FINANZA DEGLI ENTI LOCALI
a) Modelli di governo territoriale
Il settore pubblico non è praticamente mai strutturato in un solo organismo, al contrario, in tutti i
paesi il settore pubblico è distribuito, con modalità che possono essere diversissime, sul territorio
nazionale. Esiste cioè una struttura territoriale del governo: alcune decisioni sono prese ed attuate
a livello centrale; altre sono prese ed attuate da enti pubblici situati nelle varie aree del paese.
Questi enti possono avere natura diversa, come pure hanno carattere diverso le decisioni di cui si
sono resi responsabili. In altre parole, ci sono modelli diversissimi di governo territoriale, che per
semplicità di analisi possiamo raggruppare in tre modelli principali di organizzazione territoriale del
governo:
1) Il primo modello è definito il sistema funzionale (deconcentrazione); esso è tipico degli stati
fortemente centralizzati. Secondo questo sistema il settore pubblico è strutturato in vari
enti che hanno competenza sull’intero territorio nazionale e sono, ciascuno, dotati di UNA
solo responsabilità, o funzione. Il modello di deconcentrazione ha come obbiettivo
principale quello di assicurare, sull’intero territorio nazionale, una completa uniformità
nell’accesso ai servizi e, se possibile, anche un livello elevato di efficienza nella fornitura.
Nella realtà storica, però, questi obbiettivi sono raramente raggiunti, data la difficoltà da
parte del centro di controllare l’operato della periferia. Inoltre, il sistema prevede
limitatissime possibilità di adattare l’offerta dei servizi alla realtà delle varie aree del paese
e alle preferenze espresse dai loro cittadini.
2) Il secondo modello di governo territoriale è quello della devoluzione, o decentralizzazione
spaziale. In esso le responsabilità e le competenze nelle varie materie sono ripartite fra
governi di diverso livello. Oltre a quello centrale, esistono quelli locali o in genere sub-
nazionali. Mentre il modello della deconcentrazione pone l’enfasi sul controllo e
sull’uniformità di trattamento, quello della devoluzione o decentralizzazione spaziale pone
l’attenzione sulla responsabilità e sulla soddisfazione delle preferenze differenziate dei
cittadini.
3) Il terzo modello di governo territoriale è costituito dai sistemi federali. Un sistema federale
nasce da un accordo fra stati federati e quindi assegna ad essi non tanto e non solo
maggiori competenze che in un sistema di decentralizzazione spaziale, ma soprattutto
maggiori garanzie sul mantenimento delle competenze e soprattutto della loro autonomia.
Un sistema federale può assicurare un grado elevato di decentralizzazione, mantenibile nel
tempo con maggiore sicurezza delle altre versioni di governo decentralizzato
I VANTAGGI DELLA DECENTRALIZZAZIONE SECONDO IL PENSIERO POLITICO
“la decentralizzazione rende il governo più vicino al popolo, favorisce il coinvolgimento dei cittadini
nella gestione degli affari pubblici, ne rafforza le possibilità di controllo sui governanti”.
A sostengo di questa tesi abbiamo molti nomi illustri come: Montesquieu, Tocqueville, etc. .
SECONDO LA TERORIA SOCIOLOGIA DELL’ORGANIZZAZIONE
La tesi tradizionale, sposata anche da economisti come John Stuart Mill, sosteneva che vi erano
limiti evidenti alla capacità amministrativa di un governo centrale. La decentralizzazione era dunque
una via obbligata per aumentare, o semplicemente per rendere accettabili, i livelli di efficienza
amministrativa.
SECONDO LA TEORIA DEL FEDERALISMO COMPETITIVO
Secondo la teoria del “federalismo competitivo”, il maggior vantaggio di un sistema di governo
decentralizzato sta nella concorrenza fra i poteri che esso introduce e negli effetti positivi che da ciò
derivano sul funzionamento complessivo del settore pubblico. Infatti in un sistema decentralizzato i
cittadini possono appellarsi per soddisfare una propria necessità, volta a volta, al governo centrale
o ai governi locali dove risiedono, oppure confrontare il governo del proprio comune con quello di
un altro comune, ponendo in tal modo in concorrenza il governo centrale con quelli locali
(concorrenza verticale), oppure i governi locali fra di loro (concorrenza orizzontale). In sostanza la
decentralizzazione del governo è essenziale per il buon funzionamento della macchina politica.
