica tra gli SM, cioè di un libero mercato di merci, capitali, servizi e uomini, ribadendo ed emendando i Trattati di Roma;
- 7 febbraio 1992: Trattato sull’Unione Europea (TUE) o Trattato di Maastricht. Svolta fondamentale per l’unione economica e monetaria che ha trasformato la Comunità Economica Europea in Comunità Europea, ad indicare il passaggio da una fase prettamente di mercato ad un’unione economica e monetaria;
- 1° gennaio 2002: emissione dell’euro (ufficialmente in vigore dal 1° gennaio 1999, anche se solo sui mercati).
Trattato di Maastricht
Il Trattato di Maastricht (firmato 7 febbraio 1992 – in vigore dal 1° novembre 1993) è stato il primo consistente intervento europeo in materia d’integrazione finanziaria. Ha disciplinato e dettato le regole per la mutua sorveglianza delle politiche fiscali nazionali dei Paesi che avrebbero adottato l’euro, e anche le procedure d’attivare in caso di eccessivo disavanzo di bilancio, il quale viene fortemente scongiurato dal sistema finanziario europeo, che pone le sue basi nei pensieri della teoria mainstream.
Finalità del Trattato di Maastricht
- Crescita sostenibile non inflazionistica (art. 2)
- Principio direttivo delle “finanze pubbliche sane” (art. 3 A paragrafo 3)
- Bilancio pubblico non caratterizzato da un eccessivo disavanzo (art. 109 J)
Il divieto perentorio del disavanzo pubblico eccessivo viene poi ribadito dall’art. 114 C. Per stabilire se i disavanzi pubblici sono eccessivi, si sono fissati nel “Protocollo sulla procedura per i disavanzi eccessivi”, allegato al Trattato, i rigorosi (e tristemente noti per la loro inosservanza di quasi tutte le nazioni aderenti all’euro) criteri del 3% nel rapporto deficit/Pil e un rapporto debito/Pil non superiore al 60%.
Per deficit (o indebitamento netto) s’intende il saldo del conto economico, cioè entrate – spese; per debito pubblico s’intendono le passività derivanti dal necessario finanziamento del disavanzo costituite da titoli di m/l termine, emessi dal Ministero dell’Economia e della Finanza, collocati sul mercato i cui interessi, alla scadenza, dovranno essere pagati a coloro che hanno acquistato tali titoli.
Patto di stabilità e crescita (PSC, 1997)
In vista dell’entrata in vigore dell’euro (avvenuta il 1° gennaio 1999), si è andati oltre il divieto di disavanzi eccessivi, stabilendo obiettivi più severi. La ragione è che si voleva scongiurare che, una volta adottato l’euro, i Paesi avrebbero seguito con meno rigore la disciplina in materia di bilancio.
Il PSC è contenuto nei due regolamenti 1466 e 1467 del 1997 e in una risoluzione del Consiglio europeo. Con l’adesione al PSC, gli SM s’impegnano a raggiungere un bilancio in pareggio o prossimo al pareggio, fuorché nei periodi di recessione economica.
Il PSC prevede essenzialmente misure preventive a un disavanzo eccessivo (superiore al 3% del PIL), mediante l’installazione di un sistema di allarme preventivo e una serie di sanzioni finanziarie (comprese tra lo 0.2% e lo 0.5% del PIL) per gli Stati che non adottano adeguati provvedimenti per sanare il bilancio. Le multe vengono applicate soltanto dopo delibera del Consiglio e possono essere sospese se il deficit eccessivo è stato causato da “circostanze eccezionali ed improvvise”, come una grave recessione.
L’applicazione del PSC si è rivelata problematica nel 2002, quando Germania e Francia hanno cominciato a mostrare disavanzi superiori al 3% del PIL.