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Banca/finanza aziendale/mercati finanziari

Finanza aziendale

La logica finanziaria utilizza flussi monetari (entrate monetarie e uscite monetarie) e non costi e ricavi. Inoltre, la dinamica finanziaria viene scomposta in aree della gestione: flussi, investimenti, finanza, capitale netto. La finanza aziendale è legata al concetto di valore aziendale. Il punto della questione è capire come la finanza costituisca una leva utile a migliorare il valore di un’azienda. Il valore di un’azienda dipende dalla sua capacità di creazione del valore inteso come la differenza tra lo stato finale e quello iniziale nell’orizzonte di pianificazione.

In termini più analitici, il valore aziendale è il valore attuale dei cash flow prospettici (entrate monetarie – uscite monetarie). Dalla definizione si percepisce che l’elemento essenziale del tema finanziario è il tempo inteso come concetto di futuro. I cash flow prospettici altro non sono che i rendiconti finanziari, obbligatori in Italia dal 2015 a meno che non si faccia nelle piccole imprese il bilancio semplificato. Con la documentazione del rendiconto finanziario si abbandonano i concetti, tipici della logica del bilancio ordinario d’esercizio, di: competenza, politiche di bilancio, ammortamenti. Compito principale del rendiconto finanziario è quello di spiegare le cause che hanno portato alle variazioni di liquidità fornendo all’azienda il risultato finale. (liquidità creata = conto banca fine anno - conto cassa fine anno)

Attualizzazione capitale cambiamento di valore della moneta nel tempo (questo concetto permette di omogeneizzare i valori nel tempo). La creazione di valore aziendale è data da dividendi e plusvalenze. La finanza aziendale agisce sulle leve di indebitamento e capitale proprio per effettuare creazione di valore aziendale nel tempo. Gli effetti positivi o negativi di un investimento sono soggetti al cambiamento delle variabili aziendali (entrate monetarie e uscite monetarie). Quindi i valori vanno omogeneizzati nel tempo per esprimerli a un’unica data.

Riclassificazione “sommaria” del conto economico a fini finanziari

N.B. Costi esterni = fornitori, merci, servizi, godimento beni terzi. Costi interni = soprattutto stipendi al personale

  • + Valore della produzione
  • - Costi interni
  • - Costi esterni
  • = M.O.L (margine operativo lordo) o EBITDA

I costi interni e esterni sono costi relativi a posizioni contrattuali. Il MOL è ottenuto al lordo di ammortamenti e accantonamenti.

  • + MOL - Ammortamenti - Accantonamenti - Altre svalutazioni = Risultato (utile) operativo o EBIT
  • + Risultato operativo - Oneri finanziari = Risultato (utile) ante imposte
  • + Risultato ante imposte - Imposte = Risultato (utile) netto

I nuovi principi contabili impongono che nel bilancio non devono essere presenti oneri e proventi straordinari. Essi non devono avere un’evidenza nel prospetto, cioè vanno inglobati o nei valori della produzione o nei costi. Della loro natura va tenuto in conto nella nota integrativa.

Lo scopo del rendiconto finanziario è quello di far vedere, in termini monetari, ciò che si è manifestato nei flussi economici visti nelle tabelle in precedenza. Ci potrebbero essere dei disallineamenti tra valori economici e valori finanziari. Ma nel lungo periodo la sommatoria del risultato economico e quello finanziario devono convergere.

Metodo diretto e metodo indiretto

La redazione del rendiconto finanziario può avvenire col:

  • Metodo diretto: presuppone la conoscenza dei dettagli contabili aziendali, cioè si prendono tutti i conti e si vedono le variazioni nel tempo.
  • Metodo indiretto: necessita solo della conoscenza di stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa.

Riclassificazione “sommaria” dello stato patrimoniale a fini finanziari

  • Passività finanziarie
  • Attività
  • Capitale netto (equity)

Le passività finanziarie e il capitale netto hanno ovviamente un costo e va per questo ottimizzata la loro collocazione. Il capitale netto è un fattore residuale perché verrà remunerato solo dopo aver remunerato tutti i fattori in posizione contrattuale: dipendenti e fornitori. Le attività costituiscono impieghi di capitale. Questo deve diventare un capitale investito al netto di diverse passività come: fondo TFR, fondo rischi e oneri, debiti commerciali. Queste ultime poste non hanno un costo e vanno nettate dalle attività.