TEORIA DI OATES
Secondo un modello sviluppato negli anni ’70, la decentralizzazione trae la principale giustificazione
dalla sua capacità di soddisfare le preferenze di un numero maggiore di cittadini rispetto ad un
sistema centralizzato; il modello si basa su due ipotesi fondamentali:
Il governo di tipo centralizzato sia in grado di produrre un’unica politica su tutto il territorio;
Le giurisdizioni locali siano disegnate in maniera tale da contenere al loro interno persone
che hanno preferenze omogenee circa le proprie politiche locali
Supponiamo che la collettività nazionale sia divisa in due gruppi di persone che formano due
comunità geograficamente distinte, cioè due giurisdizioni e che il problema sia individuare la
quantità da produrre per un certo bene X. Poiché dunque il costo unitario non si riduce
all’aumentare della dimensione, la soluzione centralizzata non offre alcun vantaggio. Supponiamo
ancora che in ognuna delle due giurisdizioni tutti i cittadini abbiano gusti identici, cosicché esiste
una sola curva di domanda Perdita di benessere
Prezzo nelle due giurisdizioni
D
e costo 2 dovuta alla soluzione
D centralizzata
e
1 d
a CM= costo unitario
c
b quantità
Q Q Q
1 3 2
D è la curva di domanda della prima giurisdizione, D quella della seconda. Con la soluzione
1 2
decentralizzata si produrrebbe Q nella prima e Q nella seconda. La soluzione centralizzata non
1 2
può essere che una mediazione fra le due quantità preferite delle due comunità: supponiamo la
quantità Q . La soluzione, come si vede obbliga i cittadini della prima giurisdizione a consumare,
3
dato il prezzo, una quantità maggiore di quella che avrebbero desiderato consumare, se avessero
potuto decidere da soli e viceversa per la seconda giurisdizione. Il grafico permette anche una
misurazione della perdita di benessere associata alla soluzione centralizzata: essa è uguale al
triangolo acb per la prima giurisdizione e al triangolo cde per la seconda. Il teorema di Oates si basa
sulla totale uniformità dei gusti all’interno di ogni singola giurisdizione. Vediamo ora cosa succede
quando introduciamo una differenziazione nei gusti. Supponiamo una collettività nazionale formata
da nove persone. Per semplicità di disegno abbiamo supposto nel grafico ci siano quattro coppie di
individui con gusti identici. k D 8
D 6 D 9
D 7 i
h
D
D 5
2
D 1 D 4
D 3 CM = costo medio
a c
e d
f
Q Q
Q quantità
2 3
1
Dati i luoghi di residenza dei nostri cittadini, questi possono dividersi in tre giurisdizioni. Fanno
parte della prima i cittadini 1, 2 e 9, della seconda collettività i cittadini 4, 5 e 6, e della terza i
cittadini 3, 7 e 8. In un sistema decentralizzato con decisioni con voto a maggioranza, la prima
giurisdizione sceglierà la quantità Q ; la seconda giurisdizione la quantità Q e la terza la quantità
1 2
Q . Ogni quantità è quella preferita dagli individui che detengono, nella giurisdizione di
3
appartenenza, la posizione mediana. In un sistema centralizzato, la regola del voto a maggioranza
assicura che verrà scelta la quantità Q corrispondente alla quantità preferita dall’individuo 5.
2
Analizziamo ora le differenze tra le due soluzioni, ponendoci da due punti di vista differenti. Il primo
punto di vista guarda al numero di persone soddisfatte da ciascuna delle due soluzioni. Il secondo è
il criterio dal guadagno/perdita di benessere, appena usato da Oates. Sotto il primo profilo, la
soluzione decentralizzata è chiaramente superiore; in ogni giurisdizione vi sono infatti due persone
soddisfatte e una scontenta, per un totale di 6 contro 3 a livello della collettività nazionale. La
soluzione centralizzata produce invece 5 contenti e 4 scontenti. In altre parole, la
decentralizzazione delle decisioni permette di aumentare il numero dei cittadini soddisfatti.