Come abbiamo visto, nel rendiconto finanziario c’è la variazione netta (fornita dalla liquidità) dei valori di esercizio dello stato patrimoniale e la modalità con cui tale variazione è avvenuta. Il rendiconto finanziario è la risultante delle aree della gestione aziendale. La creazione di valore è una sommatoria di flussi prospettici attualizzati. Il flusso di cassa origina dall’insieme delle entrate e uscite monetarie della gestione.

Δ liquidità = flusso di cassa del periodo

Aree del rendiconto finanziario

  • Area gestione operativa
  • Area attività d’investimento
  • Area attività di finanziamento

Nell’area della gestione operativa la manifestazione finanziaria avviene ad un ciclo operativo aziendale caratteristico, cioè: prende in considerazione tutti i passaggi dall’acquisizione dei fattori produttivi alla vendita del prodotto aziendale (tutto quel processo per pervenire all’output finale che è l’oggetto di valore dell’azienda). In quest’area non si trovano variazioni di liquidità relative a voci che non esauriscono la loro utilità in un ciclo aziendale. Queste voci le troviamo nelle altre due aree. Nell’area dell’attività d’investimento si hanno voci di spesa che non si esauriscono in un ciclo caratteristico. Nell’area dell’attività di finanziamento ci sono movimentazioni che concernono le fonti di finanziamento, vale a dire: mezzi propri e/o mezzi terzi. Il costo dei mezzi terzi è il costo dell’attesa per l’azionista o il finanziatore. La remunerazione del capitale proprio non è definita a priori ma viene definita in via residuale rispetto a tutti gli altri fattori produttivi con cui si ha un rapporto contrattuale.

La struttura del rendiconto finanziario va fatta in vista prospettica perché il concetto di valore di un’azienda è un concetto di per sé prospettico. Ci interessa la dislocazione temporale dei flussi prospettici perché nel tempo il valore della moneta cambia.

Valore della moneta nel tempo

Il tempo muta il potere d’acquisto inoltre dato che le attività aziendali incorporano in sé il rischio, le manifestazioni finanziarie sono diverse. Sia C l’ammontare di capitale investito: = in un’attività, allora + I. è il montante cioè il valore finale del periodo di attività, I sono gli interessi maturati dalla data alla data. La formula sopra citata riguarda la capitalizzazione di interessi semplice in cui è il montante finale maturato in ogni esercizio. Veniamo ora alla più utilizzata capitalizzazione di interessi composta. ( + )= Questa è una formula semplificata solo al fatto di assumere che i (tasso d’interesse) sia sempre uguale negli anni.

L’attualizzazione è invece l’operazione inversa della capitalizzazione e consiste nel calcolo di un valore attuale conoscendo un montante futuro. ( + ) : == = bisogna sapere che è chiamato fattore di sconto. =0 < < 1. Se i è elevato si ha una propensione all’investimento, se n è elevato si ha la tendenza a non investire. Attraverso l’attualizzazione, data la dislocazione dei flussi differenti nel tempo, essi vengono omogeneizzati ad una certa data: “un film viene compresso in una foto”. La sommatoria dei flussi riferita a più periodi di tempo presi in considerazione costituisce il valore dell’azienda nello stesso periodo.

Il concetto di attualizzazione ci permette di omogeneizzare i dati finanziari ad un’unica data di riferimento. Nel tempo i flussi finanziari saranno abbattuti sempre più dal tasso di sconto. Questo lo possiamo vedere dalla formula fondamentale teorica: W = +…..+ dove W = valore aziendale ( ) ( ) può essere sia il reddito, sia il flusso finanziario, sia i dividendi presi in considerazione in un dato periodo ( = , , )

Il valore aziendale altro non è che il valore attuale dei cash flow prospettici. Per n che tende all’infinito il tasso di sconto o coefficiente di attualizzazione tende a zero. Quindi si possono sommare i flussi finanziari tra i diversi anni perché col coefficiente di attualizzazione elimino la disomogeneità temporale e si ottiene il valore dei flussi omogeneizzati. Se il valore attualizzato è maggiore del capitale investito si ottiene un plusvalore dall’operazione finanziaria quindi si ottiene valore per l’azienda.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/09 Finanza aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher abate.andrea di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Banca, finanza e assicurazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Internazionali di Roma - UNINT o del prof Guida Roberto.
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