Vediamo ora il risultato sulla base del secondo profilo di analisi. Per la seconda giurisdizione non vi
è differenza fra le due soluzioni, poiché l’elettore mediano nazionale coincide con l’elettore
mediano locale. Nella prima giurisdizione, data la quantità scelta Q con la centralizzazione, gli
2
individui 1 e 2 hanno una perdita netta di benessere, sono obbligati cioè a consumare una quantità
del bene che valutano meno del suo prezzo, mentre l’individuo 9 ha un vantaggio, nel senso che la
soluzione centralizzata gli permette di consumare di più rispetto a prima e gli riduce quindi la
perdita di benessere, che subiva con la soluzione decentralizzata. La perdita di 2 è uguale al
triangolo acd; per l’individuo 1 la perdita è pari all’area aefc. Poiché le curve di domanda sono state
deliberatamente disegnate come parallele, ad uguale distanza le une dalle altre, la perdita totale di
benessere di 1 e 2 è uguale all’area ahic. Vediamo ora la situazione dell’individuo 9: il suo
vantaggio, cioè la riduzione della perdita, è uguale a akic, che è, come si vede, superiore alla perdita
dei primi due individui. La soluzione decentralizzata permette di soddisfare un numero maggiore di
persone rispetto a quella centralizzata; in termini di benessere, assumendo cioè che sia possibile
misurare e dunque confrontare il benessere individuale, la soluzione decentralizzata può essere in
alcuni casi inferiore, il che si verifica quando nella stessa giurisdizione risiedono persone con
preferenze molto differenziate. Il criterio economico utilitaristico consistente nella massimizzazione
del benessere favorisce la soluzione decentralizzata solo quando esiste uniformità dei gusti.
b) L’attribuzione delle competenze fra i diversi
livelli di governo e modelli di sistemi
decentralizzati
L’attribuzione delle competenze e delle responsabilità fra i governi di diverso livello è uno dei temi
più difficili e più complessi che un sistema di governo decentralizzato deve risolvere. Da un lato,
come vedremo, la soluzione di questo problema comporta di definire sia il numero di livelli di
governo presenti in un dato sistema, sia il numero di governi presenti ad ogni livello. Dall’altro, se
l’attribuzione non è effettuata correttamente, il sistema funzionerà male nel suo complesso. Certe
funzioni rischiano di non essere svolte da nessuno, alcune da più di un livello. Più in generale,
sorgeranno gravi problemi di efficienza. Per affrontare il problema dell’attribuzione delle
competenze dobbiamo fermare l’attenzione su due concetti/grandezza. I primo è l’area geografica
entro la quale una data politica svolta da una giurisdizione fa sentire i propri effetti. Il secondo
concetto/grandezza, più semplice, è l’area geografica delimitata dai confini della giurisdizione. Ora,
perché una funzione sia svolta a livello efficiente è necessario che le due aree geografiche
coincidano. Nei casi in cui l’area dei benefici è inferiore, oppure superiore, a quella dei confini della
giurisdizione, l’attività sarà svolta a un livello non efficiente. Dunque, le funzioni devono essere
ripartite facendo coincidere il più possibile le due aree. Il criterio di equivalenza fra area dei
benefici e confini politici spiega certamente perché le politiche di stabilizzazione siano oggi svolte a
livello dei governi nazionali. Spiega anche perché le politiche incisive di redistribuzione dei redditi e
della ricchezza siano effettuate a livello nazionale. Il criterio dell’equivalenza spiega bene perché
l’azione delle giurisdizioni locali si svolga soprattutto sul piano allocativo, cioè nella fornitura di
beni e servizi e in attività regolamentative e nei settori in cui gli effetti dei loro interventi ricadono
in buona parte all’interno dei loro confini, salvo che una giurisdizione di livello superiore
intervenga con propri sussidi a correggere le scelte.
1. La funzione redistributiva
Le politiche più incisive sono realizzate più facilmente a livello nazionale, ma poiché
esistono preferenze diverse fra le varie giurisdizioni locali circa la redistribuzione, le
politiche nazionali possono essere affiancate da politiche locali, sia effettuate con semplici
trasferimenti monetari, sia mediante la fornitura di servizi.
2. La funzione allocativa
Affrontiamo il problema dell’individuazione della dimensione ottimale delle giurisdizioni
locali e quindi del loro numero; per far ciò possiamo utilizzare il modello dell’ottima
corrispondenza. Assumiamo che la fornitura di beni o servizi sia l’attività prevalente, o
esclusiva, delle giurisdizioni locali e consideriamo il caso più semplice in cui i beni da
produrre siano puri, siano cioè consumabili in eguale quantità da coloro che risiedono
nell’area entro la quale i ben producono i loro benefici. Per rendere ancora più semplice la
trattazione, supponiamo che la popolazione sia distribuita in maniera uniforme sul
territorio e che vi siano solo tre tipi di beni. Un primo bene estende i benefici su tutto il
territorio nazionale. Un secondo bene estende i benefici su un’area pari a un terzo di
questo territorio; un terzo bene estende, infine, i suoi benefici su una superficie pari a un
nono soltanto del territorio nazionale. Specificamente, la produzione del bene del primo
tipo sarà affidata al governo centrale, poi avremo tre giurisdizioni intermedie (regioni), che
assicurano la produzione del secondo bene e nove giurisdizioni più piccole (enti locali) che
producono il bene del terzo tipo. All’interno di ogni giurisdizione, la produzione verrà
spinta al livello scelto dai cittadini.
C
1 C C
3 9
C C
2 6 C
8
C
C 7
4 C
5
Regione 1 Regione 3
Regione 2
Governo centrale
10 20 30 40 50 60 70 80 90
Superficie delle giurisdizioni
Le ipotesi fatte però sono molto distanti dalla realtà. Non esiste per ogni bene un’area
perfettamente definita cui ricadono tutti i benefici da esso prodotti. Vi sono cioè diverse
dimensioni possibili. Inoltre, fissata una data area, una parte dei benefici o dei costi
traboccherà inevitabilmente all’esterno. Inoltre non è assolutamente detto che i costi
unitari di produzione siano sempre costanti e che quindi la tecnologia della produzione non
influisca sul numero e le dimensioni dei governi locali. Un altro elemento da considerare è
che i cittadini non sono distribuiti in maniera perfettamente uniforme su territorio, ne
hanno tutti le stesse preferenze all’interno di ogni giurisdizione.
L’attribuzione di diverse responsabilità all’interno di una stessa funzione costituisce uno dei
maggiori problemi che si incontrano nei processi di decentralizzazione in atto in numerosi paesi del
mondo. Proseguendo nella stessa line di argomentazione, parte dei problemi connessi ad un
numero troppo elevato di livelli di governo possono essere risolti con formule organizzative
appropriate. In particolare, dobbiamo distinguere fra due concetti diversi, anche se strettamente
interrelati e cioè fra fornitura e produzione di un bene o servizio. La fornitura si sostanzia nella
decisione di mettere a disposizione del pubblico un certo bene o servizio, indipendentemente dal
modo in cui (e dai chi) verrà prodotto. Una decisione di produzione comporta invece la messa in
opera di un’organizzazione incaricata della realizzazione materiale del bene, o del servizio. Per fare
un esempio, un comune decide di fornire parti gratuiti ai poveri. Ciò può avvenire secondo un
modello che si definisce “verticale integrato”, che combina la decisione di fornitura con una
decisione di produzione, oppure secondo un modello di semplice fornitura in cui vengano delegate
all’esterno, al settore privato, una o iù fasi del processo di produzione del servizio.
B
A (pubblico-privato)
(solo pubblico)
L’assessorato
all’assistenza decide L’assessorato Un’impresa di privati
di erogare pasti ai all’assistenza viene incaricata di
poveri decide di distribuire buoni-
erogare pasti ai pasto validi nei
poveri ristoranti esistenti
L’ufficio assistenza
distribuisce ii buoni-
pasto agli aventi
diritto
La cucine comunali I ristoranti
preparano i pasti privati
preparano i
pasti e li
distribuiscono a
Le mense comunali chi ha i buoni
distribuisco i pasti
I motivi che possono giustificare la fornitura pubblica di un servizio sono principalmente tre:
1. Esistenza di costi marginalmente [costi marginali = costo per ogni unità prodotta in più]
decrescenti [decrescenti = ovvero quando la produttività (media e marginale) è crescente, i
costi (medi e marginali) sono decrescenti] [monopolio naturale = Si definisce monopolio
naturale una configurazione industriale in cui il numero ottimale di imprese presenti sul
mercato è uno. Il monopolio naturale si manifesta quando nell'intervallo di produzione
rilevante la funzione di costo è sub additiva, ovvero i costi sostenuti da una sola impresa
nel produrre l'intera quantità domandata sono inferiori a quelli che sosterebbero due o più
imprese contemporaneamente presenti sul mercato].
2. Esistenza dei beni pubblici (legato alla questione del free riding)
3. Necessità di garantire un consumo minimo di dati beni [beni meritori = merit goods, la cui
offerta potrebbe essere interam
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